Un papa, fuori del tempo

La teologia non basta

Nel discorso d’inizio anno al corpo diplomatico, Benedetto XVI, tra i tanti problemi  trattati (persecuzione dei cristiani nel mondo e necessità di una loro  giusta difesa; abolizione della legge sulla blasfemia in Pakistan  e monopolio statale in materia scolastica) ha considerato l'aborto come una piaga delle democrazie occidentali e soprattutto ha anatemizzato l'educazione sessuale  e civile come contraria alla legge e alla morale.

IL papa vive fuori della storia e del tempo: non ha coscienza della vita quotidiana e delle concrete situazioni di una realtà, che si modifica continuamente e che presenta sempre nuove soluzioni e non pemette una schematizzazione dei problemi né una soluzione metodica, ma impone solo tempestivi interventi immediati che,  poi,  potranno essere utili ai fini di una metodologia di massima.
La profonda connessione fra storia e geografia crea una infinita tipologia di uomini, che fanno politica in reali ambienti, mossi da phobos, in una libera volontà di autoregolarsi a seconda delle proprie esperienze, cercando eudaimonia: ogni religione è  una costruzione artificialis, frutto di una mancata e non conseguita  felicità terrena.  

Insomma il papa crede di poter operare con le idee secondo le regole di una tradizione ormai inadeguata ai nuovi tempi e  secondo formule esemplari, desunte dalla vita dei santi.
Eppure legge le tante relazioni che vengono da ogni nazione del mondo e dovrebbe aver capito le condizioni dei giovani della nuova generazione,  del tutto privi di conoscenza del proprio corpo, della lingua materna, della storia personale, familiare, provinciale, statale,  internazionale ed ormai distaccati dalla natura, in quanto cittadini, lontanissimi dalla mentalità agricola… salvo casi di giovani di  popolazioni in grave ritardo, rispetto ai processi culturali occidentali… 
Forse il papa parla e non sa cosa dice, sembra sentire ma non ascolta, irrigidito nel suo pensiero, sembra vedere ma non guarda la miseria del mondo: è un vecchio fuori del tempo, in cui si rileva chiaramente quanto sia distaccata la cultura dalla quotidianità e dalla manualità e quanto sia grave il difetto visivo ed acustico, sensoriale.
La sua visione  di vita è astratta , non reale;  ll suo esame non  è soggettivo personale ma è quello delle carte che non legge e  che altri gli pongono davanti,: lui è l'intelletuali di altri tempi che sta con i suoi libri , scrive ed interroga il passato;  vive un'altra vita, ascetica. in un altro  mondo ..
Nelle società cristiane l'educazione religiosa precede di molto quella scolastica, laica, e crea, fin dai primi vagiti, nella famiglia  una coscienza cristiana mitica, senza coordinate storiche e geografiche, idealistica,  di cui poi lentamente ogni bambino si dovrà decondizionare.
Il bambino nei primi anni è continuamente sollecitato alla pratica religiosa con preghiere  e con  formule, che diventano automatiche,  perchè ripetute nel corso della giornata e  perché  radicatesi  in modo inconscio, data la consuetudine settimanale  mensile, annuale delle festività religiose, in relazione al calendario…
L'educazione cristiana, dopo il battesimo, fatto con l'assenso dei genitori,  per di più parallella a quella statale (catechesi per la cresima- comunione  e  per il matrimonio ) in quanto mitica ed irrazionale confonde la mente del bambino, sincretico per natura.
Essa, impartita secondo la retorica cristiana,  è deleteria per la formazione del ragazzo e dell'adolescente che, dopo la fase  operativa concreta,  procede verso le astrazioni  formali  in una razionalizzazione della sua azione…
L'uomo viene impostato secondo la moralis, come fosse  puro spirito, in modo contrario alla sua natura,  volto all'irrazionalismo mitico e continuamente pressato dal phobos tanto da  travisare la realtà e da  immaginarne un'altra  in un doloroso e falso adattamento quotidiano e in un rassegnato procedere verso l'ignoto …
