Novità dell’opera

L’opera del Filipponi è essenzialmente storica e linguistica ( cfr. intervista all’autore).
Il lavoro  storico  inizia dopo che  il presupposto fondamentale cristiano  della venuta di Gesù  Cristo e  della sua crocifissione  (come fatti che rivelano l’amore di Dio per l’umanità, a cui è promessa la salvezza eterna,) è razionalmente messo in discussione.
L’opera di Filipponi è uno studio che precede il presupposto fondamentale cristiano e riconduce l’uomo all’uomo, in senso classico, libero da ogni preconcetto.
L’esperienza di vita umana non è quindi più ridotta, secondo la concezione medievale e tridentina, ad una vita militante, ad un percorso in cui  c’è uno stato di belligeranza tra male e bene,  con una lotta per entrare in paradiso,  grazie al trionfo dell’anima  sul peccato, in una coscienza della morte come passaggio o ponte  verso il premio eterno o la dannazione.
L’esperienza di vita umana è intesa  solo conoscenza e cura-epimeleia dell’uomo, che si riscopre mediante la parola come parte del logos, della phusis e della storia  in una visione divina  dell’uomo senza mediazione alcuna: l’uomo deve  amare e conoscere effettivamente se stesso, esserci nel mondo e nella storia individualmente, cosciente di essere parte di un tutto: non occorre Christos né la grazia di Dio,  né tanto meno i sacramenti  della Chiesa, come il battesimo e la comunione, né la guida morale ecclesiastica, al di là delle deformazioni storiche della istituzione ecclesiale; serve solo una razionale ricerca per una personale esperienza di vita, di creatura umana, infinitamente piccola rispetto all’ infinitamente grande, a Dio creatore e padre.
Non c’è alcun interesse, preconcetto, nell’opera di Filipponi alla storia del cristianesimo ufficiale, né volontà di rinnovamento ecclesiale ed istituzionale, né  ricerca delle sue fasi storiche  né delle radici del millenarismo né di qualsiasi altra forma cristiana o di pensiero cristiano, al di là del settarismo ortodosso e di quello protestante.
Il lavoro di Filipponi tende solo a ricostruire il periodo, in cui si situa la persona  fisica di Gesù Cristo (Jehoshua Barnasha Mashiah), dopo aver ridotto la personalità umano-divina (storicizzata) a quella di un  normale uomo del I secolo dopo Cristo ed aver precisato i termini di  Figlio di uomo, di  Figlio di Dio e di Unto, secondo la concezione aramaica, escatologica ed apocalittica di quell’epoca.
E’ insomma una ricerca storica prima ancora del costituirsi del nome di Christianoi, prima del formarsi delle diokeseis cristiane in Asia Minore e della struttura reale della Grande Chiesa del II secolo d. C.
Il lavoro storico,  lunghissimo,  ha avuto varie fasi: una, propedeutica, è stata fatta, prima, sulla cultura medico-persiana e sulla Bibbia, poi specificamente sull’ellenismo romano, sulla base delle opere di Filone di Alessandria e di Giuseppe Flavio (ed anche del Talmud babilonese)  e quindi di tutta l’area culturale classica  (sia storica che retorica che filosofica, oltre che economico-sociale), con l’ausilio anche di scienze, quali la numismatica, la papirologia, l’archeologia; un’altra, specifica, infine, per un trentennio è stato centrata sulle Origini del Cristianesimo.
Da questo lavoro trentennale sono venute le seguenti conclusioni (Cfr. Una personale conclusione sul cristianesimo),  come  risultanza di  un’altra lettura della Storia del cristianesimo.
Questa  altra   lettura  della Storia del cristianesimo non ha niente a che vedere con l’impostazione di Samuel Reimarus, né con quella di Georg W.F. Hegel,  né di David F. Strauss, né di Ernest Renan, né di Albert Schweitzer, tesi tutti   alla contestualizzazione giudaica della figura di Gesù e alla lettura  di una figura di  Messia, realizzatasi secondo formule ultraterrene, senza distinguere l’apporto culturale sincretistico pagano-misterico, platonico, teurgico, gnostico, anzi  fatta con l’inglobare i contributi delle culture vigenti.
La storicità del giudaismo, delle sue vicende e della figura di Gesù veniva vista  solo da un’angolazione generica, fatta più per giustificare la storia cristiana che per studiarne la reale consistenza storica.
Inoltre lo studio non è fatto con gli strumenti adatti, per me basilari: quelli di una distinzione tra cultura aramaica e cultura ellenistica giudaica  (quella di una torah originaria e della sua esplicazione rabbinica torah al pe’  distinta nettamente da quella letta secondo la traduzione dei Settanta e il commento allegorico filoniano –cristiano), con  lingua aramaica, da una parte, e  con quella greca  dall’altra.
Senza nulla togliere alla grandezza dell’apporto culturale di tale studio da parte di uomini di tanta cultura,  sulla vita di Gesù, anzi riconoscendo la profondità e la potenza di operazioni di molti, specie  di  P. Wendland , G. Ricciotti,  di S. Brandon e R. Bultmann,  di E. Kasemann  e di E. P. Sanders, di M. Noth, M. Hengel, e di J. Bright, noi crediamo di  aver fatto storia cristiana  e di aver dato un qualche contributo alla conoscenza della reale figura di Gesù Cristo, grazie anche ai  lavori sul giudaismo da parte di  uomini,  che hanno operato sulla cultura ellenistica in senso letterario, economico-socio-politico ed archeologico.
Noi, facendo uno studio serio sull’ellenismo e sul giudaismo, abbiamo individuato tre giudaismi in epoca romano-ellenistica, come premessa a tutto il lavoro: giudaismo palestinese, costituito da gruppi ebraici viventi nel territorio della Ioudaea  erodiana, puri solo nella Giudea, frammisti ai pagani in tutte le altre regioni (Galilea, Perea, Samaria, Idumea, Decapoli, zona Ituraica , Gaulanitide ecc),   di formazione agricola, di lingua aramaica,  popolari ed antiromani, ostili agli erodiani e ai sacerdoti, eccitati alla rivolta da farisei e da Esseni; giudaismo partico, costituito da un numeroso gruppo di ebrei, viventi in Mesopotamia, in Adiabene, oltre che in Perside, anch’ essi di  cultura agricola, di lingua aramaica, popolari ed antiromani  in quanto già cittadini della federazione partica, ben integrati nel sistema federativo, specie nel periodo di Artabano III;  giudaismo ellenistico, di cultura commerciale, ben integrato nel sistema romano, costituito da giudei di lingua greca, separati dai fratelli aramaici e riconoscenti come capo l’alabarca di Egitto, aventi  come centro il  tempio di Leontopoli, lettori della traduzione dei Settanta ed interpreti allegorici,  in senso farisaico del nomos giudaico.
Gli ebrei, ellenisti, di professione emporoi o capeloi,  (commercianti all’ingrosso o al minuto) sono  quasi esclusivi proprietari del sistema  di trapezai banche, alessandrino e con esso sono i dominatori dell’area portuale sia interna che esterna  (Sul Mediterraneo e sul Nilo), tendono al proselitismo  tramite la tzedaqah (philanthropiacaritas),  formano il numero più  grande e ricco del giudaismo  e sono filoromani in quanto connessi con la casa giulio-claudia.

