Per un ” bios” storico di Ponzio Pilato

A Pina Mandolesi, mia moglie

Historia  vero est testis  temporum, lex veritatis, vita memoriae,  magistra vitae, nuntia vetustatis,  qua voce alia nisi oratoris immortalitati commendatur ?/Chi se non l’oratore  raccomanda all’immortalità la storia,  testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita,  messaggero di antichità  (Cicerone, De oratore, II, 9,36)

Professore, non è il caso di parlare di Ponzio Pilato e di precisare  davvero il suo decennio  di procura (26-36 d.C.)  in modo scientifico, o almeno il più oggettivo possibile, secondo le formule tuzioristiche, così da migliorare la figura ambigua di Christos uomo, Messia, re,  mastro e zelota?.

Noi, tuoi alunni, sappiamo del Regno dei cieli, aramaico,  differente dal Regno di Dio, ellenistico, ma  non conosciamo Ponzio  Pilato e nemmeno il suo mandato in Iudaea!

Per noi la sua morte  è avvolta nella leggenda, come quella di Gesù! Di lui tutto è indefinito – origine, nome, giovinezza, formazione, cultura, periodo militare, perfino il decennio come amministratore  cum iure gladii, cioè di praefectus con funzioni militari, non è chiaro perché  è sconosciuto il contesto anche geografico  di una regione ellenizzata  e romanizzata, come la Iudaea non ancora sottomessa  e soggetta,  nonostante il censimento di Qurinio e l’invio di già 4 procuratori augustali, dopo quasi 90 anni dalla prima conquista  di Pompeo di Gerusalemme e  dopo 65 dalla  seconda di Sosio,  per ordine del Triumviro Marco Antonio- che eseguiva, di fatto,  il mandato senatorio del 40 a.C. di uccisione di Antigono  filoparthico  e di esautorazione della dinastia Asmonea,  a favore dell’ investitura a re/basileus, nominale, di Giulio Erode-?!

Certo. Marco! Devo precisare molte cose che ho detto in Jehoshua o Iesous?  (Cfr. Jehoshua o Iesous?  Maroni, 2003 ) e in altre opere, a cominciare dal Nomen di Ponzio Pilato.

La figura di Ponzio Pilato non ha sostanza reale umana, come quella di Christos, perché coi secoli  è stata oscurata da quella, alonata, di Gesù uomo-dio,  giudeo di Galilea, messia,  fondatore  di una religione di amore, in un periodo di guerra tra la nazione giudaica e  l’impero romano, che teneva  in una piccola zona, in tre punti diversi, tre guarnigioni, una a Cesarea Marittima di una legione intera, una postazione militare sulla Torre Antonia sopra al Tempio ( 1 coorte)   ed una mista di fanteria e di cavalleria  a Cafarnao in Galilea di supporto al tetrarca  Erode Antipa, oltre alle truppe sebastene ausiliarie e alla presenza in Siria di 4 legioni sul confine eufrasico.

Un grande spiegamento di forze militari per una piccola regione che era 1/132- un centotrentaduesimo dell’impero romano – compresa la fascia costiera mediterranea,  la  Galilea e Perea erodiana e le zone ituraiche sotto Filippo-!

Marco, la tipicità ebraica richiede una particolare attenzione da parte dell’imperatore Tiberio, che considera strategica  l’annessione fatta da Augusto  della Iudaea erodiana (Giudea, Samaria e Idumea e zona costiera) a causa della centralità del Tempio di Gerusalemme  e della perfidia della popolazione giudaica, divisa in ellenistica filoromana (erodiani e sadducei) ed aramaica filoparthica (popolo e piccolo e medio sacerdozio) rispettivamente di cultura  greca/ Paideia, la prima,  e  aramaica /Musar, la seconda,  legata per stirpe, lingua e religione  al  regno dei Parthi, dominato dal re dei re Artabano III, che rivendica i territori di Siria  e Giudea e di Asia Minore  come  propri, secondo la tradizione achemenide, seleucide ed, ora, arsacide.

Il muthos, professore,  ha avuto, dunque,  il sopravvento sulla storia tanto che si favoleggia sulla nascita e sulla morte, sul periodo che precede l’ arrivo  di Ponzio Pilato in Iudaea e  su quello della sua condanna, dopo il richiamo a Roma da parte di Tiberio e il successivo giudizio sotto  Gaio Germanico Caligola!. E’ mio vivo desiderio che lei  orienti  me e i miei compagni in un periodo molto complesso per la definizione stessa della figura di Tiberio e della sua politica  antiparthica, dominata per il primo quinquennio da Elio Seiano e nel secondo da Macrone e Caligola più che da Tiberio, caprino!.

Marco, tu vorresti comprendere esattamente la reazione di Tiberio in senso antiseianeo e poi antiparthico, cosa da me affrontata già in Caligola il Sublime e in Giudaismo romano II e volgarizzata nel romanzo L’eterno e il Regno (Ebook Narcissus 2012)- prima ancora di affrontare il problema della  curatela di Ponzio Pilato – rimandato a Roma da  Lucio Vitellio vincitore di Artabano III,  sotto il consolato di  Ponzio Nigrino e di Acerronio  Proculo, per subire il processo intentato dai Samaritani, condannato dal neos sebastos,  poco prima della sua malattia, prima dell’ attuazione della politica della Neoteroopoiia e dell ‘Ektheoosis!

Mi vuole dire, professore, che Pilato è condannato nel periodo universalmente accettato dagli storici del buono stato di salute di Caligola, ritenuto perfetto principe, amatissimo dal popolo e dai militari, ben guidato dall’onnipotente Macrone – la cui moglie Trasilla è amante del giovane imperatore, da poco vedovo- nella rinnovata  saturnia età dell’oro, secondo Filone (incipit di Legatio ad Gaium !)

Marco, ti aggiungo che è probabile che Pilato sia parente  di Ponzio Nigrino e che sua moglie sia un ‘Acerronia Procula  e non una Claudia Procula! Comunque siano i rapporti  della Domus Pontia  con i consoli dell’anno 37 d.C.   e con i giulio/claudi,  l’esilio a Lione, in una zona gallica,  ebraica, non  è una punizione grave,  da parte di un  Giudice, che risulta clemente! Nella stessa zona due anni dopo, l’imperatore confina Giulio Erode Antipa e la moglie  Erodiade per l’accusa di rapporti tra il prefetto romano e il tetrarca galilaico, alla presenza, ora,  di Lucio Vitellio, scrittore di Commentaria della  recente impresa parthica!.

Professore, vuole iniziare il bios di Ponzio Pilato  dal suo esilio ad opera di Caligola!. Mi piace l’idea!. Iniziamo il lavoro.

