Angelo Filipponi - staurosis

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La crocifissione come esecuzione di una condanna a morte, infamante, indegna di un civis - polites, propria di un servo diventava per Jehoshua Barnasha ancora più infamante anche perché era stato re per 5 anni, anche se maran e non basileus cioè re riconosciuto dai Parti non dai Romani.

La morte sulla croce era un segno di crimen, di un reato commesso contro la maestà dell'imperatore e del popolo romano proprio perché il titolo di maran era dato da Artabano, che aveva attirato nella sua orbita un territorio giuridicamente sotto l'imperium di Tiberio.

Una punizione severa, crudele, spietata, dunque, era sata data a Jehoshua che, consegnato da sadducei e da erodiani, era appeso tra gli scherni: la crocifissione e la morte erano due testimonianze della falsità del suo messaggio di Meshiah e di un errore di interpretazione scritturale.

La storia di Antigono, figlio di Aristobulo I, re illegittimo perché eletto da Pacoro nel 38 a C. , dopo la vittoria di Gindaro di Ventidio Basso, fatto uccidere da Antonio, dopo torture e parodie della regalità, può essere utile ai fini della definizione della tragedia dell'uomo, che oggi chiamiamo Gesù.

La Crocifissione e una morte servile, dunque, suggellavano la catastrofe messianica e irridevano, secondo il sistema romano, ogni volontà di consociarsi con i parti e qualsiasi tentativo di staseis: vittorie romane e la superiorità delle armi ribadivano che nessuno si poteva proclamare re in un territorio romano se non per decreto del senato o col consenso dell'imperatore!

L'iscrizione di regalità, trilingue, sulla croce era un feroce ammonimento per tutti gli innovatori, riformatori, profeti giudaici (Cfr. Jehoshua o Jesous?)...

L'incidente siriaco e giudaico, seppure durato anni, ora era cancellato: tutto era ripristinato secondo la iustitia romana,

I due eredi tiberiani (Tiberio il Giovane e Gaio Caligola, nominati imperatori dal testamento di Tiberio, malato, già nella primavera del 36) avrebbero diretto e guidato la politica di quella provincia e sottoprovincia dopo aver regolato con accordi la situazione di confine, specie armena, a seguito del trattato con Artabano e della resa di Izate e della fine (vittoriosa -si riteneva-) della guerra nabatea.

Subito dopo la Pasqua del 36 d,C. dunque, i giudei erano tramortiti dalla sconfitta e dalla conclusione inaspettata del Malkuth ha shemaim e del regno messianico.

Il popolo e il piccolo e medio sacerdozio templare con corpuscoli di farisei, subito, aveva maledetto chi aveva dato speranze di Malkuth, ma i discepoli e i ferventi credenti nel malkuth (la maggior parte di farisei, gli esseni e gli zeloti), pur vedendo tramontate tutte le loro attese (cfr Lc. 24,21 noi speravamo che lui fosse destinato a liberare Israel ) compiangevano e piangevano la morte del loro meshiah, ne esaltavano la dignità di martire e in cuor loro mantenevano vivo il suo ricordo ed attendevano.....

Infinite sono le rappresentazioni che sono sottese nella crocifissione e nella morte di Jehoshua, di cui noi oggi leggiamo il significato perché conosciamo la sua RESURREZIONE: la stessa cosa fecero gli evangelisti che scrissero mettendo insieme crocifisione morte e resurrezione...

Noi, invece, come sempre, secondo metodo, separiamo i momenti e li leggiamo distintamente, solo storicamente, non secondo interpertazioni o costruzioni teologiche e quindi non rileviamo svolte esistenziali, né cogliamo stravolgimenti sociali, e tantomeno arriviamo a valutazioni cosmiche e a trasfigurazioni; i fatti devono dire ciò che realmente accadde...

Neppure arriviamo a parlare con Lutero di un admirabile commercium, un felice scambio che si opera proprio con la croce con lo Scandalo della Croce perché Gesù che ha servito da vivo, serve ancora di più da morto...

Noi nel caso specifico, dopo gli opportuni rilievi storici potremmo parlare di un Christos che risulta Chrhstos ai fini di una costituzione di un'Ecclesia postpasquale, come inizio di costituzione di una Comunità sulla base indistinta di crocifissione morte e resurrezione secondo lo schema di Paolo di Tarso.... secondo apocalypsis...

Pensiamo che Gesù, consegnato ai romani, consacratosi a Dio, da martire, accetta la sua crocifissione convinto di morire per gli altri in quanto sa che la sua morte serve a far togliere l'assedio e a non far distruggere Gerusalemme: questo può aver capito il giorno prima o alcuni giorni prima Jehoshua, non altro ...

L'altro ...è l'interpretazione di tipo apocalittico, che legge insieme crocifissione morte e resurrezione di un uomo- dio, il cui sangue redime l'uomo dal peccato originale, dopo aver rilevato la funzione del destino di morte, la miserabilità, l' umiltà e la massima abiezione del servo e del condannato al supplizio, dell'agnello destinato al sacrificio....

Autore: Angelo Filipponi

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