Il santuario della Fortuna Primigenia prenestino e la domus Anicia

  Ai miei  cari amici, Peppe e Fabio,  nati a Palestrina, ora domiciliati a  Spinetoli  (AP)

*Professore, perché mi vuole parlare del santuario della Fortuna Primigenia di Praenestae e della Domus anicia? Santuario prenestino  della  Fortuna  di Andrea Palladio con Modello di ricostruzione  Marco, la domus anicia  è prenestina ed è vissuta sotto la protezione della Dea Fortuna Primigenia e poi di quella Divina,  cristiana,  Provvidenziale  (cfr. Domus anicia  www.angelofilipponi.com e Capitali femminili e cristianesimo, Ibidem).

*Cosa mi vuole dire, professore? mi vuole far capire che Impero e Chiesa si  sono impegnati a rodere il capitale degli anici  e di altri nobili nel V secolo in Occidente e  in Oriente ?

Marco, i beni  mobili ed immobili, femminili,  affidati a tutori, vengono contemporaneamente appetiti dagli imperatori e dagli episcopoi, che aspirano  ad entrare in legittimo possesso, specie nel IV e V Secolo  (La Chiesa nel IV e  V secolo d.C. www.angelofilipponi.com): Il caso di Melania senior  e  iunior  in Occidente e quello di Olimpias/Olimpiade  in Oriente sono esemplari cristiani emblematici!.

*Professore,  si sa che anche  il pontifex maximus  pagano  operava  avendo un grande  profitto  e che, poi, dopo  l’imperatore Graziano,  la  carica pontificia, divenuta christiana,  non  muta sistema, anzi potenzia la sua occupazione romana conseguendo  maggiori entrate sotto i valentiniani, ad opera della famiglia anicia, proprio nel momento,  in cui finisce l’impero romano di Occidente!

Marco, ho trascurato  di fare Historia  per varie ragioni, timoroso di intaccare i  tanti privilegi cristiani, e non ho, perciò,  ben saputo evidenziare e stabilire il reale contributo degli anici alla fine dell’Impero di Occidente nel 476 d,C.  e  poi nel periodo post giustinianeo, pur rilevando che l’Impero romano di Occidente ha come imperatori  gli anici Petronio Massimo e poi Olibrio, imposti da Costantinopoli e da Flavio Ricimero, onnipotente magister militum! 

*Professore, lei ha letto i fatti, ma forse avrebbe dovuto far riflettere noi alunni sulla  fine dell’Impero  ad opera di Oreste prima e poi di Odoacre, che vuole governare  come patricius romano, rimanendo  un regulo  barbaro,  che,  sapendo  di  dovere riconsegnare le insegne imperiali, si pone sotto la tutela di Zenone, imperatore di Oriente: lo stesso Teodorico, poi,  farà  così inizialmente, quando viene inviato in Occidente con un preciso mandato  imperiale quello di  ricongiungere i resti del ‘impero valentiniano ed onoriano a quello bizantino teodosiano,  prima ancora che Giustiniano non attuasse la Restitutio Imperii  con la riconquista dell’Africa, della Hispania e  dell’Italia, tolte ai Vandali, ai Visigoti ed Ostrogoti!.

L’impero di Giustiniano dopo la Restitutio imperii

In molti articoli ho trattato il problema della Restauratio giustinianea oltre che in A. Filipponi, Il mito di Roma e di Augusto in Monarchia di Dante  Amazon 2023. 

* Mi può, comunque,  meglio precisare  la situazione?

Preciso che non può essere un caso che la carica di  pontefice massimo passi nei primi anni dopo la fine dell’impero romano occidentale in mani sempre anicie, specie in epoca giustinianea: Felice II, Agapito e Gregorio Magno sono tutti uomini della famiglia anicia. Cerchiamo prima di capire l’equivoco di pontefice massimo tra il 476 e il 500: è questo un lavoro da farsi in modo serio,  specificamente nel  periodo iniziale visigotico, e dopo questo,  approfondire la funzione effettiva, svolta come papa cristiano da Gregorio Magno (590-604) dopo la guerra gotico-bizantina (535-553).

