Giacomo ucciso di spada

 

In memoria di mio cugino, Giuseppe Tondi, un italo-venezuelano

 

Marco,  noi non abbiamo lettori, che si accostano  alle parole  con desiderio di apprendere, con animo disposto a capire  l’altro e ad orientarsi  per un rinnovamento:  sono persone che si industriano per entrare nel sito per avere paradigmi già pronti per l’uso,  e risultano copiatori abili a prendere notizie rare, sconosciute per poi pavoneggiarsi, scrivendo  in riviste per dilettanti, o sproloquiare in forum,senza neanche citare.

Si tratta di falsi studiosi, di ricercatori…. di inezie,  di strani soggetti, che hanno bisogno di un qualcosa per iniziare a scrivere, di un pettegolezzo  qualsiasi, di un aneddoto, di una citazione,  per costruire i loro romanzi: senza quel piccante incipit non  ci sarebbe…  storia!.

Perciò non ho pubblicato Di un ordine  femminile soppresso nel 1572 : ci sono, di fatto, molti elementi paradossali che attirano la curiositas di tali  studiosi!

Così va il mondo, caro Marco!

Chi lavora, appena  mangia!  Chi cerca ispirazione e spunti  dagli altri, e sa trovarli, cliccando da una parte ad un’altra,  scrive e, scrivendo bene, pubblica e fa soldi, ricamando sui particolari di vicende storiche, frutto di anni di ricerca, di traduzioni e di letture, di codici decifrati  con la lente di ingrandimento, faticosamente trascritti!.

Io, seppure con tristezza,  da tredici anniconcedo,  di fatto, ai dilettanti di servirsi  dei miei lavori- un panino imbottito lasciato in pasto  di chi  è bravo ad appropriarsene – e… non ho mai ricevuto  neanche una gratificazione.

Perfino i libri ebook sono venduti  da altri, senza autorizzazione:  a chi va il  meritato guadagno !?

Neanche so come facciano a scaricarli!…A  me non arriva niente!.

D’altra parte non ho mai chiesto niente a nessuno!

Eppure, nonostante tutto, seguito stupidamente  a lavorare  (senza mai guadagnare niente)…per gli altri!

 

Capisco. Capisco, Professore, Cosa vuole comunicare, ora, a noi  suoi ex alunni, fidati amici?!

Il muthos di Santiago di Compostella.

La tradizione cristiana ha parlato di una morte per spada di Giacomo Maggiore, figlio di Zebedeo.

E’ una notizia di  Atti degli Apostoli 12.1-2: nel frattempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Cosi fece morire a fil di spada Giacomo, il fratello di Giovanni.

Cosa significa, professore, morire per spada o  far morire a fil di spada in epoca giulio-claudia?

Significa, Marco, che Giacomo maior è ucciso mediante decapitazione, da uomini, comandati da Giulio Erode Agrippa I, re di Iudaea dal 41 al 44 d.C., come  reo di un delitto capitale.

Si tratta di Giacomo, fratello di Giovanni,  dei due discepoli di Christos definiti Boanerges,  che sono per i cristiani come i  Dioscuri,  Dios kouroi figli di Zeus?

Certo! Marco.

Si parla  di uno dei due figli di Zebedeo e Salome: del primo ho parlato varie volte  come ricco armatore del Lago Tiberiade  mentre della seconda non ho mai fatto discorso sulla sua identità,  nemmeno nel romanzo L’eterno e il Regno.

Ed Erode Agrippa è l’agoranomos, fratello di Erodiade  poi diventato  therapeuoon di Caligola ed infine re/basileus toon Iudaioon, dopo la Morte del Christos?.

Bravo, Marco!

Si tratta di Giulio Erode Agrippa  che è un civis romanus,  di rango pretorio, e che,  come  ebreo  conosce la lex romana e quella giudaica  in relazione  ai tanti  decreti fatti da Roma repubblicana, prima socia/ summachh,  poi nemica degli asmonei  ed infine da Cesare e da Antonio   in favore di Hircano, ma  estensivi , secondo  Giuseppe Flavio, a tutti i giudei  aramaici ed ellenistici.

