La “missione” di Papa Francesco

 

Franciscus… nomen omen!

Professore, lei considera  papa Francesco, uomo non credibile  perché francescano-gesuita?! lo ritiene prelato argentino di fede cristiana confusa,  acceso di amore universale comunistico, alla ricerca della fratellanza vegetale animale ed umana, cosciente di essere una minima pars del kosmos, significativa? ! Per Lei  è più un discepolo di Che Guevara che di Christos, un possibile Gorbaciov per l’istituzione sovranazionale, illegittima, dello Stato Vaticano?!

Marco, lo vedo come un buon  faccendiere, un impegnato dioikeeths  non un uomo spirituale, dedito all’ascesi, secondo lo spirito  cristiano della nostra tradizione.

So  che Il suo papato, controverso, è una dimostrazione concreta che il basileion politeuma/ l’ istituzione regale della Chiesa, durata per secoli, sta giungendo alla fine, esaurito  lo spirito agostiniano con gli slanci platonico-aristotelici, concluso il connubio impossibile francescano-gesuitico, durato quasi cinque secoli!

Il papato  è ora, col coronavirus, in agonia come la fides cristiana evangelica,  mai insegnata col vangelo  (cfr. Don Alberione  www.angelofilipponi.com) al popolo, ignorante, al quale ha solo dato speranza di un’altra vita  con un premio eterno, in cielo!

Si discute sul munus e sul ministerium  come nel 1130 tra i seguaci  di  Innocenzo II Papareschi e di Anacleto II  Pierleoni ( cfr  P. Fausto Palumbo, Lo scisma del MCXXX, Roma  1942,XX): essere servo dei servi non comporta la teoria  delle due chiavi e tanto meno quella delle due spade! potrebbe sottendere il munus, inteso  come  mandato divino, dato  da Dio stesso, (Christos, Uios/Logos)  ad un suo rappresentante terreno, che ha anche il ministerium come  amministrazione statale, propria   di un amministratore, capo dei ministri/dioiketai!.

C’era, allora, una lotta feroce tra la Chiesa gallicana giovane e quella romana vecchia, una che voleva una riforma spirituale in senso cluniacense e cistercense  ed una che voleva un potere maggiore, centrale, sulla base della potestas romana  (Cfr. Epistula CXLVII  di Bernardo  www.angelofilipponi.com ).

Professore,   secondo molti, esistono anche oggi due papi uno spirituale  pneumaticos,  addetto allo spirito e cose divine  – apparentemente papa  emerito, ritiratosi sua sponte  –   ed  uno  naturalis,  ilico-psichico, addetto al corpo  e a cose umane, ai rapporti con i sovrani della terra come vicario vero  di Dio, ambedue legge vivente , ambedue  alter  Christus, come se,però,  si fossero divisi i compiti: papa  Ratzinger  Benedetto  XVI, e papa Bergoglio  Francesco ?!

Marco, a dire il vero il Christos  aveva  dato  solo ad Jakob/ Iakobos/Giacomo, suo fratello, galilaico anche lui,   la missione  di continuare la lotta aramaica  antiromana  e non un mandato di creare una Ecclesia  Universale romana con munus e ministerium  ad un Cepha/ Petros,  pescatore galileo ignorante,  mai venuto a Roma  a predicare ( cfr. Il mito di Pietro)  con gli altri apostoloi,  un cristianesimo stoico e  neoplatonico,  religione  futura, che mostra qualche segno christiano in lingua greca, solo dopo la galuth/ dispersione ed eliminazione fisica del giudaismo aramaico ad opera dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.) !Mi sembra che oggi e  l’uno e l’altro  sono indecifrabili nel loro messaggio di christianos catholicos! .  Forse accade quel che dice Ario in Thalia /banchetto – riferendosi probabilmente ad Alessandro e ad Atanasio, papi, patriarchi di Alessandria:  negano Dio, a fatti, quelli, che a parole,  affermano di mostrarlo (theon omolougousin eidenai, tois de ergois arnountai)!.  Senza entrare in merito  a problemi… così misteriosi e segreti,  settari  clericali, noi, da laici, rileviamo solo  un vuoto … del divino  e dello spirituale,  e ancora più , col coronavirus… procediamo sbandati e disorientati,  essendo venuta meno anche  la scienza,  stressati,  nella impossibilità  di comunicare, non vediamo la luce,  anche se abbiamo speranza nella fratellanza e razionalità umana,  oltre che nel superiore equilibrio selettivo  divino della Natura!.

Professore, ma lei non ha sentito la parole di fratellanza e di misericordia di papa Francesco l’11 aprile,  proprie di un ministerium  di un dioicheths ellenista, che  fa allegoria senza  avere coscienza  reale  di quanto dice e, senza conoscere la situazione  contestuale, fa, a parole, proclami misericordiosi?

Io  sono un po’ sordo, ma…  ancora qualcosa sento! A che valgono, Marco,  le sue parole ministeriali, se non sa neanche il loro reale  significato perché ragiona  come  un theologos,  che ha il munus  divino  (Cfr.  Anania e Saffira ).

La sua lectio sulla misericordia è uno sproloquio, visto dall’angolazione storica , anche se letta  secondo il comunitarismo universalistico  cristiano.

Il papa, impegnato razionalmente e naturalmente, dice come parola di Dio, la verità,  ma confonde Il regno dei cieli col Regno di Dio, uno stato ebraico aramaico antiromano, con uno stato  ecclesiale  katholicos, di epoca costantiniana e teodosiana, secondo una lettura atanasiana e damasiana, celebrato da una tradizione  romano-ellenistica!

Per lei, dunque, professore, sono parole  quanto dice papa Bergoglio: nessuno è sbagliato, inutile, escluso;... condividere la proprietà non è comunismo, ma cristianesimo allo stato puro!

Atti degli apostoli – opera  forse di un Luca, che neanche sapeva quel che diceva  e ricordava  quel che ricordava  del  Regno dei cieli , dopo la  distruzione  del Tempio – non sono parola ispirata da Dio  ma  frutto di una tradizione cristiana ellenistica!

Le successive  parole del papa non hanno significato, ma sono solo interpretazione allegorica  di una realtà comunitaria:  nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune!   La sottesa attuazione del Regno dei cieli aramaico è chiara  se si pensa ai discepoli che entrano in contrasto al momento della vittoria  sui Romani, nel periodo 32-36 d.C.:  si spiegano le parole stesse  del papa – sorpreso al passaggio di uomini interessati poco prima  alla divisione del potere, passati improvvisamente  ad una condivisione della proprietà-:  tanto più sorprendente se pensiamo che quegli stessi discepoli, poco prima, avevano litigato su premi ed onori  e su chi fosse più grande tra di loro   ed ora, condividono tutto.

La  conclusione papale  è perfetta, ma non reale, non cristiana: nessuno fra loro era bisognoso!

Marco,  si erano costituite le haburoth, le comunità aramaiche, consociate, anticipazioni delle cooperative, che imponevano di mettere  in comune i beni, amministrati  da un solo responsabile, che pagava le tasse per tutti!.

Il papa, Marco, conoscendo il Regno di Dio confuso col Regno dei  cieli, alla fine del IV secolo ed inizio V secolo, segue la linea interpretativa filoniana ed origeniana  dei  Padri  della Chiesa   e dice:    i discepoli hanno visto l’altro  perché  la misericordia  ha trasformato la loro vita, ed hanno scoperto  di avere in comune la missione, il perdono, il corpo di Cristo.

Professore, da  qui deriva  che il cristiano, caritatevole, non deve rimanere indifferente  di fronte al bisogno dell’altro, deve essere misericordioso,  testimone di misericordia, essendo stato “misericordiato”! Solo così la fede sarà viva. E la vita sarà unificata. Solo così annunceremo il Vangelo di Dio, che è Vangelo di misericordia! 

Ma io, cristiano, mi chiedo: Chpontifica? il Vicario di Dio, l’uomo con due poteri?!  Chi ha munus  o chi ha ministerium?

 

Il “corpo” di Antigono

I  romani riconsegnarono nel 37 a.C. il corpo /sooma del re  asmoneo Antigono Mattatia,  dopo la tortura e la decapitazione?

Non sembra. Inviarono, però,  ad Erode messaggeri con la testa di Antigono  per dare la certezza della sua morte ed avere la ricompensa in talenti e in preziosi.

Marco,  Flavio  – Ant. giud.XIV,487-491- scrive :  Erode temeva che Antigono, custodito  da Antonio,  per essere portato a Roma, potesse avere la possibilità  di perorare davanti al senato la sua causa  e dimostrare di essere legittimo discendente di re,  rispetto a lui, che era comune cittadino, e che i suoi figli avrebbero regnato in virtù della loro stirpe, nonostante le offese che egli aveva arrecato ai romani.

Lo storico giudaico conclude:   (Erode) diede molto denaro ad Antonio e lo convinse a liberarsi di Antigono.

Questo viene detto a termine del XIV libro di Antichità giudaiche con cui viene evidenziata la fine della dinastia asmonea,  dopo 126 anni  di regno, con la conclusione della guerra coi Parthi, vinta da Antonio per legatos, prima, tramite Ventidio Basso e, poi,  grazie a  Gaio Sosio!

Quindi,  professore, Flavio archivia  storicamente il regno degli asmonei con la fine della guerra parthica, conclusasi con l’assedio e presa di Gerusalemme, ed inizia col XV  a trattare del  regno di Giulio Erode, figlio di Antipatro,  capostipite della dinastia degli Antipatridi. E’ così ?!

Si. Nel  mostrare i difficili inizi del suo regno, a causa della reazione armata degli aramaici,  fedeli alla  vecchia dinastia regia e alla persona di Antigono, mostra i tumulti in Gerusalemme – una città da poco presa dai romani ed ancora sotto le macerie –  evidenziando la necessità del nuovo re, considerato illegittimo,  di far bottino,  di spogliare i ricchi gerosolomitani – tra cui Abba/Baba – al fine di  avere a disposizione molta quantità di oro e di argento.

Professore,  i tumulti popolari  autorizzano Erode a  reprimerli con l’aiuto dei romani e  far giustiziare i nemici o ad esiliarli, incamerando i loro beni nel suo tesoro privato, facendo  probabilmente doni anche al Tempio e ai sadducei!

Certo, Marco!

Flavio (Ant. Giud.,  XV, 1-10), infatti,  scrive…. fece uccidere 45  partigiani di Antigono e pose guardie alle porte delle mura  affinché con i morti non si potesse portare fuori nulla in quanto queste perquisivano  attentamente i cadaveri  e quanto trovavano d’oro e di grande valore portavano al re,  che.. avido padrone … li saccheggiava,  anche perché aveva bisogno di denaro, essendo la terra in riposo, in quanto si era nel settimo anno.

Professore, lei,  in molte sue opere, ha fatto vedere il continuo stato di guerra dei giudei coi romani  e le stragi perpetrate dai milites  e, quindi, la processione  di  carri,  pieni di morti,  portati fuori dalle mura della città e  in  Giulio Erode basileus  – il secondo libro  del bios di Erode il Grande, il  filelleno, opera inedita – tratta della vicenda  insurrezionale di Costubar e mostra il suo tradimento, avvenuto circa 12 anni prima, all’epoca dell’ assedio di Gerusalemme e dei primi mesi del regno erodiano,  dove  parla specificamente dei figli di Baba/Abba!

E’ vero! Ne ho parlato!. Flavio,  infatti, narra che nel 28 a.C. ancora esistevano dei rivoltosi favorevoli ad Antigono,  e che  Costubar con Lisimaco e Dositeo (Ant Giud., XV, 261-266)  era stato  tra i guardiani delle porte  e che, all’epoca della presa di Gerusalemme,  salvò i figli di Baba/Abba, stimati ed onorati  da tutto il popolo,  ritenuti uomini utili,  in caso di cambiamento di governo,   tanto da decidere di segregarli  in Idumea,  regione sotto il suo diretto controllo. Quando Salome ripudia il marito e lo accusa di tradimento, viene fuori tutta la vicenda dei figli di Baba/Abba, determinando la morte di loro e di Costubar.

Bene,  professore. Ora, siccome so che  Flavio,  dopo  aver evidenziato i primi atti  regi di Erode  e la sua difficoltà a regnare, è costretto a  mostrare dettagliatamente la morte di Antigono  ad Antiochia e a citare anche Strabone, come prova di veri, le chiedo se anche l’evangelista  Giovanni, che narra  di una vicenda di guerra, appena conclusa, quella messianica,  usa la stessa tecnica  informativa o si serve di qualche accorgimento per provare la morte di Gesù e poi  per dimostrare la  miracolosa resurrezione! Mi può mostrare i testi in modo da compararli?

Marco, io  non ho difficoltà a citare  Flavio Ant. Giud. XV,8-10 e neanche Giovanni 19,31-42.

Per il primo ti sintetizzo il pensiero e ti rimando  alla mia  traduzione del XV libro di Antichità Giudaiche: Antonio, avendo intenzione di mantenerlo vivo, per portarlo con sé a Roma per il trionfo, come emblema di nemico punito per la ribellione aramaica, filoparthica,  lo tiene prigioniero a Antiochia. Erode, ora re di Giudea, fatta la  strage dei fautori aramaici asmonei, coi loro beni  forma un tesoro da inviare al triumviro  e lo spinge,  dietro compenso, ad uccidere subito  il ribelle,  informandolo che altrimenti egli  non ha possibilità di regnare,  essendo grande l’amore per la vecchia dinastia  tanto quanto l’odio  per lui, un romanizzato ed  idioths/civis privato!. Detto questo, ti riporto, fedelmente, il testo italiano di  Flavio:  decise, allora, di tagliargli la testa: in altro modo, infatti, non si sarebbe potuto  tenere tranquilli  i giudei! Strabone il Cappadoce,  confermando le mie parole, scrive: Antonio fece decapitare Antigono, precedentemente condotto presso di lui, ad Antiochia. Fu il primo romano a decidere di far decapitare un re: pensava, infatti, che non vi fosse  altro modo che potesse cambiare il sistema dei  giudei, che non potevano accettare Erode al suo posto, in quanto, neanche sotto tortura,  essi lo avrebbero onorato ed acclamato reAntonio pensava che così sarebbe caduta la sua  memoria e fosse diminuito l’odio verso Erode!.

Quindi, professore, per Flavio, che riporta anche la fonte autorevole di Strabone, la testa di Antigono, inviata ad Erode  è  segno  per gli ebrei  aramaici che la loro dinastia  nazionale è finita e che ora i romani impongono come re Erode, figlio di Antipatro, come loro kurios e che sono troncati i legami coi parthi!. Ma il sooma/corpo  del re asmoneo che fine fa, come anche quello di tanti altri prigionieri portati ad Antiochia da Sosio, governatore di Siria, a guerra finita?

Questa, Marco,  è una storia ancora da raccontare! sappi, comunque, che i  corpi/soomata  dei nemici, uccisi in battaglia o crocifissi, venivano ceduti  dai romani al migliore  offerente, a   parenti  o amici o partigiani, ricchi, che, pagando,  potevano fare il loro ufficio funebreBastava pagare!  Flavio riporta molti casi di riscatto  di sooma ed io ne conosco molti e li ho citati nella Biografia di  Giulio Erode, il Filelleno . (Per il fratello Fasael, prigioniero e poi ucciso, avrebbe pagato fino a 300 talenti- XIV,371-, per l’altro fratello  Giuseppe, ucciso da Antigono, il riscatto di 50  talenti è pagato da Ferora -XIV,430-). Anche Giovanni  evangelista, senza dirlo esplicitante, si riferisce a  questa pratica  di riscatto, comune a parthi,  ad asmonei e a romani, che  applicano una norma prefettizia pubblicana,  che, comunque, è diversa in tempo di guerra, dato il gran numero di morti! Marco, ecco il testo di Giovanni: era il giorno della preparazione /paraskeuh’ e, dunque, i  giudei richiesero hroothsan a Pilato -era infatti un giorno solenne quel sabato  – per non far rimanere quei corpi sulla croce / epi tou staurou ta soomata, di far spezzare loro le gambe  e di portarli via. Vennero, dunque, i soldati  e spezzarono le gambe al primo   e poi all’altro, che era crocifisso con lui.  Venuti da Gesù, vedendolo già morto tethnhkota, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei  soldati  gli aprì il fianco con una lancia  e subito ne uscì  sangue con acqua. Giovanni aggiungequello,  che  ha visto, ha reso testimonianza,  e vera è la sua testimonianza,  e sa  che dice cose vere/ o eoorakoos memarturhken kai alethinh autou  estin h marturia, kai ekeinos oiden oti alhthh legei.

Professore, non è troppo insistente per essere vero il dire i fatti  ricorrendo al poliptoto alhthinh – alhthh ?

Marco,   l’uso del poliptoto giovanneo  e dell’ avverbio alhthoos marcino (Marco,15,39 aleethoos  outos o anthroopos estin uios theou hn/ veramente quest’uomo era figlio di Dio!) è davvero  opportuno per una manifestazione  di fede  e ancora di più è dubbio tutto il testo,  se  rilevi che questo è detto come  spiegazione di passi della Scrittura: non gli sarà spezzato alcun osso!; guarderanno a colui  che hanno trafitto!

Professore, lei vuole dire che sotto c’è  lettura allegorica di quanto avviene e che  si scrive in tempi lontani dai fatti?

Certo Marco! i fatti sono letti, dopo decenni, in modo da  essere significativi per i credenti in Christos,  secondo una visione sapienziale e  simbolica!. Infatti il sangue (col pane) è segno dell’eucarestia mentre l’acqua esprime il battesimo con sottensione dello Spirito Santo  secondo una lettura  tipica del IV-V secolo d.C.  che considera la Chiesa come nata dal costato di Cristo, colpito da Longino,  al pari di Eva nata da quello di Adamo  (cfr. Agostino e Giovanni  Crisostomo ).   Giovanni seguita il racconto: Giuseppe di Arimatea quel discepolo -senza patronimico, indicato  col solo nome di città, inesistente all’epoca, non identificabile, ignoto  – che,  di nascosto, era andato da Gesù, per timore dei giudei, chiese a Pilato di potersi prendere il corpo di Gesù/to sooma tu Ihsou e Pilato lo concesse (epetrepsen). Venne anche anche Nicodemo, che la prima volta era andato da lui, di notte, e portò una mistura di mirra e di aloè di cento libbre/pheroon migma amurnhs kai alòhs oos litras ekaton.

Quindi, si può dire, professore, che due del consiglio dei settanta, due sinedriali  vanno da Pilato, in via ufficiale,  a chiedere il sooma di Gesù e lo ottengono, non come discepoli ma come notabili consiglieri, protoi,  per conto della comunità gerosolomitana!

Certo, Marco! La precisazione di Giovanni fa escludere, data la vigliaccheria dei due, che essi, da privati, si espongano,  dopo la morte di Gesù! Essi  rappresentano  quel Sinedrio nuovo, filoromano – subentrato a quello vecchio filoparthico e messianico –  che si è lamentato della scritta in triplice lingua  sulla croce circa la regalità del Crocifisso e che era stato zittito dallo stizzito  Pilato, che aveva risposto o gegrapha, gegrapha!   Professore,  io penso, come lei, che i due discepoli, segreti, non certamente dopo la morte del Messia possono aver il coraggio di fare un richiesta privata e familiare compromettente!

Tu  ritieni , dunque, con me, che tutto il testo di Giovanni, scritto dopo molti decenni dai fatti,  è equivoco nel processo davanti ad Anna e kaifas e in quello  davanti a Pilato, perché non mostra il clima di guerra e  parla di un uomo che si è fatto Dio – inconcepibile all’ epoca !-  perciò,  degno di crocifissione  secondo la legge ebraica (cfr. Giovanni 19,7 – anche se accenna al lhisths Barabba– cfr ibidem 18,40 e cfr.  Marco 15,7, che parla di un  desmios  un prigioniero,  o legomenos Barabbas, il detto Barabba/figlio di Abba,   che con altri rivoltosi stasiastai aveva commesso nella rivolta/stasis  un delitto-!).

