Monte degli Ulivi

 

In memoria di Silvia Marchegiani

Professore, E’ vero che gli ebrei facevano il sacrificio della giovenca rossa sul Monte degli Ulivi?

Si,  Marco, anche se c’era ancora il tempio. Il sacrificio della giovenca era un antichissimo rito di espiazione. Mosè aveva stabilito (Numeri 19,1-10) di portare una vacca rossa, integra, senza difetti e senza aver mai portato il giogo: La darete ad Elehazar il sacerdote che la condurrà fuori dell’accampamento e  davanti a lui sarà scannata e poi col suo sangue sarà aspersa la tenda. Infine ci sarà l’olocausto  e chiunque avrà avuto contatti con la vacca sarà impuro fino a sera, anche se ha fatto il bagno: le sue ceneri siano riposte e conservate per la comunità dei figli di Israele  per fare l’acqua di impurità.

Era dunque un rito di espiazione che si stabilì, dopo il ritorno da Babilonia, di  farlo sul Monte degli Ulivi, e che durava ancora  in epoca tiberiana. Per noi cristiani, però, professore,  il Monte ha altro significato?

Certo. La Legge ebraica aveva tramandato tale rito che il sacerdote doveva fare, guidando  da Gerusalemme in processione il popolo  che dalla porta Orientale arrivava  ad un falsopiano sul crinale non lontano  da  Betfage, dopo esser  sceso nella valle del Cedron e risalito  la ripida costa fino al Getsemani (Frantoio) per avviarsi lungo un crinale verso l’odierno  Et.tur, per arrivare  al luogo del sacrificio.

Si sa il giorno di questo rito?.

Non sembra che sia attestato  esattamente, ma,  a mio parere, dovrebbe essere in relazione a quello dell’Espiazione Yom Kippur, in  Settembre/ottobre.

Il nostro Gesù conosceva, dunque,  questa strada?.

La conosceva bene secondo i Vangeli: Giovanni (18,1) parla di un orto al di là del torrente Cedron, mentre Marco (14,32) e Matteo (26,36) parlano di un podere Khoorion  in cui c’era un gat /frantoio (per olive shamanim / lat. trapetum) dove secondo Luca (22,39), come al solito, riuniva i discepoli, forse per non fare un cammino  di 2.00O passi, prescritti per il Sabato.

E’ dunque un implicito  dato per dimostrare che Gesù è ebreo vero?!.

Certo. Quando  Gesù andava a Gerusalemme  per le festività si fermava al Getsemani, durante il cammino prima di dirigersi verso Betania  dai suoi amici Lazar, Maria e Marta (Luca 10,39 e Marco 11,11), di cui era ospite, forse  insieme a Pietro Giovanni e Giacomo. In quei giorni di festa Gerusalemme era piena come un uovo perché  i giudei venivano da ogni parte del mondo e con diversi mezzi ( navi, carri,   a cavallo ed anche  a piedi):  la sua  popolazione  si quintuplicava,  specie a Pasqua,  e  i pellegrini  prenotavano gli alberghi ed anche le case private cittadine,  mesi prima di muoversi dalla Parthia  e dall’Egitto,  da Cesarea Marittima dove erano  approdati, venendo dall’Occidente o dall’Africa o dalla provincia di Asia o dalla Siria.

Gesù  veniva dalla Galilea e, fatto il regolare cammino lungo il Giordano, saliva verso Gerusalemme  da Gerico, si fermava a Betania oggi al Azarien, dove ancora si ammira la Tomba di Lazar,  poco prima  di giungere sulla sommità del Monte degli ulivi (Cfr.Jerome Murphy-O Connor, La terra santa, Guida storico-archeologica, trad. Romeo Fabbri, EDB 1996 e A. Filipponi, L‘eterno e il regno,  E.Book 1999-2012) lungo la strada antica che passava accanto al Wadi Hesh Shid da cui, dietro le ultime rampe del monte , partivano due  deviazioni, una per Betfage ed una per Betania.

