Giulio Erode e la siccità

 

Non magnanimo, consolatium, sed misero comites habere penantes

 

Professore, avendo io letto Gerhard Prause (Erode il Grande, Rusconi 1981 ) insieme ai miei amici, vorrei ora approfondire  il complesso periodo di romanizzazione e di ellenizzazione del regno erodiano, dopo il 27 a C.,dal momento dell’assunzione del titolo di Augustus /Sebastos  fino all’incontro di Erode con Marco Vipsanio Agrippa a Lesbo  nel 13 a.C. e al suo ritorno in patria, prima via terra, poi via mare, da Sinope?

E’ un quindicennio molto controverso storicamente, fondamentale, comunque, per la valutazione di re Erode. Marco, è un lavoro lungo e difficile,  utile per arrivare ad una  definitiva valutazione su una basileia controversa!: bisogna  fare una  serie di giudizi, senza la critica cristiana,  circa il comportamento di Erode in vari settori, specie  agricolo-finanziario,  economico e sociale,   e  leggere la sua condotta,  in relazione alla  politica romana e a quella specifica giudaica, specie dopo la morte di Mariamne asmonea, in un clima farisaico-essenico antiromano ed antierodiano, connesso con la musar aramaica.

Il mio lavoro non è certo quello di Prause, che procede secondo una lettura ebraica di Abraham Shalit – Koenig Herodes, der Mann und sein Werk, Berlino 1969- e di  Samuel  Sandmel- Herodes.Bildnis eines Tyrannen, Stoccarda, Berlino,Colonia, Magonza 1968:  ho da tempo fatto una revisione sul giudaismo ellenistico, sul  cristianesimo  e sulla storia romano-ellenistica giulio-claudia, visibile  in tanti libri ed articoli e specie in “Perché la casata di Erode e quella di Filone hanno in comune il nome Ioulios/iulius? ”  ed ora ti posso evidenziare solo l’atteggiamento di Erode,  civis romanus, rex socius ed amico personale di Ottaviano e di Agrippa, un basileus orientale, che segue la riforma del principato, in un tentativo di ellenizzazione popolare ebraico sul modello alessandrino, conforme a quello del circolo di Mecenate per l’Italia e per l’Occidente.

Io, Marco, vorrei partire da quel  tredicesimo anno di Regno, terribilis annus cioè anno 25 a.C., in cui il re,  ora ristabilito dal male fisico,  cerca di manovrare per avere l’amore popolare, avendo già  sicuro il favore militare, volendo tenere sotto  controllo tutto il territorio, quando ancora una legione romana stanzia  davanti  Gerusalemme, dopo che  è sfuggito da poco ad una congiura, mentre si lega, mediante un personale rapporto, con  Augusto e suo genero Marco Agrippa.

Marcare il quindicennio, tenendo presente il precedente quinquennio,  è lavoro immane, incalcolabile, quasi impossibile, se non si accetta come vera  la frase di Flavio in Guer. Giud. I,399-400: Erode, nominato Surias olhs epitropos, con exousia superiore ad ogni  altro governatore  e re orientale,  dopo Agrippa, era amato da Cesare,  dopo Cesare da Agrippa/upo men Kaisaros ephileito met’Agrippan, up’ Agrippa de metà Kaisara.

Sembra un’esagerazione! Un enunciato  di una propaganda ebraica!

Anche a G. Vitucci  (Guerra giudaica, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore,1974), che segue critici  tedeschi ed americani, sembra frase esagerata!

Eppure, davvero, per oltre un ventennio,  Erode così appare agli orientali, romanizzati ed ellenizzati! E’ l’uomo intermediario tra Ottaviano ed Agrippa nella politica interna, che ha, inoltre, una funzione methoria ( Cfr.  Methorios  www.angelofilipponi.com)  tra l’imperium romano e quello parthico.

Professore, con tutto il rispetto, anche la  sua affermazione sembra esagerata, a meno che non la dimostri e con parole e con fatti! Per capire bisogna aver chiaro anche il significato del passaggio dallo stato repubblicano a quello del principato!?

Marco,  certo.   Senza la coscienza della fine della forma repubblicana e dell’inizio del principato, del passaggio dalla forma repubblicana al  principato, non può esserci nessuna spiegazione  del sistema romano e  neppure di una sua struttura periferica, come quella giudaica, in cui convivono una pars  elitaria ellenizzata ed una pars popolare aramaica. Perciò  non so se sarò capace di una seria valutazione fattuale e concettuale, tuttavia, questo penso circa la familiarità di Erode con Augusto e con  Agrippa  e circa il ruolo svolto dal re tra l’imperator, padrone assoluto di un regno di 3.300.000 km quadrati, e il re dei re parthico,  di un  regno di 2.200.000 km.quadrati.

Marco, il fatto che Ottaviano console per la settima volta insieme a Marco Agrippa, si presenti in senato  per restituire solennemente  i propri poteri eccezionali di tribunicia potestas  e d’ imperium proconsulare maius, sottende che un civis  ha la piena coscienza di essere il soothr della patria, e che attende il riconoscimento concreto dei suoi meriti eccezionali, sovrumani, divini.

Allora,  il  conferimento del titolo di Augustus/ Sebastos determina nel mondo romano un cambio profondo di mentalità con un’implicita adesione al principato! Non esiste più  né il civis né il senatus, supremo organo dello stato, ma esiste  da una parte il suddito (cittadino e senato- tutti gli altri  aristocratici, equites , popolo in genere ) e da un’altra l’imperator che, avendo ogni potere, come  dominus/despoths assicura  universale pax/eirhnh et iustitia/dikaiousunh a tutti occidentali ed orientali! cfr Il re legge vivente e la legge re giusto.

Giuridicamente, Marco, ci sono ormai due figure: quella del subiectus/upotetagmenos   e  quella dell’imperator/autokratoor: così sancirà  di fatto con una propaganda alessandrina perfetta, 66 anni dopo, circa, Gaio Cesare Caligola Germanico ( Cfr. A ., Filipponi, Caligola il sublime, Cattedrale  2008), che riprende l’idea  ebraica  dell’unico pastore e del gregge umano – Filone,Vita di Mosè II – e quella omerica della necessità di un solo signore  e di un solo re (eis koiranos  estin, eis basileus Iliade, II,204)  e di un solo sovrano  e di un solo Dio  Caesar /Zeus in una distinzione netta tra chi ha il compito di comandare dispoticamente per natura   e chi ha dovere naturale di obbedire (Filone, Legatio ad Gaium 76).

Mi sembra di aver capito  che tutti, compresi i senatori che fanno finta di essere pares davanti al princeps, sono clienti ed uno solo è il padrone!.

Si.  hai capito! Marco. Tutti i cives sono sudditi indistintamente  e c’è un solo sovrano, Theos e nomos empsuchos. Gli  avversari politici antoniani stessi, vinti, come anche il re giudaico, si fanno promotori di una investitura divina, avendo  sperimentato la  basileia orientale con Antonio e Cleopatra: non ti sorprenda se Manuzio Planco (Svetonio, Augusto, 7) è quello che per primo lo saluta come Augustus/sebastos! Gli altri patres  respingono la richiesta  di Ottaviano, di ritirarsi a vita  privata, come Cornelio Silla,  e dicono che non vogliono esser abbandonati ora da  chi è loro soother autorizzando così il culto dell’ eroe, figlio del Divo Giulio Cesare, uomo di stirpe Divina – riconoscendolo princeps,  che ora vale non più primus inter pares, ma  dominus/despoths, del senato!. Ottaviano, pur fingendo di   ripristinare il sistema repubblicano, sebbene abbia il  diritto militare del più forte, fa apparentemente  trionfare la legittimità senatoria  e con essa  sembra riportare pax e lex nel mondo romano, dopo le guerre civili, ma è imperator/autokratoor, sovrano assoluto.

E’ questa la pax augusta  tanto celebrata dai circoli letterari, un equivoco, sotto cui si maschera lo scaltro attore Ottaviano che risulta normale civis, che, comunque, determina e condiziona il  legittimo funzionamento delle strutture repubblicane  ormai svuotate di potere! 

Marco, E’ solo una grande propaganda che  viene fatta per tutto il periodo  di regno della famiglia giulio-claudia da un’équipe alessandrina in lingua greca,  poi coadiuvata da elementi italici in lingua latina!. In effetti la pax dura ben poco, perché Augusto fa poi la spedizione cantabrica e i suoi legati sono ancora in armi in Retia in Pannonia  e in Germania, mentre le opposizioni  si susseguono  numerose con congiure a Roma e in Occidente.

In Oriente, il clima di pace è più evidente, considerata l’amministrazione delle province, scattata quasi automaticamente, subito dopo Azio, senza un ulteriore intervento senatorio, con un avvicendamento normale di ripristino  o di conferma come accade ad Erode, anche se antoniano, ma  eletto re anche da Ottaviano nel 40 a.C:,con nomina senatoria.

In questa situazione  di generale pacificazione,  Erode può aumentare di potere  tanto da assumere un’auctoritas come terzo uomo dello Stato romano  in breve tempo,  quando Roma è  continuamente turbata da congiure antitiranniche: essendo un fedele propagatore del pensiero augustoproclama la pace universale  in una volontà di ripristinare giustizia ed ordine, dopo la fine di Cleopatra,  nella sua giurisdizione.

Professore  sembra che lei sottenda quasi un triumvirato che in effetti è una diarchia decennale Augusto/Agrippa  dominante su Occidente  ed Oriente, con l’aggiunta di Erode terzo uomo dell’impero romano orientale, almeno per circa un ventennio?

Non sbagli, Marco.

Ritengo  che dal 27  fino al 12 morte di Agrippa, a marzo,  in Camoania,  l’ effettivo comando  sia in mano di Augusto che, però, specie nel periodo della  malattia demandi il potere prima al  designato successore  Claudio Marcello e poi, alla sua morte, a Marco Vipsanio Agrippa, mentre Erode  si stabilizza come basileus  filoromano in Giudea per divenire poi, dopo la designazione a successore dell’amico- che ha l’imperium proconsulare maius orientale, destinato ad avere anche la Tribunicia potestas–  il primo referente dell’Oriente.

So che in Giudea  il re – come i governatori nelle Province di nomina imperiale  e senatoria-  assicura un clima pacifico   e sicurezza nelle vie  romane, nei mari, proteggendo il commercio punendo i trasgressori che turbano il kosmos romano, ora regolato da precise leggi,  facendo valere i diritti giudaici, contestati,  di fronte all’elemento greco, invidioso.

Erode assume, allora, una specifica funzione? Quale?

Erode, in quanto re dei giudei  ellenisti – che sono una comunità elitaria, avente una propria autonomia già,  connessi coi protoi greci concittadini, numerosi nelle grandi città, specie quelle portuali come Alessandria, Efeso,  Antiochia, Cirene,  dominano nel sistema emporico  perché potenti come trapezitai e nauarchoi, ben  guidati dall’alabarca di Egitto, di norma anche etnarca – diventa il rappresentante  di questa classe  mercantilistica aperta alla conquista dei mercati non solo  Parthici ed arabi, ma anche di quelli di  India e  di Seria, tramite la via  del Mar Eritreo e la Via regia persiana.

Per  Erode, giudeo ellenista,  essere methorios è uno status conclamato di interposizione e  di mediazione economico-finanziaria, che sottende una funzione intermedia  già svolta dal giudaismo ellenistico alessandrino  oniade tra Antonio – Cleopatra  e  il regno arsacide e, precedentemente, tra i Lagidi e i seleucidi.

Quindi, professore, secondo lei, Erode, congiunto col sacerdozio oniade e sadduceo, per conto dei romani, svolge un ruolo di congiunzione tra i due grandi imperi per quasi un ventennio, avendo come sudditi  anche i giudei aramaici, con cui già è venuto a patti ?

Marco, così mi sembra!.

