Marco, 16,9-20

Solo l’epilogo del vangelo di Marco è spurio?

 

Ho già detto che il Vangelo di Marco è un’accozzaglia di dati interpolati,  in cui la prima parte, fino a 9,  compreso,  è tipicamente ellenistica  (della Scuola di Alessandria ) e la seconda parte è sotto l’influenza dei logia originali di Matthaios aramaico, fino alla sepoltura di Gesù.
Il 16, compreso 1-8, (ll ritrovamento del sepolcro vuoto)  è spurio….

Professore, per lei le tre donne, secondo Marco  (Maria di Magdala, Maria  di Giacomo e Salome) definite solo di nome,  identificabili comunque come  la “donna” di Gesù, la zia- moglie di Cleofa – e la madre di Giacomo maggiore  e di Giovanni, che vanno ad imbalsamare il cadavere del defunto,  al levare del sole,  portando il necessario per il rito, incerte sul come aprire  il sepolto, data la grandezza del masso, ruotante, posto all’imboccatura e sul  probabile non accesso a causa del decreto prefettizio  circa la custodia del cadavere, operano di testa loro,  all’insaputa degli uomini?!.

Marco, non si può dire, ma, sembra un’iniziativa tutta femminile, presa all’alba, del giorno del Signore  (per noi, Domenica)  per loro, invece, il giorno dopo il sabato, appena si è  liberi dai vincoli prescrittivi  di legge: lo stato d’animo  delle donne – di una donna per Giovanni, La Maddalena-,  diverso da quello degli uomini, storditi dalla mazzata della morte del Christos/Messia,  è quello irrazionalistico di terminare il loro ufficio pietoso, senza considerare i sigilli  del governatore  e la presenza dei milites -cfr Giovanni 17.28-42-.

Lo pseudo Marco  sorprende col problema delle donne di aprire il sepolcro:   gli uomini conoscono dal Venerdì  che il sepolcromnhmeion– di Gesù è sorvegliato,   avendone parlato per tutto il sabato  nel  Cenacolo, consapevoli dell’ avvicendarsi dei soldati alla tomba di Giuseppe di Arimatea, secondo  quanto ordinato da Pilato e sanno bene dell’impossibilità di completare l’imbalsamazione.

Marco,  per spiegarti, ti dico che  essendo giorno di preparazione – epei paraskeuh hn Giovanni 19.31 – l’imbalsamazione giudaica diversa da quella egizia ,  non  fu ultimata, anche se il corpo fu  profumato, alla meglio,  con balsami.

Allora è vero il dato di  Nicodemo  che  porta una mistura di aloe e di mirra di  circa cento libbre  -ibidem 39- ? ed anche quello di una sepoltura provvisoria con  bende al corpo del  crocifisso deposto e messo frettolosamente  nella tomba  di Giuseppe di Arimatea , nel khpos/giardino ? L’azione  è fatta sotto lo sguardo del corpo di guardia dei soldati di Pilato, dunque!.

Certo, Marco, non c’è il tempo di fare ulteriori azioni di purificazione: le regole del sabato impongono il riposo, dal tramonto del sole del venerdì pomeriggio!

Noi così vediamo la sepoltura di Gesù,  a seguito della  sua morte in  croce e alla  deposizione del corpo, sua fasciatura e profumatura,  dopo il permesso accordato  ai discepoli dal governatore  Pilato  che ha fatto l’accertamento di morte con la lancia!.
Noi per il Bios di Gesù e il suo Malkuth ha shemayim abbiamo letto a lungo e in varie fasi della nostra vita, la parte  del Vangelo – 15 – di Marco, primo vescovo di Alessandria secondo Eusebio, che lo ritiene falsamente fondatore dei Terapeuti, attestati nella città dal 180 circa a.C.. fino all’ epoca di  Sinesio, fino cioè al 415 d.C.in epoca teodosiana…
Sui problemi della prima parte  e del 15 abbiamo fatto molti interventi tecnici al fini di ritrovare non solo la funzione didascalica del didaskaleion alessandrino, ma anche il modo di procedere di Clemente nel  Pedagogos,  grazie al lavoro fatto su Stromateis  e sul commento del I libro ….

Quindi,  professore,  Marco (16,1-8)  che parla di tre donne che, di  buon mattino, vanno al sepolcro   è scrittore non di prima mano dei fatti,  ma uomo di epoca,  successiva di molto, in quanto sembra non conoscere che la tomba sigillata sia  sotto la custodia dei milites  per ordine del governatore:  l’autore marca solo  la preoccupazione delle  donne di  spostare il masso rotondo, che chiude il sepolcro.

