Seguita! Nonno, io ti seguo…

Dopo ottanta anni, non solo un anno, ma anche un giorno è un dono prezioso, una grande fortuna, anche se ogni ora è bella e buona per morire!

Vi auguro di essere eretici…di aver il coraggio di essere eretici… di esaminare l’eresia dei fatti prima delle parole e di ricordare, che è eretico chi ha il coraggio di avere più coraggio, uno che ama la ricerca della verità, più della  verità!

Don Luigi Ciotti 

 

 

Che gioia! Di nuovo, mi dici: Seguita! nonno. Io ti seguo! Sono contento Mattia, perché so che sai cosa vuol dire seguire, ora, mettere cioè i tuoi piedi sulle orme, calcate, di tuo nonno, che guida,  fino  a quando tu non sai andare da solo, essendo  orientato in relazione alla  tua  personale formazione,  cosciente, acquisita, secondo una tua propria direzione fra le  infinite, che ti si pongono  davanti. Tu, oggi, fai la scelta di essere eretico, cioè  essere uno che prende la decisione,  facendo la scelta (da aireoo/ scelgo in quanto prendo atto di preferire  una linea nuova direttiva  entrando in una setta, in opposizione  all’universale consenso di quanti  professano, senza sapere quel che dicono, come automi impauriti e condizionati,  specie in casi  naturali eccezionali,  catastrofici, sfruttati dal clero!) in altra direzione.

Dunque, mi segui,  davvero, Mattia,?. Ti sei separato  dagli altri. Hai deciso di separarti!

Allora,  non ti dispiace  se chiedo: Mattia, riassumi e riepiloga, ripeti i concetti basilari! Io, ora devo  ascoltare  mio nipote, che dice e quel che dice! io ora sono studente, lui è maestro!

Nonno, ora conosco la guerra giudaico-romana e le sue tre fasi Asmonea, Erodia ed Antonina. Ho chiaro  quanto sangue si sia versato nel 135 d.C.!  Ho compreso che la  galuth/ dispersione  è un fatto di  espulsione  dall’impero romano di aramaici, compresi i naziroi giacomiti, con coinvolgimento di alcuni gruppi  di giudei ellenisti, cretesi cirenaici,  mentre i christianoi non sono toccati dalla sanguinosa  repressione adrianea   e, quindi, possono anche  aumentare di numero e  in zone periferiche dell’Asia centrale,  caucasiche, e anche in Asia Minore e in Egitto, oltre che in Occidente, essendo liberi di esprimersi, entro  i confini dell’impero romano, rispetto ai giudei ellenisti, controllati nelle loro azioni e nel loro sistema di vita,  non conforme, ancora, a quello romano-ellenistico!

Mattia, ti aggiungo che i christianoi possono costituire anche  a Roma in seno alla comunità stessa  giudaica, anche se ancora sospetta,  un’ ecclesia/una chiesa, una  comunità romana, dipendente, però, da Antiochia, governata da prelati siriaci.

I christianoi approfittano della peste  antonina (Cfr. Marco Aurelio e la sua famiglia) che spopola intere regioni dell’impero,  proclamando il  Regno di Dio,  l’avvento del Signore, con cui è prossima la  ricongiunzione in Cielo, propagandando  la speranza  della felicità del Paradiso,  di una vita eterna come premio della pazienza e   sopportazione del male quotidiano terreno, effimero, non duraturo.  Mattia, i  cristiani,  che vedono morire per  la peste migliaia di cittadini al giorno a Roma  e nell’impero,  contrastano la politica militaristica antonina, in nome di Dio, come uomini appartenenti ad un altro regno!   Essi diventano un cancro per gli antonini, i quali  sanno che la nuova fede  ha il consenso delle  popolazioni, specie  pannoniche –  stremate,  affamate, decimate, invase  dai barbari,  anche loro,  domati dalla peste e chiedenti asilo e possibilità di vita, specie lungo  l’Istro /Danubio,  là dove  i territori sono vuoti, indifesi. Lucio Vero e Marco Aurelio, neanche si accorgono della  gravità della  crisi economica, che si va  abbattendo nell’ impero  e del progressivo depauperamento demografico, chiaro poi con Commodo e con Settimio Severo,   quando già  è attecchito il pensiero cristiano, misto ad una caritas filantropica e a spes  paradisiaca, divenuto  fides nuova in un Dio Padre, secondo l’ ottica  stoico-platonica, poi  formulata teoricamente nelle Enneadi di Plotino ( cfr.  V. Cilento, Enneadi,  Laterza Bari 1947; G. Faggin, Enneadi, testo greco a fronte, Bompiani, 2000), influenzato da Ammonio Sacca,  Panteno,  Origene, in contrasto con lo Gnosticismo.

