Ancora sul “Principato” augusteo?!
*Professore, vorrei capire meglio quanto scritto su Caligola il Sublime da Maria Elisa Redaelli, pubblicato originariamente su Quotidiano.it il 15 ottobre 2010.
L’analisi della Redaelli mette in luce una specifica chiave di lettura revisionista della figura dell’imperatore romano Caligola, i cui punti chiave sono due: a. Caligola non viene più inquadrato secondo la storiografia classica come il “tiranno folle” o depravato, ma viene descritto come un uomo dalla cultura solida e vasta, quasi “artista multiforme” e “raffinato sublime riformatore” (cfr. Tra tradizione e revisionismo: un ponte tra Antonio la Penna ed Angelo Filipponi www.angelofilipponi.com)
b. Viene evidenziato il suo tentativo politico di realizzare a Roma un modello teocratico e assolutista, basato sulla divinizzazione monarchica di stampo ellenistico (cfr. A. Filipponi, Caligola il Sublime, Cattedrale, 2008)!.
Marco, la professoressa descrive Caligola come un imperatore sublime, innovatore e artista geniale, secondo quanto scritto in Peri upsous, smentendo le tradizionali interpretazioni storiografiche negative: la sua analisi è lavoro critico sull’autore, focalizzato sulla rivalutazione di Caligola come riformatore teso ad una monarchia assoluta di stampo ellenistico, secondo la logica fattuale, in una proposta revisionista basata non su congetture ideologiche, fondata invece su un rigoroso paradigma operativo che rimette al centro la concretezza storica dei fatti, connessa con l’opera di Filone Alessandrino (In Flaccum, Legatio ad Gaium e Monarchia) .
*Infatti la logica filipponiana parte dal presupposto che l’unica memoria umana inconfutabile sia il riscontro oggettivo degli atti, delle parole e degli eventi inseriti nella loro esatta successione cronologica e conseguenziale (la risultanza dell’Historia). Come chiarito dalla Redaelli, il metodo serve a ripulire la figura di Caligola dalle stratificazioni della storiografia senatoria classica (spesso ostile e deformante). La “follia” viene smontata non per partito preso, ma analizzando la collocazione fattuale delle riforme. Il metodo impone di allargare l’indagine agli ambienti, all’economia, alle persone e alle tensioni geopolitiche reali, in cui l’imperatore opera. Attraverso questa lente empirica e sequenziale, la transizione di Caligola risulta opera assoluta e teocratica di stampo ellenistico in cui emerge un progetto politico lucido come “esigenza di riforma strutturale del Principato” e non come “il capriccio di un despota demente”.
Marco, questo approccio è la chiave di volta che la professoressa Redaelli evidenzia per legittimare scientificamente il titolo di “Caligola il Sublime”. Lei sa infatti che prima di Caligola, già Giulio Erode il Filelleno ha educato al regno l’ eques Ottaviano,lui foglio adottivo del Dictator, vincitore ad Azio,su Antonio e Cesarione, figlio naturale di Cesare, desideroso di unificare l’ Oriente, vinto, e l’ Occidente vincitore!
*Giulio Erode si propone, dunque, come modello di monarca su basi assolutistiche e sacerdotali secondo il sistema asmoneo, di cui lui e Mariamne, sua moglie con sua madre Alessandra II, sono eredi. Mi dice,quindi, che già Giulio Erode è turannodidakalos di Ottaviano e di Marco Vipsanio Agrippa
Certo. Io vedo i due romani legati a Giulio Erode da vincoli di amicizia e di societas – oltre che di summachia-
*Lei, partendo dalla scelta nel 40 a.C. di Antonio tra il re asmoneo Antigono e Giulio Erode figlio di Giulio Antipatro, cesariano. mostra in Giulio Erode Il filelleno in 6 libri con appendice di 4 libri di traduzione di Antichità .giudaiche, la funzione di turannodidaskalos dell’ebreo basileus di Iudaea ma anche epitropos ths Surias, svolgente un precisa funzione didascalica regia Lei infatti in Caligola il sublime rilecìva come Giulio Erode Agrippa , nipote di Erode il Grande e il lcommageno Antioco diano il via al principe romano cjhe risulta essere sublime rivoluzionario e Theos katoholikos, secondo la testimonianza di Filone!
Marco, secondo me con queste affermazioni derivate dall’ambiente alessandriono giudaico lagide viene ribaltata completamente la prospettiva “provinciale” del cristianesimo delle origini, che viene trasformata in una storia di alta diplomazia e precettorato politico.
* Lei, nella sua opera su Giulio Erode, evidenzia alcuni passaggi chiave che spiegano la forza di questa tesi evidenziando il punto di rottura. che è il 40 a.C. quando viene preferito il civis privato Erode (figlio di Antipatro il “Cesariano”) rispetto all’ultimo asmoneo re aramaico , Antigono, e viene attuato il cambio di dinastia, ma, così facendo viene innestato il modello di regalità ellenistico-romana in Giudea che trasformerà gli erodiani in veri e propri “istruttori” di imperatori insieme ai commageni: lei vede in Erode il Grande (e poi nei suoi discendenti) colui che insegna a Ottaviano e Marco Vipsanio Agrippa come gestire il potere assoluto in un contesto multiculturale.
Marco, in conclusione la “vicinanza” con famigliarità tra gli Erodiani e la famiglia imperiale a Roma non è un fatto di pura amicizia, ma è segno anche di una funzione politica attiva, tanto feconda da vedere rigogliosa la nuova pianta del principato su una base caligoliana, platonico- filoniana, sacro-sacerdotale e monarchica, con un imperatore che è contemporaneamente re-sacerdote e sacerdote-re! .