Ancora su Il regno dei cieli/Malkuth ha shamaim?!

Ciò che non è buono per te, non lo fare al tuo prossimo! Il resto è commento!. Va’ e studia!  Hillel il grande 

In memoria di Rita Fazzini 

 

Ῥαββί, σὺ εἶ ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ, σὺ ⸂βασιλεὺς εἶ⸃ τοῦ Ἰσραήλ/ maestro, tu sei il figlio di Dio, tu sei re di Israele  (Giovanni 1,50): la frase giovannea  non  è del I secolo, in quanto,  all’epoca, non esiste l’ uso  greco del termine Ῥαββί, né quello del sintagma   ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ  né  quello di βασιλεὺς… τοῦ Ἰσραήλ! Questo enunciato composto,  con l’anadiplosi  di  su,  è ulteriore prova che  il Vangelo di Giovanni è del II secolo!

 *Per lei, la frase,  detta da  Natanael, incontrato da Filippo, – reclutato  (cfr Betsaida e Cafarnao www.angelofilipponi.com)   da uno, proveniente da Nazareth, paese di una certa consistenza demografica, noto solo nel II secolo d C.- da Jehoshua barnasha, un aramaico capace di fare cose maggiori (meizoo toutoon)  rispetto a quelle già fatte,  magnifiche, visibili  a tutti   i messianici – cioè  a tutti i genuini  israeliti aramaici, di estrazione agricola,  in cui non esiste inganno/’iδε ἀληθῶς Ἰσραηλίτης ἐν ᾧ δόλος οὐκ ἔστιν.- 

Marco,  anche il successivo  amen amen/in verità in verità,  essendo  successiva aggiunta   per i destinati alla visione del cielo aperto  e  allo spettacolo di angeli che  salgono e scendono sopra il figlio dell’ uomo. (1,51), risulta  espressione impropria di un uomo vivente  nel I secolo tra il  32 e 36 d.C.!. Per me  l’episodio di Natanael è di un altro momento storico come vi ho sempre detto, quello  cioè  del Regno di Dio( Cfr. Oralità e scrittura dei  vangeli  www.angelofilipponi.com e Cosa scrive esattamente Girolamo su Panteno www.angelofilipponi.com) 

 *Qui, la visione di Natanael  sotto il fico  (prima che ti chiamasse Filippo, io ti ho visto che eri sotto il fico- ὄντα ὑπὸ τὴν συκῆν εἶδόν σε!) deve essere  spogliata dal misticismo del “miracolo di chiaroveggenza” per essere restituita alla realtà geopolitica e strategica del I secolo:  Natanael sotto l’albero di fichi,  in quanto genuino  israelita è  davvero/ ἀληθῶς un aramaico  in riunione clandestina, intento  allo studio della Torah eversiva, all’ombra di un sicomoro,  maestoso albero, presente in Galilea  in ogni villaggio.

 Certo. Marco.  Lo stare di Natanael, sotto un sicomoro/Sukh – dove  i primi discepoli, ingenui  membri attivi della resistenza aramaica, legati all’ambiente degli asceti e dei nazirei (come Giovanni il Battista),- ha un preciso significato nel I secolo: all’epoca, in quanto  l’espressione  collegata anche a “sedere sotto la propria vite e il proprio fico” – derivata dai profeti Michea (Discorso I, 2,12/13)  e Zaccaria (1, 7, 6-15) – indica lo studio della Legge, in un momento di pace!.

Sicomoro cfr Luca, 19,1.ì-10

Ficus sycomorus, fico di sicomoro, albero da frutto - 20/10/50/100 - Foto 1 di 2

Sicomoro con frutti

*Lei  legge, dunque,  questa attività in chiave profetica  non solo spirituale ma identitaria perché vede  Natanael/Bartolomeo ( cfr. I. Ramelli e C. Dognini, Gli apostoli in India, Medusa,  2001)  che si trova  in quel luogo appartato a studiare i testi profetici sulla restaurazione del regno davidico o a partecipare a una riunione politica clandestina ,  in quanto  qanah / zeloths/leeisths,  che ha qualche funzione organizzativa nel movimento di liberazione dall’Impero Romano.

