Nestorio e Cirillo

Due scuole in contrasto ad Efeso

Nestorio e Cirillo:  Antiochia (Costantinopoli)  ed Alessandria
Due scuole a confronto: Cirillo e Nestorio o meglio la scuola allegorica di Alessandria e quella letterale di Antiochia.
Il patriarca di Alessandria e quello di Costantinopoli  sono stati giudicati dalla storia l’uno santo e l’altro eretico.
Su quali basi (storiche)  c’è stata questa valutazione  così diversa per due uomini di due scuole diverse, ambedue degne di celebrazione  e ambedue attente alla verità cristiana in epoca teodosiana?

Sotto i figli e nipoti di Teodosio il Grande l’impero romano era cristiano ed ormai c’era una sola verità quella cristiana: ebraismo ed eresia sono perseguitati e il paganesimo è stato sostituito nei suoi riti e nel suo sacerdozio tanto che l’imperatore rifiuta lo stesso titolo di pontifex maximus…
Cerchiamo di capire l ‘epoca teodosiana (di Teodosio II e di Eudocia Athenais ) e poi quella dominata dalla sorella  Pulcheria e suo marito Marciano così da poter leggere con una certa precisione il concilio di Efeso (431) e quello di Calcedonia (451) e quindi i termini essenziali  su cui verte la questione mariana.
Prima comprendiamo ogni termine e poi formuliamo in modo da verificare  effettivamente quanto ci deriva da quanto è stato fissato nel Concilio per ora di Efeso; così forse potremo arrivare ad una conclusione pertinente, non certamente definitiva, personale,  così da spiegarci il contributo e di Nestorio e quello di Cirillo  senza entrare in merito al contributo di altri personaggi e dell’imperatore stesso Toedosio II…
In questo lavoro, comunque potremo mettere in relazione non solo i fatti ma anche le parole e il pensiero dei due schieramenti e delle due scuole che si confrontano per avere il potere a corte e non per la decantata verità…
L’anathema ad una delle due scuole e ad uno dei due contendenti forse solo dopo un certo e preciso lavoro,  si può capire o si può anche rigettare…
E’ questo un lungo studio fatto sulla verginità della Madonna, che dalla  tradizione ebriaca  era stata sempre considerata almah  giovane donna e non betullah vergine,  in un ristretto lasso di tempo, in un’ indagine che va dal 428 al 431, fine luglio.
Il problema era sorto nel periodo romano di Girolamo  e si era precisato grazie alle formulazioni di Atanasio (295-373), e di Gregorio di Nazianzo e poi di Giovanni Crisostomo e lo stesso Girolamo betlemita,  in ambienti dominati da personalità femminili e da monaci intransigenti, tesi al bene della Chiesa, impegnati  ad inglobare i capitali femminili di vedove e di minori oltre che a sfruttare la generosità imperiale di donne come Eudocia Athenais,  di Pulcheria e di Olimpiade, oltre che di donne della nobiltà romana …
E’ quindi un problema di definizione del ruolo della donna e specificamente di Maria madre di Dio o madre di Christos, o madre di un apparente Christos (o Theos).
Lo scontro tra due uomini diventa uno scontro anche tra due patriarcati, o meglio tra quello costantinopolitano-antiocheno e quello Alessandrino, in cui  quello di Roma assume un suo rilievo perché favorevole ad Alessandria e contrario al patriarca della Nuova Roma: il momento storico è particolare e coinvolge molti personaggi che gestiscono nell’ombra il potere imperiale
Si discuteva sulla superiorità della verginità rispetto al matrimonio e quindi si poneva come espressione di perfezione la verginità della Madonna, simbolo della donna stessa.
Si era diffusa, astoricamente, negli primi decenni  del V secolo, l’idea della verginità di Maria e con essa la necessità di considerare la Madonna Christotokos, o Theotokos o anthropotokos o theodochos: insomma c’era confusione sulla terminologia in una società cristiana non effettivamente unitaria, quando ancora persistevano le credenze ereticali nel seno stesso della Chiesa e quando ancora le credenze pagane (specie isidee) erano vive in quanto i cristiani  pur imperanti,  numericamente non costituivano  nemmeno la metà della popolazione orientale e  solo un terzo di quella occidentale.
Su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti il cristianesimo contava poco più di una ventina di milioni di fedeli, distribuiti però, nelle città…
Nestorio fu patriarca ortodosso di Costantinopoli, nominato regolarmente e riconosciuto uomo di grande santità e di stretta osservanza,  riverito anche a Corte (una corte estremamente bigotta) per le sue doti di esegeta e di comunicatore e di philanthropos.
Egli (in quanto capo della chiesa di Costantinopoli- la sede più alta del cristianesimo, dopo la definizione di Teodosio I  non solo perché nuova Roma,  ma anche per la continuità di cristianità ortodossa, ben collegata con quella di Antiochia, anche se era  osteggiata da Alessandria sede fino ad allora riconosciuta fondamentale)  ora era stato riconosciuto come uomo che professava l’identità di ousia e di hupostasis,  staccandosi da Origene e dai commenti di Gregorio di Nazianzo,  e  credeva nella  immutabilità di Dio.
Nel corso del suo triennale apostolato costantinopolitano Nestorio non poteva ammettere la suncrisis (confusione) né delle due nature né delle due persone e perciò riteneva che in Gesù c’erano due nature e due persone distinte per umanità in quanto generata  e per divinità in quanto non creata, aventi, però, una sola attività.
Nestorio era scropoloso nel suo magistero, chiaro nella distinzione tra gennethenta e poihthenta cioè tra un uomo nato da donna e quindi creatura e  dio non creato, in quanto creatore e della stessa stessa sostanza del padre (omoousios tooi patri).
Scriveva Nestorio: chi è nato e ebbe bisogno di tempo per crescere  e fu portato nell’utero per i mesi necessari, ha natura umana, congiunta a DIO: però una cosa è dire che Colui che nacque da Maria era congiunto al Verbo,  un’altra cosa è dire che la divinità ebbe bisogno di una nascita decorrente secondo il numero dei mesi.
Voglio perciò che ..a. non confondiate con Dio l’umanità assunta e  b. che non consideriate puro uomo colui che è nato c.  né che dio -verbo abbia perduto la propria sostanza per commistione o mescolanza in quanto… colui che è nato da Maria era consustanziale a noi per l’umanità ma, poiché è congiunto a Dio, era ben lontano dalla nostra sostanza.  Diciamo, dunque, nostro signore Gesù Cristo duplice per natura ed una sola persona in quanto figlio di Dio.
Questo era per lui con sicurezza il dogma cristiano, già  sostenuto dal  suo maestro Teodoro di Mopsuestia ed ora lui  sosteneva, dunque, che la unione ipostatica in Christos non esisteva, che cioè la natura umana e quella divina non potevano fondersi in una sola persona.
Era uno scontro tra la scuola di Antiochia (sostenuta anche  da Andrea di Samosata e da Teodoreto di Ciro)  e quella di Alessandria dove Cirillo aveva fatto un sinodo e con l’appoggio di altri vescovi aveva dichiarato  eretico il patriarca di Costantinopoli.
Siccome tra Alessandria e Roma, sede  secondaria (anche se dopo Costantinopoli era stata riconosciuta come l’altra grande sede del cristianesimo in quanto sede apostolica della vecchia capitale, rispetto alla nuova capitale)  c’era stato un lungo periodo di rapporti, Cirillo aveva notificato al papa Celestino I (422-432)  l’ereticità del patriarca di Costantinopoli e ne aveva avuto l’adesione. La sintesi della cristologia cirilliana era così formulata: “un’unica natura del Dio Logos incarnata/mia physis tou Theou logou sesarkomenee“. Ad Efeso le due  anime cattoliche si scontrarono.
Il concilio di Efeso, però,  ebbe un esito strano, dovuto al tempo di arrivo dei delegati apostolici, che giunsero in vari giorni alla località indicata da Teodosio II e fissata per il giungo del 431.
Per primi giunsero gli alessandrini che si riunirono e scomunicarono Nestorio; poi, dopo due giorni arrivarono i nestoriani che scomunicarono i cirilliani ed infine, quindici giorni dopo, circa, giunsero quelli romani che scomunicarono i nestoriani dando la vittoria agli alessandrini.
Questi così formularono il loro dogma: 1. Il logos di Dio padre è unito alla carne kata hupostasin e Cristo è uno con la sua carne e lo stesso è insieme Dio ed uomo; 2. in Cristo non si devono dividere le sostanze dopo l’unione, congiungendole solo con la connessione  che si richiama alla dignità o anche all’autorità e alla potenza,  escludendo l’incontro realizzato mediante  scossa fisica /dia enosin phisikhn; 3. si esclude che si possa dire che Cristo è un uomo che porta Dio (theophoron)  ma bisogna dire che è veramente dio.
L’imperatore Teodosio fu disorientato dai comportamenti dei nemici del suo patriarca  e da tante vicende contraddittorie
Subito sciolse il concilio senza concluderlo e senza ulteriori decisioni, rimanendo su quelle sanzionate dai vescovi occidentali ritardatari.
Per questo  Nestorio si ritirava nel suo antico monastero di Eupreprio.  Allora iniziò l’azione politica e diplomatica di Cirillo che voleva che la sede Costantinopolitana fosse paritaria  (o anche  inferiore) a quella Alessandrina…
La  guerra tra la sede alessandrina e quella costantinopolitana non cessò, ma si alimentò a causa della controversia tra Flaviano patriarca di Costantinopoli  ed Eutiche archimandrita di un monastero della capitale imperiale, dipendente dall’auctoritas patriarcale …
Era accaduto nel 448 che Flaviano aveva accusato di eresia Eutiche e lo aveva fatto condannare  perché sosteneva che dopo l’unione della natura divina con quella umana in Cristo, la prima avesse assorbito la seconda  e perciò bisognava parlare di una sola natura  nella figura del Redentore, quella divina.
Era la teoria del monofisitismo  che veniva condannata dal patriarca di Costantinopoli…
il patriarca di Alessandria Dioscoro nel 449 favorì il pensiero di Eutiche  che ebbe la meglio nel nuovo concilio di Efeso   in cui fu condannato Flaviano, nonostante l’ appoggio di Leone Magno, pontefice romano, che  bollava il giudizio alessandrino e  definiva latrocinium  tutto l’affaire…In effetti Dioscoro riprendeva la vecchia questione nestoriana  delle due nature in Cristo e la condannava e quindi dava ragione ad Eutiche convinto antinestoriano…
Al di là della disputa  religiosa c’è un problema politico:la sede costantinopolitana è sotto il controllo del pensiero della scuola di Antiochia ehe impone come Patriarca, suoi uomini, come Nestorio e come Flaviano, che sono interpreti della lettera biblica e contrari alla lettura allegorica, più o meno velatamente ben accetti ai teodosiani ..