Certo, professore,  sono d’accordo anche io  perché Pilato insiste sul regno/basileia di Gesù, pur salutato  per scherno -diciamo noi!- re dei giudei  dai soldati, anche se  stranamente non trova colpe in uno che è detto re (maran?!) dei giudei o si è autoproclamato  sovrano  di un territorio romano – seppure a parole viene fatto risultare dopo molti anni da uno scrittore efesino, un re di un regno non di questo mondo/h basileia h emh ouk estin ek tou kosmou toutou, i cui ministri/ uphretai avrebbero  combattuto  hgonizoonto, per non darlo in mano ai giudei!

Inoltre, Pilato, professore, fa appendere una tabella con iscrizione col titolo regale di Gesù sulla  croce – che  già di per se stesso risulta un crimen  di lesa maestà  nei confronti di Tiberio,   che non ha autorizzato la sua exousia/il potere, dato, invece, dal nemico partho Artabano III, secondo la sua ricostruzione  storica! Comunque, lasciando da parte i Vangeli,  Flavio  nella  sua opera,  parla, altrove, di soomata?

Flavio ne parla in altre parti della sua opera e, in specifico, in  due punti, uno di Guerra  Giudaica  ed uno di Bios-. Esaminiamo  Guer. Giud. V, 13, 7 (367.69), in cui  il sacerdote ebraico,  ora al servizio di Tito, come interprete,   mostra gli orrori della guerra in corso: in quei giorni si rifugiò Manneo,  figlio  di Lazzaro, il quale riferì che, attraverso una sola porta, affidata alla  sua sorveglianza  nel  periodo tra il 14 del mese di Xantico, quando i romani si erano  accampati presso la città e il primo del mese di Panteno,  erano stati trasportati fuori 115.880 cadaveri. Tutti questi appartenevano  ai ceti popolari più bassi ed egli,  pur non essendo preposto  a questo ufficio, li aveva dovuto contare  perché aveva l’incarico di pagare col denaro pubblico  le spese  del trasporto,  mentre gli altri erano sepolti a cura dei parenti che facevano la  sepoltura, tirandoli fuori e buttandoli via dalla città/tous de loipous oi proshkontes  ethapton, taphh d’hn to prokomisantas  ek tou asteos ripsai. 

La mia traduzione, Marco,  diverge  da quella di Giovanni  Vitucci  di norma perfetta, che in Guerra giudaica, II,  Fondazione Lorenzo Valla Arnoldo Mondadori  editore1974, non è chiara e  risulta quasi contraddittoria,  in quanto, da una parte, mostra il pietoso  ufficio di seppellire thaptein, fatto dai  proshkontes/ congiunti che hanno da compiere il dovere funebre  e, da un’altra, sembra che i cadaveri siano estratti dal mucchio e  buttati via dalla città.

Noi, invece, pensiamo che  la sepoltura a cura dei pii parenti  consisteva nel precipitarsi  a levare/ riptein dal mucchio i corpi dei propri  cari morti  che, una volta tratti fuori, vengono portati,  processionalmente, al luogo stabilito nei limiti della contingenza della situazione bellica.  Si è in guerra!  e  sembra che i morti, contati con quelli delle altre  porte,  siano 600.000,  a detta di altri custodi, rifugiati, in seguito, presso i romani!

Marco, per capire  quanto  scrive  Flavio  devi  sapere che esiste un magistrato responsabile, sorvegliante  di ogni porta, incaricato da un phrourarchos/ capo della guarnigione, a far svolgere un servizio ad uomini,  pagati a spese pubbliche, in relazione al numero dei morti accertati, e a  verificare i cadaveri  e a commissionare, dopo l’uscita  dalla città,  il trasporto su  carri   dei corpi  a schiavi o liberti , che,  con  asini e vecchi cavalli, guidano le carovane mortuarie in zone designate per la  sepoltura plebea. E’ sotteso che il costo della  sepoltura   popolare a spese pubbliche è modico, e in relazione  al percorso da fare fuori città e al  numero dei carri  impegnati  al bisogno,  mentre il riconoscimento dei cadaveri dei protoi e il loro trasporto  è un rito privato con un  corteo di familiari, che portano profumi per la dovuta imbalsamazione!.

Ora, professore, capisco il motivo per cui lei, sempre  rispettoso della traduzione altrui, perfino di quella di Luigi Moraldi- da lei ritenuto un traduttore di traduttori, frettoloso, rispetto ad altri già da tempo impegnati nella stessa traduzione di Flavio  – (Antichità giudaiche, I,II, UTET, 2000), in questo caso, ha  voluto fare  un proprio intervento sul testo, riportato dal Vitucci!.

Marco, grazie per la tua amichevole approvazione! Sappi, comunque, che   Flavio  narra di un altro episodio, bellico,  quello accaduto a Tecoa, descritto  in Bios (Cfr. Giuseppe Flavio,  Autobiografia, Introduzione Traduzione e note di Elvira Migliario, Testo greco a fronte,  BUR,1994).

Giuseppe, all’epoca, anche se prigioniero,  segue Tito che, nel 69 d.C.,  riprende l’assedio di Gerusalemme,  ancora nel quadro di guerra civile,  tra Vespasiano e  Vitellio (cfr. Vespasiano e  Il regno e Apollonio di Tiana e Gesù di Nazareth)  e  svolge  la funzione di interprete, invidiata-  anche se spesso è accusato di tradimento dai suoi  contribuli-! In seguito, quando  scrive Guerra giudaica  mostra il suo amore per la  patria, per Gerusalemme, per il Tempio distrutto, per i confratelli ed evidenzia la sua emozione caritativa di fronte alla tragedia dei suoi amici e parenti e ricorda atti di generosità personale verso i suoi  compatrioti, seppure rabbiosi nei suoi confronti ed invidiosi. Lui,  ora, vive a Roma nella stessa casa dove viveva  Vespasiano  da privato con Cenide,   ha onori ufficiali,   ha  in dono ville e terreni  in Italia e in Giudea ed ha la cittadinanza romana  e fa  parte della familia  flavia tanto da parlare alla pari col suo basileus Giulio Erode Agrippa II e  con Berenice, allora  destinata a divenire moglie di Tito, che convalidano ed approvano la sua opera storica!.

Quindi, il racconto del suo amore per il suo popolo vinto e per la Iudaea capta è da vedere da questa nuova angolazione di civis romano e di rispettato liberto imperiale!.

Certo, Marco! Comunque,  così scrive, dopo aver mostrato di aver liberato, grazie alla protezione di Tito, 195 amici e parenti, raccontando l’incontro con  molti prigionieri crocifissi, tra cui tre amici  (Bios, 420-21): inviato da Tito con Cereale e 1000 cavalieri / chiliois ippeusin ad un villaggio, chiamato Tecoa, per verificare se il villaggio era adatto ad accogliere  un campo trincerato/ charaka, nel ripartire, vidi molti prigionieri crocifissi  e ne riconobbi tre,  che erano stati miei amici,  e ne ebbi il cuore straziato ed andai subito da Tito a dirlo. Egli ordinò che immediatamente  fossero tirati giù e che ricevessero le cure più attente e due di loro morirono, ma il terzo sopravvisse.

Professore, al di là  di questi  fatti,  viene fuori che, in tempi di guerra, prevale la disumanità,  normale per i romani, un popolo in continuo stato di guerra,  che dalla  vittoria ha una grandissima  ricchezza, che, a fiumi, arriva da tanti popoli soggetti, alla Capitale. Flavio  è da vedere certamente come un filoromano, costretto dalle vicende  alla guerra nel periodo galilaico, e, dopo Iotapata,  divenuto  schiavo, risulta un traditore, eukairos/ opportunista,  un collaboratore dei romani che se ne servono come  interprete ed intermediario  fidato coi Giudei  specie gerosolomitani, presso i quali vive  forse ancora il padre – sacerdote  della  prima delle 24 classi sacerdotali, un notabile gerosolomitano, coetaneo  del nostro Gesù- ed anche la madre discendente asmonea, che, in un’occasione,  piange il figlio, perfino, come morto – cfr. Giusto di Tiberiade -. E’ chiaro che in tale  stato come scrittore, cerca di  alonarsi,  vestendosi da  filantropo e  benefattore  per amici e parenti: questo capitò dopo il 70 d.C.,  ma la stessa cosa potrebbe essere  stata fatta dagli evangelisti  che narrano molto dopo l’impresa fallita  messianica  del 32-36 d.C., che, comunque, aveva lasciato tracce di un pur breve periodo di Malkuth,  glorioso,  e specie Giovanni  potrebbe  aver stravolto  i fatti, grosso modo narrati da Marco e Matteo, e già mitizzati da Luca, vivendo in tempi apocalittici ed escatologici: Giovanni /lo pseudo Giovanni, più degli altri, visionario, dà una sua visione falsata del Christos, della sua morte  e della sua resurrezione, dei miracoli galilaici come testimonianza della presenza del Messia, ancora vivente, cantato dalla toledoth. Siccome gli sfugge la realtà cruda della guerra,  ricrea  figure, non storiche, di  Gesù e di Pilato e degli altri protagonisti della vicenda!.

Professore,  operando in questo modo, lei mi permette di  pormi domande circa il corpo di Antigono, ma anche circa il sooma di Gesù e il sepolcro vuoto,  in quanto la situazione  autorizza un esame da un’altra angolazione.

Marco, cosa vuoi dire realmente ?

Vorrei sapere da lei, che ha operato e sulla vicenda reale del Christos e sul muthos galilaico della tradizione:

1. se i romani vendettero il corpo di Antigono, maran  giudaico di Gerusalemme, dopo una guerra vinta contro i parthi, perché non  avrebbero potuto fare la stessa operazione col corpo di un altro maran, dopo oltre un settantennio, a seguito della vittoria sui Parthi di Lucio Vitellio,   del  trattato di Zeugma e la successiva morte di Tiberio, con la proclamazione nella città Santa  dell’avvento al trono del neos sebastos  Gaio Germanico Caligola?;

2.  se la prima entrata, solenne, a Gerusalemme di Lucio Vitellio, avvenuta nella Pasqua del 36 d.C.,  determina la crocifissione  di Gesù e  la seconda, ancora più solenne, sempre nel periodo pasquale, del 37 d.C. risulta  proclamazione  di Caligola giovane augusto, sovrano dell’ecumene, simbolo  di una nuova età dell’oro per l’Oriente e l’Occidente, espressione di una pacificazione  tra tutti i popoli e specie  tra ebrei e romani, ora affratellati di fronte all’ evento  dell‘avvento di un divino puer, che autorizza le più rosee speranze per l’universo, come si legge in  Filone,  prefazione a Legatio ad Gaium ( cfr. A.Filipponi,  Legatio ad Gaium,  e.book Narcissus 2011), – non si può pensare che in tale clima di euforia e di gioia universale cessino  le ricerche del corpo di Gesù, trafugato dai romani nel corso del  riposo  del Sabato , estese, poi, anche in Galilea da Pilato -subito  esautorato dal legatus imperiale, trionfatore su Artabano III –   per ordine di quel  Marcello, suo provvisorio sostituto, destinato a  cedere il mandato prefettizio  ad Erode Agrippa favorito di  Gaio Caligola, che lo fa tetrarca prima dell’ Ex tetrarchia di Filippo e poi di quella di Galilea e Perea, tenuta da Erode Antipa, ed infine,  divenuto re, ad opera di Claudio, dell’intera Iudaea, riunificata?- cfr.  Giudaismo romano II E book Narcissus 2012 -.

Marco, alla prima domanda rispondo che è possibile che  i romani abbiano effettivamente sottratto  il corpo di Cristo  e lo abbiano venduto come fecero  con quello di Antigono decenni prima, ritrovato  in un Ossario nel 1971 da archeologi ebraici  in  una nicchia segreta di una  delle due camere costituenti la Grotta detta di Abba;  per la seconda  ti aggiungo che si vive in un momento magico per l’impero romano che festeggia per sette mesi il nuovo giovane re del Mondo,  che, comunque,  passa improvvisamente da una continua festa ad uno stato di  disperazione e  di trepidante attesa,  alla notizia di una malattia mortale che ha colpito il divino puer  e, quindi, rimane per un periodo di circa tre mesi in affanno, in cui si prega, si sacrifica, si fanno voti augurali di ogni genere  per la guarigione del giovane amatissimo/ peroptatissimus figlio di Germanico, ristabilitosi negli ultimi giorni di gennaio del 38 d.C.: Filone parla di un giubilo indescrivibile popolare, incontenibile, in  ogni parte dell’oikoumenh  e greca e barbarica:  Marco, in quel tempo,  Caligola, erede di Tiberio,  è segno di una pacificazione generale  straordinaria nell’impero romano, a seguito della vittoria su Artabano III:  si teme solo l’invidia degli dei/phtonos toon theoon, vista la  irraggiungibile grandezza e potenza di Roma, governata da un solo Signore, di stirpe divina! Che valore poteva avere, in un tale clima  di  rinnovata certezza di pace, grazie all’erede  divino della divina  famiglia giulio-claudia, la ricerca di un sooma di un povero galileo, di un  ribelle maran vinto e crocifisso, venduto dai soldati  a partigiani, desiderosi di seppellirlo degnamente in Galilea?. Specie quando a capo delle due tetrarchie  erodiane  è signore  Giulio Erode Agrippa, un principe gerosolomitano  amico e maestro di Caligola,  che ha nel suo nome  stesso una storia di romanizzato ma ha nel sangue i geni congiunti  della stirpe asmonea in quanto  discendente dalla nonna  Mariamne, figlia di Alessandra di Hyrcano,  e  quelli della stirpe erodia in quando figlio di Aristobulo  – suo  secondogenito e di Erode il grande, destinato a riunire tutto il regno dei propri avi, grazie al debito di riconoscenza dell’imperatore Claudio, fratello di latte!

Dunque, professore, secondo lei, i  soldati romani possono aver venduto il corpo di Gesù  e  rimanere  anche impuniti date le circostanze favorevoli, epocali,  per circa una ventina di mesi, essendo cessate le indagini  sul sooma di Gesù  e sulla sua presunta vita di risorto  in Galilea, sui miracoli della pesca  sulla sua ascesa al cielo e sull’invio degli apostoli a predicare  il khrugma evangelico,  a seguito della  calata dello Spirito Santo!

Allora,  professore,  in una tale situazione è probabile  la nascita della leggenda di Gesù  che, non  essendo morto– era stato curato e salvato da amici  che avevano acquistato il sooma!-. Secondo la medicina attuale Gesù, come crocifisso poteva morire per asfissia perché piegato in avanti,  e rimanendo in tale posizione si sarebbe potuto soffocare, ma ricevuto il colpo di lancia, emise sangue con acqua  e poté avere  una certa respirazione proprio quando era svenuto ed appariva morto, per poi cadere in uno stato di  deliquio comatoso, profondo, tale da non accorgersi neppure di essere  sepolto da mani pietose! Rinvenuto nello tomba, si era risvegliato e i romani, venuti per vendere il corpo lo trovarono svegliato dal torpore del coma  e, pur sbigottiti,  lo consegnarono ai  compatrioti  galilaici,  seguaci, che lo trasportarono in  Galilea  e lo fecero curare da medici!

Marco, sei  molto fantasioso! Hai letto Caritone di Afrodisia, (Il romanzo di Calliroe, a cura di Renata Roncali, testo greco a fronte, Bur 2012)? Vi si legge  che Calliroe. sepolta  perché creduta morta dopo un calcio all’altezza del diaframma – che bloccò il respiro (IV,12) – dato dal  suo fidanzato Cherea,  geloso, si sveglia, quando  alcuni predoni, marinai, sono intenti alla violazione/Tumbooruchia e al saccheggio della tomba/ierosulia : ta de peri Kallirohn allhn elàmbane  paliggenesian kis tinos apheseoos  eggenomenhs, mogis kai kat’oligon anepneusen/ quanto a Calliroe, otteneva la sua rinascita  una seconda volta e come avvenne l’emissione di fiato, che era venuto meno per via del digiuno, a fatica, a poco a poco, riprese a respirare, poi ricominciò a muovere il corpo nelle sue parti ed, aperti gli occhi, ebbe la sensazione  di essersi svegliata da un sonno /aistheesin elambanen egeiromènhs ecs upnou  VIII,1  -!

La tua ricostruzione, Marco,  non ha alcuna base storica  se non la frase di Bios di Flavio che uno dei tre crocifissi di Tekoa  si salvò  e  una bella favola milesia, raccontata da Eumolpo uno dei protagonisti di Satyricon di Petronio, la Matrona di Efeso   cfr. 111-112  ( Satyricon  a cura di Vincenzo Ciaffi.UTET  1967). Non te la ricordi? L’ho narrata molte volte per mostrare  la levitas/leggerezza delle donne,  anche le più pudiche, facili ad innamorarsi e a dimenticare, perfino, i figli,  pur di aver una esperienza fuori casa /peregrina libidine!- Ibidem,111- Te la sintetizzo. Si tratta di una donna  che trascorreva in pianto il tempo e viveva  nel sepolcro stesso,  nella cripta, dove era la salma del marito,  secondo l’uso greco,  vegliandolo e compiangendolo…decisa a morire di fame, avendo  accanto una ancella.   Tutti, senza distinzione di classe riconoscevano che mai si era visto  nella realtà una prova così lampante di amore di pudicizia! -ibidem-Accadde che il governatore della provincia/imperator provinciae  fece crocifiggere dei ladroni secundum illam casulam in quan  recens cadaver matrona deflebat/ vicino all’edicola in cui  la matrona compiangeva il suo uomo.  Un soldato incaricato di sorvegliare le tre croci  affinché  i corpi non fossero asportati,  di notte sentì piangere e si avvicinò al sepolcro e vide la bella donna con la serva,  che aveva un lume.  Stupito per la  divina  bellezza della matrona,   resosi conto della situazione, portò la sua cena alla servetta che, mangiatane un po’, convinse la padrona ad assaggiare  e a bere qualcosa, dopo cinque giorni di digiuno. Il  soldato,  convinta la donna  a mangiare ed a bere, le portava  ogni giorno,  appena poteva, la sua cena! La  matrona cominciò a mangiare e poi  ad accettare anche la corte  del giovane  e belloccio soldato, sollecitata anche dalla serva, tanto che alla fine  il miles,  entrato  nel sepolcro, si accoppiò con lei. Avvenne, però, che le assenze del  soldato furono  notate dai parenti dei crocifissi che  rubarono un  corpo.   Il soldato, appena si accorse di ciò, temendo  la punizione del governatore, sguainò la spada per uccidersi, ma fu frenato dalla donna che non meno pietosa che pudica / non minus misericors quam pudica ebbe a dire: Dio non voglia che dei due uomini  più cari, che ho avuto,  io assista  ad un tempo a due funerali! preferisco appendere un morto che uccidere un vivo! malo mortuum impendere quam vivum occidere.

Petronio fa chiudere il racconto ad Eumolpo così:  il giorno dopo, il popolo era lì a chiedersi,  stupito, come il morto fosse salito in croce/posteroque die  populus miratus est qua ratione mortuus isset in crucem! -ibidem 112,8-.

Professore, ora mi ricordo!  Comunque  vorrei conoscere i particolari del ritrovamento dell’Ossario della grotta di Abba, certamente più interessante della fabula milesia,  dato il valore di un ritrovamento archeologico.

Non è cosi?!

Come no!. Non si tratta, mica, di una fabula , raccontata in un romanzo antico, ma di un fatto vero.

Bene.  Professore, io ascolto.

Marco, io so che al Museo  nazionale di Gerusalemme c’è esposto un  reperto del 1968,  un chiodo ficcato su un piede di un crocifisso del I secolo d.C.  di un tale Yohanan ben Hagdol, trovato non lontano dalla Grotta di Abba, nello stesso quartiere di Givat Hamivtar,  che  ha un’iscrizione  aramaica  del  primo secolo a.C. ll ritrovamento della grotta  è del 1971 nel corso di scavi per le fondazioni di una casa civile ,  ed essa, oltre ad un  Ossario molto ben decorato, ha una iscrizione in lingua aramaica, in cui si legge : Sono  figlio del sacerdote Eleazar, Abba, l’oppresso,  nato a Gerusalemme ed esiliato a Babilonia, quello che  ha riportato Mattatiah,  figlio di Giuda   e che lo ha sepolto, nella  grotta che ho acquistato. 

