Filone cristiano o Cristo filoniano? Ta kata Seianon

Perchè Filone non parla di Cristo?

Filone, pur conoscendo Gesù Cristo, non ne parla nella sua monumentale opera.
Neppure è possibile avere la sicurezza che Filone e il Christos si conoscano perché l’opera  Peri Toon Aretoon, in cui il theologos avrebbe potuto parlarne, ci è giunta priva di tre libri, e specificamente di quello dove probabilmente avrebbe dovuto trattare del bios del Signore.
Noi cristiani, inoltre, abbiamo fatto christianos Filone, e nemmeno abbiamo preso in considerazione che Christos potesse  essere stato filoniano, cioè  uomo seguace del pensiero legalistico oniade  e perfino capace di realizzarlo secondo la prospettica scismatica  emporistica, comunitaria propria dei discendenti di Onia IV.
Al di là di come è andata effettivamente la storia cristiana, a noi si propone il problema dei motivi per cui Filone non parla di un evento così importante per il giudaismo in epoca tiberiana.

Dunque noi ci chiediamo: perché Filone Alessandrino (25 a.C.- 42 d.C) grande filosofo platonico, uno dei difensori, anzi il capo della difesa dei giudei alessandrini, accusati di lesa maestà, di fronte a Gaio Caligola nel 40 d. C., scrittore di cinque libri di Virtù (Peri aretoon), di cui ci sono rimasti solo Legatio ad Gaium e In Flaccum, non ha parlato del Messia venuto e della sua singolare vicenda, a lui contemporanea? 
Non è possibile che il discendente di Onia IV, il fratello dell’alabarca di Alessandria, il grande etnarca e sommo sacerdote del tempio di Leontopoli, l’ebreo ellenista più famoso del mondo romano e di quello parthico, non abbia sentito parlare della storia di Jehoshua Barnasha, del  Meshiah, dell’unto del Signore, che a Gerusalemme si è fatto re tra i 32 e 36 d.C?
Qualche anno prima del suo viaggio a Roma come ambasciatore! A Gerusalemme!
A Gerusalemme, il centro del mondo giudaico, la sede del tempio nel cui gazophulakion confluiscono tutte le decime e la doppia dracma legittima, di ogni ebreo (aramaico ed ellenista)!?.
Al Messia proclamato, ogni ebreo, dovunque si trovi,  si deve necessariamente volgere e  deve portare il suo contributo (di ricchezza, di mano e di cuore) in una partecipazione reale onde favorire la sua missione per l’instaurazione del Malkuth Ha shemaim (H basileia toon ouranoon)?
Gli avvenimenti sono coevi a quelli del prefetto di Alessandria, Avillio Flacco, e a quelli di Ponzio Pilato, procuratore di Iudaea,  e a quelli di  Ateio Capitone, procuratore dei beni di Livia ad Iammia e poi di  Tiberio e di Antonia,  uomini che lui conosce e bene; se conosce questi, come può non conoscere un uomo, ebreo,  che fu proclamato Messia in quegli anni, che prese il tempio e lo purificò?  come non conoscere un Messia che, seppure reo per i romani di un crimen, era, però, un santo, e che seppure crocifisso, era stato risuscitato da Dio Pateèr?
Se Gesù con le forze aramaiche è entrato in Gerusalemme e si è insediato nel tempio, Filone insieme al fratello ha il dovere di una ricongiunzione con l’eletto di Dio, con l’unto del Signore, perché uomo di stirpe sacerdotale, oniade, onde  riunire definitivamente le tante anime disperse del giudaismo e ricostruire con tutte le tribù il popolo santo di Israel? 
Si dirà: certo. Ci può essere stata questa possibilità di conoscenza e quando c’è la persecuzione di Seiano e  quando poi  è imminente l’ira di Tiberio postseianea;  e quando l’Oriente è in mano ai barbari Parthi,  e quando  la Siria e  la Celesiria sono senza governatori, senza legati militari e perfino senza i regolari mandati imperiali.
Ma quando, precisamente, Filone avrebbe potuto dire qualcosa sulla venuta del Messia?
