La morte di Druso Minore

In memoria di Vittorio Mazzantini, mio cugino, il sindaco di Folignano, un politico liberale /vir civilis, comis/affabile, capace di tradurre in atti concreti i sogni dei suoi concittadini e di avviare un processo di trasformazione culturale del paesano in cittadino, in un tentativo di cambiare la struttura di un paese agricolo in quella di una piccola città. Sit tibi terra levis!

Necessita svelare il concetto greco della cultura – contrapposto a quello romano! – come una nuova e migliorata phusis, senza interno e senza esterno, senza simulazione e convenzione… come unanimità tra vivere e pensare, apparire e volere… Organizzare il caos, ognuno in se stesso, concentrandosi sui suoi bisogni veri, senza dovere imparare, senza dovere ripetere ed imitare per… capire che la cultura può essere altro che decorazione della vita , cioè in fondo, unicamente dissimulazione e velame, poiché ogni ornamento nasconde la cosa ornata!.

F Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Adelphi, 1973

 

Professore, ora, possiamo riprendere il nostro discorso – stando lei bene ed essendo estate, senza le paure del coronavirus – sulla tragedia di Druso Minore, che già conosco, superficialmente, secondo l’ornamento storico, pur avendo letto Caligola il Sublime e Giudaismo romano I. e II. e. book. A me sembra strano che Tiberio, imitatore di Augusto – stroncatore di congiure, inflessibile punitore di ogni eversore e sobillatore – lasci impunito, per anni, al suo posto di comando Elio Seiano, il capo pretoriano, favorendo nello stesso tempo, perfino, la sua ascesa al vertice dell’impero!? Non le sembra che manchi qualcosa nella tradizione dei testi classici e cristiani, contraddittori, circa la personalità di Tiberio, il cui imperium è segnato dalla figura antiebraica di Elio Seiano, (un minister infidus e perfidus!) e da quella di un Gesù Christos, un uomo-Dio, crocifisso, morto e risorto per la redenzione umana (un galileo, filoparthico aramaico) venuto sulla terra a predicare il Regno dei cieli, nella pienezza del tempo?.

Certo. Marco! sembra strano! Tiberio dux prudens e cunctator, che autorizza tanto potere, quando ha ancora il figlio e tanti giulii, già maturi per la successione, e che insista su Seiano, anche dopo la morte del figlio, nonostante le dicerie/rumores popolari! Seiano doveva avere qualche particolare virtù, a noi non nota o sottovalutata dagli storici, o avere un piano strategico, non sgradito all’imperatore, conforme, comunque, al suo!

Nel riprendere il nostro lavoro su Ponzio Pilato, un probabile tribunus pretoriano, un fidelis di Seiano – che risulta apparentemente per sedici anni un uomo devoto a Tiberio, passivo esecutore di ordini, un perfetto vicario – forse è il caso, Marco, di ricercare la causa del comportamento di un imperatore aristocratico, sempre molto ligio al dovere, anche se desideroso, poco prima dei settanta anni, di andare in pensione, di non pensare più al negotium, affidato ad un minister, sicuro seguace dei suoi intimi segreti!

Forse necessita in tale ricerca, indicare il piano di Tiberio di creare un suo principato aristocratico, al momento del ritiro in Campania e la sua volontà di modificare il testamento augusteo filogiulio in Claudio- Drusio, poi sostituito dopo la morte del figlio, con l’aiuto di Seiano, con un altro, al fine di sostenere nella successione imperiale, il nipotino Tiberio Gemello contro i predesignati Giulii, sostenuti come legittimi dal senato e da gran parte dell’esercito e del popolo!

Professore, ci si impone, dunque, per la comprensione generale di questo periodo, indagare non solo sull’animus di Elio Seiano, ma anche sul cambiamento dell’imperatore, davvero non comprensibile nella sua volontà di ritiro dal negotium, in quel particolare momento! Ci deve essere stato (o capitato) qualcosa che determina la metabolh? Potrebbe essere insorta una malattia debilitante e menomante! Potrebbe aver avuto bisogno, allora, di un adiutor nella conduzione dell’impero, di un astuto vicario con funzioni amministrativo- militari, come se fosse ancora nei castra ed avesse bisogno di un aiutante di campo! non potrebbe esserci anche il consiglio di astronomi, come Tiberio Trasillo, beneaugurante sul soggiorno Caprino?

A distanza di secoli, Marco, nella contraddizione delle fonti classiche e nella precisa volontà di interpolazione e di ricostruzione ideologica con falsificazione teodosiana e poi bizantino – cristiana degli eventi tiberiani, non è possibile una lettura  unitaria, certa, ma potrebbero essere accettate alcune supposizioni sulla salute fisica dell’imperatore, come malattia, debilitante la mens imperiale, a seguito anche del corso di una pur buona vecchiaia, per un aitante ex militare, amorevolmente assistita da sapienti  orientali! E’ certo, comunque, che Seiano, nel periodo 20-26, proprio nel corso del cambiamento comportamentale di Tiberio, consegue un potere immenso, conquistato anche in un periodo di altri sei anni, segnati da modestia e vigilantia, anonimi. Eppure, dopo un servitium umile, acquista una potestas, nel corso del triennio, 20-23 d.C., tanto da fare ancora per oltre otto anni, dopo la morte di Druso minore, una sua politica imperiale al posto dell’imperatore, specie in Oriente, così da osare, approfittando della sua lontananza, perfino di tenere una sua corte a Roma, di fautori, ambiguamente contento che il popolo veneri la sua statua come quella di un Dio, alla pari di quella imperiale.

Professore, sembra inspiegabile tanto potere ad un eques, pretoriano, sotto Tiberio, imperatore autoritario, un militare deciso, un vero imperator, nikeths/vincitore dovunque, in Occidente ed Oriente?

Marco, la mia ipotesi è che l’imperatore, non più sicuro delle sue capacità, demanda troppo al pretoriano, di cui si è fidato a lungo, gradito anche alla sua familia Drusio- claudia, che trae vantaggi dalla sua persecuzione ai giulii, per cui i patres e gli equites, come suoi clientes, fanno la fila per la salutatio matutina alla porta della sua domus, in cui vive more uxorio con Livilla, la vedova di Druso minore, con l’approvazione del fratello Claudio, anche senza la legittimazione imperiale, anzi nonostante la negazione esplicita di matrimonio alla coppia, prima del trasferimento in Campania, e dello stanziamento nell’ isola di Capri, di un vir, preoccupato solo di mantenere saldo il proprio diretto controllo e potere sulla vicina flotta del Miseno!.

La volontà di mantenere il controllo diretto della flotta e dell’esercito potrebbe essere spia di una non assoluta fiducia nel Pretoriano, intenzionato ad unirsi ad una Giulia, come Livilla, sorella di Germanico e di Claudio, figlia di Antonia Minor e di Druso Maggiore, suo fratello, presunto figlio naturale di Ottaviano, da lui prediletto! Sottende, comunque, la fiducia nel mago Trasillo, il cui genero è  Nevio Sutorio Macrone, marito di sua figlia Ennia, il braccio destro di Seiano in quegli anni!

Certo! E’ questa l’unica prudentia/phroneesis di un imperatore lungimirante, accorto, inflessibile, specie se adirato, abituato alla pratica della divinazione, di un aristocratico che, considerandosi lui stesso mago, -Flavio, Ant. giud. XVIII, 216- ritiene vere le rivelazioni desunte! All’epoca  Tiberio Trasillo, il mago egiziano,   ha gli stessi  rapporti  e con Livilla e con  l’imperatore – che certamente è diffidente- invitato da tutta la familia al riposo e al ritiro a Capri.

Tutti gli storici, professore, convengono che l’animus di Tiberio sia certamente non mite/non comis, ma implacabilmente austerus perché bilioso/iracundus– ibidem 225- tanto che qualche volta gli si accendevano le furie dell’odio, senza motivo, e si infuriava contro quanti gli stimolavano il capriccio e, precipitoso, dava sentenze di morte per colpe di nessun rilievo!.

Marco, Tutti i consiglieri  sono solidali nell’allontanarlo da Roma: la concordanza di opinioni insospettisce  Tiberio, all’epoca intrattabile, anche  per chi tenta di  fare opera di consolatio! Da vecchi, Marco,  si diventa anche cattivi, specie se si è addolorati e depressi! Gli storici, concordi, affermano che i romani, perfino alla sua morte, non hanno il coraggio di rallegrarsi, alla notizia, avendo ansietà nel crederla, temendo che, in caso di non veridicità, l’esultanza poteva tramutarsi in loro rovina!

La lunga assenza di Tiberio da Roma e dal senato, aveva  fatto perdere il favore popolare all’imperatore e favorito una comunicazione equivoca, da cui traeva vantaggio prima Seiano (che appariva il delegato unico ufficiale e rappresentativo in toto dell’imperatore- quasi una sua immagine, nonostante la presenza a Roma della madre augusta Livia, della cognata Antonia e del nipote Claudio, autorevole membro della domus claudia, delegittimato dagli stessi parenti, abilmente manovrati dal potente pretoriano, che aveva  costituito un proprio partito nella lunga lotta per la successione imperiale tra la pars iulia e quella claudia- e dai fedelissimi militari) ed in seguito, Macrone, genero di Trasillo, a sua volta divenuto onnipotente dopo che Tiberio era divenuto odioso a tutti per la sua reazione antiseianea. Insomma, Marco, non solo Seiano, ulteriormente,  isola Tiberio, col sostegno senatorio ed equestre, e con la circolazione delle voci popolari antitiberiane, opportunamente limitate o consentite dai pretoriani, ma anche impedisce la diretta corrispondenza dei patres con l’imperatore, che, per sua fortuna, si è lasciato il diretto controllo della classis misenensis.

Dunque, il fatto che la corrispondenza tra Roma e Capri sia gestita da Seiano e poi da Macrone,  comporta necessariamente una cernita delle notizie da parte di pretoriani, che fanno passare solo quelle di nessuna importanza, in modo che il prefetto del pretorio possa agire autonomamente, specie nel periodo postseianeo, in quanto a Roma i processi continui, di lesa maestà, determinano lutti in numerose famiglie romane, coinvolte!. Il carattere severo ed inflessibile, giusto, comunque, pur nella austeritas, caratteristica della gravitas drusia, congiunta ad asperitas ac duritia, ora nuoce a Tiberio, specie perché, con la lontananza, non può fare gesti di propaganda di clementia, di iustitia e di caritas, in un clima di terrore!

Professore, da quanto mi sta dicendo, a Tiberio nuoce il suo carattere, in vecchiaia,  ma non gli difetta, comunque, l’accortezza, imperatoria, se mantiene la classis misenensis ai suoi diretti ordini!

Certo. Avendo Seiano il controllo dell’Urbe coi pretoriani, unanimemente fedeli, il vecchio imperatore si difende, mantenendo per sé ai suoi ordini i comandanti di tutte le flotte e probabilmente anche degli eserciti occidentali. Seiano aspira a lungo ad aver l’imperium proconsulare, ma Tiberio glielo fa intravvedere solo poco prima della sua condanna a morte, il 18 ottobre del 31, pur avendo autorizzato l’invio di Ponzio Pilato in Iudaea, avendo ora il consenso di Antonia e di Trasillo e di suo genero Macrone, attirato lentamente nell’area dell’imperatore, affidato  totalmente al suo servitium lontano dallo sguardo del suo superiore diretto!.

Professore, la lontananza  da Roma della corte di fedeli a Tiberio, che ancora  tiene insieme tribunicia potestas ed imperium proconsulare  segno del  principato,  diventa un’arma per l’imperatore, seppure dileggiato dal popolo come re di un isolotto rispetto  al pretoriano re dell’universo? Tiberio, perciò, mantenendo per sé ambedue i titoli, ha sotto controllo altre flotte e altri eserciti, oltre quelli orientali antiparthici?.

Certo. Marco. E’ così!. Tiberio gestisce il suo impero, nominando suoi legati, a cui dà un preciso mandato in relazione al territorio da governare, approvando anche le nomine senatorie provinciali.

L’ entità delle flotte e degli eserciti è ben nota a Tacito e ad altri storici. Oltre alla classis misenensis, sul Tirreno, ne ha anche una a Forum Iulium /Frejus, in Provenza, per la protezione della Gallia ed un ‘altra a Ravenna, connessa anche con Aquileia- una base navale utilizzata per rifornimenti e per il commercio dell’ambra – per la difesa delle regioni dell’Adriatico e dello Ionio, con due grandi porti occidentali, quello di Dicearchia/Pozzuoli e quello di Brundisium, collegati coi porti di Hispania ed Africa e di Egitto, di Siria e di Asia, con basi maggiori ad Efeso, a Corinto, a Cesarea Marittima ed ad Alessandria, come appoggio al commercio delle navi mercantili del Mare internum/mediterraneo.

L’impero romano ha anche eserciti dislocati in posizioni strategiche?

Marco, da Tacito sappiamo- Annales IV, 5, 1-4- della presenza di nove legioni sul Reno, di tre legioni in Spagna, mentre in Africa oltre alle truppe del re socio, Giuba di Mauritania, marito di Selene Cleopatra, ci sono sei legioni e due in Egitto: quattro invece tenevano a freno l’immenso territorio che dalla Siria si stende fino all’Eufrate e che confina con l’Iberia e con l’Albania e con altri regni, protetti dalla nostra potenza contro potenze straniere – ibidem, 2-

Lo scrittore aggiunge che in Tracia, invece, governavano i figli di Cotys e Remetalche, mentre due legioni erano in Pannonia, due in Mesia e difendevano il Danubio altre due, che erano stanziate in Dalmazia -Ibidem-.

Anche a Roma ci sono truppe, speciali di servizio nella capitale e nel centro Italia-?

Certo. Sono i pretoriani, uomini selezionati, ben pagati e fedelissimi a Seiano , che aspira ad aver anche il controllo generale delle 30 legioni dislocate nelle province, che sono di numero quasi pari alle milizie sociae, ausiliariae.

Nella stessa Roma ci sono guarnigioni speciali, tre coorti urbane, nove pretoriae, arruolate in generale in Etruria, nell’Umbria nel Lazio antico e nelle colonie- che da gran tempo appartenevano al popolo romano-/ tres urbanae, novem praetoriae cohortes, Etruria ferme Umbriaque delectae aut vetere Latio et coloniis antiquitus Romanis – ibidem -.

Se ho ben capito le truppe stanziate a Roma sono anche delle antiquae coloniae laziali, grosso modo, sabine ed italiche centrali, che hanno, però, la civitas latina?

Marco, sotto Tiberio, comunque, i cives dell’Italia centrale hanno già la civitas romana, non più quella latina – che consisteva in una cittadinanza intermedia tra quella romana e quella dei forestieri, equiparata, dopo la legge Iulia del 90 a.C., ai diritti romani.

Secondo Tacito, vi sono anche truppe transitorie, comunque, utili a seconda dei bisogni delle province, oltre a triremi alleate, a cavalleria e fanteria ausiliarie, che costituivano un complesso di forze di quasi sessanta legioni: un assetto militare formidabile è controllato da Tiberio nei 23 anni di imperium, nonostante gli iniziali subbugli tra i militari, che sperano in riforme e in miglioramenti sostanziali, regolanti la leva, il periodo della ferma, l’ equiparazione di stipendi e comune liquidazione finale, come quella dei pretoriani!