Nonno, la  storia  cristiana, comunque,  non è più quella ebraica, nonostante la coscienza di esserne una radice, pur col vincolo biblico, essendo comune e sacro il libro della Bibbia ?

Certo, Mattia!.  Essi mantengono la Bibbia dei Settanta,  dando rilievo  ai libri sapienziali e ai profeti ed  hanno ormai forme proprie di  sepoltura,  il rito nuovo  dell’Eucarestia, le feste diversificate  delle Neomenie/ inizio anno o mese  e della Domenica  e della Pasqua e propri hgemones /capi spirituali amministratori dioichetai abili nell’esercizio bancario, preposti al  culto, con funzioni di episkopoi,  di archontes religiosi  nominati in relazione ad una millantata apostolicità della sede, anche se talora rimasti isolati a causa della peste e  delle difficoltà oggettive di viaggio (specie in epoca  antonina e severiana,  essendo la rete viaria interna, quasi interrotta,  specie nelle zone  illirico- danubiane,  con poco e limitato  traffico, al contrario di quella portuale, preferita, normalmente praticata   e nel Mediterraneo nel mar Nero e  Caspio oltre che nel mar Rosso  ed Oceano Indiano. Non è esclusa neanche la rotta della  costa oceanica  atlantica afro- iberico- gallico-germanico- britannica! – cfr. I due canoni; una matassa aggrovigliatisima). Comunque, il fenomeno cristiano prospera,  nella  Ionia, in Bitinia, in   Cappadocia ed anche in Siria, oltre che in Acaia e  nella provincia cretese-cirenaica  e  in Egitto, avendo due capitali  con  patriarca, Antiochia ed  Alessandria, divisi nella lettura biblica,- nonostante gli scarsi contatti e rapporti, a causa  della lontananza delle sedi- ,   mentre sono zone, dominate di pagani, ora Efeso col grande tempio dell’Artemision, nonostante la radice paolina  e  giovannea,  grazie a Lucio Vero al matrimonio con Lucilla, la figlia  di Marco  Aurelio  e al domicilio della stessa famiglia imperiale, pur breve (cfr. Marco Aurelio e la famiglia; Frontone egli antonini)  e  Gerusalemme, bisognosa di una  difficile ricostruzione della base ebraica  sacerdotale christiana, dopo l’imposizione del culto  della Triade Capitolina, con relativo sacerdozio romano,  sopraggiunto, con proprie funzioni celebrative, collegato con le pratiche pitagoriche  e neoplatoniche, teurgiche.

Dunque,  Roma, da una parte, ed Efeso e Gerusalemme, da un’altra,   sono sedi cristiane secondarie, soffocate dal culto pagano mentre le altre comunità hanno un maggiore respiro e propria autonomia organizzativa,  a seconda della  posizione geografica, specie se lontane dalle vie romane  di transito.

Mattia,  questo isolamento determina nel corso di un paio di generazioni  una diversità di credi differenziati, grazie alla continuità di comune culto, circa la venuta e la funzione  del  Christos, con eresie,  anche in relazione ai diversi  fondatori/ ecisti delle colonie cristiane.

La situazione  diventa palese a seguito del censimento di tutti i  cives nel 212 d.C. con Caracalla (cfr. Constitutio antoniniana ), ora contati rimasti  sconosciuti  perché noti come fideles  solo nei registri privati delle singole  comunitates di appartenenza, quasi che i componenti fossero apolidi, in quanto fino ad allora  clientes, nullatenenti,  di un patronus, dominus,  episkopos,  unico dioicheths, registrato come pagante,   dichiarante   sostanze  e proprietà,  salariati e schiavi, oltre i profitti di un sistema bancario e commerciale comunitario ed assistenziale, caritativo!