Secondo tali decreti un civis non può  essere ucciso come un libertus o  come un popularis  e tanto meno come uno schiavo ed ogni magistrato  provincialis deve attenersi alle leggi  che tutelano il diritto di una mors dignitosa, propria del romano,  anche a chi è reo.

Ora a Gerusalemme vigono le stessi leggi  alessandrine, tutelate da uno speciale politeuma, di cui noi storici non sempre abbiamo tenuto conto nei nostri lavori: è certo, però, che la civitas/ politeia  romana alessandrina è simile a quella gerosolomitana, perché Giulia/Iulia.

Professore, ho capito bene?

Lei vuole dire che Cesare, facendo  Iulioi  Antipatro, il padre di Filone,  ed Hircano   sottende che tutta indistintamente l’élite finanziaria  economica, politica, ebraica gerosolomitana e diasporica  diventa Iulia e quindi ha la civitas?.

E’ così ! Marco. Cesare ricompensando Antipatro, ricompensa  per l’aiuto avuto sia   l’Asmoneo Hircano, sia i Figli di Onia, che gli alessandrini del distretto oniade, pelusiaci, che favoriscono l’impresa di Mitridate  Pergameno, che porta auxilia a lui,  Dictator, assediato a Lochias, nella reggia Tolemaica.  Tutti i giudei ellenisti compattamente salvano Giulio Cesare che, incautamente, dopo la morte di Pompeo, è entrato in Egitto con poche forze militari.

Dunque, professore,  si può affermare che un naucleros, alessandrino o caesariensis,  gerosolomitanus o  cireneus o  anche corintius, ephesinus,  è un Iulios?.

Marco,  ti allarghi troppo,! Sto parlando solo di un civis  alexandrinus o gerosolomitanus  e  non ho carte per dire che anche gli altri- i giudei aramaici e  nabatei- siano di pari dignità. So solo che Giacomo per parte della madre Salome potrebbe essere un erodiano!

Il solo nome della madre – una familiaris di Berenice, madre di  Giulio Erode Agrippa –  con la civitas, probabilmente iulia, con la professione di armatore, congiunta con il titolo di boanerghes  figli del tuono, è poca cosa per trovare una probabile  radice erodiana tra le tante Salome della stirpe di Antipatro, note ed ignote!.

E’ un problema di parentela e di affinità giudaica: è troppo difficile capire i legami di sangue  tra  Erodiani ed oniadi  e tutta la rete dei figli di Onia, sparsi per il Mediterraneo, per il Mar Nero, per il Mar Rosso ed altrove.

Le navi  mercantili e  le flotte giudaiche  solcano i mari dell’imperium romano con speciali privilegi,  in quanto i giudei, in epoca giulio-claudia sono la spina dorsale della economia  imperiale.

I giudei risultano il genos dominante e sono i trapezitai e daneistai invidiati  ed odiati dall’etnia greca e anche dai   mensarii, argentarii, nummularii  romano-italici e ispano- gallici.

Comunque, Iakobos, figlio di Zebedeo  martire ebraico (forse aramaico), sembra essere  un naucleros, un armatore, un possessore di navi, che ha barche non solo sul lago  di Tiberiade, in quanto produttore di pesce essiccato e conservato con sale, ma anche  a Giaffa  per la pesca mediterranea con triremi  mercantili, che riforniscono  emporeia e fa commercio con le banche trapezai, servendosi di depositi bancari.

Si sa dalla tradizione ispanica medievale  che Giacomo, dopo la morte di Gesù nella Pasqua del 36, predica in Spagna e poi torna  a Gerusalemme nel 40, quando ancora Erode Agrippa non è  re di Iudaea, ma è  già Tetrarca di Galilea e di Perea e dal 37  dominava sulla ex tetrarchia di Filippo.

Erode Agrippa è  a Roma nel 40  a corte presso Caligola (cfr. A.Filipponi, Caligola il sublime) che sta  imponendo l‘ektheosis  ed ordina di mettere la sua statua entro il Tempio di Gerusalemme a Petronio,  governatore di Siria, che tergiversa, preoccupato dei rapporti tra gli aramaici  giudaici e quelli di Parthia oltre Eufrate  (Cfr.  Flavio, Antichità Giud. XIX.)