Professore, si parla di Antigono Mattatiah  figlio di Aristobulo II?

E’probabile, ma non è certo. Comunque, l’Ossario, in calcare, era sotterrato,  nascosto  in una nicchia, sotto terra, e potrebbe essere di un personaggio di grande rilievo. Le ossa,  inoltre,  sono compatibili con l’epoca della morte di Antigono, la cui identificazione resta enigmatica, nonostante l’iscrizione.  Infine l’attribuzione  ad Abba/Baba  è tutta da studiare e ,allo stato attuale,  non si hanno reali indicazioni circa l’assimilazione.

Professore, dopo il ritrovamento, ci saranno stati studiosi  che hanno cercato di risolvere l’enigma?

Certo.  Marco!

Nel 2013, Yoel  Elitzur, storico della  Hebrew  University   considera  Abba un sostenitore  degli asmonei, esiliato da   Erode, che,  al ritorno dall’esilio,  essendo di passaggio ad Antiochia,  forse richiamato in patria insieme ad  Hyrcano, (cfr.  Erode Basileus), ebbe la possibilità di riportare a Gerusalemme i resti  del re asmoneo, in forma non pubblica, ma segreta e  nasconderli sotto il pavimento di una delle due camere della  Grotta, da lui acquistata, lasciata in eredità  ai suoi figli,  come un bene da conservare lontano dagli sguardi altrui!.  Anche Israel Hershkovitz, antropologo dell’Università di Tel Aviv, rileva che nell’Ossario di Antigono c’è un chiodo  in una mano  che fa pensare ad una tortura e ad una crocifissione, prima della decapitazione.

Professore, quindi gli ebrei si sono impegnati a comprendere la figura di Abba e a ricercare il sooma di Antigono!

Marco, ti aggiungo che anche  l’archeologo James Tabor si dice che sia  interessato alla Grotta di Antigono,  ma, finora, non ha  pubblicato  niente  in merito.

Professore,  gli ebrei dovrebbero essere interessati più dei cristiani all’enigma della morte di Antigono  e alla scomparsa del corpo anche per le molte somiglianze con la passione e morte del Christos!  Essi potrebbero,  dati i mezzi a disposizione,  arrivare a  scoprire qualcosa circa il sepolcro vuoto del Messia,  circa il sooma  di un uomo, non certamente risuscitato e tanto meno salito al cielo, alla destra di Dio Padre!

Marco, non mi sembri più Marco!  Col venire  dietro di me, col seguire la ricerca  di un laico, stai guardando il cristianesimo da un’altra angolazione e …stai perdendo …la fede!

 

 

 

Marco, 16,9-20

Solo l’epilogo del vangelo di Marco è spurio?

 

Ho già detto che il Vangelo di Marco è un’accozzaglia di dati interpolati,  in cui la prima parte, fino a 9,  compreso,  è tipicamente ellenistica  (della Scuola di Alessandria ) e la seconda parte è sotto l’influenza dei logia originali di Matthaios aramaico, fino alla sepoltura di Gesù.
Il 16, compreso 1-8, (ll ritrovamento del sepolcro vuoto)  è spurio….

Professore, per lei le tre donne, secondo Marco  (Maria di Magdala, Maria  di Giacomo e Salome) definite solo di nome,  identificabili comunque come  la “donna” di Gesù, la zia- moglie di Cleofa – e la madre di Giacomo maggiore  e di Giovanni, che vanno ad imbalsamare il cadavere del defunto,  al levare del sole,  portando il necessario per il rito, incerte sul come aprire  il sepolto, data la grandezza del masso, ruotante, posto all’imboccatura e sul  probabile non accesso a causa del decreto prefettizio  circa la custodia del cadavere, operano di testa loro,  all’insaputa degli uomini?!.

Marco, non si può dire, ma, sembra un’iniziativa tutta femminile, presa all’alba, del giorno del Signore  (per noi, Domenica)  per loro, invece, il giorno dopo il sabato, appena si è  liberi dai vincoli prescrittivi  di legge: lo stato d’animo  delle donne – di una donna per Giovanni, La Maddalena-,  diverso da quello degli uomini, storditi dalla mazzata della morte del Christos/Messia,  è quello irrazionalistico di terminare il loro ufficio pietoso, senza considerare i sigilli  del governatore  e la presenza dei milites -cfr Giovanni 17.28-42-.

Lo pseudo Marco  sorprende col problema delle donne di aprire il sepolcro:   gli uomini conoscono dal Venerdì  che il sepolcromnhmeion– di Gesù è sorvegliato,   avendone parlato per tutto il sabato  nel  Cenacolo, consapevoli dell’ avvicendarsi dei soldati alla tomba di Giuseppe di Arimatea, secondo  quanto ordinato da Pilato e sanno bene dell’impossibilità di completare l’imbalsamazione.

Marco,  per spiegarti, ti dico che  essendo giorno di preparazione – epei paraskeuh hn Giovanni 19.31 – l’imbalsamazione giudaica diversa da quella egizia ,  non  fu ultimata, anche se il corpo fu  profumato, alla meglio,  con balsami.

Allora è vero il dato di  Nicodemo  che  porta una mistura di aloe e di mirra di  circa cento libbre  -ibidem 39- ? ed anche quello di una sepoltura provvisoria con  bende al corpo del  crocifisso deposto e messo frettolosamente  nella tomba  di Giuseppe di Arimatea , nel khpos/giardino ? L’azione  è fatta sotto lo sguardo del corpo di guardia dei soldati di Pilato, dunque!.

Certo, Marco, non c’è il tempo di fare ulteriori azioni di purificazione: le regole del sabato impongono il riposo, dal tramonto del sole del venerdì pomeriggio!

Noi così vediamo la sepoltura di Gesù,  a seguito della  sua morte in  croce e alla  deposizione del corpo, sua fasciatura e profumatura,  dopo il permesso accordato  ai discepoli dal governatore  Pilato  che ha fatto l’accertamento di morte con la lancia!.
Noi per il Bios di Gesù e il suo Malkuth ha shemayim abbiamo letto a lungo e in varie fasi della nostra vita, la parte  del Vangelo – 15 – di Marco, primo vescovo di Alessandria secondo Eusebio, che lo ritiene falsamente fondatore dei Terapeuti, attestati nella città dal 180 circa a.C.. fino all’ epoca di  Sinesio, fino cioè al 415 d.C.in epoca teodosiana…
Sui problemi della prima parte  e del 15 abbiamo fatto molti interventi tecnici al fini di ritrovare non solo la funzione didascalica del didaskaleion alessandrino, ma anche il modo di procedere di Clemente nel  Pedagogos,  grazie al lavoro fatto su Stromateis  e sul commento del I libro ….

Quindi,  professore,  Marco (16,1-8)  che parla di tre donne che, di  buon mattino, vanno al sepolcro   è scrittore non di prima mano dei fatti,  ma uomo di epoca,  successiva di molto, in quanto sembra non conoscere che la tomba sigillata sia  sotto la custodia dei milites  per ordine del governatore:  l’autore marca solo  la preoccupazione delle  donne di  spostare il masso rotondo, che chiude il sepolcro.

L’ evangelista sa che per le donne è un viaggio inutile se non trovano chi fa rotolare apokulisei il masso dall’ ingresso del sopolcro! eppure le donne per lo pseudo Marco vanno, perché sanno  già che il sepolcro è aperto. La Maddalena, che per Giovanni è già andata e non ha detto niente a nessuno  per lo sbigottimento,  ora torna  con le altre al sepolcro- che invece  pensano a come togliere il masso-.

Quindi, all’epoca. già ci sono due versioni dei fatti: una della sola Maddalena che ha fatto la scoperta, l’altra delle tre donne che fanno la scoperta del sepolcro violato!

Comunque, secondo l’evangelista  le donne sono andate al sepolcro e  anablhpsai theorousin/ guardano e constatano  che la pietra è rotolata  via e ne rilevano la eccessiva grandezza/hn gar megas sphodra –  era infatti  molto grande.

Quindi per lei si tratta di una violazione del sepolcro, non di resurrezione/anastasis toon nekroon( o egersis), per come oggi lo intendiamo noi ?  Un uomo che, accertato come morto, si alza dal sepolcro e  vive  di nuovo, avendo spirito vitale, riprende a vivere con ritmi normali  ed appare vivo ad altri!

L’evangelista Marco dice  quel che dice e scrive quel che scrive   secondo la tradizione evangelica cristiana del Regno di Dio:  le donne,  non essendoci nessuno  ostacolo, entrano nel  sepolcro/ eiselthusai eis mnhmeion e vedono /eidon  un giovinetto neaniskon un ragazzo non ancora adolescente  meirakion (in Giovanni,20.12 sono due  aggelous),  che siede a destra, vestito di veste bianca ed hanno timore e sono  stupite.

Amico  mio, io sono sorpreso dalla  varietà  dell’uso dei termini che indicano  l’atto reale  di  vedere (anablepoo/ sollevo gli occhi e guardo fisso;   theooreoo/ scorgo e contemplo oraoo/ miro ) e dal loro attonito stupore con timore espresso da  ekethambeetheesan.

Ancora di più sono sorpreso dalle  parole del giovane: mh ekthambeiste/non  state stupite ed impauritevoi cercate Gesù  il Nazzareno il crocifisso!.

I due enunciati  semplici, coordinati, mandano due messaggi che mostrano il risveglio di uno e la sua non presenza nel luogo  mediante una prima enunciazione  affermativa con   hgerthe  -da egeiroo/ sveglio desto– aoristo passivo  che  vale fu risvegliato,  da sempre tradotto è risorto,  che sottende il fatto della non presenza subito poi marcata ; e una seconda, negativa, con  cui si nega che sia lì /ouk estin oode, il corpo  che lì era stato deposto, indicato ad una persona, ide o topos opou  ethhkan auton / vedi il luogo dove era stato posto!.

Segue un enunciato iussivo per altre donne:  upagate  eipate oti mathetais  autou  kai toi Petroioi,  che introduce una proposizione dichiarativa  oti proagei umas  eis thn Galilaian/ che (lui, quello che si è svegliato e non è lì)  vi precede in Galilea!. Professore   il testo marcino sottende, dunque,  che la persona non presente più  nel sepolcro, come corpo,  è altrove, in Galilea a distanza  di oltre 100 chilometri?! una cosa che succede varie volte nella vita di Apollonio di Tiana secondo Filostrato, come  lei ha molte volte mostrato  – scompare a Roma e riappare a Pozzuoli dopo giorni o si eclissa da una parte per ricomparire in altre zone e alla fine della vita scompare  e neanche si ritrova più  il suo corpo! -cfr. Apollonio di Tiana e Gesù di Nazareth –

Il riferimento ai discepoli e a Pietro, loro  capo, col pronome personale  voi, in poliptoto umas e umin, da parte del neaniskos- divenuto nella tradizione cristiana,  aggelos-  sottende già una gerarchia accettata  quando all’epoca  si sa del primato di Giacomo/ Jakobos, fratello del Signore/kurios, e dei successori gerosolomitani fino alla galuth adrianea !  Perciò, amico mio, comprendi che  nel testo marcino in esame si tratta di  un convegno, già prestabilito prima della morte,  per cui il neaniskos testimonia il ricordo, infatti afferma che  Gesù il risorto/risvegliato-  colui, che si è  alzato  dai morti – attende in Galilea, là lo vedrete, come vi ha detto.

L’uso del futuro  per la visione e dell’aoristo  per il  ricordo fissato  esprime il fatto reale dell’accadimento dell’incontro presenziale in Galilea, inizio e fine del movimento messianico, luogo, però, di diffusione  del Keerugma  evangelico della morte e resurrezione del Maestro,  uomo dio, figlio di Dio!

La conclusione dello pseudo Marco  alle donne impaurite e sbigottite,  evidenzia la volontà di andare via (ecselthein) e di fuggire (phugein )e di non dire niente a nessuno (oudeni ouden eipein). L’evangelista mostra lo spavento  delle donne con ephobounto gar( infatti esse erano spaventate).

Professore,  lei ha parlato spesso della conclusione di Marco con gar e non è qui il caso di ripetere !.Comunque,  ho compreso che   le donne, dopo la fuga, restano chiuse nel silenzio,  essendo piene di tromos kai ekstasis/timore e spavento.

Marco, sono contento che sono riuscito a spiegare l’inizio del 16, il cui epilogo  è sicuramente di altra età! Infatti il Vangelo marcino si chiude con gar :   non esiste né nel codice Vaticanus né in quello Sinaiticus l’epilogo grande ( e nemmeno quello piccolo): non può essere un caso che ambedue li omettano…

Questa aggiunta /parathhkh deve essere probabilmente del periodo di Basilide  ed è di fonte alessandrina perché fu immesso come parte finale del Vangelo (codici copti, greci, etiopici ed armeni)  anche perché la testimonianza su Gesù  (Flavio, Ant. Giud. XVIII,64) è dello stesso linguaggio, diversissimo da quello precedente.
In risposta a Basilide probabilmente  il presbitero Aristione aggiunse la conclusione di Marco,  già conosciuta da Giustino, da  Taziano e da Ireneo, un’altra versione della sepoltura e della resurrezione!.
Tutti questi ormai la consideravano come parte integrante del vangelo di Marco, compreso 16, 1-8…
Sembra che tutto il 16 sia di questa epoca e non solo quella parte del Keerugma (come anche l’incipit  evangelico senza figlio di Dio) …
Infatti Flavio dice: ephanh gar autois trithn ekhoon  hmeran palin Zoon, toon theioon prophhtoon tauta te kai muria thaumasia  peri autou eirhkotoon /dicono  infatti che a loro apparve  di nuovo vivente, avendo i profeti di Dio preannunciato queste ed altre innumerevoli cose divine, meravigliose,  su di lui.
Lo pseudo Marco  scrive -16,14-  : usteron anakeimenois autois tois endeka ephanhroothh /Poi apparve agli undici, mentre stavano a cena.
Non inganni il diverso verbo in quanto il significato è eguale: aoristo passivo di phainoo con l’aggiunta di palin zoon corrisponde  a phaneroo  appaio (quindi apparve) che all’aoristo passivo debole vale si mostrò (si fece noto;  si fece vedere vivo, si manifestò)…
Solo la chiesa cattolica considera questa porzione sacra e  ispirata dallo Spirito Santo  ma  le altre chiese, specie i protestanti sono dell’avviso di ometterla….
La seconda parte quella del malkuth  ha shemaim , cioé della parte che si riferisce all’azione del Mashiah  è da vedere come uno sviluppo del Matthaios aramaico: non per nulla solo in Marco si trovano 2 volte rabbi (10,51; 14,45) ed una sola volta anche se viene, varie volte, usato al nominativo,   O didascalos, oppure il vocativo didaskale (10.17,35, 12.13,19; 13,1), oppure  en thi didachhi (8.11,18.9) e molte volte il verbo didaskoo.
In effetti, però, neanche qui è realmente presente il termine rabbi/ rabbouni ma si rileva che  il suo uso deriva non tanto dalla  funzione di Gesù quanto dal suo potere nell’esorcismo e nel fare miracoli/ paradocsa: l’exousia gli deriva dalle opere non dalle parole: Lui non è un rabbi ma un facitore di opere paradossali….(cfr. 11,27 e ss.)!
Tutta questa parte deve essere datata  con una certa sicurezza dopo il trionfo di Tito e di Vespasiano;  tutto il capitolo 13, se letto attentamente indica che l’autore conosce i fatti.

La predizione non rimarrà pietra su pietra, si leverà nazione contro nazione, regno contro regno, l’abominio della desolazione/ to bdelugma ths erhmooseoos, e specie gregoreite!- verbo del vigilare nelle forme  di blepein  vedere  e agrupnein  essere desto – sono tipici della Apocalisse, come il vegliate ( 13.33-37), comune a Matteo (24.42, 25.13-15) e a Luca (19,12).

Professore, dunque, il testo marcino greco (14 e 15 ) narrante  l’arresto, i due processi,  la passione, la morte e  sepoltura  non è spurio, ma pars di un testo aramaico conservante la storia di un martire  nazionale, che, però,  professa il suo credo in koiné  –  il suo credo-12,29  Akoue Israel,kurios o theos hemoon kurios eis estin/ascolta, Israel, il signore nostro è l’unico signore!

Marco, per noi questo significa che dopo la  repressione adrianea, in Alessandria, si crea il mito di Gesù cristiano sulla base del  pensiero  già esistente di Filone e di Paolo di Tarso oggetto di studio nei  didaskaleia alessandrini  in contrasto forse con la cultura neoplatonica di Ammonio Sacca e  degli gnostici (cfr. Chritospooiia e theopooiia) .

La fabbrica di Christos e di Theos potrebbe iniziare con l’evangelizzazione  secondo Marco che mostra la venuta del Figlio dell’uomo e la similitudine del  fico connessa con Matteo (24.29-36 )e con  Luca (21.25-33), da lei espressa in altra  sede?

Marco,  altrove ho parlato del sepolcro vuoto trovato dalla Maddalena,  da cui Gesù aveva cacciato sette demoni (Marco,16,9 )-a cui  appare la prima volta  e poi agli altri a cui indica la Galilea come ultimo punto di incontro, là dove il risorto    prima di ascendere al cielo e di sedersi  alla destra di Dio padre,   dà agli apostoli la missione del Keerugma.

Lo pseudo Marco chiude, infatti, una prima volta ( 16, 9-20)  con una chiusura piuttosto lunga il suo vangelo,   indicando, oltre al rimprovero del maestro per l’incredulità e durezza di cuore dei discepoli,  i segni  della necessità del loro andare  come inviati nel mondo a tutte le creature,  a  propagandare di averlo visto  vivo e risuscitato in quanto datore in futuro  di  salvezza/sooteria  – secondo già una collaudata e schematizzata precettistica!-: chi crederà  e sarà battezzato sarà salvo /pisteusas kai batptisteis , soothhsetai, ma chi non crederà sarà condannato /o de apisthsas  katakrithhseta ! Professore quali sono i segni?

Per lo pseudo Marco i seemeia per i credenti sono quelli noti paolini: nel mio nome  cacceranno  i demoni, parleranno nuove lingue,  prenderanno i serpenti,  e se berranno qualcosa di mortifero  non recherà loro alcun danno, imporranno le mani ai malati guariranno/ en tooi onomati mou daimonia  ekbalousin, glossais laleesousin kainais, opheis arousin, kan thanasimon  ti  pioosin  ou mh  autous  blapshi, epi arroostous kheiras epithhsousin  kai kaloos eksousin.  

Professore,  è una precettistica tipica del II secolo come quella di oikodomhsoo/  fonderò  ed è, ora,  comune all’ecclesia di Efeso e di Alessandria!

 Marco,  questo è  il racconto epilogo  del testo marcino lungo,   che  chiude   con gli apostoli che partono e predicano dappertutto,  mentre il Signore opera con loro  confermando  la parola coi prodigi di accompagnamento/tou logou bebaiountos  dia toon epakolouthountoon shmaioon!  

Qual è l’epilogo breve

E’ un testo di quattro righe più amhn. Esso sottende  che  le donne  -ma potrebbero essere anche  indefiniti altri! –  annunciarono in modo abbreviato  tutte le cose riferite a Pietro e a quelli intorno a lui al fine di riconoscere col primato petrino romano l’ apostolicità delle altre sedi -. cfr. II mito di Pietro

Marco, suntomoos  rimanda al compendio e quindi fa pensare ad epitomatori  greci del  II secolo  che scrivono  per uso didascalico  ed anche ad Eutropio scrittore latino del IV secolo  autore di un Breviarium  sotto l’imperatore Valente,  e può sottendere l’idea di una chiesa romana, all’epoca ancora sotto Antiochia, sede primaria con quella di Alessandria,  mentre sta sorgendo quella di  Costantinopoli, in relazione all’invito diretto da parte di Gesù stesso a predicare da oriente  fino ad occidente to ieron kai aphtharton keerugma ths aiooniou sooterias/il santo ed incorruttibile  annuncio della salvezza eterna.