Il re giudaico ha cultura  romano-ellenistica e cultura aramaica, conosce greco e latino, ma anche aramaico! E‘l’ago della bilancia, in Oriente, non solo in senso politico e sociale, soprattutto in senso economico-finanziario- quando specialmente collega il gazophulahion templare gerosolomitano con quello leontinopolitano oniade alessandrino, centro bancario mediterraneo-.

Roma, infatti, può assicurare, tramite Erode, non solo  alla regione giudaica, ma anche  a tutta l’area asiatica  e siriana fino al confine eufrasico, compresa la Macedonia, stabilità e pace, stabilizzando,  con decreti filoebraici, nei territori di residenza, i ricchi giudei della diaspora!

L’ organizzazione di un sistema comune,  unificato  già dalla concezione macedonica  seleucide e lagide della basileia e dalla koinh dialektos  e  dalla cultura greca, diventa un organismo funzionale anche amministrativo, secondo la volontà di Augusto, applicata  da suo genero Marco Vipsanio Agrippa, coadiuvato  dal re di Iudaea –  con l’amico, per quasi un decennio e senza  di lui, per quasi tutto il precedente decennio-.

Tale valore dell’opera erodiana è rilevabile nell’azione costruttiva di Erode nel suo regno ed anche fuori della sua patria, in quanto il re, come gli ebrei ellenisti,  è cittadino romano e quindi kosmopoliths, partecipe del Kosmos imperiale!

Erode, costruttore e  philhllhn, non resta solo entro i confini patri, ma svolge la sua  opera  kata philanthroopian kai euerghsian, in modo universale, tanto da apparire sovrano più benefico agli altri popoli che al suo popolo, controverso e contraddittorio nella sua affidabilità romana.

Erode raggiunge davvero il culmine della prosperità /eudaimonia innalzando l’animo a mete più alte, rivolgendo la sua magnanimità/megalonoia, anche in costruzioni pubbliche,  specialmente ad opere di pietà /eis eusebeian – Ant. Giud.XV- XVI – e dentro e fuori del suo Regno.

Lei, professore, parlando specificamente, quindi,  di una siccità continuata /auchmoi dihnekeis in Giudea,  di una carestia – a cui succede una forma di peste loimos,-  vuole dimostrare, da una parte, che  il superamento della  crisi economico-finanziaria, sorta da un fenomeno naturale, avviene perché la Iudaea,  pars dell’imperium, grazie al suo re,  ha il contributo  di tutto il sistema romano orientale, che rivitalizza la cellula temporaneamente malata, sofferente, e, da un ‘altra, riattiva la funzionalità del macrosistema col beneficare  una struttura periferica. Vuole, quindi, mostrarci come Erode,  ellenizzando il suo popolo,  di base aramaico, agricolo, operaio, pur con una componente elitaria sadducea già filoromana, è assertore e propagatore del principato augusteo?

Si. E’ questo il mio intento.

Vorrei informare dettagliatamente sulla condizione dell’imperium romano, a seguito dell’accettazione del principato augusteo  da parte del senato e del popolo nel 27a.C e su quella  del regno di un re socius, come Erode, che è un fedele esecutore della volontà imperiale.

Lei intende mostrarci un cambio di politica e di mentalità da parte del re, che,  partendo da un fenomeno, che  terrorizza la popolazione,  evidenzia il progetto innovativo  filoellenico, già avviato, conformemente alla volontà imperiale,  che oppone la paideia alla musar, la scienza /episthme alla religio, la civiltà alla barbarie?. Insomma  lei vuole mostrare a me e ai miei ex compagni di liceo, suoi vecchi discepoli, la vera funzione di Erode nell’impero romano, come quella di un propagatore culturale orientale, già abituato al culto del  basileus /nomos empsuchos, disposto alla divinizzazione della sovranità di Roma e dell’autokratoor, nonostante la tipicità del suo popolo e aramaico ed ellenistico  che, comunque, proclama ogni giorno il suo Shemà, cioè, di aver un solo Dio e Padrone, secondo la tradizione patria e la legge mosaica!.

Professore, per lei, quindi, Erode anticipa perfino il programma  culturale di  Mecenate, avendo già una propria formazione ellenistica, tipica di un civis alexandrinus?

Certo Marco, prima di  Virgilio, di Orazio  e di Tito Livio,  Erode  dà il suo contributo alla propaganda del principato augusteo, su base divina in Oriente con le sue costruzioni, con il suo filellenismo e con la  celebrazione  della  maestà divina di Ottaviano, nikeths, imposta anche ai suoi sudditi  farisei, feroci conservatori della legge patria.

Seguimi bene e rileggiti l’articolo su Giulio Erode  e parenti, su Giulio Filone e Giulio Alessandro Alabarca in modo da capire come la stessa monumentale operosità costruttiva e il sistema emporico -trapezitario  siano segno di una neoteropoiia  progressistica e di un’ektheosis, come espressione  precaligoliana, di una superiorità culturale romano-ellenistica, di stampo alessandrino, tipica dell’amecsia ebraica filoaugustea, capace contraddittoriamente di servire due padroni, Dio e l’imperatore sebastos/augustus!.

Erode, come idumeo-nabateo, che ha ha avuto l”eredità fondiaria del padre e della  madre,  oltre che quella asmonea,  dopo la morte di Antigono e dopo quella di Alessandra,  è un grande latifondista,  il maggiore  della Giudea, più del Tempio,  avendo  avuto immensi  territori  personali da Augusto nel 23 a.C. , ad oriente del lago di Tiberiade  (Auranitide, Batanea e Traconitide) oltre al feudo familiare di  Idumea, oltre  a  Samaria,  Galilea e Perea,  avute in precedenza dai romani, per cui  vaste zone della vallata del Giordano e nella pianura di Gerico, dopo la fine di Cleopatra  sono  come ville regie di vaste dimensioni,  con amministratori forse latini di formazione, anche se dioichetai ellenistici.

Il re fa una politica agricola,  regnando su un popolo di  sacerdoti, -anche loro  latifondisti, che hanno rendite da feudi templari sparsi nel territorio – e pur non essendo ebreo – è rispettoso, comunque,  come  idioths  eusebhs della torah, essendosi volutamente conformato per la regalità alla tradizione asmonea, anche se  ligio al culto della dea Roma e dell’autokratoor sebastos.

Insomma Erode, come ogni altro re orientale, deve adeguarsi per integrare  perfettamente il suo popolo  con  le popolazioni dell’impero romano, imitando la  peculiarità giudaico-alessandrina e quella stessa sadducea templare gerosolomitana, già ellenizzata da oltre un secolo, seguendo  l’esempio di suo padre Antipatro, un governatore asmoneo, seguace del divino Cesare.

Il  disegno  erodiano statuario e numismatico, architettonico in genere,  sottende la necessità, da parte popolare,  di una rinuncia temporanea morale alla propria elezione e,  da parte sua,  il dovere della celebrazione del divi Caesaris filius: il popolo ebraico, il popolo eletto, sacerdotale,  secondo le promesse divine, deve prendere atto che contingentemente il suo Dio impone la sofferenza  al proprio figlio, un momento di dolorosa attesa,una prova/peira da sopportare,  mentre favorisce- pur rimanendo pathr, che applica la  sua  oikonomia storica – un  filius adottivo, il popolo romano, insignito con l’impero universale /katolikos,  col suo autokratoor, che è sothr e euergeths  e  degno di essere venerato!.

Erode come Virgilio (Cfr.Eneide VI,784),  quindi, celebra la pax con l’imperium, l’Italia come Magna Mater,  Augusto come Ercole  e Bacco (802),  Roma imperiale  nella sua triade capitolina  e  il suo compito  di parcere subiectos, debellare superbos (853).

Pensa, Marco, che in una  ex villa di Getty, in Inghilterra, è stato trovato  da un fortunato giardiniere un busto di Ottaviano del I secolo  con la testa di leone,  tipica di Heraklhs  – Alexandros,(forse rappresenta un Caligola Neos Sebastos!) e che, quindi, il culto dell’ eroe  Cesare augustus/sebastos, sempre vincitore,   è attestato in terra druidica perfino !?

Professore, secondo lei, Ottaviano  si propaganda con Didimo Areio e con gli altri retori  ed  artisti alessandrini in tutto il mondo! La politica di Erode, perciò, è connessa totalmente con quella di Ottaviano che  riforma il sistema agricolo sistemando adeguatamente i milites,  reduci,  con assegnazione di terre  e, dopo il triplice trionfo, avvia un processo di modernizzazione del foro e della città, che si trasforma in urbs marmorea rispetto a quella repubblicanalatericia, facendo un grande lavoro di risistemazione templare in Roma e  in Italia-specie nelle ville  campane- ed  anche nelle province occidentali.  attuando un’imponente opera di  costruzione  col suo Mausoleo, con  l’Ara pacis, l”Orologio e  col Pantheon?.

Allora, per lei, Erode,  un capo idumeo-nabateo, civis  ed iulius, è vir romanus  dentro il suo animo,  meglio è  un romanus alexandrinus, poliglotta, che costituisce  perfino un modello di regalità  da  imitare per i viri civiles romani quiritari e che crea modelli di statuaria,  utili/chrestoi per l’Occidente attardato, militaristico?!

Marco, Erode, conoscendo perfettamente il greco, in quanto ha cultura alessandrina, scientifica,  conosce bene anche il latino, essendo stato  da giovane  amico di Valerio Messalla e di Asinio Pollione, all’epoca del loro servitium presso Marco Antonio, di cui conosce  i suoi legati, Ventidio Basso, Sossio, Canidio Crasso, presso i quali è interprete e coi Parthi e con basileis ellenistici.

Lei, quindi, dà per certo che la formazione linguistica  di Erode è poliglotta come quella di Cleopatra e di Mariamne e di Alessandra? Ne sono convinto, Marco,   tanto che ti aggiungo che  Erode ha lasciato le sue Upomnhmata/Memorie in greco, palesi in alcuni libri  di Antichità giudaiche. Ti preciso che non può non conoscere bene il latino, anche se  è uomo  di lingua aramaica! Grazie a questa triplice conoscenza, ha piena coscienza della cultura romano-ellenistica in quanto  è un perfetto methorios tra  l’impero romano e quello parthico, non solo come dioikhths amministratore e come trapezita ma anche come  politico, essendo uomo indispensabile tra  l’impero romano e quello di Parthia! Ed Augusto (come i romani  tutti !)  è conscio che Erode ha un piccolo regno  rispetto ai servizi prestati/ paresth pollooi  baruteran  Herodhi perieinai basileian pros  a pareskhen!

Lei, professore,  quindi, aggiunge alla componente economico -finanziaria alessandrina, ora,  un’altra, quella  culturale, tipica degli erodiani giuli  (Ha presente la  figura di romanizzato ed ellenizzato di suo figlio Alessandro  o di Antipatro figlio di Salome, o di Erode  Antipa e ancora di più di  Erode Agrippa I, tutti uomini educati a Roma !), propria di un intermediario con volontà conciliatoria tra due civiltà?.

Marco, questo ho capito con sicurezza, studiando  e traducendo gli autori giudaici, intrisi di messianesimo aramaico ed ho potuto rilevare anche la componente militaristica ed imperialistica in Erode, figlio del militare idumeo Antipatro e della nabatea Cipro: essere un perfetto cavaliere e arciere  è l’ideale  per un principe idumeo nabateo! la formazione militare è la base per la carriera politica: senza di essa non esiste il vir civilis/o politikos! Erode e poi suo figlio Alessandro sono  esemplari prototipi della razza!

Seguiti, professore, e faccia luce nei nostri pregiudizi cristiano-cattolici.

Erode, dunque,  è grato, infinitamente grato alla domus Giulia, riconoscente a Roma e a Cesare, come suo padre Antipatro: Roma è tutto/pan  per lui: vita, potere e familia;  essere vinculum tra  Ottaviano e d Agrippa  è un onore non pagabile, dato l’immenso debito verso l’euergeths e soothr: la sua fedeltà/fides è quella di un servo devotissimo per il proprio padrone, quella di un cane per  chi lo nutre,  quella di un fidus,- fidissimus omnium!-,  per il suo Theos, il cui culto è il più venerato, più di quanto possa temere ed amare Jhwh  il più giusto e pio  dei farisei ( esseni o  terapeuti), essendo disposto a morire per testimoniare con la vita il suo servitium.