Sulla base di tale premessa, abbiamo operato sui  seguenti temi:
*La figura di Gesù Cristo Signore:
abbiamo rilevato che la figura di  Gesù Cristo Signore non è storica, ma è storica quella di J(Y)ehoshua Meshiah maran.
La tradizione aramaica tramanda la figura umana  di Jehoshua Barnasha, quella ellenistica  la  figura umano-divina di  Iesous Khristos Kurios.
Le due figure  indicano un solo uomo, ma viste in modo diverso: in senso antiromano  la prima e  in senso filoromano  la seconda;
Esse vengono  lette secondo sistemi opposti, espressioni di due diverse culture: agricola, quella aramaica ; commerciale e trapezitaria, quella ellenistica;
Jehoshua Meshiah Maran  è  effettivo personaggio storico, figlio di Josip  (Gesù figlio dell’uomo- Barnasha),  nato il 7 a.  C. e morto nel 36 d.C. crocifisso, celebrato  dalla toledot (storia giudaica), come eroe nazionale;
Egli  fu qain (architetto) e  qanaah (zelota),  e maran (re ) dal 32 al 36, e realizzò  per breve tempo il sogno del  Malkuth ha shemaim (il Regno dei cieli) , come mashiah (messia);
Jesous Christos Kurios, invece, è un nome  dato allo stesso personaggio in traduzione greca,   da Shaul di Tarso, giudeo  della tribù di Beniamino, noto come Paulus ,  artigiano ed emporos,  ellenista, civis romanus, fariseo,  discepolo di Gamaliel, abile nella  interpretazione allegorica.