Qual è l’atteggiamento di Giacomo di Zebedeo in questa delicata situazione  da noi ben descritta in Caligola il sublime  e in Giudaismo romano  II ?

Fa parte dei capi, insieme a Giacomo fratello di Gesù capo della ecclesia/ qahal, che  organizzano la processione  pacifica  fino a Tolemaide  di giudei che  abbandonano i campi ed ogni affare  e che  si  offrono martiri, abbassando il collo, purché  si risparmi l’infamia della profanazione templare?

Personalmente non ho trovato mai niente sul suo conto in questa circostanza del 40 d.C, ma il suo ritorno in patria  per me è eloquente, se è vera la notizia del codex Calixtinus: per lui, figlio di  Zebedeo,  la lotta è il suo  naturale esercizio: un figlio del tuono, aramaico, vive di sedizioni; nonostante la ricchezza conseguita col commercio  grazie alla pace, garantita dall’unicità di comando imperiale  e dalla supremazia militare romana, un figlio della luce ha un solo Dio e padrone.

Nonostante l’apparenza commerciale, condannabile per un puro  aramaico,  Giacomo resta un ribelle antiromano; è un  qanah, ladrone /lhisths, secondo il linguaggio di Giuseppe Flavio!

Comunque sia,  Giacomo  se civis , se naucleros, se  aramaico , non può non essere  un sicario ante litteram, che è in mezzo ai giudei martures , che  preferiscono morire piuttosto che vedere la profanazione del Tempio!

La tradizione christiana in Atti degli Apostoli  in un certo senso è una conferma in quanto dice che Giacomo, a seguito della predicazione di Pietro  sulla costa  in nome  di Gesù,  è condannato a morte da Erode Agrippa, che autorizza l’esecuzione il 25 luglio del 41, secondo il Liber sancti Jacobi, compreso nel Codex Calixtinus, che ricorda una sua missione precedente in Spagna in una zona imprecisata, dove c’è un’apoikia ebraica  con emporion e trapeza e  di un suo ritorno in patria.

Il crimen  potrebbe essere – in una situazione così critica come quella  della profanazione del Tempio (Cfr. Legatio ad Gaium  in cui si evidenzia uno status  di costernazione di Filone, capo delegazione alessandrina in Italia  e di altri  giudei, che si rinchiudono in una stanza, dopo un lungo periodo di sbalordimento collettivo alla notizia del decreto imperiale,  per piangere sulla fine della nazione stessa! ), altamente traumatica per ogni ebreo – aver preso e nascosto le armi  da usare, in caso di  stragi perpetrate dai romani sui giudei inermi.

Il ricordare il Christos crocifisso dopo quattro anni,  è ulteriore crimen che lede l‘auctoritas  imperiale di Caligola-Dio, anche  poi quella di Claudio, che ripristina il kosmos imperiale,  turbato dall‘insania caligoliana, con la Lettera agli alessandrini….

Infatti  contrapporre un maran di nomina  aramaica, seguace  dei decreti di Artabano III,  ad un basileus legittimamente eletto dall’imperatore, pronto a tornare in Gerusalemme già pacificata e a legiferare secondo i mandata di Claudio,  è sobillare il popolo alla rivolta.

Al ritorno  di  Giulio Erode Agrippa  a Gerusalemme per la Pasqua del 41, con l’assenso imperiale e senatorio,  vengono , dunque, imprigionati e Giacomo e Pietro: il primo  dopo un processo  rapido viene  fatto decapitare, data la sua  potenza di naucleros e  la sua probabile civitas romana; il secondo, invece, viene tenuto in carcere sotto nutrita scorta per poi  farlo giudicare dal popolo, non dal sinedrio, dopo la fine  dei sette giorni di Pesach, della Festa degli Azzimi che cade il 14 Nisan (Marzo /aprile).

Apparentemente sembra che ci sia  una contraddizione nei tempi della morte in quanto nel Codex Calixtinus si parla del 25  luglio mentre negli Atti sembra che l’esecuzione avvenga prima di Pasqua. Agrippa può avere condannato subito ma ha dovuto aver la ratifica da  parte dell’imperatore e del Senato  poiché si tratta di uccidere un civis romanus. 