Le costruzioni di città  e di templi per Ottaviano sono testimonianza  di un tale amore  devoto  per il Sebastos, datore di vita e di potere!

E’  un vir che riconosce  i meriti della domus giulia, li scrive chiaramente con lettere  di pietra nelle sue costruzioni, proclamando al mondo la  sua funzione di intermediario tra i due imperi, col suo tentativo di integrare nel mondo  ellenizzato,  alessandrino, il suo popolo, in una esaltazione del suo filoellenismo e della sua  fedeltà a Roma e  all’imperatore, datori unici di  vita e potere, come familiare giulio e come partecipe al dominio del mondo, fiero della propria romanitas,  che assicura- dopo la violenza della vittoria/nike-  la pax/eirhnh e lex/nomos per il progresso dell’ uomo, avendola imposta  perfino alla Parthia  aramaica e al re dei re Fraate.

Erode sente la propria stessa amicizia familiare, come funzione intermediaria, come ulteriore vincolo tra  Ottaviano ed Agrippa, proponendosi come diallakths / pacificatore perfino nel periodo  che precede la morte di Claudio Marcello, quando Marco Agrippa è incerto nella sua  azione politica, data la predilezione dell’imperatore per il nipote, figlio di Ottavia, destinato alla successione, specie nei momenti di panico giulio universale di fronte alla malattia mortale di Ottaviano  Cfr. Il medico di Augusto!

Dunque, Erode costruttore  esprime la sua perfetta adesione al principato augusteo: le sue costruzioni sono un segno della cultura  ebraico-romana di un un re, fiero di essere fedele al suo Dio ebraico e al Dio romano, al di là della lacerazione spirituale personale e alla sottesa ed implicita contraddizione?

Marco, nel clima propagandistico del culto di Augusto, Erode  avendo già  cambiato il suo personale sistema di vita, si allinea alla norme della  celebrazione postaziaca  del mito augusto  con una serie di costruzioni monumentali, nella celebrazione della divinità augusta, accettata da tutte le popolazioni orientali, ad eccezione di  alcuni  gruppi aramaici, che, comunque, sanno rilevare ormai i benefici di tale azione  regia,  in quanto artigiani, agricoltori ed  operai, coinvolti nel disegno erodiano di progresso e di integrazione (cfr. www.angelofilipponi.com Erode philhllhn).

Ora capisco professore il significato della riforma italica agricola  di Erode e il suo lavoro sui qainiti e il loro contributo nell’edificare-  sebbene questi abbiano timori  nel  constatare l’immensità del lavoro-    preoccupati ed ansiosi  sulla retribuzione  e sulla possibile fine del rapporto lavorativo, in caso di interruzione, per mancanza di fondi.

Le opere erodiane sono sempre proprie di un signore megalomane che, però,  porta a  conclusione ogni monumento, avendo fatto bene i conti preventivi  con i suoi dioichetai, che assicurano la copertura delle trapezai, fino al telos: Erode è accusato di essere uomo di menzogna, ma non  per inadempienza negli affari finanziari o nelle costruzioni, come ente pagatore  dei qainiti.

Lei, professore, sta parlando di operai, fabbri, carpentieri, muratori, mastri, architetti  che con famiglia vivono  accampati  là dove svolgono il loro lavoro di costruzione, secondo il contratto col  datore di lavoro ed anche di stipendiati giornalieri  in aziende agricole di villae,  gestite secondo il sistema romano latifondistico?  si Marco anzi voglio  mostrare un Erode, come imprenditore capace di investire anche commercialmente  con la vendita, specie  di balsamo e di sale, di pescato  e di bitume e per perfino come operatore turistico  abili richiamare amici e  malati  perfino sulle acque  termali di Wadi Zarqa ma’in/Calliroe, mediante propaganda ?.

E ti aggiungo  che tra i teknitai /tektones/ architektones  ci dovrebbero essere il nonno Giacomo e il  padre Giuseppe del nostro Gesù, che lavorano con una qualche qualifica e si spostano  in relazione all’offerta: questo ho detto circa 40 anni fa e questo ancora ribadisco rivendicando questa piccolissima scoperta su Gesù artigiano, di cui molti, compreso Augias -Filoramo-Il grande romanzo dei Vangeli, oggi parlano  cfr. L’eterno e il Regno, opera finita di scrivere nel 1999!

Quindi, professore, gli agricoltori e gli operai che lavorano nelle costruzioni erodiane  cominciano ad avere la  stessa ideologia del  loro sovrano, specie dopo la carestia e le forme di pestilenza, in quanto hanno fiducia nel loro sovrano,  che dà la sicurezza  del pagamento, nonostante le loro accuse  pesanti  contro Erode, sacrilego, ritenuto  elemento non conforme alla Legge, punito da Dio, per la sua empietà.

Veniamo ai fatti e smettiamo di parlare, altrimenti facciamo come  fa il giornalista – storico Prause e  come fanno tanti altri  studiosi !

Marco, il tredicesimo  anno di regno diventa, per me, l’anno della svolta  per il popolo  che,  dopo un doloroso biennio, sembra interagire positivamente con la  volontà riformistica  del  proprio re, innovatore: operai ed  agricoltori sono i primi a seguire la nuova impostazione erodiana, avendone constatato, già, la sua affidabile  retribuzione anche negli anni precedenti.

Infatti, Flavio, Ant. giud. XV, 299- 304,  scrive: Nell’anno tredicesimo del regno di Erode  si verificarono nella provincia molte calamità o per divino  castigo o per avvenimenti  casuali. Dapprima la terra, serrata, non fruttificava regolarmente  e i cittadini per la carestia di grano erano presi da mortale malattia. Questi, oppressi da vari mali,  continuamente, per la scarsezza di cibo, cambiarono il modo di vivere ed  erano consunti per lo più da sofferenza pestifera/pathos loimikòn. E la malattia di quelli che così morivano, privi di sostentamento, perché, essendo i frutti della terra corrotti e  vuoti i granai, non  dava altra speranza di aiuto, se non il morire a causa della diffusione del male. Non durò solo quell’anno, ed anche l’anno successivo non ci fu raccolto perché i semi erano stati  consumati: comunque, la necessità e il bisogno erano causa di molte invenzioniAnche il re era non meno afflitto del popolo dalla malattia pestifera/thn loimoodh noson, poiché non poteva riscuotere i dazi che prendeva dalla terra ed aveva consumato i tesori con le grandi costruzioni delle città e non sapeva da dove prelevarli.

Dunque, Marco,  nel 25 a.C., Erode  si trova in una difficile situazione economica  a causa di un fenomeno di siccità imprevedibile  e  viene accusato maggiormente dal popolo, che segue la predicazione  farisaico-essenica  di essere uomo di menzogna e di essere philhllhn, cioè di essere collegato con la politica augustea,  basata sulla divinizzazione del sovrano autokratoor: non ha neanche più denaro per le costruzioni, che lo hanno dissanguato e sembra che non possa attingere alla cassa del gazaphulakion del Tempio per l’opposizione  dei  sacerdoti,  che concordano con le profezie farisaiche, in una condanna del regno  di Erode, colpevole del fenomeno della carestia.

Erode, in tale situazione, essendo  in attesa dei finanziamenti delle trapezai  oniadi alessandrine,  non agisce contro il popolo e i teknitai, che pur protestano, essendo sobillati,  ed inventa la sua politica, dimostrando di essere un soggetto entusiasta e  creativo.

Professore, dunque,  Erode, anche se  sorpreso dalla calamità naturale e dalla lentezza della burocrazia trapezitaria  alessandrina e, pur non potendo  prelevare  denaro dal Tempio, mantiene aperti, comunque, i cantieri e seguita nella sua attività agricola?

Certo. E’ una grande impresa  quella del re, che  insiste nel suo piano di riforma, nonostante il phobos popolare davanti ai mortali  fenomeni naturali: Erode,  pur ritardando le paghe agli operai, facendo pagare, forse, i dioichetai ogni tre mesi – invece che ogni mese  o giornalmente – nel suo principale cantiere  a Cesarea  – dove si lavorava dall’anno 30 a.C. ininterrottamente per anni, e perfino a Gerusalemme dove, finito il palazzo del Cesareo ed iniziato l’Agrippeo, sta costruendo  l’Anfiteatro- forse con strutture portanti  in muratura, alternate con altre  lignee- mentre sembra che faccia tutto in muratura il teatro  gerosolomitano, avendo già iniziati i lavori di demolizione della  fortezza Baris,  destinata ad essere la fortezza Antonia sopra il tempio, avendo già l’idea di  una  vasta ristrutturazione di tutta l’area templare di circa 14 ettari.

E’ un piano di  ristrutturazione cittadina, a cui certamente concorre la finanza alessandrina, che coopera con pubblichi edifici  con alberghi/ xenodochia per pellegrini,  con costruzioni di case, di alloggi nella città nuova, con l’offerta anche di terreni circonvicini  per i cimiteri, e con sovvenzioni al tempio o per rifiniture templari. Gerusalemme anche  ha bisogno di un considerevole numero di qainiti– forse distaccati dal gruppo  più grande di Cesarea o  operai specificamente giudaici aramaici locali o  stanziati in cantieri-accampamenti, fuori città!.

Marco,  Erode è  ora veramente un saggio amministratore  che non  interrompe i lavori e non cessa la sua politica di favore e di sostegno dell’elemento popolare: il re ricorre al proprio patrimonio  e fa fondere non solo gli oggetti  d’oro e d’argento ma anche quelli preziosi, artistici: è un politico accorto che mantiene la sua pianificata organizzazione economico-finanziaria  e il suo progetto di integrazione sociale anche di fronte alle calamità naturali. Anzi  da queste trae una forza maggiore per la realizzazione completa  della sua  politica,  convinto come politico  di saper tradurre in atto i  sogni del popolo  secondo l’etica di Joseph, il vizir dell’Egitto Cfr. A Filipponi, Giuseppe  o il Politico, De Ioseph  Ebook 2013 e cfr.Angelo e Mirko  Filipponi, Vita di Giuseppe, E book 2015.

Flavio scrive 305-310: Frattanto, deliberando di dare aiuto in tempo,  ed essendo difficile perché i vicini non avevano da mandare viveri in quanto anch’ essi avevano sofferto in pari modo  e mancavano di denari, stabilì, allora, di non mancare di aiuto e ruppe i vasi regi d’oro e d’argento e li fuse senza aver riguardo alla  raffinatezza dell’arte, che li rendeva ancor più  preziosi.

Dunque, professore, Erode è sollecito e premuroso  verso il suo popolo ed abile nell’amministrazione?

Erode, come militare, ha sempre dovuto  provvedere al suo esercito e alle popolazioni da lui controllate, da quando era giovanissimo epimelhths della Galilea, ben guidato dal padre ed ammaestrato dall’esempio di uomini come Sesto Giulio Cesare,  il cesarida Cassio,  specie gli accorti legati di Antonio, più dello stesso triumviro, ed infine  dall’insuperabile argentarius Ottaviano. La sua amministrazione/dioikhsis,  inoltre,  è quella della tradizione arcaica giudaica, già applicata dagli oniadi alessandrini perfino nel sistema bancario, abilitati nel loro lavoro di esattori fiscali.

Non solo, Marco, quindi, Erode, è un abile  realizzatore in quanto sa ponderare, prima di agire, ogni possibile fenomeno avverso, tanto da apparire fortunato, data la sua previdenza  e cautela, nonostante l’entusiasmo creativo, ma sa all’occorrenza  privarsi  perfino  dei suoi averi personali – come già aveva fatto per salvare il Tempio dagli avidi soldati di Sossio-!