Marco, quando Jehoshua dice a Natanael “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”, non sta compiendo un miracolo di divinazione divina,  ma appare ed è  un capo che si  muove come leader carismatico  in quanto maran o meshiah, essendo coordinatore della rete aramaica,  uno che  conosce già le coordinate operative, i nascondigli e le identità delle persone chiave del territorio di Cafarnao e della Galilea, una zona al confine tra la tetrarchia di Giulio Erode Antipa,  sovrano di Galilea e Perea, e  Giulio Erode Filippo, tetrarca di Iturea, Gaulanitide e Aurantidide, Batanea ed altre terre sotto il  monte Hermon, eredi testamentari di Erode il grande,  per volontà di Ottaviano Augusto!. Forse è bene non andare oltre e lasciare da parte gli equivoci  lessicali circa gli apostoli  (Tommaso e Natanaele-Bartolomeo) a Mailapur/Kalamina  di Koromandel!

*Io rilevo, però, pur accettando l’invito a non operare sugli apostoli in India, che e troppo  fulminea  la dichiarazione di Natanael (“Rabbì, tu sei  figlio di Dio , tu sei il re d’Israe!”)   che  non nasce dallo stupore per un gioco di prestigio magico ma ha valore di riconoscimento formale di un militante,  che si rende conto che Jehoshua è il capo supremo dell’organizzazione, un uomo dotato di una rete di informazioni e di una visione strategica superiore, capace di coordinare le diverse fazioni zelotiche!. 

Marco, per me  qui, in questo punto giovanneo,   è sottesa la demistificazione della teologia greca di epoca antonina!. Mi sembra di poter sottolineare come la successiva redazione greca del Vangelo di Giovanni abbia preso questo aneddoto di intelligence militare e di arruolamento politico per trasformarlo in un’epifania teologica, secondo l’obiettivo della scuola alessandrina, impegnata allora in India,   desiderosa  all’epoca  di  dimostrare l’onniscienza divina del Logos incarnato, in una volontà di  cancellazione del fatto  reale di un Jehoshua – intento a  passare in rassegna i suoi uomini sul campo per la preparazione del Malkuth ha shemaim /il Regno materiale e politico sulla terra ebraica!-. 

*Professore, lei ci ha sempre distinto la scuola di Iammia/ Javne  di Rab Yohanan ben Zakkai  da quella precedente  di Jehoshua, che segue le scuola di  Hillel, maestro di azioni grandi  anche se capace di applicare e far vivere la regola d’oro dell’amore per il prossimo  seppure in contrasto con altri   maestri biblici, pur essendo  un mastro davidico, capo aramaico che all’occasione, combatte contro i romani secondo la precettistica aramaica di cultura mesopotamica, in cui  Rabbunì (o Rabbouni) vale più come  “mio signore”che come “mio maestro” o meglio come “signore e guida”.

Nel I secolo il termine è  un titolo onorifico spontaneo, di massimo rispetto usato per rivolgersi anche ad  un maestro spirituale. Compare  infatti nei Vangeli, scritti proprio nella seconda metà del I secolo (ad esempio, pronunciato da Maria Maddalena nei confronti di Gesù risorto), mentre .Rabbì  che deriva dall’ebraico rav (“grande”)   e significa letteralmente “mio maestro” è un semplice appellativo rispettoso, usato genericamente per scribi, saggi o persone autorevoli come Johanan ben  Zaccai della scuola di  Javne, usato dopo il 70 e specie dopo il 135 : nella seconda metà del II secolo d.C. è epiteto tipico di  una trasformazione radicale in quanto titolo ufficiale e formale dei dottori della legge ebraica, conferito tramite l’ordinazione solenne!. 

 *Professore, dunque,  posso,  in sintesi, dire che rabbunì è rimasto come titolo onorifico e affettivo legato alla lingua parlata (aramaico) del I secolo, rabbì si è, invece,  istituzionalizzato proprio alla fine del I secolo  e specie dopo la fondazione di Colona  Aelia Capitolina  come titolo ufficiale del nascente ebraismo rabbinico:  Rabbì, quindi,  con la proclamazione di un aramaico come  Natanael  di  Gesù figlio di Dio e di re di Israel è ulteriore prova  della successiva lettura greco ellenistica alessandrina di un Christos, filoniano logos cfr. Il regno dei cieli e Jehoshua Barnasha,  www.angelofilipponi.com

Marco,  lo puoi dire …con cautela: noi che procediamo con logica fattuale sbagliamo e … ci troviamo di fronte ad uomini che hanno  verità certificate, sancite da dogmi e dall’auctoritas dei Padri della Chiesa!