Questi  fonde cultura giudaica con il pensiero del medio-                   platonismo e con la cultura isiaca, creando il Regno di Dio, fondato sulla figura mitizzata  di Gesù Cristo Signore, figlio di Dio, risorto dai morti. 
*Il Malkuth ha shemaim  il regno dei cieli  (il greco H basileia ton ouranon) e  H  Basileia  tou Theou  (Il regno di Dio): abbiamo rilevato che il primo non è il secondo e lo abbiamo nettamente distinto.
Precisiamo che   I due sintagmi  sono espressione di  due fasi storiche diverse: la prima ha come protagonista Jehoshua Barnasha  e poi suo fratello Jakobos (morto nel 62) che nell’ attesa del ritorno del fratello, come capo della comunità di Gerusalemme, prepara i fratelli  con la preghiera, la penitenza e con l’esercizio militare, a seguito dell’interpretazione essenica della scrittura, alla guerra, e  convinto  della vittoria sui romani, coinvolge i discepoli che, dopo la sua morte, vanno alla guerra antiromana (66-73 d.C.), che termina con la sconfitta ebraica e con la distruzione del Tempio;
Precisiamo  che la seconda ha come protagonista  Paulus  che inventa un altro Gesù, sulla base della figura storica di Jehoshua antiromano trasformata in un filoromano, servo di due padroni (Dio e i romani), teorico di un Regno celeste e di una cultura sincretistica  romano-ellenistico-giudaica;
Paulus è un eretico  giudaico che conia (insieme a  Barnaba ) nel 43 d.C., il termine  Christianos (cristiano) e come tale è punito varie volte da Jakobos  anche con la pena di morte.
Il suo pensiero si afferma dopo il 70 d.C., dopo la sconfitta, con gli evangelisti  (Marco e sopratutto Luca)  sulla base di un antico testo di memorie di Matteo, il pubblicano, che aveva stenografato ( avrebbe potuto  scrivere con velocità in quanto tachigrafo)   i logia del Signore (kurios), cioè  di Gesù,  che aveva potere di  maran (re di nomina partica) e, quindi, le prescrizioni, le parole ordinate, gli slogans,  i mandata di un re;
Il pensiero cristiano è confuso per tutto il I secolo fino ai primi anni del regno di Traiano (98-117)  con la cultura giudaica in quanto ha in comune gli stessi riti e le stesse usanze  di stampo, però, ellenistico, di lingua greca, non palestinese e partico, di lingua  aramaica, da cui è nettamente separato.

* Jehoshua  fu qain ,( tecton) una specie di architetto, qanaah. Maran , mashiah:

.abbiamo rilevato che Gesù  fu qain, tecton, architetto, non un semplice falegname.
Precisiamo, dunque, che  il termine qain evidenzia una classe sociale che in greco designa i tectones  cioè uomini abili a progettare e realizzare lavori di costruzione sia   come carpentieri che come muratori, considerati moltissimo  dopo le classi privilegiate sacerdotali, superiori a tutti gli altri tecnitai, richiesti nel periodo romano ellenistico, data la mole di costruzioni e la ricerca di nuove tecniche; aggiungiamo,per meglio far comprendere il termine, che i qeniti erano una corporazione  che, guidata da un capo, operava costruendo città , monumenti  regali, sia come sepolcri che come  fortezze, sinagoghe  e che costituivano gruppi anche molto numerosi,( fino a 18.000 elementi)acquartierati  con le famiglie nelle periferie del città dove  lavoravano;

Abbiamo rilevato che Gesù fu qanaah

Precisiamo che  qanaah corrispondente a zelotes e a sicarius  aveva valore di partigiano che combatteva contro i romani secondo lo schema di una guerriglia  montana e desertica o urbana , determinata da santoni  (esseni ) e da asceti  come Giovanni il Battista,  che battezzavano,  secondo un  rito iniziatico penitenziale e militaristico; aggiungiamo che il termine lhsths , equivoco, spesso contraddistingueva  e connotava  il giudeo aramaico antiromano:
Jehoshua, in quanto discepolo di Giovanni e in quanto  battezzato, avendo fatto il suo corso  formativo di penitente e di  combattente, e non poteva non essere  qanaah;

Abbiamo rilevato che Gesù fu Maran

Precisiamo che   Maran vale re (Basileus, melek). Ora il titolo di re   in una regione  dell’area dominata dall’imperium romano poteva essere dato solo da Roma: indebita era l’acclamazione popolare o l’ingerenza di un altro monarca (come Artabano III, re dei re dell’impero partho) che   con l’elezione regale  compiva un atto di rivoluzione (stasis, novitas) o compiva un’invasione  e quindi doveva attendersi la punizione da parte del senato e dell’imperatore che governavano l’impero . Aggiungiamo che la Giudea, Samaria ed Idumea, unitariamente governate come  Iudaea, avevano un governo  retto dal  procuratore romano, che dipendeva dal governatore di Siria, responsabile di tutto il settore orientale.