E fatto questo,  contatta Gaio  Petronio, governatore di Egitto, suo amico, successore di Elio Gallo – che aveva condotto una sfortunata spedizione,contro l’Arabia Felix, e  dopo iniziali vittorie,  nel ritornare in Egitto,  attraverso il deserto arabico, perdeva gran parte dell’esercito (decimato da malattie e da fame), composto di 10.000 milites  e da altrettanti auxilia (tra cui 500 giudei e 1000 nabatei inviati da Erode e da Obedas sotto il comando dell’infido Silleo, poi accusato di tradimento)  che,  a stento,  riportava a Berenice/odierna Hurghada, sul suolo Egizio,  grazie alla  flotta di 80 navi, i superstiti  militari e le 130 navi onerarie, stranamente mai sbarcate per i rifornimenti!.

Gaio Petronio si rende disponibile, di fronte alle richieste,  anche se ancora impegnato a  respingere l’invasione della regina etiope Candace, che, saputo del  piano di attacco di Augusto, lo aveva pervenuto,  invadendo la  Nubia ed  era penetrata nell’interno dell’Egitto, conquistando Siene, File ed Elefantina. La regina, infine, è sconfitta  da  Petronio, che, riconquistata la zona, penetra nel territorio nemico,  marcia verso Napata e la conquista, facendo molti prigionieri,  inviati ad Augusto in Spagna, dopo aver lasciato in Etiopia presidi (Cfr. Dione Cassio, St Rom. LIII.29 e Strabone  Frag. XVI, 5,1).

Avuta la risposta affermativa da Petronio, Erode, tiene sereno il popolo, pur provato dalla carestia e dalle malattie. Ricevuto dal governatore egizio frumento in quantità, pagato anche in anticipo  dalle banche alessandrine e con questo, portato da navi onerarie a Cesarea Marittima – forse quelle stesse 130 navi  che dovevano rifornire i soldati nella spedizione contro l’Arabia Felix?! -sfama il suo popolo,  la  Siria  e le città vicine, tanto che Ottaviano, appena  guarito dalla malattia grazie ad Antonio Musa,  gli regala le regioni ad oriente del lago Genezareth, come ricompensa della sua azione  a favore delle popolazioni, avendo approvato anche il  suo decreto di riduzione di un terzo delle tasse, nonostante il perdurare della carestia.

Quindi, Erode non solo aiuta il suo popolo, ma si rende  utile per le altre nazioni, divenendo  per i romani un punto fermo nella loro politica orientale?!

Si. Marco, hai compreso bene?!

Dal 23 a.C. fino al 13  a.C. Erode è centrale  nella politica romana orientale, specie quando Ottaviano inizia le operazioni antiparthiche, incerto, però, circa il problema  di meglio l’uovo oggi o la gallina domani.

Svetonio applica ad Augusto ex argentarius  l’esempio del pescatore  – che va a pesca con un amo d’oro, la cui perdita non può essere  compensata da nessuna preda – che  è  l’emblema  di chi corre dietro ad un piccolo vantaggio, affrontando un grande rischio: ad un dux prudens, perciò, non vale la pena  attaccare  la Parthia  perché  il rischio è grande il kerdos scarso ! cfr. Festina lente /speude bradeoos www.angelofilipponi.com.

Ricordo, professore, che lei  diceva che Ottaviano ragionava, all’epoca, come i suoi trapezitai  alessandrini,  divenuti, dopo la conquista di Alessandria,  suoi epitropoi,  gestori del fisco imperiale! Loro che erano i datori di lavoro dei suoi antenati Ottavi, nummularii, sapevano quello che dicevano ed erano fedeli dipendenti!.

Certo, Marco.

Erode, come gli epitropoi alessandrini,  dissuade l’imperatore dall’impresa parthica, invitandolo piuttosto ad azioni diplomatiche senza tentare l’impresa  armata,  data la  grandezza del regno di Fraate e le connessioni  non solo dei giudei,  ma anche di  tutte le popolazioni transeufrasiche  di lingua, cultura e parentela aramaica. Di questo sicuramente parla Erode con Augusto, che visita la Siria  nel 21-20, diciassettesimo  anno del suo regno, e che punisce gli abitanti di Gadara, che accusano di violenza, di razzia e di distruzione di templi  il suo re socio,  pur famoso come inesorabile verso quelli del suo popolo che sbagliavano, ma come il più magnanimo  verso i forestieri – Ant. Giudaiche,XV, 356 -.

Augusto nell’occasione punisce Zenodoro, un infido amministratore  (Ant giud.XV, 359-360), mentre Tiberio, legatus ventunenne,  procedendo dalla via balcanica, lungo l’Istro   porta le truppe in Armenia,  col mandato di deporre il re  Artaxias II e di dare il trono a Tigrane III.

I parthi, allora, impauriti dalla congiunzione di eserciti romani   accettano  le condizioni di Augusto: riconsegnare  le insegne romane prese a  Crasso e ad Antonio; dare ostaggi  ed iniziare un periodo di generale  distensione e pacificazione tra i due grandi regni,  tra l’imperatore e il re dei re, Fraate.( Cfr.  Svetonio, Augusto, 21,43).  Erode,  dopo questa pacificazione – di cui non sappiamo l’entità  esatta del suo contributo-   chiude un quinquennio  fortunato  non solo per i rapporti coi romani, migliorati dopo l’aiuto di Petronio,  ma anche col suo popolo aramaico e coi farisei, nonostante le continue loro contestazioni, a causa dei cambio di costumi  della tradizione  patria.

 Flavio scrive: Egli mandava denari in Egitto a Petronio, postovi da Cesare come governatore. Non pochi avevano fatto ricorso a lui per gli stessi bisogni, ma lui, essendo amico di Erode che desiderava salvare i suoi sudditi, diede a loro la precedenza nell’ esportazione di grano dall’Egitto e li favorì in tutto e nell’ acquisto e nel trasporto con navi, tanto che la maggior parte, se non la totalità  dell’aiuto venne da lui.

Dunque, Erode salva il suo popolo dalla carestia e  favorisce la ripresa economica, nonostante il seguito di pestilenze  ed altre calamità,  avendone riconoscimenti  per i suoi reali meriti, ed ottenendo onori tanto che Flavio – Antichità Giudaiche, XV, 361 -proprio in questo periodo  parla del suo rapporto di familiarità e di amicizia con Augusto ed Agrippa. Aggiungo che Erode è franco nel parlare /parrhsiasths  tanto  familiarmente con l’imperatore che, prima di riaccompagnarlo al porto di  Cesarea,  chiede (e la ottiene) anche per il fratello Ferora una tetrarchia, costituita con parti dei territori di Zenodoro  – Ibidem -.

E’ un periodo  fortunato per il re e Flavio afferma: Erode, portato il grano non solo mutò l’animo di quelli che lo sdegnavano  ma fece manifesto il suo favore e patronato verso tutti: infatti, diede loro quanto grano serviva per fare pane ed inoltre essendovi molti che per vecchiaia o altra infermità non potevano prepararsi  il pane, egli provvide inviando  i fornai a fare il  pane o a  darlo già confezionato.

Questo fa Erode?!

Flavio aggiunge: si prese anche il pensiero che non svernassero col pericolo, avendo visto che erano mal vestiti a causa delle morti e  dell’abbandono delle  greggi, non avendo più lane da usare e cose di tal genere.

Professore,  E’ probabile, allora,  che la sua azione caritativa  sia stata simile  anche per i cantieri  aperti, se il re  provvede anche  alla Siria e alle città vicine,  bisognose di semi  per fare la semina?

Certo. Marco  La sua  disponibilità amministrativa  fa propendere in questo senso, secondo un coordinamento, voluto dall’imperatore stesso.

In conclusione, Erode, secondo Flavio,  assolve al suo compito di epitropos, avendone vantaggi economici e benefici e per la sua gente e per i popoli dell’imperium romano, grazie alla sua perfetta integrazione nel sistema universale romano e alla personale sua amicizia con l’imperatore.

A mio parere, Marco, Erode applica il metodo  Ioseph,  poi evidenziato da Filone, nella sua opera De Ioseph.

In che consiste? professore.

Giuseppe, figlio di Giacobbe, spiegato il sogno delle 7 vacche grasse e magre, ha l’incarico dal faraone di amministrare l’Egitto e il suo impero asiatico connesso e congiunto omogeneamente, come viceré, dopo aver mostrato l’aggiunta del signore, che risulta un piano di prevenzione nel periodo delle buone annate e di raccolta decentrata, in modo da accumulare il massimo possibile, senza  dispersione, per una successiva opportuna distribuzione, a seconda del reale  bisogno interno  e in relazione alla richiesta di commercio con popoli sottomessi, divenuti parte integrante dell’Egitto, e di altre nazioni.

Per lei, professore, non è, quindi, un semplice atto di provvidenza e di carità,  fatta da un re filoromano, come Erode, ma è una pianificata operazione universale augustea, a cui il re giudaico è conformato, come esecuzione di un ordine superiore divino!   E’ quella stessa economia, propagandata da Amartya Sen?

Marco, forse!. Io non sono un economista, sono un letterato,  non capace di leggere un grande come Amartya Sen! Posso solo dire che Erode, in linea con il senato e  Augusto, risuddivide ogni eccedenza  e costituisce una forza lavoratrice operaia permanente  per provvedere e al suo regno e ai popoli circonvicini,  sotto la sua tutela, distaccati di volta in volta, a seconda del bisogno, come gruppi operativi minori,  capaci di organizzazioni più grandi nel momento attuativo della fabbrica, sotto la responsabilità di un corpuscolo direttivo ridotto, precostituito.  Erode, così, col servirsi dei qainiti  si rende benemerito di un benessere nazionale  ed internazionale, a causa del fenomeno stesso della diaspora, in una promozione del proselitismo giudaico.  Infatti per Flavio  non ci fu persona che non avesse trovato in lui  un soccorso adeguato. Popolo, città  e privati  capi, afflitti da miseria, ricorrevano a lui e  ne erano soddisfatti  tanto che  predispose 50.000 uomini per la distribuzione, creando una rete di amministratori e di  funzionari  a lui fedeli e  da lui pagati.

Dunque, professore, la Iudaea, pur rimanendo un cantiere aperto, pur con le calamità naturali, agricole,  pur essendo in una critica   situazione, vivendo in un contesto comune, romanizzato ed ellenizzato, che funziona come un corpo unico, può giovarsi delle eccedenze dell’Egitto e delle riserve alimentari  di una spedizione romana fallita,  vivendo, diciamo noi oggi, in un mondo globalizzato, coordinato dall’imperatore e dai suoi  epitropoi  e mediante un proprio re filoromano,  può superare il grave momento di necessità, mediante un sistema di scambio  di favori, di uomini, concedendo denaro liquido e  beni voluttari esotici, commercializzando quanto la regione offre.

Il popolo ebraico per la prima volta sembra accorgersi, dopo oltre quarantanni dalla presa di Gerusalemme da parte di Pompeo, che è parte di un impero e che, come tale,  ha vita  congiunta con gli altri stati, che compongono il Kosmos romano, la cui linfa e sangue possono giovargli in casi di eccezionale gravità, tanto da rilevare perfino il buon governo di un re, non conforme alla legge mosaica e contrario alla moralitas tradizionale, capace, comunque, di philanthropia.

Secondo Flavio, questa sua provvidenza e soccorso tanto poterono sull’animo dei  giudei, che non sapevano più come lodarlo e la nazione tutta depose  l’odio suscitato dallo stravolgimento da lui introdotto in alcuni riti  tradizionali.  Tutti erano convinti che con la premura, con cui li aveva sollevati  dalla disgrazia, aveva del tutto cancellato i suoi  errori. E molto onore si fece presso le genti straniere  e sembra che le traversie fossero maggiori di quanto si potesse credere, ma nel loro infierire sul regno  gli giovarono per farsi un nome. Infatti le inaspettate prove, che egli diede di  generosità  nelle angustie,  volsero l’animo dei sudditi a suo favore  ed essi lo stimarono, non per quello che era stato, ma per la provvidenza mostrata nella presente calamità.