Marco, per  prima cosa preciso la non attendibilità storica del ritorno di Pilato in epoca Flavia, in Italia e a Roma, su un carro trainato da bufali indemoniati, che precipitano il corpo del prefetto imperiale, dopo ampi giri nell’Appennino centrale, entro il laghetto ancora oggi detto  di Pilato, sotto il Vettore, divenuto caro nel Medioevo, ai Negromanti dei monti sibillini. Storicamente,  Pilato non può essere rimasto ancora  per oltre trenta anni in un territorio a lui ostile, dopo il richiamo tiberiano! Insieme con questa leggenda picena, cadono tutte le altre di epoca neroniano-flavia  di un iter  in Valle di Aosta  e in Savoia del carro trainato da bufali, prima di arrivare a  Vienne – come anche del passaggio di S .Pietro nella zona (cfr. Valore storico  di Cronaca di Novalesa )-.

La leggenda del laghetto di Pilato, professore, potrebbe sottendere una verità, quella della ubicazione della famiglia  Pontia nell’Appennino centrale e di una nascita  del  futuro procuratore imperiale nel Samnium- IV Regio augustea-?.

Non so,  Marco, anche se non posso escludere  che  Pilato sia un eques  di origine sannita, in quanto  ci sono almeno tre distinti rami di Pontii ( quello di Aquila, di Nigrino e di Pilato) che sembrano essere uomini di una gens  addetta agli acquedotti e alla costruzione di Ponti, stanziati ad Isernia, ad Amiterno  e a Bisenti, ed anche in  Umbria ed Etruria e in altre località anche campane, montuose,  dove hanno Villae, sia  gli Aquila che i Nigrino e i Pilato.

Allora può convalidare una  nascita vestina/teramana di Pilato a  Bisenti?

Marco, non ho prove per dirlo, ma so della presenza di una casa di Pilato con un  impluvium, che ha alcune  condutture idriche,laterizie, posta nel paese della valle del  Fino, confinante da una parte con la Sabina (Amiternum) e da un’altra  con la valle   del Vomano, zona del Picenum (V Regio) ,  dove sembra già insediata da secoli una colonia cananea di lingua aramaica,  fuggita dalla patria,  dopo il ritorno degli ebrei, favoriti da Ciro il Grande nel 536 a.C.!.

Per questo, professore la zona era detta  palestina piceni?

Non credo Marco che la denominazione sia, però,  di epoca augustea  perché il  termine divenne consueto in Italia dopo la galuth ebraica, quando Adriano nel 135 d.C.  denominò  Palestina  la  ribelle Iudaea, dopo la vittoria su Shimon Bar Kokba, ultimo eroe-messia giudaico!

Comunque, nella zona  il sannita Pilato, da giovane, potrebbe aver avuto rapporti con la comunità cananea, aramaica?.Per diventare prefetto  non bisognava conoscere la lingua del luogo? E’ così ? professore!

Ci sono molte leggi  De provinciis consularibus: la lex Poppia stabiisce i costituenti la familia  al seguito del praefectus, la  lex  Sempronia  regola il comportamento degli esattori,  pubblicani, dell’ordine  equestre, in Asia,  mentre l’orazione omonima di Cicerone marca il mal governo di Cesare in Gallia e  quello di Gabinio in Siria e Giudea – che  tradidit in servitutem Iudaeis et Syris, nationibus natis servituti!-  e le leges,  successive,  quando già c’è la divisione in province senatorie e  province imperiali, sembrano stabilire  il criterio  che il proconsole o propretore abbia una competenza linguistica per svolgere proficuamente  il suo compito, così da  aver rapporto diretto con gli amministrati  locali e con la burocrazia provinciale. Comunque e dovunque abbia appreso la lingua aramaica,  Marco, è probabile che la carriera militare di Ponzio Pilato sia stata in relazione a quella del coetaneo  Elio Seiano – che fece il  soldato/primum stipendium meruit- al seguito di Gaio Cesare nella spedizione armena – accanto a cui il sannita rimase in zone di lingua aramaica, al servizio dei  legati  Lollio o Quirinio, o altri!-, dopo il suo ferimento  invalidante e la malattia che  lentamente condusse il dux principe,  alla morte a Limira nel 4 d.C.

Quindi, non solo nella zona italica  Palestina  piceni, ma anche lungo la fascia eufrasica,  dove  le popolazioni parlano l’ aramaico, potrebbe aver appreso,  in compagnia di Seiano, la lingua  parlata in Giudea?. Per lei, anche Seiano ha una cultura aramaica? Per Filone -incipit in Flaccum– il pretoriano è il nemico più grande degli ebrei, dopo Caligola – anche lui  conoscitore della lingua aramaica fin da bambino, probabilmente dall’epoca del suo viaggio a Petra, col padre e con la sua famiglia, alla corte di Areta IV!-

Professore, lei, certamente, non può dire che Seiano e Caligola, in quanto nemici dell’ ebraismo aramaico, debbano aver  necessariamente una cultura aramaica e conoscere la lingua!

Con sicurezza, Marco,  non si può affermare niente,  ma neanche negarlo! Comunque  si potrebbe  pensare che la carriera di Ponzio Pilato, al di là della possibilità di conoscenza linguistica dell’aramaico da parte di Seiano e di Caligola,  sia parallela a quella di pretoriano, eques anche lui,  il cui padre  Lucio Seio Strabone  è prefetto del pretorio sotto Augusto (Tacito, Annales IV, 1)- un esperto di politica orientale,  come prima Senzio Saturnino, come Varo, come Lollio e Quirinio  e i predecessori  di Pilato nella prefettura  della Iudaea.  Certo, Marco, è una supposizione senza prove! Comunque, Pilato  probabilmente  segue il capo pretoriano anche in Pannonia, quando Druso minore,  figlio di Tiberio,  fu accompagnato  per ripristinare l’ordine nella  zona turbata da ribellioni  e da contrasti tra gli stessi soldati di Quinto Giulio Bleso, zio di Seiano.

Pilato, essendo rimasto accanto a Seiano dopo il 15 d.C.,  quando il padre, nominato  praefectus Aepypti,  lascia al figlio il comando unico del pretorio, ne vede la  continua ascesa  negli honores  e  la crescita di potere  quando Tiberio gli concede nel 23 d.C. di costituire una sede  fissa per i pretoriani  nei Castra Praetoria sul Viminale, come premio di un servizio  utile per il mantenimento della sicurezza  civile sociale dei cives!

I pretoriani, insieme agli altri corpi militari urbaniciani, avevano fatto  un grande lavoro per la pulizia degli alvei fluviali, per il mantenimento dell’ordine pubblico  sulla base di un regolamento dettato da Tiberio che  aveva distinto la popolazione in cives e peregrini  externi)/ forestieri,  dando  compiti e funzioni con indicazioni precise circa il comportamento quotidiano, in relazione ad un’etica conservatrice, quiritaria, in linea con le riforme augustee.

Quindi, professore, i pretoriani  vengono organizzati e pagati meglio degli altri corpi militari,  per la loro efficienza e per la varietà di servizi  relativi alle differenti formazioni di specifiche squadre, che hanno funzioni proprie!