* Gesù  e il suo regno effettivo (collocato tra la Pasqua del 32 e la Pasqua del 36 )
Noi  abbiamo rilevato  che
egli fu proclamato re dal popolo , dopo la morte di Seiano (18 ottobre 31)  e dopo la successiva esautorazione di quasi tutti gli amministratori dell’area orientale, specie  siriana,   bollati come seianei (Pilato, procuratore di Giudea, Erode Antipa  re di Galilea e Perea, Pomponio Flacco governatore di Siria, incaricato di  mantenere l’ordine militare lungo il confine eufrasico).
E perciò abbiamo  dedotto ed evinto  che
il regno si poté forse  costituire, a seguito  di una serie di trattati locali  con Izate di Adiabene, con Artabano III,  re dei parthi e con Areta IV re dei nabatei, grazie anche a ricompattamenti  ideologici  tra i giudei di Mesopotamia e quelli dell’impero romano ( sia palestinesi che ellenistici della cosiddetta diaspora ), oltre che con i samaritani;
Il regno di Jehoshua  durò quasi cinque anni, dopo la conquista del tempio,  avvenuta  con spargimento di sangue, per la presenza della guarnigione romana sulla torre Antonia,  sovrastante il tempio e data l’importanza finanziaria del tempio, difeso da sadducei e dalle loro guardie;
Il regno  dovette essere tranquillo, dopo la conquista avvenuta mediante resa delle singole città, che accoglievano i delegati galilaici,  inviati a chiedere l’adesione mediante la formula persiana erodotea (acqua e sale cambiata in acqua e pane:  fu purificato il tempio, si celebrò la pasqua essenica col nuovo calendario solare di 364 giorni, fu giurato il nuovo patto di alleanza con Dio del popolo,  come quello di Nehemia;
Per quasi quattro anni lo stato  non ebbe pericoli esterni poiché era connesso con la federazione partha e  poiché  Tiberio si disinteressava della questione orientale, intento a debellare i suoi nemici interni, seguaci di Seiano e ad organizzare la propria successione;
Il  regno di Jehoshua  dovette finire con la spedizione di L. Vitellio, nominato proconsole, dopo E. Lamia (che non era mai partito), ed incaricato di  ripristinare l’ordine nella provincia di Siria con un mandato antiparthico  ed antinabateo;
Vitellio, costretto Artabano a difendere i suoi stessi confini con un’abile manovra militare e politica,  pressate e costrette le popolazioni scitiche ed iberiche  all’invasione del territorio partico, su ordine di Tiberio, concede la tregua al re dei re che, visto il suo territorio occupato ed invaso, chiede un accordo e un  trattato, stipulato a Zeugma  sull’Eufrate, prima della Pasqua del 36;
Partecipa a questo trattato anche Erode Antipa, al seguito di Vitellio, che  tratta con Artabano, che rinuncia ai territori transeufrasici, dà  ostaggi  (il figlio Dario e un gigante giudaico di nome Lazar) come garanzia di pace;
La clausola di non interferenza nell’ orbita romana, voluta dai romani, fu una condanna a morte per il  maran Jehoshua, abbandonato al suo destino e per lo stesso Areta IV, rimasto solo oppositore alla romanitas;

Il caso di Jehoshua  diventò  una questione interna al mondo romano e quindi Vitellio, dopo aver dato l’ultimatum alla città di Gerusalemme assediata, ricevette dai sadducei e  dai farisei, che fecero  prigioniero il ribelle messia,   che venne fatto crocifiggere: la città fu salva, si ripristinò l’ordine romano, si purificò il tempio e si celebrò la Pasqua sadducea  tra il tripudio popolare, alla presenza del governatore.
il tradimento di Giuda è  un equivoco,  dovuto al termine tradere consegnare  in latino (la negatività del termine traditor  comincia in epoca severiana  quando alcuni vescovi e fedeli consegnarono  ai magistrati i segni sacri  del cristianesimo e quindi tradirono  facendo apostasia )
Nel caso della consegna di Cristo ad opera di Giuda a Vitellio e a Pilato  si tratta di una procedura, a seguito di una richiesta espressa  del proconsole romano,  che  comporta, dopo la resa  della città, come ultimo atto di un  sinedrio dimissionario, il mandato  di dare il reo di crimen  ai romani  ( il termine prodotes greco   non aveva allora nessun rapporto con  traditor latino, che  aveva valore di uomo che  consegna, come nel corrispondente aramaico, dove è marcata la funzione di intermediario- mediatore- ambasciatore  in una trattativa )
In occidente, dunque, sotto i Severi si indica Giuda Iscariota  col termine traditor  bollandolo per l’eternità,  con l’aggiunta probabile dell’episodio dei trenta denari e della morte;
Giuda Iscariota in quell’ epoca divenne il simbolo del tradimento, quando invece  l’uomo (ish) di Kerioth ebbe l’incarico dal sinedrio (e forse dallo stesso Messia ) di  consegnare  il deposto maran ai romani  che assediavano la città ( non si poteva ripetere l’errore del saccheggio di Gerusalemme del 38 av. C., dopo la morte di Antigono, compiuto  dai romani, contro la volontà stessa di Erode!)