Quindi, professore, posso dire che,  secondo lei, Giacomo è ucciso  di spada perché nobile  giudeo in conformità  alla legge  romana  e  a quella del politeuma giudaico alessandrino in quanto  probabile dissidente dal regime filoromano  di Erode Agrippa, in quanto  già reo di azioni militari antiromane  contro la volontà imperiale di porre la sua statua nel tempio di Gerusalemme.

Prima di procedere, professore,  chiedo se mi può dare qualche indicazione per capire il reale valore del codex Calixtinus e del liber Sancti Iakobi,  che sono sicuramente di altra epoca  e quindi non attendibili storicamente.

Prima di rispondere, Marco, dico che neanche la mia ricostruzione può dirsi storica anche se ho qualche base in Filone ( cfr. In Faccum, Una strage  di giudei in epoca caligoliana), in Strabone e nella Lettera di Aristea,  e quindi non  posso fare nemmeno un’affermazione probabilistica su  Giacomo  civis romano e tanto meno  su un Giacomo  Qanah/Zeloths  aramaico, ritenuto Lhisths: potrei, comunque, dimostrare con qualche imprecisione la sua appartenenza alla  nauklhria-naukraria in quanto nauklhros /naucraros.

Gli alessandrini giudei e quindi anche i  giudei galilaici,  ellenisti, riprendevano gli usi ateniesi del periodo di Clistene  (Cfr. Aristotele, La costituzione ateniese, Mondadori 1996) li adattavano in relazione alla popolazione dieci volte superiore a quella della città attica  e, perciò,  i naukraroi dovevano far parte  in relazione alla phulh di appartenenza  (50 in Atene, 500 in Alessandria(?) e dare, ciascuna, soldati a cavallo e triremi.

Infatti, secondo Filone, prima del compleanno di Caligola -31 agosto del 38, due anni dopo la morte di Christos, – Flacco ordinò  ai soldati- facendo  in Alessandria un’operazione militare in senso antipopolare – la perquisizione delle case giudaiche nei quartieri  per ricercare le armi che non furono trovate, ma che erano state trovate precedentemente tra gli egizi e tra i giudei egizi, quelli delle case sequestrate.
Filone ci tiene a precisare sulla illegittimità delle azioni di Flacco  e precisa che  il Sinedrio ebraico  era stato istituito da Magio Massimo (Flac.,74) quando era governatore per la seconda volta,  su ordine di Augusto, che riconosceva i diritti già accordati dai Lagidi.

 Magio, infatti, dopo che era stato governatore tra il 3 e 10 d.C. fu di nuovo governatore dopo Aquila (Ant. giud, XIX,283), che aveva governato l’Egitto dal 10 al 12  d.C. e,  perciò, Augusto  autorizzò formalmente il funzionamento del  sinedrio nel 13 ,  confermando la  carica del genarca-etnarca, probabilmente quella del  padre di Filone,  nelle sue funzioni amministrativo-giudiziarie e religiose,  poi riconfermato  da Gaio Galerio (Seneca, ad Helviam matrem, 19,4-6)  che governò per 16 anni.
 Ho qualche conferma anche dalla Lettera di Aristea (oggi riconosciuta dai critici come opera del II secolo  av.C. ) e   da Antichità giudaiche  (XII,108 e XIV, 1179-  in cui si riporta un passo di Strabone  che parla delle funzioni amministrative giudiziarie ed archivistiche, propria dell’alabarca-  per cui potrei dire  che gli oniadi avevano  anche una funzione religiosa, data la carica sommo-sacerdotale  del primogenito della  stirpe degli oniadi, celebrante nel tempio di Leontopoli.
Inoltre  Filone precisa che la fustigazione in uso era di due tipi : quella della flagellazione degli egizi, fatta con frusta particolare e da esecutori diversi e quella degli alessandrini sia greci che giudaici con spate e fatta da agenti di polizia  alessandrini  (spataphoroi) in quanto cittadini liberi.
Filone, infine, aggiunge: era norma  per un  governatore  durante il genetliaco di un  elemento della domus augusta, non punire alcun condannato, ma dedicarsi solo alla festa, mentre  Flacco,  oltre a punire chi non era colpevole, punì anche durante la festa, anzi ne fece uno spettacolo di festa, senza rispettare la santità del genetliaco. Infatti  dall’ alba per tre o quattro ore della mattinata  senza concedere l’amnistia di un giorno, senza far togliere i morti dalla croce,  organizzò la festa, facendo  appendere altri  vivi  dopo averli fatti flagellare in pieno teatro e torturati col fuoco e col ferro davanti a  spettatori, che godevano  dapprima della vista di giudei fustigati, impiccati,  messi alla ruota,  brutalmente sfigurati  e portati alla morte, passando attraverso l’orchestra e poi dell’esibizione di danzatori, mimi flautisti  e di attori teatrali in genere.