Certo, Marco, Tiberio li ricompensa  per la manutenzione della stessa urbs,  divisa in zone, oltre che per i lavori  di convogliamento delle acque dei fiumi Aniene e Tevere, per quelli  delle fognature  urbane, eseguiti  insieme  al corpo dei Urbaniciani e dei Vigiles, tutti uomini attenti a seguire le regole riformistiche dell’imperatore, molto attivo tra il 16-23 d.C. nel migliorare le condizioni di vita dei cives,  deciso anche a limitare il potere degli stranieri, numerosi come popolazione, da anni troppo invadenti in ogni campo, specie religioso e morale e  a punire i tanti goetes/maghi ciarlatani, egizi e siriaci, oltre a quelli ebraici, dando massimo rilievo alla pietas latina, quiritaria, già ripristinata da Augusto!.

Quindi, professore, per lei, Pilato sarebbe uno dei 9000 pretoriani   di stanza a Roma al servitium dell’imperatore stesso? Forse un tribunus di una delle  nove cohortes!   Dunque,  Ponzio Pilato, seguendo Seiano, può aspirare anche lui,  a fare la carriera  prefettizia, il cui vertice è la prefettura di Egitto!

Certo, Marco, la nomina  a  prefetto di Giudea è una promozione  per un eques,  amico del  suo capo e fedele  all’imperatore,  già stabilito in Campania, desideroso di ritirarsi a Capri (cfr. A Filipponi, Caligola il sublime, Cattedrale 2008), che potrebbe permettere, dati i rapporti   amichevoli,  un incarico maggiore, in caso di buon governo amministrativo e militare.

Quindi, l’invio in Iudaea nel 26 d.C.   avviene  per ordine diretto di Elio Seiano, che già ha il controllo totale dell’impero, specie dopo  l’episodio di Sperlonga (Svetonio, Tiberio, XXXIX), quando, dopo la morte di Druso minore, si sono già formate a corte  due partes ostili, quella dei Giulii e quella dei Claudii, ora separate, in quanto ciascuna ha un proprio candidato,  successore al trono.

C’è, dunque, una precisa direttiva politica- anche se coperta e quasi segreta– da parte di Tiberio?

Marco, sembra che ora, nel 26 d.C., il quasi sessantottenne imperatore, scampato alla frana – grazie all’intervento  del pretoriano, che lo protegge, facendo arco col proprio corpo- stanco  del clima cortigiano e delle lotte interne alla famiglia, abbia volontà di appoggiare il suo erede diretto, appena settenne, Tiberio Gemello, facendo andare contro le disposizioni di priorità dinastica, date da Augusto, il suo potente ministro, incaricato segretamente  di  minare il potere della famiglia di Germanico, che ha  precedenza, sostenuta da Antonia, nonna, e da Agrippina maior, madre,  per i nipoti e figli  maggiori Nerone Cesare  e Druso. Ricorda, Marco,  che Tiberio è aristocratico  e  che accetta,  mal volentieri e costretto,  l’impero  quasi coactus,  lamentandosi della miserevole ed onerosa servitù, che gli viene imposta (querens miseram et onerosam iniungi sibi  servitutem),  pur con  la speranza di potersene liberare/ nec tamen aliter  quam  depositurum  se quandoque  spem faceret,   dicendo, comunque di accettare fino a quando giunga il momento  in cui  voi, senatori, stimate  di concedere un qualche riposo alla mia vecchiaia/ videri dare vos   aliquan senectuti meae  requiem – Ibidem XXIV-. Forse, però, dopo la morte del figlio, l’imperatore cambia programma e da astuto politico, senza apparire, decide di sovvertire il decreto augusteo a favore del nipote diretto, tramite l’azione di Seiano, capace di controllare il  senato e le due famiglie con le clientele,  ora opposte.

Lei  accetta parzialmente e  solo in un preciso momento- non certamente  all’atto della accettazione dell’impero –  la tesi di Tacito, comunque, di un Tiberio falso e  simulatore.

Tacito (Annales, I,11-12) scrive dopo che ha visto il fallimento della politica giulio-claudia e  flavia, desideroso di riforme costituzionali! la sua storia è retorica e poco attendibile, essendo filoantonina !

Ho bisogno, professore, a questo punto -oltre alla spiegazione del nomen incompleto – di aver idee più chiare sulla situazione romana  subito dopo la morte di Germanico,  da Augusto stabilito  Cesare come  suo successore, con precedenza sulla diretta discendenza di Tiberio stesso, Claudia!.

Ti meravigli, Marco, che si dica Pontius Pilatus, cioè  solo nomen gentilicium e cognomen, senza praenomen?   Dagli storici conosciamo solo Pontius  con indicazione alla gens Pontia – da pons – e soprannome di Pilatus – che rimanda a Pilum e ad uomo che usa il giavellotto– senza prenome. Anche l’iscrizione, trovata su un blocco di pietra  da archeologi italiani a Cesarea Marittima, accanto al teatro romano, nel 1961, oggi posta al Museo di Israele, a Gerusalemme,  non riporta il praenomen. Vi si legge, infatti:

S.TIBERIEUM  costruzione in onore di Tiberio

(PO)NTIUS PILATUS Ponzio Pilato

(PRAEF)ECTUS IUDA(EA)E prefetto di Giudea

D(ICAVIT) dedicò.

Non posso darti,  perciò, il praenomen a meno che non lo deduca da quello di altri rami della stessa gens, esempio Lucio Ponzio Aquila|!

Marco,  credo  che ora tu voglia- dopo questa  parentesi sul prenome-  che spieghi i motivi della guerriglia urbana nel settennio 20-26 d.C. , dopo la formazione dei due partiti e che ti mostri come Seiano, divenuto onnipotente, grazie all’appoggio di Tiberio e delle truppe pretoriane, a lui fedeli, col favore degli altri corpi  militari della città,  riesca ad imporsi , grazie alla violenza e al tacito consenso tiberiano (cfr. A. Filipponi,  Caligola il sublime, cit. e  Giudasmo romano II Ebook, Narcissus 2011) ai capi del partito giulio,  dominato dalla nonna e dalla madre dei due designati eredi al trono,  sostenuti dagli ex legati di Siria,  fedeli amici di Germanico, desiderosi di vendicarne la morte,  decisi a  far processare Gneo Pisone, ritenuto  reo di avvelenamento  per ordine di Tiberio stesso, ispiratore del delitto.  Ti devo, perciò, fare un quadro preciso della situazione con un punto fermo, quello di un contrasto tra l’imperatore e il figlio Druso Minore, legato da amicizia profonda a Germanico cugino e cognato, avendone sposato la sorella  Giulia Livilla, in seconde nozze.

Per questo, gli storici parlano di Germanico e di Druso come  Polluce e Castore, giovani eroi. belli fisicamente e moralmente,  celebrati come Dioscuri /figli di Giove dal popolo – che aveva esaltato precedentemente allo stesso modo  i figli di Livia,  famosi per  le campagne germaniche, Tiberio e Druso – come vendicatori di Varo!.