Abbiamo mostrato, inoltre, che di Vitellio si conoscono
due entrate in Gerusalemme ambedue festose: la prima dopo la  resa della  città quando viene ucciso Gesù e la seconda dopo la guerra iniziata contro Areta IV,  interrotta  per la morte di Tiberio: la nuova entrata in Gerusalemme  coincide  col  giuramento di fedeltà fatto dalla città al  nuovo  imperatore Gaio Caligola, che per primo fu  acclamato proprio dai Giudei nella  Pasqua del 37.
E abbiamo rilevato che Vitellio, tornato a Roma con Pilato, destituito, divenne  un cortigiano,  e creò il modello di cortigiania orientale a Roma, facendo prima il confidente di Caligola e poi di Claudio, con  cui fu anche  console e da cui ebbe la  reggenza  imperiale nel periodo della spedizione britannica;

*La  Iudaea  e la nuova sistemazione:
Abbiamo rilevato che
– viene eletto nel periodo di  Gaio Caligola  Giulio  Erode Agrippa, re legittimo di Iturea, Traconitide e Gaulanitide e poi di Perea e Galilea  (dopo il processo di Erode Antipa, esiliato con la moglie Erodiade dall’imperatore),  mentre veniva conservata la prefettura in Giudea,Samaria ed Idumea sotto Marcello, comandante militare con poteri eccezional;
– viene eletto dal 41 lo stesso   Giulio Erode Agrippa, dopo la morte di Caligola,   re  di tutta la Giudea comprendente , tutto l’ex regno di Erode il grande, suo nonno: Claudio in un certo senso premia il giudaismo  filoromano, dando un re federato con Roma stessa, cambiando la costituzione, accogliendo implicitamente le richieste del popolo che aspirava al Malkuth, con la speranza di placare la sua antiromanità  dopo aver ripristinato gli antichi statuti ebraici  ad Alessandria e in tutto l’impero.
La nuova costituzione ebbe vigore  fino al 44, anno della morte di Erode Agrippa:  Claudio decise una nuova forma  ritornando all’antico, con una sottoprefettura, a seguito dei torbidi avvenuti alla morte del suo amico erodiano, convinto della necessità della presenza militare romana in una zona  non ancora pacificata.

*la figura di Giulio  Erode Agrippa figlio di Berenice e di Aristobulo,  terapeuon di Tiberio il giovane e poi turannodidaskalos, insieme ad Antioco di Commagene, di Caio Caligola, probabilmente filosofo scettico (cfr Scetticismo e tecnicismo  nel primo secolo ), amico personale di Claudio e suo elettore nei giorni subito dopo l’uccisione di Caligola,  grande re giudaico;

  • abbiamo fatto su Giulio Erode Agrippa molti lavori  ed abbiamo concluso che,  come scettico, è ancora tutto da scoprire.
    .  di lui sono stati visti i rapporti prima con Tiberio,
    –     poi con Caligola ,
    –     poi con Claudio,
    – ma si sono ricostruiti anche i contesti galilaici e giudaici,  nel corso della sua vita da civis, privato, come marito di Cipro, sua parente  sempre di linea erodiana e come agoranomos a Tiberiade e come emporos fallito ad Antedone.
    – di lui si è colta l’ambiguità specie negli ultimi atti di Gaio Caligola con un sotteso tradimento, all’atto della congiura di Cassio Cherea.