Dunque, i portatori di  spatha (spathh)  erano uomini del prefetto con incarichi di  portare la spada a due tagli,  una sciabola forse cosi chiamata dalla spata della palma: è probabile che il re di Iuadea  abbia  spataphoroi  al suo seguito, come i consules hanno i littori, portatori di fasci.

Perciò, si può pensare che Giacomo sia  stato giustiziato, a Gerusalemme,  da portatori di Spata, dopo la ratifica senatoria,(non all’istante).

 Fatta questa precisazione, Marco, vengo a trattare del Liber Calixtinus, un testo composto dopo il 1131 da un certo Aimericus di Picaud, il cardinale Aimericus,  cancellarius di  Innocenzo II, notissimo nello scisma del 1130-38, per la sua azione  ostile alla famiglia dei  Pierleoni,  di origine ebraica, imparentata con Gregorio VII, vincitori a Roma sugli avversari  imperiali Frangipane, elettori legittimi con la maggior parte di cardinali  coram populo et notabilibus  di Pietro di  PietroLeone, cardinale presbitero col nome di Anacleto II.

Aggiungo che il presunto  redattore del codex Calixtinus  è  cardinale elettore anche di Callisto II in Francia, a Cluny  ed è accanto ai firmatari Cardinal Sasso  di Anagni e cardinale Gregorio di Sant’Angelo Papareschi  nel 1122 del trattato di Worms con l’imperatore Enrico V.

E’ uomo, inviato dal Patriarca di Gerusalemme, Guglielmo, un  curialis, scaltrito nelle artes sermocinandi e nel cursus, vissuto anche accanto a Giovanni di Gaeta – cancelliere di Pasquale II e prima ancora di Urbano II, che aveva diffuso gli insegnamenti dello Stilus romanae curiae di Alberico  di  Montecassino  Cfr. A, De SANTI, il  Cursus nella storia letteraria e nella liturgia,  Roma,1903; N. VALOIS,   ‘Etude sur le rytme des Bulles pontificalies in Bibl. de l’Ecole de Chartres, 185,p 165 e sgg)!

Il bollario di Innocenzo II, opera del Cardinale cancellarius ,   è  conservato quasi al completo, mentre quello di  Anacleto II, opera di Sasso di Anagni  fino al 1132  poi di altri meno capaci, è mutilo e monco nelle  parti essenziali, in quanto è cassata la figura di un antipapa, dopo la sua morte nel 1138, da Innocenzo II, che è considerato  storicamente vero successore di Onorio II.

Aimericus  nel 1130, al momento dello scisma,  è uomo centrale nell’ elezione di Innocenzo II, di cui diventa segretario, già nei tre mesi romani, prima della fuga a Pisa.

Insomma, secondo Pier Fausto Palumbo ( Lo scisma del MCXXX, Roma 1942)   il cardinale Aimericus è  l’anima  dell’ opposizione… il dirigente dell’elezione di Innocenzo II, il nemico dell curia anacletiana: Francese, e poi gran protettore  di chierici francesi, chiamato  dal francese Callisto II a sostituire il cancelliere  pisano, morto,  Grisogono, è contemporaneamente eletto a titolare di S. Maria Nova.

Per il Palumbo la nomina  doveva avere recato un cambiamento di indirizzo o piuttosto doveva essere stato indice  di un mutamento, patrocinato   dal circolo francese  sempre più congiunto col papa di Worms  e sempre più capace di sostituirsi  alla influenza romana della vecchia curia di Gelasio e di Pasquale.

ll Palumbo aggiunge:  Aimericus è anche amico di Bernardo di Clairvaux , di Pietro il venerabile e di tanti altri abati, di cui fa la fortuna nel periodo in cui domina per quasi otto  anni la curia papale,  prima a Roma, poi dopo la fuga di Innocenzo a Pisa, ed infine  a Cluny : è il rappresentante della nuova curialità francese ambiziosa e non priva di realismo politico, duttile ed insinuante,  ma alimentata dalla mistica bernardina  e dall’ostilità cistercense ed anche cluniacense e borgognona, all’ambiente romano, giudicato corrotto e corruttore ,anche se poi era quello che  aveva superato  con energia e saggezza  la lotta contro l’impero ed avviato alla vittoria la teocrazia gregoriana…. Aimerico svolge la sua attività in antitesi  a Roma  con gli ultimi compagni  di Ildebrando, coi  gregoriani della seconda generazione…

Anacleto, insomma,  esprime la politica antimperiale  gregoriana dei  Cardinali seniores, romani; Innocenzo  con Aimericus  e i  cardinali francesi  con  l’appoggio di Bernardo, di Pietro  il  Venerabile, con Norberto di Magdeburgo  forma il fronte riformista  ...

Questa, comunque, Marco è un’altra storia che forse ti racconterò…

Ora veniamo al testo del Liber Sancti Jakobi, che è  un corpus dottrinario  ideologico e liturgico, utile ai fini  della  formazione del Muthos di  Santiago,  – di cui si narra l’obitus, con  la translatio corporis  e con compositio/sepoltura   in Compostella e l’inventio /il ritrovamento della tomba  nell’ 830,  grazie all’accordo tra  Theodomiro, vescovo di Iria Flavia   e un monaco che seguono una stella  fino alla pianura/kamph  dove è sepolto il Santo ( Campus Stellae/Campostella).

Marco, in latino il verbo componere  tra i molti significati  vale seppellire o  fare il dovere funebre verso un  parente: infatti  è azione di  chi  prepara e custodisce e quindi compone in un’urna,  raccogliendo le ceneri e le ossa , oppure di chi seppellisce e  dà sepoltura  ad un cadavere. Ricorda Orazio, Satire, I,9, 28:  Omnis composui, Felices! nunc ego resto/  li ho sotterrati tutti. Felici! ora resto io.

Professore, comprendo che questa è una tradizione ispanica, che parla di uno, morto a Gerusalemme- dopo un ritorno dalla Spagna-  il 25 luglio del 41 d. C. e di una translatio corporea  ad opera di discepoli  il 30 dicembre che,  dopo 7 giorni dalla partenza da Giaffa,  arrivano con una nave  in Galizia  ad Iria  Flavia.

Marco, è una notizia  mitica, che è nel  III libro del Codex Calistinus, che è  un testo in cinque libri,  formato da 225 foglietti  di pergamena, degno di grande considerazione!.

Il Codex Calixtinus è detto  così dal nome di  Papa Callisto II – Guido da Vienne-  eletto a Cluny e morto a Roma nel 1124 e contiene  nel I libro  riti liturgici  e forme  di spiritualità,  nel II i 22 miracoli  del santo,  avvenuti in varie parti di Europa   e nel  III una breve translatio; il IV, invece , è il libro di Turpino,  mentre il quinto è il Liber peregrinationis.

Dunque, professore,  è un libro di vari contenuti, che propaganda non  solo le gesta eroiche e paradossali del santo, creando il mito di  Matamoros, di un matador di arabi con l’esaltazione dell’ impresa  carolingia di Roncisvalle, ma anche, oltre alla crociata,   che invita ad un affratellamento cristiano delle popolazioni pirenaiche secondo l’indirizzo callistino, borgognone?.

Il codex ha, infatti, caro Marco, un grande valore nazionalistico francese, oltre che ispanico, in quanto esalta non solo il valore carolingio ma anche quello della nobiltà di Aquitania, di Galizia  di Borgogna,  il riformismo degli ordini di monaci  cistercensi e  cluniacensi,  il significato della spiritualità mistica di Bernardo:  la narrazione di Historia Caroli Magni et Rhotolandi  è  opera di Turpin vescovo di Reims, il leggendario Turpino,  che  mostra come Santiago appaia in sogno a Carlo  e lo inviti, pressandolo,  a liberare  il suo sepolcro dalle mani saracene, inviando una stella per indicare perfino la via da seguire.