Certo, Marco, il trionfo a Roma di Germanico  nel 17 d.C  e l’ovatio  tributata a  Druso Minore sono segni dell’amore dei cives romani per i due giovani  e della volontà senatoria di mantenere l’ordine di successione  secondo il volere di Augusto.  La famiglia giulio-claudia, prima della divisione in partes  è  ricca di  imperatores!

Nel corso della carriera dei due cugini,  eroi nazionali entrambi, non si rilevano inimicizie, ma solo attestati di  reciproca solidarietà e di  amicizia. Perciò, le accuse mai fugate sulla morte di Germanico e il successivo suicidio di Pisone, durante il processo, forse misero in  un maggiore contrasto Tiberio e Druso, padre e figlio,  circa la necessità di invertire la priorità, alla successione imperiale!

Druso minore accetta il volere augusteo, ma non Tiberio, che nel 14 d.C.  aveva fatto uccidere Agrippa Postumo, coerede, senza divulgare la notizia della morte del sovrano, negando di aver dato l’ordine, temendo l’impopolarità. (Cfr. Svetonio Tiberio, XXII), davanti al senato dopo aver fatto rileggere il testamento di Augusto ibidem, XXIII-.  Druso, inoltre, rileva l’intesa  segreta di Tiberio con Seiano, capo dei pretoriani, e ne è geloso,  vedendosi escluso dalla gestione politica tanto da lamentarsene molte volte.

Dunque, professore, Tiberio  e Druso non vanno d’accordo circa  i rapporti con la famiglia di  Germanico! Lei pensa anche che il figlio, inoltre,  rimproveri il padre di dare eccessivo potere al pretoriano  che fa parte  dei 20  amici e famigliari velut consiliarios in negotiis publicis -ibidem, LV -?.

Druso è uomo istintivo, che non solo ha diverbi col padre, ma è  anche ferocemente ostile al pretoriano, che ha il compito di proteggere la sua famiglia  e che, da ambizioso, cerca spazio per diventare intimo dell’imperatore: non per nulla in breve tempo fa fuori molti suoi consiglieri e poi lo stesso figlio, l’ostacolo maggiore alla sua ascesa politica!

E  Tiberio? Tiberio si accorge tardi, dopo otto anni  dalla morte di Druso, della perfidia del suo ministro e nel frattempo lo innalza fino a farlo diventare  quasi pari  di grado a se stesso, col segreto pensiero di distruggere la domus Iulia! : Ad summam potentiam non tam benevolentia (Seianum) provexerat, quam  ut esset cuius ministerio  ac fraudibus  liberos Germanici circumveniret, nepotemque suum ex Druso filio naturalem  ad successionem imperii confirmaret/aveva innalzato (Seiano) al massimo potere  non tanto per benevolenza, quanto per aver qualcuno, tramite cui  irretire i figli di Germanico, al fine di rinsaldare nella successione all’impero il figlio di suo figlio naturale-  Svetonio, Ibidem -.

Dunque, Tiberio, favorendo Seiano, nel suo odio contro i Giulii, non si accorge di condannare  a morte lo stesso figlio, tanto, che Svetonio afferma che l’imperatore non ama nessuno  con tenerezza paterna/ filiorum…patria caritate diligit,  nemmeno  Druso  il figlio carnale/ neque naturalem neque adottivum (Germanico) perché  giudica il figlio indegno per gli errori /Vitiis,  in quanto era di vita eccessivamente molle e rilassato  fluxioris remissiorisque  vitae erat ibidem LII-  e Germanico un eroe troppo esaltato dalle folle  per imprese da nulla! –ibidem-.

Lo storico antonino racconta, a  distanza di anni,  i fatti e i rumores popolari e quindi è lontano dalla verità storica, di un vecchio imperatore che ha compiuto anche lui grandi imprese e che può anche disconoscere alquanto, per una comprensibile senile  punta di  invidia,  il valore di quelle altrui, figlio e nipote,  ma è orgoglioso  di quanto fatto indistintamente dai giulio-claudi, che hanno onorato il nome militare di Roma,  anche se vuole far prevalere la pars Claudia. Druso, da ellenizzato, è uomo aperto, come Germanico verso la cultura ellenica, in senso ecumenico, desideroso di ellenizzare l’Occidente, fidando nella protezione paterna, non preoccupato della presenza di un pretoriano, seppure  stimato dal padre! E Germanico, specie nel periodo della sua permanenza in Siria e dei suoi viaggi in Arabia e in Egitto, ha già una coscienza imperiale, sicuro della benevolenza del padre Tiberio e dell’amicizia del fratello!

I due dioscuri nemmeno vedono gli avversari e non temono l’invidia né di Gneo Pisone né di Elio Seiano: sono eredi imperiali di I e II grado di un’unica domus regnante Augusta/ Sebasth Giulia, che, di fatto è Claudia, essendo Germanico, figlio di Druso maggiore!

Eppure, Professore, la  ruota della storia non gira secondo le speranze dei due giovani, secondo le acclamazioni e i voti  popolari: la morte coglie ambedue i dioscuri, avvelenati entrambi, in circostanze misteriose, quasi allo stesso modo, nel giro di 4 anni!. Inspiegabile quella di Germanico, in provincia,  ma ancora di più incredibile quella di Druso Minore a Roma, nel giro di una settimana  di una presunta malattia, diagnosticata dal medico Eudemo allo stesso Imperatore, destinato a vederne la morte il 24 settembre del 23 d. C.,  e a celebrare il funerale, sontuoso, come quello del cugino- le cui ceneri furono riportate dalla moglie l’anno dopo, nel 20, in  Italia, e portate in processione  da Brindisi fino alla capitale dell’impero nel cordoglio generale delle popolazioni!.

Tiberio, che dignitosamente riprese  subito, per Svetonio, la sua attività imperiale amministrativa, avrebbe potuto subito indagare  e scoprire l’avvelenatore del figlio, invece,  credette  alla fatalità del caso,  alle relazioni mediche e ai resoconti del potente ministro  che coordinò  le manifestazioni funebri: l’imperatore  è preoccupato solo di affidare  al senato i figli di Germanico e quello rimasto dei gemelli di Druso, essendo morto, poco dopo il padre, anche l’appena quattrenne  Germanico Iunior!

Seiano e i suoi pretoriani  furono perfino premiati con la costruzione  dei Castra pretoria poiché negli ultimi anni avevano fatto grandi azioni repressive in Roma e avevano svolto anche funzioni segrete  come  spie /kataskopoi, infiltrati  per scoprire le  attività  strane  della comunità ebraica  ed egizia (Cfr. Flavio Ant Giud. XVIII, Episodio di Paolina ) oltre ad aver risolto, a monte, con un lavoro continuato per mesi, l’intasamento ricorrente  del Tevere.  Gli storici concordano nel dire che  pretoriani all’epoca  operano,  oltre alla protezione della città  con opere  idriche e fognarie- seguendo l’esempio di Vipsanio Agrippa,  che per primo ispezionò le cloache – e alla difesa fisica  di Tiberio stesso, che, rifiutando il titolo di imperatore  e di padre della patria pur ereditati da Augusto,  però,  è seguito  segretamente da uomini  di scorta,  anche se esercita il consolato per breve  tempo e solo tre volte in  23 anni di regno e potrebbe servirsi di littori!.