Da Betania, quindi, ogni mattina  faceva 15 stadi/2664mt. per arrivare al tempio,  passando per il crinale che scendeva verso la valle del Cedron e  osservando tutta la vallata di Gerico, all’inizio del percorso, o il deserto di Giuda e le montagne di Moab al di là del Giordano,- un vero spettacolo  dall’alto!- poi mentre  scendeva, gli si parava davanti  in tutta la sua bellezza il Tempio, frontalmente, simile ad un monte coperto di neve in quanto era bianchissimo, dove non era ricoperto d’oro  Flavio, Guer. giud. V,223. La stessa cosa faceva nel  tardi pomeriggio, uscendo dalla porta Orientale.

Professore, mi sto orientando, può seguitare.

Gesù andava dai suoi amici e faceva il normale percorso  fermandosi al Getsemani, al ritorno, dividendo il cammino  in due tappe  (Stathmoi), anche se il cammino era  breve, di un’ora circa, seppure  in continua  dura salita, dopo il Frantoio, dove, pianse sulla città, che vedeva davanti con le sue mura destinate alla  distruzione (Marco 19,37 e 41,44).

Professore, per i Vangeli ( io so che Gesù fu consegnato da Giuda e dai sacerdoti ai romani! cfr Apodosis e endeicsis)  dove esattamente e quando fu preso Gesù?

Non ci sono dubbi  per gli evangelisti: l’arresto avviene di notte  e al Getsemani,  di giovedì, il primo giorno degli azzimi ( La festa durava 8 giorni!). E’ chiaro che quella notte, dunque, la comitiva la passava al Getsemani  un khorion che poteva essere utilizzato come dormitorio, forse proprietà di quel tale, amico di Gesù, che ha concesso anche  l’uso del cenacolo per la cena.

Dunque, professore, Gesù, di giovedì notte, fa un migliaio di passi e si ferma al Getsemani ed ha paura, umana paura di morire, alla vista delle  tante tombe non lontano dal posto in cui si trovava?

Marco 14,26-42, Matteo 26,39-56, e Luca 22,39-46  parlano dell’arresto  e di  un Messia impaurito, incerto tra il fuggire per quella stessa via  di Davide (1004-965 a.C), verso il deserto di Giuda, inseguito da Assalonne, o rimanere ed attendere il suo destino di crocifissione. In quell’incertezza forse il  vedere le tombe dei  profeti  (Aggeo, Zaccaria e Malachia uomini del  V VI secolo av.C.  e  le tombe recenti di ricchi  alessandrini e cirenaici, aumentò la sua paura, mentre i discepoli dormivano  forse in grotte – ce ne sono  ancora alcune in zona!-).

Oltre alla cattura noi cristiani ricordiamo il monte degli Ulivi anche per l ‘ascensione  di Gesù al cielo?

Certo Marco. Luca, comunque, non è chiaro.

Luca  (Vangelo 24.50-52)  afferma:  li condusse verso Betania  ed alzate le mani li benedisse. E mentre li benediceva  si staccò da loro  e fu portato in cielo.  Invece in Atti (1,9) Luca afferma:  egli venne sollevato in alto  sotto i loro sguardi e una nube lo sottrasse ai loro occhi,  poi aggiunge che si presentarono a loro due individui in abito bianco che dissero: uomini di Galilea perché state  ancora a guardare il cielo? Il Gesù che, tolto a voi, è stato assunto in cielo, ritornerà nel modo come l’avete visto andare  verso il cielo. Ma sempre negli Atti (1,3) dice contraddicendo quanto detto nel Vangelo- dove sembra che, finita la Pasqua  ci sia l’ascensione- : Gesù sale al cielo quaranta giorni dopo la Resurrezione  perché deve dimostrare  che era vivo, facendosi vedere dagli  apostoli… soffermandosi a  conversare di cose riguardanti il regno di Dio.

Oltre  a questa contraddizione, temporale, bisogna rilevare che i due termini di ascensione e di assunzione sottendono  l’uno una forza propria traente verso l’alto, il secondo una forza esterna, angelica, I bizantini padroni della zona  fino al 636 d.C., identificavano la valle del  Cedron  con quella di Giosafat  e perciò costruirono tombe conventi  e chiese , popolando con monaci  e monache il Monte degli Ulivi:  Girolamo, Rufino, Pelagio, e donne come Melania senior e Melania iunior,  Eudocia Athenais  ed altre vissero nella zona.