Solo nel Peri aretoon, nella parti di cui noi siamo privi e specie nel Ta kata Seianon!, che dovrebbe anticipare Ta kata Flaccon (In Flaccum) nel cui incipit, mutilo, si parla della persecuzione di Elio Seiano….
Allora Ta kata Seianon è opera non tramandata per qualche sconosciuto motivo o perché non allineata con le opere evangeliche, posteriori?
Quando sorge la grande Chiesa in epoca gnostica, marcioniana, e postmarcioniana, cominciano i problemi per la definizione della figura del Christos ed allora si fanno scelte e si decide la strategia operativa in senso più spirituale che temporale del Malkuth?.
Essendo definitivamente tramontato, dopo l’impresa di Shimon Bar Kokba (Cfr Giustino, inizio del Dialogo con Trifone) il malkuth ha shemaim aramaico, e quindi, finita l’idea messianica politica, viene ripresa (forse)  la palinodia di Filone e viene dilatata la successiva predicazione scismatica, già attiva in alcune comunità cristiane, mediterranee, di Paolo, del Regno di Dio  un regno predicato da Gesù, uomo-dio venuto a redimere il mondo, morto e risuscitato, destinato alla fine del mondo, dopo la conversione di tutti i pagani, a ritornare, per stabilire definitivamente il suo regno eterno per tutti i credenti in lui, figlio unigenito di Dio padre ...
Quindi, Filone, tornato attuale dopo la fine dei sogni messianici del 135-6 d.C.. con la sua Palinodia e con Ta kata Seianon, avrebbe potuto influenzare e condizionare la predicazione di Paolo, che, però solo  nel II secolo, diventa la pietra fondante la Chiesa romana…
Ma, quale fu il contenuto originale di Ta kata Seianon, cioè della terza opera del Peri aretoon?
Dopo aver scritto la Palinodia, con una materia ancora tutta da scoprire, certamente dove ci dovrebbe essere peripeteia, un capovolgimento totale di forme e strutture, tipico di un esegeta biblico, capace di vivere, servendo due padroni ed abile nelle costruzioni ideologiche, basate sulla praxis in corrispondenza ambigua con la theoria, in modo da poter praticare un’ ameicsia/ non mescolanza, che autorizza una convivenza con i pagani e che non taglia i ponti definitivamente con il principato giulio-claudio, specie dopo il decreto claudiano, che ristabilisce l’ordine in Alessandria, Filone rievoca la storia della precedente dura persecuzione seianea, da cui era scaturita la stasis messianica con la proclamazione del Christos.
Ta kata Seianon, dunque, è la storia di un precedente pericolo mortale, di un naufragio del giudaismo, creduto il più grave e poi visto come meno grave di quello infinitamente superiore, corso con la persecuzione di Gaio Caligola, il cui potere era maggiore di molto a quello del prefetto del pretorio, pur ministro onnipotente in epoca tiberiana, che aveva dettato le regole per i prefetti di Siria e di Giudea e quindi, aveva fatto la politica orientale,come se avesse avuto l’ imperium proconsulare maius ...
Oggi, abbiamo troppo poco, quasi sempre parole, non prove, brancoliamo nel buio storico per il silenzio degli storici  per poterci orientare e muovere con una qualche seria probabilità, non dico di trovare una qualsiasi testimonianza epigrafica o numismatica, ma almeno un qualche frammento di un autore ignoto coevo, rimasto incontaminato dalla manipolazione cristiana, soprattutto di Ireneo e di Eusebio,  che sono christianoi infidi,  troppo integralisti per essere portatori di verità  e poi di dotti  e retorici ermeneuti, uomini di Chiesa  del IV e del V secolo, che hanno un potere temporale superiore a quello civile burocratico, di età postcostantiniana e postteodosiana…
Ireneo (130-202) (Adversus haereses) e specificamente in Demonstratio apostolicae praedicationis (trad. armena) e poi il suo discepolo Ippolito di Roma (170-235) in Philosophoumena  mostrano la rete di successione apostolica come segno della verità dei logia del signore, seguono il pensiero paolino con la sua sincresi giudaico-pagana e la la lezione di Caritas e di resurrezione farisaica, cristianizzando (ancora)  Filone.
