Io sono qui, di nuovo, in ascolto!

Sei tornato, Mattia…dopo aver studiato!? dopo quasi un mese! Dimmi cosa vuoi sapere oggi, esattamente?

Ho letto attentamente, e riletto Gesù Christos, ho meditato sulle domande di Voltaire, un illuminista di eccezionale  valore, ateo, e sulle tue risposte,  puntuali e precise storicamente e politicamente,  in  relazione alla guerra giudaico-romana.

Sono orgoglioso di aver un nonno bravo, come te. Vorrei conoscere  per prima cosa  le fasi di una guerra durata 200 anni! Una guerra più lunga di quella punica  265/4- 146/5 a.C.!

Certo, Mattia,  è la guerra più lunga sostenuta dai romani: essa, secondo la mia ripartizione,  è in  tre fasi:

I. Asmonea; II. Erodia; III. Antonina.

Esaminiamole, nonno, come si fa con le guerre puniche  divise in I (265/4 a.C. -201);  in II (219 a.C.-201) ; in III  (149 a.C.-146/5)!. Dunque , parlami della Prima.

Mattia, questa  è caratterizzata dalla presenza della dinastia Asmonea, che governa sulla Giudea per circa 120 anni (e  che  termina con la fine di Antigono nel 36 a.C.),  dopo che ha avuto rapporti di alleanza con Roma, fino alla morte della Regina  Salome Alessandra nel 67 a.C.. a seguito della discordia tra i suoi due figli,  il maggiore, Hyrcano imbelle re e  sommo sacerdote,  e il minore Aristòbulo II, uomo di grande valore, schierati rispettivamente coi Romani e coi Parthi.

Questa fase ha due episodi centrali, che si concludono  con due assedi e due  prese di Gerusalemme,  una nel 63 a.C. ad opera di  Gneo Cornelio Pompeo ed una nel 37 a.C. ad opera di  Giulio Erode sostenuto dal triumviro  Marco Antonio, che gli invia  in aiuto legioni comandate dal legatus  Gaio Sosio, governatore di Siria.

Forse è bene che mi tratti  un po’ della prima presa di Gerusalemme e poi della seconda, in modo da orientarmi nella storia giudaica!. Mattia,  ho trattato il problema da varie angolazioni  e, perciò, ti do le risultanze del lavoro  fatto,  che sono  in Giudaismo romano I e in Vita/Bios di  Giulio Erode, il Filelleno  e  di suo padre Antipatro, opera inedita, in 10 libri –  compresa la traduzione di Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche XIV, XV, XVI, XVII ) leggibile in www.angelofilipponi.com

Pompeo, vincitore della Guerra contro i Pirati e poi di quella contro Mitridate,  già esautorato dal  senato  nel suo mandato, ma ancora attivo per la sistemazione della Siria, annessa all’impero romano, riceve a Damasco  le legazioni dei due fratelli e  favorisce Hyrcano per cui Aristòbulo, aiutato dalla pars  aramaica,  si richiude in Gerusalemme.   Pompeo l’assedia, sostenendo i diritti al regno di Hyrcano, protetto militarmente anche  dal padre di Erode, e la conquista,  determinando  negli ebrei filoparthici uno stato di dolore e di prostrazione,  definito abominio della desolazione (Daniele, 12, 1-13) . Dopo 25 anni la città di nuovo è presa  e si ritrova  nella stessa situazione politica,  ma, in un contesto del tutto cambiato. I romani con  i socii giudaici, ellenizzati e romanizzati,  reprimono una sommossa e  ricacciano i parthi invasori,  sconfiggendo i giudei aramaici, partigiani,  che difendono  la loro terra e la tradizione patria, avendo  vincoli di parentela,  stessa lingua e comune  purezza di religione coi Parthi. Era accaduto, infatti, Mattia,  che, dopo la sconfitta del triumviro  Licinio  Crasso nel  53 a.C, a Carre,  i parthi, baldanzosi per la vittoria, avevano iniziato  una continua penetrazione nell’ area romana di confine sull’Eufrate, già sistemata da Pompeo, e seguitando nell’invasione, erano avanzati, destabilizzando tutta l’Asia Minore ,  fino alla conquista di  Siria, di  Celesiria e di  Giudea, in una volontà di  affacciarsi al Mediterraneo, nell’anno 40 a.C. . Il re de re, Orode, aveva inviato tre contingenti militari,  comandati da un disertore romano  Quinto Lentulo, da un satrapo Barzafarne e da suo figlio Pacoro, per compiere l’impresa di riconquista territoriale.