Professore, lei in altri tempi, marcando l‘annuncio  santo ed incorruttibile della salvezza eterna  ha operato alla definizione della  parola finale aramaica di amhn. Vuole aggiungere qualcosa

Marco,  Serve a qualcosa? Serve a  qualcuno? In Italia?   Non serve, amico mio! Nessuno legge, tutti parlano  anche gli scienziati! I  virologi fanno impazzire il povero Mario Draghi, ben intenzionato a razionalizzare, mediante la digitalizzazione  il sistema e a creare nuove strutture  per svecchiare l’apparato  burocratico, civile,  amministrativo e giudiziario italiano, a cambiare il metodo stesso politico … servendosi di franchezza comunicativa !  Cosa posso fare io, povero  vecchietto! Posso solo consigliare la lettura di La  lunga lunghissima storia di amen!.

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Di un ordine femminile soppresso nel 1572

Di un ordine femminile soppresso nel 1572

Il presente articolo è un vecchio lavoro di traduzione, fatto dopo una ricerca di archivio.

Lo propongo così come l’ho tradotto negli anni settanta!

Ho ricopiato quanto ho trovato in un quaderno scritto,  a matita, e dopo molte incertezze,  lo pubblico perché lo considero, comunque, non degno del mio impegno storico attuale e nemmeno del mio consueto stile: non vorrei apparire  simile ad uno scrittore del II cinquecento ancor incerto tra delectare docere, del subito dopo l’evento controriformistico, nel clima  di guerra cristiano-musulmano!.  

Ho lasciato alcune frasi, forti, anche pornografiche, allora usuali che mi sembravano  inizialmente troppo piccanti, inutili ai fini della vicenda, ma poi  sono state considerate necessarie  per evidenziare la corruzione del clero perfino  in epoca tridentina  e per denunciare un fatto, condannato,  all’epoca, dal Pontefice stesso, che  sopprime l’Ordine di clausura nell’ascolano.

Ecco la traduzione

Nell’anno del Signore, MDLXXII (1572),  in una località imprecisata- testo abraso – del Piceno ( Ripatransone?) fu soppresso un ordine di monache di clausura, per ordine del papa Pio V.

Questo è l’incipit di un relazione  scritta da un prelato per la curia papale come atto di accusa in cui si rivela  quanto accaduto   e sono precisati i luoghi  e i nomina dei protagonisti.

Era accaduto che  un sacerdote di  Offida, avendo preso tra le vedove una suora,  incinta di 8 mesi, l’avesse fatto partorire, grazie al suo personale impegno, e l’aveva sistemata  nella canonica, provvisoriamente, dopo la Nascita di un bel bambino.

Il relatore,   dopo indagine,  riporta i fatti, indulgendo ad una descrizione minuziosa di come si verificano, facendo partecipare anche chi deve giudicare!,

Infatti scrive: Il sacerdote venne a sapere che il bimbo  era frutto di un rapporto della suora, tale  Domenica Pupilli di Grottazzolina e del suo Confessore, un trentenne frate francescano,  tale Padre Gesualdo Guglielmi.

Questi, dopo la morte del precedente padre confessore, era diventato l’amante della madre badessa, di nome ignota, che era già stata la donna del vecchio precedente confessore, che viveva nel paese, in cui era il monastero.

Padre Gesualdo era uomo, scuro di carnagione, un mulatto, aitante e piacente,  che, scaltramente cercava di entrare nelle grazie della madre badessa, anch’ essa donna bella, trentanovenne,  incapace di controllare la  propria sessualità, dopo la tresca col defunto frate.

Aveva, perciò, dopo qualche mese, confessato al nuovo confessore la sua relazione  con una consorella, giovanissima,  e chiedeva l’assoluzione per il  suo rapporto omosessuale.

La relazione  è in più punti abrasa , ma  invia un preciso messaggio: Il confessore gliela negava recisamente, dicendo che lui, da uomo, non capiva nemmeno quello, di cui  la donna parlava, e che aveva bisogno di prove concrete per poter dare la giusta penitenza.

Passarono giorni prima di convenire per un incontro nella cameretta della Madre badessa, in cui si tenevano i convegni  tra  le due suore, che si univano  in amplessi omosessuali, proibiti.

Il frate ebbe la possibilità di stare in una camera accanto. semiaperta,  e di vedere le effusioni amorose delle due suore che, nude,  si  mostravano frenetiche nella ricerca del piacere: pur sapendo di essere spiate, sembravano ancora di più eccitate, come per provocare un maschio!.

Padre Gesualdo  osservò tutto e, nonostante l’eccitazione provata, si contenne, richiuse lentamente la porta ed uscì, mentre le due ancora erano impegnate nella loro focosa relazione amorosa.

Ci sono parti abrase ma  il senso è chiaro:

La confessione del peccato ora ebbe  l’assoluzione con  penitenza e con le dovute preghiere di rito: il frate disse che lui personalmente diventava strumento punitivo di Dio, che voleva la purificazione dei corpicon dolore!.

Perciò lui, sebbene indegno,  doveva  punire la lussuria  prima della badessa poi della consorella, facendo un’operazione dolorosa, mediante la penetrazione del suo membro, posto in podice /nell’ano  delle due penitenti, che così scontavano la pena di peccare contro natura.

Padre Gesualdo mostrò loro la necessità di tornare ad essere le spose illibate, le agapete di Cristo!

Ordinò loro, nel frattempo, di portare un cilicio adatto,  che lui stesso  dispose sui loro due corpi, nudi, dopo averli toccati minuziosamente  in ogni parte, anche in quelle intime.

Fu un’operazione lunga, separata: prima la giovane, che ebbe anche una minuziosa esplorazione vaginale, seguita da un cunnilungus che fece quasi svenire la virgo/vergine  per il piacere; poi, la badessa, spogliata con le proprie mani, accarezzata perfino sui  corti capelli, fatta piegare inizialmente, in modo che la donna  mettesse le mani aperte tra le sue  gambe, all’indietro,  per poi lentamente rialzarla  e  tirarla  verso di sé,  così da comprimere i seni turgidi contro il proprio petto maschile, in un abbraccio vigoroso.

La terza  cartella  molto corrotta, comunque, porta scritto :

Il frate, qualche giorno dopo, a notte fonda,  entrava nella camera dove erano le due donne,  nude e  pronte, col culo all’insù.

Nel massimo silenzio  Padre Gesualdo fece la doppia operazione penetrativa, essendo l’una  accanto all’altra, mettendo in un tempo di attesa l’una, mentre  faceva  godere l’altra, dosando le proprie forze, frenando il suo istinto,  consapevole di essere uno strumento della collera di Dio.

Mentre l’una godeva, l’altra pregava dicendo Ave Maria e Kyrie eleison, e il frate chiudeva  con Amen, Gloria in excelsis Deo.

Il frate si accorse che la madre badessa nella tensione afferrava le sue mani e se le metteva sul davanti,  sul clitoride, in modo da  avere anche lei  una continua eiaculazione,  tanto da  torcersi per il piacere,  favorendo la penetrazione, essendo già abituata a quel tipo di perforazione; la giovane  sorella, invece, provava dolore e stava rattrappita, muta,  e neanche osava emettere un lamento per la paura e subiva la pena, pregando Dio,  dicendo  anche Pater noster, sperando che l’uomo  si soddisfacesse il più presto possibile.

La madre badessa in confessione confidò al frate che la penitenza di padre Romualdo, il vecchio confessore,  era diversa: consisteva in fellatio,  punitiva, contraria alla pratica del sesso innaturale, che era, comunque, cosa gradita a lei e all’uomo,  anziano, che astutamente  così si preparava ad avere turgido e duro il cannoncino per la penetrazione.

Il Frate, allora, fece  allestire una stanza per la penitenza  in un angolo del convento, lontano dai possibili sguardi di estranei dove la madre badessa poteva punire le suore per i peccati secondo le esigenze  e le modalità precedenti, adottate saggiamente dal  vecchio confessore.

Padre Gesualdo volle mettere, perciò, alla prova quanto diceva la madre badessa e si presentò  una sera, verso la prima hora della seconda vigilia nella sua stanza, non in quella delle penitenze.

La donna era già nuda ed aveva preparato una  sedia episcopale,  alta  su cui fece sedere il frate, che, già eccitato, mostrava il suo pene  dritto, grosso.

Lei si  inginocchio ai suoi piedi e con le mani  agitò un po’ e scapocchiò l’uccello, e lo baciava sul glande  e sulla corona, proprio  là sotto, dove c’è l’innesto con l’asta del pene,  che subito diventò rossa e si dilatò ancora di più.

Con abilità la donna schioccava la lingua, facendola  girare intorno al membro maschile e poi, con la mano s’infilava quanto più poteva tutto l’organo maschile  dentro la bocca, dando   gioia immensa al frate, che chiudeva gli occhi e sembrava muggire.

La monaca, allora, capita la situazione,  di scatto  si tirava  indietro, con la bocca,  e saltava con un balzo sopra le gambe dell’uomo  e si ficcava dentro  la sua vulva,  aperta, il pene, agitandosi, e muovendosi, comprimendo il petto,  baciando freneticamente,  in faccia, l’uomo, che ora le  si avvinghiava.

Il frate non ebbe neanche il tempo di  controllarsi  e frenare quella furia  di donna e si sentì esplodere per il piacere e, con forza, alzò la badessa  avvinghiata,  si separò dall’amplesso e la spostò al suo fianco, mentre due schizzi di sperma colpirono la parete del muro di fronte.

Basta disse il Frate e  si ricompose, timoroso che qualche goccia dello sperma fosse rimasto dentro la vulva della donna, avendo visto gocciolante il suo membro.

Il relatore ora aggiunge notizia circa l’identità del  frate: Chi era padre Gesualdo?

Il frate era nato da un relazione tra una  certa Porzia ed  Alessandro il Moro, duca di Firenze, figlio naturale, a sua volta, di Papa Clemente VII, morto nel 1534, dopo undici anni di pontificato, frutto di un rapporto   tra il cardinale Medici e una mulatta amerindia.

Padre Gesualdo,  il cui nome  era Giulio, adottato da una famiglia picena, aveva fatto rapida carriera  tra i francescani.

Da piccolo aveva saputo il 6 gennaio 1537 della morte di suo padre Alessandro, in un postribolo,  ed aveva conosciuto perfino l’uccisore  Lorenzino dei Medici e lo stesso Cosimo I dei Medici, successore del padre nel ducato fiorentino…che lo tennero in convento,  anche se sapevano  che  lui era l’erede del ramo principale  legittimo mediceo, imparentato con l’imperatore Carlo V,  pagando somme di denaro…all’abate.

Seguono i timori della coppia, ben descritti dal relatore…

Il frate temeva, perciò,  che la sua passionalità  potesse   rovinare la sua carriera ecclesiastica  ora che vigevano i canoni di Papa Paolo IV che, a Trento, aveva fatto giurare la nuova fides catholika, nel 1563.

Il frate sapeva che le regole della controriforma erano rigide, specie in materia morale, sessuale, e che già erano applicate in ogni convento, dove erano escluse le donne!

C’erano in convento  solo le icone della Madonna con bambino!

Padre Gesualdo, anche se pregava la madre di Dio, comunque,  ora era divenuto un oggetto nelle mani della badessa, che sapeva come punire non solo le sue suore, ma anche il confessore, ormai  dominato dalla  lussuria della donna, che, nella stanza della penitenza, aveva allestito una camera di supplizio, con  vari tipi di cilicio e di cazzi di legno di varie dimensioni, per le suore che non obbedivano.

Il frate, comunque, divenne, col consenso della badessa, lo stallone di 15  cavalle, consorelle, il montone di tutto il gregge del signore.

Qualche mese dopo, però, ci fu l’incidente di sorella Domenica la sedicenne  rimasta incinta: decisero insieme, lui e la badessa dopo lunghe discussioni, tra abbracci ed accuse reciproche, di cacciarla dal convento, come difesa del buon nome delle religiose ag(ostiniane?)…

Prima della decisione sofferta, la madre badessa e il padre confessore furono presi dal panico: si vedevano additati al pubblico disprezzo, disonorati; vedevano la loro carriera finita e sentivano l‘anathema episcopale con la condanna ad essere murati vivi, separatamente!.

Piangevano da soli ed insieme: neanche si guardavano.

In tale stato di animo, esagitato,  i due, dopo infiniti incontri  segreti, senza sesso,  decisero, prima, di  segregare  la consorella, poi  di rinviare a casa la giovane ed infine  di uccidere il figlio, alla nascita, dando denaro alla donna  perché non dicesse mai l’infamante verità.

Il relatore nella quarta  carthula  descrive la fortuna di essere quaresimalista  e dice:

per fortuna, il frate confessore era stato chiamato ad Offida, un paese poco lontano,  come quaresimalista,  da un sacerdote secolare, riformato.

Le prediche (erano)…molto seguite dai populares offidani, condizionati dalle scene infernali,  evocate  dalle orribili visioni apocalittiche del frate: la sua retorica era altissima  e il tono di voce, roboante,  chiudeva il discorso ora pacatamente come lo sciabordare dell’onda marina sulla spiaggia, ora, invece, come un fiume in piena, attirando l’uditorio,  che stava a bocca aperta ad ascoltare il francescano nella chiesa di S Maria!.

ll prete e il frate divennero amici, facendo cena insieme e bevendo vino: si raccontavano la loro vita e il loro essere sacerdoti e cominciarono a  confidarsi.

Il frate in confessione disse il suo peccato e il prete inorridì inizialmente, ma ancora di più fu sorpreso, quando sentì che si voleva compiere un infanticidio.

Perciò, assennatamente, prima di licenziarlo e pagarlo per la belle prediche  sulla Quaresima,  il prete  fece la sua proposta  di ridurre allo stato secolare la suora e di affidare a lui il bambino appena nato  da allattare dalla stessa madre, nella sua casa  parrocchiale.

Il frate abbracciò il prete per la soluzione del suo problema,  lo ringraziò, diede denaro per far crescere il figlio (Domenico), con la promessa di mandare madre e bambino presso di lui prima possibile.

L’ultima pagina  tratta dell’inimicizia sorta tra i due ministri di Dio.

Qualche anno dopo il frate e il prete, non più amici  a causa di un litigio per un terreno, regalato da un nobile benefattore alle monache, anche se era stato  promesso al sacerdote,  divenuto parroco di una pievania vicina, si …erano scontrati in un pubblico giudizio.

Il prete, avido, decise di vendicarsi e di  denunciare il fatto della nascita del piccolo mulatto al Vescovo e di portare come prova la giovane ex suora  vivente ora nella parrocchia con Domenico ed altri suoi figli, nati da rapporti con altri uomini.

Seguì un sommario processo canonico e alla fine ci fu la soppressione delle suore di clausura, poco dopo la battaglia di Lepanto il 1 ottobre del 1571.

Il vescovo della diocesi aveva informato del fatto il cardinale Felice Peretti da Montalto ( futuro Sisto V) e questi, uomo ligio al dovere  controriformistico, fece regolare denuncia.

La relazione si chiude con la condanna di papa Pio V e la successiva punizione del frate.

Esaminate le carte e fatto il processo, canonico,  Pio V, decisa la  chiusura dell’ ordine, si occupò  del trasferimento del frate in altra sede, in una diocesi romana: fece tutto con diplomazia, non potendo correre il rischio di contrasti col duca di Firenze e col re di Spagna!

Non si poteva  pubblicare tutta la storia della nascita  illegittima di Alessandro il Moro, della sua vita  di libertino gaudente, delle sue numerose amanti, e neanche della sua morte: si decise il silendi strategema;  tacendo, il silenzio, col tempo, copre ogni cosa!

La  vicenda del confessore,  dato il suo nome e considerata la sua abilità retorica, doveva essere oscurata, nascosta: il suo nome rimase anonimo!

La chiesa non avrebbe avuto macchie! Il buon nome del clero doveva essere salvaguardato!

Il frate, comunque,  venne  tenuto recluso e,  per un  periodo, breve, di penitenza e di astinenza,  fece esercizi  gesuitici!

Finita la reclusione, il frate, con un’anima rinnovata,  con lo spirito  da neofita, tornò tra i confratelli e poco dopo ebbe la nomina  a Nunzio Vicario  nelle Americhe, dove morì agli inizi del 1600, a Lima.

In fondo, in  scrittura minuta,  c’era un  lungo Post scriptum, di altra mano,  da me tradotto sulla buona condotta del frate in America:  c’era scritto che Padre  Gesualdo in America diventò un integerrimo esecutore di ogni regola controriformistica, pur rimanendo sempre  vicino alle popolazioni mulatte, in considerazione della sua stessa pelle scura.

Era stato  un perfetto esecutore delle theorie di José de Acosta, suo venerato superiore diretto.

Questi,  poco prima, aveva formulato  una teoria  di classificazione di tutti i  popoli, compresi  gli Incas  e gli Aztechi, che venivano suddivisi  secondo le caratteristiche tipiche,  in modo da orientarli, a seconda della razionalità e funzionalità  personale, esaminate nella storia della stirpe e di quella individuale, a seguito delle loro azioni.

Un vero gesuita era José de Acosta!

Da tale discriminazione, rilevabile non solo  nella forma istituzionale, preesistente l’arrivo  degli Spagnoli,  ma anche nei comportamenti individuali,  De Acosta derivava una tripartizione, a suo dire, oggettiva, scientifica.

Al primo posto  c’erano gli Europei, di razza bianca, da Dio stesso creati come principi sulla terra di ogni creatura, perché senzienti, razionali e capaci di costruire sistemi articolati  e forme di stato di vario genere.

In tale gruppo di dominatori  includeva anche i cinesi e gli orientali, considerati popoli di civiltà superiore, noti  grazie alle relazioni di padre  gesuiti come  Matteo Ricci e  Francesco Saverio e altri missionari.

Al secondo posto poneva  i Messicani che avevano costituito un sistema articolato imperiale come quello azteco, annientato da  Hernan Cortés e i Peruviani che avevano creato il regno Inca, distrutto da Francisco  Pizarro.

Infine  erano   posti  tutti gli altri amerindi, nativi, come selvaggi  incapaci di essere ordinati secondo sistema, viventi come bestie, anche se senzienti e sentimentali, uomini da educare civilmente e moralmente, progressivamente, secondo graduali processi di ispanizzazione, in conformità alla cultura e religione cattolica tridentina.

Non c’era  scritto altro nella postilla!

Personalmente mi sono sempre chiesto come  poté vivere,  a Lima, Gesualdo,  il quaresimalista, il confessore, il nipote di un papa?

Probabilmente la sua vita  di Alto prelato sudamericano fu come quella di prima: visse  circondato  da donne (monache e non)  in America latina, cercando di apparire un buon  ministro di Dio!

Angelo Filipponi. Commenti ai Vangeli

Ho voluto, Marco, raggruppare gli scritti circa gli evangelisti, i loro vangeli e quello di Giacomo e Paolo – estranei alla tradizione evangelica  cristiana- al fine di un tuo disegno di un libro  sul Regno  dei Cieli e sul Regno di Dio, distinti storicamente,  in relazione ai diversi momenti di scrittura, connessi con gli episodi reali di accadimento dei fatti, avvenuti nel periodo 32-36 d.C. , ma trascritti in epoca flavio – antonina, dopo una lunga fase di Oralità e di Scrittura, aramaica e greca, infine, revisionata in Ambiente Alessandrino,  sotto Antonino il Pio e Marco Aurelio.

Ho scelto per  orientarti nella  lettura evangelica  secondo la mia personale  angolazione storica, da cui, comunque, sei libero  di fare ulteriori selezioni, ed anche divergere con qualche tuo  eventuale scritto, a seconda del tuoi propri indirizzi, avendo già tu una tua reale formazione vetero-neotestamentaria.

Mi piacerebbe che tu,  sulla base di questi scritti, facessi  non più  un’ intervista, non più come discepolo, ma, come maestro capace di orientare  gli altri nella ricerca, cominciassi ad indicare un possibile iter ai tuoi compagni ed anche a me che seguo il tuo lavoro:  la tua visione,  ora, potrebbe dare risultanze nuove per un’ altra lettura, che ha  qualche punto  fisso di partenza, comune,  fondamentale per ulteriori indagini.

Ecco i titoli degli articoli selezionati, oltre ai tre iniziali (Nonno, raccontami!, Io sono qui, di nuovo in ascolto, Nonno seguita, io seguo!) :

Giacomo e Paolo;

Il messia mancato;

Oralità e scrittura dei Vangeli;

Gesù, Meshiah aramaico, methorios o politikos;

Gesù Christos;

Betsaida e Cafarnao;

Il quadrante della vedova;

Un’altra lettura dei dieci lebbrosi;

Parabola del Fariseo e del Pubblicano;

Denuncia e consegna di Gesù;

Anania e Saffira;

Una matassa aggrovigliatissima;

Luca e il vissuto reale di Gesù;

Crucis ofla/pendaglio da forca;

Qual è il “sondergut ” di Luca e quale quello di Matteo?;

La lunga lunghissima storia storia di Amhn;

Marco 16, 9-20;

Il vangelo di Luca e gli amministratori;

L’arresto di Gesù;

I Vangeli  e loro datazione;

Ossequio formale/upourgia  e Vangelo di Marco ;

Christopoiia  e Theopoiia;

Gesù e la samaritana al pozzo;

Il “corpo” di Antigono.

La predicazione di morte e resurrezione del Christos ;

E’ credibile una ” lettura letterale” di Gesù vivente? ;

L’ Ascensione al cielo del Christos ;

 

Marco,  Buon Lavoro!

Seguita! Nonno, io ti seguo…

Dopo ottanta anni, non solo un anno, ma anche un giorno è un dono prezioso, una grande fortuna, anche se ogni ora è bella e buona per morire!

Vi auguro di essere eretici…di aver il coraggio di essere eretici… di esaminare l’eresia dei fatti prima delle parole e di ricordare, che è eretico chi ha il coraggio di avere più coraggio, uno che ama la ricerca della verità, più della  verità!

Don Luigi Ciotti 

 

 

Che gioia! Di nuovo, mi dici: Seguita! nonno. Io ti seguo! Sono contento Mattia, perché so che sai cosa vuol dire seguire, ora, mettere cioè i tuoi piedi sulle orme, calcate, di tuo nonno, che guida,  fino  a quando tu non sai andare da solo, essendo  orientato in relazione alla  tua  personale formazione,  cosciente, acquisita, secondo una tua propria direzione fra le  infinite, che ti si pongono  davanti. Tu, oggi, fai la scelta di essere eretico, cioè  essere uno che prende la decisione,  facendo la scelta (da aireoo/ scelgo in quanto prendo atto di preferire  una linea nuova direttiva  entrando in una setta, in opposizione  all’universale consenso di quanti  professano, senza sapere quel che dicono, come automi impauriti e condizionati,  specie in casi  naturali eccezionali,  catastrofici, sfruttati dal clero!) in altra direzione.

Dunque, mi segui,  davvero, Mattia,?. Ti sei separato  dagli altri. Hai deciso di separarti!

Allora,  non ti dispiace  se chiedo: Mattia, riassumi e riepiloga, ripeti i concetti basilari! Io, ora devo  ascoltare  mio nipote, che dice e quel che dice! io ora sono studente, lui è maestro!

Nonno, ora conosco la guerra giudaico-romana e le sue tre fasi Asmonea, Erodia ed Antonina. Ho chiaro  quanto sangue si sia versato nel 135 d.C.!  Ho compreso che la  galuth/ dispersione  è un fatto di  espulsione  dall’impero romano di aramaici, compresi i naziroi giacomiti, con coinvolgimento di alcuni gruppi  di giudei ellenisti, cretesi cirenaici,  mentre i christianoi non sono toccati dalla sanguinosa  repressione adrianea   e, quindi, possono anche  aumentare di numero e  in zone periferiche dell’Asia centrale,  caucasiche, e anche in Asia Minore e in Egitto, oltre che in Occidente, essendo liberi di esprimersi, entro  i confini dell’impero romano, rispetto ai giudei ellenisti, controllati nelle loro azioni e nel loro sistema di vita,  non conforme, ancora, a quello romano-ellenistico!

Mattia, ti aggiungo che i christianoi possono costituire anche  a Roma in seno alla comunità stessa  giudaica, anche se ancora sospetta,  un’ ecclesia/una chiesa, una  comunità romana, dipendente, però, da Antiochia, governata da prelati siriaci.

I christianoi approfittano della peste  antonina (Cfr. Marco Aurelio e la sua famiglia) che spopola intere regioni dell’impero,  proclamando il  Regno di Dio,  l’avvento del Signore, con cui è prossima la  ricongiunzione in Cielo, propagandando  la speranza  della felicità del Paradiso,  di una vita eterna come premio della pazienza e   sopportazione del male quotidiano terreno, effimero, non duraturo.  Mattia, i  cristiani,  che vedono morire per  la peste migliaia di cittadini al giorno a Roma  e nell’impero,  contrastano la politica militaristica antonina, in nome di Dio, come uomini appartenenti ad un altro regno!   Essi diventano un cancro per gli antonini, i quali  sanno che la nuova fede  ha il consenso delle  popolazioni, specie  pannoniche –  stremate,  affamate, decimate, invase  dai barbari,  anche loro,  domati dalla peste e chiedenti asilo e possibilità di vita, specie lungo  l’Istro /Danubio,  là dove  i territori sono vuoti, indifesi. Lucio Vero e Marco Aurelio, neanche si accorgono della  gravità della  crisi economica, che si va  abbattendo nell’ impero  e del progressivo depauperamento demografico, chiaro poi con Commodo e con Settimio Severo,   quando già  è attecchito il pensiero cristiano, misto ad una caritas filantropica e a spes  paradisiaca, divenuto  fides nuova in un Dio Padre, secondo l’ ottica  stoico-platonica, poi  formulata teoricamente nelle Enneadi di Plotino ( cfr.  V. Cilento, Enneadi,  Laterza Bari 1947; G. Faggin, Enneadi, testo greco a fronte, Bompiani, 2000), influenzato da Ammonio Sacca,  Panteno,  Origene, in contrasto con lo Gnosticismo.

Nonno, la  storia  cristiana, comunque,  non è più quella ebraica, nonostante la coscienza di esserne una radice, pur col vincolo biblico, essendo comune e sacro il libro della Bibbia ?

Certo, Mattia!.  Essi mantengono la Bibbia dei Settanta,  dando rilievo  ai libri sapienziali e ai profeti ed  hanno ormai forme proprie di  sepoltura,  il rito nuovo  dell’Eucarestia, le feste diversificate  delle Neomenie/ inizio anno o mese  e della Domenica  e della Pasqua e propri hgemones /capi spirituali amministratori dioichetai abili nell’esercizio bancario, preposti al  culto, con funzioni di episkopoi,  di archontes religiosi  nominati in relazione ad una millantata apostolicità della sede, anche se talora rimasti isolati a causa della peste e  delle difficoltà oggettive di viaggio (specie in epoca  antonina e severiana,  essendo la rete viaria interna, quasi interrotta,  specie nelle zone  illirico- danubiane,  con poco e limitato  traffico, al contrario di quella portuale, preferita, normalmente praticata   e nel Mediterraneo nel mar Nero e  Caspio oltre che nel mar Rosso  ed Oceano Indiano. Non è esclusa neanche la rotta della  costa oceanica  atlantica afro- iberico- gallico-germanico- britannica! – cfr. I due canoni; una matassa aggrovigliatisima). Comunque, il fenomeno cristiano prospera,  nella  Ionia, in Bitinia, in   Cappadocia ed anche in Siria, oltre che in Acaia e  nella provincia cretese-cirenaica  e  in Egitto, avendo due capitali  con  patriarca, Antiochia ed  Alessandria, divisi nella lettura biblica,- nonostante gli scarsi contatti e rapporti, a causa  della lontananza delle sedi- ,   mentre sono zone, dominate di pagani, ora Efeso col grande tempio dell’Artemision, nonostante la radice paolina  e  giovannea,  grazie a Lucio Vero al matrimonio con Lucilla, la figlia  di Marco  Aurelio  e al domicilio della stessa famiglia imperiale, pur breve (cfr. Marco Aurelio e la famiglia; Frontone egli antonini)  e  Gerusalemme, bisognosa di una  difficile ricostruzione della base ebraica  sacerdotale christiana, dopo l’imposizione del culto  della Triade Capitolina, con relativo sacerdozio romano,  sopraggiunto, con proprie funzioni celebrative, collegato con le pratiche pitagoriche  e neoplatoniche, teurgiche.

Dunque,  Roma, da una parte, ed Efeso e Gerusalemme, da un’altra,   sono sedi cristiane secondarie, soffocate dal culto pagano mentre le altre comunità hanno un maggiore respiro e propria autonomia organizzativa,  a seconda della  posizione geografica, specie se lontane dalle vie romane  di transito.

Mattia,  questo isolamento determina nel corso di un paio di generazioni  una diversità di credi differenziati, grazie alla continuità di comune culto, circa la venuta e la funzione  del  Christos, con eresie,  anche in relazione ai diversi  fondatori/ ecisti delle colonie cristiane.

La situazione  diventa palese a seguito del censimento di tutti i  cives nel 212 d.C. con Caracalla (cfr. Constitutio antoniniana ), ora contati rimasti  sconosciuti  perché noti come fideles  solo nei registri privati delle singole  comunitates di appartenenza, quasi che i componenti fossero apolidi, in quanto fino ad allora  clientes, nullatenenti,  di un patronus, dominus,  episkopos,  unico dioicheths, registrato come pagante,   dichiarante   sostanze  e proprietà,  salariati e schiavi, oltre i profitti di un sistema bancario e commerciale comunitario ed assistenziale, caritativo!

Nonno, sto vedendo un’altra organizzazione cristiana molto diversa da come mi  è stato detto dai sacerdoti e dalla storia: a Roma neanche  c’è il papa che guida i cristiani !   Per te non esiste una guida romana nel II e III secolo, se non quella imperiale-così mi sembra di aver capito in Il Mito di Pietro-! il sacerdozio cristiano è in periferia ed ha valore locale con autonomia in Provincia! non c’è neanche un comune credo cristiano! Nonno, per te non esiste esattamente  un credo christiano, ancora, dopo la galuh aramaica, ma solo dopo qualche decennio, nel corso della peste !

Mattia,  non capisco se fai affermazioni o domande: non penso che tu sappia di una figura certa, costituita,  di un Iesous  Cristos Kurios ellenistico  maestro didaskalos,  taumaturgo, di un uomo-dio, figlio di Dio,  logos,  upostasis/ seconda persona di una Trias (Pater –Uios pneuma), inviato dal padre dal cielo in terra per redimere l’uomo dal peccato originale,  morto con sofferenze sulla croce, sotto Ponzio  Pilato, in epoca  Tiberiana e risorto-, la cui parola/ evangelion è diffusa dai discepoli grazie  all’intervento dello Pneuma -!

Penso, inoltre, che non sai che dal 165 una  terribile peste, durata oltre un ventennio, miete vittime, dovunque -anche a Roma-  tanto da  ridurre  la popolazione  di un terzo e da  far prendere in considerazione,   a causa del  bisogno di manodopera e dell’arruolamento,   l’idea di un nuovo tipo di accoglienza  barbarica,   al senato e all’imperatore,  ad opera di  dioichetai  romani, tra i dediticii – le popolazioni  vinte,  arrese, chiedenti di essere accolti e sistemati  in territori romani, rimasti senza abitanti, divenuti  proprietà di pochi latifondisti-! Non penso che tu sappia  della convinzione politica di  Marco Aurelio, intestardito nella volontà di costituire, in un quadro  di guerra e di pandemia, di sfacelo economico,  le due province di  Quadia  e Sarcomannia!. Io ancora non ho fatto con te storia cristiana, quella del  Regno di Dio, essendomi fermato alla fine della  Gerusalemme  aramaica, pur avendo  accennato ad una tradizione  efesina giovannea, parallela a quella dei  due patriarcati , quello antiocheno, biblico letterale  ed alessandrino biblico allegorico,

Nonno, ho letto  qualcosa in qualche articolo  tuo, precedente ( il pater di Luca  Una matassa aggrovigliatisima ) ed ho  rilevato  come fatto reale  la presenza di comunità che credono  veramente nella resurrezione del  Christos,  e ne attendono il ritorno, nel seno della  sua famiglia, ricostruita ad Efeso  intorno  a Maria e  Giovanni  evangelista,  fiduciose  nella pur diversa lettura  dei patriarchi di Antiochia e di  Alessandria, coscienti  di essere nuovo Israele, i nuovi eletti destinati al Paradiso, se obbedienti ai capi, se  dediti alla preghiera e alla caritas  nel  clima di amore per il prossimo, se  penitenti e pazienti nell’accettazione  del male di vivere.

Mattia, tu vai oltre  quanto ti sto dicendo e già arrivi  al musterion di una fede  circolante nel Mediterraneo  e negli altri mari, lungo le rotte marinaresche, basato su simboli  del pesce/ichthus, anagramma di I(esous)   Ch(ristos) Th(eou) U(ios)  S(oothr)  e sulla concezione   agricola  del Buon Pastore ( cfr. Erma,  il pastore, Pia Società Figlie  di S. Paolo, Roma 1946), un insieme dottrinale  che  si espande seppure confusamente in modo diversificato in luoghi più disparati  nel  periodo severiano e  post severiano della decadenza  militare  illirica  (236-284).

Nonno, dunque, per spiegarmi  il regno  di Dio cristiano, ho letto la prefazione  a Ma, Gesù chi veramente sei stato ?  e book Narcissus 2012 e condivido anche io quanto dici, anche se non capisco molte  formulazioni

Fare luce su Jesous Christos Kurios per me è stato l’assillo della vita, da quando bambino recitavo le preghiere e non capivo ciò che dicevo in latino,  da quando mi dissero che Dio si riposò il settimo giorno ed avevo la domenica come giorno festivo e non il sabato, come era scritto nella Bibbia, da quando mi parlarono di un Gesù falegname che, però, era rabbì, e predicavano un Dio Veterotestamentario creatore crudele e selettivo e  un  Dio Neotestamentario Padre buono e misericordioso, da quando cantavo Deus Sebaoth/ dio degli eserciti, poi cambiato in Dio dell’universo!. Capire  un Dio come quello del Vecchio Testamento, spietato, il dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe e poi di Mosè, della Legge, di David e dei suoi discendenti, divenuto poi Dio sacerdotale,  proprio del prescrittivismo di Nehemia e di Esdra e infine un Dio nazionalistico, costitutore di un messianismo escatologico,  sviluppatosi  in senso contraddittorio (asmoneo, romano-erodiano, antiromano e filopartho,  templare fino al 70 d.C. ed antiantonino) contrapposto quasi a quello Neotestamentario, è stato difficile!.

Mattia, hai  fatto una ricerca eretica buona/chresth ed hai trovato  un articolo  da riconnettere con quanto ti sto dicendo,  anche se lì mostro il piano di  di Dio padre  sull’ uomo secondo la theoria  di Agostino di Tagaste (354-430 d.C.) Infatti,  mostrando i miei personali  tentativi,  dico:  Capire il piano salvifico (oikonomia della salvezza) di un Dio che inviò il figlio unigenito sulla Terra a farsi uccidere dai romani, nemici del suo popolo, prediletto, per riscattare col suo sangue  il genere umano  dal peccato, grazie alla sua resurrezione,  per me è stato sempre un assurdo, non un mysterion (come quello, Trinitario, e  come quello di una vergine – madre) specie dopo che ho appreso qualche lingua antica e ne ho fatto forse un buon uso.  Un assurdo!  un qualcosa che è non conforme a ragione e a logica! Ho rinunciato a capire il fatto religioso in sé e non ho voluto pensare neppure ad idee sottese alla fede e  nemmeno ai temi generali sull’uomo e sulla naturaho voluto ricostruire un uomo nuovo sul piano concreto e realistico ed  ho voluto vivere secondo natura e ragione, in modo classico, secondo  il lavoro, mettendo insieme la realtà quotidiana  prima del pensiero, prima dell’ideazione.

Mattia, inoltre, aggiungo:

Mi sono tassativamente  precluso, inizialmente, ogni argomento e di Filosofia e di Teologia, desiderando fare un percorso terra terra, prima di razionalizzare, senza essere filosofo o teologo, temendo ambedue le posizioni, come sovrastrutture di pensiero: per me chi pensa non ha fede, chi ha fede non pensa e chi non pensa e non ha fede  lavora e costruisce realmente, mettendo un mattone dopo l’altro (mi si perdoni la metafora della costruzione) ordinatamente con continuità, con tenacia e secondo precise regole professionali e lascia un segno del suo passaggio (non importa quanto grande e quanto piccolo o se insignificante).
Ho voluto,  così vivendo, storicizzare effettivamente (historein) e comprendere il sistema di vita greco, quello romano, quello romano- ellenistico e con esso la politica, il diritto, il commercio, la societas, il mondo maschile e quello femminile e la funzione della religio classica.
Ho voluto capire la tipicità del popolo giudaico e la sua peculiarità religiosa e quindi studiare la classe elitaria sacerdotale e il sistema biblico, seguito nel corso dei secoli fino all’epoca romana e le necessarie e opportunistiche forme di adattamento, a seconda delle dominazioni, in un tentativo di conservare la legge patria e il suo monoteismo.
Da qui la necessità di rilevare le differenze e le diversità del sistema razionale e naturale, rispetto a quello giudaico palestinese ed aramaico, esclusivamente religioso, per penetrare nella cultura ellenistica del periodo del primo cristianesimo, dell’epoca giulio-claudia.
Così facendo, ho operato solo storicamente ed ho lavorato impegnandomi a tradurre autori classici, di norma citati dai compilatori di storia, ma effettivamente poco conosciuti come testo, dopo aver fatto critica testuale, avendo acquisito buone abilità di lettura,  non solo dei codici, ma anche dei messaggi: è stato questo un lungo esercizio, che ha autorizzato una nuova comunicazione e un nuovo rapporto con l’altro (dopo educazione e formazione paritaria).
Ed allora ho dovuto molto soffrire perché solo se rimanevo sul piano informativo avevo, pur con qualche equivoco di trasmissione, un regolare rapporto sulla base di una normalità di lessico e di una convenzionalità linguistica, al di là della personale cultura.
Non era possibile una reale comunicazione come trasmissione di pensiero e di idee in quanto l’altro capiva solo quello che voleva capire e non era in grado di leggere, dopo l’ascolto, correttamente l’enunciato altrui perché non educato sul piano lessicale  morfosintattico e semantico, anche se scolarizzato e perfino laureato e perché cadeva in equivoco, dopo pochi termini, fraintendendo subito, anche perché impegnato già nella risposta, ed essendo incapace di una decodificazione e di una precisa denotazione, tutto preso emotivamente nel suo personale pensiero. 
Ne derivava che non c’era un reale rapporto, cioè un scambio reciproco di munera doni (cum  e munus questa è l’etimo di comunicazione)  tra due elementi paritari (emittente e destinatario) che vogliono dirsi qualcosa di nuovo in una situazione determinata, in un preciso contesto, utilizzando la lingua ufficiale, senza disturbi palesi nel canale, volendo ambedue la soluzione di un problema comune. 

Mattia,  con tristezza  si può dire generalizzando, a seguito di studi  tecnico-linguistici e di verifiche nella zona picena, che in  Italia il 71 % dei cittadini non sa leggere correttamente un articolo, un giornale e tanto meno un libro,  e che non è possibile quindi comunicare qualcosa di nuovo sul piano storico ed è,  direi, impossibile fare un punto situazionale, in senso religioso o toccare un argomento religioso, in modo critico: tutto è fede, tutto è un credo intoccabile! per i cristiani, poi, anche se non praticanti, non bisogna parlare male dei santi e tanto meno toccare la figura di Cristo. I cristiani sono come Pietro l‘Aretino (secondo l’epitafio di Paolo Giovio): di tutti disse male fuorché di Cristo, scusandosi col dire: “non lo conosco”. Il cristiano cattolico non legge la Bibbia né i vangeli, ma li sente settimanalmente in Chiesa,  se ci va,  e crede ripetendo quanto ha appreso prima e dopo l’infanzia, senza razionalizzare. Per lui pensare è credere, praticare la filosofia è una via per la Teologia, sottoporre la ragione al mysterionNeanche si pone il problema che essere filosofi esclude essere teologi.

Mattia, davvero,  per anni, mi sono tenuto lontano e dai cristiani e dai filosofi e dai teologi: conscio di avere un lessico diverso e un’altra lingua, pur parlando la comune lingua nazionale, ho preferito, data la non conformità dei contenuti e dei referenti, non parlare affatto.
E se parlo,  ho colloquiato, rimanendo sul piano informativo anche con i componenti, pur laureati e professionisti, della mia famiglia e con i miei amici e paesani.

Nonno , ora io seguo proprio perché sono vicino a te, che stai per finire ottanta due anni,   e al tuo pensiero, e,  leggendo, cerco di entrare sempre di più in merito  alla tua theoria,  meglio alla tua pratica,  secondo coerenza!   

Mattia, stai diventando un discepolo, comunque, frettoloso che anticipa i tempi: bisogna che  tu sia cauto e  non  impulsivo  e  che proceda lentamente (cfr. festina lente / speude bradeoos):  devi ancora seguire a lungo  le orme dei miei passi  e  camminare, seguendole, pur conscio di aver capito qualcosa!  Si procede  autonomamente, all’inizio, con cautela, poi, speditamente, ed, infine, liberamente quando sai dove si  deve esattamente andare nella coscienza di dover seguitare il viaggio, arricchito, comunque, dall’esperienza  precedente, mai convinto della propria maturità!.

Nonno, penso che tu, in questo  cammino  faticoso ed incerto, abbia   molto sofferto, pur conseguendo qualcosa di positivo!.

Mattia, senza sapere cosa sia la verità, ho cercato umilmente, in relazione ai miei mezzi,  di fare la ricerca  della verità, non la verità! Lavorando, ho avuto barlumi di luce,  desideroso solo di non mentire !

Mattia, ora è tempo che  operiamo su Logos /parola, su vangelo, su morale, su giustizia e pace, se vogliamo fare storia cristiana: dobbiamo capire Scrittura ed oralità dei Vangeli  nelle fasi erodia ed antonina!

Nonno, io sono qui, vicino a te, pazzo vecchietto, aramaico, greco-latino!

 

 

 

 

Io sono qui, di nuovo, in ascolto!

Sei tornato, Mattia…dopo aver studiato!? dopo quasi un mese! Dimmi cosa vuoi sapere oggi, esattamente?

Ho letto attentamente, e riletto Gesù Christos, ho meditato sulle domande di Voltaire, un illuminista di eccezionale  valore, ateo, e sulle tue risposte,  puntuali e precise storicamente e politicamente,  in  relazione alla guerra giudaico-romana.

Sono orgoglioso di aver un nonno bravo, come te. Vorrei conoscere  per prima cosa  le fasi di una guerra durata 200 anni! Una guerra più lunga di quella punica  265/4- 146/5 a.C.!

Certo, Mattia,  è la guerra più lunga sostenuta dai romani: essa, secondo la mia ripartizione,  è in  tre fasi:

I. Asmonea; II. Erodia; III. Antonina.

Esaminiamole, nonno, come si fa con le guerre puniche  divise in I (265/4 a.C. -201);  in II (219 a.C.-201) ; in III  (149 a.C.-146/5)!. Dunque , parlami della Prima.

Mattia, questa  è caratterizzata dalla presenza della dinastia Asmonea, che governa sulla Giudea per circa 120 anni (e  che  termina con la fine di Antigono nel 36 a.C.),  dopo che ha avuto rapporti di alleanza con Roma, fino alla morte della Regina  Salome Alessandra nel 67 a.C.. a seguito della discordia tra i suoi due figli,  il maggiore, Hyrcano imbelle re e  sommo sacerdote,  e il minore Aristòbulo II, uomo di grande valore, schierati rispettivamente coi Romani e coi Parthi.

Questa fase ha due episodi centrali, che si concludono  con due assedi e due  prese di Gerusalemme,  una nel 63 a.C. ad opera di  Gneo Cornelio Pompeo ed una nel 37 a.C. ad opera di  Giulio Erode sostenuto dal triumviro  Marco Antonio, che gli invia  in aiuto legioni comandate dal legatus  Gaio Sosio, governatore di Siria.

Forse è bene che mi tratti  un po’ della prima presa di Gerusalemme e poi della seconda, in modo da orientarmi nella storia giudaica!. Mattia,  ho trattato il problema da varie angolazioni  e, perciò, ti do le risultanze del lavoro  fatto,  che sono  in Giudaismo romano I e in Vita/Bios di  Giulio Erode, il Filelleno  e  di suo padre Antipatro, opera inedita, in 10 libri –  compresa la traduzione di Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche XIV, XV, XVI, XVII ) leggibile in www.angelofilipponi.com

Pompeo, vincitore della Guerra contro i Pirati e poi di quella contro Mitridate,  già esautorato dal  senato  nel suo mandato, ma ancora attivo per la sistemazione della Siria, annessa all’impero romano, riceve a Damasco  le legazioni dei due fratelli e  favorisce Hyrcano per cui Aristòbulo, aiutato dalla pars  aramaica,  si richiude in Gerusalemme.   Pompeo l’assedia, sostenendo i diritti al regno di Hyrcano, protetto militarmente anche  dal padre di Erode, e la conquista,  determinando  negli ebrei filoparthici uno stato di dolore e di prostrazione,  definito abominio della desolazione (Daniele, 12, 1-13) . Dopo 25 anni la città di nuovo è presa  e si ritrova  nella stessa situazione politica,  ma, in un contesto del tutto cambiato. I romani con  i socii giudaici, ellenizzati e romanizzati,  reprimono una sommossa e  ricacciano i parthi invasori,  sconfiggendo i giudei aramaici, partigiani,  che difendono  la loro terra e la tradizione patria, avendo  vincoli di parentela,  stessa lingua e comune  purezza di religione coi Parthi. Era accaduto, infatti, Mattia,  che, dopo la sconfitta del triumviro  Licinio  Crasso nel  53 a.C, a Carre,  i parthi, baldanzosi per la vittoria, avevano iniziato  una continua penetrazione nell’ area romana di confine sull’Eufrate, già sistemata da Pompeo, e seguitando nell’invasione, erano avanzati, destabilizzando tutta l’Asia Minore ,  fino alla conquista di  Siria, di  Celesiria e di  Giudea, in una volontà di  affacciarsi al Mediterraneo, nell’anno 40 a.C. . Il re de re, Orode, aveva inviato tre contingenti militari,  comandati da un disertore romano  Quinto Lentulo, da un satrapo Barzafarne e da suo figlio Pacoro, per compiere l’impresa di riconquista territoriale.

Nonno, oltre alla guerra tra parthi e romani c’è , dunque, una guerra civile giudaica?

Certo,  Mattia.  I giudei sono divisi in due partes:  i giudei aramaici che seguono il loro re  asmoneo, reinsediato sul trono avito, Antigono, figlio di Aristòbulo, sostenuto da Esseni e Farisei e dal popolo tutto, e i giudei ellenizzati, sadducei ed Hyrcano,  protetti dalle milizie dei romanizzati  figli di Antipatro, Fasael ed Erode, loro avversari.

Che succede?

I romani, coordinati da triumviro Antonio, vincitore a Filippi sui cesaricidi, divenuto  signore dell’Oriente -rispetto al cognato Ottaviano, dominatore dell’ Occidente, che ha inglobato le forze dell’altro Triumviro, Marco Lepido, esautorato- vincono la guerra grazie al  legatus  Ventidio Basso, che  riporta una definitiva vittoria sui Parthi a Gindaro  e  che viene  rinviato a Roma per il trionfo dal suo dux, che nomina  Sosio,  suo sostituto, incaricato di assediare Gerusalemme e di uccidere l’asmoneo Antigono, per dare il regno ad Erode, che  guerreggia contro i suoi personali nemici e si sposa con la nipote di Hyrcano,  Mariamne, in modo da legittimare il  trono, pur  illegittimo  in quanto  privato civis ed  odioso agli aramaici, avuto, comunque,  a Roma,  con decreto del senato, nominalmente, nel  40 a. C..

Dunque , nonno,  devo pensare che, fatta questa spiegazione,  ora inizi la fase erodia?

Certo. Mattia.

Questa fase  è lunga  e va dal 36 a C. al 102 d.C, morte di  Giulio Erode Agrippa II, un pronipote di Erode il Grande:  io l’ho divisa in tre momenti.

1. Quello del  regno di  Giulio Erode (36a.C-4 a.C)  comprendente anche il periodo dell’ etnarchia di Archelao, suo figlio,  durata fino al 6 d.C. quando si costituisce  la sottoprovincia di Iudaea con un prefetto,  Coponio, dipendente dall‘epitropos/governatore  di Siria   Sulpicio Quirinio e si mantengono le tetrarchie degli altri erodiani  (Giulio Erode Antipa 4a.C / 39d.C;   Giulio Erode Filippo 4 a.C./34 d.C. e di Salome  4- 10  d.C.,  possesso  in seguito di Livia e di Tiberio), che vengono riunite  come unico regno, concesso  prima da Caligola e poi da Claudio,  ad  Giulio Erode Agrippa I – dopo il ritorno a  Roma di Ponzio Pilato, ultimo e quinto prefetto di Iudaea e l’esautorazione caligoliana di  Giulio Erode Antipa,  a seguito dell’ impresa messianica di Jehoshua  e della nuova campagna antiparthica, vittoriosa, di Lucio Vitellio del 35-36 d.C.;

2. Quello,  iniziato con Gaio Germanico Caligola  e la sua nuova politica  di  Sovrano  e  con la sua proclamazione a Dio – come unico   re universale ed  unico Dio nel mondo romano,  ucciso da una congiura dopo l’eccidio  ebraico  di Alessandria – comprendente il nuovo statuto giudaico con nuovi prefetti, sottoposti a quello di Siria, dopo l’editto di Alessandria di Claudio, che proibisce il proselitismo, in quanto ogni popolo deve avere la  sua religione e deve rispettare quella altrui, poiché  fanno parte di un solo imperium! Questo periodo è contrassegnato dall’invio in Giudea di una serie di prefetti giudaici,  corrotti ed inflessibili,  come provocatori così da  spingere il popolo aramaico  alla rivoluzione, essendo chiaro il disegno  senatorio ed imperiale di estirpare il cancro giudaico e di dispenderlo nei regni vicini di Parthia, di Arabia e di India: è noto che il pio ebreo  non può sopportare di venerare un uomo-Dio  e che preferisce la morte in quanto  recita Shema  Israel, Adonai  elohenu, Adonai Echad/ Ascolta Israele, il Signore è il mio signore; il Signore è unico!  tre volte al giorno, come professione di fede,  e si sente popolo prediletto, avendo da secoli  un patto eterno col suo Dio, suo esclusivo Pater.

3.  Quello della guerra giudaico-romana  dal 66-al 73  d.C., epoca in cui si verificano da una parte  la  fine  della famiglia giulio- claudia, e da un’altra  l’avvento al trono della domus Flavia, dopo l’anno terribile dl 69, dei tre imperatori Galba, Otone e Vitellio, a seguito della vittoria  di Vespasiano di Bedriaco  e del suo arrivo  a Roma, osannato nel suo trionfo  come soothr /salvatore,  che restituisce ai romani la pace /pax e la giustizia /iustitia, mentre suo figlio Tito conquista Gerusalemme e distrugge il Tempio, simbolo del rapporto tra JHWH e l’ebreo, e i suoi legati  annientano le ultime resistenze aramaiche a Macheronte e a  Masada 73 d.C.  Il mondo giudaico aramaico, annientato  militarmente  vive  durante il regno flavio (69-96 d.C.) senza  il Tempio e senza i maestri esseni, massacrati dalla decima legione, nel silenzio, raccolti  da rabbi farisaici,  intorno alle sinagoghe, unico punto di preghiera, preparando e perfezionando un sistema di guerriglia antiromano  quasi pronto al momento del cambio di dinastia imperiale  di  Cocceio Nerva, a seguito della uccisione di Domiziano 96 d.C.  e del diverso comportamento tenuto dai giudei ellenisti e dei  discendenti di Erode, che collaborano col regime come anche lo storico  Giuseppe Flavio, nonostante la distruzione romana del Tempio e la rovina dell’ economia, del commercio e della finanza  giudaico-mediterranea. Di questo ho scritto  a lungo   per i miei alunni  Cfr. Vespasiano e il regno, Cenide e Vespasiano e Apollonio di Tiana e Gesù di Nazareth in www.angelofilipponi.com

Nonno, ritengo che i tuoi ex alunni, uomini maturi o anziani, abbiano  avuto tempo  di leggere e di studiare prima di seguire il tuo pensiero storico, politico e religioso. Io, ragazzo, mi sento inadeguato a sostenere il peso di tanti anni di ricerca e sono preoccupato dalle pagine da esaminare  e dalla mia impreparazione. Troppi sono i dati  storici  sul rapporto tra la famiglia erodia  coinvolta,  ancora nell’amministrazione pubblica flavia,   in quanto estranea alla rivolta  aramaica antiro. na!

Mattia, ti capisco!  non ti devi preoccupare! tu serenamente  fai quel che puoi;  a me basta qualsiasi cosa tu faccia! hai sempre  fatto tanto!   Sono comprensivo e mi va bene tutto quel che puoi fare !

Povero nonno, è contento anche  se non è compreso! per lui niente è  male! Chi lo ha capito!? Proprio per questo mi sto impegnando a capire! Seguita  pure, Nonno!

Mattia   se vieni con  questo  stato di animo, in serenità,  sono contento, altrimenti soffro a  vederti soffrire :  è meglio  allora che io non racconti . tu devi restare sereno, come sempre sei stato, bonariamente sorridente sulla deficienza delle mie ricerche!. Questo è il mio desiderio! Quando vorrai, se vorrai,  riprenderemo, se campo, il nostro colloquio!

Nonno, io sono sereno! Sto  bene ad ascoltare! So bene che non posso imparare quanto tu  hai capito nel corso di mezzo secolo! Seguita!. Io ascolto.

Dunque, Mattia, nel momento flavio  si rileva tra l’altro  un distacco tra aramaici antiromani e i banchieri  di Alessandria  giudaici, ancora   fiduciosi nella famiglia regnante, presso i quali già convivono anche i Christianoi, antiocheni,  che, tramite un lavoro simbolico allegorico  cominciano a creare  la figura  letteraria di Gesù  mutata in  quella di un maestro, buono  che manda messaggi di mediazione tra l’imperium e l’ebraismo,  in un invito alla caritas e all’amore per il prossimo, in una acquisizione lenta della cultura ellenistica stoico- platonica e poi neoplatonica, sulla base di Filone alessandrino e di Paolo.

Nonno, nel periodo, in cui scrive  Giuseppe Flavio (70-96) avviene dunque,  questo cambiamento di figura, quando gli ebrei non hanno più il culto del Tempio , il punto di incontro  di tutta l’etnia giudaica   privata del suo simbolo materiale?

Si. Mattia. Nei 27 anni di regno flavio c’è  una grave frattura  tra i vinti aramaici- necessariamente ripudiati come fratelli  agricoltori, barbarici- e i giudei della diaspora, commercianti, ellenizzati e ricchi, che considerano  Roma come possibile salvezza, essendo cives di una comune patria,  e seguono  l’esempio dei loro re erodiani  e quel che rimane della cultura sadducea  templare, rievocata in Antichità giudaiche, espressione della loro stessa Romanitas!.  

Comunque, Nonno, forse  ora capisco il motivo per cui  pochi hanno seguito  la tua ricerca.

Cosa, Mattia, ti ha fatto capire le ragioni del fallimento del mio lavoro?

Il cambiamento di figura di Jehoshua in Iesous, avvenuto nell’ambiente romano tra i giudei superstiti costretti a vedere e ad osannare il trionfo della casata Flavia  sui loro congiunti famigliari! Mattia, tu vuoi dire che non è esplicitamente narrata  dallo storico ebraico, traditore e ormai legato al suo padrone vittorioso,  la testimonianza dei fatti, ma è  mostrata solo la necessità dell’accettazione della sconfitta  come evento  accaduto di una Iudaea capta, già scritta nella oikonomia  divina, secondo la provvidenza del loro Dio,  Padre?.

Non so spiegarmelo in altro modo, Nonno,  per quello  che ho letto sul tuo pensiero, specie circa il Padre nostro del Vangelo di   Matteo, e neanche capisco quanto ora mi vuoi dire come spiegazione del cambiamento. So solo che per capirti ci vuole molto studio e  bisogna  faticare, mentre  oggi tutti vogliono in breve il succo della verità, senza porsi problemi,  e desiderano parlare e dire il proprio parere, anche in pubblico, senza documentarsi. Forse per questo, Nonno,  hai ricevuto critiche, come se tu fossi uno che parla, al pari degli altri,  come se tu non operassi come uno scienziato che dà risultanze, in un certo senso,  verificate,  prima di dare un giudizio, su cui di solito ti astieni–  sulla base di prove addotte, storiche, pratiche!

Nonno,  mi commuovi con questa tua difesa di ragazzo serio, propria di un nipote affettuoso! Quindi, mi vuoi dire che hai bisogno, comunque, di ulteriore tempo per studiare  e seguire le mie indicazioni circa il mio messaggio nuovo sul cristianesimo?

Certo, nonno, non ho ancora possibilità effettive di valutare, essendo all’inizio del lavoro, ed ho detto cose di cui non so neanche il giusto valore, avendo  parlato alla buona, in modo provvisorio, condizionato dalla tua stessa impostazione.

Bravo Mattia!.  Buon sangue non mente! Mattia, io ho intenzione di lavorare con te sulla fase erodia, impostando tre lezioni, e  di fare due lezioni tecniche sulla fase successiva antonina, in modo da mostrarti come la comunità  aramaica, da una parte,  vada verso la rovina totale  e come quella giudaico -ellenistica  sia progressivamente  coinvolta, mentre la pars giudaico- cristiana, distaccatasi dalla radice ebraica,  non subisce  punizione imperiale  e può autonomamente crescere e svilupparsi, come piantina  in sedi periferiche,  secondo un proprio   culto, su una base ritenuta apostolica,  intorno al suo clero, dividendosi in tanti rivoli e sette, incontrollate,  durante il ventennio  di peste antonina, censite, poi,   dall’autorità  romana, sotto Caracalla, che dà la civitas/la cittadinanza ad ogni cittadino nel 212. d.C.

Nonno, comprendo che ancora ho  tante cose da imparare!

Certo Mattia, la fine della comunità di Gerusalemme nel 135 segna, da una parte, la conclusione definitiva di  un regno celeste ebraico (Cfr. Giustino, I Apologia, 11,1-2), tramontata,  e,  da un’ altra, l’inizio di una  setta religiosa gerosolomitana con una gerarchia cristiana del  tutto nuova,  basilare per la storia del futuro  cristianesimo ellenistico  greco, basato sulla pazzia del Cristo Crocifisso,( cfr  Crucis ofla),   a cui è assegnato il secondo posto dopo Dio padre e che,  secondo Giustino (ibidem,13,4)  ha come sedi prima Antiochia ed Alessandria  e poi successivamente Roma  e Costantinopoli, su una base millantata apostolica,  che recuperano la figura di Giacomo  /Jakob/Iakobos, fratello del signore, per secoli celata dalla  chiesa cattolica, timorosa di infirmare il principio  della  verginità di Maria/Mariamne, conclamato ad  Efeso nel 431! Siamo, comunque,   in altre  epoche, dopo la fase antonina, di cui ancora ti devo parlare.

Dimmi, Nonno, io ascolto.

Mattia, la III fase antonina succede a quella  erodia  e comprende anche la  parte  iniziale del regno  antonino,  fino al 136d-C.  che, però,  si dilunga  anche dopo  Adriano (117-138), sotto Antonino il Pio (138-161) ,  Marco  Aurelio (161-180) e Lucio Vero (161-169)  e Commodo (180-192) , anche  quando  la comunità  aramaica è stata  distrutta ed annientata, pur se  sopravvive in  piccole isole in Parthia, in Arabia e in India e ha qualche rigurgito in zone etiopiche.

Dunque, nonno, sotto  Traiano ed Adriano si riaccendono due focolai  aramaici che  esplodono in momenti difficili per l’impero romano impegnato militarmente ancora nella guerra contro  Parthi?

Si, Mattia. Ci sono due guerre  una,  detta dii Kitos, scoppiata nel 116 e protrattasi per tutto il 117 e repressa  a stento, in un decennio,  da Adriano che, poi, deve affrontare una nuova rivoluzione, che ha il suo epicentro nella zona giudaica  con altri centri di rivolta in Africa,  detta III guerra giudaica. Sono   due vampate dell’integralismo aramaico antiromano, esplosioni di un malcontento giudaico generale contro il sistema  imperiale  filantropico, paternalistico e  sostanzialmente  pacifico e giusto,  da parte di corpuscoli apparentemente insignificanti nel corpus orientale romano, linguisticamente e culturalmente unificato- in cui ogni religione ha una sua  autonomia di espressione,  in un clima  politeistico conciliante e remissivo, dove spicca  la  II guerra giudaica considerata  come un tradimento degli ideali antonini,  tesi   alla  fratellanza  e al rispetto delle  pur diverse etnie dell’impero  e ritenuta la III come inguaribile ferocia barbarica da stroncare  definitivamente perché indegna  della comunione koinonia  con  gli altri popoli romanizzati ed ellenizzati-. In questa fase la figura  di Jehoshua, ancora alonata dagli aramaici, non è più significativa ed neanche più da avvicinare a  quella di un Iesous e da discostare da quelle  dei suoi rappresentanti, successori di Jakobos,  che scompaiano, a detta di Eusebio, storico cristiano di epoca costantiniana Cfr. Lo storico Cristiano in www.angelofilipponi.com

Quindi, nonno, per orientarmi, dovrò seguire più lezioni anche su questa ultima fase ?

Certo, Mattia,  dovrai documentarti a lungo e leggere  miei scritti specie  su Frontone e  gli antoniniMarco Aurelio e  la sua famiglia, Il crocifisso nel  graffito del  Palatino ed altri  se vuoi cercare un preciso orientamento nel clima repressivo antonino.  Comunque, ora ti mostro gli argomenti, in cui ho diviso  la fase antonina  per come ho spiegato in Jehoshua o Iesous? (cit.) e   in Giudaismo romano II (cit.). Mattia, in una lezione dovrò  mostrarti come  e perché i giudei aramaici, dopo 43 anni, riprendono le ostilità approfittando  della  delicata situazione, in cui versa l’imperatore Traiano che, insistendo nelle sue campagne militari, nel suo espansionismo,  ha iniziato l’invasione  del territorio di Parhia, dopo l’annessione del  regno nabateo  e dopo la proclamazione del mediterraneo  Mare nostrum, perché abitato da popolazioni occidentali latine e orientali  ellenizzate  secondo il bilinguismo imposto da Roma.  Traiano, vinti i parthi,  conquistata anche  Ctesifonte, la capitale, coi  suoi legati Quieto ed Adriano si impaluda  negli acquitrini della Bassa Mesopotamia sul delta, alla  congiunzione del corso dei  due fiumi, Tigri ed Eufrate, proprio mentre inizia la reazione parthica nazionalistica, che ha il supporto dei battellieri correligionari filiparthici giudaici, ora traditori, che rifiutano di far risalire i milites  pur vincitori, abbandonati al loro destino, alla merce di nemici,  che iniziano la loro controffensiva  militare antiromana.

Essendo già l’imperatore malato e ritornato in Cilicia a  Selinunte, dove muore (cfr Filopappo), i  due legati penano a tornare indietro e a riportare le truppe ad Antiochia, essendo continui gli attacchi della  cavalleria catafratta e degli arcieri, che pur evitano la battaglia campale.  La notizia  della disfatta  di Traiano, si diffonde tanto che esplodono due ribellioni, una  a Cipro e una a Cirene contro i governatori e si commettono massacri  indicibili ed atti di ferocia da parte di Giudei  vergognosi, sia nell’isola dove sono trucidati  tutti gli abitanti pagani,  che nella città africana, dove la popolazione greca è annientata, data la supremazia etnica ebraica.

Adriano, divenuto imperatore,   impiega molto tempo per repressione  e per il ripristino dell’ordine con la sostituzione delle popolazioni sterminate,  al cui posto viene reinserito solo l’elemento greco  e nell’isola  e nella città africana, dopo la deportazione  in sperdute lande scitiche   i ciprioti superstiti  aramaici  e i loro  sostenitori  giudaico-greco-ellenistici, mentre quelli cirenaici vengono dispersi  tra le tribù africane oltre la  Nubia,. In tale clima antigiudaica indifferenziato, Adriano  con un editto vieta la pratica della circoncisione come barbarica usanza, ancora radicata  nel territorio giudaico, dove impone alla decima legione  di innalzare  nel suolo sacro  del Tempio  distrutto la costruzione di un complesso templare, dedicato  alla  triade capitolina,(Zeus, Hera ed Athena) e nell’area  delle rovine di Gerusalemme  iniziare i lavori per un nuova città,   quella della  colonia  Aelia Capitolina.

Divampa subito una rivolta  contro  i milites del governatore  Rufo, incapace di reprimere la guerriglia  alimentata dalla predicazione di Rab Aqiva  e  Rab Yohakanan ben Tomatha ,che sono in disaccordo circa la venuta del nuovo Messia, nella figura di Shimon bar Kokhba, che, insediato in Herodion,  sua roccaforte, riporta  vittorie, facendo incursioni ed attacchi  mediante la  consueta strategia zelotica  di  guerriglia  desertica  ed è  acclamato dal primo profeta  come Messia  figlio delle stelle/ Bar kokkeva. La rivolta dura quasi tre anni 132-135, nonostante i  feroci  contrasti sull’elezione del  Messia e la sfiducia farisaica, – di cui è rimasta una  frase rivolta contro  il pur santo e giusto, vecchio  elettore:   l‘erba crescerà sulla tua faccia prima  che giunga il messia!-   e   le alterne vicende dei combattimenti  fino alla  fine del  133: la sostituzione del governatore con  Giulio Sesto  Severo, celebrato vincitore dei britanni,  determina  la conclusione  dell’impresa di Shimon, imbaldanzito dai primi successi, desideroso di essere l’unico celebrato Messia, tanto da punire  quelli che ancora esaltavano Jehoshua, a detta di Giustino, e da  farli uccidere se non esecravano e maledivano il suo nome,  pur essendo  suoi seguaci  fedeli, poi sterminati anche loro  dai romani, che, infine, rinchiudono il ribelle a Bethania oltre il Giordano  (forse  Bethar, oggi Kirbet al Yakud)   dove il capo giudaico  trova la morte, combattendo.

Allora  Rab Aqiva diventa un altro  esempio di martire giudaic e forse sostituisce  quello di Jehoshua, crocifisso,  in quanto il quasi centenario profeta muore  dicendo  la di dalet  finale di echad dello shema, mentre viene  spellato vivo.- cfr. il martire giudaico in www.angelo filipponi.com –

Una guerra atroce , nonno, c’è stata tra i romani e i giudei! un odio feroce tra le due parti! un insanabile  contrasto con eliminazione della pars  vinta!?

Mattia,  al di là  delle  definizioni degli storici in disaccordo anche sul numero delle guerre ( 3 o  2,  in quanto alcuni vedono unitarie II e III,  mentre altri vedono due diverse matrici in relazione, una alla politica di Traiano  e l’altra   a quella di Adriano,  deciso  come Caligola ad estirpare il  cancro giudaico, già al momento del ritorno in patria da Ctesifonte!), si chiude dopo circa 200 anni la guerra tra aramaici integralisti e romani!.

La tragedia, comunque,  è immane!

Secondo  Cassio  Dione (Storia Romana,  LXIX, 12) ci sono in questa  repressione 580.000 morti, su una popolazione di 600.000  persone; sono  distrutti 1.000 villaggi  e rase al suolo 500 città;  e la regione viene chiamata Syria Palestina, essendo  cancellato dalla cartina geografica il nome  stesso di Iudaea! .

Mattia,  sono stato chiaro ?

A presto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonno, raccontami!

 

Nonno, ora che ho 13 anni, devo confessare che anche io, come tutti gli altri, parenti ed amici, ti ho considerato un po’ strano ed ho pensato  che le tue storie non sono storia, ma pensiero di un buon  vecchio, certamente erudito, che mescola, in buona fede,  fatti veri con altri non veri: Io ho sentito ben altra storia su Gesù e da nonna Pina  e dai miei genitori e dal prete – che mi ha catechizzato, e che tu conosci e stimi, don Vincenzo Catani-, ed ho fatto comunione e cresima, dopo essere stato battezzato, alla tua presenza!

Mattia, bello di nonno,  mi dispiace tanto che  tu abbia  tenuto così segreto  il tuo reale pensiero  sulla  mia storia, su cui ho lavorato, senza fortuna, invano, quasi tutta la vita, da quando era un ragazzo, quasi, della tua età: una cosa, però, posso giurarti, su Stefano: ho scritto solo quello che mi risulta dagli studi e non ho inventato niente, ma ho dato risultanze  tuzioristiche, le più probabili possibili, non certe – nessun uomo può parlare oggettivamente di certezze!- circa il lavoro!

Nonno, tu non  sai niente di certo, dunque?  Comunque, seguiti anche ad 82 anni, a ricercare: questo mi fa dubitare che  forse gli altri hanno torto e che tu potresti avere ragione, come anche i tuoi vecchi maestri, anche loro lavoratori insoddisfatti della loro ricerca,  incerti circa le loro  inutili microscoperte, come ogni scienziato,  che lavora, mai convinto dell’esattezza della propria  intuizione e dimostrazione, anche dopo oggettive prove, anche se suffragate da apparente successo, convinto che non c’è niente di definitivo nei fenomeni  naturali ed umani e che tutto è apparenza!. E poi il giuramento su Stefano, mio fratello – so bene quanto tu lo ami!  – per me, è garanzia di un non mentire ad un nipote, a cui desideri dare il testimone di un successiva ricerca  su basi solide,  le migliori possibili.  Riflettendo, devo dedurre che hai fatto, perciò, una tua costruzione, con libri scritti, come  hai operato coi mattoni in campagna, a Magazzini di Ripatransone!?. Ti sei logorato e sei stato felice… di lavorare, nella volontà di lasciare qualcosa di tangibile e di visibile, quasi un segno  del tuo estro murario e del tuo valore letterario, come espressione  del tuo essere stato  in un certo luogo (e di averlo  modificato), e del tuo  piccolo contributo culturale !? Infine ritengo che la professionale tua  attività  di  studioso e di  traduttore di lingue e scritture  antiche, unita alle tue effettive competenze e alla  caparbietà di carattere,  potrebbe  aver  dato qualche risultato di rilievo, rispetto alla ricerca tradizionale, rimasta fissa, ripetitiva  per secoli.

Perciò, nonno, ho deciso , oggi, 16  febbraio,   di seguire, come fanno i tuoi ex alunni, anch’io, il tuo racconto: la verità storica  potrebbe essere sfuggita ad altri, che ripetono le stesse cose, allo stesso modo. Racconta, Nonno! Raccontami!

Mattia, mi rendi felice! oggi è un bel giorno:  sono un nonno fortunato! Mio nipote mi ascolta con interesse e vuole sapere dalla mia bocca la storia di Gesù,  di un Gesù aramaico,  un galileo, nato in Giudea, vissuto in Galilea dal 7 av. C.al 36 d. C!.

Nonno, tu conosci, allora,  di Gesù, più figure, oltre quello aramaico?

Certo. Io conosco la storia della figura  di Gesù, un uomo, un   aramaico che si chiama Jehoshua barnasha/figlio  dell’uomo e quella di  un’ altra di Gesù  giudeo- ellenistico, di nome Iesous Christos Kurios, costruita successivamente dopo che il mito di Jehoshua e del suo Malkuth ha shemaim/il regno dei  Cieli  è tramontato definitivamente nel 135 d.C. ad opera di Adriano Imperatore (117-138),  che cancella il nome stesso di Ioudaea e fonda al posto di Gerusalemme, distrutta,  Aelia Capitolina,  imponendo la Galuth/ la dispersione  dei giudei nel mondo. Con l’imperatore Adriano, Mattia,   finisce la guerra di circa 200 anni tra imperium romano e i giudei, iniziata nel 63 a.C., ma anche  il mito di Gesù eroe  nazionale giudaico Kain/ un mastro muratore, kanah uno zelota, combattente filoasmoneo,  divenuto, maran/re , regnante  per cinque anni tra il 31 e 36 d.C., dopo circa un secolo dalla sua morte,  dopo una lunga attesa del suo ritorno/parousia,! Da allora inizia un’altra storia  in nome di Gesù Christos, fondatore  di un Regno di Dio/ H basileia tou Theou, ora considerato un rabbi, un maestro, un uomo-dio,  figlio unico di Dio, sua parola/ Verbum /logos, un  Unto del signore /Christos, incarnato in una Vergine, Maria,  inviato dal Padre, su questa terra,  nella pienezza dei tempi, per redimere l’uomo dal peccato originale, di Adamo,  col suo sangue,- dopo aver patito sotto Ponzio Pilato, in epoca di Tiberio,-   e  morire per molti,  per poi essere risuscitato dai morti e  per affidare, dopo la venuta dello Spirito Santo,   ai suoi discepoli il kerugma / la bandizione del Vangelo/ dei suoi logia/oracoli, da diffondere  a tutti gli uomini,  secondo la volontà  della Santa Trinità/Agia Trias!.  Sappi, Mattia, che tale messaggio già circolava in ambiente romano-ellenistico mediterraneo,  quando ancora c’era la guerra romano-giudaica e si era diffuso sulla base della lettura simbolico-allegorica di Filone Alessandrino della Bibbia greca dei Settanta  e poi delle Lettere di Paolo di Tarso-  specie nell’ambiente di  Efeso e di Alessandria- allorché, avvenuta la separazione dai giudei aramaici, si cominciano a fissare i canoni  di  una nuova religione,  che ha preso il nome dai seguaci del Christos, oi christianoi,  già dal  43 d. C. ad Antiochia.

Nonno, quanta carne a cuocere! bisogna già fermarsi: non posso essere in grado  neanche di mangiare tanta quantità di cibo!  Devo digerirla in piccole porzioni  e poi fare domande! Non sono un uomo ancora  ed ho tempi  diversi di lettura e di comprensione,  rispetto ad un adulto! Dunque, riassumendo  tu,  mio nonno, Angelo,  mi prospetti  due figure di Gesù con due storie diverse, una essenzialmente tipica del patrimonio ebraico-aramaico ed una giudaico-cristiano -ellenistica successiva, cattolica, trasformata.  Ho capito?

Si. Bene. Mattia! Hai sostanzialmente capito la divisione in due Regni ed ora devo darti  qualche giorno per l’acquisizione  culturale del Regno dei Cieli e del Regno di Dio, che, invece, sono confusi dalla Chiesa,  nella  Storia  del  primo Cristianesimo, come se fossero la stessa cosa!

Ora, quindi, Nonno, devo approfondire in relazione ai tuoi scritti  Jehoshua o Iesous? (Maroni, 2003) , Caligola il Sublime (Cattedrale, 2008) Ma, Gesù chi veramente sei stato?  E.book Narcissus 2011; Per una Storia del  primo cristianesimo E. book Narcissus 2011, oltre a Giudaismo romano I e II E.book Narcissus 2012-2013? Nonno, sono lunghi studi, difficili per un ragazzo,  non mi puoi indicare sunti  e sintesi da te fatte o da altri?

Bene. Mattia, ti rinvio  alle sintesi di Gesù di Angelo Filipponi  e di Perché la casata di Filone e quella di Erode hanno in comune  il nome Ioulios /Iulius, e a Gesù Christos, prefazione al romanzo L’ eterno e il Regno- E. book Narcissus  2012- ! Ti preciso, comunque,  che ho lavorato come mastro e come traduttore  di Filone Alessandrino e di Giuseppe Flavio, allo stesso modo,  e ritengo di aver costruito qualcosa per la definizione reale del  sistema agricolo aramaico e di  quello commerciale e finanziario ebraico-ellenistico!  Se tu, come nipote, vuoi seguitare il mio  studio, storico e politico, socio-economico,  la via è aperta e il cammino  è infinito:  c’è lavoro per te, i tuoi figli e  nipoti, come nella nostra campagna! Distingui, comunque,  i due mondi: uno pratico, proprio di generazioni ancorate alla tradizione mesopotamica di giudei, impegnati  in una guerra in difesa della propria patria ed identità nazionale, in cui soccombono dopo alterne vicende; l’altro, invece,  ideale, universale,  di cultura greco- romano-ellenistica, tipico di chi, monoteista, cerca spazio  in un sistema nuovo culturale  e in un imperium di gigantesche dimensioni, ancora sostanzialmente politeista, pagano.

Forse, Mattia,  dopo tali letture, potresti cambiare totalmente  giudizio circa la...pazzia  di tuo nonno! A presto… ad una prossima  lezione?!

 

 

Ora… fiduciosi, bisogna sperare.

Professore, ora…  fiduciosi, bisogna sperare! E lei, …che non è credente, è fiducioso!. Cosa sperare se c’è una  pandemia in atto  in continua  mutazione? Avere Mario Draghi  come presidente del consiglio, con una dictatura a termine, risolve il problema italiano, europeo, mondiale, in una situazione pandemica, incontrollabile per le varianti inglesi, sudafricane e brasiliane, essendo, ormai, naufragato il sistema economico finanziario e quello repubblicano democratico occidentale elitario bianco cristiano-giudaico? Noi italiani, anche se europei ed occidentali americanizzati, cosa possiamo sperare, essendo giunti  sull’orlo del baratro, ritornati all’epoca del subito secondo dopoguerra? Noi ancora bambini, non ancora uomini adulti, non certamente  razionali, non ancora  scientifici ed aconfessionali, ancora, comunque, christhianoi sudditi  fedeli di una ecclesia vaticana – un’auctoritas indebita, antirisorgimentale  re-istituita dal fascismo, dopo la breccia di  Porta Pia e la fine del Patrimonium  Sancti Petri et Pauli, illegittimo,  nel 1929 – nemmeno coscienti di un liberalismo laico, cosa possiamo sperare senza neanche  una matura coscienza di sé, pur avendo compreso,  con la pandemia virale, che il bene altrui è ora il nostro stesso bene!

E’ un dato importante, Marco,  l’aver compreso che  apparteniamo all‘humanitas e  siamo naturali !  E’ sottesa la fratellanza universale : viene rovesciata l’idea di superiorità di un uomo su un altro e viene evidenziata la natura comune umana, senza possibilità alcuna di  precedenza, di priorità, di arbitraria prevalenza, al di là delle distanze spaziali  e di ogni prossimità!  E’ saggezza conoscere esattamente quel che si sa, come anche  riconoscere perfettamente quel che non si conosce! E’ da adulto pazientare ed attendere!