*Professore  ora capisco  perché, nonostante l’uso alternato di rabbì e rabbunì nei  quattro vangeli, essi sono concordi nell’entrata regia  di Gesù in Gerusalemme!.

Marco,  i quattro evangelisti, compreso Giovanni, sono testimoni di una regale entrata davidica in Gerusalemme  tanto che io ti  posso riassumere col testo greco  di Matteo il comune messaggio:   il fatto dell’ingresso messianico in Città  trionfale, sembra  realmente avvenuto nella Pasqua del 32 d.C.  dopo la morte di  Elio Seiano e l’arrivo delle  truppe  aramaiche in Gerusalemme  bassa, quando ancora l’imperatore Tiberio  trascura la situazione giudaica, impegnato nella repressione dei seianei,  riservandosi  di intervenire   in un altro momento,  anche se ha  già eletto   Elio  Lamia come governatore  di Siria,  appena conosciuta la  scomparsa di Pomponio Flacco!. Ecco cosa dice Matteo 21, 1-11: Καὶ ὅτε ἤγγισαν εἰς Ἱεροσόλυμα καὶ ἦλθον εἰς Βηθφαγὴ εἰς τὸ Ὄρος τῶν Ἐλαιῶν, τότε Ἰησοῦς ἀπέστειλεν δύο μαθητὰς  λέγων αὐτοῖς· Πορεύεσθε εἰς τὴν κώμην τὴν κατέναντι ὑμῶν, καὶ εὐθέως εὑρήσετε ὄνον δεδεμένην καὶ πῶλον μετ’ αὐτῆς· λύσαντες ἀγάγετέ μοι.  καὶ ἐάν τις ὑμῖν εἴπῃ τι, ἐρεῖτε ὅτι Ὁ κύριος αὐτῶν χρείαν ἔχει· εὐθὺς δὲ ἀποστελεῖ αὐτούς. Τοῦτο δὲ γέγονεν ἵνα πληρωθῇ τὸ ῥηθὲν διὰ τοῦ προφήτου λέγοντος· Εἴπατε τῇ θυγατρὶ Σιών· Ἰδοὺ ὁ βασιλεύς σου ἔρχεταί σοι πραῢς καὶ ἐπιβεβηκὼς ἐπὶ ὄνον καὶ ἐπὶ πῶλον υἱὸν ὑποζυγίου. Πορευθέντες δὲ οἱ μαθηταὶ καὶ ποιήσαντες καθὼς συνέταξεν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς ἤγαγον τὴν ὄνον καὶ τὸν πῶλον, καὶ ἐπέθηκαν ἐπ’ αὐτῶν τὰ ἱμάτια, καὶ ἐπεκάθισεν ἐπάνω αὐτῶν. ὁ δὲ πλεῖστος ὄχλος ἔστρωσαν ἑαυτῶν τὰ ἱμάτια ἐν τῇ ὁδῷ, ἄλλοι δὲ ἔκοπτον κλάδους ἀπὸ τῶν δένδρων καὶ ἐστρώννυον ἐν τῇ ὁδῷ.  οἱ δὲ ὄχλοι οἱ προάγοντες αὐτὸν καὶ οἱ ἀκολουθοῦντες ἔκραζον λέγοντες·
Ὡσαννὰ τῷ υἱῷ Δαυίδ· Εὐλογημένος ὁ ἐρχόμενος ἐν ὀνόματι Κυρίου· Ὡσαννὰ ἐν τοῖς ὑψίστοις. Καὶ εἰσελθόντος αὐτοῦ εἰς Ἱεροσόλυμα ἐσείσθη πᾶσα ἡ πόλις λέγουσα· Τίς ἐστιν οὗτος;  οἱ δὲ ὄχλοι ἔλεγον· Οὗτός ἐστιν ὁ προφήτης Ἰησοῦς ὁ ἀπὸ Ναζαρὲθ τῆς Γαλιλαίας./E quando si avvicinarono a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, allora Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi, e subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli a me!. E se qualcuno vi dice qualcosa, direte: Il Signore ne ha bisogno; e subito li rimanderà”». Questo avvenne affinché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta che dice: “Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te, mansueto, cavalcando un asino e un puledro, figlio di una  giumenta. I discepoli andarono e condussero l’asina e il puledro, vi posero sopra i mantelli e lui vi si sedeva sopra. La maggior parte della folla stese i propri mantelli sulla strada; altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle gridavano: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”. Entrando lui in Gerusalemme, tutta la città fu scossa dicendo :” chi è costui? ”  le folle dicevano E’ il  profeta Gesù, quello di Nazareth di Galilea!