Professore, i termini usati da Flavio sembrano propri del vocabolario farisaico-essenico  e  assolvono dalle colpe il re giudaico, redento dalla philanthroopia.

Certo, Marco. Pronoia con epimeleia / provvidenza con cura, bohteia /soccorso, amarthmata/errori, generosità megaloprepeia con megalopsuchia  e compassione/eleos sono di un dio pathr, di JHWH, che assiste: e ora  tutto viene invece dal re,  che lo fa per ordine di Augusto sebastos, che coordina ed assicura con l’eirenh  ogni bene, indistintamente, a tutti i suoi sudditi in ogni territorio occidentale ed orientale!.

Procedendo in questa linea  Erode si impone come un philanthroopos tra i popoli di lingua greca, come euerghths  più verso città e verso regioni straniere che verso suoi concittadini giudaici, che hanno una doppia  cultura in quanto formati da una parte da pagani e da giudei ellenizzati e da un’altra da giudei non ellenizzati di lingua e formazione aramaica.

Eppure Erode da tempo ha cercato di amalgamare le due anime in relazione alla sua sumpatheia per la cultura giudaica innovativa alessandrina oniade, che, secondo lui, avrebbe dovuto cucire insieme la mentalità sadducea templare gerosolomitana  con quella leontinopolitana, specie a seguito del  suo matrimonio con Mariamne di Boetho – Ant.Giud, XV, 319-322-  dopo la congiura del cieco, grazie alla sua attività costruttiva, affidata ai qainiti anche in terre straniere, ben  pagati per la loro  conclamata grande professionalità.

Professore, lei vuole dirmi che Erode, dopo le costruzioni interne, a seguito del matrimonio con Mariamne, finito il palazzo regio,  il teatro e l’anfiteatro, avendo poi istituiti i combattimenti  atletici ogni cinque anni,  eletto presidente  dei giochi olimpici, porta a Rodi e in altre isole, in  città e regioni greche i qainiti per le costruzioni anche pagane, dando così lavoro alle numerose squadre di teknitai, la cui attività è  apprezzata, dovunque, nel mondo romano orientale?.

Marco,  devo dire che Erode, a motivo della sua personale ambizione  e per le lodi  ricevute da Cesare e dagli amici romani  si era allontanato secondo  Flavio (Ant. Giud.XV, 267) dagli  usi giudaici  tradizionali, costruendo  edifici e città, e templi ad Augusto e a Roma,  facendo manifestazioni non consuete alla tradizione  per gli spettacoli quinquennali,  avendo invitato  atleti ed ogni classe di lottatori, attratti dalla speranza della vittoria   e dai  ricchi premi,  dati non solo ai primi ma anche  ai secondi e ai terzi,  indicendo anche agoni musicali thumelikoi  e gare per i guidatori di cocchi  a quattro o a due cavalli  ed anche per singoli cavallerizzi.

Inoltre, Erode addobba il teatro di Gerusalemme, città  santa (Ant giud. XV.273) con  drappi preziosi  e gemme di valore, avendo disposto tutto intorno iscrizioni, come quelle successive di Ancyra nel  Monumentum ancyranum-Res gestae Divi Augusti-  in onore di Cesare e trofei delle nazioni,  vinte da lui in guerra, in puro oro e argento  ed avendo fatto provvista di fiere (leoni ed altri animali) riunite per farli combattere tra loro: di questo gli stranieri pagani erano attoniti per  le spese, attratti dallo spettacolo e dalle lotte tra animali ed uomini gladiatori, mentre  gli  ebrei  non  sopportavano  un  uso  estraneo alla loro cultura. E cosa ancora di più insopportabile per loro  secondo Flavio- Ibidem – erano i trofei ritenuti da loro immagini, coperte da armi ,e perciò erano rabbiosi tanto che il re  è costretto  a dare loro una spiegazione  (Ibidem, 277-279)  che  fa  sorridere, probabilmente, i sacerdoti sadducei gerosolomitani che,  visti scoperti i trofei, rilevano non immagini, ma solo un’anima lignea.

Nonostante questo, non potendo gli aramaici sopportare l’offesa della celebrazione di Ottaviano sebastos nella città santa,  Erode subisce un attentato in Gerusalemme ad opera di 10 uomini, compreso un cieco,  che cospirano, giurando di affrontare ogni pericolo e di nascondere i pugnali sotto le vesti,Ibidem 281-291 . E’ una congiura gerosolomitana di aramaici, che vogliono dimostrare al popolo  e al re  l’errore  della costruzione del teatro, che rovina la spiritualità cittadina, in quanto si fa sacrilegio verso la dimora della divinità.  Erode scopre la  trama,  dopo una breve indagine, e  convoca uno ad uno i congiurati, che confessano di aver ordito la congiura  con un pio e nobile intento non  per amore di guadagno né per il proprio  interesse  e che  preferiscono la morte  alla vita,  pur di custodire le antiche tradizioni. Il re li fa uccidere e subito il popolo si vendica  sul delatore, che viene fatto a pezzi e  il suo corpo è gettato ai cani.

Subito dopo questo episodio, Erode ha una reazione repressiva,  anche se è convinto di dover  seguitare ad ingraziarsi il popolo, volendo frenare la predicazione dei  farisei, che temono la scomparsa delle loro tradizioni religiose, travolte dalla novità della cultura ellenistica e dal benessere socio-economico. Ordina, infatti, che siano proibite le adunanze di persone, le passeggiate in compagnia, la formazione di  gruppi  anche durante il lavoro e che siano sorvegliati i movimenti dei sovversivi, catturati  e puniti severamente quelli colti in fragranza o  gettati in prigione e trasferiti nella fortezza di  Hircania, per essere uccisi– cfr. Ibidem 366-

Flavio, allora, ribadisce che Erode costruisce le fortezze. compresa quella di Hircania,  perché, insicuro  ed inquieto, ha bisogno di accerchiare  il popolo che può fare una ribellione.

E’ vero?  è così?

Non è vero.  Spaventato, il re ha questa reazione improvvisa, ma puniti alcuni, cessa la persecuzione!.  Erode ha già convinto il popolo  ed ha la forza militare al suo fianco e le fortezze sono baluardi difensivi per la popolazione, in una logistica militare  di interventi rapidi interni, e  a protezione del territorio  da nemici esterni, in caso di invasione parthica, di cui ha fatto esperienza negativa.

Sappiamo che la stessa costruzione di fortezze,  sessanta anni dopo, perfino, è  impedita, sotto l’imperatore Claudio,  dal governatore di Siria,  Vibio Marso, ad un re socio,  giulio, praetor come Giulio Erode Agrippa I, che riprendeva la stessa azione giudaica  protettiva del nonno, con intenti, all’epoca non certamente filoromani!

Erode ha compreso, per ora,  solo che non deve  costruire  per i romani nell’area  templare opere con  immagini e simboli  significativi del loro dominio, che sono offesa al Dio!.

Certo, Marco, nel momento  della carestia e  del suo matrimonio con Mariamne, Erode  avendo l’appoggio dei cives alessandrini  e del governatore Petronio  non può avere in patria la minima preoccupazione di neoteropoiia o stasis, da parte farisaica, che ora legge bene la funzione methoria del re, pronto a pianificare la sistemazione dell’ area templare  e la modernizzazione della nuova Gerusalemme, che deve avere il Tempio come  gioiello, come  bianco Monte santo, rendendo la città  capitale, superiore certamente a Cesarea Marittima,- pur magnifica col tempio di Augusto  con la statua sublime dell’imperatore e della dea  Roma-  incomparabilmente più sacra di  Samaria, sua personale città, anche se  chiamata Sebaste- distante dalla città santa una giornata di cammino- pur fortificata  in modo migliore della fortezza di  Gaba in Galilea,  di  Esebonite in Perea  sede della cavalleria scelta (cfr Ant. Giud. XV,  292.293)-  volutamente resa splendida per lasciare ai posteri un monumento della sua filantropia e del suo amore per il bello – Ibidem 298-.

Per me non è vero, Marco, quanto dice Flavio che, comunque,  attenua il giudizio limitandolo a certi momenti: Erode teneva queste misure  di sicurezza, di tempo in tempo, come stratagemmi  e dispose guarnigioni  in tutta la regione  per ridurre al minimo  l’eventualità di sommosse.

Flavio precisa che ciò accadeva quando si dava anche il più leggero incitamento/parormhsis-ibidem. 295 in una Iudaea antiromana quando era  in maggioranza l’elemento aramaico.  Sappi, Marco, che Erode ha  ora spie ed infiltrati  tra  il popolo,  per cui conosce in anticipo  quello che avviene  e per di più, in questa fase, si permette tante elargizioni per il suoi sudditi, specie in occasione dei suoi tre matrimoni, avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro,  che lo rafforzano  in tre diversi ambienti e lo arricchiscono ancora di più: non credo che sia vero neppure che Erode,  lui stesso, di notte,  indossava abiti da civile privato cittadino  e si mescolava alla folla  per farsi un’dea dei sentimenti  che il popolo  nutriva  a proposito del suo governo– cfr. Ibidem, 367-.

La cosa potrebbe essere accaduta in ben altri momenti della sua vita, ma non ora!

Il matrimonio con Mariamne  autorizza Erode a stringere un trattato economico-finanziario  nel momento stesso del pagamento del grano a Petronio, con i  sacerdoti alessandrini e con i sadducei templari, tanto da potere cambiare impunemente  il sommo sacerdote; quello con Maltace samaritana  di poco successivo, comporta una maggiore dedizione della classe militare  e delle famiglie nobili, chiamate a popolare la nuova città dopo la ricostruzione  e la fortificazione di tutta regione già a lui profondamente fedele; quello con Cleopatra di  Gerusalemme sottende un nuovo patto  forse col sacerdozio medio  e coi leviti gerosolomitani, ormai conquistati dal prestigio e dalla  fama di Erode  in campo internazionale, neanche più contestato  dal popolo, costretto a sottomettersi  prima con un formale giuramento di fedeltà, poi obbligato a  compiere una dichiarazione giurata  di mantenere un’attidudine  amichevole verso il suo governo,   in seguito di nuovo applicata intorno al 7/6 a.C.-.

Dunque, Marco, nel periodo di cui stiamo parlando  pochi sono gli irriducibili avversari di Erode, ben conosciuti e circoscritti intorno alle figure di Esseni, Semaia e Menahem, molto temuti per le loro predizioni -cfr.Ibidem 371-.379-

Possiamo, professore, precisare il significato di questi tre Matrimoni in successione rapida, dopo una vedovanza di oltre tre anni, a seguito di una terribile malattia renale e di un periodo di solitudine in Samaria. Sposarsi allora, anche per un re, è  una grande spesa!

Certo.

Quello  con Mariamne si risolve in un contratto finanziario-economico con le potenti famiglie oniadi alessandrine, contente che un sacerdote alessandrino di buona famiglia,  legato a loro  (e quindi, all’etnarca e all’alabarca egizio, che  da tempo erano desiderosi di controllare il tempio gerosolomitano)  ora si apparenti col re, che innalza il  suocero al sommo onore sacerdotale   per equiparare  la sua regalità con la carica sommo sacerdotale. Erode, già, in precedenza aveva avuto dai romani la possibilità di elezione ed aveva eletto  Ananelo  sacerdote babilonese al posto del legittimo sommo sacerdote asmoneo, non ancora  diciottenne, Aristobulo III, poi fatto uccidere a Gerico!. Da tempo, inoltre, aveva stabilito patti con gli oniadi  tanto che questi, poi, avrebbero  costruito a loro spese i monumentali 10 portoni del Tempio con le iscrizioni di avvertimento  per i pagani  di non entrare nell’area sacrale, pena la morte.