Nonno, sto vedendo un’altra organizzazione cristiana molto diversa da come mi  è stato detto dai sacerdoti e dalla storia: a Roma neanche  c’è il papa che guida i cristiani !   Per te non esiste una guida romana nel II e III secolo, se non quella imperiale-così mi sembra di aver capito in Il Mito di Pietro-! il sacerdozio cristiano è in periferia ed ha valore locale con autonomia in Provincia! non c’è neanche un comune credo cristiano! Nonno, per te non esiste esattamente  un credo christiano, ancora, dopo la galuh aramaica, ma solo dopo qualche decennio, nel corso della peste !

Mattia,  non capisco se fai affermazioni o domande: non penso che tu sappia di una figura certa, costituita,  di un Iesous  Cristos Kurios ellenistico  maestro didaskalos,  taumaturgo, di un uomo-dio, figlio di Dio,  logos,  upostasis/ seconda persona di una Trias (Pater –Uios pneuma), inviato dal padre dal cielo in terra per redimere l’uomo dal peccato originale,  morto con sofferenze sulla croce, sotto Ponzio  Pilato, in epoca  Tiberiana e risorto-, la cui parola/ evangelion è diffusa dai discepoli grazie  all’intervento dello Pneuma -!

Penso, inoltre, che non sai che dal 165 una  terribile peste, durata oltre un ventennio, miete vittime, dovunque -anche a Roma-  tanto da  ridurre  la popolazione  di un terzo e da  far prendere in considerazione,   a causa del  bisogno di manodopera e dell’arruolamento,   l’idea di un nuovo tipo di accoglienza  barbarica,   al senato e all’imperatore,  ad opera di  dioichetai  romani, tra i dediticii – le popolazioni  vinte,  arrese, chiedenti di essere accolti e sistemati  in territori romani, rimasti senza abitanti, divenuti  proprietà di pochi latifondisti-! Non penso che tu sappia  della convinzione politica di  Marco Aurelio, intestardito nella volontà di costituire, in un quadro  di guerra e di pandemia, di sfacelo economico,  le due province di  Quadia  e Sarcomannia!. Io ancora non ho fatto con te storia cristiana, quella del  Regno di Dio, essendomi fermato alla fine della  Gerusalemme  aramaica, pur avendo  accennato ad una tradizione  efesina giovannea, parallela a quella dei  due patriarcati , quello antiocheno, biblico letterale  ed alessandrino biblico allegorico,

Nonno, ho letto  qualcosa in qualche articolo  tuo, precedente ( il pater di Luca  Una matassa aggrovigliatisima ) ed ho  rilevato  come fatto reale  la presenza di comunità che credono  veramente nella resurrezione del  Christos,  e ne attendono il ritorno, nel seno della  sua famiglia, ricostruita ad Efeso  intorno  a Maria e  Giovanni  evangelista,  fiduciose  nella pur diversa lettura  dei patriarchi di Antiochia e di  Alessandria, coscienti  di essere nuovo Israele, i nuovi eletti destinati al Paradiso, se obbedienti ai capi, se  dediti alla preghiera e alla caritas  nel  clima di amore per il prossimo, se  penitenti e pazienti nell’accettazione  del male di vivere.

Mattia, tu vai oltre  quanto ti sto dicendo e già arrivi  al musterion di una fede  circolante nel Mediterraneo  e negli altri mari, lungo le rotte marinaresche, basato su simboli  del pesce/ichthus, anagramma di I(esous)   Ch(ristos) Th(eou) U(ios)  S(oothr)  e sulla concezione   agricola  del Buon Pastore ( cfr. Erma,  il pastore, Pia Società Figlie  di S. Paolo, Roma 1946), un insieme dottrinale  che  si espande seppure confusamente in modo diversificato in luoghi più disparati  nel  periodo severiano e  post severiano della decadenza  militare  illirica  (236-284).

Nonno, dunque, per spiegarmi  il regno  di Dio cristiano, ho letto la prefazione  a Ma, Gesù chi veramente sei stato ?  e book Narcissus 2012 e condivido anche io quanto dici, anche se non capisco molte  formulazioni

