Monotelismo e la conquista araba di Alessandria

Massimo il confessore e la rifondazione dottrinale del primato di Pietro

Mentre i bizantini discutono sulla volontà (thelema) di Gesù, Christos, e a Costantinopoli il Patriarca  è in grave conflitto religioso con i monofisiti di Siria e di Egitto, Omr Ibn al-As  per ordine del Califfo, guida le sue truppe su Alessandria e la prende l’8 novembre del 641 d.c., favorito- sembra- dal patriarca monotelita Ciro di Fasis (Colchide)…

Con l’Islamizzazione dell’Egitto finisce l’epoca cristiana di Alessandria, -resta un piccola comunità copta- che  è stata  per oltre sei secoli il faro del cristianesimo universale…

Con  la fine della metropoli cristiana, il più grande patriarcato della cristianità cessa la sua attività ed inizia un altro ciclo,  quello arabo, divenendo un centro prestigioso di cultura islamica internazionale, dopo un periodo breve di oscuramento, a causa della belligeranza in corso con l’area cristiana  bizantina…

Alla  drammatica fine, quindi, del patriarcato Cristiano cattolico di Alessandria, in Occidente  accade che si rafforza e si  potenzia il centro cristiano di Roma, ora libero da  pericolose interferenze, anche se è ancora condizionato dal patriarcato costantinopolitano e dalla corte bizantina che,  inviando a Ravenna un esarca fino al 751 d.C, guida la politica dei territori  d’oltremare.

A Roma  è iniziata la vera e propria conquista del primato occidentale  del papato romano- dopo che Recaredo,  da ariano  è diventato catholikos, – anche se la nomina stessa è subordinata al riconoscimento dell’esarca di Ravenna che ha la ratifica dalla corte imperiale bizantina

Quando, però,  sotto il regno di Chindasvindo,(642-53), cominciano le razzie islamiche in Spagna  sotto Othman (644 – 656),  con  delle scorrerie di navi pirate lungo le coste dell’Andalusia, si irrigidisce il credo cattolico romano, che si oppone a quello bizantino, proclamando, prima ancora del concilio ecumenico Trullano, una doppia volontà in Christos, entrando in conflitto con l’esarca e con la corte bizantina.

Il territorio (khora) di Roma e quello dell’ esarcato di Ravenna,  sono  bizantini, stretti ormai tra i ducati longobardici  e sono in cerca di pretesti  per avere  privilegi o per cercare forme di indipendenza e di autonomia…

L’autonomia del pontificato romano, nuova,  si consolida dopo la deportazione, l’esilio e morte del pontefice Martino e di Massimo il confessore, in un avvicinamento politico ai longobardi, già iniziato con Rotari- che asseconda Gundeperga, sua moglie cattolica, avversa ai bizantini dell’esarcato –   continuato con Ariperto,  il sovrano cattolico della dinastia bavarese…

A me sembra chiaro che la chiesa romana abbia un suo nuovo ruolo subito dopo la risoluzione occidentale del monotelismo  tanto da poter dire che  senza la dolorosa  deportazione del papa e del confessore difficilmente Roma, come papato, avrebbe potuto svolgere quella missione  religioso-politica, partorita dalla persecuzione di Costante II, che si aliena il popolo  romano ed italico e la gerarchia romana e lentamente l’avvicina al partito cattolico allora potente a Pavia…

La diversa impostazione dottrinale di Massimo diventa  una rivolta antibizantina e risulta una consacrazione ufficiale della funzione romana del papato in Occidente, sostenuto ai longobardi cattolici bavaresi…

Il monotelismo, allora, non è  solo un fenomeno che dura dal 619 al 679- tempo in cui si elaborano molte dottrine  che  sono concordi col dogma di Calcedonia delle due nature  e del Christos incarnato, per cui in lui  ci sono una volontà divina ed una umana, senza, però, energeia- ma  risulta una risposta occidentale alla autoritarismo cesaropapista e quindi  autorizza una scissione con l’Oriente, data anche il lento declino della lingua greca in Italia…

Massimo il confessore è il teorico per l’Occidente della dottrina delle due volontà  e la bandiera della Chiesa latina: con le sue sintesi  sul Christos  e sul kosmos  e con la realizzazione  delle sue   conclusioni spirituali (cfr.  Hans Urs von Baltassar, Massimo il confessore Jaka book,2001) costruisce e fonda di nuovo,  la chiesa romana, secondo noi, e la separa da quella  cesaropapista  costantinopolitana,  dando una svolta  alla costituzione ecclesiale anicia bizantina precedente… Per Massimo Christos, assumendo   la nostra natura,  la divinizza e   attua la salvezza umana…

Cristo  assumendo, dunque, la natura umana (e   non la persona umana)  compone la Chiesa, alla quale apparteniamo e della quale noi, cristiani, siamo membra.