*Secondo noi, discepoli, in questo periodo si è assolutizzata nel cristianesimo occidentale la tradizione ecclesiastica a spese dell’annuncio evangelico e gli anici in vario modo non cooperano coi bizantini ma si staccano dal bizantinismo, desiderosi di costituire la Ecclesia romana, che è all’epoca una succursale episcopale dotata del Privilegium Fori  costantiniano di episcopalis audentia – che, comunque,  pur avendo avuto  l’affermazione del periodo di Damaso, in cui ebbe la stessa titolatura di Costantinopoli, poi, risulta decaduta fino ad essere sede inferiore perfino alla abbazia di Montecassino e all’episcopato di Ravenna, domicilio dell’Esarca (che ha potere politico temporale oltre a  quello ecclesiastico  in quanto controlla tutto l’ Adriatico  meridionale e la  pars ionica ed anche porzioni  della Sicilia) – in un momento di desolazione in Italia e in Roma, divenuta da urbs metropolita un paese di poche  decine di migliaia di abitanti!.

Insomma, vuoi dire che in Occidente si è preferito procedere al consolidamento del Pontefice massimo romano, piuttosto che all’evangelizzazione, intesa come volgarizzazione dei logia/detti del signore, che invece hanno rilievo in Oriente, dove predomina il cesaropapismo?!.

*Si. È questa scelta antibizantina una scelta anicia,  che tende a  conquistare  e ad impossessarsi  del titolo di  pontifex maximus, inteso come capo generale di tutti i cristiani, officiante secondo la funzione ebraico-oniade, quando progressivamente andava  scomparendo il funzionario, dirigente  le cerimonie e  il culto pagano, travolto dagli editti teodosiani. Non è così?

Marco, Certo! Ma  tu fai una domanda difficile ed  improponibile,  a cui io neanche, quando operavo sui contrasti fra Girolamo e Pelagio  sul sesso,  ho risposto, anche se scrivevo  articoli sulla Chiesa nel IV e V Secolo d.C. e sapevo operare su un periodo ampio di oltre 150 anni!  È meglio dire, forse, che l’opera del pontefice romano sia divenuta un unicum con la predicazione cristiana tra i pagani, cioè che gli anici abbiano fatto propaganda funzionale al loro compito romano pontificale, in quanto episcopoi con episcopalis audentia,  in relazione al prestigio  secolare del loro nomen romano!.

*La domus anicia, dunque,  all’ epoca è domus predominante in Occidente e in Oriente?!.

Anche questo è difficile  da stabilire,  seppure  la domus abbia immense proprietà e  predomini in Italia centrale e  nella zona illirico- danubiana  da secoli, avendo inciso realmente  nell’accoglimento dei barbari durante la peste antonina!

*Professore, eppure  lei ha detto che Gregorio, inviato da papa Pelagio II (579-590), come apocrisario a Costantinopoli in case di parenti, è protetto fino al 584 dall’imperatore Maurizio, con cui ha un’attiva collaborazione,  e che la sua famiglia a Costantinopoli, avendo avuto molte relazioni con Giustino e Giustiniano specie nel periodo della guerra gotico-bizantina,  legata alla corte bizantina. era stata artefice di un rinnovamento culturale  tanto da portare a  Roma la superiore cultura  spirituale orientale, pur in ambiente ora longobardico!.

Italia sotto papa Gregorio  I

Marco, io ho parlato della superiore doctrina cristiano-ellenistico-bizantina con tutto il lavoro teologale dei Padri della Chiesa orientale, fissato nei Concili, e della tradizione stessa orientale ed ho citato le precise risultanze conciliari, dogmatiche, che diventano per Gregorio I, per il papa anicio, una norma suprema da custodire, da incrementare e da strutturare ulteriormente su base romana occidentale, esemplare, poi, per il cattolicesimo romano medievale: non per nulla, dopo di lui, aumenta l’auctoritas di Roma nella doctrina, nella moralis e in ogni forma disciplinare, proprio perché si fonda la base di un potere religioso sul rimasuglio del numen della romanitas stessa e di Roma eterna, nonostante le pericolose connessioni con l’esarca di Ravenna e con la corte di Costantinopoli!

*E’ atto anicio, comunque,  colonizzare cristianamente gli angli, che apparivano al papa angeli,  avendoli visto schiavi al mercato di Roma, belli di aspetto e biondi? 

 Certo. La missione romana  di Agostino di Canterbury (534-604 )  tra gli angli, e la fioritura della  cultura irlandese sono  merito anicio, visibile nell’opera di Ceolfrid  e di Beda,  cfr. Beda Historia ecclesiastica  II, 1,11 e cfr. Christofer de Hamet, traduttore Aldo Piccato il circolo dei manoscritti Le scie Mondadori 2024 .

