Tabula Peutingeriana

 

Dio è in tutto e tutto ha la voce  di Dio: egli è nel fruscio delle foglie di una quercia, negli uccelli, nei sogni, nelle sorti, nei polli sacri, nelle acque, nei brividi, negli starnuti, nel fuoco, nell’incenso, nella farina, nei cristalli…in noi tutti, in ciascuno di noi, nei microrganismi come i   batteri e perfino nel coronavirus. 

Nonno, mi hanno parlato di una Tabula Peutingeriana? io non so neanche cosa sia. Me ne puoi parlare?.

Certo,  Mattia !Voglio sapere, però, se lo chiedi per fare bella figura coi compagni o per una tua esigenza personale.

Nonno, tu mi conosci bene?! Io vivo con Stefano! e Stefano non parla e non ascolta: è sempre assente e lontano!Io amo sapere e spero tanto che un giorno mio  fratello ascolti una tua lezione, tramite le mie parole!

Scusami, Mattia! So  quanto tu sia bravo con Stefano! Conosco il tuo animo! Cosa vuoi sapere sulla Tabula Peutingeriana? Nonno ti dice quel che sa, in modo semplice, adatto a te, ragazzo di 12 anni.

Che cosa è? Nonno.

E’ una specie di Carta geografica! Sembra che l’ideatore iniziale di questa Charta speciale, geografica,  redatta  per scopi militari,  sia Marco Vipsanio Agrippa, il genero di Augusto, che riprende un pensiero di Gaio Giulio Cesare, intenzionato ad avere una rete viaria efficiente e funzionale  nell’area gallica, sulla base del tracciato della Via Aurelia,  in Occidente, e nella zona orientale  come sviluppo della via Egnatia, di cui parla anche Strabone in Geografia, V.

Nonno, si tratta, dunque, di un Carta geografica, utile per i viaggi in Occidente e in Oriente!.

Diciamo che è una carta geografica” speciale“, Mattia!.

E’  una charta, colorata  e figurata, formante una striscia  lunga 6.745 cm e larga 33 cm, che rappresenta  tutto il mondo oikoumene,  circondato dall’Oceano,  in cui i continenti Europa,  Asia, Africa sono ben distinti e divisi tra loro  dal Mar Mediterraneo e dal Don /Tanais e dal Nilo. E’ opera del monaco di Kolmar, che,  con la sua riproduzione, mantiene la funzione originaria della cartha!. Essa conserva il tracciato della via  Aurelia, che congiungeva Roma  con Pisa e poi con Luni,  dove si connetteva  la  Via Aemilia Scauri, che  si prolungava fino a Vado (Savona),  deviando da una parte, con la via Iulia Augusta verso Aosta  per raggiungere, poi, oltrepassate   le Alpi,  Marsiglia ed Arles in direzione di Pirenei,  e, da un’ altra, verso  Bononia/Bologna dove si connetteva con la via Flaminia. Insomma c’era una rete viaria,  già utilizzata in epoca  repubblicana, ora migliorata con Ottaviano Augusto  sotto cui sembra che  si inizi un’ elaborazione cartografica stradale.

Quando Marco Vipsaino  Agrippa   ed Augusto si occupano delle strade per fare delle Chartae?

Agrippa (64-12 a.C. ) dopo la battaglia di Azio, avendo risistemato l’urbe  e le vie, che partivano da Roma, avendo costruito il Pantheon, ha  cura di  una Charta mundi e fa una redazione rappresentativa  del cursus publicus,  mettendo in evidenza la presenza di paroichiai/ stazioni di posta, servizi  per cavalli,  terme, fari, boschi, monti, porti,  indicando con due case le città e i villaggi e con un medaglione le metropoli  dell’impero (Roma, Alessandria, Efeso, Antiochia), insomma rilevando quanto poteva essere utile ad un Viator/ viandante  privato o  cursor tabellarius/pubblico corriere.

Agrippa, inoltre, essendo curiosus  di geografia, sotto la sua supervisione,  coi suoi tabularii, redasse una completa mappa dell’impero, che più tardi, dopo il 12 av.C., anno della sua morte, fu incisa su marmo da Augusto ed in seguito esposta in un colonnato da sua sorella Polla, nel porticus Vipsaniae nel 7 a.C.

Ci è rimasta questa  originaria charta, nonno?