In questa epoca, d’altra parte è noto il pensiero  di Sergio di Costantinopoli e di Ciro di Alessandria  e di Pirro ex patriarca di Costantinopoli, cristiani monoteliti che svolgono un ruolo politico differente a seconda delle situazioni e dei contesti…

Onorio I  dapprima è incerto, ma poi   Giovanni IV  e Teodoro   convengono che sia necessario l’interdetto nel terzo Concilio di Costantinopoli (681, il sesto  concilio ecumenico!)…

A Roma il grande promotore  ed esplicatore  tecnico è Massimo il confessore, che si oppone ad Eraclio, la cui dottrina implica  due distinte volontà in Christos, una attiva ed una inattiva in quanto priva di energeia poiché umana…

Massimo, venuto a Roma ,  arrestato con Vitaliano  e deportato a Costantinopoli (18 aprile 658),  diventa, dopo circa un quindicennio dalla presa di Alessandria, assertore della superiorità romana rispetto a quella  patriarcale costantinopolitana…

Infatti  proclama che  Pietro  è beato perché il signore  lo ha confessato come si conviene (Matteo 16,18) e mostra così  che la Chiesa cattolica è la giusta e salvifica confessione di Christos 

E’ Frase storica che  dimostra che  l’evangelizzazione per la ecclesia katholikh  è  legata a Christos suo diretto fondatore  e procede solo  in relazione alle forme pagane e alla latinizzazione secondo le formule decadenti e senza legami  con la situazione storica né italica né occidentale, ormai  barbarica: si crea  cioè solo un’ élite sacerdotale  e si abbandona il popolo all’idolatria, dando solo la formula del credo teologico christiano   niceno-costantinopolitano, tradotto in latino…

Si crea da una parte il clero ,secondo canoni di perfezione, propri degli  schemi monacali orientali e si vuole imporre il culto cristiano, senza incidere sulla credulità popolare, abbandonata al muthos, succube del phobos...

Non si comprende che è vuota la formula dell’ essere uomo  perfetto in quanto clero e che non può esserci  teleioosis senza il privilegio di essere clero e si fissa la situazione di due statuti rigidi, quello del clero e quello del laico, che si incontrano solo nei rituali della preghiera e della liturgia, separati nei due sistemi di vita …

Si stabilisce un sacerdotium separato dal fidelis, si torna ad un sistema pagano sacerdotale di officiante  che si burla della credulità popolare come in epoca ciceroniana: la praxis cristiana sconfessa la theoria…

Essere sacerdote non è  vivere umilmente  come uomo tra gli uomini,  servendo l’altro, in un servizio divino- questo  è il Vangelo di tanti monaci e di preti come  Don Enrico Monti!- ma risulta un affare, una carica, una partecipazione ad un gruppo di significato politico religioso, connesso col potere militare barbarico…

Nel frammento V  Origene  ( Contro Celso )  dice che Gesù  è già sceso sulla terra  e nel VI  si risponde alla sua stessa domanda  su  quale potrebbe essere il senso di tale discesa  (Apprendere  qualche cosa dagli uomini:  ma non è già tutto. Oppure lo sa  ma non lo corregge  e non è in grado di correggerlo  col suo potere divino se  non manda qualcuno  in carne ed ossa per questo scopo…)

Nel frammento 2 del libro V Celso dice: cari giudei ,cari cristiani, nessun dio, nessun figlio di Dio è mai sceso o potrebbe scender quaggiù. Se poi parlate di certi messaggeri,  cosa intendete con questo?. dei o esseri di altro genere,  di altro genere  è ovvio, di demoni.

Nel 14  dello stesso testo, il filosofo pagano  parla della stupidaggine della Resurrezione dei corpi  dopo ekpirosis  e parla della impossibilità di un  corpo dissolto a ritornare integro ...quanto alla carne piena di cose che non è il caso di  nominare, neanche un dio non vorrà, né potrà… renderla eterna…

Che c’entrano, professore, col Monotelismo e con la strutturazione nuova ecclesiale di Massimo le citazioni tratte da Origene ? 

C’entrano, amico.

Sono attinenti e pertinenti in quanto una costruzione divina, se fatta su una entità umana e terrena  ha già in sé i segni della caducità: l’uomo è uomo e non può essere nobilitato oltre certi limiti.

Origene  prima e Massimo poi,  fondendo umano e divino, lacerano la coscienza umana e lo stesso status  dell’homo, la cui perfezione è sempre umana, resta cioè nei limiti umani!

Non può esistere un clero , come quello origeniano e massimiano!…

Ho voluto di proposito parlare  in termini crudi origeniani per far comprendere la non ragionevolezza del pensiero cristiano portato avanti da Massimo, che dimostra che  alle due nature corrispondono due volontà contro le affermazioni monotelite, connesse con monofisitismo, secondo le proposizioni della dottrina calcedonese delle due nature in Cristo…

Il monotelismo non nega, nel Verbo incarnato, l’esistenza, accanto alla volontà divina, di una volontà umana, ma nega che a questa volontà, a questa attività, si possa dare il nome di energeia / energia

Massimo, comunque, non tiene conto del differente ambiente in cui vive in occidente, dove energia ha valore equivoco ed ambiguo  rispetto a quanto significa in oriente …

Ne consegue che  Massimo, sulla scia del compromesso di Sergio  patriarca di Costantinopoli   ha una concezione  basata  sull’energeia  come sola ed unica operazione di Christos  che, però, non deriva dalle due nature ma dalla persona  considerata soggetto unico operante. Papa Onorio è  interpellato da Sergio, che è abile a  mostrargli  la situazione in questi termini:  ci sono contrasti tra chi  afferma che in Cristo ci sono(si fanno)  due operazioni ed altri che  invece in Cristo s e ne  fa  una sola.