*Professore,  Gli anici, però,   procedono  secondo la moralis ebraica,  di una società che dipende dalla Torah /legge in quanto considera il diritto  procedente direttamente da Dio  e dalla sua rivelazione ad opera di Christos, applicata ad un popolo  prima di cultura mesopotamica e poi a quello giudaico, attivo in zona collinare,  montuosa ed anche in lande aride in relazione, comunque  alla  morfologia territoriale  (cfr. S. Moscati,  Le antiche civiltà semitiche, Feltrinelli 1961 pp. 193-208)

Certo  gli anici ora adattano il modello ebraico all’Italia, seppure spopolata ed ora impoverita dopo la guerre gotiche cfr. Procopio,  La guerra gotica, a cura di Elio Bartolini, Tea, 1994   

 *Professore, se la domus anicia prospera  grazie alla Dea Fortuna per secoli  e poi sotto la protezione divina  christiana diventa espressione stessa del Pontificato romano   posso dire che anche altri personaggi storici potrebbero aver avuto  sorte speciale, grazie alla Dea Fortuna Primigenia Prenestina.

Marco, io non penso né credo, ma opero sui fatti, che mi autorizzano a procedere razionalmente e funzionalmente senza fare ipotesi ma cercando tuzioristicamente  una probabile e possibile risultanza. A chi pensi, comunque? A qualche sovrano da me citato in qualche libro? 

*Lei, parlando dice di  Giulio Erode che,  in fuga dalla patria, giunto in Italia,  in pieno inverno, a chiedere aiuto al triumviro Antonio,  passa per Anxur! Il giudeo  non  avrebbe potuto sostare anche a Praenestae, e chiedere un sortilegio alla Dea Fortuna?

 Io, essendo abituato ad operare secondo logica fattuale, non ho  potuto scrivere  questo perché non ho trovato niente  in  nessun scrittore greco né latino!

Posso dire che, giunto a Roma, durante i saturnalia, ha da Ottaviano e da Antonio, ora riappacificatisi  grazie al  matrimonio di Ottavia col triumviro orientale,  nel 40  a.C. il titolo di Re/ Basileus di Iudaea, –  un regno da riconquistare- inaspettatamente,  essendo lui civis romano,  un vir privatus, figlio secondogenito di Antipatro, magister militum, un  idumeo, caro a Giulio Cesare,   quando vivono i legittimi eredi asmonei (Antigono, filopartho, ora regnante come Maran,  ed  Aristobulo III e sua sorella Mariamne – sua  seconda moglie –  figli  di Alessandra di Hyrcano e di Alessandro di Aristobulo II, antiromano)?!

Marco, tu sai che io procedo per logica fattuale e, perciò, non ho scritto di una sua fermata al Santuario  della  Dea Fortuna prenestina, ma, non escludo la probabilità  che  un fuggiasco, come Erode,  insicuro sul suo personale  e familiare avvenire,  pieno di speranze, abbia potuto  cercare di sapere il proprio destino, anticipatamente! Quindi, posso supporre che Erode, passando per Preneste abbia  fatto richiesta  ai sacerdoti templari di un  sortilegio, visto poi che ha la fortuna di essere nominato Basileus  ed inviato con le truppe di Ventidio  Basso,  che  ha il mandato di sistemare la Siria, invasa dai Parthi! Mi  può, comunque, precisare come si fa un sortilegio al Santuario Prenestino?

Secondo me, Erode nel suo viaggio a Roma nel 40  a,C. potrebbe essersi fermato passando a Preneste per avere responso circa  le sortes sue e familiari!.  Queste si estraevano  in un luogo sotterraneo e sacro, il cosiddetto pozzo delle sorti, identificato nel Santuario inferiore prenestino dove il fedele si recava per porre una domanda, dopo autorizzazione sacerdotale, ben pagata,  sul proprio destino (salute, affari, viaggi)!.

*Erode  da civis romanus,  iulius, parlante latino, pur essendo di cultura aramaica ed un  poliths ellenizzato,  si fa fare, probabilmente,  al Tempio della  Fortuna,  il sortilegio?

Erode, venendo da Anxur, potrebbe essersi fermato anche a Praeneste dopo circa 500 stadi, per avere una divinazione italica fausta! 

