Angelo Filipponi

Vita Sublime

La vita sublime di Gaio Cesare Germanico Caligola è lo stesso saggio storico di Caligola il sublime (Cattedrale, Ancona 2009) rivisto e corretto, con l’aggiunta di un’appendice sulla morte dell’imperatore. Il lavoro è opera complessa di ricerca incrociata tra fonti ebraiche (Filone e Flavio ) e Latine (Velleio Patercolo, Seneca, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane, Giovenale ed altri ) e Greche (Dione Crisostomo, Plutarco, Dione Cassio ed altri ).

La risultanza è un’altra figura di Gaio Giulio Cesare Caligola Germanico, imperatore dal 16 Marzo 37 d.C. al 25 gennaio 41 d.C., con un’altra lettura della storia romana giulio-claudia. Viene totalmente rovesciata la valutazione tradizionale di insania-moria (e termini simili) di Caligola, rilevata come inesistente e come costruita dall’elemento giudaico perseguitato e da Seneca e senatori, esautorati come classe dominante, poi amplificata dalle dinastie successive, dopo la fine della domus Giulio-claudia.

Come biografia è narrata la storia tragica di un giovane che, divenuto imperatore, fa una politica originale basata sulla neoteropoiia con ektheosis/ divinizzazione a seguito di un’eccezionale propaganda imperiale, fatta con le migliori tecniche scientifiche dell’epoca.
Caligola risulta il più grande showman di ogni tempo, il maggior curatore della sua immagine, il comunicatore sublime, grazie anche alle doti di ironia, di oratoria, di abilità causidica e di sublimità intellettiva.

L’imperatore, ottenuto il massimo consenso popolare e militare, inizia una serie di riforme costituzionali, desideroso di trasformare il principato augusteo in basileia ellenistica sulla base sincretistica religiosa: progressivamente abbatte l’ordine senatorio ed equestre, licenzia il corpo dei pretoriani e decide il trasferimento della capitale da Roma ad Alessandria.

Reagisce alla sua politica innovatrice l’aristocrazia senatoria, conservatrice, favorita dalla finanza giudaica, stroncata nei suoi affari dall’ imperatore Dio, pronto a profanare il tempio di Gerusalemme e ad attaccare l’impero parto filogiudaico.

La sua uccisione, a seguito della congiura di Cassio Cherea, risulta una necessitas ai fini della restitutio rei publicae e dello sconvolto Kosmos imperiale.