Tiberio, da aristocratico,  si sente autorevole per nobiltà  e per aspetto  fisico,  oltre che per la statura e per la forza fisica : ricorda Marco, che Tiberio è chiamato leone da fonte Ebraica, e da Fedro, non solo per la chioma lunga e bionda e che dal popolo  è considerato alonato da magia, anche per la presenza del mago Trasillo, suo suggeritore giornaliero per ogni impresa! Perciò, disdegna che sia  chiamato dominus e  che si dicano sacre le  sue attività, desideroso che  le sue opere fossero considerate faticose  proprio di un normale civis: l’imperatore ama mostrarsi  aristocratico, rispettoso del senato  a cui diligentemente riferire circa ogni cosa grande o piccola,  pubblica o privata,  e desidera consultarlo  e sulle imposte e sui monopoli,  sulle costruzioni, sul   restauro dei monumenti  ma anche sulla leva e sui congedi  dei soldati oltre che sull’organizzazione delle legioni, degli ausiliari e perfino  sulle persone  a cui prorogare i comandi militari straordinari e sul contenuto e sulla forma di lettere  da inviare  a re – –ibidem XXX-.

Tiberio  aristocraticamente va da solo al senato  e riverisce il mandato e la figura  di ogni console – diversamente da Augusto, eques  malaticcio, modesto per statura, bisognoso di protezione-  e si alza   alla  loro entrata rimproverando i  consolari che, preposti agli eserciti, non inviano relazione al senato, ma  a lui, a cui chiedono  ricompense militari, secondo i decreti  vigenti di Ottaviano- Ibidem XXXII-.

In effetti Tiberio  è sempre legalmente perfetto formalmente  avendo grande rispetto dei  senatori, anche se, comunque,    rimprovera i consolari desiderosi  di aumentare il peso delle imposte ai provinciali avvertendoli che boni pastoris esse  tondere pecus, non deglubere/  è compito di un buon pastore non scorticare ma tosare le pecore e cosciente del suo potere non li cambia, conoscendo l’animo umano e la brama di arricchire dei  governatori. Si riferisce, professore, all ‘apologo del  ferito, che non scaccia le mosche perché poi sopravvengono altre, più fameliche, con allusione  alla spoliazione dei provinciali al cambio di ogni procuratore, che arriva povero  e torna ricco dalla Provincia!   Certo, Marco. Tiberio difende i provinciali dall’avidità dei governatori specie quelli con delega senatoria.

Insomma, professore, per lei, Tiberio è espressione della legge senatoria ed è uomo che, come aristocratico,  insiste nella riforma augustea, correggendo ogni rilassatezza dei costumi,  riducendo  le spese degli spettacoli dei giuochi,  decurtando  le paghe degli attori,  limitando  perfino il numero delle coppie dei gladiatori,   e legiferando pure  sul circo  e perfino sui prezzi  dei vasi di Corinto e del pesce,  fissando ogni anno il calmiere dei viveri  e delle carni,  incaricando   gli edili di sorvegliare  le taverne e le mescite  ed anche  nella vendita della  pasticceria.- Ibidem XXXIV-. : l’aiuto dei fedeli pretoriani è prezioso!

L’imperatore, anche se deferente verso il senato,  di fatto, regola  a suo arbitrio, tutto anche  la vita delle donne, arrivando  a privare quelle,   scostumate,  della  dignità e dei diritti di matrona,  in caso di prostituzione accertata!. Professore, in questo rigore  morale, Tiberio ripristina  i mores prisci/i  vecchi costumi,   garantendo  da una parte,  una vita  quiritaria comune in Roma e in Italia   assicurando coi pretoriani  una pubblica quiete dando indicazioni per uniformare i suoi ordini a tutto l’impero, affidando  la correzione dell’Oriente ad Elio Seiano! Così mi sta  mostrando un Tiberio che da aristocratico non può seguire totalmente le direttive augustee, essendo la sua natura di un patrizio diversa da quella di un eques, conservatrice l’una,  innovatrice l’altra! Insomma sta convalidando l’affermazione di Plinio il vecchio, che Augusto è beffato dal destino e deve lasciare il potere al figlio di un nemico! sta definendo  Tiberio come un nemico che odia  Augusto benefattore e la sua stirpe,  e come Antipatro, figlio di Erode, è rancoroso verso il padre benefattore (Giulio Erode,  il filelleno www.angelofilipponi.com ).!

Marco, Tiberio è uomo molto permaloso, impenetrabile come i Claudio Nerone  apparentati con gli  Enobarbo (che hanno  barba di bronzo, fegato di ferro e cuore di  piombo)  che ha dovuto ingoiare rospi  e prima dell’esilio a Rodi  a causa di Giulia e dopo il ritorno negli ultimi 10 anni di cogoverno con l’imperatore, assillato dalla madre Livia! E’ necessariamente differente come animus rispetto all’imperatore eques, che, comunque, è costretto a nominarlo alla fine, erede per mancanza di  giulii adottivi, essendo rimasto il solo  Agrippa Postumo, un ercole senza testa, inaffidabile al negotium – dopo la morte di  Lucio Cesare e di Gaio Cesare,  i figli di Giulia, adottati – e   i giovani principi nati da  suo fratello, Druso maggiore ed Antonia – Germanico, Livilla, e Claudio-  e i loro figli,  conoscendone  l’asprezza  e la durezza del carattere, rilevato  nel corso del matrimonio con sua figlia Giulia, dopo la morte del marito Agrippa. Forse  per Augusto  Tiberio doveva essere un imperatore di transizione in quanto la stirpe di suo fratello  Druso maggiore,  doveva essere  quella legittima imperiale. Infatti  già aveva mostrato la  sua predilezione per Druso  con assegnazione del mandato del bellum germanicum  dopo il disastro di Lollio,  a Druso,  che pur più giovane del fratello di 3 anni, aveva compiuto un’impresa eccezionale,  ricacciando i Sicambri, costruendo il canale Reno- Zuidersee , con l’appoggio della flotta romana, stazionante lungo la  costa,  nel Mar del Nord  sconfiggendo i suebi e i catti  e, mediante una capillare invasione, giungendo fino all’Elba, dopo aver superato il Weser . La sua morte nel 9  a.C. fu una tragedia  per la casa regnante, per il mondo romano e  per Tiberio, legatissimo al fratello, che riportò le ceneri a Roma,  scortandole fino al Mausoleo di Augusto!

E’ vero, professore, che allora riserpeggiarono le voci di un Druso figlio naturale di Ottaviano, che aveva  rapito, la moglie e il figlio treenne, Tiberio,  al marito,  Tiberio Claudio Nerone, di Livia Drusilla  – seppure poi si disse che era stata   ceduta e concessa dal marito-  la moglie incinta già di tre mesi, che partorì, comunque, nella casa di Augusto, il figlio, concepito   tra le mura claudie!

Tiberio,   avendo  subito molti ordini insopportabili, rassegnatamente, dall’imperatore,  oltre quello del distacco dal padre naturale, è,   al momento della  morte del fratello,  iuvenis trentatreenne,  descritto da Velleio Patercolo come vir  nutrito dai precetti di illustri maestri,  genere, forma, celsitudine corporis , optimis studiis  maximeque  instructissimum qui protinus  quantus est, sperari potuerat visuque praetulaerat  principem / di altissima  nobiltà,  fornito dalla natura di bellezza,  di statura corporea,  di ottimi studi e di grande intelligenza, il quale, fin dal principio,  faceva prevedere la sua grandezza e già nell’aspetto si presentava come principe  (Ibidem, II, 94,1). Il giudizio morale e fisico  di Patercolo, suo legatus e suo ammiratore popolare,  migliore di quello di Svetonio e di  Tacito, è molto simile a  quello di Druso Minore,  morto trentenne per una caduta di cavallo, accidentale/ adulescens tot tantarumque virtutum,  quot et quantas natura natura mortalis recipit vel industria  perficit/  adolescente  di tante e tali virtù quante e  quali la natura  umana ne comporta e la  pratica   perfeziona,  delle cui inclinazioni  non si saprebbe dire  se fossero più spiccate  per le opere di guerra  o per quelle di pace. Di lui lo storico aggiunge: furono inimitabili la dolcezza del carattere, la cortesia,  l’apprezzamento per gli amici tanto da collocarli al suo stesso piano, e la sua bellezza era  simile a quella del fratello/ morum certe  dulcedo ac suavitas,  et adversus amicos  aequa ac par sui  aestimatio inimitabili  fuisse dicitur, namque pulchritudo corporis  proxima fraternae fuit!

Davvero due figli di Zeus, al di là delle chiacchere popolari, allevati da Augusto nella  linea di successione come eredi di II fascia,  rispetto ai  prediletti figli di Giulia e  di Agrippa di I fascia!

Dunque, professore, ad Augusto, da tempo impegnato a trovare un successore,  morto prima Marcello,  Agrippa poi,  e dopo tre anni anche Druso, rimangono i  figli di  Giulia ed Agrippa, troppo giovani  e quindi, ha bisogno di Tiberio, del pazientissimo Tiberio (Svetonio Tiberio, XXVIII firmus et patiens) a cui impone di di sposare Giulia, donna corrotta, giovane,  lasciva e capricciosa già sua amante nel corso della sua vita matrimoniale col marito, suo suocero. Per lei   Tiberio aveva dovuto lasciare il piccolo Druso minore,  natogli dal matrimonio legittimo con Vipsania Agrippina,  figlia di Agrippa,  da lui teneramente amata, tanto che gli amici, visto il  profondo legame, nel corso del suo regno, una sola volta gliela fecero vedere!

Con Giulia l’austero Tiberio  è marito fedele per qualche tempo  ma dopo la nascita di un figlio nell’11 a.C., morto  dopo pochi mesi, nauseato dalla immoralità della moglie  rinuncia  all’eredità di  Augusto ed abbandona la moglie e si ritira volontariamente in esilio  dimorando come privato civis a Rodi, non ancora quarantenne, stanco degli intrighi di corte  ed  anche dell’imperatore che prediligeva   Lucio e Gaio Cesare,   figli di   Giulia,  destinati all’impero!.

Un brutto periodo quello dell’esilio per Tiberio che passa dagli altari alla polvere, professore?

Certo Marco. Tiberio, isolato a corte, non potendosi fidare nemmeno della madre  Augusta e neppure della moglie – circondata da tanti amanti, politicamente a lui contrari,  in apparenza filoaugustei, ambiziosi -e tantomeno di Ottaviano, suo suocero. non contento del  suo rapporto astioso con la figlia,  dimentico dei servizi del genero, inviso anche per la sua austerità morale ed altezzosità nobiliare,- già incline verso i figli adolescenti  di Giulia,  decide  di imitare Agrippa e come lui   fa un passo indietro e si allontana da Roma e dall’Italia , cinque anni dopo la morte del fratello, al culmine  della sua carriera di militare e di amministratore.

Così  è descritta la rinuncia di Tiberio  da Velleio Patercolo (Ibidem, II,99,1-4 e 100):Tiberio Nerone -due volte console e due volte trionfatore- parificato ad Augusto  per la compartecipazione alla  potestà tribunicia , superiore a tutti  i cittadini tranne uno, e ciò non per sua volontà,  massimo tar i generali,   colmo di gloria  e di fortuna, e in verità  secondo lume  e secondo capo dello stato – con meraviglioso incredibile ed inestimabile  gesto di bontà, di cui si scoprirono ben presto le cause,  quando Gaio Cesare  aveva ormai preso la toga  virile e Lucio era nel vigore delL’età, non volendo che il proprio splendore  fosse un ostacolo per i due giovani  ai loro inizi,  chiese al suocero  e patrigno  il permesso di riposarsi  dalle  fatiche ininterrotte, senza peraltro rilevare il motivo della sua decisione/dissimulata causa consilii sui, commeatum ab socero atque eodem vitrico  adquiescendi  a continuatione laborum petiit.

Nessuno- nemmeno la madre,  né la moglie – riesce a dissuaderlo  e lascia i cives amici in lacrime al momento della separazione. Comunque, per Patercolo  nei sette anni , che fu a Rodi, dice che tutti i proconsoli e  i legati che andavano nelle province di oltremare come di fronte ad un principe   recandosi a visitarlo  abbassavano   i lor fasci  davanti a quel privato, ammettendo che l’inattività di lui era più autorevole che le loro funzioni di comando convinti che  cessando Tiberio di tutelare l’urbe  i nemici   avrebbero cambiato strategia operativa nei confronti dell’impero romano : -cosa che in effetti avvenne-  i Parthi, abbandonata l’alleanza romana, misero le  mani sull’Armenia  ed anche la Germania, sviatosi lo sguardo del suo conquistatore,  si ribellò.

E’ proprio vero,  professore, che tutti andavano a Rodi a riverire l’esule?

No certamente!. Tutti quelli che erano del partito giulio non potevano fare atto di omaggio a Tiberio! il fedele Patercolo  esagera  perché gli altezzosi figli di Giulia, figliastri di Tiberio, coi loro legati  non lo degnano di un saluto, ligi agli ordini di Augusto, indispettito nei confronti del figlio di Livia !   Il solo Quirinio è  veramente deferente verso di lui e pochi altri  che lo onorano nei loro passaggi per l’amministrazione delle province orientali.