L’insieme narrativo è un capolavoro di retorica curiale!.

Nel codex  non compaiono ma  s’intravedono sovrani come Luigi VI, molti nobili  come Guglielmo di Aquitania,  re come Ferdinando I  di Galizia, tanti vescovi,  abati di monasteri  inclusi nel  cammino di Santiago-che  risulta  un colossale affare commerciale e un fenomeno  di aggregazione sociale,  e oltre che un  cerimoniale  di culto al fine di  unire i popoli pirenaici  in un momento storico, in  cui la Chiesa è lacerata e divisa  da uno scisma, che separa i fedeli in pars anacletiana  filoromana e in pars innocenziana, filogallica,  specie dopo i concili di Etampes e di Reims, in una condanna della voracità della chiesa romana!-.

Professore, quindi, si può dire che il codex  risulta  una colossale propaganda di pax universale christiana  riformata,  in nome della crux, il simbolo crociato antisaraceno ispanico  ed egizio antifatimita, in un abbraccio perfino all’imperatore bizantino Giovanni Commeno, che fa passare in secondo ordine perfino la divisione del 1054 a causa del Filioque?

Certo, Marco.

Il popolo  di Francia e della Spagna settentrionale è unificato dalla parola di Bernardo, dalla sagacia giuridica  di  Aimericus, dalla concezione legalistica di  Innocenzo II, che anatemizzano l’occidente romano  filoanacletiano  e, concordi, con l’imperatore di Germania,  Lotario III,  intenzionato a  riportare il legittimo pontefice dalla Francia nella sede di Roma  e a debellare il pericolo  del normanno  Ruggero II, protettore  di Anacleto -che lo elegge re di Sicilia- hanno coscienza di essere la pars melior e sanior della Chiesa.

Il cammino di Santiago crea una rete di  complicità  religiosa con  la figura del pellegrino compostellano, con lo speciale  Bastone,  che lo differenzia dal Romeo  e  dal Gerosolomitano, seguendo, comunque, il  vecchio modello  benedettino,  che portava  a Subiaco al Sacro Speco.

Aimercus, avendo fatto il percorso  più lungo, a cavallo, indica altri 17 itinera  per far si che, dopo aver superati i Pirenei,  da vari versanti, si giunga  alla metà con precisi tragitti, con specifiche tappe, e con  segnali  indicanti  la particolarità delle acque, dolci o amare, sia di fiumi che di torrenti,  di  fonti naturali e termali: vengono indicati  i luoghi,  le loro caratteristiche, i monti e si  fa una pianta  corografica di tutta la zona per indicare  il corso del rio Ulla, lungo il quale si risale fino a Compostella, al campo santo/composita tellus, dove fu deposto e composto  Giacomo dai suoi amici e parenti, dopo  almeno sette mesi, pur facendo il percorso , costa costa, atlantico, dopo il superamento delle Colonne di Ercole.

Mitica è dunque la translatio, che non poté essere di sette giorni  in quanto il corpo con la testa tra le mani, conservato con il miele  (Cfr. La fuga  Di Erode), poteva mantenersi intatto  anche per anni.

SI sa di tale  uso  ebraico derivato dai  giudei adiabeni- cfr. la tomba della regina Elena adiabene ( in Gerusalemme), che  aveva  ordinato ai figli di portare i suoi resti in città -.

Con questo sistema,  d’altra parte, per almeno 6 mesi il corpo fu conservato   e  poi portato via, dopo la morte di Erode Agrippa, quando ci furono contrasti e lotte contro i giudei sulla costa.

La fuga e la translatio di un corpo  di uno che era stato ucciso di spada dal re  non passavano sotto silenzio: la tradizione spagnola parla di Giacomo  decollato,  che  con le mani tese, prese la testa,  caduta, tanto che, dato il rigor mortis, il corpo fu mantenuto  così – sotto miele?-.

All‘obitus di Giacomo  per la tradizione medievale segue la traslatio del  cadavere  il 30 dicembre  dello stesso anno, dopo la cerimonia del sotterramento, ad opera di aramaici, amici e parenti, spaventati   prima dalle misure repressive del monarca insediato a Gerusalemme e poi dai tafferugli successivi la morte del re a Cesarea.