Fare luce su Jesous Christos Kurios per me è stato l’assillo della vita, da quando bambino recitavo le preghiere e non capivo ciò che dicevo in latino,  da quando mi dissero che Dio si riposò il settimo giorno ed avevo la domenica come giorno festivo e non il sabato, come era scritto nella Bibbia, da quando mi parlarono di un Gesù falegname che, però, era rabbì, e predicavano un Dio Veterotestamentario creatore crudele e selettivo e  un  Dio Neotestamentario Padre buono e misericordioso, da quando cantavo Deus Sebaoth/ dio degli eserciti, poi cambiato in Dio dell’universo!. Capire  un Dio come quello del Vecchio Testamento, spietato, il dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe e poi di Mosè, della Legge, di David e dei suoi discendenti, divenuto poi Dio sacerdotale,  proprio del prescrittivismo di Nehemia e di Esdra e infine un Dio nazionalistico, costitutore di un messianismo escatologico,  sviluppatosi  in senso contraddittorio (asmoneo, romano-erodiano, antiromano e filopartho,  templare fino al 70 d.C. ed antiantonino) contrapposto quasi a quello Neotestamentario, è stato difficile!.

Mattia, hai  fatto una ricerca eretica buona/chresth ed hai trovato  un articolo  da riconnettere con quanto ti sto dicendo,  anche se lì mostro il piano di  di Dio padre  sull’ uomo secondo la theoria  di Agostino di Tagaste (354-430 d.C.) Infatti,  mostrando i miei personali  tentativi,  dico:  Capire il piano salvifico (oikonomia della salvezza) di un Dio che inviò il figlio unigenito sulla Terra a farsi uccidere dai romani, nemici del suo popolo, prediletto, per riscattare col suo sangue  il genere umano  dal peccato, grazie alla sua resurrezione,  per me è stato sempre un assurdo, non un mysterion (come quello, Trinitario, e  come quello di una vergine – madre) specie dopo che ho appreso qualche lingua antica e ne ho fatto forse un buon uso.  Un assurdo!  un qualcosa che è non conforme a ragione e a logica! Ho rinunciato a capire il fatto religioso in sé e non ho voluto pensare neppure ad idee sottese alla fede e  nemmeno ai temi generali sull’uomo e sulla naturaho voluto ricostruire un uomo nuovo sul piano concreto e realistico ed  ho voluto vivere secondo natura e ragione, in modo classico, secondo  il lavoro, mettendo insieme la realtà quotidiana  prima del pensiero, prima dell’ideazione.

Mattia, inoltre, aggiungo:

Mi sono tassativamente  precluso, inizialmente, ogni argomento e di Filosofia e di Teologia, desiderando fare un percorso terra terra, prima di razionalizzare, senza essere filosofo o teologo, temendo ambedue le posizioni, come sovrastrutture di pensiero: per me chi pensa non ha fede, chi ha fede non pensa e chi non pensa e non ha fede  lavora e costruisce realmente, mettendo un mattone dopo l’altro (mi si perdoni la metafora della costruzione) ordinatamente con continuità, con tenacia e secondo precise regole professionali e lascia un segno del suo passaggio (non importa quanto grande e quanto piccolo o se insignificante).
Ho voluto,  così vivendo, storicizzare effettivamente (historein) e comprendere il sistema di vita greco, quello romano, quello romano- ellenistico e con esso la politica, il diritto, il commercio, la societas, il mondo maschile e quello femminile e la funzione della religio classica.
Ho voluto capire la tipicità del popolo giudaico e la sua peculiarità religiosa e quindi studiare la classe elitaria sacerdotale e il sistema biblico, seguito nel corso dei secoli fino all’epoca romana e le necessarie e opportunistiche forme di adattamento, a seconda delle dominazioni, in un tentativo di conservare la legge patria e il suo monoteismo.
Da qui la necessità di rilevare le differenze e le diversità del sistema razionale e naturale, rispetto a quello giudaico palestinese ed aramaico, esclusivamente religioso, per penetrare nella cultura ellenistica del periodo del primo cristianesimo, dell’epoca giulio-claudia.
Così facendo, ho operato solo storicamente ed ho lavorato impegnandomi a tradurre autori classici, di norma citati dai compilatori di storia, ma effettivamente poco conosciuti come testo, dopo aver fatto critica testuale, avendo acquisito buone abilità di lettura,  non solo dei codici, ma anche dei messaggi: è stato questo un lungo esercizio, che ha autorizzato una nuova comunicazione e un nuovo rapporto con l’altro (dopo educazione e formazione paritaria).
Ed allora ho dovuto molto soffrire perché solo se rimanevo sul piano informativo avevo, pur con qualche equivoco di trasmissione, un regolare rapporto sulla base di una normalità di lessico e di una convenzionalità linguistica, al di là della personale cultura.
Non era possibile una reale comunicazione come trasmissione di pensiero e di idee in quanto l’altro capiva solo quello che voleva capire e non era in grado di leggere, dopo l’ascolto, correttamente l’enunciato altrui perché non educato sul piano lessicale  morfosintattico e semantico, anche se scolarizzato e perfino laureato e perché cadeva in equivoco, dopo pochi termini, fraintendendo subito, anche perché impegnato già nella risposta, ed essendo incapace di una decodificazione e di una precisa denotazione, tutto preso emotivamente nel suo personale pensiero. 
Ne derivava che non c’era un reale rapporto, cioè un scambio reciproco di munera doni (cum  e munus questa è l’etimo di comunicazione)  tra due elementi paritari (emittente e destinatario) che vogliono dirsi qualcosa di nuovo in una situazione determinata, in un preciso contesto, utilizzando la lingua ufficiale, senza disturbi palesi nel canale, volendo ambedue la soluzione di un problema comune. 