* Professore, lei, avendo tradotto l’entrata a Gerusalemme  di Salomone  sa vedere  il testo di Flavio e lo compara con quello evangelico  e perciò ci ha mostrato la figura di un re aramaico davidico  sopra  un’ asina con  puledro, di un maran/re di nomina parthica, diversa da quella di un imperatore romano a cavallo o di un suo rappresentante epitropos o di un re/basileus  erodiano  amicus  et socius  dell’impero romano!

Marco, un re davidico è servo del signore, non un imperatore o suo delegato  che cavalca come re dell’ecumene  come un  vincitore: gli evangelisti che  seguono la lezione  di Flavio  capovolgono  l’iconografia del sovrano ellenistico o romano, tradizionalmente associata al cavallo da guerra o al carro trionfale ed  evidenziano un altro uso, quello davidico e maccabaico-asmoneo, tipico di un re, diakonos/ servo di Dio!: la narrazione evangelica è una vera e propria falsificazione storica operata dai copisti e dai teologi di Alessandria per scopi geopolitici in quanto sono  christianoi convinti che, pur rievocando la memoria aramaica di una trionfale entrata del Messia in città,  lo raffigurano come  un predicatore apocalittico o un filosofo morale, avendo già perso anche il ricordo d’ un mastro costruttore, d’un uomo d’azione, inserito nelle dinamiche concrete dell’edilizia e della politica del I secolo,  collegato con Artabano III  con Areta IV ed Izate,  sovrani che hanno comuni   radici aramaiche che diventano, se ben lette,  spie, prove documentali di un’altra storia, volutamente cancellata dalla tradizione greca!.

Monte Hermon 

* Ecco perché la tradizione alessandrina tramanda la figura di Gesù  mansueta . πραῢς /mite” o “mansueto”  di figlio di Davide  avendo gi attuato il tentativo di cambiare  la regalità secondo lo schema tradizionale  ebraico come se il christos fosse  lo Sposo della Chiesa alessandrina  i cui servi sono Mosè e i profeti e i i convitati  alle nozze, partecipi del Regno, portanti la veste nuziale: dopo un secolo e mezzo  . non si parla  di potere coercitivo e di armi, ma di  pace e umiltà di un  prophths di figlio di Davide,  glorificato come Messia  davidico tra gli osanna  popolari, come  legittimo erede  al trono  d’Israele. quasi non ci fosse più memoria reale  di una   vicenda avvenuta  centrali s nel periodo compreso tra la morte del prefetto romano Elio Seiano (ottobre del 31 d.C.) e l’ingresso messianico a Gerusalemme per la Pasqua (collocata tra il 32 e il 36 d.C.). (cfril romanzo storico  L’eterno  il regno ed i saggi  Caligola il sublime  e Giudaismo romano  II).  In conclusione posso dire che  l’entrata nella città bassa di epoca tiberiana  viene interpretata non  come una sfida all’impero romano e all’autorità imperiale di Roma, – cui seguono  poi la presa del  Tempio e la sua  purificazione nella Pasqua  del 32 –  . ma come entrata trionfale  di un vero e proprio “re davidico”, che proclama l’amnistia sociale e politica, come se facesse un atto rituale e liturgico,  non bellico! e posso dire, come ha fatto lei in L’eterno e il regno, alla fine della I parte, nel  1999, quando fa dire  al Maestro di Giustizia,  esseno- che contempla Gerusalemme,  che sta per aprire le porte al suo re davidico  al grido popolare il mashiah è con noi! -: Jerushalaim l’attende: tremino i nostri nemici! il furore del nostro Dio è su di loro!

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo