Gesù un giudeo di Galilea, aramaico, un po’ ellenizzato, ma non christianos!

Ho,  da decenni,  sostenuto, Marco, che Gesù fu un giudeo di Galilea, aramaico, un po’ ellenizzato, ma non christianos e mi sembra di aver ben dimostrato la sua cultura e la sua adesione al fariseismo ed essenismo, nel periodo di regno messianico (cfr. Gesù, meshiah aramaico, methorios,  politikos).

Dunque, professore, chi oggi parla e riconosce come vero ebreo il Gesù cristiano dovrebbe riconoscere la validità delle  sue risultanze storiche, studiando attentamente ogni parte  del suo lavoro circa il Malkuth ha shemaim  e  circa il regno di un quinquennio (32-36 d.C.) cancellato dalla repressione  romana tiberiana,  con l’impresa militare anti parthica di Lucio Vitellio!

Certo, Marco, tutti quelli che, oggi,  rilevano la figura umana  di un Gesù vero ebreo, devono anche  ammettere  quanto da me scritto sulla distinzione tra  Regno dei Cieli e Il Regno di Dio prima,  sulla guerra tra la cultura aramaica (musar) e quella romano-ellenistica (paideia), durata due secoli, poi,  e sulla metamorfosi, infine, della  figura di Gesù,  eroe  aramaico crocifisso, divinizzato secondo il sistema delle ascensioni ebraico e quello mitico  romano ellenistico, pitagorico -platonico,  avvenuto  nel Didaskaleion di Alessandria, nel periodo antonino-severiano, in un delicato momento di strano  equilibrio  tra accettazione barbarica  ad opera dello stesso militarismo antonino-severiano,  nel clima di  peste venticinquennale, e nel contesto di  decadenza finanziario-economica, aggravata dall’ instabilità di potere imperiale  per quasi tutto il III secolo, fino all’intervento riformistico socio-economico e finanziario – politico  della tetrarchia dioclezianea.

Forse, solo la cultura ebraica  potrebbe seguirla in una reale revisione storica  e potrebbe in nome della verità  storica accettare le sue  risultanze, dopo un meticoloso studio della sua opera cinquantennale, certamente non priva di contraddizioni e di errori,   e  rilevare il suo contributo  culturale, specie  per l’indagine acuta nuova, rispetto a  quella della tradizione  cristiana dei padri della Chiesa,   circa la lettura  di Filone  alessandrino, testimone della tragedia giudaica ellenistica  in epoca caligoliana,  da cui credo sia partita la sua indagine  di christianos, che rileva la cristianizzazione di Filone stesso, di  Gesù e di Giacomo  e di tutta la comunità  aramaica gerosolomitana,  annientata anch’essa da Adriano, dopo la sconfitta  di Shimon bar Kokba e  la fine del nazionalismo aramaico!

Marco, non credo che possa avere tanta fortuna, nonostante il contributo alla reale lettura di Filone e di Giuseppe Flavio,  considerata  la mia vecchiaia: sarebbe  già un  onore  essere  letto da ebrei,  desiderosi di scoprire l’ebraicità di un contribulo,  come il nostro Gesù, cristianizzato, e poterli orientare e guidare  storicamente nella condanna progressiva della  Chiesa Romana, che, usurpando il nomen di Roma imperiale e la  funzione del pontificato, li ha anatemizzati, nel corso dei secoli, in nome di Gesù Christos (uomo  non ucciso dai romani, ma dagli stessi arconti ebraici, compatrioti!)  ghettizzati, bollati falsamente  per l’eternità, secondo una interpretazione dello stesso Origene, lettore acuto di Paolo di Tarso, un civis  ellenizzato rabbino giudeo !. Comunque, accettiamo l’augurio di  letterati, amici,  che vedono ormai vicino il tempo di una nuova lettura storica del Meshiah/Christos!

Glielo auguro, di cuore, professore!  Nessuno, più di lei, che ha lavorato  da solo, in silenzio  e lontano da ogni fonte di  potere, a mio parere,  può meritare un tal riconoscimento! Lei, davvero, ha fatto un’altra lettura del cristianesimo!

Marco, ti ringrazio. Neanche immagini quanto ora abbia bisogno di parole di stima e di conforto!