Questa è la versione medievale, non certamente compatibile con la speranza di un aramaico combattente di riposare  nel suolo patrio.

Mitica, perciò, professore,  è la navigazione  sul Mediterraneo e poi lungo la costa atlantica, specie si tiene conto  di un’altra translatio, quella di una roccia su cui è il cadavere del santo-  che poi si assimila ad essa- spinta dal piede di Cristo fino in Galizia all’odierna Padron,  dove compaiono elementi adiabeni ed armeni, non propri della zona.

Certo Marco, tutto è mitico  nella storia di Giacomo Maior fusa con quella di Giacomo minore, zeloths e di armeni.!

Sappiamo che il re giudaico, anche lui inizialmente messianico, fa uccidere  molti zeloti,  partigiani, che si opponevano in quanto aramaici, alla sua politica di filoromano, – che  pur ha tolto agli ebrei, figli dell luce, le tasse  da pagare ai romani ed ha fatto riforme circa la conduzione rituale del tempio – nell’anfiteatro di Cesarea (cfr. A. F. Giudaismo romano II, L’eterno e il regno ultima parte).

Giacomo, fratello di Gesù, all’epoca , capo dell’ ecclesia  gerosolomitana  e custode del gazophulakion  templare, dovrebbe aver concordato col re  una politica di collaborazione ai fini della gestione dei fondi del Tempio con la promessa di favorire l’andamento rituale e sacrificale  templare  nel corso delle feste, momenti di grande coesione tra gli ebrei, convenuti in Gerusalemme da ogni parte dl mondo.

E’ un  grande affare  sia per il mondo giudaico che per i romani, che riscuotono al pari del Tempio le decime  dei sacrifici, senza neanche dover fare il servizio di sorveglianza, compito svolto dallo strategos  del tempio e dalle sue guardie.

Sembra che  Pietro e Giacomo maior non siano d’accordo col loro capo, fratello del Signore…

Infatti in Atti degli apostoli 12,1-4 si legge: Nel frattempo, il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della chiesa. Così fece perire a fil di spada  Giacomo, il fratello di Giovanni e poi accortosi di  di far cosa gradita ai giudei  volle procedere anche all’ arresto di Pietro  Erano, però in corso  le feste pasquali e quindi, fattolo arrestare  lo mise in  prigione consegnandolo a quattro picchetti di  di quattro soldati ciascuno, affinché lo vigilassero, volendo farlo comparire  dinanzi al popolo dopo la Pasqua.

Da qui la morte dell’uno e l’arresto per l’altro, da parte del Re. Ne è consapevole Giacomo il Giusto  di quanto accade?…

Non sappiamo niente se non che, morto Giacomo di Zebedeo, il suo corpo è preso da amici ed è portato con nave da Giaffa fino a Padron (Iria Flavia)  in Galizia :  è una fonte medievale,  trascurabile!?

Questa è una tradizione ispanica, che parla di una morte a Gerusalemme dopo un ritorno dalla Spagna :  sembra che  si voglia di proposito stabilire le date,  quella dell’obitus,  quella della translatio e poi quella dell’  inventio del  corpo  per santificare  il 25 luglio , il  30 dicembre  e il  6 Gennaio  per il culto di Santiago!.

Professore, anche  I veneziani credono in un ritrovamento del corpo di Marco ad Alessandria, prodigioso,  e in una translatio romanzesca  a  Venezia nel 829 , un anno prima del ritrovamento di Theodomiro del corpo di Santiago?!

Anche a Bari  c’è la leggenda di S. Nicola  e  della translatio del  suo corpo da Mira   (Turchia) da parte di marinai baresi nel 1087 ( i resti li depose Urbani II nell’altare maggiore della Cattedrale)!?

Sono translationes  mitiche anche loro, Professore?

Marco, tu sei un ottimo  ingegnere e un serio ricercatore,  meglio di me, dati  i  tuoi studi scientifici,  puoi tirare una pertinente  conclusione.

Io, oggi 25 dicembre,  ti dico, secondo consuetudine,  solo Buon Natale!?