No, Mattia! Abbiamo, però, una Charta (che potrebbe avere  qualcosa dell’idea  di Agrippa,  arricchita da altri anonimi redattori di carte, descritte dall’autore dell’Itinerarium Antonini  specifico per la Britannia, o anche  da quello dell‘itinerarium  burdigalense e  da quello dell’itinerario di Santiago del Liber Sancti  Iakobi, – oltre alla mappa di Madaba-) che noi oggi conosciamo come  Tabula peutingeriana, di cui abbiamo una copia in bianco  e nero, conservata  a Parigi; una, settecentesca, in una collezione di un antiquario marchigiano – Gianni Brandozzi-  una  a Pola, conservata nel Museo sotterraneo dell’Arena ed un’altra a colori  a Vienna del XII-XIII  secolo, detta  anche Codex Vindebonensis.

Perché è così chiamata?

Vindebonensis è un aggettivo per indicare che  la charta proviene da  Vienna, chiamata dai Romani Vindebona, dove ancora oggi è la Tabula  Peutingeriana, cioè di Peutinger.

Chi è Peutinger ? Nonno

Konrad Peutinger (1465 -1547 d.C.)  è un umanista, collettore di molte iscrizioni romane, desideroso di riunirle,  che ha come amico un altro umanista Konrad Celtis, il quale ha trovato, a Worms, un gruppo di pergamene  geografiche  e le ha unite insieme formando una tabula unica di 11 pergamene -mancante, però, della dodicesima- divise in partes e in segmenta.

I due avrebbero voluto  pubblicare  insieme iscrizioni e Tabula, ma non lo fecero e Peutinger mantenne nella Biblioteca presso l’imperatore Massimiliano I, di cui era segretario, il tutto.  Nel 1591 l’opera di pubblicazione avviene ad Amsterdam ad opera di Johannis Moretus.

Tu l’hai vista questa charta,  Nonno?

Si , Mattia. In una gita scolastica a Vienna, alla Biblioteca Nazionale Austriaca,  nel 1970, con i liceali del Giacomo Leopardi di S. Benedetto del Tronto.

Me la descrivi?

Nonno ti dice di una rappresentazione del monaco di Kolmar, che nel 1265, fece le  divisioni in 12 partes – le 11  restanti  con la pars, ora mancante della zona ispanica -.

Mattia, la Tabula è conosciuta anche come Fragmenta  tabulae antiquae/ Frammenti di un’antica tavola, che  riproduce forse un documento geografico, o più documenti,  esistenti,  di epoca romana – la charta di Agrippa? o  altro, cioè chartae degli itinerari  di cui abbiamo detto?  quello indicato come antonino ma di Caracalla (figlio di Settimio Severo)?   o quello burdigalense? o quello di Santiago?- dove erano  segnate perfino  città romane scomparse come Pompei, città distrutta   al Vesuvio nel 79 d.C, o città   come Costantinopoli, fondata nel 330,  ed alcune città tedesche,  distrutte nel V secolo d C.!.

Che significa? nonno

Vuol dire  che la copia romana  riprodotta dal Monaco di Kolmar è  quella di itinerari propri del periodo successivo a Giustiniano (527-565), – seguìta anche dallo scrittore  spagnolo del Liber Calixtinus del 1138,  che tratta  della vita di S. Giacomo Matamoros/uccisore dei Mori-, che conservano, senza verificare, il nome di città romane, ormai non più esistenti o non ancora fondate.

Dunque, Nonno, la tabula oggi visibile  è una copia esistente per i pellegrini  del periodo che va da Giustiniano  (527-565) fino al XII secolo?

Bravo Mattia! Si tratta, infatti,  di una tabula probabilmente  usata  agli inizi solo per i militari, poi per i pellegrini che andavano  a Roma, a Gerusalemme e a Santiago. E’ una tabula di grande importanza per i cristiani cattolici più che ortodossi, che invece, con gli ebrei  si servono della mappa di Madaba, che ha come centro  solo Gerusalemme!

Infatti  se  nel IV secolo la tabula  era utile  per i cristiani  per andare a vedere la chiesa di S. Pietro costruita a Roma da Costantino  e per i pagani per andare a Dafne al santuario di Apollo presso Antiochia, poi  nel V e VI  secolo sembra che abbia, secondo  l’itinerarium burdigalense,  valore comune  anche per  uomini di fede diversa  essendo stato sfruttato e dai crociati e dai pellegrini di Santiago,   tanto da essere ripresa  nel XIII secolo dal Monaco di Kolmar.  Infatti  l’itinerarium , scritto nel 333-334 sotto Costantino.  mostra il tragitto che va da Bordeaux (Burdigala) a Gerusalemme,   come  resoconto di un viaggio di un anonimo a Gerusalemme che seguiva la via Domizia  in Gallia  e che,  passate le Alpi al Monginevro, attraversava l’Italia settentrionale, lungo la via Postumia  fino a Aquileia per viaggiare  lungo la vallata del Danubio, per giungere a Costantinopoli ed infine,  attraversate l’Anatolia e la Siria,  arrivare a Gerusalemme: era indicata anche la via del ritorno al  pellegrino che  poteva fare due tragitti, uno via  mare da Cesarea fino a Pisa e da lì, via terra, tramite la via Iulia Augusta  e via Emilia per  tornare in Gallia , oppure un altro,  passare per la via Egnatia in Macedonia  fino a Valona  e da lì attraversare l’ Adriatico su navi veneziane,  per giungere ad Otranto, da cui  per la  via Traiana Calabra  e la via Appia  arrivare  a Roma per congiungersi con la via Flaminia e Via Emilia fino a Milano, per poi, tramite la via Iulia Augusta  e  l’Emilia Scauri raggiungere la Gallia!.