E’ vero, professore, che erano più grandi del portone del Pantheon di Marco Agrippa?. Certo, Marco, ci volevano tredici uomini, leviti  ostiari,  per aprirne uno!

Senti ora, Marco, come Flavio descrive questo matrimonio, messo in relazione alla costruzione della reggia:  viveva  a Gerusalemme un sacerdote  molto noto di nome Simone, figlio di Boetho alessandrino, che aveva un figlia, considerata la più bella del tempo. Siccome i gerosolomitani ne parlavano molto, Erode fu eccitato dalla notizia  e volle vederla. Fu colpito dalla eccezionale bellezza della donna, ma non volle abusare  del suo potere per soddisfare pienamente il suo piacere  e  per non essere accusato di violenza  e tirannia,  desiderò chiedere di sposare la ragazza. Il padre, non essendo alla altezza della sua  regalità,non poteva diventare parente del re anche se la sua condizione sacerdotale non era disprezzabile. Allora Erode sposò la figlia, il cui prestigio aumentò perché il re, prima di contrarre il matrimonio,  innalzò il padre alla carica sommo sacerdotale, dopo aver deposto Gesù figlio di Fiabi dal sommo sacerdozio (Ibidem, 322).

Con questo matrimonio Erode ricuce lo strappo tra i due sommi sacerdoti, quello gerosolomitano e quello scismatico leontinopolitano,  e forse collega i due gazophulakeia, avendo l’appoggio alessandrino, che ha fedeli in tutto il bacino del Mediterraneo,oltre i 500.000 in Alessandria (circa 2.000.000  giudei tutti filoromani  perché impegnati e cointeressati nel commercio, avendo colonie in ogni porto  dell’impero romano oltre che nel Ponto Eusino nel  Mare Eritreo, nel Caspio e nel mare Indico, data la loro attività marittima e considerato il monopolio del sistema bancario  orientale ecumenico).

Professore, intorno al  21-20, dopo il matrimonio con Maltace Samaritana,  poco prima di  quello con Cleopatra gerosolomitana  Erode disegna di fare un piano di costruzione immenso, avendo quasi ultimato il porto d Cesarea,  di costruire il tempio di Gerusalemme e risistemare l’area  e di fare il suo mausoleo in Herodion,  avendo distaccato probabilmente   i qainiti  dalla zona marittima alla regione intermedia tra Gerusalemme ed Herodion,  che  è a circa sessanta stadi, poco più di 10 km.

Poco prima di questo stesso tempo, Erode, avendo un altro gruppo di qainiti, impegnati a Samaria, si è  sposato con Maltace samaritana,   che è donna la cui famiglia è dominante in città, anch’essa chiamata Sebaste, per il culto speciale verso Augusto,  che ha  potere sull’esercito, lì acquartierato.

Il matrimonio con Cleopatra , invece, avviene in Gerusalemme   e sembra essere motivato da un stretto vincolo  con elementi leviti  e  medio sacerdozio, che chiedono assicurazioni circa la costruzione dell’area templare.

Erode, nonostante  le spiegazioni circa le epigraphai del teatro e  i trophaia, mostrati come  ridicoli pezzi di legno, deve dichiarare che non è libero nella sua azione, ma deve omaggio ai romani  e a Cesare  – per la cui salute essi stessi sacrificano  a Dio due volte al giorno- a cui deve conformare il proprio sistema di vita  in quanto uomo  anche lui sottoposto /upotetagmenos!  Erode fa l’umile suddito volendo apparire uno di loro che sa capire la  condanna delle novità, come segno evidentissimo  della rovina di costumi, ma in effetti, secondo Flavio, fa ogni cosa per i propri interessi, avendo l’ambizione di lasciare ai posteri  dei monumenti,  ancora più a dimostrazione della grandezza propria, come un segno evidentissimo della  floridezza socio-economico- finanziaria. 

E’, quindi, una finzione opportunistica di un  Erode ambizioso che cerca di destreggiarsi tra il rigorismo legalistico e  la sua volontà di innovazione!

Marco, già il matrimonio con Cleopatra gerosolomitana è un compromesso: mi sembra che in situazione non possa fare altro!

Erode assicura, allora,  che i giudei non devono temere per la realizzazione del suo progetto perché ha pronti tutti i materiali necessari ed ha fatto calcoli precisi  prima di toccare una sola pietra del  vecchio Tempio (Ant giud., XV. 380.425; Guer giud., V 184-247). Sembra che egli circondi, per avere una superficie pianeggiante, la sommità della collina , con enormi muri di ritenzione ad ovest, a sud e ad est,  in modo da innalzare con materiali di riempimento ed arcate di sostegno  la superficie  al livello prefissato.

Pensa, Marco, che tutta la spianata  attuale del Monte del Tempio( Haram Esh -Sharif ) è erodiana ed è rimasta immutata, nonostante i secoli!

Quindi, secondo lei,  Erode ha un gruppo di architetti che lo autorizzano  a fare, prima, operazioni preventive di riempitura  in relazione al piano di  maestoso ampliamento dell’area templare?!. Ora una domanda da bambino  curioso, professore! Avendo  evidenziato il periodo esatto dei tre matrimoni, può anche dirci l’età dei figli maschi  delle tre donne?.

Penso di si: il quarto figlio maschio di Erode (dopo Antipatro di Doris e  dopo Alessandro ed Aristobulo di Mariamne asmonea)  è certamente Erode Filippo di Mariamne,  nato nel 24, mentre  ritengo che  Erode Archelao sia nato nel 23 e suo fratello Erode Antipa nel 20  dalla moglie samaritana, e Giulio Erode Filippo nasce nel 22 dalla gerosolomitana.

Dunque, professore, Erode è ora accettato da tutti o quasi-  anche dagli asmonei e  dai farisei, come un benefattore. specie  dall’élite sacerdotale, dall’esercito, dai qainiti  ed operai, dal  piccolo e medio sacerdozio, dagli agricoltori, dai commercianti  ed è favorito dal sacerdozio alessandrino, oniade, e da tutti  i fedeli ellenisti della diaspora giudaica: tutti vedono in Erode  il rappresentante del giudaismo  e grazie a lui rilevano il  nuovo valore dell’ethnos ebraico tra gli altri popoli. Erode nel 20 è alla apice della fortuna, dopo la mediazione per l’accordo tra l’imperatore e il re dei re?!

Certo.

Erode si mantiene sulla cresta dell’onda per oltre un settennio, celebrato in patria (e dagli ellenisti e dagli aramaici ed anche dai non ebrei residenti)  e all’estero  da un entusiastico  amore dei giudei ellenisti e  dei gentili, in quanto è rinnovatore dei giochi olimpici panellenici, essendone presidente, per un quinquennio  ed apparendo a tutti universalmente come filantropico euergeths.

Leggi Marco come lo scrittore greco -ellenista traduttore del sacerdote aramaico Mattatia ben Iosip ( cioè Giuseppe Flavio) di Guerra Giudaica I. 21,11(422-425 ) esulta  per il suo re nella sua fierezza giudaica:  dopo aver compiuto questi lavori ad Herodion,  fece sfoggio della sua magnificenza anche in moltissime città fuori del regno: Infatti costruì ginnasi a Tripoli, Damasco e Tolemaide; le mura a Biblo, esedre, portici  templi e piazze a Berito e a Tiro, teatri a Damasco e Sidone, un  acquedotto a Laodicea a Mare, ad Ascalona terme e magnifiche fontane ed inoltre colonnati di mirabile fattura  e grandezza,  e ad altre fece dono di boschi e giardini.

Erode appare veramente un raffinato ellenista – come Antonio- preoccupato della formazione di giovani, a cui provvede con la costruzione  di ginnasi e col potenziamento degli uffici di gimnasiarca annuo, a cui viene data una rendita perpetua,  oltre ad autorizzazione per ampliamenti  territoriali – cosa fatta a Cos- Cfr. Gimnasiarca, Gumnasion, Ellenizein in wwwangelofilipponi.com !

La munificenza di Erode si  era espansa  a tutti quelli che facevano richiesta  nel periodo della  carestia, dando loro grano!

A Rodi dà denaro in prestito per ricostruire la flotta, mentre,  a spese proprie, ricostruisce il tempio  di Apollo Pizio,  distrutto dal fuoco. I Lici,  i Sami e gli Ioni, bisognosi,  hanno da lui doni/dooreai, come Atene, Sparta, Nicopoli e Pergamo di Misia!  Perfino la capitale della  Siria, Antiochia,  ha  da lui  grandi benefici:  la sua piazza del perimetro di 20 stadi -3552 mt (un rettangolo di 70mt x 50 circa ) – che era fangosa/ borboroodhs – è lastricata di marmo levigato ed adornata con un portico.

Ci lavorano i qainiti che conosciamo come abili a lastricare di marmo le plateiai di Tiberiade e di Giuliade in epoca di Cristo?

Possibile.  Forse ad opera di qainiti giudaici antiocheni!

Marco,  in Licia,  tanti anni  fa (35), andando verso Antalya, con la macchina, poco prima di Kemer, mi fermai con la mia famiglia a Faselide e lessi  frettolosamente le iscrizioni, che erano su steli  in alto, rispetto alla città,  allora totalmente  sommersa dalle acque dopo  due terribili terremoti in epoca Giustinianea,  che parlavano di tanti benefattori  del VI e V secolo  a. C. ,  della colonizzazione greca  ed anche di quella romana, ma  non trovai   nessun riferimento ad un intervento di Ioulios  Heroodhs.

Perché professore anche a Faselide,  Erode lascia  testimonianza  della sua Euerghsia ?  Certo Marco. Erode rimette le ethsiai  eisphorai/contribuzioni annuali – Ibidem 428-  alla popolazione. Io nel 1985   con Mirko, bambino 7/8 anni,  nuotavano, soli, – seguiti  dalle grida preoccupate di  Lya e di Pina,  sdraiate  su una piccola radura-  sopra la città e andavano sotto acqua  in cerca di piccoli reperti!

Professore ha forse qualche foto? penso di si: mia moglie conserva tutto!

Erode, Marco, all’epoca  è irrefrenabile nel rimettere i debiti  cfr. Padre nostro -kai aphes hmin ta opheilhmata hmoon-!

ll Re, anche se è costretto a limitarsi per non destare invidia negli amministratori locali, specie lici, considerati infidi lhistai!. Comunque, la sua generosità è massima in Elide in quanto  fa un dono non solo a  tutta la Grecia ma  al mondo panellenico. Leggiamo Flavio I, 426: Erode vedendo che i giochi olimpici  erano in declino per la mancanza  di denaro  e che veniva meno questo ultimo glorioso avanzo dell’antica Grecia, non solo tenne la Presidenza per il quinquennio, in cui si trovò a passare  mentre navigava alla volta di Roma, ma fornì anche i  mezzi  per organizzarli in futuro sì che non si spegnesse mai il ricordo della sua presidenza.

Si conosce l’anno?  Si . Sembra che sia il viaggio per Roma dell’anno 12 a.C.

Dunque,  professore,  Erode è uomo dinamico e estroso, così ambizioso da voler lasciare una grande orma di sé,  specie in Gerusalemme?

Certo Marco. Anche se i Giudei si lamentano  e  sono piccini e rozzi,  il re vuole l’ammirazione  e la gratitudine del suo popolo!.

Erode, infatti, si accinge alla sistemazione di tutta l’area templare e al restauro  del Tempio, insomma, a fare un monumento degno del popolo e  a rendere la Capitale  un gioiello, in quanto pupilla e cuore di tutto il giudaismo, aramaico ed ellenistico, segno della munificenza del suo re, capace di competere con gli amici romani.