La rabbia dell’imperatore nei confronti di Tiberio, quasi fosse stato colpevole   per l’abbandono della moglie, solo  dopo il 2 d.C. si attenua  quando  Augusto  annulla il matrimonio e punisce la figlia, e   si placa, dopo una fase di distensione di rapporti, a seguito dell’infelice  esito della spedizione armena, dopo i dissapori tra il principe  e  Lollio, quando  Gaio morente invia lettere al divino padre, in un momento di lucidità mentale suggerendo di non privarsi  del servizio di un uomo, come il suo patrigno. A seguito di questo e anche per le preghiere della madre, Augusto  decide di richiamarlo avendo condannato al confino a Pandateria – Ventotene-   la  figlia, rea di lesa maestà, seguita nell’esilio  dalla madre Scribonia,  dopo aver condannato a morte  i suoi amanti, tra cui, Iullo Antonio costretto al suicidio! Augusto aveva perfino pensato di ucciderla,  considerandola inferiore a Febe , una schiava! -Svetonio, –Augusto LXXV-

Anche il suo ritorno, comunque,  a Roma  non è del tutto felice  perché Ottaviano ha già organizzato la successione  in modo da privilegiare la discendenza di suo fratello Druso Maggiore e non la sua. Infatti viene stabilito il criterio che successore è Tiberio con la clausola che deve adottare  per la sua  successione il nipote Germanico, figlio di  Druso maggiore, in un’esclusione del suo erede naturale Druso Minore, mentre gli viene imposto come collega nella gestione imperiale Agrippa Postumo: si stabilisce così  sulla carta  la prima diarchia imperiale!

In seguito, però, Marco,  Ottaviano avendo avuto  relazioni  negative su Agrippa Postumo circa il carattere e il comportamento /ingenium sordidum ac ferox -Ibidem- , lo rilega  prima a Sorrento e poi a Pianosa. Poco dopo rilega a Tremerus /Tremiti anche la nipote Giulia minore,  la sorella,  rea di adulterio.

Augusto,  come Erode,  non ebbe fortuna  in famiglia, pur  avendo educato la figlia  e la nipote  secondo  gli antichi costumi  e perfino a filare la lana  Svetonio, Ibidem, LXXIV?

No.  Non  ebbe fortuna, anzi  la fortuna lo deluse, Ti aggiungo  che  due amici .   Lucio Adesio e Asinio Epicadio, secondo   Svetonio ( Ibidem, 19)  tentano di portare via dall’ esilio  e Agrippa e Giulia dalle  rispettive isole  di confino,   per presentarli  agli eserciti  illirici e germanici  rivendicanti  ut aequarentur stipendio praetorianis/ di essere equiparati come stipendio ai pretoriani ( cfr.  Svetonio, ibidem ,XXV) ma, sorpresi  nella loro azione,  sono uccisi proprio dai pretoriani.  In seguito,  Augusto sembra che volle riappacificarsi con  Agrippa, che  aveva inviato molte suppliche,  e l’imperatore, poco prima di morire, fece un viaggio segreto con l’amico Paolo Fabio Massimo a Pianosa ed ebbe un incontro  affettuoso col nipote e lo perdonò.

Augusto, tornato a Roma,  si ammalò e seppe dalla moglie e da Tiberio della sua riappacificazione con Agrippa:  Livia lo aveva saputo da Marcia moglie di Fabio, che aveva tradito il segreto!, Si dice che  l’imperatore gli ordinò di suicidarsi  per questa colpa!

Agrippa, comunque,  sperava di essere portato da Clemente, un suo schiavo- che aveva organizzato la fuga dall’isola – in Germania   e di  essere presentato agli eserciti da suo cognato Germanico, che stava reprimendo una rivolta militare.

Il povero giovane fu, invece, sorpreso dall’  improvviso ordine di morte  di Augusto ( o di Tiberio!)   al suo custode, pretoriano, che lo uccise: solo le sue ceneri furono portate da Clemente alla sorella Agrippina maior! .

Quindi, professore, Augusto, pur rilevando  l’ austerità del carattere di Tiberio lo nomina suo successore perché dux e cunctator  convinto che possa  essere  l’unico ad assicurare la tranquillità all’impero romano!.

Certo, Marco, Svetonio stesso  deve anche lui confessare,  che l’imperatore prega spesso  gli dei  di proteggere la salute del figlio  se non vogliono la fine dell’impero romano! Lo storico aggiunge che  non condivide il giudizio di molti che affermavano che Augusto lo avesse eletto  per le preghiere della moglie, spinto dal desiderio di farsi  maggiormente rimpiangere, dandosi un simile successore. Perciò dice: non posso però credere che quel principe tanto circospetto e prudente/circumspectissimum et prudentissimum, abbia agito alla leggera  in un caso  di così grande importanza; credo piuttosto che abbia accuratamente pesato e virtù e vizi di Tiberio ed abbia trovato  maggiori le virtù, soprattutto tenendo conto  che aveva giurato  in assemblea   di adottarlo nell’interesse dello stato  e che in molte sue lettere lo celebrò come grande  comandante militare ed unico sostegno dell’impero romano.

Professore, Svetonio in questo si allinea al giudizio dato da Filone  in  Legatio ad Gaium!.

Sono contento che ti ricordi che Filone loda entusiasticamente, da giulio, il regno di Augusto e quello di Tiberio ed anche i primi due  anni  di Caligola e ti invito a rileggere  Perché la casata di Erode e quella di Fiolne hanno in comune Ioulios /Iulius? E’ chiaro, Marco che Tiberio abbia ben governato l’impero romano: neanche secoli di critica contro la sua natura  austera da una parte e libidinosa da un’altra mostrata nel periodo caprino,  da vecchio  in riposo, evidenziata dagli scrittori Flavi, antonini e severiani, hanno scalfito il suo aristocratico sistema di guida dell’impero romano, anche se a lungo indeciso tra restitutio rei publicae e  stabilizzazione del principato! Noi lo abbiamo rivalutato giustamente nel leggere la figura di Seiano, quella di Pilato  e quella di Caligola ed abbiamo evidenziato, comunque  come positivo il quadro del regno giulio-claudio, nel suo complesso. 

Bene, professore, le ho fatto fare una grande digressione ed ora riprendiamo il discorso su Pilato. Non mi  voleva mostrare Pilato dal momento del suo esilio?  Riprendiamo da lì e dalla condanna di un giudice clemente, come Caligola!

Sembra,  Marco,  che Pilato sia esiliato con la moglie Procula a Lione dove muore .

Professore io ho molte domande da fare ancora sul regno di  Tiberio e sul comportamento dei pretoriani e quindi di Seiano e di  Pilato nelle varie circostanze di lavoro  ed ora anche su Procula. Io so  che è venerata come santa dagli ortodossi ed insieme al marito è celebrata in Etiopia come una coppia di santi e so che il suo nomen gentilicium è Claudia. E vero? .