Facendo la stessa cosa, ad Alessandria ,Panteno, Clemente Alesandrino, Origene, nei Didaskaleia, a contatto con gli stessi ebrei, si attua la cristianizzazione dello stesso Gesù e di suo fratello Giacomo e si studia il testo di Paolo come basilare per il credo religioso.
Perché? Perché trasformare un capo mastro,(qayin) un capo zelota(Kanah), congiunto religiosamente con farisei ed esseni, e collegato con il popolo aramaico gerosolomitano e parthico e quindi con il gran re Artabano e con Izate re di Adiabene con Areta re di Nabatea e con Asineo, satrapo di Mesopotamia,  proclamato universalmente Messia, dopo le iniziali vittorie sui romani, poi annientato   dalle legioni di Lucio Vitellio insieme ai suoi sostenitori, conosciuto per suoi logia come decreti propri di un maran/basileus , in un predicatore itinerante pacificista e comunitario?
Perché cambiare le connotazioni fisiche civili e sociali ad un eroe nazionale sconfitto e morto secondo la logica ebraica del martire, comune a tanti edim, in un uomo-dio venuto per redimere il mondo, avvolto nelle tenebre del peccato secondo la lezione di Paolo, uomo menzognero, condannato perfino a morte dai seguaci di Gesù e da Giacomo Il giusto?
Noi, comunque per quanto ci è stato possibile nel corso degli anni, abbiamo fatto una ricostruzione tuzioristica, certamente  imperfetta, ma meno imperfetta rispetto alle negazioni e ai silenzi cristiani….
Quella che abbiamo tracciato storicamente ci sembra la migliore possibile in quella situazione storica e in quel particolare episodio messianico…
Non sappiamo però, spiegarci il comportamento di Filone!
il theologos,giudeo ellenista, filotiberiano e anticaligoliano, non poteva non conoscere gli eventi di Gerusalemme, l’entrata del Messia nella città santa nella Pasqua essenica del 32 d.C. e  neppure non poteva non sapere dell’avvenuta purificazione del tempio, cosa a lui oniade, obbligata?
Noi abbiamo potuto leggere, pur sotto le sue parole, la sofferenza al momento della sconfitta in aula di tribunale, in Legatio ad Gaium e proprio dall’esame di tali termini abbiamo ancora di più pensato che Filone abbia sofferto alla morte del proprio Messia  condannato a morte e crocifisso (cfr. La morte di Un Dio  e Retorica  e cristianesimo)
Solo chi non capisce il valore dei termini  e ciò che è sotteso a questi avvenimenti, può sorvolare su di essi e credere secondo tradizione cristiana…
Ma se Filone ha scritto il bios di Gesù, perché non c’è di esso traccia nella storia del cristianesimo? …
Forse per un lungo periodo (prima, quello tra il 36 e 66 e poi, quello  dal 73 al 134 d.C.)  la necessitas di vivere per gli ebrei, così segnati dal dolore, nascosti  tra i pagani, latini e greci,  impose loro una diaita, un sistema di vita misto e  fece nascondere velare la storia di Gesù maran e del suo crimen (che comunque non poteva assolutamente essere cancellato) e quindi fece perdere i connotati umani e politici del Messia, mentre veniva ingigantita la figura spirituale di rabbi e di giusto tanto da  crearne il mito e poi di farlo figlio di Dio padre, nato da una vergine ad opera dello Spirito Santo: così facendo i giudei volutamente confondono la loro religione con quella pagana e misterica…
Su quali basi si era costituita una tale diaita, cultus victusque?
Sui vangeli ancora non scritti o sull’opera di Filone?…
Ritengo che i giudeo-cristiani o quelli che così si definiscono, distaccati dai  cristiani-pagani, abbiano come maestro Filone  e  sono seguaci della sua opera sia storica che esegetica …
D’altra parte si conoscono sufficientemente gli avversari di Paolo, che hanno idee giudaizzanti, collegate con quelle gnostiche e si possono leggere alcuni vangeli o frammenti di vangeli come quelli dei nazirei in aramaico, degli ebrei in greco) e specie quello degli ebioniti pure in greco…
Questi vangeli, però, risentono tutti, specie quelli in greco, del pensiero filoniano, di cui hanno anche lo stesso lessico: peccato che noi abbiamo notizie solo dai cristiani della Grande Chiesa (Ippolito ed Origene) che ci dicono che essi praticano la circoncisione, la perfetta osservanza legalistica ed hanno come nemico Paolo.
Inoltre si sa che gli ebioniti praticano una diversa eucarestia perché dànno un’altra lettura della Sapienza e dei Profeti in quanto non riconoscono Gesù Dio ma lo considerano uomo, seppure straordinario, (quasi) figlio adottivo di Dio, nato comunque non da una vergine, ma da una donna. Infatti essi hanno una maggiore venerazione per Giacomo, fratello del Christos, che per Gesù, come tutti i giudei cristiani: Giacomo non solo è giusto ma è anche vero servo di JHWH  in quanto recabita, uomo speciale, baluardo del popolo di poveri, popolani, leviti, banausoi, (ebionim), unica ancora di Salvezza contro i romani, secondo quell’Egesippo, un giudeo cristiano del II secolo, viaggiatore per la Palestina, i cui ricordi (Upomnemata), perduti, sono ricacciati opportunamente, a proprio uso, da Eusebio…
Filone, però, non è più il centro della disputa teologica nel periodo flavio ed antonino, in quanto le testimonianze Pseudoclementine  del III secolo in greco, assegnate ad un Clemente discepolo di Pietro, che, pur trattando di Giacomo e dei suoi Anabathmoi (bagni),  forse di stampo essenico,  creano il mito di Pietro, la cui esaltazione è chiara nei Khrignata Petrou e in Periodoi Petrou.
Non è qui il caso che io mi dilunghi  sulle pseudoclementine, in cui vi sono notizie sugli avversari ebrei (i seguaci di Giovanni il battista  considerato lui non Gesù il Christos,  oppure i discepoli di Simon Mago) che combattono i cristiani, intenti a seguire e trovare  il vero profeta, destinato a portare alla perfetta gnosis,  alla conoscenza vera secondo una nuova  methodos …
Ed allora si dirà: Che cerchi? cosa credi di aver capito o intuito?cosa vuoi dimostrare da solo? uomini, dediti a Cristo e allo studio, dotti, dottissimi hanno lavorato per mostrare la verità Cristiana.
Niente. Niente. Rispondo umilmente
Ora che mi accingo a pubblicare Legatio ad Gaium, voglio solo dire di aver forse capito (intuito?) la tragedia di un popolo, che preferisce morire per non vedere la fine del tempio, massima sofferenza per un ebreo, maggiore perfino di quella della morte e della crocifissione del Messia (non risuscitato), avvenuta quattro anni prima.
Voglio dire che mi sento inadeguato in questa ricerca, anzi stupido perché  ostinato a continuare a cercare di capire – constatato che  non riesco a dimostrare che Filone scrisse la sua Palinodia e un libro intermedio che precede Ta Kata Flaccon ( In Flaccum) in cui probabilmente narrò la vicenda di Gesù il Christos-.
So bene d’altra parte  che quanto dico non è scientifico, ma ho fatto del mio meglio per questa ricerca.
Ho tradotto Legatio e in Flaccum da Hoeschelius e Turnebus (1614) su testo  greco-latino  nella primavera del 1978 e l’ho scritto su un quadernone, a penna,  rivisto e ricorretto per trascriverlo solo nel 2005 al computer, quando ho acquistato il testo di Wendland, Koehn, Reiter (1888-1915). E solo ora nel Giugno del 2013  dico timidamente le mie risultanze, sicuro di aver letto bene la conclusione del I libro di Peri  aretoon e di aver saputo svelare,  o meglio scostare un pò il velo che sapientemente Filone ha posto in questa sua opera, dopo nuova correzione e revisione delle note, mentre già sono pubblicati Caligola il Sublime e i due testi di  Antichità Giudaica di Flavio (XIX e XX), anch’essi legati alla vicenda della tragedia giudaica…
Agli ebrei più che ai cristiani, e perfino agli islamici, perciò, tendo la mano, chiedendo aiuto per migliorare, ampliare, determinare, insomma, per precisare l’ indagine sul periodo di Elio Seiano (26-7-18 ottobre 31 d.C.) e su quello successivo fino al 36, e su quello del Buco storico …