Professore, Tiberio, oltre alla soluzione dei problemi dei militari deve affrontare la gestione amministrativa dello stato, subito dopo la morte di Ottaviano, che aveva appena abbozzato l’opera di riforma . Qual è il suo comportamento?

Tacito ( Ibidem, 6.1-4 ) scrive: Tiberio gestisce cuncta non quidem comi via, sed horridus ac plerumque formidatus / ogni cosa senza alcuna affabilità, ma con asprezza e, per lo più, con l’impaurire!.

Tacito comincia col dire che con Tiberio si ha un regime forte, autoritario, repressivo, di stampo repubblicano, che, poi, si modifica dal 23 d.C. , a seguito della morte del figlio Druso Minore, con un peggioramento di metodo (mutati in deterius principatus initium) – notizia del tutto inesatta, perché, da altre fonti, è nota la perfetta conduzione amministrativa, seppure troppo burocratica e rigida, quindi, lenta, data la prudentia di un dux cunctator, che vigila sul sistema, inflessibilmente, seguendo il singolo operato dei delegati imperiali, specie orientali-( seppure svincolati ormai dal controllo dell’imperatore, assente dalla capitale, dove giungono le relazioni prefettizie). Forse, Tacito allude al periodo specifico di Seiano di circa cinque anni, non comparabile con quello precedente tiberiano, e nemmeno con quello successivo in cooperazione con Macrone e Caligola, in quanto lo scrittore legge i fatti con la stessa visione interpretativa negativa antonina, circa l’amministrazione generale dei pubblica negotia nell’epoca giulio-claudia, in un momento, in cui ormai la corrispondenza epistolare è nelle mani del potente prefetto del pretorio, referente di ogni comunicazione, quasi fosse l’imperatore!.

E’ possibile, professore, che Tiberio aumenta il fare dispotico e tirannico a causa della liberalità di Seiano, che forse ha come modello Germanico, esempio ammirato di comitas? Mi può meglio referenziare il concetto di via comis tacitiano?

Marco, per risponderti devo, allora, parlare di Gaio Cesare Germanico. Tra le molte descrizioni del carattere di Germanico, scelgo quella di Flavio- Ant giud, XVIII,207-210 – e quella di Svetonio – Caligola,III – dove è più chiara la comitas del dux Iulius, espressione perfetta di un educazione liberale romano-ellenistica di un nobile in epoca augustea, sotto la direzione di Ottavia, sorella di Augusto / cfr. Caligola il sublime, cit. p. 27.

Comitas, Marco- da como, is. compsi comptum comere- è qualità di vir che ha natura gioviale e serenità caratteriale, in quanto affabile, gentile e cortese verso l’altro e perciò risulta innovatore, dotato di generale benignità, benevolenza ed humanitas, in una società brutale ed agricola, opposto a chi è, invece, conservatore ed ha le doti di severitas, gravitas et duritia. All’epoca, Germanico e Druso sono i due campioni, celebrati come Dioscuri, cantati da poeti nelle loro opposte qualità, che, quindi, indicano, in modo esemplare, due vie, da seguire, una legata alla tradizione della gravitas romano-quiritaria e l’altra a quella liberale romano-ellenistica – che, nonostante il militarismo spietato dell’iniziale conquista, aveva imposto la lex romana-.

Professore, potrebbe corrispondere via comis a Ypsous h bathous technh? – Cfr. Pseudo Longino, Del sublime, Fr. Donadi, BUR, 1991-.

Marco, io ho letto come sublime la figura di Caligola ( e di suo padre Germanico- l’eroe nazionale- morto per una delittuosa macchinazione di Tiberio, eseguita per mano di Gneo Pisone all’epoca prefetto di Siria, che, tornato a Roma fu quasi sbranato /quasi discerptus dalla folla e condannato a morte dal senato per averlo insultato con parole e fatti nel corso della malattia-) secondo un disegno pazzesco, generale, di revisione di storica, di difficile lettura!

Inoltre, Marco, ho letto Tacito che – per quella frase strutturata antiteticamente e basata nella prima parte sulla variatio, mediante la negazione del sintagma (nome ed aggettivo) corrispondente al concetto di non mitis/comis, mentre per il resto vengono usati due attributi riferiti ad un Viator sottinteso, che sottende l’area semantica del sistema viatorio con la figura di un Tiberio austero e parsimonioso, non gioviale nel viaggio e né affabile con gli altri, ma horridus et formidatus !

Quindi lei, professore, vede due vie, quella sublime caligoliana – ereditata da Germanico- e quella di Tiberio, cioè di persona che è aspro e non compito e che incute paura – . Certo Marco! e ti aggiungo che, secondo me, Tacito scherza ,celiando, e comparando l’imperatore con quel Callippide, ricordato da Svetonio, personaggio che corre corre e non si avanza di un passo, secondo il proverbio greco, in relazione al detto del popolo che ha presente la figura di Tiberio, dux sempre desideroso di ispezionare le province e gli eserciti!

Perciò, sine via comi, Marco, sottende lo stato di animo di Tiberio, ansioso, mai uscito, come imperatore, dall’Italia, anche se, fin dai primi anni del principato, faceva preparare tutto per la partenza e predisporre i veicoli e il necessario per le province, facendo fare perfino le preghiere per il suo viaggio di andata e di ritorno!- ibidem XXXVIII.

Quindi, Marco, secondo me, Tacito oppone la via caligoliana a quella tiberiana -e questo potrebbe essere indizio, utile ai fini della lettura della decadenza dell’oratoria,- ma non penso necessariamente al sistema analogico ed anomalista!

Per una migliore comprensione del mio pensiero ti sintetizzo il pensiero di Svetonio su Germanico, un uomo che riunì in sé tutte le qualità di corpo e di animo in quanto aveva formam et fortitudinem egregiam eccellendo in entrambe le lingue per eloquenza e cultura , riuscendo a conciliarsi l’amore di tutti per la straordinaria bontà/ benivolentia singularis, grazie all’arte incomparabile di attirarsi le simpatie, dovunque e con chiunque … domi forisque civilis, libera ac foederata oppida sine lictoribus adibat, data la semplicità e la pietas in quanto offriva offerte ai Mani, là dove c’erano sepolcri illustri e raccoglieva lui stesso i resti dei caduti nella clades variana, cercandone le ossa e le trasportava con le sue mani…Infine, per Svetonio, fu sempre, anche nei confronti dei detrattori lenis adeo et innoxius, perfino con Gneo Pisone che revocava i suoi decreti e perseguitava i suoi clienti, anche quando scoprì che stava tramando contro di lui persino con atti di magia e di veneficio. Solo, allora, rinunciò alla sua amicizia e pregò gli amici, secondo il costume degli antichi, di vendicarlo, in caso di disgrazia!. Non diversa è la descrizione di Flavio che marca l’amabilità della persona, la compostezza dei costumi e la cortesia del suo comportamento in relazione alla grande dignità del grado, in quanto si mostrava eguale agli altri, per cui era molto stimato non solo dai provinciali, ma anche dal senato, dal popolo e dall’esercito sapendo conquistare tutti con atteggiamento affabile e con la philanthropia. Di conseguenza, universale fu il dolore all’annunzio della sua morte, in ogni parte dell’impero, in quanto era compianto non per finta adulazione, ma per un reale rammarico da ognuno come per una personale disgrazia!.

Grazie, professore, mi sembra di aver chiara la spiegazione di comitas specie dopo l’ exemplum di Germanico! Ora seguitiamo a parlare di Tiberio, che associa forse Seiano proprio perché uomo che, imitando Germanico, in un certo senso contempera l’ austeritas tiberiana con la sua millantata philantropia, confermata anche da Velleio Patercolo, che scrive, però, prima della fine del pretoriano, al contrario di Druso, che la rendeva ancora più dura, perseguendo un iter drusio familiare.

Comunque, Marco, Tacito afferma che prima di allora gli affari pubblici e privati-quelli importanti- si trattavano davanti ai senatori, e ai più autorevoli si permetteva di discutere; se cadevano nell’adulazione, il principe stesso li frenava e nel conferire le alte cariche, aveva riguardo alla nobiltà degli antenati, alla gloria militare, alla eccellenza delle qualità civili, cosicché generalmente appariva chiaro che non si sarebbe potuto scegliere meglio!

Lo storico, plaudendo, quindi, all’opera di Tiberio, aggiunge: i consoli e i pretori conservavano il loro privilegio ed anche le funzioni dei magistrati minori venivano esercitate liberamente e le leggi -fatta eccezione per quella di lesa maestà/si maiestatis quaestio eximeretur- erano saggiamente applicate!.

Dunque, professore, secondo Tacito, che giudica in relazione al pensiero repubblicano antonino, anche nel biennio di consociazione imperiale del figlio Druso, Tiberio è globalmente saggio, anche quando inverte la direttiva di successione augustea in senso claudio?

Sembra che Tacito, come anche gli altri storici, neanche riveli un tale passaggio di imperium – cosa rilevata solo da Plinio il Vecchio! – tra i giulii e claudii, nella comune condanna della domus giulio-claudia!.

Comunque, per quanto riguarda i tributi in frumento, le imposte indirette e le altre pubbliche entrate, lo scrittore rileva che si davano in appalto a compagnie di cavalieri romani.

Che significa, professore, questo per Ponzio Pilato e per i governatori di Siria e di Asia, che sembrano essere sotto il controllo seianeo?

Un tale provvedimento, già in vigore da decenni in Oriente, comporta specie in Giudea, una sicurezza di riscossione da parte di pubblicani che, arruolati in greges, da un praefectus, eques anche lui -come Tacito stesso! – assicurano una certa riscossione, con un pizzo al governatore , che presta la forza militare cavalleresca, che ha, a sua volta, un utile per il servitium! Per l’amministrazione delle province imperiali- Siria, Giudea ed Egitto-, private,- non senatorie – Tacito dice che l’imperatore incaricava gli uomini più integri (res suas Caesar spectatissimo cuique!)- talvolta senza conoscerli (E’ il caso di Pilato, designato da Seiano ?!), fidandosi della loro buona reputazione ed, una volta assunti, venivano mantenuti quasi illimitativamente, tanto da invecchiarsi nelle medesime funzioni/insenescerent!

Altri storici – Flavio, Antichità giudaiche, XVIII, 174- parlano di questo sistema di Tiberio – che soleva narrare l’apologo del ferito e delle mosche in cui il provinciale era uomo, ferito, che non desiderava nemmeno la pietas di un passante che gli scacciava le mosche , preferendo che rimanessero le stesse, che, già, avendo succhiato il sangue, in quanto sazie, davano minore fastidio!

Così, Marco, sembra che Tiberio, bonus pastor, custodisca i sudditi dai governatori, che avidi pastores non tosavano, ma scorticavano il gregge/ Tondere pecus, non deglubere– Svetonio, Tiberio, XXXII-.

Dunque, Tiberio si preoccupa dell’assetto provinciale ed anche di quello giudaico allo stesso modo (Flavio, ibidem, 177-78, nei ventidue anni di governo due sole persone furono inviate ai Giudei, a governare la nazione, Grato e Pilato, che fu suo successore) sembra che si curi anche della plebe e del suo oikos personale, come Antonia, specie quando vuole andare in pensione, avendo già sistemato ogni cosa al meglio, al fine di proteggere gli interessi legittimi del superstite, orfano, figlio di Druso, Tiberio Gemello, affidato ad Elio Seiano, patronus della famiglia di Livilla, ora tutore del piccolo futuro sovrano, in pectore!.

Infatti, così, scrive Tacito -ibidem-: la plebe soffriva per la carestia, ma di ciò non aveva colpa l’imperatore : infatti egli cercò di porre rimedio alla sterilità dei terreni e alle difficoltà dei trasporti marittimi con la maggiore larghezza e sollecitudine possibile. Egli provvedeva che le province non fossero aggravate da nuovi oneri e potessero sopportare quelli già esistenti senza novità e crudeltà da parte dei magistrati: non c’erano pene corporali, né confische di beni!

Perciò, professore, Tiberio avrebbe voluto personalmente punire la novità di un magistrato come Pilato, che, per ordine di Seiano, ha applicato l’uso di pene corporali e si è servito delle confische dei beni sacerdotali gerosolomitani (e poi samaritani)?

Ricorda, Marco, che Filone parla di un Tiberio, sovrano giusto, al momento davvero adirato con Pilato, barumenis ! Comunque, Tiberio risulta iracundus, ma iustus: per i suoi terreni italici, anche se modesti di numero, come appezzamenti e come schiavi, ha cura e li affida come azienda agricola domestica a pochi liberti fidati, incaricati di non fare controversie con cittadini privati e di procedere sempre e solo per tribunale e secondo legge/ ac si quando cum privatis disceptaret, forum et ius!

Esce dalle parole di Tacito – un denigratore dei Giulio-Claudi !- un bel ritratto di aristocratico, che cura la domus in Italia – rispetto ai latifondi di altri patrizi, padroni di eserciti di schiavi – nei suoi rari agri, nei modesta servitia, in mano a pauci liberti!

Tiberio è davvero un bonus pastor, catholikos/universale, per l’impero romano, che risulta ben guidato, dovunque, perché, come giustamente dice Filone in Legatio ad Gaium, ha una personalità morale, armoniosa, conformemente alle doti naturali, ben rilevate da Svetonio – Tiberio LXVIII – e da altri, contrariamente alle affermazioni di Tacito, che lo valuta da anziano, come se fosse stato sempre vecchio!.

Lei, quindi, vuole con questo rivalutare anche Tiberio, dopo aver considerato Sublime il nipote Caligola?

No. Sto mostrando solo la figura morale e fisica di un aristocratico, militare, di grande uomo, statista prudente e condottiero eccelso, che è già nell’opera di Velleio Patercolo, contemporaneo, soldato alle sue dipendenze -cfr. Caligola il sublime, cit.- che conosce bene anche Seiano e ne fa un elogio psicofisico come adiutor tiberiano, moderato, fedele e sicuro, ma descrive i fatti fino al 30 d.C. e manca della valutazione dell’ ultimo settennio caprino, quando l’imperatore è dominato da altri,- Silano, Macrone e Caligola -, ormai domato dalla vecchiaia, costretto al compromesso coi Giulii di Antonia, ad una diarchia Giulio-claudia con l’ erede Giulio e con quello Claudio.

Marco, mi sembra di mostrare oggettivamente quegli anni, oltre tutto sconosciuti storicamente, perché, coincidendo con quelli stessi del Regnum di Christos in Iudaea, sono tramandati male dalle fonti cristiane, che riprendono la figura di un Tiberio, bollato dai flavi e dagli antonini come squallido e turpe imperatore, vecchio e brutto pensionato, che con le spintrie mostra il peggio di se stesso mediante una vita licenziosa,- che è propria di ogni nobile romano ricco, che vive lucullianamente senza privarsi di nessun piacere, voluttuario, compreso quello sessuale-.