Marco ritengo che  non ci sia relazione tra Procula e Claudia della tradizione cristiana  nata da un saluto  della II lettera a Timoteo (4.21) di  Paolo, prigioniero a Roma,  che scrive: ti saluta Eubulo, Pudente, Lino e Claudia e  i fratelli tutti quanti.  Sono leggende le notizie su Claudia  donna della famiglia Claudia, che non seguì  il marito e rimase a Roma, perché  divenuta cristiana! E’ una notizia  derivata di Ambrogio e da altri! .

C’è solo Procula, nome dato  dalla tradizione alla mogie di Pilato,   non esplicitamente  nominato  da parte di Matteo (27,19)che parla di un biglietto della moglie di Pilato che  sta esaminando  il caso di Gesù in cui si parla di un sogno della donna  e di una sua preoccupazione con spavento  per Gesù,  uomo giusto  indagato.

Quindi professore, lasciamo stare Claudia/ Procula  e mi parli dei pretoriani  che  agiscono in occasione  della  deportazione  degli ebrei in Sardinia , collegata alla cacciata degli egizi e dei maghi ed indovini peregrini.

Marco, tu sai che a Roma, come in  Alessandria, ad Efeso  e a d Antiochia,  ci sono forestieri, csenoi , che però pagano le tasse  e sono metoikoi  se svolgono attività commerciali e partecipano anche alle litourgiai; si chiamano a seconda della zona di provenienza e formano comunità  gelose della loro autonomia sia religiosa che sociale! Gli  ebrei, presenti a Roma da oltre due secoli,  hanno costruito una comunità iniziale di base aramaica, poi ellenistica, ed hanno 5 sinagoghe   con doppio rito uno aramaico ed uno  greco-alessandrino  e non formano una stirpe   unitia e concorde  in quanto i primi si servono della torah  e del testo mosaico  originale   mentre gli altri usano una vulgata alessandrina detta Bibbia dei settanta, greca  ed hanno  due sacerdozi diversi quello sadduceo e   quello oniade in connessione con la data di arrivo nella capitale romana.

Lei, professore, ci ha parlato spesso di questa differenza  in quanto i primi sono farisei venuti  all’epoca della loro condanna ad opera degli asmonei  e del  numero  considerevole di giudei  romani (non meno di 50.000)  e quasi tutti aristocratici anche se non mancano popolani svolgenti umili professioni di supporto  ai  ricchi gestori di emporia  commerciali e di trapezai banche,  obbligati alla caritas dalla Tzedaqah, ebrei alessandrini. Sono venuti  nell’urbe a scaglioni  e sono molti di stirpe regale asmonea esiliati da Erode ed altri erodiani  stabilitisi, infine,   per vari motivi, e prima e dopo la morte di Erode nel 4 a,C .  Da quanto ci ha detto deriva che delle 5 sinagoghe, attive al di là del Tevere,  la più grande sia quella più antica  aramaica chiamata Velia,  accanto alla quale c’era  anche una specie di scuola,   didakaleion, che insegnava  la legge mosaica  secondo musar, differente da quella  della paideia greca! .

Marco, dopo la morte di Augusto, Tiberio  ha tumulti in città e nelle  province, specie in Germania superiore e in Pannonia , controllate rispettivamente  da Germanico  e  da Druso Minore.  Perciò  il nuovo imperatore instaura un regime poliziesco  in Città con una specie di coprifuoco  per  un controllo della popolazione romana e specie di quella straniera, dando l’incarico proprio ai pretoriani  di Seiano, che vi aggiunge nel corso dei rastrellamenti quotidiani un corpo speciale di  spie, infiltrate tra le gentes peregrinae, externae,  con un basanisths inquisitore, che indaga  per la distinzione,  difficile per un civis- che ironizza genericamente sui curti Iudaei- tra aramaici e giudei ellenisti.

Tiberio sembra che  autorizzi un servizio  maggiore ai pretoriani  che ora assumono molti compiti   non solo quelli soliti, e perciò  sono ducenarii cioè pagati in modo  più alto rispetto anche ai vigiles e ai milites normali, invidiosi. Non ti  parlo  degli stipendi perché te ne ho parlato in altre occasioni.

Professore,  Augusto aveva scelto Tiberio  per i suoi meriti certamente, anche se era stato costretto dalla  sorte  a   farlo suo successore?

L’imperatore  certamente aveva  grande stima di Tiberio-nonostante una certa antipatia ottavia, equestre, per la famiglia claudia, nobile ed austera – in relazione alla sua  personale grande prudenza scatrezza, unite a forza  in una  fusione delle virtù di Ulisse e Diomede,  tanto da dire, ripetendo versi omerici (Iliade X, 246-7) : toutou g’espomenoio kai ek puros aithomenoio/Amphoo nosthsaimen, epei perioide nohsai/ se fosse con me anche in un braciere ardente ce la caveremmo entrambi, la sua avvedutezza è senza pari! –Svetonio  Tiberio XXI-. Una grande celebrazione pubblica è sottesa alla frase di Omero, che inneggia ai due eroi!

Quindi, professore, Augusto, pur  rilevando  l’ austerità di carattere di Tiberio lo nomina suo successore perché dux e cunctator (Svetonio ibidem)   convinto che possa  essere  l’unico ad assicurare la tranquillità all’impero romano!.

Professore concordo con lei , dunque,  sulla  rivalità , celata, di Tiberio aristocratico  con   Augustus  eques, e sulla sua politica di  servirsi dei pretoriani  di Seiano   per abbattere i suoi nemici  Giulii, ma non riesco  a capire specie dopo la morte dl figlio,  la sua volontà di allontanarsi dalla città , dalla corte,  dal senato : mi sembra quasi un rifiutare  di  regnare e con volontà di lasciare libertà di pianificare un progetto di personale potenza al  suo ministro, ambizioso, ingordo nella sua  brama di  potere,  ritenuto subito dal popolo re dell’universo  rispetto all’imperatore re di un Isolotto!

Non capisco questo capovolgimento  che fu  una tragedia e specie per i Giuli  e per i loro  partigiani e che risulta anche una spaccatura nel partito claudio,   diviso in claudi tiberiani e in claudi seianei.

Marco ritengo che tu debba  prima essere informato sul rapporto tra il pretoriano e la casata tiberiana e poi tra  la famiglia di Druso Minore – Livilla sua moglie-  e  Seiano ed infine  debba conoscere meglio la figura  del capopretoriano -che deve fare i conti con Antonia Minore,  il reale capo della domus Giulia , la nonna di Caligola – Cfr. .Caligola il sublime cit. ) entrando  in merito ai fatti del settennio dal 19 al 26 d.C , e del quinquennio successivo quando mostro esattamente  la situazione  romana  di quegli anni .  E’ un lungo discorso di circa 11 anni  da cui si può dedurre  la successiva politica  apparentemente rinunciataria di Tiberio, aristocratico nauseato dalle lotte in famiglia e da quelle  politiche  cittadine  e senatorie, disgustato dalla sudditanza del senato stesso in relazione all’autokratoor,  perfino del pretoriano Seiano. Tutto questo sarà oggetto della  prossima discussione, se …campo!.