L’ evangelista sa che per le donne è un viaggio inutile se non trovano chi fa rotolare apokulisei il masso dall’ ingresso del sopolcro! eppure le donne per lo pseudo Marco vanno, perché sanno  già che il sepolcro è aperto. La Maddalena, che per Giovanni è già andata e non ha detto niente a nessuno  per lo sbigottimento,  ora torna  con le altre al sepolcro- che invece  pensano a come togliere il masso-.

Quindi, all’epoca. già ci sono due versioni dei fatti: una della sola Maddalena che ha fatto la scoperta, l’altra delle tre donne che fanno la scoperta del sepolcro violato!

Comunque, secondo l’evangelista  le donne sono andate al sepolcro e  anablhpsai theorousin/ guardano e constatano  che la pietra è rotolata  via e ne rilevano la eccessiva grandezza/hn gar megas sphodra –  era infatti  molto grande.

Quindi per lei si tratta di una violazione del sepolcro, non di resurrezione/anastasis toon nekroon( o egersis), per come oggi lo intendiamo noi ?  Un uomo che, accertato come morto, si alza dal sepolcro e  vive  di nuovo, avendo spirito vitale, riprende a vivere con ritmi normali  ed appare vivo ad altri!

L’evangelista Marco dice  quel che dice e scrive quel che scrive   secondo la tradizione evangelica cristiana del Regno di Dio:  le donne,  non essendoci nessuno  ostacolo, entrano nel  sepolcro/ eiselthusai eis mnhmeion e vedono /eidon  un giovinetto neaniskon un ragazzo non ancora adolescente  meirakion (in Giovanni,20.12 sono due  aggelous),  che siede a destra, vestito di veste bianca ed hanno timore e sono  stupite.

Amico  mio, io sono sorpreso dalla  varietà  dell’uso dei termini che indicano  l’atto reale  di  vedere (anablepoo/ sollevo gli occhi e guardo fisso;   theooreoo/ scorgo e contemplo oraoo/ miro ) e dal loro attonito stupore con timore espresso da  ekethambeetheesan.

Ancora di più sono sorpreso dalle  parole del giovane: mh ekthambeiste/non  state stupite ed impauritevoi cercate Gesù  il Nazzareno il crocifisso!.

I due enunciati  semplici, coordinati, mandano due messaggi che mostrano il risveglio di uno e la sua non presenza nel luogo  mediante una prima enunciazione  affermativa con   hgerthe  -da egeiroo/ sveglio desto– aoristo passivo  che  vale fu risvegliato,  da sempre tradotto è risorto,  che sottende il fatto della non presenza subito poi marcata ; e una seconda, negativa, con  cui si nega che sia lì /ouk estin oode, il corpo  che lì era stato deposto, indicato ad una persona, ide o topos opou  ethhkan auton / vedi il luogo dove era stato posto!.

Segue un enunciato iussivo per altre donne:  upagate  eipate oti mathetais  autou  kai toi Petroioi,  che introduce una proposizione dichiarativa  oti proagei umas  eis thn Galilaian/ che (lui, quello che si è svegliato e non è lì)  vi precede in Galilea!. Professore   il testo marcino sottende, dunque,  che la persona non presente più  nel sepolcro, come corpo,  è altrove, in Galilea a distanza  di oltre 100 chilometri?! una cosa che succede varie volte nella vita di Apollonio di Tiana secondo Filostrato, come  lei ha molte volte mostrato  – scompare a Roma e riappare a Pozzuoli dopo giorni o si eclissa da una parte per ricomparire in altre zone e alla fine della vita scompare  e neanche si ritrova più  il suo corpo! -cfr. Apollonio di Tiana e Gesù di Nazareth –

Il riferimento ai discepoli e a Pietro, loro  capo, col pronome personale  voi, in poliptoto umas e umin, da parte del neaniskos- divenuto nella tradizione cristiana,  aggelos-  sottende già una gerarchia accettata  quando all’epoca  si sa del primato di Giacomo/ Jakobos, fratello del Signore/kurios, e dei successori gerosolomitani fino alla galuth adrianea !  Perciò, amico mio, comprendi che  nel testo marcino in esame si tratta di  un convegno, già prestabilito prima della morte,  per cui il neaniskos testimonia il ricordo, infatti afferma che  Gesù il risorto/risvegliato-  colui, che si è  alzato  dai morti – attende in Galilea, là lo vedrete, come vi ha detto.

L’uso del futuro  per la visione e dell’aoristo  per il  ricordo fissato  esprime il fatto reale dell’accadimento dell’incontro presenziale in Galilea, inizio e fine del movimento messianico, luogo, però, di diffusione  del Keerugma  evangelico della morte e resurrezione del Maestro,  uomo dio, figlio di Dio!