Gerusalemme  è un grande cantiere! La fabbrica del  Tempio richiede  forse il maggior numero di  teknitai/fabri, di artisti della pietra e  del  legno ,di specialisti muratori, data la grandezza del disegno di Erode che per volere di Dio aveva condotto la nazione  giudaica ad uno stato di prosperità mai raggiunto finora!  La fabbrica  con la sistemazione dell’area  templare  e con la costruzione della fortezza Antonia e con la conduttura delle acque, iniziata nel diciottesimo anno di regno, 21-20  è ritenuta  l’impresa più pia e bella del nostro tempo da Flavio- Ant Giud.XV,383  che commenta: -i giudei in maggioranza, non erano disturbati  per la inverosimiglianza delle promesse, ma sgomenti al pensiero che lui buttasse  giù l’intero edificio  e poi non avesse i mezzi  sufficienti  per realizzare il suo progetto; il pericolo pareva loro veramente grande e l’ampiezza dell’impresa  difficile a realizzarsi. – Ibidem 389-.

Insomma professore,  gli ebrei  come Gesù nella Parabola della torre, non possono credere possibile  che un uomo realizzi quanto detto in quanto l’impresa è superiore alle forze umane, essendo necessaria la disponibilità di mezzi, di  uomini e di  denaro per la costruzione del tempio, lasciata incompleta da Zorobabel e dai loro antenati che soggetti, prima ai persiani,(Ciro e a Dario) e poi ai Macedoni (Lagidi e  seleucidi)  non ebbero la possibilità di restaurare  facendo l’aggiunta di sessanta cubiti -2.67 mt circa- a questo pio primo archetipo,  alle sue primitive misure,  date da Salomone.

Le assicurazioni di Erode sono ampie, precise, suffragate da prove in quanto Erode è uomo che realizza quanto dice conformemente al suo pensiero ed in questo è anhr theios.

Infatti il re afferma che  lui non avrebbe tirato giù il tempio prima di aver pronto tutto il materiale necessario per il compimento dell’impresa. Perciò mostra di aver mille carri per portare le pietre/khilias eutrepisa amaxas, ai bastanousin  tous lithous, di aver scelto 10.000 e tra i  più valenti  operai/ ergatas murious  tous empeiroutatous, di aver acquistato abiti sacerdotali   per rifornire i sacerdoti, avendone addestrati alcuni  a fare i muratori /oikodomoi,  altri a fare i carpentieri/tektones.

E solo dopo aver preparato tutto, il re si dice disposto  ad iniziare la costruzione.- Ant giud XV,390-

Noi affronteremo non ora questo problema, che sottende  un piano già fatto con un ‘équipe di specialisti (architetti e capimastri che leggono il disegno, progettato, dell’impresa e che lo realizzano conformemente con apposite squadre  di operai  che vivono accampati  con le famiglie nel grande cantiere, essendo giudei di stirpe da secoli, abilitati nelle costruzioni)  Sappi, per ora, Marco, che  Erode è non è solo un prudens dux, che di rado subisce sconfitte /ptaismata e mai per colpa sua,  ma anche un saggio amministratore/dioikhths.

In questo periodo è veramente un’offesa  bollarlo come uomo di menzogna!

E’ abile a guidare il suo popolo tanto difficile, date le due diverse anime,  e a frenare la massa di artigiani ed agricoltori ignorante e  rozza, ad accontentare in diverso modo i  sacerdoti sadducei da una parte filoromani e il  sacerdozio basso  e levita da un’altra,  filoaramaico, come i farisei!  Erode costruttore  è certamente la massima espressione di un  moderato filoellenismo, capace di conciliare per il bene comune la sua megalomania dispotica con l’accortezza di una solidarietà militare, applicata al lavoro operaio, senza perdita di egemonia, dati i tanti passaggi di comando nelle gerarchie di cantiere.

Professore, lo dice lei che di queste cose se ne intende. Lei  che conosce l’attività di cantieri, come me  e forse più di me, ingegnere,  avendo fatto esperienza negli anni sessanta  ed è stato muratore – sebbene dica di essere solo una mezza cucchiara– tanto da mettere in opera – e che opera!- 120.000 mattoni! – ci può dire qualcosa altro circa l’accampamento di banausoi, di teknitai e  tektones stanziati a Cesarea e in vari punti di  Gerusalemme?

Per parlarti diffusamente di questo, mi occorre scrivere  un altro libro  in cui ti parlerò di Erode e la fabbrica del Tempio, ma ora  devo mostrarti la non facile difesa di Erode nei confronti degli accusatori  di essere empio e di  aver contaminato gli antichi costumi, nonostante la sua imitazione dei  predecessori asmonei e il suo impegno nella pietas, specie dopo il matrimonio con Cleopatra.

Flavio in Ant Giud.XV, 267 scrive: E perciò si allontanava sempre di più dai costumi paterni  e corrompeva il sistema antico con le novità straniere, il quale per nessuna ragione doveva essere macchiato e per questo ci capitarono in seguito parecchi mali poiché erano sorte nuove corruzioni estranee alla cultura e alla pietà dei nostri antenati.

Flavio confonde i tempi  e  rileva genericamente  i dati fondendoli insieme e dà, perciò, un giudizio generale in relazione alla visione personale  sacerdotale  di  tutta la domus erodia  e del suo significato nella storia/ toledoth giudaica.

Eppure, Erode, nonostante  la sua  azione filoromana   e panellenica,  cerca di mantenersi seguendo la musar aramaica, conforme alla tradizione asmonea, oltre tutto allineata  secondo le norme tipiche dei gentili – seleucidi e arsacidi, oltre che quelli lagidi e romaniche hanno lasciato segni  in Olimpia con la statua di Fidia  di Zeus crisoelefantina,  ad Efeso con  la costruzione dellArtemision, ad Epidauro con l’Asclepeion e con le tante costruzioni di teatri, ninfei, esedre,  ippodromi, in ogni città ellenistica.

Anche  in Giudea, ci sono costruzioni  oltre al Tempio  di Salomone e a  quello postbabilonese, fatte da  muratori ed artigiani, perfino sacerdoti, che operano nell’interno del tempio nel Debir/ Sancta sanctorum. Nel I secolo a.C. , già in epoca asmonea,  risultano costruite fortezze  come Hircaneion ed  Alexandreion, Macheronte,  e palazzi come quello  asmoneo in Gerusalemme e quello  a Gerico  dimostrando di essere  professionisti in muratura,  che operano indistintamente in pietra o in laterizio, oltre che in materiale ligneo ed anche prezioso, che offrono i loro servizi specie a giudei alessandrini e al re dei re di Parthia.  I primi  se ne servono  perché potenti  appaltatori di tasse, gestori di trapezai,  e nauklheroi  filantropici, di fede giudaica seppure scismatici, in quanto oniadi, il secondo  perché  ascolta  benevolmente la ricca e potente comunità ebraico-mesopotamica.

Anche in Occidente  c’è una tradizione muraria di mastri  che sopravvivono nel Medioevo,   in cantieri navali  e in città  come fabbrica di cattedrali o in corti e castelli,   vivendo  in logge situate accanto al loro posto di lavoro, da cui derivano poi le logge massoniche.

In epoca romano-ellenistica i cantieri  si allestiscono in modo razionale  e sono regolati  da norme precise  ed hanno anche una presidio militare con sorveglianza medica; sono ubicati vicino a fonti o sorgenti e a seconda della tipologia di lavoro hanno nelle vicinanze o cave o fornaci o  officine;  se si lavora su pietre- di solito marmo  o travertino – in zona  ci sono latomie cave di pietra  in modo da fare estrazioni  di  blocchi, ad opera di addetti, che, in officine/ lithotomeia, operano come segatori /lithopristeis, spaccatori/lithodomoi o tagliatori/ lithotomoi, latotomoi   come scalpellini smileis/lapicidae  in lithourgeia/officine; se invece si tratta di cantieri edili occorrono fornaci e  terra  per la fabbrica di mattoni e tegole  di varie dimensioni  e spessore /plinthopoiia.

Intorno agli accampamenti-cantieri  lithotomeia/plintonpoiia ci sono le tende delle famiglie che seguono e vivono nelle vicinanze,  con macellai e con celebranti e con sacerdoti che dànno le pause di lavoro con le rituali preghiere e con le colazioni  secondo casherut e celebrano lo shabat, imponendo le regole del riposo festivo,  dal tramonto del giorno precedente.

Professore come, allora, c’è l’accusa ad Erode di aver fatto le costruzioni solo per controllare ed opprimere il popolo?

Flavio ne parla, ma fa riferimento al periodo successivo,  quello delle tragedie familiari, del bestiale governo del re, vecchio e malato,   e ancora di più quello del regno dei suoi figli e poi della dominazione romana,  quando il popolo è decisamente antierodiano, filoasmoneo e filo-parthico, nel periodo della cosiddetta predicazione del nostro Gesù, quando si sfruttano  le fortificazioni erodiane per la repressione delle staseis: allora  sono  dimenticati perfino i doganieri e i funzionari erodiani  e le riduzioni fiscali del 20 av. C e del 14 av, C., essendo  ormai nota la rapacità delle greges di pubblicani romani, affiancati da milites delle fortezze erodiane.

Questa lamentela popolare  non è neppure del  periodo 10/9 all’epoca dell’inaugurazione  di Cesarea  nella  centonovantaduesima olimpiade, quando Erode, seguendo l’esempio di Augusto celebra le feste quinquennali con competizioni di musica e di giochi  con atleti e gladiatori- Ant Giud. XVI,136.140-: all’epoca Ottaviano, come prima Agrippa,  ritiene che il re giudaico, in considerazione della sua magnanimità, meriterebbe  di essere basileus di Siria e di Egitto (non molto dopo lo elegge re di Arabia, momentaneamente, subito assegnata poi ad Areta, più affidabile per età!).

Professore mi può parlare della costruzione di qualche fortezza o città come paradigma per capire il sistema di  lavoro  dell’epoca erodiana?

Marco, della  costruzione di Masada, come fortezza e del palazzo erodiano  mi sembra di avertene parlato in altre occasioni sulla scia di Flavio-  Guer giud VII, 8,3- dove  ti marcavo le tre terrazze   dell’edificio regio, degradanti  su una piattaforma rocciosa sul lato occidentale. spettacolari per la bellezza del panorama sul lago Asfaltite, e  ti ho parlato a lungo nel Romanzo L’eterno e il Regno  di Cesarea Marittima: ora potrebbe esserti utile sentire come Erode ricostruisce dopo il terremoto del 31 a.C. e come faccia interventi di fortificazioni  per la popolazione giudaica, poi sfruttate dai romani per la protezione del territorio  giudaico e dell’area templare con la fortezza Antonia.

Sentimi bene  e comprendi che Erode è uomo che governa, volendo il bene del suo popolo,  avendo il  controllo totale  militare di Gerusalemme vecchia e nuova, compresi 22.000 sacerdoti e il tempio stesso, punto d’incontro di aramaici giudaici e di aramaici transeufrasici e di giudei alessandrini e di giudei cirenaici e giudei  ellenistici del bacino del Mediterraneo: il re   fa pagare i pedaggi   e l’uso  delle  strade, dei porti, dei   ponti,  le decime del pescato sul  lago  Hule , sul  bacino del lago di Tiberiade e del mar Morto, avendo  fatto spese per la costruzione di Cesarea Marittima, dotata di un porto, avendo costruito Samaria/Sebaste  ed invitato ad abitarla una popolazione mista di pagani e di ebrei ellenistici  di circa una 16.000 entità, garantita nei riti  formali religiosi; ha  restaurato le abitazioni   della  vecchia Gerusalemme ed  ha costruito una nuova città, bassa, avendolo fortificata con fortezze e torri ed abbellita con i due palazzi regi e con un teatro ed anfiteatro, dando un volto nuovo, specie dopo la  ricostruzione del tempio e la risistemazione di tutta l’area templare, pur conservando la sacralità e santità del luogo, dove alita la presenza divina, preservata da ogni occhi stranieri.