Onorio  per evitare i contrasti toglie il termine energeia e al suo posto pone Thelema /volontà: per il papa occidentale, la theoria  non inficia la pratica …

Sergio è connesso con il pensiero di Eraclio e pur non condividendo la soppressione di energeia accetta Thelema, ma la  sviluppa come  affermazione di una sola operatività in Cristo…

L’imperatore Eraclio, avuta l’approvazione  sacerdotale, sancisce tale  pensiero nella sua Ekthesis  secondo la tradizionale formula calcedonese, vietando ogni contrasto: perciò noi conosciamo un solo Figlio, il signore nostro Gesù Cristo, nato da Padre senza principio e da madre  senza macchia,  lo stesso prima dei tempi e negli ultimi giorni, impassibile  e passibile (apathh kai pathhton), visibile ed invisibile(oraton kai aoraton), e di uno solo e lo stesso annunciamo  sia i miracoli  che i patimenti ed attribuiamo  tutta l’operazione divina ed umana all’unico e stesso  Logos incarnato e presentiamo un’unica adorazione  a lui che volontariamente e realmente è stato crocifisso  per noi nella carne ed è risorto  dai morti  ed è risalito la cielo siede alla destra  del Padre  e verrà nuovamente a giudicare i vivi e i morti.

Dunque, l’ekthesis di Eraclio, essendo un compromesso, è boicottata nella propaganda a Roma in una sconfessione del pensiero dello stesso Onorio  e poi   diventa spia di una separazione tra i prelati che chiedono l’intervento dell’esarca  per cui , avvenuto lo  scontro   con i seguaci antimonoteliti  di Martino I  nel 649- sostenuto da Massimo che ha già debellato in Africa l’opposizione  monotelita di Pirro-  si determina  una reazione bizantina…

La condanna del monotelismo  è netta da parte romana  che replica  che è impossibile affermare in Cristo una sola volontà  adunaton en thelhma legein epi Khristou in quanto il termine Christos  indica già non una sola natura ma una ipostasis  composta ( in quanto tutto Cristo è signore e dio e onnipotente  ed ha in sé  la carne che ha portato  senza divisione e senza confusione, per noi e per la nostra salvezza , carne passibile e non onnipotente , creata, visibile, circoscritta, non onnipotente per natura  ma che ha in Cristo una volontà onnipotente. Infatti non nell’ipostasi  Cristo è insieme mortale ed immortale , come non è insieme impotente ed onnipotente, visibile d invisibile,  creato ed increato, ma quelle proprietà sono  per natura, queste per ipostasi cioè per dirla in breve  non per contrasto  di Volontà ma nella proprietà della natura)…

Il concilio Laterano  dei vescovi italici ed africani, convocati dal papa romano,  sancisce questa dottrina: in effetti i vescovati delle due grandi esarchie, quella  d’Italia e quella di Africa,  si ribellano  all’autorità centrale… e, in seguito,  con Giovanni IV  si fanno portavoci nel concilio del  dissenso…

Ed allora la reazione costantinopolitana  è feroce contro le  due esarchie  e si manifesta  con  la rappresaglia dell’ imperatore   Costante II  che arresta e fa deportare il papa a Costantinopoli, per poi  processarlo e confinarlo fino alla morte  in Crimea nel 655.

E Massimo? l’imperatore lo fa arrestare  e poi  gli mutila la mano destra e gli fa tagliare la lingua, lasciandolo  in un eremo fino alla morte, nel 662….

Solo nel concilio di Costantinopoli del 680-81 si riconosce in Cristo la dottrina delle due nature, delle due volontà e delle due operazioni… quando è chiara ormai la visione di un impero mutilo delle province di Siria  e di Egitto, zone dove i monofisiti hanno ancora il loro punto di forza, nonostante l’imposizione – non sempre violenta- del credo islamico…

E’ inutile, e, direi, stupido  stare a giocare sui termini quando è stata spezzata dalla invasione araba l’unità cristiana  dell’impero bizantino. e quando già è avvenuta la separazione reale tra chiesa latina e quella greco-bizantina , quando già gli scriptoria del Wearmouth e Jarrow iniziano a sfornare libri, mentre i monaci angli imitando l’ onciale  di Vivarium , proprio di Cassiodoro ( cfr. Codex amiatino), operano per cola e commata,  creando una nuova concinnitas… chiara in Historia  Ecclesiatica gentis Anglorum  di Beda ( 673-735)…  un nuovo metodo…