Erode il grande, filelleno

Un grande re e un abile statista

Dopo molte ricerche e traduzioni  sono  giunto ad una risultanza storica  non conforme alla tradizione letteraria, culturale, politica, quasi opposta a quella della tradizione religiosa sulla figura storica di Erode il Grande. Fino ad oggi la titolatura di Erode Il grande era in relazione ai figli e ai nipoti  e non certo alla sua immagine di re  e di statista e tanto meno di uomo che da privato era diventato sovrano, che da idumeo  era diventato ebreo  e signore  dell’ Iudaea, prima grazie ad Antonio, poi era stato riconfermato da Augusto.
Dunque, la mia risultanza storica è  quella di una nuova lettura di Erode che viene studiato senza  pregiudizi, specie religiosi, senza  riferirlo minimamente alla figura di Gesù Cristo.
Noi abbiamo letto la storia di Erode come Philellhn, come filoromano e come figlio di un etnarca idumeo  Antipatro  e di una principessa Nabatea, Cipro, dopo averne rilevato la formazione  nel quadro dell’ebraismo ellenistico  filoromano e  in quello antiromano aramaico.
Nel nostro lavoro abbiamo tenuto presente  Filone e Giuseppe Flavio, frammenti di Nicola di Damasco, (che ci fa intravvedere la fonte di Tolomeo di Ascalona) e in subordine storici latini e greci  che lo hanno menzionato ed abbiamo volutamente trascurato la fonte evangelica e quella dei padri della Chiesa: noi neanche prendiamo in seria considerazione i fatti secondo la tradizione cristiana circa la nascita del Christos, la strage degli innocenti e l’arrivo dei re magi, dopo la scrittura di La Nascita di Gesù e di  La Fuga in Egitto , due capitoli di  Jehoshua o Iesous? ( Maroni, 2003).
Grande rilievo abbiamo dato alla lettera di Erode Agrippa a Caligola in Legatio ad Gaium, di Filone Alessandrino, da cui abbiamo avuto la possibilità di  tentare una revisione della figura del re giudaico.
D’altra parte  mi sembra che  anche  Abraham Shalit(1898-1979)  sia sullo stesso piano ed abbia concluso il suo lavoro considerando Erode come uno dei migliori re  ebrei  e certamente un grande re per il popolo ebraico, nel suo insieme, un uomo coraggioso e valoroso, un politico   dalla mente acuta,  capace di lasciare una grande eredità  politica, rovinata solo negli ultimi anni di vita.
D’altra parte anche Samuel  Sandmel(1911.- 1979) nella sua biografia su Erode   non aveva minimamente negato i meriti del sovrano filelleno  e lo aveva ritenuto uomo  ponderato ed avveduto in ogni azione,nonostante i limiti di  parallellomania, cioè la volontà di fare  i continui confronti tra ebrei e cristiani .
In effetti  Erode, specie come militare e come statista alla scuola di suo padre Antipatro e di Antonio, prima, e  successivamente, di Ottaviano e di Marco Agrippa,  due parvenus  di eccezionale intelligenza,  era stato a lungo per decenni  un dux prudens, un re moderato e un vir civilis / o politikos veramente saggio  scaltro certamente, più di ogni altro,  abile al punto di  diventare  il terzo simbolo dell’impero, data la stretta amicizia con i due romani, dominatori dell’ecumene…
Comunque già da anni la storiografia si volge ad Erode con una nuova attenzione  rivolta non tanto al personaggio,  ma a contesti e alle situazioni e alle forme  strutturali degli enunciati in un tentativo di lettura,  teso al fine  di  trovare, sotto  i termini, la vera ragione dell’odio di una parte del giudaismo, quello aramaico, e poi della setta iakobita malkuthiana e degli  altri antiromani, che successivamente andarono alla distruzione del tempio e di Gerusalemme,  in una graduale sorda opposizione al potere romano, dato il loro intransigente barbarico integralismo…

Arginata l’invasione partica da Antonio, responsabile del settore orientale, grazie al Legatus  Ventidio Basso, vittorioso a Gindaro, dato il regnum ad Erode nel 38 a.C., Roma assicurava, per  quasi un trentennio, alla regione stabilità e pace con un’organizzazione diretta da Augusto e da suo genero Marco Vipsanio Agrippa, coadiuvato per il settore orientale  dal re giudeo.

Erode con una politica  lungimirante, tesa a staccare il suo popolo dall’orbita partica e ad ellenizzarlo, meritava davvero  il titolo di grande re  fino alla morte del suo amico Marco Vipsanio nel 12 a.C., ma poi, per molte ragioni,  perdeva auctoritas e potestas e tra i romani e tra il suo popolo, invischiato in congiure di famiglia  e ormai debilitato dalla malattia e dalla precoce vecchiaia.

Eppure aveva assicurato pax al suo popolo, stabilità internazionale e sicurezza interna e un buon rapporto tra gli aramaici ciseufrasici e transeufrasici, dando rilievo al sacerdozio e al tempio, nonostante le accuse di uomo di  menzogna e  di philellhn,  a lui dato dagli esseni.

Fu davvero un grande re Erode, l’unico capace di tenere un genos fanatico della propria elezione divina e  del suo patto eterno col suo  Dio e padrone, pur quotidianamente offeso dall’ invasore romano, pur dilacerato  e scisso nel suo interno tra una pars aramaica mesopotamica integralista ed una pars progressista,  aperta ad ogni novitas ed abile a sfruttare la koinonia universale romana.

Erode un politico eccezionale, terzo uomo dell’impero, quale  epitropos orientale, gestore dei rapporti con l’impero Partico, methorios tra Roma e Ctsifonte, amico  di Augusto e di Vipsanio Agrippa!  Dopo la pausa erodiana, ricominciavano  le staseis  giudaiche aramaiche contro i figli  di Erode e  contro il sacerdozio sadduceo, in nome di un’ antiromanità, fomentata dai re di Partia, specie in epoca tiberiana, da Artabano III.
L’equivoco cristiano che mette insieme, confondendo il Regno dei Cieli con il Regno di Dio,  determina nella tradizione cristiana  di matrice antiochena e poi alessandrina,  un assorbimento dei valori aramaici anche, dopo l’impresa di Shimon bar Kokba e con esso una lettura di Erode in senso negativo, come uomo di menzogna e quindi come espressione negativa del giudaismo filellenistico…

La lettura cristiana di Erode non è neanche in linea con quella del Bios  del grande re secondo Giuseppe Flavio ( Antichità Giudaiche  parte XIV,  XV,XVI, parte del XVII)…

I vangeli e la tradizione cristiana conoscono superficialmente l’ultimo Erode e lo descrivono  come un Saul degenerato,  come un fosco,  tetro, bieco personaggio  di una tragedia  di Seneca… come l’antagonista del Christos … uios Theou…

Dunque, Erode,  uomo di menzogna  è figura tenebrosa, opposta a Christos, uomo di verità, figlio di David,  logos, nomos empsuchos, Dio -amore, solare espressione di vita …

Una visione, dunque, astorica di Erode il Grande è quella cristiana, nata dopo la fine degli ultimi  eredi erodiani, dopo la Galuth   di Adriano …