Nonno, oltre alla guerra tra parthi e romani c’è , dunque, una guerra civile giudaica?

Certo,  Mattia.  I giudei sono divisi in due partes:  i giudei aramaici che seguono il loro re  asmoneo, reinsediato sul trono avito, Antigono, figlio di Aristòbulo, sostenuto da Esseni e Farisei e dal popolo tutto, e i giudei ellenizzati, sadducei ed Hyrcano,  protetti dalle milizie dei romanizzati  figli di Antipatro, Fasael ed Erode, loro avversari.

Che succede?

I romani, coordinati da triumviro Antonio, vincitore a Filippi sui cesaricidi, divenuto  signore dell’Oriente -rispetto al cognato Ottaviano, dominatore dell’ Occidente, che ha inglobato le forze dell’altro Triumviro, Marco Lepido, esautorato- vincono la guerra grazie al  legatus  Ventidio Basso, che  riporta una definitiva vittoria sui Parthi a Gindaro  e  che viene  rinviato a Roma per il trionfo dal suo dux, che nomina  Sosio,  suo sostituto, incaricato di assediare Gerusalemme e di uccidere l’asmoneo Antigono, per dare il regno ad Erode, che  guerreggia contro i suoi personali nemici e si sposa con la nipote di Hyrcano,  Mariamne, in modo da legittimare il  trono, pur  illegittimo  in quanto  privato civis ed  odioso agli aramaici, avuto, comunque,  a Roma,  con decreto del senato, nominalmente, nel  40 a. C..

Dunque , nonno,  devo pensare che, fatta questa spiegazione,  ora inizi la fase erodia?

Certo. Mattia.

Questa fase  è lunga  e va dal 36 a C. al 102 d.C, morte di  Giulio Erode Agrippa II, un pronipote di Erode il Grande:  io l’ho divisa in tre momenti.

1. Quello del  regno di  Giulio Erode (36a.C-4 a.C)  comprendente anche il periodo dell’ etnarchia di Archelao, suo figlio,  durata fino al 6 d.C. quando si costituisce  la sottoprovincia di Iudaea con un prefetto,  Coponio, dipendente dall‘epitropos/governatore  di Siria   Sulpicio Quirinio e si mantengono le tetrarchie degli altri erodiani  (Giulio Erode Antipa 4a.C / 39d.C;   Giulio Erode Filippo 4 a.C./34 d.C. e di Salome  4- 10  d.C.,  possesso  in seguito di Livia e di Tiberio), che vengono riunite  come unico regno, concesso  prima da Caligola e poi da Claudio,  ad  Giulio Erode Agrippa I – dopo il ritorno a  Roma di Ponzio Pilato, ultimo e quinto prefetto di Iudaea e l’esautorazione caligoliana di  Giulio Erode Antipa,  a seguito dell’ impresa messianica di Jehoshua  e della nuova campagna antiparthica, vittoriosa, di Lucio Vitellio del 35-36 d.C.;

2. Quello,  iniziato con Gaio Germanico Caligola  e la sua nuova politica  di  Sovrano  e  con la sua proclamazione a Dio – come unico   re universale ed  unico Dio nel mondo romano,  ucciso da una congiura dopo l’eccidio  ebraico  di Alessandria – comprendente il nuovo statuto giudaico con nuovi prefetti, sottoposti a quello di Siria, dopo l’editto di Alessandria di Claudio, che proibisce il proselitismo, in quanto ogni popolo deve avere la  sua religione e deve rispettare quella altrui, poiché  fanno parte di un solo imperium! Questo periodo è contrassegnato dall’invio in Giudea di una serie di prefetti giudaici,  corrotti ed inflessibili,  come provocatori così da  spingere il popolo aramaico  alla rivoluzione, essendo chiaro il disegno  senatorio ed imperiale di estirpare il cancro giudaico e di dispenderlo nei regni vicini di Parthia, di Arabia e di India: è noto che il pio ebreo  non può sopportare di venerare un uomo-Dio  e che preferisce la morte in quanto  recita Shema  Israel, Adonai  elohenu, Adonai Echad/ Ascolta Israele, il Signore è il mio signore; il Signore è unico!  tre volte al giorno, come professione di fede,  e si sente popolo prediletto, avendo da secoli  un patto eterno col suo Dio, suo esclusivo Pater.