Mattia,  con tristezza  si può dire generalizzando, a seguito di studi  tecnico-linguistici e di verifiche nella zona picena, che in  Italia il 71 % dei cittadini non sa leggere correttamente un articolo, un giornale e tanto meno un libro,  e che non è possibile quindi comunicare qualcosa di nuovo sul piano storico ed è,  direi, impossibile fare un punto situazionale, in senso religioso o toccare un argomento religioso, in modo critico: tutto è fede, tutto è un credo intoccabile! per i cristiani, poi, anche se non praticanti, non bisogna parlare male dei santi e tanto meno toccare la figura di Cristo. I cristiani sono come Pietro l‘Aretino (secondo l’epitafio di Paolo Giovio): di tutti disse male fuorché di Cristo, scusandosi col dire: “non lo conosco”. Il cristiano cattolico non legge la Bibbia né i vangeli, ma li sente settimanalmente in Chiesa,  se ci va,  e crede ripetendo quanto ha appreso prima e dopo l’infanzia, senza razionalizzare. Per lui pensare è credere, praticare la filosofia è una via per la Teologia, sottoporre la ragione al mysterionNeanche si pone il problema che essere filosofi esclude essere teologi.

Mattia, davvero,  per anni, mi sono tenuto lontano e dai cristiani e dai filosofi e dai teologi: conscio di avere un lessico diverso e un’altra lingua, pur parlando la comune lingua nazionale, ho preferito, data la non conformità dei contenuti e dei referenti, non parlare affatto.
E se parlo,  ho colloquiato, rimanendo sul piano informativo anche con i componenti, pur laureati e professionisti, della mia famiglia e con i miei amici e paesani.

Nonno , ora io seguo proprio perché sono vicino a te, che stai per finire ottanta due anni,   e al tuo pensiero, e,  leggendo, cerco di entrare sempre di più in merito  alla tua theoria,  meglio alla tua pratica,  secondo coerenza!   

Mattia, stai diventando un discepolo, comunque, frettoloso che anticipa i tempi: bisogna che  tu sia cauto e  non  impulsivo  e  che proceda lentamente (cfr. festina lente / speude bradeoos):  devi ancora seguire a lungo  le orme dei miei passi  e  camminare, seguendole, pur conscio di aver capito qualcosa!  Si procede  autonomamente, all’inizio, con cautela, poi, speditamente, ed, infine, liberamente quando sai dove si  deve esattamente andare nella coscienza di dover seguitare il viaggio, arricchito, comunque, dall’esperienza  precedente, mai convinto della propria maturità!.

Nonno, penso che tu, in questo  cammino  faticoso ed incerto, abbia   molto sofferto, pur conseguendo qualcosa di positivo!.

Mattia, senza sapere cosa sia la verità, ho cercato umilmente, in relazione ai miei mezzi,  di fare la ricerca  della verità, non la verità! Lavorando, ho avuto barlumi di luce,  desideroso solo di non mentire !

Mattia, ora è tempo che  operiamo su Logos /parola, su vangelo, su morale, su giustizia e pace, se vogliamo fare storia cristiana: dobbiamo capire Scrittura ed oralità dei Vangeli  nelle fasi erodia ed antonina!

Nonno, io sono qui, vicino a te, pazzo vecchietto, aramaico, greco-latino!