* La Ioudaea  dal 44 al 66
. abbiamo rilevato che  la Ioudaea è una polveriera e che la guerriglia nell’area giudaica dopo la nuova costituzione, si amplificò  specie sotto la prefettura di Tiberio Alessandro, un giudeo alessandrino, figlio di Alessandro Lisimaco, alabarca di Egitto e poi di Felice, fratello di Pallante
. abbiamo esaminato la figura di Jakob e la sua antiromanità ed abbiamo dedotto  che questa figura (come anche quella di Jehoshua) debba essere chiarita  in senso patriottico e nazionalistico  eliminando le incrostazioni religiose (i termini rechabita e nazireo, giusto ed oblias devono avere una nuova connotazione in senso religioso militaristico, senza le sovrastrutture date dalla lettura  secondo gli eretici del Regno di Dio) e messa in relazione con i sicari, nel periodo di Felice;
– abbiamo  mostrato che la guerriglia durò fino alla presa di Gerusalemme nel 70, riprese subito dopo e fu attiva anche nel 115-16  in epoca traianea, durando ancora fino alla impresa di Bar Kokba (134-5) in epoca adrianea;

*  Dio-logos,  come conquista  della cultura giudaico-ellenistica,  presente in  Aristobulo e Filone Alessandrino
. abbiamo rilevato che  Dio- logos esprime la funzione creatrice divina, distinta da Dio padre.
Il logos filoniano  è conosciuto da Paulus , che lo amplia e giunge a mostrare in senso classico da una parte il macroskosmos universale e da un’altra il mikrokosmos umano fino a  fondere   tutti i partecipi del kosmos in un unico corpo  dei credenti in Cristo che, redenti dal suo sangue, aspirano al regno di Dio, in un mistico abbandono e in una tensione all’unione col proprio creatore.
Il logos =  Christos  è in  Giustino, intorno alla seconda metà del II secolo sotto Antonino il Pio, in relazione al corpo civile romano  considerato vivificato da Christos logos, soter che affratella gli uomini e li libera dal peccato  per una dimostrazione di Cristo utile:  Christos chrestos (paronomasia ),indica l’utilità del cristianesimo, in un contesto puramente gnostico, dominato da Valentino, in cui si fondono sincretisticamente pitagorismo platonismo, aristotelismo e stoicismo (cfr Alessandro di Afrodisia, Il destino a cura  C. Natali, Rusconi,1996);
. abbiamo rilevato che da qui deriva tutto il processo che porterà alla Trinità e alla divinizzazione di Jesous Christos Kurios, Logos distinto da Pneuma agion , nel concilio di Nicea(325) e poi in quella di Costantinopoli (380) in quanto omoousios(soggetto della stessa sostanza) del Padre.