3.  Quello della guerra giudaico-romana  dal 66-al 73  d.C., epoca in cui si verificano da una parte  la  fine  della famiglia giulio- claudia, e da un’altra  l’avvento al trono della domus Flavia, dopo l’anno terribile dl 69, dei tre imperatori Galba, Otone e Vitellio, a seguito della vittoria  di Vespasiano di Bedriaco  e del suo arrivo  a Roma, osannato nel suo trionfo  come soothr /salvatore,  che restituisce ai romani la pace /pax e la giustizia /iustitia, mentre suo figlio Tito conquista Gerusalemme e distrugge il Tempio, simbolo del rapporto tra JHWH e l’ebreo, e i suoi legati  annientano le ultime resistenze aramaiche a Macheronte e a  Masada 73 d.C.  Il mondo giudaico aramaico, annientato  militarmente  vive  durante il regno flavio (69-96 d.C.) senza  il Tempio e senza i maestri esseni, massacrati dalla decima legione, nel silenzio, raccolti  da rabbi farisaici,  intorno alle sinagoghe, unico punto di preghiera, preparando e perfezionando un sistema di guerriglia antiromano  quasi pronto al momento del cambio di dinastia imperiale  di  Cocceio Nerva, a seguito della uccisione di Domiziano 96 d.C.  e del diverso comportamento tenuto dai giudei ellenisti e dei  discendenti di Erode, che collaborano col regime come anche lo storico  Giuseppe Flavio, nonostante la distruzione romana del Tempio e la rovina dell’ economia, del commercio e della finanza  giudaico-mediterranea. Di questo ho scritto  a lungo   per i miei alunni  Cfr. Vespasiano e il regno, Cenide e Vespasiano e Apollonio di Tiana e Gesù di Nazareth in www.angelofilipponi.com

Nonno, ritengo che i tuoi ex alunni, uomini maturi o anziani, abbiano  avuto tempo  di leggere e di studiare prima di seguire il tuo pensiero storico, politico e religioso. Io, ragazzo, mi sento inadeguato a sostenere il peso di tanti anni di ricerca e sono preoccupato dalle pagine da esaminare  e dalla mia impreparazione. Troppi sono i dati  storici  sul rapporto tra la famiglia erodia  coinvolta,  ancora nell’amministrazione pubblica flavia,   in quanto estranea alla rivolta  aramaica antiro. na!

Mattia, ti capisco!  non ti devi preoccupare! tu serenamente  fai quel che puoi;  a me basta qualsiasi cosa tu faccia! hai sempre  fatto tanto!   Sono comprensivo e mi va bene tutto quel che puoi fare !

Povero nonno, è contento anche  se non è compreso! per lui niente è  male! Chi lo ha capito!? Proprio per questo mi sto impegnando a capire! Seguita  pure, Nonno!

Mattia   se vieni con  questo  stato di animo, in serenità,  sono contento, altrimenti soffro a  vederti soffrire :  è meglio  allora che io non racconti . tu devi restare sereno, come sempre sei stato, bonariamente sorridente sulla deficienza delle mie ricerche!. Questo è il mio desiderio! Quando vorrai, se vorrai,  riprenderemo, se campo, il nostro colloquio!

Nonno, io sono sereno! Sto  bene ad ascoltare! So bene che non posso imparare quanto tu  hai capito nel corso di mezzo secolo! Seguita!. Io ascolto.

Dunque, Mattia, nel momento flavio  si rileva tra l’altro  un distacco tra aramaici antiromani e i banchieri  di Alessandria  giudaici, ancora   fiduciosi nella famiglia regnante, presso i quali già convivono anche i Christianoi, antiocheni,  che, tramite un lavoro simbolico allegorico  cominciano a creare  la figura  letteraria di Gesù  mutata in  quella di un maestro, buono  che manda messaggi di mediazione tra l’imperium e l’ebraismo,  in un invito alla caritas e all’amore per il prossimo, in una acquisizione lenta della cultura ellenistica stoico- platonica e poi neoplatonica, sulla base di Filone alessandrino e di Paolo.

Nonno, nel periodo, in cui scrive  Giuseppe Flavio (70-96) avviene dunque,  questo cambiamento di figura, quando gli ebrei non hanno più il culto del Tempio , il punto di incontro  di tutta l’etnia giudaica   privata del suo simbolo materiale?

Si. Mattia. Nei 27 anni di regno flavio c’è  una grave frattura  tra i vinti aramaici- necessariamente ripudiati come fratelli  agricoltori, barbarici- e i giudei della diaspora, commercianti, ellenizzati e ricchi, che considerano  Roma come possibile salvezza, essendo cives di una comune patria,  e seguono  l’esempio dei loro re erodiani  e quel che rimane della cultura sadducea  templare, rievocata in Antichità giudaiche, espressione della loro stessa Romanitas!.  

Comunque, Nonno, forse  ora capisco il motivo per cui  pochi hanno seguito  la tua ricerca.

Cosa, Mattia, ti ha fatto capire le ragioni del fallimento del mio lavoro?

Il cambiamento di figura di Jehoshua in Iesous, avvenuto nell’ambiente romano tra i giudei superstiti costretti a vedere e ad osannare il trionfo della casata Flavia  sui loro congiunti famigliari! Mattia, tu vuoi dire che non è esplicitamente narrata  dallo storico ebraico, traditore e ormai legato al suo padrone vittorioso,  la testimonianza dei fatti, ma è  mostrata solo la necessità dell’accettazione della sconfitta  come evento  accaduto di una Iudaea capta, già scritta nella oikonomia  divina, secondo la provvidenza del loro Dio,  Padre?.

Non so spiegarmelo in altro modo, Nonno,  per quello  che ho letto sul tuo pensiero, specie circa il Padre nostro del Vangelo di   Matteo, e neanche capisco quanto ora mi vuoi dire come spiegazione del cambiamento. So solo che per capirti ci vuole molto studio e  bisogna  faticare, mentre  oggi tutti vogliono in breve il succo della verità, senza porsi problemi,  e desiderano parlare e dire il proprio parere, anche in pubblico, senza documentarsi. Forse per questo, Nonno,  hai ricevuto critiche, come se tu fossi uno che parla, al pari degli altri,  come se tu non operassi come uno scienziato che dà risultanze, in un certo senso,  verificate,  prima di dare un giudizio, su cui di solito ti astieni–  sulla base di prove addotte, storiche, pratiche!

Nonno,  mi commuovi con questa tua difesa di ragazzo serio, propria di un nipote affettuoso! Quindi, mi vuoi dire che hai bisogno, comunque, di ulteriore tempo per studiare  e seguire le mie indicazioni circa il mio messaggio nuovo sul cristianesimo?

Certo, nonno, non ho ancora possibilità effettive di valutare, essendo all’inizio del lavoro, ed ho detto cose di cui non so neanche il giusto valore, avendo  parlato alla buona, in modo provvisorio, condizionato dalla tua stessa impostazione.

Bravo Mattia!.  Buon sangue non mente! Mattia, io ho intenzione di lavorare con te sulla fase erodia, impostando tre lezioni, e  di fare due lezioni tecniche sulla fase successiva antonina, in modo da mostrarti come la comunità  aramaica, da una parte,  vada verso la rovina totale  e come quella giudaico -ellenistica  sia progressivamente  coinvolta, mentre la pars giudaico- cristiana, distaccatasi dalla radice ebraica,  non subisce  punizione imperiale  e può autonomamente crescere e svilupparsi, come piantina  in sedi periferiche,  secondo un proprio   culto, su una base ritenuta apostolica,  intorno al suo clero, dividendosi in tanti rivoli e sette, incontrollate,  durante il ventennio  di peste antonina, censite, poi,   dall’autorità  romana, sotto Caracalla, che dà la civitas/la cittadinanza ad ogni cittadino nel 212. d.C.

Nonno, comprendo che ancora ho  tante cose da imparare!

Certo Mattia, la fine della comunità di Gerusalemme nel 135 segna, da una parte, la conclusione definitiva di  un regno celeste ebraico (Cfr. Giustino, I Apologia, 11,1-2), tramontata,  e,  da un’ altra, l’inizio di una  setta religiosa gerosolomitana con una gerarchia cristiana del  tutto nuova,  basilare per la storia del futuro  cristianesimo ellenistico  greco, basato sulla pazzia del Cristo Crocifisso,( cfr  Crucis ofla),   a cui è assegnato il secondo posto dopo Dio padre e che,  secondo Giustino (ibidem,13,4)  ha come sedi prima Antiochia ed Alessandria  e poi successivamente Roma  e Costantinopoli, su una base millantata apostolica,  che recuperano la figura di Giacomo  /Jakob/Iakobos, fratello del signore, per secoli celata dalla  chiesa cattolica, timorosa di infirmare il principio  della  verginità di Maria/Mariamne, conclamato ad  Efeso nel 431! Siamo, comunque,   in altre  epoche, dopo la fase antonina, di cui ancora ti devo parlare.

Dimmi, Nonno, io ascolto.

Mattia, la III fase antonina succede a quella  erodia  e comprende anche la  parte  iniziale del regno  antonino,  fino al 136d-C.  che, però,  si dilunga  anche dopo  Adriano (117-138), sotto Antonino il Pio (138-161) ,  Marco  Aurelio (161-180) e Lucio Vero (161-169)  e Commodo (180-192) , anche  quando  la comunità  aramaica è stata  distrutta ed annientata, pur se  sopravvive in  piccole isole in Parthia, in Arabia e in India e ha qualche rigurgito in zone etiopiche.

Dunque, nonno, sotto  Traiano ed Adriano si riaccendono due focolai  aramaici che  esplodono in momenti difficili per l’impero romano impegnato militarmente ancora nella guerra contro  Parthi?

Si, Mattia. Ci sono due guerre  una,  detta dii Kitos, scoppiata nel 116 e protrattasi per tutto il 117 e repressa  a stento, in un decennio,  da Adriano che, poi, deve affrontare una nuova rivoluzione, che ha il suo epicentro nella zona giudaica  con altri centri di rivolta in Africa,  detta III guerra giudaica. Sono   due vampate dell’integralismo aramaico antiromano, esplosioni di un malcontento giudaico generale contro il sistema  imperiale  filantropico, paternalistico e  sostanzialmente  pacifico e giusto,  da parte di corpuscoli apparentemente insignificanti nel corpus orientale romano, linguisticamente e culturalmente unificato- in cui ogni religione ha una sua  autonomia di espressione,  in un clima  politeistico conciliante e remissivo, dove spicca  la  II guerra giudaica considerata  come un tradimento degli ideali antonini,  tesi   alla  fratellanza  e al rispetto delle  pur diverse etnie dell’impero  e ritenuta la III come inguaribile ferocia barbarica da stroncare  definitivamente perché indegna  della comunione koinonia  con  gli altri popoli romanizzati ed ellenizzati-. In questa fase la figura  di Jehoshua, ancora alonata dagli aramaici, non è più significativa ed neanche più da avvicinare a  quella di un Iesous e da discostare da quelle  dei suoi rappresentanti, successori di Jakobos,  che scompaiano, a detta di Eusebio, storico cristiano di epoca costantiniana Cfr. Lo storico Cristiano in www.angelofilipponi.com

Quindi, nonno, per orientarmi, dovrò seguire più lezioni anche su questa ultima fase ?

Certo, Mattia,  dovrai documentarti a lungo e leggere  miei scritti specie  su Frontone e  gli antoniniMarco Aurelio e  la sua famiglia, Il crocifisso nel  graffito del  Palatino ed altri  se vuoi cercare un preciso orientamento nel clima repressivo antonino.  Comunque, ora ti mostro gli argomenti, in cui ho diviso  la fase antonina  per come ho spiegato in Jehoshua o Iesous? (cit.) e   in Giudaismo romano II (cit.). Mattia, in una lezione dovrò  mostrarti come  e perché i giudei aramaici, dopo 43 anni, riprendono le ostilità approfittando  della  delicata situazione, in cui versa l’imperatore Traiano che, insistendo nelle sue campagne militari, nel suo espansionismo,  ha iniziato l’invasione  del territorio di Parhia, dopo l’annessione del  regno nabateo  e dopo la proclamazione del mediterraneo  Mare nostrum, perché abitato da popolazioni occidentali latine e orientali  ellenizzate  secondo il bilinguismo imposto da Roma.  Traiano, vinti i parthi,  conquistata anche  Ctesifonte, la capitale, coi  suoi legati Quieto ed Adriano si impaluda  negli acquitrini della Bassa Mesopotamia sul delta, alla  congiunzione del corso dei  due fiumi, Tigri ed Eufrate, proprio mentre inizia la reazione parthica nazionalistica, che ha il supporto dei battellieri correligionari filiparthici giudaici, ora traditori, che rifiutano di far risalire i milites  pur vincitori, abbandonati al loro destino, alla merce di nemici,  che iniziano la loro controffensiva  militare antiromana.

Essendo già l’imperatore malato e ritornato in Cilicia a  Selinunte, dove muore (cfr Filopappo), i  due legati penano a tornare indietro e a riportare le truppe ad Antiochia, essendo continui gli attacchi della  cavalleria catafratta e degli arcieri, che pur evitano la battaglia campale.  La notizia  della disfatta  di Traiano, si diffonde tanto che esplodono due ribellioni, una  a Cipro e una a Cirene contro i governatori e si commettono massacri  indicibili ed atti di ferocia da parte di Giudei  vergognosi, sia nell’isola dove sono trucidati  tutti gli abitanti pagani,  che nella città africana, dove la popolazione greca è annientata, data la supremazia etnica ebraica.

Adriano, divenuto imperatore,   impiega molto tempo per repressione  e per il ripristino dell’ordine con la sostituzione delle popolazioni sterminate,  al cui posto viene reinserito solo l’elemento greco  e nell’isola  e nella città africana, dopo la deportazione  in sperdute lande scitiche   i ciprioti superstiti  aramaici  e i loro  sostenitori  giudaico-greco-ellenistici, mentre quelli cirenaici vengono dispersi  tra le tribù africane oltre la  Nubia,. In tale clima antigiudaica indifferenziato, Adriano  con un editto vieta la pratica della circoncisione come barbarica usanza, ancora radicata  nel territorio giudaico, dove impone alla decima legione  di innalzare  nel suolo sacro  del Tempio  distrutto la costruzione di un complesso templare, dedicato  alla  triade capitolina,(Zeus, Hera ed Athena) e nell’area  delle rovine di Gerusalemme  iniziare i lavori per un nuova città,   quella della  colonia  Aelia Capitolina.

Divampa subito una rivolta  contro  i milites del governatore  Rufo, incapace di reprimere la guerriglia  alimentata dalla predicazione di Rab Aqiva  e  Rab Yohakanan ben Tomatha ,che sono in disaccordo circa la venuta del nuovo Messia, nella figura di Shimon bar Kokhba, che, insediato in Herodion,  sua roccaforte, riporta  vittorie, facendo incursioni ed attacchi  mediante la  consueta strategia zelotica  di  guerriglia  desertica  ed è  acclamato dal primo profeta  come Messia  figlio delle stelle/ Bar kokkeva. La rivolta dura quasi tre anni 132-135, nonostante i  feroci  contrasti sull’elezione del  Messia e la sfiducia farisaica, – di cui è rimasta una  frase rivolta contro  il pur santo e giusto, vecchio  elettore:   l‘erba crescerà sulla tua faccia prima  che giunga il messia!-   e   le alterne vicende dei combattimenti  fino alla  fine del  133: la sostituzione del governatore con  Giulio Sesto  Severo, celebrato vincitore dei britanni,  determina  la conclusione  dell’impresa di Shimon, imbaldanzito dai primi successi, desideroso di essere l’unico celebrato Messia, tanto da punire  quelli che ancora esaltavano Jehoshua, a detta di Giustino, e da  farli uccidere se non esecravano e maledivano il suo nome,  pur essendo  suoi seguaci  fedeli, poi sterminati anche loro  dai romani, che, infine, rinchiudono il ribelle a Bethania oltre il Giordano  (forse  Bethar, oggi Kirbet al Yakud)   dove il capo giudaico  trova la morte, combattendo.

Allora  Rab Aqiva diventa un altro  esempio di martire giudaic e forse sostituisce  quello di Jehoshua, crocifisso,  in quanto il quasi centenario profeta muore  dicendo  la di dalet  finale di echad dello shema, mentre viene  spellato vivo.- cfr. il martire giudaico in www.angelo filipponi.com –

Una guerra atroce , nonno, c’è stata tra i romani e i giudei! un odio feroce tra le due parti! un insanabile  contrasto con eliminazione della pars  vinta!?

Mattia,  al di là  delle  definizioni degli storici in disaccordo anche sul numero delle guerre ( 3 o  2,  in quanto alcuni vedono unitarie II e III,  mentre altri vedono due diverse matrici in relazione, una alla politica di Traiano  e l’altra   a quella di Adriano,  deciso  come Caligola ad estirpare il  cancro giudaico, già al momento del ritorno in patria da Ctesifonte!), si chiude dopo circa 200 anni la guerra tra aramaici integralisti e romani!.

La tragedia, comunque,  è immane!

Secondo  Cassio  Dione (Storia Romana,  LXIX, 12) ci sono in questa  repressione 580.000 morti, su una popolazione di 600.000  persone; sono  distrutti 1.000 villaggi  e rase al suolo 500 città;  e la regione viene chiamata Syria Palestina, essendo  cancellato dalla cartina geografica il nome  stesso di Iudaea! .

Mattia,  sono stato chiaro ?

A presto.