La conclusione dello pseudo Marco  alle donne impaurite e sbigottite,  evidenzia la volontà di andare via (ecselthein) e di fuggire (phugein )e di non dire niente a nessuno (oudeni ouden eipein). L’evangelista mostra lo spavento  delle donne con ephobounto gar( infatti esse erano spaventate).

Professore,  lei ha parlato spesso della conclusione di Marco con gar e non è qui il caso di ripetere !.Comunque,  ho compreso che   le donne, dopo la fuga, restano chiuse nel silenzio,  essendo piene di tromos kai ekstasis/timore e spavento.

Marco, sono contento che sono riuscito a spiegare l’inizio del 16, il cui epilogo  è sicuramente di altra età! Infatti il Vangelo marcino si chiude con gar :   non esiste né nel codice Vaticanus né in quello Sinaiticus l’epilogo grande ( e nemmeno quello piccolo): non può essere un caso che ambedue li omettano…

Questa aggiunta /parathhkh deve essere probabilmente del periodo di Basilide  ed è di fonte alessandrina perché fu immesso come parte finale del Vangelo (codici copti, greci, etiopici ed armeni)  anche perché la testimonianza su Gesù  (Flavio, Ant. Giud. XVIII,64) è dello stesso linguaggio, diversissimo da quello precedente.
In risposta a Basilide probabilmente  il presbitero Aristione aggiunse la conclusione di Marco,  già conosciuta da Giustino, da  Taziano e da Ireneo, un’altra versione della sepoltura e della resurrezione!.
Tutti questi ormai la consideravano come parte integrante del vangelo di Marco, compreso 16, 1-8…
Sembra che tutto il 16 sia di questa epoca e non solo quella parte del Keerugma (come anche l’incipit  evangelico senza figlio di Dio) …
Infatti Flavio dice: ephanh gar autois trithn ekhoon  hmeran palin Zoon, toon theioon prophhtoon tauta te kai muria thaumasia  peri autou eirhkotoon /dicono  infatti che a loro apparve  di nuovo vivente, avendo i profeti di Dio preannunciato queste ed altre innumerevoli cose divine, meravigliose,  su di lui.
Lo pseudo Marco  scrive -16,14-  : usteron anakeimenois autois tois endeka ephanhroothh /Poi apparve agli undici, mentre stavano a cena.
Non inganni il diverso verbo in quanto il significato è eguale: aoristo passivo di phainoo con l’aggiunta di palin zoon corrisponde  a phaneroo  appaio (quindi apparve) che all’aoristo passivo debole vale si mostrò (si fece noto;  si fece vedere vivo, si manifestò)…
Solo la chiesa cattolica considera questa porzione sacra e  ispirata dallo Spirito Santo  ma  le altre chiese, specie i protestanti sono dell’avviso di ometterla….
La seconda parte quella del malkuth  ha shemaim , cioé della parte che si riferisce all’azione del Mashiah  è da vedere come uno sviluppo del Matthaios aramaico: non per nulla solo in Marco si trovano 2 volte rabbi (10,51; 14,45) ed una sola volta anche se viene, varie volte, usato al nominativo,   O didascalos, oppure il vocativo didaskale (10.17,35, 12.13,19; 13,1), oppure  en thi didachhi (8.11,18.9) e molte volte il verbo didaskoo.
In effetti, però, neanche qui è realmente presente il termine rabbi/ rabbouni ma si rileva che  il suo uso deriva non tanto dalla  funzione di Gesù quanto dal suo potere nell’esorcismo e nel fare miracoli/ paradocsa: l’exousia gli deriva dalle opere non dalle parole: Lui non è un rabbi ma un facitore di opere paradossali….(cfr. 11,27 e ss.)!
Tutta questa parte deve essere datata  con una certa sicurezza dopo il trionfo di Tito e di Vespasiano;  tutto il capitolo 13, se letto attentamente indica che l’autore conosce i fatti.

La predizione non rimarrà pietra su pietra, si leverà nazione contro nazione, regno contro regno, l’abominio della desolazione/ to bdelugma ths erhmooseoos, e specie gregoreite!- verbo del vigilare nelle forme  di blepein  vedere  e agrupnein  essere desto – sono tipici della Apocalisse, come il vegliate ( 13.33-37), comune a Matteo (24.42, 25.13-15) e a Luca (19,12).

Professore, dunque, il testo marcino greco (14 e 15 ) narrante  l’arresto, i due processi,  la passione, la morte e  sepoltura  non è spurio, ma pars di un testo aramaico conservante la storia di un martire  nazionale, che, però,  professa il suo credo in koiné  –  il suo credo-12,29  Akoue Israel,kurios o theos hemoon kurios eis estin/ascolta, Israel, il signore nostro è l’unico signore!

