Un’ordalia nel 1498, a Firenze!

Firenze, 7 aprile 1498: un’ordalia, un giudizio di Dio!
Che Vergogna per gli umanisti!

7 aprile 1498: un francescano e un domenicano a Firenze, in Piazza della signoria, si sfidano ad un’ordalia di fuoco.
I priori hanno concesso l’area della piazza ed hanno allestito il teatro della sfida, facendo una piattaforma di legno alta oltre due metri, di circa trenta metri di lunghezza e di sei di larghezza: i quattro lati a mo’ di recinto, erano fatti di mattoni verdi, crudi, sovrapposti, di altezza di poco più di 30 centimetri.
I due contendenti arrivavano dai propri monasteri di S. Croce l’uno e di S. Marco l’altro: uno è lo sfidante il francescano Giuliano Rondinelli, che ha assunto l’incarico e si è “sacrificato” al posto di Fra Francesco da Puglia, che aveva lanciato la sfida, contro i savanaroliani; l’altro è Fra Domenico da Pescia, che gareggia per l’onore di Fra Gerolamo Savonarola.
Dovevano fare il percorso senza bruciarsi: risultava vincitore chi usciva vivo da quell’inferno!
Savanarola guidava la Repubblica di Firenze, che si era costituita dopo la morte di Lorenzo il Magnifico e la venuta di Carlo VIII in Italia.
Fra Gerolamo con la sua visione apocalittica aveva profetizzato gli eventi ed aveva attaccato la politica di Rodrigo Borgia
(Alessandro VI, successore di Innocenzo VIII Cybo) inimicandosi così col papato, da cui precedentemente aveva avuto autorizzazione per l’indipendenza del Convento di S. Marco e per il raggruppamento di tutti i monasteri domenicani sotto la sua tutela, grazie al cardinale Oliviero Carafa.
In città si erano costituite due fazioni/ partes quella dei Palleschi a favore dei Medici e quella dei Piagnoni a favore del frate che aveva perfino messo al rogo tutti i libri considerati “mondani” cioè non utili alla moralizzazione dei cives e che aveva intensificato la sua azione nelle prediche, quaresimali, contro il papa simoniaco.
Alessandro VI, dopo le ammonizioni, rituali, aveva scomunicato il frate che aveva insistito nella sua azione antipapale nei suoi commenti alla Bibbia, mostrando come la vigna del Signore era desolata e in mani sacrileghe.
Pochi giorni prima della sfida era giunto un breve papale con cui si condannava al fuoco l’eretico Fra Gerolamo.
In questa situazione di grave lotta civile tra le due opposte fazioni, bisognava dimostrare che il domenicano era nel giusto perché fautore e cavaliere di Dio per Fra Gerolamo giusto, santo e profeta, mentre il Francescano Fra Giuliano affrontava il martirio competendo per dimostrare il contrario che cioè Fra Gerolamo era un falso profeta degno di essere condannato: Dio doveva dimostrare chi dei due fosse nel giusto, salvandolo dal fuoco.
I due frati erano pronti per passare a piedi nudi e fare il percorso, senza bruciare, grazie a Dio che avrebbe protetto il giusto.
Come finisce la disputa?
Con un acquazzone tale che spegne il fuoco.
I due concorrenti sono tenuti in sospeso dai priori che li sentono discutere teologicamente e fanno questioni di ogni genere, timorosi dell’ordalia: l’uno, più motivato al martirio, è sulla piazza; l’altro è dentro il palazzo della Signoria, con i notabili.
Dapprima i francescani rifiutano la cappa di fra Domenico inadatta per l’ordalia, perché stregata e fatta con incantesimo, poi hanno dubbi sugli abiti stessi, per cui il frate è spogliato di quelli che porta ed ha abiti da un altro domenicano, ed infine sollevano obiezioni sulla distanza che deve esserci tra il domenicano e Fra Savonarola, capace di magie perché dotato di poteri diabolici.
I francescani, inoltre, contestano Fra Domenico che vuole portare il crocifisso ed anche l’ostia consacrata, ritenendo la croce una protezione e il corpo di Cristo non bruciabile: per loro si fa cosa iniquissima e contro la chiesa se si procede secondo il volere del domenicano.
I francescani da parte loro cercano di far passare tempo e di spingere i domenicani ad iniziare per primi la gara: la dilazione sembra fatta in relazione al mutamento delle nuvole e al peggioramento del tempo sopra Firenze.
Fra Domenico, savanaroliano, sembra l’unico deciso ad entrare sui carboni, mentre il Rondinelli, forse impaurito dal fuoco, è tenuto prudentemente in attesa, comunque, forse, all’occasione, sarebbe stato capace anche di morire martire.
Cavilli religiosi, comunque dall’una e dall’altra parte, prima della purificazione… dell’acqua e della fine definitiva della disputa!
La folla, tutta maschile, era in fibrillazione (Le donne i bambini assistevano dalle finestre e dai tetti della piazza), le due fazioni, armate, erano all’erta, mentre la signoria aveva disposto un suo esercito per evitare gli scontri e le violenze.
Un temporale con lampi e tuoni spegne il fuoco: Dio non vuole quella prova: questo sanciscono, concordi, domenicani e francescani e le auctoritates presenti, che, tutti inzuppati di pioggia, tornano ai loro conventi e case.
La razionale Firenze, patria di Lorenzo il Magnifico, morto da pochi anni, domicilio di Pico della Mirandola (anche lui morto da poco, seguace del Frate che aveva visto la sua anima salva in Purgatorio) e di Poliziano, letterato devoto e di Michelangelo religiosissimo, mostra con questa ordalia una diversa realtà di fine quattrocento, tutta ancora medievale, solo in apparenza umanistico-rinascimentale.
Il povero Fra Gerolamo Savanarola, quasi un mese dopo, il 23 maggio, fu bruciato vivo, con due confratelli!

Viene eseguita la condanna papale.

Trionfa Alessandro VI con la sua politica a Firenze e suo figlio Cesare si crea uno stato indipendente nel Centro Italia grazie al potere paterno…