Di questi fatti privati -accaduti negli ultimi anni ad un Tiberio, che, riprese le redini del potere, anche se è lontano da Roma, punisce i senatori e gli equites fautori di Seiano e, pur seguitando a demandare le funzioni vicarie, intensifica i processi di lesa maestà e, nel giro di cinque anni, cambia le direttive sianee e ricostituisce il normale funzionamento dell’impero, nominando successori alla pari nel 35-6, Gaio Germanico Caligola e Tiberio Gemello, adottati ambedue, dopo aver ripristinato l’ordo nell’ imperium in Occidente con le vittorie sui Frisi, seppure in ritardo, e in Oriente su Artabano e Areta e il nostro Gesù, tramite il mandato a Lucio Vitellio – mi sembra di narrare particolari utili per comprendere come forse davvero avvennero!. Certamente, mentre a Roma ci sono i processi di lesa maestà e nell’impero si compie l’impresa antiparthica di Vitellio, che chiude l’avventura messianica, l’imperatore vive la sua inimitabile pensione, dedito ad ogni forma dilettevole, anche ai giochi erotici, impegnato, in un otium moderato, secondo il costume pagano dell’aristocrazia romana, essendo nel segreto di un’isola, come Capri, vivendo ogni mese in una delle inaccessibili dodici dimore, adibite ai piaceri più raffinati, anche artistici, in relazione ai segni zodiacali, seguendo i consigli del mago Trasillo, che protegge e rassicura la sua quotidiana, naturale, vita.

Professore, se Craxi e Berlusconi ed altri politici hanno fatto vedere cosa possano fare dei parvenus, decadenti, arricchiti abnormemente, che godono dei privilegi diplomatici, avendo un potere su una piccola nazione come l’Italia, cosa non avrebbe potuto fare Tiberio, col favore dell’isolamento e lontano dagli sguardi e dicerie popolari -Svetonio, Tiberio, XLII, secreti licentiam nanctus et quasi civitatis oculis remotis- , dominus felix di un impero nella massima potenza, di oltre 3.000.000 di Km quadrati?

Il ritratto, fatto dagli storici successivi, a favore della dinastia flavia ed antonina, e dai cristiani, è davvero impietoso e non sincero circa la personalità di Tiberio, esempio mostruoso di depravazione morale e di perversioni orribili! In effetti, Marco, Tiberio, un vecchio, ancora prestante vir, libero dal kosmos, formale di corte, e dalla maschera aristocratica, impegnata nel servitium populare, si autogratifica convinto di averne diritto, avendo puerile volontà di vivere il suo oggi, paganamente, come se fosse l’ultimo, conscio di essere nell‘aetas finale/extrema e di non avere più il dovere pubblico del negotium, essendo senex civis privatus, che deve, quindi, cercare, da epicureo – nonostante i limiti senili della natura umana- la propria felicitas/eudaimonia, in ogni forma materiale, in uno degli ambienti più belli del mondo, in Campania!.

Per attuare questo piano ,Tiberio, fortunato cunctator, doveva avere un corpus ancora sano ed una mens anch’essa sana, nonostante qualche ictus cerebrale, di minima entità, capitatogli in momenti non ben definiti storicamente?

Io ti riporto, Marco, la descrizione fisica di Svetonio. Giudica tu!

Corpore fuit amplo atque robusto, statura quae iustam excederet, latus ab umeris et pectore ceteris quoque membris usque ad imos pedes aequalis et congruens/ fu di corporatura grande e robusta, di statura superiore alla media, largo di spalle e di torace, e ben proporzionato in tutte le parti del corpo, fino ai piedi.

Sinistra manu agiliore ac validiore, articulis ita firmis ut recens et integrum malum digito terebraret, caput pueri vel etiam adulescentis talitro vulneraret/aveva la mano sinistra particolarmente agile e forte e le articolazioni così robuste da trapassare col dito una mela appena colta e sana e da poter perfino ferire alla testa un bambino o anche un ragazzo con un colpetto delle nocche.

Colore erat candido, capillo pone occipitium summissiore et cervicem etiam obtegeret, quod gentile in illo videbatur. Facie honesta in quam, tamen, crebri et subiti tumores cum praegrandibus oculis et qui , quod mirum esset, noctu etiam et in tenebris viderent, sed ad breve et cum primum e somno patuisset, deinde rursum hebescebant/aveva un colorito molto chiaro e capelli che gli scendevano in basso sulla nuca da coprirgli perfino il volto e questa caratteristica ereditaria; aveva un viso nobile, su cui cui però comparivano moltissimi foruncoletti all’improvviso; i suoi occhi erano grandi e cosa ammirabile vedevano anche di notte al buio ma per poco tempo solo quando si aprivano subito dopo il sonno, poi ritornavano normali.

Svetonio rileva perfino il suo camminare con collo rigido ed eretto, col volto spesso contratto, senza scambiare nessuna parola e pochissime e anche con i suoi vicini e , comunque, con estrema lentezza, e non senza gesticolare, mollemente, con le dita!.

Lo storico, infine, aggiunge: Ebbe una salute eccellente e quasi sempre perfetta per tutta la durata del principato, benché fin dai trenta anni si fosse comportato a suo modo, senza il consiglio dei medici e senza il loro aiuto!.

Tiberio razionalmente seguiva la medicina del tempo (Cfr. Il medico di Augusto), secondo le lezioni del medico Asclepiade, convinto che ognuno dovesse essere medico di se stesso, e che dovesse avere una dieta in relazione al proprio fisico, in senso theurgico, certo dell’ineluttabilità del fato.

Professore, un uomo siffatto ancora di più mi sorprende, data anche la sua fama personale di mago poiché si fida di un estraneo, specie dopo la morte immatura del figlio, vir sanus, della stessa stazza, propria dei claudii, accettata fatalisticamente, senza indagini! Forse l’imperatore, avendo avuto segnali di devozione da parte di Seiano, è colpito dal disprezzo della propria vita di uno, che si sacrifica per salvare la sua, nell’ episodio di Sperlonga!?

Non so, Marco, ma Cassio Dione parla di un cambiamento di Tiberio subito dopo la morte di Germanico, che, invece, da Tacito è rilevato tre anni dopo, alla morte di Druso, con un maggior peggioramento alla morte della madre nel 29 ed un ulteriore deterioramento comportamentale, dopo il 31 (Ann. IV,1,1;VI,51,3), mentre in Svetonio c’ è oscillazione tra la prima metabolh del 20 e il ritiro a Capri fino al 18 ottobre del 31 (Tiberio, LXI,1). Comunque, nel commentario di Tiberio stesso – quem de vita sua summatim et breviter composuit- a noi non tramandato, ausus est scribere/osò scrivere in modo insensato. e strano, che aveva fatto uccidere Seiano dopo aver scoperto il suo odio contro i figli del suo Germanico, mentre proprio lui aveva fatto uccidere il primo- Nerone Cesare- quando Seiano era già in disgrazia, e il secondo- Druso Cesare- quando già era caduto!.

Dunque, professore, la crudeltà di Tiberio sembra avere un’altra origine ed è riferita a malattia, connessa con la vecchiaia! Esiste forse un altro Tiberio diverso da quello storicamente tramandato, un piano alternativo perseguito dopo la fine del pretoriano, anche se colpisce amici e conoscenti di sua madre – che neanche onora negli ultimi tre anni di vita, né dopo la morte- e perfino quelli di sua nuora e i suoi stessi nipoti, in una dimostrazione che non era Seiano a spingerlo, ma che da lui aveva solo occasioni per le sue azioni?

Bravo, Marco, mi segui bene! Ho scritto molto su questo ultimo periodo di Tiberio, ma non credo di aver capito bene dallo studio delle fonti -contraddittorie, manipolate successivamente, dagli intellettuali storici post-severiani della Historia augusta, anche loro revisionati da mani cristiane! – e quel poco che ho capito circa la condotta aristocratica di Tiberio risulta una cocciuta, senile volontà di disobbedire alla direttiva di Augusto circa la successione, al fine di assicurare il trono al nipote, figlio di Druso, nonostante i rumores circa la sua nascita illegittima! In questo, seguo il racconto del sacerdote ebraico Flavio, fariseo per scelta e fatalista, come l’imperatore. Cfr. Ant Giud.. XVIII, 205-227 !

Tiberio risulta beffato dal fato nella scelta del successore! Nonostante le sue accortezze e precauzioni, nonostante la sua preveggenza da mago, il destino fa designare Gaio Cesare Caligola successore e non Tiberio Gemello! Augusto e il fatum risultano i vincitori, non Tiberio e la sua ratio theurgica ! Questo è il messaggio di Flavio sulla scelta fatta dall’imperatore Tiberio, vir da considerare non fortunato se si legge l’intera sua esistenza e sfortunato, specie da vecchio!. A dire il vero, alcuni storici parlano di un Tiberio menagramo, un iettatore, uomo che porta sfortuna ai colleghi, nei cinque consolati!. Secondo Cassio Dione, Quintilio Varo, Gneo Pisone e Gaio Germanico, sono portati come esempio. oltre al figlio Druso e a Seiano, in quanto fanno tutti una brutta fine!.

Tiberio non è fortunato neanche nella scelta di Seiano, come consigliere e come ministro in tutti gli affari, specie quando ancora è nella fase di integrità fisica e non in quella di menomazione, quando non è più perfettamente lucido, nelle sue azioni, a causa di probabili ictus progressivi, invalidanti!

Grazie ad Antonia, sua cognata, scopre che Seiano ha un altro piano diverso dal suo, quello della costituzione di una sua personale dinastia con Livilla, sua nipote ed ex nuora!.

Professore, devo concludere che Tiberio senex è uomo costretto a vedere il contrario di quanto stabilito secondo ragione, negli ultimi anni di vita, e a considerare fallita ogni sua speranza, prima con Seiano e poi con Caligola!

Marco, sembra che Cassio Dione- da quale fonte dipende?!- pensi al 20 d.C, come inizio della sua sfortuna., eppure fino ad allora tutto gli era andato bene anche la stessa morte di Germanico, suo nipote, un evento pur infausto, alla sua casata fausto!. Infatti grazie alla fortuna poteva emergere la figura di Druso, relegato in secondo piano dal codicillo testamentario di Augusto che vincolava Tiberio a dare la precedenza ai Giulii!. Pur, in questa situazione favorevole e grazie anche alla nascita dei gemelli quasi contemporanea, l’imperatore , anche se ha al suo fianco stabilmente Druso, non si priva del sostegno e del servitium del fidus pretoriano, più moderato rispetto al figlio, troppo impetuoso!.

In effetti, Marco, sono due caratteri opposti quello di Druso minore e quello di Seiano, bene descritto specie da Tacito e da Velleio Patercolo, in vari momenti, utili per seguire i due, tenendo presente che il pretoriano avendo sei o sette anni più del figlio di Tiberio, ha maggiore prudentia, da vir, rispetto a quella tipica di un adulescens!

Lei, professore, mi vuole dire che specie nei primi anni militari del figlio, Tiberio ha rilevato immaturità di comando in quanto Druso è privo di comitas e quindi non maturato con le artes liberales e con gli studi enciclici, ma si è distinto solo nell’esercizio delle armi? Questo mi vuole mostrare? Tiberio, vir completo per cultura letteraria e militare, considera la formazione del figlio, imperfetta, specie in senso oratorio, perché Druso ha seguito la sua inclinazione austera e severa militaristica dei drusii, in sua assenza, nel periodo del suo esilio rodio, essendo rimasto con la madre!?. Me ne parla in modo che possa entrare in merito e capire i caratteri dei due personaggi ed avere possibilità reale di leggere la scelta tiberiana?

Seguimi, Marco! Quando Seiano, Pilato e lo storico Vellio Patercolo sono già milites maturi sotto Sulpicio Quirinio- legatus in Galazia, Panfilia e Cilicia -(cfr. La nascita di Gesù in Jehoshua o Iesous? Maroni 2003-) agli ordini di Quintilio Varo (tornato a Roma alla fine del 3.a.C o nella primavera del 2 a.C,- dopo aver sistemato le cose in Giudea a favore di Archelao, figlio di Erode il Grande, morto nel 4 a.C), sembra che giunga come recluta intorno al 2 d. C. il giovane Druso minore, inviato proprio da Quintilio Varo, suo zio dal lato materno ( è marito di Vipsania, – figlia di Agrippa e della sua prima moglie, Pomponia di Pomponio Attico- sorellastra di sua madre! ) in servizio presso Sulpicio Quirinio, che combatte contro gli Onomadesi, in Cilicia, per la cui vittoria il dux ebbe poi ornamenta triumphalia.

Allora, in Cilicia, si conoscono Seiano e Druso?

Non credo, Marco, ma, pur non sapendolo esattamente, posso ritenere probabile che i due siano nello stesso tempo, militari operativi tra Asia Minore e Siria, dove si sta consumando la vita di Gaio Cesare, che ha al suo fianco la moglie Livilla dall’1 d.C., anno del trattato di Zeugma tra il Re dei re e il figlio di Vipsanio Agrippa, – designato successore al trono da Augusto- circondato dai suoi legati, celebrato da Velleio Patercolo, presente. Cfr. St. Rom, II, 101,3-

Il principe, poco dopo ferito da un freccia avvelenata -Cfr. Caligola il sublime cit. – languiva per qualche mese, dopo il ritiro ad Antiochia nella zona di Dafne, e dopo la morte di Marco Lollio,- accusato di concussione dal re di Parthi, Fraate V – . Poi sembra che Gaio Cesare, per consiglio dei medici e forse di Sulpicio Quirinio, sollecitato anche da Tiberio stesso, decida di seguire Livilla, desiderosa di svernare a Limira, sulla costa licia, dove il marito muore tra sofferenze fisiche e disturbi mentali nel febbraio del 4 . d.C., dopo aver scritto lettere a favore del patrigno, esule a Rodi, ad Augusto, vivendo in una zona, oggi molto turistica della Turchia, dove spiccano località come Fethije e Kas, Demre, Feniche, Kumluca e Kemer.

Professore, conosce la zona? Si.

Ci sono stato varie volte. La prima volta negli anni ottanta quando ho percorso la via licia, arrivando in Panfilia, partendo da Marmaris, visitando le città carie e greco-licie come Telmesso. Poi, negli anni novanta in due occasioni, una volta venendo da Kas ed un’ altra da Kemer, andai a visitare le rovine romane della zona licio – panfila, specie Limira, dove ammirai un ponte romano lungo 360 metri, in buono stato, con 26 archi ribassati sul fiume Alakir Caye, costruito forse in epoca augustea per facilitare l’iter verso la Panfilia, fino ad Antalya (Attaleia).

Sembra, Marco, che Druso, nipote di Gaio Cesare,- in quanto figlio di Vipsania Agrippina, prima moglie di Tiberio, amatissima, lasciata nel 12 a.C. per ordine di Augusto , desideroso di dargli sua figlia Giulia, vedova di Marco Agrippa (- non sine magno angore animi – Svetonio,Tiberio,7) sia stato incaricato da Quirinio, amico stretto di suo padre, dopo la campagna cilicia, alla protezione del principe nipote dell’imperatore. E’ probabile che Tiberio dopo l’esilio di 7 anni, destinato ad essere adottato da Augusto il 26 giugno del 4 d.C. a Roma, in una pubblica cerimonia, riporti con sé, facendo viaggio col figlio, recluta, dopo che il giovane aveva fatto il breve tragitto da Limira – dove era stato al servizio dello zio morente, forse insieme a Seiano – a Rodi, luogo di incontro e di partenza.

Marco, è una possibile ricostruzione, ma non c’è alcuna certezza! E’ un’ipotesi per unire insieme i protagonisti della nostra storia, Druso Minore e Pilato- Seiano!

Bene, professore. l’amicizia, comunque, tra i due forse c’è  solo quando l’imperatore, secondo Tacito (Annales, I, 16-30) invia il figlio in Pannonia, nel 14 d.C., dove i soldati si sono ribellati, sentendo odore di guerra civile, essendoci due Cesari, uno, Tiberio designato a governare subito, come successore provvisorio avendo il privilegio di precedenza per adozione, e l’altro, Germanico destinato ad essere suo successore vero con tutta la sua famiglia giulia in quanto figlio di Agrippina, figlia di Giulia!

Tacito (ed anche altri storici) descrive la rivolta delle legioni in Germania (Annales, I, 31), dopo quella in Pannonia, che noi mettiamo per prima perché di quella germanica abbiamo parlato in altre opere, diffusamente.
Le legioni di Germania si sollevarono con tanta più violenza quanto maggiore era il loro numero-erano otto legioni, quattro in Germania superiore, stanziate nei castra a Magonza e quattro in quella Inferiore a Colonia-: i milites erano convinti che Germanico non potesse sopportare che un altro avesse l’impero e che, quindi, si sarebbe messo contro il designato da Augusto, invece, Germanico, dux prudens represse la rivolta e si proclamò fedele a suo zio Tiberio, accondiscendendo alla condizione augustea della successione, a seguito della morte dell’imperatore di transizione.

In Pannonia, invece, regione del medio Danubio, allora parte dell’Illiricum, avviene la rivolta delle tre legioni al comandante stesso Giunio Bleso, che, conosciuta la morte di Augusto e l’avvento di Tiberio o per causa del lutto o in segno di gioia, aveva trascurato gli esercizi consueti -Tacito ibidem,16,1-.

A causa dell’ otium, in cui si trovano, i milites cominciano a lascivire, discordare, pessimi cuiusque sermonibus praebere/insolentire, litigare e dare orecchio ai discorsi dei peggiori, tanto da desiderare svago e riposo/luxum et otium cupere e da disprezzare disciplina e fatica/disciplinam et laborem aspernari -Ibidem-.

In questo stato di mancanza di ordine e di trascuratezza militare ha rilievo quidam Percennius, un tal caporione, miles aggregato, non di leva, che raggruppa i peggiori, che si chiedevano tra l’altro come sarebbe stato il servizio militare dopo Augusto, che aveva formato un corpo di vexillarii cioè di congedati, trattenuti ancora ed organizzati in un corpo separato!.

Per Tacito il facinoroso era dux olim teatralium operarum, un gregarius miles, pronto di lingua, abile a far nascere disordini per la pratica acquisita nelle liti fra istrioni.

Cosa vuol dire dux taetralium operarum ?

Un agente teatrale prezzolato, che guida la claque cioè corpuscoli di spettatori, anche loro rimunerati per applaudire o disapprovare in teatro, a comando, le compagnie di attori, assunte da impresari.

In un esercito, in rivolta, uomini di questo tipo risultavano demagogoi, che eccitavano i soldati ignoranti e, perciò, ogni buon generale li teneva sotto controllo dando loro privilegi per averli dalla propria parte, ma facendoli sorvegliare da gladiatori giulii Cfr. La rivolta dei gladiatori, in Giulio Erode, Filelleno, in www.angelofilipponi.com .

Vi sono molti esempi nella storia romana, ma il più conosciuto è quello di Clodio, popularis, che, nonostante la sua nobile nascita, ha simile comportamento in epoca cesariana, nel periodo militare!

Forse dalla relazione di Bleso a Roma e da altri episodi simili, a lui capitati come comandante militare, Tiberio decide di cacciare dall’urbe gli istriones e con loro anche artisti di vario genere, anche dopo severe punizioni?

Certo. Marco! Tiberio come dux prudens, agli inizi del suo regno non potendo controllare il fenomeno teatrale in città e quello politico, congiunto, demagogico, né potendolo incanalare a suo favore e farselo amico, decide l’espulsione anche se lo fa mal volentieri in quanto è un letterato, che coltiva le artes liberales e latine e greche e in gioventù ha seguito l’oratoria di Messalla Corvino – pur avendo per Svetonio (Tiberio LXX) il difetto di adfectatio et morositas nimia, – ed ha scritto un Compianto in morte di Lucio Cesare, lodato da Augusto che, poi, dopo le lettere di Gaio, lo volle adottare- ed aveva fatto anche poesie in greco, imitando Euforione, Riano e Partenio, avendo dedicato una particolare attenzione alla mitologia, materia tipica dei poetae novi.

Bene, professore, ora mi dica come si comportano Druso e Seiano- la commissione tiberiana- per sedare la rivolta?

Marco, la situazione diventa critica per lo stesso comandante Giunio Bleso, che corre il rischio di perdere la vita perché negli scontri verbali, ha il sopravvento il pensiero di Percennio, che ti sintetizzo.

L’agente teatrale, miles, arringa i compagni invitandoli alla disobbedienza a pochi centurioni – ne sono 60 in ogni legione – e a pochissimi tribuni – solo sei- dicendo che era tempo di rivolgersi all’ imperatore nuovo ed insicuro sul tron , con preghiere o minacce per chiedere di abbreviare il lungo servitium militare e a trattare del congedo, non essendo soddisfatti che solo ai pochi sopravvissuti venivano dati appezzamenti di terra, come poderi, che erano distese di acquitrini e di sterile pietrame!.

Perciò, lamentando il servizio gravoso senza compenso, in quanto i dieci assi cesariani – allora erano di più, 16!- servivano a poco dovendosi comprare vesti, armi, tende, mentre dovevano temere il pizzo reclamato dai centurioni che altrimenti facevano angherie / saevitia centurionum e con loro contrattare l’esenzione dagli onori più pesanti /vacationem munerum.

L’ arringatore giunge perfino a fare proposte concrete: un denario di paga a testa, congedo al sedicesimo anno e non al venticinquesimo, premio in denaro/singulos denarios mererent, sextus decumus stipendii annus finem adferret …in castris praemium pecunia solveretur -ibidem- dopo aver lamentato la durezza del servizio in terra straniera oltre a bastonate, ferite, inverno rigido, estati estenuanti, guerra accanita e pace sterile/ verbera et vulnera, duram hiemem, exercitas aestates, atrox bellum et pacem sterilem.

Infine compara il servizio dei legionari con quello dei pretoriani desiderando di avere lo stesso stipendio e lo stesso trattamento in quanto il servizio di questi era in città, mentre il loro fra popolazioni selvagge, mostrando come dalle loro tende si vedeva il nemico.

Chiude, affermando, polemicamente, che essi non affrontavano pericolo maggiore ed avevano due denari al giorno, a testa, e, dopo sedici anni, venivano restituiti alle loro case!-ibidem-

I legionari – reclute e veterani – a seguito di tali parole decidono di non servire più i centurioni e i tribuni e, dopo essersi consultati tra loro, si mostrano reciprocamente i segni della durezza del servizio, impressi sui loro corpi e decidono di fondere le tre legioni/ tres legiones miscere in unam.

Durante la disputa per la fusione, comunque, sono in disaccordo volendo avere ciascuno il vessillo della propria legione e perciò cambiano parere e dispongono in un sol luogo, in alto, le tre aquile e le tre insegne delle coorti, costruendo un tribunal visibile a tutti, intorno cui riunirsi.

Il comandante li sorprende in questa operazione mentre tentano di ammucchiare le zolle per formare il tumulo, ma è impotente a fermarli con i rimproveri e con affermazioni, in cui dimostra di essere disposto a morire piuttosto che mancare di fede all’imperatore.

Queste sono le parole esatte di Giunio Bleso: macchiatevi le mani col mio sangue! Sarà minor vergogna per voi uccidere il vostro comandante che mancare di fede all’imperatore!. O incolume manterrò la fedeltà delle legioni o sarò sgozzato da esse e la mia morte anticiperà il pentimento!- Ibidem 18,3-

Secondo Tacito, con grande abilità oratoria, Bleso mostra che non si deve far giungere a Cesare notizie di ribellioni e tumulto, ma solo richieste con i desiderata militari, perché non è il momento opportuno di aggravare le preoccupazioni di un principe appena salito al potere, e li invita a scegliere un ambasciatore, facendo le richieste gradatamente, una alla volta.

I soldati scelgono il figlio di Bleso, incaricato di chiedere solo il congedo dopo 16 anni, riservandosi il diritto di fare ulteriori richieste, dopo il successo della prima/cetera mandaturos, ubi prima provenissent -ibidem19,3-

La situazione degenera subito dopo l’invio del messaggero a Tiberio, a causa dei soldati inviati a Nuaporto – una colonia divenuta municipio con Augusto , che aveva voluto collegarla ad Aemona /Lubiana a partire da Aquileia – per costruire strade e ponti, e torri – 62 quadrangolari, di cui si vedono resti- per formare il limes delle Alpi Giulie.

I milites, fabri, si ribellano al prefetto del campo, Aufidieno Rufo, forse uomo troppo rigido coi suoi commilitoni in quanto vecchio soldato, divenuto dopo duro servizio, praefectus castrorum!.

Di fronte ai nuovi tafferugli e alla ripresa della sommossa, Bleso ne fa bastonare e incarcerare alcuni, i più carichi di bottino, per spaventare gli altri, in quanto ancora la maggior parte di centurioni obbedivano al dux. Comunque, la solidarietà tra i soldati fa si che la prigione viene forzata e vengono liberati i disertori e i condannati a morte – Ibidem 21-.

La rivolta diventa maggiore per fatti personali, come quelli di un certo Vibuleno- che piange per la morte del fratello ucciso dai gladiatori del comandante – o per la durezza di comando di un tal Lucilio, detto cedo alteram/ qua un’altra – un centurione crudele, che si serviva della frusta di vite, solito a cambiarla, in caso di rottura- data la flessibilità, durante le staffilature sulle schiene dei legionari- o per lo scontro frontale tra l’ottava e la quindicesima legione, a causa della volontà di uccidere il centurione Sirpico, da una parte, mentre, dall’altra, c’era opposizione: Non si arrivò allo scontro solo per intervento della nona legione, che si frappose fra i contendenti agendo ora con le preghiere ed ora anche con le minacce!.

Cosa fa Tiberio, conosciuta la situazione, all’arrivo del figlio di Bleso, cugino di Elio Seiano?

Tiberio è uomo che nasconde il più possibile gli avvenimenti, non lieti e e quindi, decide, senza consultare nessuno- tanto meno il Senato- di inviare il figlio, Druso, con alcuni cittadini importanti e due coorti pretorie, senza un incarico ben definito, ma con la facoltà di provvedere secondo il bisogno.

Tiberio, essendo preoccupato, vi aggiunge, dopo aver rinforzato le coorti, oltre il consueto, con milizie scelte, ( gran parte della cavalleria pretoriana e il nerbo di germani /robora germanorum, allora addetti, come guardia, alla persona dell’imperatore), ed inoltre il prefetto del pretorio Elio Seiano- dato per collega a suo padre Strabone a Roma- ed in grande autorità presso di lui, mandato per guidare il giovane figlio e per prospettare agli altri sia i pericoli che le ricompense/rector iuveni et ceteris periculorum praemiorumque ostentator.

Dunque, professore, Tacito mostra chiaramente la funzione di rector iuveni et ostentator?

Bisogna comprendere l’esatto valore di rector, che lei già ha usato per Varo e per Quirinio nei confronti del giovane Gaio Cesare, inviato per risolvere la crisi con Fraatace ( Fraate V)!.

Rector ha, Marco, lo stesso significato di guida, di un accompagnatore che ha esperienza militare ed amministrativa tale da suggerire operazioni adeguate, come un maestro fa con un discipulus, consigliato nel momento operativo, in situazione. Augusto aveva ritenuto Gaio Cesare adulescens ed ora Tiberio considera suo figlio, simile anche lui!.

Dunque, Seiano ha funzione di rector nei confronti del giovane figlio di Tiberio, ventottenne! E da allora, fino al 23, è al suo fianco anche se con funzioni diverse, non più come consulente militare, ma come funzionario amministrativo in Roma, come adiutor, aiutante nel disbrigo delle pratiche statali,- più col padre che col figlio- pur mantenendo la carica prefettizia militare, essendo un intermediario tra l’imperatore e la pars popolare e il senato, in quanto fiduciario imperiale.

Forse, professore, il giovane Druso, allora, per un quinquennio non soffre la presenza di Seiano, anche perché lui è celebrato insieme con Germanico/Polluce come  Castore e Tiberio ha, per allora, solo nel pretoriano un fidato esecutore passivo dei suoi ordini, avendo anche dopo il trionfo di Germanico, a Roma nel 17, il figlio di suo fratello uomo prudente e moderato in ogni cosa, come coregnante!. Marco, per Druso, governatore dell’Illirico, e per Tiberio la figura di Seiano comincia a diventare ingombrante dopo la morte di Germanico e la tumulazione delle ceneri nel Mausoleo di Augusto e dopo il consolato di padre e figlio, quando il pretoriano, inizia a mostrare segni di insofferenza nella sua funzione di intermediario tra la nuova diarchia governativa e il popolo e il senato, ormai assoggettati come sudditi, schierati su due fronti e divisi tra fautori giulii e claudii!.

Tacito sembra che, in questa situazione della città, divisa in partes, consideri il vertice di potere di padre e figlio, diale, non univoco perché il vecchio, accusando qualche flessione fisico-mentale, è cocciuto e determinato nei suoi ordini ed ostacola il giovane, che, data l’asperità paterna del carattere, non è in grado di gestire nemmeno l’oikos familiare, e non ha il prestigio né di imporsi alla volontà paterna né di contrastarla!. Da qui la lenta e graduale ascesa del pretoriano abile a sfruttare l’equivoco cittadino e quello familiare, mentre svolge la sua funzione militare a favore dell’imperatore-padre, che ha fiducia nella sua lealtà comportamentale e non ha dubbi sulla sua segreta ambizione, data l’apparente modestia caratteriale, equestre!.

Fatta questa considerazione, Marco, seguitiamo a vedere la situazione in Pannonia!

Professore mi sembra che già Tiberio ha preoccupazione eccessiva nell’inviare Druso, e non ha grande considerazione per il dioscuro claudio rispetto a quello giulio, che agisce da solo e gestisce una situazione molto più complessa e molto più grave di quella pannonica! Non le sembra che un uomo di quasi 28 anni, già destinato al consolato, abbia solo un potere nominale rispetto al rector Seiano e a Gneo Lentulo, e non un mandato eccezionale di un vicario/missus imperiale?! Possibile che solo il carattere insolentemente aristocratico, prepotentemente attivo, impetuoso/ drasterios, autorizza l’imperatore, sempre prudens, a circondare il figlio di uomini moderati?

Marco, Tiberio non ha grande fiducia nelle qualità di mediazione del figlio e conosce il suo cursus militare dalle relazioni dei familiari e di amici, come Varo e Quirinio, ad Augusto che, comunque, ha dato fiducia al giovane e lo ha fatto questore nel 13 d.C. ed ha anticipato la carriera politica, facendogli oltrepassare la pretura. Inoltre è spaventato, non avendo coscienza diretta né della potenza di Maroboduo, re dei Marcomanni, e nemmeno delle condizioni reali in cui versa l’esercito pannonico, ben sapendo del disprezzo verso i figli dei domini da parte di militari, specie dei veterani, costretti da Ottaviano a rimanere in servizio come vexillarii, cioè congedati senza liquidazione!.

Infatti Tacito mostra i legionari nella loro reale condizione di degrado ed indisciplina, all’arrivo del nutrito gruppo di uomini, inviati da Roma per la costatazione del fatto rivoltoso e per la repressione, forzata, anche armata, non per una vera conciliazione tra le partes, dissidenti, circa il servizio militare, da riformare!

Lo storico scrive: i soldati si presentano, come per omaggio, senza fare festa, quasi per officium, non laetae, come era costume!.

Non c’è accoglienza con parata militare per il figlio dell’imperatore!: non gli vanno incontro uomini insignibus fulgentes, sed inluvie deformi et vultu, quamquam maestitiam imitarentur, contumaciae propiores/adorni dei loro distintivi, ma trasandati e sporchi, con aria di sfida più che di dolore, anche se a questo atteggiassero il volto -ibidem 24-

Tacito mostra le prime disposizioni di Druso, appena entrato nel campo/vallum, vedendo la folla imponente di legionari disposti intorno al tribunal: portas stationibus firmare/con posti di guardia rafforzare le porte; globo armatorum certis castrorum locis opperiri / disporre scorte di armati in determinati punti.

Professore, Druso fa chiudere nel mezzo le tre legioni di legionari dissidenti, bloccando con un migliaio di uomini quasi 18000 milites, agendo secondo manuale militare! E’ un’azione di un veterano? E’ un piano attuato da Druso, su consiglio del rector e dei suoi collaboratori, patrizi!.

I soldati pensano a un Druso figlio di famiglia, ma il figlio di Tiberio è pur sempre un claudio, un militare coi fiocchi, duro, che, nel primo servizio militare, dopo aver preso la toga virile, non è stato degenere, se Augusto gli permette il cursus honorum anticipato tanto da diventare console insieme con Norbano Flacco, proprio al ritorno dalla campagna pannonica, con tutta la delegazione paterna, soddisfatta del lavoro svolto, destinato ad avere nel 17 d.C. un’ ovatio per aver vinto Maroboduo, come governatore dell’Illiricum!.

Comunque, nei castra pannonici nel settembre del 14,- piovoso, anticipante l’inverno!- Druso svolge il suo incarico con l’aiuto di altri, tra cui Seiano, cugino di Quinto Giunio Bleso iunior e nipote di suo padre omonimo, senior, governatore, poi inviato in Africa, contro Tacfarinate.

Tacito mostra il tumultuare dei legionari evidenziando la retorica del suo fare storia, secondo i canoni descrittivi del pathos e Druso ritto, all’atto di arringare : Stabat Drusus silentium manu poscens. Illi quotiens oculos ad multitudinem rettulerant, vocibus truculentis strepere, rursum viso Caesare trepidare; murmur incertum, atrox clamor et repente quies; diversis animorum motibus pavebant terrebantque/ Stava in piedi Druso, chiedendo con la mano silenzio. Quelli, ogni qual volta guardavano le proprie numerosissime file, rumoreggiavano con voci minacciose, quando invece guardavano Cesare, tremavano: un mormorio confuso, un clamore spaventevole, poi, all’improvviso, la calma; in balia di questi opposti sentimenti, provavano ed incutevano terrore (Ibidem, 25,1-2).

Druso, interrotto il tumulto, legge ad alta voce la seguente lettera del padre, in cui era scritto: fortissimarum legionum curam, quibusdam plurima bella toleravisset/ egli aveva particolare cura per le fortissime legioni con cui aveva sostenuto tante guerre; ubi primum a luctu requiesset animus, acturum apud patres de postulatis eorum/ non appena il suo animo si fosse riavuto dal lutto, avrebbe trattato coi senatori riguardo ai loro desideri; nel frattempo aveva inviato i figlio perché concedesse senza ritardo tutto quello che si poteva dare subito /misisse interim filium, ut sine cunctatione concederet quae statim tribui posset; il resto doveva riservarsi al senato al quale era giusto lasciare la sua parte, tanto di indulgenza quanto di severità/ cetera senatui servanda. Quem neque gratiae neque severitatis expertem haberi par esset.

Cosa risponde l’assemblea /contio, dopo che il centurione Clemente ha elencato i postulata militaria (congedo dopo 16 anni, compensi al termine del servizio, paga di un denario al giorno, veterani mai più trattenuti in servizio) dopo che Druso, subissato da clamore ostile, risponde confessando che su tutto ciò devono decidere il senato e il padre?

Cur venisset neque augendis militum stipendiis neque adlevandis laboribus denique nulla bene faciendi licentia?/Che era venuto a fare, se non aveva la facoltà di aumentare lo stipendio ai soldati, né alleviare i carichi operativi né concedere alcun beneficio?

Si fa una domanda, cui seguono commenti amari circa il potere di bastonare e di mandare a morte e sul sistema di Tiberio di eludere le richieste di soldati, a nome di Augusto– cosa che il figlio ha ereditato dal padre- a cui fa seguito una frase interrogativa disgiuntiva di grande disprezzo, verso la casa regnante, che sapeva rimettersi sempre e stranamente solo per gli interessi dei soldati, al senato, non consultato mai, se non in caso di castighi e di combattimenti: a loro sarebbero venuti sempre e solo figli di famiglia/ Numquamne ad se nisi filiod familiarum venturos?…an praemia sub dominis, poenas sine arbitrio esse/o forse le ricompense dipendevano dai padroni, le punizioni, invece, erano senza autorizzazione di nessuno ?

Hai capito bene il pensiero di Tacito sulle lamentele dei militari?

Lo storico legge col pregiudizio imperiale antonino e pensa che Augusto e Tiberio deludono le aspettative dei militari fingendo di non essere domini e di dipendere dal senato responsabile della condizione dei legionari, quasi immutata anche al tempo di Nerva e Traiano! La politica senatoria di Vespasiano e Tito è simile a quella dei fondatori dell’impero giulio-claudii, come quella di Nerva-Traiano, anche se apparentemente contrasta con quella di Caligola (ed anche di Claudio e di Nerone) e di Domiziano, che si vestono come i re orientali, di seta e di abiti gemmati, che hanno in testa diademi e si considerano legge vivente ed esseri divini!

Dunque, professore, la missione del figlio della famiglia claudia subisce la contestazione delle legioni che sfogano il loro malumore non su Druso, ma sul rappresentante senatorio, quel Gneo Lentulo, circondato e ferito perché accusato di essere il primo a deprecare la rivolta quando, invece, essendo superiore per età e per gloria militare avrebbe dovuto non incoraggiare l’azione repressiva di Druso, ma avere solidarietà con loro, che perciò abbandonano il tribunal e ad ogni occasione cercano di provocare incidenti. attaccando i pretoriani di Seiano, odiati, e gli amici di Cesare.

Al ferimento di Lentulo segue un ‘eclisse di Luna, che spaventa i soldati che, di conseguenza, accantonato il piano di una collettiva strage, sembrano piegarsi a pentimento.

Ecco come scrive Tacito -ibidem 28-il fenomeno dell’eclisse e il turbamento dei soldati: Un caso fortuito fece trascorrere calma la notte che si era annunciata minacciosa e sembrava dovesse finire con una strage. A cielo sereno, si vide eclissarsi la luna – 26 settembre 14!- I soldati che ignoravano la causa del fenomeno lo intesero come un presagio che riguardasse la loro situazione, mettendo in rapporto le loro sofferenze con lo sparire dell’ astro ed immaginando che sarebbero riusciti felicemente i loro intenti se alla dea venisse restituito il suo limpido chiarore: con strepito di bronzi e suoni di trombe e corni rumoreggiavano, secondo che la luna si faceva più lucente o più fosca si allietavano o rattristavano e quando delle nuvole, che si erano alzate la tolsero di vista si poté credere che fosse scomparsa nelle tenebre .Inclini come sono alla superstizione gli animi, già turbati, piangendo gridano che si preannuncia loro un travaglio senza fine/ aeternum laborem e che gli dei, sdegnati, distolgono lo sguardo dalle loro azioni.

Druso approfitta della situazione favorevole e comanda ai pretoriani di andare tra le tende e far venire Clemente e i soldati stimati dalla massa.

Questi, introdotti fra le sentinelle, nei corpi di guardia, nei posti si sorveglianza alle porte, ora fanno apparire una speranza, ora suscitano timore rimproverando di tenere richiuso il figlio dell’imperatore / filium imperatoris obsidebimus? facendoli ragionare sull’esito delle lotte, sul giuramento da prestare a Vibuleno e a Percennio, uomini che non hanno facoltà di concedere terre ai veterani, perché non possono sostituirsi ai Neroni e ai Drusi. Con queste parole li incitano a passare per primi al pentimento essendo stati gli ultimi a cadere in colpa, facendo capire che le concessioni comuni hanno tempi lunghi e sono lente ad arrivare e che un favore, invece, personale, appena te lo sei meritato subito lo ricevi/ tarda sunt quae in commune expostulantur: privatim gratiam statim mereare, statim recipias.

Professore due domande: è possibile che la lotta tra i giulii, qui detti Neroni, e i Claudi, qui chiamati Drusi, è già iniziata? la rivolta viene frenata con la divisione tra le richieste dei tirones/reclute e quelle dei veterani?

Marco, è probabile che in Germania e in Pannonia i soldati già siano divisi, al testamento di Augusto, in pars Iulia/neronia a favore di Germanico, di Druso maggiore- supposto figlio naturale di Augusto- e in Claudia/drusia a favore di Tiberio che, nella zona aveva operato con Senzio Saturnino ed aveva vinto e Cheruschi e Marcomanni e i loro re, Arminio e Maroboduo. Per quanto riguarda l’operazione di Druso e del consilium principis, la separazione della causa dei giovani soldati da quella degli anziani e di una legione dall’altra sembra che sia ben rilevata da Tacito- Ibidem, 28,5 tironem a veterano, legionem a legione dissociat-

Infatti i soldati- a cominciare dalle reclute- subito rimettono le insegne a posto e poco a poco lasciano tutti le porte e, così, viene ripristinata la disciplina nei tre castra!.

Druso, allora, convocata l’assemblea, anche se inesperto nel dire /quamquam rudis dicendi, con naturale dignità, deplora le azioni passate e approva le presenti dichiarando che non si arrende alla paura o alle minacce ma, che se li vedrà supplichevoli, scriverà al padre affinché, placato, accolga le preghiere delle legioni (ibidem 29).

Subito, su loro richiesta, invia il figlio di Bleso, il cavaliere Lucio Aponio, uomo della sua coorte, e Giusto Catonio, un comandante di una delle prime centurie, al padre Tiberio! -Ibidem-

Sorgono discussioni /certatum sententiis, nel concilium principis: alcuni sostengono che nell’attesa del ritorno degli ambasciatori, bisogna blandire la benevolenza dei soldati, altri invece servirsi di metodi con più energici provvedimenti perché il volgo non ha senso di misura, se non teme minaccia, e se, invece, ha paura lo si può impunemente calpestare, specie se terrorizzato da superstizione. Quindi il comandante è consigliato di aggravare lo spavento facendo sopprimere i promotori della rivolta, già terrorizzati dal fenomeno naturale.

Druso, essendo promptum ad asperiora ingenium (ibidem 29,3) accetta il parere di fare giustizia sommaria sui promotori ed ordina la soppressione di Vibuleno e Percennio e dei principali sobillatori, cercati nelle tende, mentre alcuni compromessi vengono consegnati dai commilitoni stessi, a dimostrazione della propria fedeltà, ed altri sono scovati sbandati fuori dell’ accampamento e uccisi dai pretoriani.

In breve, l’ottava e la quindicesima tornano nei loro castra e la stessa cosa fa la nona, dopo aver atteso, invano, lettere di Tiberio.

Druso, allora, torna a Roma , dovendo intensificare la campagna per la sua elezione a console.

Bene professore.! Mi sembra, ora, di aver capito il suo sotteso messaggio sul figlio di Tiberio, adulescens, dicendi rudis, e promptum ad asperiora ingenium, in quanto mi sono ricordato di una sua spiegazione etimologica su eruditio. Allora, marcava a noi alunni liceali il concetto del suo significato di istruzione come uscita dall’ ignoranza e fase di passaggio alla cultura individuale, come abbandono della rozzezza istintuale e passionale adolescenziale per un avvio alla razionalità di una comitas giovanile, adulta, mostrando anche il passaggio dalla barbaries agricola alla raffinata civiltà cittadina e quindi alla comitas/compitezza e socievolezza urbana, grazie alle artes liberales, di cui l’oratoria era un tassello fondamentale- di cui Tacito, ai suoi tempi, lamenta la fine, in relazione alla perdita della libertà cittadina-!.

Bravo. Marco ! ora veramente hai compreso che Tiberio, accusato da Tacito persino di adfectatio e morositas , cioè di essere giunto a forme leziose ed affettate e a pedante meticolosità, vede il figlio come uomo intemperante e impetuoso, estremamente aspro, non moderato da un processo culturale adeguato. Marco, in Tiberio, orator e dux prudens, insoddisfatto per la formazione del figlio, c’è la condanna della educazione impartita da Asinio Gallo, il marito della ex moglie Vipsasia Agrippina, che lo ha lasciato libero secondo l’inclinazione naturale drusia, rendendolo schiavo e bisognoso di magistri rectores!.

Secondo Tacito, Tiberio ammette davanti al senato la deficienza di Druso, anche quando fa l’elogio del figlio e chiede per lui la tribunicia Potestas (Ibidem, 56,3)!

Dunque, Druso e Seiano, compiuta la campagna pannonica con successo, sono tornati a Roma e svolgono le proprie funzioni, in relazione al proprio grado sociale?.

Certo, Marco!. Druso diventa console con Norbano Flacco e, poi, viene di nuovo inviato in Pannonia con la moglie Livilla, che sembra stabilirsi a Cividale (Forum Iulii), mentre il marito coi legati sta a Carnuntum e, come governatore, favorisce i Marcomanni di Maroboduo contro i Cheruschi di Arminio.

Avvenuto lo scontro tra le due popolazioni barbariche, i Cheruschi vincono i loro nemici nel 18 d.C ed impongono il principe Catualda favorito da Arminio,- che, poco dopo, è ucciso dai suoi amici e parenti invidiosi del suo prestigio, ora che si sono impadroniti anche dei territori dell’alta Sava (Boemia e Moravia) nel 19 d.C, avendo i romani deciso già con Germanico di spostare – nonostante le due vittorie del 16 di Idistaviso e del Vallo di Argrivari- di riportare il confine dal Weser al Reno, a seguito del richiamo del dux giulio da parte Tiberio.

Maroboduo, il re sconfitto e spodestato, chiede aiuto a Druso, che lo accoglie nell’impero romano e poi, col consenso del padre lo autorizza a stabilirsi a Ravenna, dove muore nel 37 d.C, dopo quasi 19 anni di esilio dorato.

Quindi Druso e Seiano sono lontani l’uno dall’altro, fino alla morte di Germanico e anche all’epoca del processo di Gneo Pisone,- essendo l’uno ora a Cividale ora a Carnuntum, mentre l’altro è a Roma con Tiberio, fino a quando padre e figlio diventano consoli nel 21-.

Tacito, Annales, III,31 1, infatti, scrive: seguì il quarto consolato di Tiberio e il secondo di Druso …Tiberio come per ristabilirsi in salute (era stato male!) si recò in Campania: forse intendeva preparare a poco a poco un’assenza lunga ed interrotta o lasciare che Druso esercitasse da solo le funzioni, essendo il padre lontano-.

L’anno dopo, Marco, Tiberio chiede per Druso la potestas tribunicia , carica che Augusto aveva costituita, avendo come collega prima Marco Agrippa e poi lo stesso Tiberio!.

Quindi, Tiberio nel 22 stabilisce che Druso deve succedergli e perciò, gli dà la carica inventata, secondo Tacito, da Augusto che considera questa autorità suprema per non prendere il titolo di re o di dittatore ed innalzarsi, tuttavia, su tutti gli altri con qualche appellativo/ id summi fastigii vocabolum Augustus repperit ne regis aut dictatoris nomen adsumeret ac tamen appellatione aliqua cetera imperia praemineret – Annales, III,56,1.

Per lei, professore, questo progressivo aumento di potere, dato a Druso, fa decidere il pretoriano a tentare di far la scalata al potere con Livilla, sua amante – scoperta, forse, dal figlio di Tiberio che ha spie e fautori in città-?

Marco, considera che il 22 è anche il momento dello stanziamento definitivo dei pretoriani nei Castra praetoria e della certezza di un vinculum tra i soldati e il praefectus, che li ha attirati in vario modo facendo favori ad alcuni, promuovendo altri, quando è nota la intenzione di Tiberio di seguire l’esempio di Augusto e di associarsi Druso al potere /Drusum summae rei admovit.

Ti preciso, Marco, che Augusto aveva stabilito che la stirpe di Druso maggiore aveva precedenza nella successione su quella di Tiberio, pur avendo lasciato il potere al figliastro Claudio: Tiberio aveva regnato per anni lasciando impregiudicata la scelta tra i due cugini, dioskouroi, e solo ora, dopo la morte di Germanico, aveva fatto la scelta definitiva.

Nella richiesta al senato così l’ imperatore parlava – dopo aver pregato gli dei perché volgessero i suoi disegni al bene dello stato- del giovane con misura, senza esagerazioni /modica de moribus adulescentis neque in falsum aucta rettulit – Ibidem, 56,3-

Nota che Tacito scrive che Tiberio considera adulescens un uomo di 36 anni circa, leggendo dalla parte di un padre che diceva esse illi coniugem et tres liberos (una femmina e i gemelli), eam aetatem, qua ipse quondam a Divo Augusto ad capessendum munus vocatus sit / che aveva moglie e tre figli ed era nell’età, in cui lui stesso era stato chiamato dal divo Augusto ad assumere quell’alta funzione.

Tiberio aggiunge nella lettera: neque nunc propere, sed post octo annos capto experimento, compressis seditionibus, compositis bellis triumphalem et bis cosulem noti laboris participem sumi/ che non prematuramente, ma dopo otto anni di prova, in cui aveva represso sedizioni, terminato guerre, meritato il trionfo, e due consolati, Druso veniva assunto a collaboratore di una fatica, a lui già nota – Ibidem 4-

Seiano e Livilla comprendono dalla risposta del senato- che è quella usuale di votare statue per i due principi ed altari agli dei e templi ed archi di trionfo, anche se Silano propone di iniziare a datare l’anno, non dal nome dei consoli ma dalla concessione della tribunicia potestas, mentre Quinto Aterio, da adulatore, vuole che siano incise nella curia in lettere d’oro le deliberazioni senatorie del giorno- che la ratifica senatoria è certa!.

Professore, si pensa, dunque, che dopo questo giorno, inizi la congiura di Seiano, che risulta impostata su due fasi: una di provocazione ed un’altra di reale esecuzione mediante il veneficio.

In tale situazione essendo avvenuta la scelta dell’ adiutor, è probabile che scoppi il diverbio tra i due, che, avendo caratteri forti si scontran, essendo l’uno libero di parola e l’altro, nonostante l’apparenza umile e servile, superbo.

Tacito scrive, facendo il ritratto psicofisico di Seiano:  laborem tolerans, animus audax; sui obtegens, in alios  criminator; iuxta  adulatio et superbia/ ebbe corpo robusto e animo audace; dissimulatore  per sé e diffamatore degli altri, adulatore e contemporaneamente superbo (Annales, IV, 1,3) e rileva qualità pericolose e dannose se usate per la conquista del potere : palam compositus pudor, intus summa adipiscendi libido, eiusque causa modo largitio et luxus, eiusque causa industria ac vigilantia, haud minus noxiae, quotiens parando regno finguntur / apparentemente presenta affettata timidezza ma, nell’intimo è estremamente avido di potere per cui usa fastosa prodigalità, ma più spesso attività e vigilanza, dannose in chi aspira al potere.

Il ritratto di Velleio Patercolo è abbastanza simile a quello tacitiano nel rilevare un corpo resistente alla fatica e un animo pronto ad osare con capacità di ben operare e di dare fiducia ad altri e di dominarsi e di rapportare amabilmente col prossimo, ma anche con la dote di riversare infamie sui vicini, essendo uomo abile ad adulare e contemporaneamente capace di esibirsi in quanto superbo e fanatico, rimanendo, comunque, in apparente riservatezza e compostezza, dato il carattere gioviale e spiritoso, cameratesco di stampo agricolo-militare antico.

Queste qualità di bonomia le dimostra nel preciso ordinamento, rinnovato, del corpus pretoriano in Roma, quando riunisce i milites in un solo campo per addestrarli in modo che essi abbiano spirito di corpo nell’obbedienza ai superiori e nella coscienza della forza da ispirare paura nello scontro con gli altri. Infatti Tacito scrive: ut simul imperia acciperent numeroque,et robore et visu inter se fiducia ipsis in ceteros metus oreretur/affinché ricevessero gli ordini insieme e col numero e con la forza e la vista reciproca ispirassero a sé fiducia e timore agli altri– Annales, IV,2,1-

Seiano si conquista gli animi dei suoi e aumenta il prestigio della prefettura del pretorio, pur adottando una disciplina rigorosa: inrepere paulatim militares animos adeundo, appellando; simul centuriones ac tribunos ipse deligere/ cominciò ad insinuarsi nell’animo dei soldati, avvicinandoli, chiamandoli a nome, e a scegliere personalmente i centurioni e i tribuni -ibidem- Contemporaneamente non si asteneva dal circuire i senatori per ottenere cariche e governi provinciali per i suoi protetti/neque senatorio ambitu abstinebat clientes suos honoribus aut provinciis ornandi -Ibidem-.

Professore, Ponzio Pilato, suo tribuno e cliens, dopo la fine del suo servizio militare, potrebbe essere stato uno considerato da lui adatto a reggere la Iudaea, dopo la prova della cacciata degli ebrei da Roma?-Cfr. Per un bios storico di Ponzio Pilato- ,

Certo per Seiano, dopo la designazione del suo uomo, è uno scherzo avere l’approvazione di Tiberio, che lo asseconda in quanto è facilis et pronus ita ut socium laborum non modo in sermonibus sed apud patres et populum celebraret colique per theatra et fora effigies eius interque principia legionum sineret/ tanto acquiescente da proclamarlo associato alleproprie fatiche non solo in conversazioni private, ma davanti al popolo e al senato – ibidem-.

TIberio, in vista del suo ritiro in Campania, pur avendo designato il figlio, secondo Velleio Patercolo, crede necessario- visto il caratteraccio del figlio e considerata la sua immoderatio politica- affiancargli qualcuno come guida nelle attività o nei mandata, in modo da moderarne l’esuberanza e gli impulsi. Tiberio, anche in questo, segue l’esempio di Augusto che, giovane, si era servito di Statilio Tauro e di Vipsanio Agrippa ed altri in quanto i governanti, avendo grandi affari hanno bisogno di grandi aiutanti/magna negotia magnis adiutoribus egent … facendo così l’interesse dello stato e migliorando la personale formazione / interestque rei publicae quod usu necessarium est, dignitate eminere utilitatemque auctoritate muniri.

Perciò, l’imperatore insiste sulla scelta di Elio Seiano come adiutor  per il figlio, ancora discipulus?!

Velleio Patercolo,- che non conosce i fatti successivi- esaltando la figura di Seiano -già pronto alla congiura– scrive: Ti. Caesar Seianum Aelium, principe equestris ordinis patre natum, materno vero genere clarissimas veteresque et insignes honoribus complexum familias, habentem consulares fratres, consobrinos, avunculum, ipsum vero laboris ac fidei capacissimum, sufficiente etiam vigori animi compage corporis, singularem principalium onerum adiutorem in omnia habuit atque habet, virum severitatis laetissimae, hilaritatis priscae, actu otiosis simillimum, nihil sibi vindicantem eosque adsequentem omnia, semperque infra aliorum aestimationes se metientem, vultu vitaque tranquillum, animo exsomnem/ capace di laboriosità e fiducia, di costituzione del corpo pari al vigore dell’animo, uomo di piacevolissima austerità, di antica affabilità, nell’agire molto simile a chi è estraneo agli affari pubblici, che non pretende nulla per sé e che raggiunge ogni cosa, sempre stimatore di se stesso al di sotto delle sue capacità, nelle valutazioni con gli altri, quieto nel volto e nella vita, infaticabile nell’animo.

Dunque, Tiberio non si svincola da Seiano in questo periodo secondo Cassio Dione , ed associa Seiano a sé,-e qui concorda con Tacito!- come aiutante suo e del figlio, per l’affinità di carattere con lui / ek toon tropoon omoiothtos, e gli concede il rango pretorio/proslaboon tais ge strategikais timais- cosa mai fatta per nessun eques -/ facendolo sumboulon kai upeerethn pros panta!.

Quindi, professore, la scelta di Seiano, fatta da Tiberio per il figlio, ritenuto ancora adulescens, diventa deleteria, perché aumenta il potere del pretoriano, che con Livilla ha pretese, poi, di successione reali, come patronus di Tiberio Gemello ?

Marco, ti preciso che Druso minore ha nomina dal padre e dal senato mentre Seiano ha solo quella del vecchio Tiberio, che  considera adiutor aiutante di campo-  in senso militare, forse- e null’altro, ma risulta equivoco davanti ai militari e al popolo-: l’affermazione di Cassio Dione –sumboulon kai upeerethn pros panta – non è da considerare se non come traduzione greca, molto successiva, di adiutor,  in un ampliamento del significato di consigliere  con referente  di upeeresia  servizio di rematori, in senso universale!-

Per me, comunque , in tale situazione, Tiberio, già non del tutto integro, autorizza la scalata al potere del pretoriano, antagonista opportunista e crea problemi a quel figlio, che vuole aiutare con ministri, bene conoscendo l’arte difficile del goveranre! Comunque, un Tiberio diciamo veramente malato e molto menomato, nonostante la stazza fisica, lo si può vedere effettivamente nell’estate del 36 d.C., quando avviene la destituzione di Ponzio Pilato e viene imprigionato Giulio Erode Agrippa, a Tuscolo, (cfr. Flavio, Ant. Giud. XVIII,185-204) quando dà l’ordine a Macrone -successore di Seiano- che finge di non sentire, convinto di trattare con un rimbambito, che si dimentica facilmente delle cose!

Bene. professore. Abbiamo precisato anche questo aspetto su Tiberio, ora, si affronti la morte del figlio ad opera del pretoriano che, secondo il padre, dovrebbe esserne inizialmente collaboratore nella direzione degli affari pubblici e sua guida!.

Marco, te ne parlo volentieri, ma prima permettimi di fare una questione sul testo di Cassio Dione, che pone accanto alla morte di Druso un racconto di uno strano episodio circa un architetto- che raddrizzò con una tecnica eccezionale il porticus Octaviae, uno degli edifici più grandi di Roma, rinforzando tutto intorno le fondamenta in modo tale che non si spostassero e coprì il resto della struttura con dei pesanti mantelli di lana, imbracandola con delle funi da ogni parte; poi, dopo aver tirato con l’aiuto di molti uomini e con l’utilizzo di argani, lo riporto nella posizione originale (Cfr. Caligola il sublime cit.) e che poi ritornò dall’imperatore (che lo aveva pagato ed onorato per l’ impresa prodigiosa) e gli porse una coppa di vetro, meravigliosa. Andandosene il tekton la fece cadere, di proposito, poi, raccolte le singole parti, con le mani, la riplasmò, come prima, destando lo stupore di tutti, ma non di Tiberio, che ordinò che fosse messo a morte, perché aveva fatto opera di magia, con la ricomposizione!

Perché me ne parla?

Marco, vedo un rapporto tra la dihghsis /narrazione della morte del misterioso architetto e quella di Druso, di Dione Cassio e il racconto del Testimonium Flavianum e della punizione degli ebrei romani per i fatti di Paolina (e Mundo) e di Fulvia (e dei dottori giudaici) in Flavio, quasi un’ analogia, essendo ambedue i testi interpolati e con tratti comuni, sottesi.

Detto questo e precisato che la morte di Druso è in Xiphilino,137,17-140,7 e i fatti, seguenti la morte di Agrippina, in Zonara 2 p. 440,8-441 (p.7 ,11-28D),- due bizantini, il I dell’XI secolo il II del XII – possiamo ora iniziare, Marco, seguendo Cassio Dione e Tacito, che risultano le fonti più autorevoli per una ricerca sulle cause della morte del figlio di Tiberio e del lungo periodo di silenzio ed infine della scoperta, insieme con la congiura, anche del delitto, concertato con la moglie stessa, Livilla, e coi suoi familiari e medici!.

Dall’angolazione di Tacito e Cassio Dione (e di altri ) si può chiaramente vedere, dunque, che la morte di Druso minore avviene nel momento magico del suo Regno, quando a Roma funzionano due poteri legittimi, una diarchia, un padre che ha associato un figlio concedendo la tribunicia potestas, e che, a sua volta, ha l’ausilio- non richiesto – di un esperto, una persona fidata, di famiglia, legatissima ai claudii, dopo la designazione ufficiale alla successione, già avvenuta agli inizi del 20, in concomitanza con la compartecipazione di Seiano, e, poi, a seguito del comune consolato di padre e figlio, con la tacita promessa del ritiro paterno nella zona campana.

Secondo Cassio Dione -ma la notizia è passata al vaglio dei cristiani come già detto!- a Tiberio è capitato qualcosa che lo cambia (forse proprio nel triennio 21-23 o poco dopo la morte del figlio) per cui l’imperatore che era stimato grandemente, ora cominciò a dare adito a perplessità, molto maggiori tanto che risultava menomato o per lo meno non idoneo, come prima, al governo per gli excerptatores, che, tendendo a sovvertire l’ordine/ tarachh kosmou, accostano le notizie tratte da Flavio, Svetonio e Tacito, riportando che quanto avviene sul piano psicofisico di Tiberio, incide tanto da decidere di seguire il consiglio interessato di Seiano di abbandonare Roma per gli otia caprini, in una volontà di vivere senza pensieri, come un pensionato, imperatore emerito.

Cominciamo, dunque, Marco con la descrizione di Cassio Dione – Storia romana, LXVII, 22 , che rileva già la provocazione del pretoriano-, ma mi sembra opportuno prima farti notare che Tiberio, banditi gli attori/istriones, reprime i costumi delle donne incitate alla dissolutezza, concedendo a Seiano il privilegio di aver statue tanto che popolo, senato e consoli stessi cominciano a comportarsi come clientes del pretoriano, che, in assenza dell’imperatore, accentra il potere, nonostante la presenza di Druso Minore, come se fosse l’unico referente in quanto tutti si rivolgono a lui, per questioni pubbliche e non solo private, in quanto senza di lui non si muove foglia a Roma /ouden eti khoris autou toon toioutoon epratteto/senza di lui non si faceva niente.

Questo sembra che accada, quando ancora vive e cogoverna Druso Minore, che naturalmente, stando fisso a Roma, è innervosito dal potere dato dal padre al pretoriano, che è un minister, un servo/uphereths che svolge il servitium/la sua funzione, oltre che cittadina,  anche di guardia specifica del corpo, a lui, erede al trono e alla sua famiglia, e perdi più con eccessivo zelo, cosa che inquieta il giovane, già per natura furioso ed agitato!

Ecco le precise parole di Cassio Dione, che riporta, oltre l’anticipo della fine di Druso, anche l’ alterco tra i due, inesatto circa la colluttazione successiva e il pugno dato!.

Drousos, o pais autou, pharmacoooi diooleto; o gar Seianos epi te thi ischui kai peri tooi acsioomati upermazhsas ta te alla uperogkos hn kai telos kai epi ton Drouson etrapeto kai pote pucs autooi eneteine/Druso figlio di Tiberio, morì per avvelenamento da farmaco; Seiano, infatti, esaltato per il potere e per il rango raggiunto, oltre a dimostrare la sua baldanza in altre occasioni, alla fine si volse anche contro Druso, e, in un’occasione, lo colpì, addirittura, con un pugno.

Secondo Cassio Dione,- che concorda con Tacito- da quel momento il pretoriano cominciò a temere sia Druso che Tiberio, e, pensando che se avesse eliminato il giovane, il vecchio lo avrebbe potuto manovrare con estrema facilità, propinò del veleno a Druso, servendosi dell’aiuto della sua servitù e di sua moglie, che molti chiamano Livilla, altri Livia, di cui Seiano era l’amante/ emoicheuen,!

La colpa, per lo storico,  ricadde su Tiberio perché non abbandonò mai le sue abitudini di vita, né durante la malattia, né al momento della sua morte ed, inoltre, anche perché non concesse a nessun altro di abbandonare le proprie!.

Per lo storico, che legge i fatti dopo decenni, colpevole è Tiberio, un padre imperatore, già malato, che è incerto sul destino dell’impero, già da allora, avendo in mente di porre sul trono non una discendenza giulia al potere, ma il proprio figlio, sul quale nutre qualche dubbio, come esperienza politica, tanto da porgli accanto un altro! La stessa cosa si ripete, dopo oltre 13 anni: l’imperatore a Capri è indeciso sulla scelta tra l’erede giulio, superstite, Gaio Germanico e il figlio di suo figlio, Tiberio Gemello! Svetonio è contraddittorio nel suo parlare perché afferma che Tiberio ha come sospetto Gaio e disprezza il nipote come nato da un adulterio (Svetonio, Tiberio, LXII-ex adulterio conceptum), anche se poi dice che due anni prima della morte, stende un duplice testamento –alterum sua, alterum liberti manu -nominandoli eredi ambedue aequis partibus, costituendoli reciprocamente eredi l’uno dell’altro (ibidem LXXXVI).

Tiberio è uomo molto razionale e scrupoloso nei suoi atti anche se fatalista e mago, analogista, che sa bene che la storia si fa casualmente: i fatti accadano senza intervento di uomini o Dei, che sono tutti condizionati dal fatum!

Lo stesso Flavio (Ant. Giud. XVIII,205-222) – che descrive Tiberio desideroso di determinare razionalmente l’ascesa al potere di Tiberio Gemello, capovolgendo l’ordine di Augusto, col comando ad Evodo di far entrare da lui il nipote, per primo, pur mostrando che il Dio (ebraico! non la Triade capitolina!) annulla la sua scelta! – rileva il fatale andare al colloquio di Caligola, il figlio di Germanico, l’estraneo, il predestinato ad essere il Neos Sebastos/Novus Augustus!. Eppure il vecchio malato imperatore, da nonno innamorato del proprio nipote, aveva pregato gli dei patri di dare un segno per l’elezione del suo successore ed aveva deciso, in cuor suo, che il precettore, all’alba del giorno dopo, senza informarlo della sua recondita intenzione, dovesse introdurre i figli presso di lui: l‘impero sarebbe andato al primo che, il giorno dopo, sarebbe entrato per primo da lui! Tiberio si augurava vivamente di poter trasmettere il potere imperiale al figlio di suo figlio, anche se poneva fiducia nella scelta decisiva divina – ibidem 212-!

L’imperatore malato, vecchio, comunque, accetta il verdetto del fato. anche se prevede da mago, la morte, per ragione di stato, del diletto nipote,  ed ha un colloquio con Caligola, a cui affida caldamente il fratello adottivo,

Da pater  familias confessa che un frater deve  aver pensiero  del frater- avendogli lui, nonno, dato un potere così eccezionale- , che potrebbe essere un muro difensivo per il suo impero, e per la salvezza personale di chi, sublime, è solo nel potere, specie se ha contrari gli dei, che non lasciano impuniti gli atti contrari alla giustizia e contrastanti con essa!

E’ una comunicazione impossibile! E’ un messaggio che non può passare all’ epoca, specie tra Tiberio pastor unico, anhr, del gregge umano – che subito a suo tempo aveva fatto uccidere, appena eletto, l’altro, il giovane Agrippa, di nascosto!- e Caligola, unico pastor, Theos dell’oikoumenh, assoluta legge vivente, che non può aver nessun altro accanto! non per nulla soleva ripetere la farse omerica (Iliade II,204) eis koiranos estoo/uno sia il capo! cfr A. Filipponi, Caligola il sublime, cit. – Il potere assoluto: Caligola Despoths pp 115-123-

Il discorso tra un analogista ed un anomalista (cfr. Peri upsous cit.) seppure di comune cultura, è vuoto, come comunicazione, essendo Gaio Germanico divergente sulla figura di pastor del gregge umano: non un mortale ma un uomo-dio è despoths e kurios della terra e degli uomini, deciso a governare da Alessandria il kosmos romano, in una nuova era saturnia, secondo un progetto sublime, giulio, non claudio!

Quanto detto sulla incertezza di Tiberio è utile alla comprensione generale degli ultimi anni dell‘imperium tiberiano, mentre sull’episodio del pugno/pugs di Druso, si evince un atto di palese tensione e d’ inimicizia tra i due, che, invece, dovevano essere solidali ed uniti nella direzione dello stato: i due, da tempo, erano ostili, anche se affiancati sempre da Tiberio, in quanto diversi per cultura e per formazione, per stirpe e per classe sociale, essendo ambedue smodati per ambizione; Druso poi ha un odio feroce, data anche la superiorità di grado e forse di fisico, per aver intuito la tresca amorosa, alle sue spalle, del pretoriano con la moglie! lo scontro fisico, se avvenuto durante gli ultimi giorni del suo secondo consolato, è ancora, giuridicamente, più grave!

La fonte svetoniana e tacitiana è ancora di più precisa di quella dionea e flaviana, anche se i due storici sono più scheletrici in alcune informazioni, dopo la lunga premessa sulla prefettura del pretorio e sull’azione svolta da Seiano per migliorare il sistema di vita dei pretoriani-dopo l’incendio domato e la possibilità di aver statue dorate nei templi concessa al capo pretoriano!- e circa la presenza nel palazzo imperiale di molti principi oltre a Druso, in età adulta, di nipoti, cioè, non più bambini, pronti per l’ impegno politico: gli storici antonini sembrano seguire il pensiero di Seiano, eques ambizioso, che ha tanti competitori e che “sente” il compito, difficile, di sbarazzarsi di tutti insieme e sceglie di procedere con astuzia e di pazientare nell’organizzare i suoi piani strategici, al momento opportuno con interventi tempestivi. Viene mostrato come primo bersaglio l’uccisione di Druso contro il quale il pretoriano è animato da rancori a causa di un episodio recente: Druso, insofferente del rivale politico, essendo violento per indole, in un diverbio, sorto casualmente fra loro, aveva alzato la mano contro Seiano eques, e, poiché questo gli resisteva, lo aveva colpito in faccia.

L’ episodio, in cui gli storici marcano la resistenza con l’opposizione fisica del pretoriano al suo dominus, è spia di una esplosione rabbiosa improvvisa di una lunga sopportazione da parte di Druso- represso continuamente dal padre!- che reagisce impulsivamente forse a qualche astuta provocazione verbale del pretoriano- abile nel gestire le parole con gesti affabili e scherzosi, secondo il sistema antico cameratesco militare -e alla sua invadenza, mai censurata dall’imperatore, che pur ha potere tirannico su tutti, ma non con Seiano (Annales, IV, 7, 1 )!-

Lo storico, in effetti, scrive che Druso mostra chiaramente insofferenza e rabbia nei confronti del pretoriano, -il cui genetliaco è celebrato nei templi come quello suo e dell’imperatore- di cui si lamenta presso il padre per il comportamento di un uomo, che cerca la popolarità con buoni provvedimenti e rivaleggia nel fasto esteriore con lui, anche coi soldati, da lui conquistati con promesse e con favori reali, convinto che l’imperatore non deve aver bisogno di chiamare un altro, se ha lui come figlio, sano e salvo, che siede accanto, associato nel comando/ querens incolumi filio adiutorem imperii alium vocari – ibidem –

Tacito aggiunge alla lamentela del figlio anche una frase interrogativa, forse pronunciata propria da Druso, che non sopporta nemmeno l’idea di una tale possibilità: quanto mancava ancora perché fosse chiamato addirittura collega/et quantum superesse, ut collega dicatur?!

Druso per Tacito è incauto perché mostra troppo palesemente che Seiano aspira ad essere suo collega (e del padre) e perché non è scaltro nel marcarlo subdolamente e nel denunciarlo all’imperatore pur avendo capito che per il pretoriano erano solo difficili i primi passi per la scalata, e che, una una volta fatti, avrebbe potuto aver propri favoreggiatori e partigiani tra i Claudii, che gli sarebbero corsi a fianco/Primas dominandi spes in arduo: ubi sis ingressus, adesse studia et ministros-ibidem-!

Druso è un vir educato alla parrhsia, alla libertà di parola, mentre Seiano è uomo di astuzia, che media e che trama opportunisticamente nell’oscurità: non c’è mai salvezza per l’incauto aristocratico in una situazione di scontro con un inferiore, astuto ed opportunista!

Druso comprende che Seiano, avendo già a sua disposizione come prefetto i soldati, ha già un suo potere reale militare e che il porre una sua statua nel Teatro di Pompeo significa dare un segno tangibile al popolo della sua avvenuta ascesa, ed, inoltre, che c’è il pericolo che presto, data la promessa di matrimonio tra la figlia di Seiano e Druso, figlio di Claudio, avrebbe avuto comuni dei nipoti nella famiglia dei Drusi/communes illi cum familia drusorum fore nipotes!- ibidem.

Il ragionamento di Druso è il seguente: bisognava obbligare il pretoriano, ora, alla moderazione e ad accontentarsi/precandam post haec modestiam, ut contentus esset -ibidem-.

Tacito-ibidem- infine, svela il segreto: questi e simili discorsi Druso teneva frequentemente e non a pochi, ed anche le sue confidenze segrete erano rivelate dalla moglie infedele/ Neque raro neque ad paucos talia iacebat, et secreta quoque eius corrupta uxore prodebantur!

Quindi, professore, Druso ha molte ragioni per arrivare a dare quello schiaffo o pugno, a Seiano che, per di più sembra reagire? Comunque sia, Tacito sembra oggettivo nel mostrare le mire ambiziose dell’uno e la difesa dell’altro, troppo sicuro della sua superiorità verso la sua guardia del corpo, che ha già tradito la sua fiducia, dimentico dei benefici ricevuti e da lui e dal padre.

Anche Seiano, professore, è uomo ingrato, un miles con la sindrome rancorosa del beneficato, come poi Cherea con Caligola?

L’ingratitudine è una “malattia” chiara in ogni epoca e in ogni contesto sociale: nessuno riconosce il beneficio, tantomeno il beneficato che ha rancore nei confronti di chi è suo palese benefattore di tanto, di quanto si fa l’azione pubblicamente. E’ strano personaggio l’uomo! Quanto migliore l’animale , e perfino il vegetale!

E’ vero, professore, che Tacito ne fa una questione nella morte di Druso, e ne rileva il male, evidenziando la malattia di quanti sono detrattori di Tiberio al fine di una confutazione?

Noi rileviamo che la versione di Tacito non sia diversa da quella di Cassio Dione, che non ritiene credibile che Tiberio sia aitia/ causa della morte del figlio e quindi colpevole perché si comportava così abitualmente e perché aveva, oltre tutto, solo quel figlio, a cui era affezionato e, perciò, punì subito alcuni ed altri in seguito; comunque, in quella occasione entrò in senato e, dopo aver pronunciato l’elogio, che si addiceva al figlio, tornò a casaSt Rom. LVII 22,3-.

Lo storico aggiunge che la sua-di Druso- morte fu causa di morte per molti uomini e tra questi Agrippina e i suoi figli, contro cui (Seiano) aveva aizzato Tiberio, sperando che questo, dopo l’eccidio dei suoi parenti potesse autorizzarlo a sposare Livilla (sua nuora, vedova) da lui amata, ed impossessarsi del potere assoluto, non essendoci più alcun successore diretto legittimo, in quanto Tiberio detestava il giovane nipotino, nato da un adulterio ed inoltre, a causa di Druso, Tiberio inviò in esilio molte persone per ragioni pretestuose.

L’affermazione ultima sul nipotino è inesatta, mentre sembra giusta la tesi di Svetonio che pensa con Tacito e anche con Cassio Dione, che Tiberio ritenga il figlio morto per malattia e intemperanza- cum morbo et intemperantia perisse existimaret– Ibidem LXII-!

Mi sembra strano che solo la fonte giudaica sappia che Tiberio ama svisceratamente il nipote Tiberio Gemello, nato nell’ottobre del 19 forse a Roma dove i coniugi Druso e Livilla svernano, dopo il periodo di governatorato nell’Illiricum, dopo la notizia della morte di Germanico e delle accuse a Gneo Pisone- che oltre tutto passando per l’Illiricum ne ha chiesto l’aiuto – ! Il sacerdote, storico, Giuseppe Flavio ha testimonianza diretta da Erode Agrippa e figli, oltre che da documenti giacenti negli archivi del Tempio, ed è certamente meglio informato!.

Comunque, non è possibile che una donna, del tipo di Livilla, non segua il consiglio fondamentale, per una coniugata, della ex sua suocera e moglie di Tiberio, Giulia maior (Nisi nave plena, traho vectorem!), certamente peggiore di lei, amante di molti uomini, ma abile a soddisfare i suoi piaceri, dopo la sicurezza di essere gravida, rispetto alla parente- certamente considerata stupida vedova innamorata di un solo uomo, se l’avesse conosciuta- !.

Livilla, seppure succube del pretoriano, ha come confidenti e consigliere, a detta di Tiberio, la madre Antonia e la nonna Livia, che conoscono bene le pene inflitte ad una domina, mater familias, coniugata, scoperta, infedele! E’ recente- pochi anni dopo la morte di Druso- il ripudio di Urgulanilla da parte di Claudio, imbecille, che fa esporre la neonata, rifiutata, sulla porta della domus di Plautii! La sorveglianza su Livilla della madre e della nonna è garanzia per Tiberio di legittimità della nascita dei gemelli nell’ottobre del 19d.C., quando è felice, infinitamente felice di essere nonno, grato alla nuora, domina educata ad essere matrona, degna della stirpe, indifferente al fatto di saper cercare e trovare i suoi privati piaceri!

Alla nascita dei gemelli non ci sono contestazioni a Roma né rifiuto da parte di Druso, marito, e di Claudio, pater familias! I rumores sono successivi alla morte del figlio di Tiberio, quando c’è la corte serrata del pretoriano a Livilla- che piange la morte del gemello Germanico quattrenne – comprovata pubblicamente dalla richiesta scritta – già da noi esaminata- all’imperatore del pretoriano, nel 25, tempo in cui è certa la notizia che Tiberio non conosca che Druso veneno interemptum fraude Livillae uxoris atque Seiani- cosa che gli è nota dopo la morte del pretoriano, per cui, esacerbato diventa veramente crudele e non risparmia a nessuno pene e supplizi -Ibidem –

Un vecchio astioso e rognoso come Tiberio non avrebbe risposto con quei termini, che abbiamo già esaminati, ad uno, che aveva seminato nella sua casa, infamandola!

Le donne di casa e Tiberio conoscono bene la lex Iulia de adulteriis coercendis del 17 a. C. di Augusto (Svetonio Augsto, 65,4), per cui solo il pater Familias (Claudio) e il marito Druso possono presentare l’accusa nei due mesi che seguono l’adulterio della donna, poi, anche altri, come testimoni oculari!

Professore, lei mi vuole dire che Seiano, anche se ha spinto all’adulterio la moglie di Druso, non è necessariamente padre dei figli gemelli della donna?!

Si. Marco.

La morale romana è alquanto libera, dopo il fatto dell’ accertata gravidanza ad opera di medici, nei confronti della donna incinta, che vive con le sue assistenti, sotto la sorveglianza della madre o suocera, con rari rapporti col marito, quasi libero dai doveri coniugali , secondo l’etica matrimoniale dell’epoca, dedito ad altri piaceri e con donne e con efebi!.

Perciò, Marco, è vero quello che Tacito riferisce -Annales IV 10,2- che Seiano ha attirato alla scelleratezza con l’adulterio l’infedele Livia/ corrupta ad scelus Livia vinxisse stupro, ma nel periodo successivo alla certificata medica gravidanza della donna nel febbraio del 19 d.C. quando Livilla è ancora in Illiricum !.

Infatti il pretoriano, secondo Tacito, solo nel settembre del 23 pensò che doveva far presto e quindi scelse un veleno, la cui azione lenta somigliasse ad una malattia fortuita. A Druso lo propinò l’eunuco Ligdo a quanto si seppe otto anni dopo/ maturandum ratus dligit venenum quo paulatim inrepente fortuitus morbus adsimilaretur. Id Druso datum per Lygdum spadonem, ut octo post annos cognitum est. ibidem, IV 8,1.

Dunque, professore, per Tacito – che conosce i processi contro Apicata e contro Livilla, e tutti i retroscena dell’avvelenamento e quanto succede nei pochi giorni della malattia di Druso, compresa la presenza continua dell’imperatore non al capezzale del figlio, ma in senato e perfino nel periodo tra la morte e la sepoltura stessa- i senatori partecipano falsamente al dolore per la morte di Druso perché segretamente godevano che rifiorisse la casa di Germanico!. Essi, per lo storico, vedono il vecchio imperatore, aristocratico, come colui che consolando loro in lacrime ha un virile conforto nell’amministrazione statale, proprio mentre commisera l’estrema vecchiezza dell’Augusta, l’età ancora inesperta dei nipoti e la propria già declinante. Essi godono che l’imperatore, che ha come unico sollievo nella presente sventura i figliuoli di Germanico, da lui introdotti in senato come eredi, raccomandati in quanto pronipoti di Augusto e discendenti da nobilissimi avi!.

Marco, sembra che Tiberio dopo la morte del figlio instauri un clima di terrore con l’imporre la lex maiestaitis, regolata direttamente da lui. e non dal senato. Tacito conosce anche il funerale estremamente solenne per la pompa di immagini -come quello di Germanico e forse anche di più- perché si vedevano quella di Enea, progenitore della gente Giulia, di tutti i re albani e di Romolo, il fondatore della città e poi la nobiltà sabina ed Atto Clauso e tutte le effigie dei claudii, in lungo corteo! – Ibidem 9- Inoltre il fatto che celebra Atto Clauso sabino stabilitosi a Roma nel 504 con molti clienti ,- già in Livio Ab urbe condita,II,16 e in Svetonio, Tiberio 1-, personaggio accertato dagli studi del nipote Claudio, che in Tyrrenika, lo ritiene antenato,- è indice di una volontà encomiastica della gens claudia, ora messa in congiunzione con quella giulia!.

Lo stesso Cassio Dione- la cui fonte dovrebbe essere Tacito- ne prende atto quando parla della morte di Gaio Lutorio Prisco, un ippeus ge mega epi poihsei phronoon kai epitaphion epi toooi Germanicooi epiphanh suggrapsas /un cavaliere che era fiero della sua arte poetica e che aveva scritto un insigne epitafio in onore di Germanico -St. Rom. LVII,20,3 – facendo anche un buon profitto. Costui avendo scritto anche su Druso e la sua morte fu processato e condannato e questo suscita lo sdegno di Tiberio, non per il fatto della condanna, ma per la procedura della sentenza, e perciò impose il decreto che un uomo condannato a morte dal senato, non potesse essere mandato a morte prima di dieci giorni…in modo che l’imperatore, anche se assente, potesse sapere le decisioni dei senatori, prima che venissero applicate e potesse così confermarle.

Tiberio rivendica a sé prima di partire, il diritto di conoscere i fatti prima di una emissione definitiva di condanna. Si sa da Tacito che l’imperatore è cauto nelle sentenze e solo, dopo accertata colpevolezza dell’imputato, emette verdetto e perciò le condanne per lesa maestà, volute dal senato, sono applicazioni frettolose da legittimare-. Ann. III,50, 4 e 51,2. -. Infatti lo storico afferma che Tiberio rimprovera il senato secondo il suo consueto ambiguo comportamento, esaltando lo zelo di coloro che punivano severamente gli insulti anche lievi, fatti all’imperatore, deplorando, comunque, un castigo così precipitoso per un delitto soltanto di parole.

Tacito e Dione sembrano seguire fonti diverse nel discolpare Tiberio che, pur mirando a trattenere il senato nelle sue condanne, nel caso suo personale, non prende una decisione circa la tortura dl coppiere e sulla ricerca dell’istigatore del crimine, in quanto, convinto che il figlio sia morto per malattia e per intemperanza! Sappi, Marco, che, andato in Campania e poi stanziatosi a Capri, l’imperatore non ha più una comunicazione diretta di quanto accada a Roma, prima limitata e poi impedita ed infine annullata dal pretoriano. Comunque, i due scrittori sono convinti che Tiberio non può offrire di sua mano il veleno al figlio, senza ascoltarlo ed senza dargli il modo di pentirsi/inaudito filio exitium offerret idque sua manu e nullo ad paenitendum regressu-.

E’ noto che Tiberio è abituato ad agire non frettolosamente ma pacatamente e col figlio è certamente più cauto in quanto mai ha commesso infamia (Ibidem, 11,1).

Professore, la figura di Tiberio, dopo Caligola, già sotto Claudio e Nerone e ancora di più sotto i Flavi, subisce un trattamento spietato di condanna, perché la sua reazione fu, dopo otto anni dal delitto, così drastica contro i senatori e tanto crudele da inaugurare a Roma un lungo periodo di processi e stragi, tanto da aumentare l’odio popolare contro l’imperatore assente, che, non essendo uomo generoso e liberale – se non in occasione di una grave crisi finanziaria, cui ordina per mezzo dei senatori di obbligare i banchieri di investire in beni stabili un terzo dei loro capitali e ai debitori di rimborsare subito un eguale percentuale di loro debiti- Svetonio Tiberio, XLVIII- cfr. A. Petrucci, Mensam exercere. Studi sull’impresa finanziaria romana, Jovine 1991 -.

Si sa che Tiberio ai legionari non diede niente, ma solo ai pretoriani, che non avevano tradito con Seiano, assegnò 1000 denari a testa e alle truppe di Siria (non si conosce se la concessione fu estesa anche a quelle di Iudaea!) alcuni premi per non aver posto l’ immagine di Seiano fra le insegne (nullam Seiani imaginem inter signa coluisset).

Coi militari in genere, specie coi veterani Tiberio è duro e non concede il congedo, anzi stimava che diventando vecchi sarebbero stati posti in congedo dalla morte, cercando di ottenere vantaggio dalle loro morti stesse.– ibidem-.

Tacito, inoltre, tende a mostrare Seiano come il factotum di Tiberio, sovrano non generoso coi milites, ma che ha eccessiva indulgenza nei suoi confronti del pretoriano tanto da permettergli nefandezze di ogni genere /ex nimia caritate in eum Caesaris- ibidem

lo storico riporta anche i pettegolezzi del popolo sulla morte dei dominatori in modo non sempre giusto- atrociore semper fama erga dominantium exitus -Annales, IV 11,2. ritenendo che la prosperità di Seiano e la sua stessa caduta furono parimenti funeste per lo stato Romano a causa dell’ira degli dei/ deum ira in rem romanam cuius peri exitio viguit céciditque (Annales, IV,1), in una condanna e dell’imperatore e del suo ministro.

Tacito, pur conoscendo lo svolgersi della scelleratezza rivelata tramite il processo di Apicata e dell’eunuco e del medico / ordo alioqui sceleris per Apicatam Seiani proditus, tormentis Eudemi ac Lygdi patefectus est, afferma che nessun storico è tanto ostile a Tiberio da attribuirgli la macchinazione delittuosa, anche se ricercavano ed ingrandivano tutte le altre sue colpe / neque quisquam scriptor tam infensus estitit, ut Tiberio obiectaret, cum omnia alia conquirerent intenderentque- ibidem,2.

Lo storico, allora, conclude: Quanto a me sono stato indotto a tramandare questa diceria e a dimostrarla infondata per respingere con un esempio perspicuo le falsi voci e per chiedere a coloro nelle cui mani verrà questa mia fatica che non antepongano notizie incredibili avidamente accolte, a quelle vere e non alterate per la smania di destare meraviglia / avide accepta veris neque in miraculum corruptis antehabeant – ibidem,11,3-.

Tacito aggiunge che Seiano, visti impuniti gli uccisori di Druso, considerato debole il rimpianto del morto da parte pubblica, imbaldanzito dai misfatti, si mise ad escogitare il modo di togliere di mezzo i figli di Germanico, che indubbiamente ora erano successori imperiali, Ibidem, 12, 2.

Professore, lasciamo stare la tragedia dei figli di Agrippina e della stessa donna, di cui ho letto ogni cosa in Caligola il sublime e i piani di Seiano portati a termine successivamente dal pretoriano e valutiamo Seiano o politikos/vir civilis e il suo tentativo di regnare.

Perciò, dobbiamo solo concludere circa la morte di Druso minore, -un figlio amato dal padre che, però, ne causa la morte, forse per proteggerlo e per aiutarlo nella successione, essendo molti i concorrenti giuli, che avevano diritti maggiori, perché figli di Germanico, il destinato da Augusto a formare una dinastia imperiale in Roma-!. Tiberio il mago non prevede la morte del figlio per opera di Seiano, il fedele pretoriano, l’infido amante di Livilla, il perfido massacratore degli ebrei, il suo adiutor confidente, destinato a risultare il meno affidabile tra gli opportunisti ed avidi ministeriales, compreso quel prefetto di Iudaea, Ponzio Pilato, capace di condannare a morte un nabi taumaturgo, di professione tekton, divenuto maran aramaico di un Regno dei Cieli/ Malkut ha shamaim, in quanto eletto da Artabano, re dei re, poi punito da Lucio Vitellio!.

Professore, per me, ingegnere dilettante di Storia, la tragedia di Druso non è opera di un tradimento di un eques, opportunista che, col favore ambiguo di Tiberio, domina in Roma per 16 anni coi suoi devoti pretoriani e con Giulia Livilla, essendo patronus del gemello superstite, suo tutore, venerato come Deus/ theos, specie, dopo lo spontaneo ritiro caprino dell’imperatore, avendo assoggettato senato e popolo!.

Seiano è un alter Augustus, che ha come modello non Tiberio, imperatore di transizione, ma Ottaviano giovane che, dopo la vittoria di Azio, col ratto di Livia, si nobilita oltre la stessa gens divina Iulia adottiva, e crea il Principato! Il pretoriano, come minister adiutor, fa la sua guerra personale contro i Giulii, seguendo apparentemente Tiberio, ma in effetti annientando la famiglia di Germanico- anche Caligola doveva morire!- desideroso di fondare con l’amata Livilla un nuovo principato, una dinastia Giulio-Elia, in un momento in cui ancora lo stato repubblicano non è del tutto morto!

Bravo, Marco. Così leggi tu! ma…. è questa la mia reale lezione storica? Non è Caligola, il vero riformatore del principato augusteo, il neos sebastos, la legge vivente dell’impero, il sublime figlio, superstite, di Germanico, secondo la volontà della triade capitolina, destinato al dominio universale/catholikos, l’uomo-dio, predestinato a riportare sulla terra l’era saturnia?