Comunque, ora  ci  vuole una metamorphosis, Marco, –   con paliggenesis,  a seguito di peripeteia universale e di aprosdoketon, senza  timore di Dio –  un rovesciamento epocale, un cambio di forma  in cui s’inizia  ad operare  funzionalmente e si finisce di parlare, dopo un esatto  rilievo, storicamente  accertato, del fallimento delle democrazie occidentali, necessariamente  assistenziali,  liberali,  sfruttatrici  delle  materie prime universali  a seguito delle vittorie militaristiche ottocentesche, specie novecentesche,  dominanti su un mondo  ritenuto inferiore, vulgaris,  secondo il colonialismo, derivato  dall’ideologia greco-romano ellenistica imperialistica cristiana. cfr. Un Dio tragico:  peripeteia  e  aprosdoketon in Historia;  Retorica e cristianesimo in  www.angelofilipponi.com

Lei, professore,  quindi, propende  e sostiene una metamorfosi con  totale rinnovamento strutturale, in senso laico, togliendo ai termini ogni valenza religiosa! Per lei necessita  la costituzione di un rinnovato organismo statale, istituzionale, in cui ogni  individuo, entro i suoi limiti, liberamente, coopera in relazione alla direzione  ministeriale  guidata da  menti predisposte alla formazione di un organico sistema  in cui ogni struttura ha una sua funzionale efficienza  al fine del benessere comune,  grazie al funzionamento generale organico e alla diretta responsabilità dei capi,  in un dato ambiente e in specifiche situazioni!.

Marco, per la funzionalità di un  Kosmos in Natura e in Historia  esiste un ordinato sistema, in cui ogni singola struttura funzionale  ha propri connaturati compiti  al fine  del corpus unitario, come nel vecchio apologo di Menenio Agrippa: non solo gli uomini ma anche animali, vegetali e cose hanno una funzione insita,  tale che è buona  per il bene di  tutti  universalmente,  e per l’area terrestre  e perfino per  quella solare galattica e perfino extragalattica!.

In ogni sistema le strutture singole sono parti funzionali di esso e hanno una loro funzionale efficienza  con i soggetti privati,  che hanno coscienza di essere parte del kosmos  statale, da cui ognuno potrà avere benefici, meritati con la propria adesione spontanea e liberale  di individuo, che agisce  non per sé ma per l’altro, naturalmente, in modo fraterno, senza costrizione e promesse.

Professore, l’uomo è essere vivente consociato, politico, e naturale che  tende al proprio bene, convinto, però, che il bene altrui  è quello suo personale, in reciprocità,   e perciò si adatta  conformemente al funzionamento generale, avendo compreso da tempo la negatività procedurale dell’iter  greco-romano giudaico-cristiano, utilitaristico, che  accelera il  processo di catastrofe sociale, storica  e naturale, proprio perché processo  tipico di un’età  barbarica, selvaggia,  irrazionale, puerile.

Dunque, professore,  lei  ritiene che si possa formare  un essere nuovo, laico,  con strutture  rinnovate  differenti da quelle  precedenti,  cambiando  cultura divenendo altro  vir civilis, un  politikos,  che  vive  razionalmente e naturalmente,  esprimendo la propria autonomia civile, lontano dalla degenere  forma  falsamente democratico- pietistica e   dall’imperialismo dittatoriale, partecipando con la sua presenza attiva al bene comunitario statale.

Marco, ora che la  formale democrazia occidentale  langue tramortita   con la sua stessa economia cristiano- ebraica, (mentre sono alte le quotazioni cinesi  e le revanchisme arabo-islamico, in nome di processi nuovi autonomi, sorti  dopo il disfacimento  della cultura comunistico- sovietica, ben connessi con le proprie  autoctone culture  religiose) l‘aver risposto positivamente, da parte italiana,  all’allarme di un presidente della Repubblica,   impaurito dalla pandemia  e dalla non autorevolezza della classe politica e dalla inquietudine di un popolo improvvisamente  di nuovo decaduto in uno stato di  povertà,  simile a quello post bellico,  di fronte  alla straordinarietà degli eventi  e del tracollo  delle economie nazionali e mondiali,  anche se sembra un miracolo di coesione e di responsabilità  nazionale,   è  solo un auspicio di un iniziale cambiamento  strutturale e sistemico!.

Noi, les italiens, diffamati,  non ben compresi in  un’Europa, che teme le nostre congenite fragilità, potremmo essere, invece, una risorsa  e  un  esempio per il kosmos europeo, se il governo Draghi favorisce la nostra metamorfosi -non siamo mica, per caso, eredi  della cultura romano ellenistica  mediterranea -!

Professore, una  sostanziale trasformazione,  con un rinnovamento strutturale,  non avviene  in così breve tempo perché   il fenomeno di cambio  strutturale  non si  verifica  miracolosamente in natura e in storia, anche se  accelerato da un  evento straordinario-  la peste antonina comportò   all’impero romano  la Constitutio antoniniana di Caracalla (211-217),  per cui tutti furono cives romani in ogni parte dell’impero!- e per noi italiani ed europei  la pandemia  attuale produce  effettiva eguaglianza con pari diritti e con nuovi vincoli di   fratellanza nel mondo.

Professore, per noi italiani, bambini, dunque,  è stato un miracolo l’accettazione supina  di un dictator ad opera di forze politiche  falsamente sinistrorse,  umanitario-socialiste e di forze  destrorso-demagogiche  anche loro  falsamente  fasciste, logoratesi nell’ultimo settantacinquennio  repubblicano di una storia italiana  sui generis – filoamericana,  antisovietica, patrocinata dal Vaticano che con la sua valenza religiosa  catholica universale, ha favorito l’anglosassonizzazione di un  popolo agricolo italiano, pagano-cristiano, semianalfabeta!

Per noi italiani,( uomini senza storia, fiduciosi per decenni nel clero e nella  borghesia congiunta con la nobiltà,  che hanno fatto progressi  da boom industriali, per un quindicennio, dal 1950 al 1965, grazie al lavoro bestiale  dei nostri nonni e padri,  dando l’impressione di poter arrivare ai vertici mondiali, sostenuti da una Democrazia cristiana, filoamericana, liberale, liberista, massonica, apparentemente religiosa  – e di poter procedere  in nome di un europeismo ancora  indefinito,-)  venuto  a mancare il supporto sovietico-comunistico nell’1989,  è  venuto  fuori il vuoto politico con la corruzione dei vertici, e si è dato  il via al craxismo e  al berlusconismo, in un tentativo di trovare una qualche soluzione alternativa al fallimento della  sinistra con una funzione  popolare assistenzialistico-caritativa!: governi senza potere popolare hanno caratterizzato gli ultimi decenni, in un mascheramento ancora ideologico, per un popolo davvero immaturo, incapace di fare storia, non educato dalla Scuola al voto e neanche orientato ad una progressiva crescita autentica !

E’ un miracolo esserci affidati a  Mario Draghi  e messi nelle  mani di un uomo di alto profilo europeo e mondiale:  è una presa di coscienza   miracolosa  della nostra reale situazione, una scoperta  utile alla nostra formazione, quasi una  reale partecipazione al problema,  foriera di una capacità di distinzione  a seguito di lavori analitici  paradigmatici.  Ora,  forse, ci sentiamo  protetti e speriamo di uscire indenni dalla pandemia e, migliorati, dopo un’ equa ripartizione  dei fondi europei – dato il nostro  debito pubblico colossale – assegnati per la nostra  deficitaria economia   da ricostruire  su nuove basi e  con un efficiente sistema sanitario! .

Marco, ora grazie al piano programmatico di Draghi si possono  anche seguire   le tappe  del progetto  e verificare l’andamento generale,  avendo chiari gli obiettivi da perseguire  ed ognuno di noi, elementi popolari-per decenni  assenti politicamente! -può mostrare la propria saggezza individuale  a seconda del proprio piccolo ruolo di cellula, pur sempre significativa, senza interferenze , con  la critica personale,   in relazione alle proprie  competenze, senza la chiacchera opinionistica, per il miglioramento stesso dell’atto pratico ministeriale!

Mario Draghi può segnare  una frattura netta col vecchio sistema politico ed avviare  un altro ciclo,  anche se non può sanare un vecchio sistema incancrenito,  data la burocrazia  ministeriale  ancora borbonica e considerate  le  risorse attuali delle  forze governative, dipendenti   dalle direttive europee, timorose e diffidenti per la conoscenza di mafie laiche e clericali, da sempre dominanti in Italia, congenite.

Ora, in un clima di incertezza   per  la  vittoria sulla pandemia e sulle varianti,  anche se c’è sospensione del Patto di stabilità a fondo Sure da 100 miliardi per combattere gli effetti  pandemici sull’occupazione, nonostante gli  aiuti di Stato al varo del Next Generation UE  di 750 miliardi di risorse, attraverso emissione di titoli del debito pubblico europei, anche se ci sono 1800 miliardi della BCE sotto forma di interventi a sostegno dei debiti sovrani  e i 40 miliardi  della Bei sui prestiti agevolati per le piccole e medie imprese e  i  37 miliardi del  Mes pandemico, pur  tenendo conto del nuovo bilancio pluriennale  2021-2027 di 1000 Miliardi, Mario Draghi  risulta per noi tutti  garante di stabilità del  nostro sistema.

La coscienza comune, nuova,  di essere parte dell’Europa, solidale,  e di fare uno corso comune per uscire e dalla pandemia e dalla crisi economica,  potrebbe  favorire la nascita di una nuova figura di un Europeo, uomo non più bambino  bisognoso di  dictatura né di autoritarismo  paternalistico.  ma  persona matura  libera ed autonomo nel  suo procedere razionale e naturale.

Il discorso programmatico di  Draghi,  professore,  sembra segnare un  vera svolta, in quanto risulta  predisposto un  piano,  metodologicamente progettato,  segnato a tappe,  deciso anche nelle  divisioni parziali temporali, secondo preparati paradigmi operativi concreti,  stabiliti in tempi precisi  con  un terminus a  quo ed un terminus ad quem, come compito assegnato  per ogni ministro, responsabile del settore  nel guidare agli obiettivi prefissati per una migliore realizzazione possibile. Quindi,  lei è fiducioso  e spera,  essendo stata annunciata una nuova ricostruzione?

Certo, Marco,  uno che mostra le operazioni da fare, le riforme in cantiere, le direttive in politica estera, sociale ed ambientale,  è  sicuramente rispettoso della parola  data,  essendo  operativo, e,  comunque vada, è degno di rispetto perché si diversifica dal politico italiano  retorico,  essendo teso  certamente alla soluzione del problema, pur nella difficoltà oggettiva.

Per me,  Draghi è  l’uomo che fa historia  in  situazione, in quanto testis temporum  perché ha segnato i tempi ed  avviato tecnicamente   un progetto innovativo  riformistico – anche se da verificare,  a scadenze temporali  precise!- che,  al di là della realizzazione conforme  totale, -in quanto ogni opera umana  ha limiti-   prevede, comunque,  anche  possibilità di sviluppo successivi  ed  ulteriori miglioramenti attuativi, in relazione all’ evolversi delle  situazioni,  nella coscienza  personale di aver orientato,  dando  un segnale di un nuovo corso per le future generazioni.

 

 

 

Ultima forsan!

 

Ultima  forsan!

 

Professore, Ultima forsan,  è iscrizione, posta su meridiane ed  orologi di torri, che avverte il passeggero a considerare che questa potrebbe essere la sua ultima ora!

Certo !amico. E’ l’ultimo avvertimento per noi tutti, cittadini, apolitici, – storditi dalla propaganda demagogica di parolai tautologici, venditori di fumo,  aprattici –  non educati al voto, perché per decenni, tenuti sotto controllo da  formatori occulti, in quanto considerati massa di bambini,  decenni, formati con immagini senza referenza,  mal acculturati, neanche giunti alla fase operativo- concreta, perciò,  lontani da quella  operativo -astratta, che porta dall’erudizione alla maturità, cosciente,  essendo mancata col  sessantotto, l‘auctoritas paterna, congiunta col magistero  orientativo scolastico liberale  e statale, nel corso di  una guerra  fredda tra filoamericani e filosovietici!.

Non si tratta, però, dell’ ultima ora, cristiana, di  noi cristiani, ma si tratta  di noi italiani,  di noi europei – che ci siamo propagandati come élite, bianca,  destinata a reggere il mondo,  secondo i parametri classici  della  cultura romano-ellenistica, basata sulla guerra e sulla giustizia dei vincitori,  colonizzatrice, in una comunicazione superomistica, del  primo novecento (cfr. Teoria dell’ élite, in A. Filipponi., L’altra lingua l’ altra storia, Demian 1995) adottata dai  nazifascisti e poi dagli americano-sovietici in nome del progresso, per il dominio del mondo – ed  anche di  tante altre masse agricole africane ed asiatiche,  centro- sud americane, anche loro, bambine, soggette alla religio e a governi autoritari militaristici, domate dalla miseria e dall’ignoranza  e costrette alla sopravvivenza, accanto  a sistemi  lobbistici verticistici progressistici,  elitari di alta tecnologia!

Amico, ora i padroni del mondo sono decaduti  e  non  sono più nemmeno democratici, in apparenza,  con un anno di pandemia   e tutti, europei ed americani, occidentali  siamo arrivati anche  alla massima  critica sofferenza, scoprendoci  poveri,  bambini mal amministrati da politici, educati come sessantottini, acculturati  senza cultura,  livellati con  lauree –  inutili- avidi, demagoghi,  ambiziosi, tesi ai privati interessi e non al bene comune,  tanto da vendersi al migliore offerente, secondo processi economico- finanziari consumistici.

Ora dobbiamo essere uniti e solidali con  Mario Draghi- che potrebbe  essere  l’uomo della  salvezza- chiamato dal Presidente della Repubblica, (dopo due governi di Giuseppe Conte, inadeguato  in questo particolare momento storico, data la straordinarietà  dell’emergenza non solo pandemica), cosciente  che siamo giunti davanti ad un baratro, sull’orlo dell’estrema rovina!

Spes ultima dea!, professore.

Se tutto va bene  e se Mario Draghi  scoglie la  riserva, avendo avuto il consenso dei politici, se  può  prendere  il timone  delle operazioni finanziario- economiche come buon kuberneths e dioikeths, guida  non solo di una nuova forma politica, straordinaria  per l’Italia, ma anche  per l’Europa verso  la salvezza, sperata, con la vittoria prima sulla pandemia virale,  poi sui mercati  mondiali, infine su una societas ricostruita  per una ristrutturazione economica, dopo una vaccinazione sistematica, del tipo israeliano, sicura per tutti, vecchi e giovani, in ogni parte d’Italia.

Noi, europei  meridionali, che  abbiamo- specie  noi italiani,-   l’eredità mediterranea greco -romana ellenistico-bizantina, anche se degeneri,  conosciamo la necessitas  di una dictatura, nella straordinarietà degli eventi, certamente  meglio degli europei settentrionali!

Ora  non è tempo di divisioni: non  si conta per  avere maggioranza, ma ci vorrebbe unanimità  con  coinvolgimento sociale  perché chi è attualmente  politico deve tradurre in atto i sogni dei  propri concittadini,  dare cioè sanità e salvezza  pubblica, società migliore ed economia  con finanza sotto un unico controllo!

Ci vuole, allora,  un professionista non come Monti un tecnico, servile e  collegato con le grandi lobby internazionali, ma un uomo di alto credito e profilo responsabile dell’Azienda Italia, parte della Europa comunitaria.

Ora ogni politico  di qualsiasi partito, data anche la mancanza di una reale fides, deve sentirsi  vincolato dalla solidarietà dell‘italianità,  e resosi  consapevole del  rischio mortale, imminente,  disciplinatamente, ordinatamente ed umilmente  accettare la conduzione di un leader di provata capacità imprenditoriale , pratico, data la sua abilità strutturale e sistemica, avendo gestito l’azienda economico-finanziaria europea e salvato lo  stesso euro,  garantendone l’autonomia!

Dunque, professore,  per lei necessita  un unitario sentimento  nazionale  in un azzeramento di tutte le lotte partitiche,  che hanno minato lo stato italiano, democratico, dal momento stesso della sua  costituzione repubblicana, scritta all’epoca,  solo in senso antifascista, all’uscita dalla guerra.

Amico, bisogna capire che siamo arrivati alla fine di un processo  partitico, degradatosi progressivamente, che non ha mai riguardato il popolo, che neanche sa leggere e  sa votare, pur  se lentamente   acculturatosi, diplomatosi e laureatosi,   non essendo mai stato educato  civilmente ma solo  immesso in  schieramenti politici su base  cattolica e anticattolica, legati a sistemi malavitosi, abituati alla  compravendita del voto di masse, per cui  non è stato mai possibile  mai neanche verificare la legittimità elettorale,  a cominciare da quella  su Monarchia  e  Repubblica.

Ora, dopo il periodo di dittatura di Draghi,  professore, potrà avvenire una metabolh/ un cambio strutturale, con una palingenesi e metanoia, ed  andare a votare  con la speranza che  il popolo, ora sovrano, possa veramente indicare la sua volontà reale di cambiamento  e dare  legittimo mandato ai suo veri rappresentanti, avendo  appreso, con un nuovo sistema  funzionale  scolastico,  l’opportunità popolare del voto, svincolato dalle trombe  mediali,  lontano dalle letture televisive,  inviando come suoi delegati  personaggi locali e provinciali,  scelti  direttamente per la loro professionalità ed integrità morale,  perché garanti del  proprio  stesso  sistema operativo personale. Il popolo italiano, allora,  si è messo,  davvero,  alle spalle i politici democristiani e comunisti,  socialisti  e liberali, il regime craxiano e  lo stesso fiero giudice Di Pietro, Prodi e  Berlusconi, Monti e  Renzi, ed anche  Conte!
Noi italiani con Mario Draghi, autorevole vir civilis, politico capace di salvarci  dal coronavirus,  e dalla crisi  sociale, economico- finanziaria, dobbiamo accettare ed  afferrare questa  ultima zattera, anche se  con l’appoggio  di Grillini, sprovveduti amministratori, elementi   senza mestiere, con  quello di zingarettiani e renziani  opportunisti desultores,  con quello di berlusconiani centristi ,con quello  di ex fascisti,  meloniani,   o di salviniani, squadracce bossiane, riccastri  lombardi demo- cristiani.

Se Draghi  riesce a  dare autonomia all’Italia  nel seno dell’Europa,  nella coscienza storica di essere nazione fondante  evidenziando la dignità politica  nuova del popolo italiano, consapevole che il bene di ognuno è connesso con quello degli altri,  e che la communitas  richiede  una consapevole coscienza di gruppo, noi possiamo essere  paradigmi operativi  per una  nuova Europa  ristrutturata  e ricomposta con altri criteri e altre forme,  in una visione più universalistica.

Professore, ma noi siamo già in un’altra fase,  in un periodo  storico, sperato,! noi, oggi, 4 febbraio, invece, siamo ancora ad un Draghi, neanche voluto  dalla Meloni, rifiutato da Salvini, non accetto ai Grillini, peones allo sbando!

Amico mio,  dobbiamo tutti  confessare  – ognuno per conto proprio-   che il Pd  ha tradito la sua storia  comunistico-  sovietica  agricolo proletaria, e la sua fortuna organizzativa togliattiana partitica in senso  antivittoriniano,  e che  Renzi ed Italia viva  senza la matrice comunista, elettiva, non hanno né legittimità né credibilità alcuna; che i grillini, sono  solo un movimento caotico, nato dal karakiri partitico nazionale postberlusconiano,  guidato da un guitto, -apolitico, degno di comparse teatrali-  che dovrebbero ricordare almeno qualcuna delle  promesse fatte al popolo,  in senso di  discontinuità partitica; che,  infine,  la destra ha una sua unità solo sulla base  demagogica fascista e populista, non avendo neanche una radice socialista vera  come quella di Mussolini direttore dell’ Avanti, irredentista compagno  di battaglie di Cesare Battisti  deputato austriaco, essendo ormai vuota la  retorica  campanilistica  e nazionalistica!.  Ora…dobbiamo sperare!

 

 

Angelo Filipponi – Un' altra storia del cristianesimo