Professore, ho sentito dire che nella Moschea dell ‘ascensione, c’è un rettangolo con l’impronta del piede destro di Gesù?

Ti rispondo con Jerome Murphy-O Connor, ibidem,129: all’interno dell’edicola della  Moschea dell’Ascensione un piccolo rettangolo circonda l’impronta del piede destro di Gesù; la sezione che conteneva l’impronta  del piede sinistro  fu trasferita … L’autore aggiunge che i bizantini veneravano  le impronte dei piedi che erano interamente e chiaramente impresse nella polvere e consentivano che i pellegrini le asportassero.  Questo si sa  per la testimonianza di Arculfo.

Professore , chi è Arculfo?

Ti dico in breve  che è un monaco irlandese che, fatto un naufragio, si salva presso un’abazia  e  racconta il suo viaggio, intorno al 670, a Gerusalemme  e a  Costantinopoli. Un altro frate, tal Adamnano,  poi scrisse nel 698 d.C. un’opera  De locis sanctis in cui  ci sono le testimonianze del suo confratello.

Bene, Grazie professore.  Mi può parlare ora  delle chiese più importanti,  che oggi sono nel Monte ?

Ti parlo della chiesa del Padre nostro , di quella della Tomba  della Vergine   e del  Dominus Flevit che per me hanno interesse per diverse ragioni.

Circa La chiesa  del Pater nostro  devo dirti, Marco, che  già Costantino aveva progettato secondo Eusebio  (Cfr. Vita  di Costantino a sra di L.Franco, 2009 ) di fare tre grandi basiliche, una  nella grotta della Natività a Betlemme,  una n sul Golgota a Gerusalemme ed una su una grotta del Monte degli ulivi  per celebrare la nascita, la morte e l’insegnamento  della preghiera ufficiale del Cristianesimo    al fine di collegare i misteri fondamentali della fede.

La regina Elena, madre di Costantino,  giunta a Gerusalemme, trovata la croce del signore, pensò di costruire una basilica del Pater noster  in una grotta  dove già si celebrava l’ascensione di Gesù, avendo sentito dire che lì il signore aveva dettato la preghiera.  La regina perciò decise di  fare sopra la grotta  la sua costruzione e ordinò di  fare accanto anche un sacello per la memoria dell’Ascensione, che, più tardi, fu trasferito sulla cima del Monte. Marco, te ne ho voluto parlare  perché oggi c’è  scritto il Padre nostro in 62 lingue su pannelli piastrellati delle fondamenta bizantine,  in quanto un pellegrino aveva  sentito parlare di un antico Abba,  ebraico,  scritto, ed un altro  ricordava di aver letto un Pater in lingua greca…

Della Chiesa del Dominus FlevIt te ne ho parlato in il  Mito di Pietro,  in cui tratto del ritrovamento nel 1954 di un ossario alla base della basilica. Il Francescano padre  Bagatti stabilì che sotto c’era un cimitero ebraico datato tra il 100 av, C, e il 135 d.C. con la probabile tomba di Simon Pietro, avendo considerato attentamente  le sepolture a kokhim, proprie del periodo giulio-claudio e rilevato  che non hanno niente a che fare  con altri corpi posti a nicchia ad arco di epoca successiva (III-IV( sec d.C.).

Della chiesa della Tomba della vergine ne parla Arculfo, che descrive il luogo dove fu sepolta la Madonna anche se noi cristiani nei Vangeli non abbiamo  notizia della morte, sebbene sappiamo di una disputa tra  le città di Efeso e  di Gerusalemme che avanzavano pretese  sull’onore di possedere la tomba.

Il viaggiatore irlandese dice: è una chiesa costruita su due piani  e la parte inferiore, che è sotto una volta in pietra, ha una forma sorprendentemente  rotonda. All’estremità orientale c’è un altare  a destra  del quale c’è una tomba,  vuota, scavata nella roccia, in cui per un certo tempo rimase sepolta Maria…

Bene e grazie, professore. Sono fiero di essere suo discepolo.

Marco, che dici?! Io  sono grato  a te: non ho più né ascoltatori né lettori! Mi sento veramente solo.

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