*La persecuzione neroniana

Abbiamo rilevato che  la persecuzione neroniana è un falso sulla base di errate interpretazioni di Svetonio e di Tacito: Nerone aveva vaga conoscenza dell’eresia cristiana mentre ben conosceva il giudaismo che a corte era rappresentato da sua moglie  Poppea (che accolse Giuseppe Flavio e favorì la sua ambasceria  richiedente la liberazione dei tre saggi  giudei, precedentemente imprigionati )e da altri elementi filogiudaici: per lui i cristiani erano solo una minoranza confusa con i giudei,  di nessun rilievo, incalcolabili ed irrilevanti  come numero (sebbene forse riconoscibili ed individuabili  per il loro rigore religioso e il loro culto nuovo rispetto ai già  rigorosi giudei tradizionalisti ellenisti), usati come scaricabarile nell’ incendio di Roma, a lui addebitato dal popolo (cfr Tacito  Ann.XVI, 38,2; 40,1; Svetonio, Nerone, 38 ;Dione Cassio, St. LXII,16-18 -Dei 14 quartieri romani solo 4 rimasero intatti dopo l’incendio durato forse  sei giorni e sette notti ).
-non  esiste alcun atto né decreto né rescritto persecutorio neroniano: l’antefatto a cui si riferiscono apologisti ed Eusebio  non ha una base storica; il crimen di Jehoshua  di una regalità usurpata era già condanna implicita per i seguaci di uno crocifisso: l’accusa ad un corpuscolo di giudeo-cristiani non avrebbe sciolto l’imperatore dal crimen dell’incendio: invece l’accusa a tutti i giudei romani è plausibile, dato il numero di circa 50000 e considerati i rapporti con il giudaismo palestinese, dominato da Jakob ,allora già in subbuglio e in agitazione,  per i rapporti con l’Adiabene e con le regioni transeufrasiche, contro le legioni romane (cfr. azione militare di Corbulone  cfr. Tacito, Ann. XIII 8,3 e 35 ; 9, 2-3 , XV 3,1 6,1 -2, 10; 16,3, 26,3; Plinio , Nat. Hist.  II,180;  V. 83; VI,23 e 39 ; Dione Cassio . St. Rom. LXII,19, 22-23)
– Abbiamo inoltre mostrato che le persecuzioni del I e II secolo (flavie ed antonine ) sono un falso: si tratta solo di ius coercitionis per elementi che non sono patriottici e buoni cives, fautori di una religio insana, giudaica in genere,  i cui vertici episcopali  (dioiketai,ricchi ammnistratori locali) sono  puniti più da amministratori periferici sobillati da masse pagane  inferocite a seguito di cataclismi o di guerre, a causa del loro magistero troppo integralista e della loro non partecipazione alla vita cittadina(specie il rifiuto di assunzione della litourgeia degli episkopoi  e di  arruolamento militare  tra gli elementi delle comunità, che oltre tutto versano in floride condizioni finanziarie ed economiche): i pochi capi condannati a morte (Policarpo , Ignazio, Giustino, Ireneo),  non autorizzano accuse di persecuzione all’impero romano.
La lettera di Traiano a Plinio in risposta alla lettera dello scrittore del 112 e il rescritto di Adriano sono manifesti  segni non di una persecuzione in un’area ben precisa orientale, ma  di un tentativo di richiamare con forza alla moderazione chi è ostinato nella pertinace azione di opposizione all’impero e alle sue legge convinto di appartenere ad un altro regno, seppure celeste, a cui anela rientrare il più presto.
– I più accaniti  agitatori religiosi e i  più fanatici, in numero sempre molto ristretto, vengono massacrati non per ordine di funzionari statali ma dalla plebe, che  arbitrariamente fa giustizia sommaria, contro lo stesso ordine imperiale: rari sono i casi di giudizi di legati imperiali, che impongono la legge  ad uomini gerarchicamente influenti sul numero di cristiani, ancora esiguo (la persecuzione contro i giudei in epoca antonina è ben altra cosa,  in quanto presenta  stermini di massa ed una volontà imperiale di  estirpare chirurgicamente  dal proprio grembo il cancro  giudaico): le relazioni  lettere delle Comunità  di Lione e di Vienne (cfr  Eusebio  St. Eccles.  5,1,1) la Passio di Perpetua e Felicita  (6.1) il Martyrium di  Policarpo  (Eusebio, ibidem  (8,3; 9,1) e specie  i martiri scillitani,  non presentano segni di persecuzione ma  evidenziano solo  indagini sfuggite al controllo del magistrato.
– la concessione della cittadinanza a tutti i cives dell’impero  nel 212 ad opera di Caracalla evidenzia la realtà delle comunità cristiane e il numero dei partecipanti e quindi c’è una nuova fiscalizzazione  civile per le comunità (in cui solo i vertici pagavano le tasse, mentre gli altri erano privi di diritti in quanto assistiti ), ora costrette a stilare liste e a produrre la status individuale di ogni elemento vivente comunitariamente.
– Tutte le persecuzioni si riducono ad una vera persecuzione sotto Decio (un editto, di cui non c’è traccia) e sotto  Valeriano (due editti nel 253 e 258),   in cui  si ha un decreto con  uno spietato tentativo di estirpazione del cristianesimo,concepito come mala pianta a causa  di una  insubordinazione militare di uomini  forzatamente arruolati, considerati  renitenti pacifisti e disfattisti di fronte al nemico persiano, e per di più, assertori  di una civitas ultraterrena, a cui  aspirano ricongiungersi con la morte, tramite il martirio: il sistema razionale proprio del logos ellenistico condanna il muthos  cristiano  e bolla come integralisti e sovversivi i cristiani, un ethnos di origine  giudaica, connessa d’altra parte  in vario modo e forme diverse con oltre un milione di confratelli  dell’area mesopotamica, della stessa lingua, pur scissa nel credi.
– le persecuzioni sono dettate da un’esigenza difensiva interna antibarbarica e da una volontà di ripristinare il credo pagano  arcaico secondo una logica repubblicana per una maggiore coesione di tutti i  cives, che devono partecipare attivamente alla difesa dello stato, alla costruzione di un kosmos   che andava affrontando crisi economiche e sociali, come risulta da Porfirio  (quindici libri contro i cristiani Cfr . Porfirio Storia della Filosofia a cura di A.R. Sodano, Rusconi 1997 e  Vangelo di un Pagano, a cura di A. R. Sodano, Rusconi 1993) che,  pur essendo amico di Gallieno  (260-268),  espresse tolleranza, desiderando coesione nell’impero, riconosciuta da Eusebio (St. Eccl.  7,13).
– le persecuzioni sono un tentativo di ricompattare religiosamente in un unico credo sincretistico i fedeli di tante religioni e di punire quelli che non si integrano nel sistema unitario, desiderosi  di una loro autonomia  in una coscienza di singolarità e di tipicità fideistica., specie quella genericamente cristiana, suddivisa in 128 eresie (80 0 88)
–    La persecuzione di Diocleziano  rientra nel quadro riformistico dell’impero:  la restaurazione dell’impero  a cominciare dalla nuova costituzione   della tetrarchia si basa sulla sacralità della persona dell’imperator, che assume una nomenclatura divina, sulla nuova amministrazione  con ripartizioni territoriali  e divisioni del potere politico da quello  civile, sul riordino della finanza  e del sistema fiscale, in una opposizione ai dioiketai cristiani, episcopoi di ricche diocesi, indipendenti ed autarchici in senso economico e finanziario.  Di conseguenza la ristrutturazione dando compattezza all’apparato pagano  si scontra con l’ideologia cristiana  proprio per una maggiore rigidità di riti e forme cultuali pagane, riportate in auge e fissate secondo perfino un nuovo calendario.
–  La  persecuzione  iniziale era contro una eresia cristiana, il manicheismo, allignato in Africa e in Egitto
(La data dell’editto  coincide con la vittoria di Galerio sui persiani- Cfr Lattanzio,Ist. Div. V,3,4-ss, dove si parla di Sossiano Ierocle, governatore di  Celesiria e di  Palmira e poi di Bitinia, che tratta di Cristo capo ladrone e di un confronto tra Cristo ed Apollonio di Tiana  ed infine della superiorità morale pagana,  sulla base di un unico Dio creatore e padre di tutti i viventi  e di dei a lui asserviti);
–  L’imperatore  nel 297 proclama che è grande crimine variare  ciò che gli antenati hanno definito (cfr Lex dei  sive mosaicarum  et romanum legum collatio tit.XV);
–    Più tardi Diocleziano convinto che  il cristianesimo fosse  di ostacolo alle sue riforme  fa una serie di editti che si succedono rapidamente, fatti a seconda delle zone imperiali  (4  per l’esattezza, dal 303 al 304) e proibisce  il culto cristiano,  indice il sequestro dei libri e oggetti sacri, fa distruggere gli edifici sacri, impedisce azioni giuridiche ai cristiani e confisca i beni, imprigiona il clero  e, dopo la tortura,  manda a morte chi persiste nella  fede ed infine obbliga tutti a dare una prova di  fedeltà all’ imperatore col far sacrificio agli dei, estendendo a tutto l’impero i suoi decreti;
Questi ebbero vario valore in Occidente ma ebbero potere fino al 311 in Oriente (Massimino lo ribadì nel 306).