Dare speranza di immortalità ad un mortale  è nobile ma è falso; fare partecipi di un regno celeste eterno quando si vive la miseria della vita, alternata con la morte, promettere un premio eterno ad un elemento fisico effimero  è un sogno di  una pazzia,  senile, che necessariamente contrasta con la pratica vitale quotidiana, con quella sessuale, ormonale,  commerciale, utilitaristica e specie con la ricerca scientifica: è una logica assurda che non ha alcuna base  né aderenza concreta nella fisicità rapportuale e relazionale sociale.
L'uomo è uomo, un sacco di merda che certo può compiere gesti di eccezionale spiritualiltà e grandezza ma anche di infima miseria e  cattiveria: è  uno strano kosmos in cui pulsa la vita che è un automatico complesso di forze anche contraddittorie che si  manifestano in forme umanitarie  non valutabili né come bene né come male ma solo come azioni umane, risultanze di quelle particolri pulsioni di quel dato momento in una specifica situazione… 
La stessa caritas cristiana diventa falsità che sottende  sotto i valori dell'humanitas classica e della philantropia ellenistica un'organizzaione verticistica  capillare amministrativa, capitalistica, di origine ebraica, dettata dall'interesse anche quando è volta solo ed esclusivamente verso il prossimo… 
L'uomo necessariamente risulta ambiguo ed equivoco nella stessa parola e nell'azione si esprime in relazione ai contrasti con altri e in emulazione o competizione, in una volontà di mostrare se stesso  e niente altro,  alla ricerca della propria affermazione: neanche quando è sazio lascia spazio ad un altro, lascia mangiare chi ha fame …
L'impostazione metodica cristiana è esattamente l'opposto  di quella della personalità,  dell'autenticità e dell'identità soggettiva in quanto tende non a giustificare  dapprima  la pars fisica (il corpo, la materia, la vita nel suo fluire,  creatura, storia e creato)  come propria e legittima, come affermazione personale in un mondo-kosmos  di cui si è parte,  ma a giustificare  la pars spiritualis (anima, spirito, Dio creatore e il suo regno ultraterreno), in uno sradicamento dalla concreta realtà… 
Essere personalità autentica è una ricerca metodica, che si basa su autos, essere se stessi  e vivere da parte cosciente di un tutto fisico, in un'armonia totale con se stesso con gli altri ( simili a se stesso) con la natura, come espressione vivente di una catena umana ed animale di cui la storia, testimone, è manifestazione diretta…  
Il Papa  è un teologo che filosofeggia  anche con molta logica sapendo argomentare secondo procedure intepretative con tutte le forme retoriche, tipiche della  tradizione cristiana,  apologetica e patristica… ma non serve in quanto ripete quanto già conosciuto, dando solo l'impressione di una elasticità mentale,  che in effetti non c'è…
In lui c'è solo la coscienza del proprio ruolo di papa  con la sacrosantità della sua ineffabile parola e con la santità di una tradizione cattolica romana, rimasta  "tridentina", infallibile.. 
il papa risulta espressione di un potere, che difende la propria funzione esegetica  divina, egemonica,  rispetto  a quella di funzione  umana,  fidelis, da  guidare secondo i  canoni collaudati  di una tradizione secolare.
Non si è reso conto che i popoli cristiani da oltre 2 secoli hanno iniziato un processo razionale, positivistico,   che li ha lentamente, gradualmente, ad ondate,  affrancati dal muthos  e liberati dal phobos.
Il problema della scolarizzazione e dell'aborto rientra nella sfera umana, nelle priorità di una realtà attuale  sociale in cui la Chiesa può dare il suo contributo ma non deve mai pemettersi di anatemizzare l'opera statale laica, rappresentante del cittadino… è un'invasione di campo come quella fatta a favore dei cristiani copti di Alessandria… 
Ognuno conosce i propri problemi  e se li risolve personalmente: ogni ingerenza è indebita…