Marco, per noi questo significa che dopo la  repressione adrianea, in Alessandria, si crea il mito di Gesù cristiano sulla base del  pensiero  già esistente di Filone e di Paolo di Tarso oggetto di studio nei  didaskaleia alessandrini  in contrasto forse con la cultura neoplatonica di Ammonio Sacca e  degli gnostici (cfr. Chritospooiia e theopooiia) .

La fabbrica di Christos e di Theos potrebbe iniziare con l’evangelizzazione  secondo Marco che mostra la venuta del Figlio dell’uomo e la similitudine del  fico connessa con Matteo (24.29-36 )e con  Luca (21.25-33), da lei espressa in altra  sede?

Marco,  altrove ho parlato del sepolcro vuoto trovato dalla Maddalena,  da cui Gesù aveva cacciato sette demoni (Marco,16,9 )-a cui  appare la prima volta  e poi agli altri a cui indica la Galilea come ultimo punto di incontro, là dove il risorto    prima di ascendere al cielo e di sedersi  alla destra di Dio padre,   dà agli apostoli la missione del Keerugma.

Lo pseudo Marco chiude, infatti, una prima volta ( 16, 9-20)  con una chiusura piuttosto lunga il suo vangelo,   indicando, oltre al rimprovero del maestro per l’incredulità e durezza di cuore dei discepoli,  i segni  della necessità del loro andare  come inviati nel mondo a tutte le creature,  a  propagandare di averlo visto  vivo e risuscitato in quanto datore in futuro  di  salvezza/sooteria  – secondo già una collaudata e schematizzata precettistica!-: chi crederà  e sarà battezzato sarà salvo /pisteusas kai batptisteis , soothhsetai, ma chi non crederà sarà condannato /o de apisthsas  katakrithhseta ! Professore quali sono i segni?

Per lo pseudo Marco i seemeia per i credenti sono quelli noti paolini: nel mio nome  cacceranno  i demoni, parleranno nuove lingue,  prenderanno i serpenti,  e se berranno qualcosa di mortifero  non recherà loro alcun danno, imporranno le mani ai malati guariranno/ en tooi onomati mou daimonia  ekbalousin, glossais laleesousin kainais, opheis arousin, kan thanasimon  ti  pioosin  ou mh  autous  blapshi, epi arroostous kheiras epithhsousin  kai kaloos eksousin.  

Professore,  è una precettistica tipica del II secolo come quella di oikodomhsoo/  fonderò  ed è, ora,  comune all’ecclesia di Efeso e di Alessandria!

 Marco,  questo è  il racconto epilogo  del testo marcino lungo,   che  chiude   con gli apostoli che partono e predicano dappertutto,  mentre il Signore opera con loro  confermando  la parola coi prodigi di accompagnamento/tou logou bebaiountos  dia toon epakolouthountoon shmaioon!  

Qual è l’epilogo breve

E’ un testo di quattro righe più amhn. Esso sottende  che  le donne  -ma potrebbero essere anche  indefiniti altri! –  annunciarono in modo abbreviato  tutte le cose riferite a Pietro e a quelli intorno a lui al fine di riconoscere col primato petrino romano l’ apostolicità delle altre sedi -. cfr. II mito di Pietro

Marco, suntomoos  rimanda al compendio e quindi fa pensare ad epitomatori  greci del  II secolo  che scrivono  per uso didascalico  ed anche ad Eutropio scrittore latino del IV secolo  autore di un Breviarium  sotto l’imperatore Valente,  e può sottendere l’idea di una chiesa romana, all’epoca ancora sotto Antiochia, sede primaria con quella di Alessandria,  mentre sta sorgendo quella di  Costantinopoli, in relazione all’invito diretto da parte di Gesù stesso a predicare da oriente  fino ad occidente to ieron kai aphtharton keerugma ths aiooniou sooterias/il santo ed incorruttibile  annuncio della salvezza eterna.

Professore, lei in altri tempi, marcando l‘annuncio  santo ed incorruttibile della salvezza eterna  ha operato alla definizione della  parola finale aramaica di amhn. Vuole aggiungere qualcosa

Marco,  Serve a qualcosa? Serve a  qualcuno? In Italia?   Non serve, amico mio! Nessuno legge, tutti parlano  anche gli scienziati! I  virologi fanno impazzire il povero Mario Draghi, ben intenzionato a razionalizzare, mediante la digitalizzazione  il sistema e a creare nuove strutture  per svecchiare l’apparato  burocratico, civile,  amministrativo e giudiziario italiano, a cambiare il metodo stesso politico … servendosi di franchezza comunicativa !  Cosa posso fare io, povero  vecchietto! Posso solo consigliare la lettura di La  lunga lunghissima storia di amen!.

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