*  l’editto di Licinio 312 e poi quello  di  Costantino:
abbiamo rilevato che con questi due editti   finisce  la persecuzione  e si  instaura un nuovo corso con il Cristianesimo, considerata  religio  licita e quindi l’impero di Costantino cristiano , che  ingloba le ricche e potenti ecclesiai con i loro beni liquidi, dando in cambio parte del patrimonio pagano  sacerdotale e potere politico agli episcopoi  nelle poleis dopo aver riconosciuto i titoli di  gerarchia cristiana, equiparati a quelli amministrativi dei funzionari statali, e quindi stipendiati.
–  abbiamo mostrato che questa ultima fase si basa sulla lettura dell’opera di  Eusebio e di Gregorio di Nazianzo (di Basilio e di  Gregorio di Nissa)  sui  testi sia del Concilio di Nicea che quello di Costantinopoli. oltre che su  quelli di Gerolamo.
–  abbiamo fatto  un punto situazionale sull’arianesimo e le correnti religiose dell’epoca circa la divinità o umanità di Gesù.
La lotta antiariana e i concili di Nicea e di Costantinopoli sono i nuclei di uno studio cristologico e trinitario

NB.
In sostanza il Lavoro del Filipponi, storico, tende a mostrare le risultanze del Regno dei Cieli ancora giudaico, nazionalistico, e a circoscrivere il significato originario del sintagma vigente nell’ epoca  giulio-claudia, proprio di una comunità, popolare e medio sacerdotale,  desiderosa di riappropriarsi della terra dei padri, sacra, divina, usurpata dai romani.
In relazione a tale studio è venuto l’altro studio sul Regno di Dio, considerato frutto proprio di un mistico e di altri giudei, mitici, irrazionalmente tesi a  leggere la storia giudaica farisaicamente, mediante interpretazione allegorica, dopo la fine del tempio e la sconfitta militare del 70 e specie dopo la Galuth adrianea.