Nonno, in questo lungo viaggio quante sono le città nominate nella charta?

Sono  segnate  555 città  e località varie,  con fari, terme, porti, foreste,  monti, santuari: essa mostra l’ambiente proprio dell’epoca, in modo appiattito, data la ristrettezza della  larghezza della striscia  rappresentata!

Vuoi dire, nonno, che la charta ha  ancora il valore dell’epoca costantiniana, in cui convivono e cristiani e pagani ?

Si. Mattia!  Sono ben centrali S. Pietro a Roma e  il santuario di Apollo a Dafne, le due mete dell’impero romano del IV secolo!.

Quando sarai grande ed hai voglia di approfondire su questo argomento, puoi iniziare lo studio da  Tabula peutingeriana,- Codex vindebonensis, a cura di G, Ciurletti,  Trento  1991; (o da  F. Prontera, Tabula peutingeriana. Le antiche vie del Mondo  Firenze Olschki 2003)!.

Nonno, io ho ancora una curiosità! Quale? Mattia.

Nella trattazione della tabula, mi hai solo accennato alla mappa di Madaba, ma io non so  né dove sia  esattamente, né come sia fattae nemmeno   per chi sia stata utile nei secoli ?

Sono contento, Mattia, che tu me lo chieda anche perché  ci sono stato con tua nonna, quando siamo andati, tanti anni fa,  in Giordania,  dove  è la città di Madaba,  che  ha nel pavimento della chiesa bizantina di S. Giorgio  la famosa Mappa, a mosaico.

L’hai vista e fotografata sicuramente? Allora la potrò vedere   perché nonna la conserva gelosamente in qualche parte!

Certo, Mattia.

La mappa di Madaba, di epoca giustinianea, ha una funzione non solo per i giudei- che  amano Gerusalemme anche dopo la distruzione  del tempio e la loro definitiva dispersione ad opera di Adriano- ma anche per i cristiani (più per gli ortodossi orientali che per i cattolici occidentali) ed è una prova della centralità persistente  della città, santa  per la morte e resurrezione di Cristo secondo i Cristiani e per il ricordo della sacrificio di Isacco e della città di David  secondo gli ebrei!

La mappa anticamente misurava 21  metri  per 7  e conteneva oltre due milioni  di tesserae  colorate, ora  l e sue dimensioni attuali sono di 16 mt per 5 .

La mappa del mosaico raffigura un’area che va dal Libano al delta del Nilo e dal Mediterraneo al deserto orientate  fino all’Eufrate ed è probabilmente dell’ ultimo periodo di Giustiniano,  morto nel 565.

Ci sono raffigurazioni  del Mar Morto con due barche da pesca,  con molti ponti che collegano il Giordano e pesci che nuotano nel fiume e si allontanano; non manca il deserto di Moab con un leone  alla caccia della gazzella; c’è Gerico con le palme, c’è Betlemme ed altri siti cristiani –  quasi 150 città e villaggi  con etichette-

In questa mappa, Mattia, sono segnati dettagliatamente,   per indicare il grande rilievo che si vuole dare alla città, parti specifiche,  caratterizzanti Gerusalemme:   La porta di Damasco, La porta dei leoni, la Porta d’oro, la porta di Sion,  la  Chiesa del Santo Sepolcro.

Caro Mattia,  avrei finito  il mio discorso congiunto sulla Tabula e sulla Mappa di Madaba – che, storicamente,   a mio parere, è opera successiva a quella  del pavimento musivo di Bet Alfa (Israele) di Marionos e di suo figlio, Hanina,  artisti del periodo di Giustino I ( 518-527).

E’ bello, Nonno,  sentire le tue spiegazioni: tu insegni senza libri mi fai partecipare a quanto tu hai veramente  visto, appreso e capito e cerchi di chiarire davvero ogni cosa!  Grazie. Basta questo, per oggi! Nonno.

Mattia, dici così, birbone,  perché sono tuo nonno? Guarda Stefano, che cammina qua  e là instancabilmente,  su e giù, muovendo le manine, per la stanza! Sembra ridere anche lui!