*Professore, Erode ha ammirato Anxur ed ora Preneste  perché la sua vita ora è appesa ad un filo, essendo la patria invasa da Pacoro, figlio del re dei Parthi – che hanno posto sul trono   Antigono asmoneo  come maran in Gerusalemme e costretto la sua  famiglia- messa infine al sicuro  a Masada! –   e lui  a fuggire  prima in Egitto e poi in Italia,  dopo aver osato  fare un burrascoso viaggio marittimo  invernale per chiedere aiuto ad Antonio,- sua unica speranza-  A Preneste, dove era ubicato esattamente  il Santuario? 

Il Santuario  era  sulle pendici del monte Ginestro,   non lontano dalla via  Appia ed aveva  6 livelli/terrazze artificiali collegate da rampe, scalinate e portici monumentali,  che in seguito  potrebbero aver ispirato  Erode,  costruttore  del  Tempio! Vi era  usato in tale lavoro  il calcestruzzo romano (opus caementicium) rivestito in opera incerta e poligonale, secondo  modelli scenografici ellenistici!.  In cima, sulla terrazza degli emicicli, si trovava il pozzo sacro dell’oracolo. da  cui un bambino estraeva le sortes /tavolette di legno di quercia  con caratteri antichi!. Vicino c’era la statua della dea  Cerere, che allattava Giove e Giunone bambino ed accanto  c’erano  una piccola cavea teatrale e un tempio rotondo /tholos con  nicchia principale della Dea Fortuna !

*Professore, è vero che anche  Cicerone  parla  del Santuario? 

 Si. In  De divinatione (II, 41) Cicerone racconta la leggendaria scoperta delle sorti di Praenestae,  tramite il nobile Numerio Suffustio, il quale trovò delle tavolette di legno incise dopo aver spaccato una roccia, su indicazione di sogni ammonitori. Nello stesso brano, l’autore, comunque, esprime il suo netto scetticismo razionalista nei confronti di tali pratiche oracolari, definendole risultato di inganni, legati al guadagno, alla superstizione! Qualche decennio dopo,  sotto il regno di  Ottaviano  Augusto, gli oracoli  con sortilegio in Italia perdevano centralità politica a favore del controllo imperiale dei prodigi e degli auspici ufficiali (gestiti dal princeps e dai collegi sacerdotali, specie  a Roma). Il santuario, comunque, fu  riorganizzato in grandi terrazze scenografiche di stampo ellenistico, e continuò a vivere come polo religioso, economico e di pellegrinaggio, sebbene  filosofi come già Cicerone,  ironizzassero mediante  lo scetticismo filosofico,  pur  riconoscendone  l’enorme fama popolare, tanto che lo stesso  Gaio Cesare Germanico Caligola Giulio seguendo  la  teatralità divina di Ottaviano Augusto –  suo avus– aggiunse rilievo al santuario, già molto stimato  per l’exemplum di Cornelio Silla Felix e di Giulio Cesare Pater, figlio di Venere!. Infatti  l’imperatore  costituì nel 39  d.C,  due legioni chiamate  Primigenia  XV e  Primigenia XXII, avendo intenzione  di attaccare i parthi, dopo la  sistemazione  ad  Alessandria,  destinata di essere  la Capitale  dell’impero, suo domicilio,   da  cui governare il mondo come sovrano assoluto e nomos empsuchos! 

* Come si facevano le sortes  pagane ?. 

Marco,  si facevano mediante  bastoncini  che venivano custoditi in una capsula/scatola o estratti da un pozzo sacro (sortium fons);   un puer /un fanciullo non ancora pubere,   estraeva a caso, indicando  una o più sorti,   da un  contenitore- operazione ritenuta pura e incorrotta dall’influenza umana-!.  I bastoncini recavano iscrizioni o massime sintetiche che i sacerdoti interpretavano in relazione alla domanda del pellegrino (politica, bellica o personale) e davano  responsi sibillini  come quelli delfici!  Esemplare era  stata, però, la predizione propagandata   della felicitas  di Cornelio  Silla, intesa come volontà /thelema del dittatore, che, desideroso di far propagare la sua fama di fortunato e valoroso condottiero/imperator ,  amplificò la portata delle sue stesse imprese per fare credere al popolo di essere assistito dal favore divino e di essere sotto la protezione della Dea Fortuna Primigenia prenestina! 

 

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo