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Il re legge vivente e la legge re giusto
Filone, dopo aver parlato di regalità e di legge conclude In Vita di Mose II, 4: compete al re ordinare ciò che è bene e proibire ciò che è male; ma l'ordinare ciò che è bene e il proibire ciò che è male è tipico dellla legge.
E subito il theologos deriva che "ton men Basilea nomon empsuchon, ton de nomon Basilea dikaion" ( il re è legge vivente , ma la legge è re giusto) ....
Prima di commentare, è necessario esaminare attentamente i due enunciati in correlazione, capirne il significato e metterli in relazione al momento, in cui probabilmente furono scritti: i quattro anni di regno di Caligola ( 18 marzo 37 -23 gennaio 41).
Non è possibile nella prima fase del Regno di Caligola, quella dell'epoca saturnia e neppure quella della malattia, ma dall'inizio del 38 fino alla morte ogni momento potrebbe essere quello della scrittura di Filone dell'opera Vita di Mosé o di questa specifica pars del II libro (cfr. Caligola il Sublime)
Filone è scrittore "pratico", giudaico, che coniuga bene affari ed interesse con spirito e politica, che mette insieme banca e impero e che congiunge potere imperiale e potere divino, pur avendo, al di sopra di tutto, la torah.
Filone, un discendente di Onia IV, ha nel suo sangue la mediazione tra Basileus e Theos: gli oniadi erano stati i precursori di un rapporto tra i Tolomei e la divinità e poi tra i seleucidi e la divinità, anche se con connotazioni tipicamente giudaiche, differenti e diverse per significato da quelle ellenistiche.
Ora in epoca giulio-claudia gli oniadi avevano accettato e giustificato il principato augusteo e tiberiano, come Krhstos ai fini dell' oikonomia imperiale e della stessa armonia del kosmos ecumenico.
Anche il potere assoluto di Caligola, considerato stato di eccezione, perciò, deve essere assorbito e giustificato alla luce della interpretazione della figura stessa di Mosé (basileus e Theos): Gaio Giulio Cesare Germanico è Theos, come lo è Mosè, che è nomotheta, sommosacerdote e basileus.
Sulla scia di suo nonno, di suo padre e di suo fratello, (Lisimaco) Alessandro, Filone ha seguito gli sviluppi del principato augusteo, accettando anche l'impostazione di Didimo Arieo,v ivente a corte a Roma secondo lo sviluppo del pensiero, basato su sebastos, sulla eroicità e superiorità di un uomo sugli altri uomini.ed è in competizione con Apione (Cfr Giuseppe Flavio , Contro Apione) ben inserito a corte.
Dunque Filone ha approvato ed esaltato la successione prima di Tiberio ed ora dei due eredi tiberiani, Tiberio il giovane e Caligola.
Certamente la scelta iniziale per Tiberio iunior, collegata a quella di Avillio Flacco governatore di Alessandria, dovette compromettere la situazione in una Alessandria in cui la politica del prefetto, essendo filoseianea, filoclaudia ed antigiulia, condusse alla tragedia l'etnia giudaica.
Infatti Flacco, nell'estate del 38 d.C. per salvarsi dall'ira di Caligola abbandonò il mondo giudaico e si accostò all'elemento greco e quindi decretò l'atimia dei giudei con confisca dei beni e con massacri dopo aver abolito i precedenti decreti augustei e tiberiani, da cui era protetto il politeuma giudaico alessandrino
Se fosse così, però, bisognerebbe pensare ad una scrittura dell'opera della Vita di Mosè tra il 36 e 38 d.C.e non a dopo il 38 a seguito delal reazione brutale Caligoliana.
In questi pochi termini della Vita di Mosè c'è forse un messaggio di augurio per un buon governo per i due giovani che nell'avanzata primavera del 36 d.C. furono designati a governo dell'impero? oppure sotto queste parole si cela la coscienza di una tragedia, come poi sarà rilevata in In Flaccum e la tensione di tutto un popolo che non ha più elpis, dopo la manifesta volontà di dissacrazione e profanazione del tempio di Gerusalemme con l'introduzione del colosso imperiale, già palese alla fine del 39 d.C. visibile in Legatio ad Gaium?, oppure sotto questi termini Filone vuole mostrare la tipicità di Mosé Theos e Basileus in un'accettazione forzosa del principato di Caligola sovrano assoluto, sebastos, assimilato a Zeus dalla propaganda di corte nel 40, nel corso della sua ambasceria romana?
Non è possibile distinguere e capire dopo tanti secoli, ma l' interpretazione filoniana di Esodo 7,1 e la lettura degli attributi di Dio e di Re riferiti a Mosé, devono pur avere un valore e significato, specie quando c'è un corrispettivo uso pratico della nomenclatura in ambito pagano romano, ad opera, proprio, di elementi greci alessandrini, ostili all'ebraismo.
Ci sembra che la grave crisi, che sta subendo l'ebraismo sotto Caligola (e quindi la morte di Macrone e l' uccisione di Tiberio il giovane, le quali cambiano la politica del prefetto Flacco, che ordina la strage degli ebrei alessandrini Cfr Una strage di Giudei in epoca caligoliana e.book Narcissus ) non possa essere capita se non con la decifrazione del comportamento di autodifesa conscio o inconscio di una società, la cui salvezza è solo nella domus augusta, da cui è stata protetta per decenni e per cui è prosperata tanto da essere l'etnia dominante ed invidiata.
Ed allora è un monito a Caligola o un invito all'imperatore ad essere legge vivente in quanto paradigma di virtù, di clemenza e ad essere esempio di vita come gli antichi patriarchi (Abramo, Isacco) che sono legge non scritta in quanto con la vita testimoniano la retta via agli altri uomini?
Caligola in quanto dikaiotatos è al di sopra della legge, è theos.
L'esempio poi diretto di Mosé Theos e basileus, in quel momento, potrebbe avere un certo rilievo, potrebbe essere un modo di agire di un ebreo che cerca una sua partecipazione nel quadro della ektheosis imperiale, secondo una logica ebraica.
Dunque bisogna propendere per una stesura dell 'opera dopo il 38, e quindi leggere in relazione ad una volontà parenetica e protrettica di Filone che, ispirandolsi a Mosé , in questo modo diventa esemplare poi per i Christianoi dell'epoca flavia, tesi a definire poi in seguito Gesù anhr theios
Ma..quale potrebbe essere quella effettivamente pensata da Filone in una tale situazione così tragica per tutto un popolo che è sul punto di un totale annientamento, più grave perfino di quello sofferto sotto Hitler?
Con questa inversione antitetica di termini Filone sta costruendo sull'esempio di Mosé re e dio (I ,160-162), Nomotheta, profeta e sommosacerdote una figura sincretistica da cucire per il personaggio Gaio Giulio Cesare Germanico Caligola?
E questa figura servirà poi, invece, ai cristiani per la creazione della tipologia di Christos basileus e Theos ?
Bisogna, comunque, escludere che un giudeo, seppure scismatico, possa mai pensare che ci sia identità tra un creatura e il suo creatore, tra Mosé-uomo e il suo Dio e quindi identificazione ed assimilazione tra Caligola e Zeus/JHWH
Infatti Filone interpreta in altri passi (Quod deterius potiori insidiari soleat, 162 ) come il saggio (spoudaios, non sophos ) sia Theos cioè uomo di virtù divino rispetto all'aphron (stolto), senza essere Dio, essendo solo anthropos theou, apparendo divino solo all'immaginazione umana.
Anche in De Mutatione nominum. 125, parlando di Mosè, (che ha ricevuto molti nomi in quanto è primo tra i profeti) lo definisce uomo di Dio e dio per il faraone (Pharao Theos).
Precisa questo concetto in Quod omnis Probus, 43, in cui mostra che chi è catturato dall'amore divino ed onora solo Dio, non è uomo, ma è Dio (nell'ambito ristretto degli uomini e della natura ), sebbene il titolo effettivo sia solo di padre del tutto, a cui l'uomo divino è caro ( Philos Theou)
In questo senso Mosè é Dio e re tra gli uomini e in natura grazie alle sue qualità e capacità
Ora Filone mettendo insieme il pensiero ellenistico, che si è sviluppato da Platone fino ad Epicuro (Lettera a Meneceo, in niente è simile ad un uomo il vivente che vive in pensieri immortali) e la mistica giudaica con l'esperienza della teofania del Sinai e con lo stesso tema della regalità approda ad una nuova concezione dell 'imperatore-Dio Caligola?
Tale operazione è proprio di una mente ebraica, che cerca una sua ameicsia (non mescolanza) con la propaganda greco-ellenistica e che tenta di dare una giustificazione del principato caligoliano, secondo la torah, agli ebrei della diaspora? ...
Cerchiamo di capire meglio.
Theios anhr, allora, avrebbe un significato del tutto diverso da quello della cultura ellenistica?
Mi sembra opportuno per prima cosa precisare che Filone nella sua esegesi mette insieme vita contemplativa e vita attiva in quanto fonde etica e società, teoria e prassi.
In Vita contemplativa i terapeuti vivono come uomini cari a Dio e perciò sono presentati come modello di perfetti (teleioi) perché spirituali al servizio della divinità: Mosè è come un contemplativo che serve Dio ma incarna anche il re perfetto in quanto ha il privilegio di comunicare con Dio di conoscerlo e di vederlo...
Allora Caligola basileus e Theos che parla con Zeus e con Selene ed ha rapporti intimi con le dee è da leggersi secondo l'esegesi filoniana di Mosè theos e Basileus?
La regalità di Mosé, però, è completata dalla divinità mistica e profetica come si rileva nel momento della morte del Legislatore ( Vita di Mosè III, 223- 226).
Mosé perciò è anche lui la legge stessa e legge vivente
Ora Filone usa la terminologia ellenistica o quella ebraica? il termine Theos e il sintagma nomos empsuchos devono essere letti ebraicamente, anche se derivati da una cultura ellenistica a partire da Archita di Taranto (428-347a.C.) (Peri nomou kai dikaiousunhs ap. Stobeo ,IV,1, 132 Wachsmut-Hense= 33,7Theskeff: nomon de o men empsuchos basileus, fino a Musonio in Oti Philosophhteon kai tois Basileusin (Stobeo,IV,7,67 Wachsmuth-Hense) e a Plutarco (moralia Ad principem ineruditum, 780 c ) nel I secolo d.C. ?....
E come ?
Il Come forse Filone lo diceva negli altri tre libri che costituivano l'opera Peri toon aretoon, da noi esaminata in altri momenti e in altre sedi:noi brancoliamo nel buio.
Da Filone, comuque viene la lezione di un Caligola Nuovo Mosè , da cui i christianoi dalla fine del I secolo fino a tutto il II secolo e III secolo identificarono Gesù ome nuovo Mosé e trassero lo spunto copiando a volte la terminologia ed adattandola a Jesous Christos Kurios, specie per quanto riguarda didaskalos (Rabbi) ed anhr theios.
Autore: Angelo Filipponi
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