Fa un capolavoro in Gerusalemme, elogiato perfino dall’amico Marco  Agrippa invitato per l’inaugurazione, che gà si era dedicato alla costruzione del Pantheon e alla sistemazione di Roma augustea! Non ha però  imposto tasse e dazi ulteriori né agli artigiani né agli agricoltori oppressi dalla carestia e da malattie epidemiche per quasi due anni  ma li ha in un certo senso conservati a sue spese e  sfamati mediante un servizio   affidato a staffette militari,  provenienti dai fortilizi regionali  da lui stesso costruiti e per impedire gli accaparramenti alimentari e per curare  con interventi sanitari,  grazie ai  medici  militari, i malati,  come già aveva fatto per la rimozione delle macerie dopo il terremoto.

Erode, avuto da Ottaviano Torre di Stratone, un ancoraggio da secoli utilizzato dai mercanti sidonii, tra la Fenicia e l’Egitto, in una zona tra  Ioppe e Dora, secondo  Flavio, vi costruisce  un imponente porto con un sistema ingegnoso fognario, dopo aver fondata la città nuova ed abbellita  di un sistema strade (Cardo maximus), di acquedotto, di un palazzo regale poi sede di governatori romani, di un teatro e di anfiteatro  e di un monumentale Tempio di Augusto  (cfr.Guerra giud. I,408-415 ed Ant. Giud.XV, 331.341).

Noi qui vogliamo mostrare il valore degli architetti  ebraici che fanno una costruzione,  nuova come il porto  e  tengono presente come modello, il Pireo, e quindi che  sono uomini che hanno lavorato anche all’estero  e non solo in Iudaea, e che hanno visto certamente  i porti di Alessandria e  di Efeso.

Perciò posso dirti in generale che nelle  costruzioni Erode si serve probabilmente di  giudei aramaici e di giudei ellenisti, presumibilmente alessandrini, specie a Cesare Marittima dove c’è un popolazione mista anche di gentili, abituati alle immagini statuarie, mentre per le torri gerosolomitane di Ippico, Fasael e  Mariamne,  sembra che lavorino solo  giudei aramaici.

Nel mio parlare, Marco, ho presente le opere  J Murphy ed O’comnor, La città santa, Centro editoriale Dehoniano 1980 e di A. Shalit op.cit. e  E. Shuerer, Geschichte  der Juedischen  Volkes im ZeitalterJesu Christi  Lipsia  1898-1901 S. Brandon,  Gesù e gli  zeloti, Rizzoli. Milano  1983.

Dunque per quanto riguarda il porto di  Cesarea  si sa che da terra, nulla si vede del grande limhn/ porto che costituiva la ragione stessa della costruzione di Cesarea. L’esplorazione subacquea  ne ha ricostruito le dimensioni (cfr. Ricostruzione del porto di Cesarea).

Ti faccio notare come Flavio  marchi che è mirabile il fatto che non prese sul luogo tutto il materiale adatto per un’opera così grande, ma lo integrò con materiale portato da fuori con grande spesa (Ant giud., XV, 332).

 Flavio precisa: Il porto è costruito in una zona dove imperversa il libeccio, un vento che quando soffia anche moderatamente,  sospinge sulle scogliere onde così gigantesche  che il loro flusso fa ribollire il mare  per ampio tratto –  Guer. giud. ,I, ibidem-.

Qui il re, piegando la natura al suo volere con opere costose, costruì un porto più grande del Pireo e, nei suoi recessi, apprestò altri profondi ormeggi  -ibidem I, 410-.

Erode, sfidando la natura, vuole costruire qualcosa di veramente bello  e tale da vincere  la violenza del mare e fa un tempio  di straordinaria bellezza su una collina,  con all’interno  una colossale statua di Augusto non inferiore a quella di  Zeus in Olimpia e una della  dea Roma,  eguale a quella di Era di Argo. –ibidem-.

Flavio chiude il discorso: il re diede la città alla regione, il porto ai naviganti e  a Cesare l’onore della  fondazione (Ant. giud.,ibidem 339).

Lo scrittore precisa:  Stabilite le dimensioni del porto fece gettare in mare fino alla profondità di venti braccia  orguai  / una serie di blocchi, che erano all’incirca  lunghi 50 piedi, alti 9 e larghi 10 ed alcuni anche maggiori. Quando  fu colmata  la parte subacquea,  il molo, che così emergeva dal mare, venne portato alla larghezza di duecento piedi,  di cui cento furono predisposti per infrangere  i flutti e quindi si chiamavano  frangiflutti, mentre i restanti costituivano la base di un grosso muro di recinzione. Questo muro era inframezzato da grandissime torri, tra cui quella più alta e maestosa è  detta di Druso, figliastro di  Augusto. Vi erano numerose banchine  per l’approdo di coloro, che arrivavano,  e un  bastione, prospiciente tutto, in giro, costituiva  un’ampia strada  per chi sbarcava. L’apertura del porto era a settentrione perché in quel punto  il vento più propizio soffia appunto da nord  e, all’imboccatura, si alzavano tre statue colossali,  su ciascuno dei due lati, poggiate su colonne, delle quali quelle a sinistra di chi entrava nel porto erano sostenute da una torre  massiccia, mentre quella  a destra  da due grossi massi,  ritti ed uniti insieme, più alti della torre che stava dirimpetto. (Guer. Giud.I,411-413).

Marco, i blocchi sono così grandi che sembrano impossibili da gettarli in mare alla profondità di metri 35,52: sono parallelepipedi rettangolari alti metri 2,682, lunghi 14,9, larghi 2.98,  poiché il piede è di cm 29,8!.

Professore,  ma è impossibile, specie la dimensione della lunghezza?

Vero. Anche per Marphy-O’Connor,op.cit.

Infatti l’autore  corregge dicendo che in verità i grandi blocchi sono  forme lignee, riempite di pietrisco,  tenute insieme da malta, fatta di calce mescolata  a pozzolana, una cenere vulcanica che si trova nell’Italia centrale.

Dalla pianta del porto rilevo  che esso rimane per secoli sotto acqua?

Sembra, Marco, che già in epoca flavia il porto non era accessibile e non ci si poteva accedere  e che anche in epoca antonina era ancor sotto acqua  e solo ne 502 d.C ebbe  un  restauro da parte di  Anastasio (491-518). E’  probabile che il porto,  a causa di terremoti,  sprofonda in epoca di Cristo  di circa 6 metri.

Grazie della spiegazione, ma ora chiedo perché  il porto, circolare, a settentrione, all’apertura,  è largo 150 metri circa mentre nell’incavo della banchina, interno,  meno di 120 metri? E’  un’anomalia o un sistema  tipico dell’epoca? noi oggi facciamo porti  più stretti all’imboccatura e più larghi ed ampi nell’interno?

Premetto che non ho  competenze tecniche per risponderti, forse, Erode  fa seguire l’andamento della costa  e  blocca la costruzione dei due moli  che, pur richiedevano un ulteriore prolungamento, a causa delle spese già sostenute, specie dopo la statua di Druso,  eretta dopo il 9 a.C.?!

Professore, un ‘ultima domanda,  sulle costruzioni: Si  parla sempre della  grandezza dei blocchi erodiani anche nelle costruzioni delle torri gerosolomitane. Mi può precisare?

Si.Marco. Mi piace farti notare il sistema  avanzato  dei parallelepipedi rettangolari di Erode  e della loro positura tecnica, come base di costruzione e come collegamento tra due blocchi, specie nelle torri  gerosolomitane dette di Ippico, un amico, di Fasael, suo fratello, e  di  Mariamne, sua moglie asmonea. Sembra che la base, fatta di blocchi, sia cementata  sotto ed, a fianco, tra  i blocchi, accostati tra loro,  mentre la positura di quelli superiori indica una tecnica raffinata forse   già  della tradizione ebraica asmonea.

Quale?

Ti preciso  che la torre  di Ippico è alta 15 metri ed è quadrata  in quanto il lato è di 12 metri, mentre quella di Fasael è alta 45 metri  simile al Faro di Alessandria, ed è  rettangolare,  con dimensioni di base più grandi  di quella quadrata, mentre quella dedicata alla moglie è più graziosa in quanto ha all’interno locali  più sontuosi e più decorati ed  è sempre rettangolare in quanto  torre intermedia, come altezza, tra le altre due.   Si conosce bene  la grandezza dei blocchi di pietra – che,  secondo Flavio sono quelle stesse  di Ippico, lunghi 9 piedi, larghi 4,  alti 2 rispettivamente cioè  metri 2,682, 1,196, 0, 598-  oltre alla tecnica di positura. Secondo gli archeologi israeliani, però, le dimensioni di tali blocchi sono  inferiori -compresi quelli di Herodion, -una fortezza  costruita su una collina  a forma a di seno,   con torri arrotondate,  dotate di una ripida scala di 200 scalini , scavati nella pietra aventi, all’interno, appartamenti regali Ant. giud XV, 325-  in quanto risultano in lunghezza metri 2.50, in larghezza e in altezza solo metri 1,25,  ma, sono sovrapposti  e congiunti perfettamente. Sembra che abbiano una superficie bugnata  con un bordo ristretto di qualche centimetro, scalpellinato al fine di porre  una staffa di ferro di congiunzione tra blocchi  con uno, più largo nella pietra  sottostante,  che fa da piano di appoggio.

Sembra, Marco, che ci siano incorporati alla staffa  chiodi piombati che si fissano nell’interstizio  per fare meglio aderire la staffa, martellata tra i due blocchi. La tecnica  è già conosciuta in costruzioni ellenistiche, specie alessandrine dell’epoca, ma gli operai  di Erode sembrano  aver un proprio sistema in quanto vi aggiungono tra blocco e blocco  oltre alla staffa una malta di calce e di pozzolana.

Professore come, allora, i giudei possono accusare Erode?

I giudei accusano Erode di uperhphania/arroganza, avendo antipatia/dusnoia contro il re  idumeo-nabateo  anche se, oltre alle torri  gerosolomitane, ha costruito fuori, a Gerico,  a  Sepphoris  galilaica, a Bethramba peraica, ad Ascalona, ad Herodion, dove ha fatto ad imitazione del mausoleo di Augusto, una reggia-sepolcro, dopo la restaurazione delle fortezze asmonee, passate sotto il suo diretto controllo, dopo la morte di Alessandra.

I giudei,  a volte,  sono prevenuti contro il suo governo, che in sostanza è quello di un re equilibrato e moderato, giustamente notato da Augusto stesso che, dando  in dono intere regioni ad Erode implicitamente riconosce la sua positiva amministrazione,  in quanto il re, nelle zone di confine, ha stanziato ex militari come  guardiani  contro i lhsteria di popolazioni  tese solo al latrocinio,  come quelle di Traconitide e di  Batanea, neanche frenate dai governatori romani.

Insomma Augusto conoscendo il sistema agricolo erodiano e vedendolo  funzionale, rileva  anche l’attività artigianale e  il suo proficuo commercio,  e, perciò, dà sempre maggiore importanza ad Erode che ha la carica di epitropos olhs  Surias , avendogli concesso altre terre, a cominciare da torre di Stratone e zone limitrofe ed avendogli affidato parti della Cisgiordania   e le terre  della vallata del Giordano  e di Gerico- un tempo  avute in affitto da Cleopatra- oltre allo sfruttamento del metallo  di Cipro, al controllo della Cilicia ed, infine,  delle zone ituraiche nefaste per le ville romane  dell’Auranitide e dei cives di Damasco.

Erode, quindi, dando lavoro, da una parte, concede  in affitto anche territori  per l’ estrazione  dell’argilla  da depurare, utilizzata  mescolata con sabbia prima di metterla in forme di legno su stampi a seconda della grandezza dei mattoni  da essiccare e poi da cuocere in fornaci  e, da un’altra, assicura loro  protezione anche militare alle fabricae in corso, in quanto la comunità di lavoro è sempre numerosa, anche se  divisa a seconda delle specializzazioni e delle professioni.

E’ possibile stabilire il numero esatto di lavoratori in ogni cantiere?

No. Marco.  Si  può dire con approssimazione, ma non si sbaglia di molto se si pensa ad un numero non inferiore a 10.000 per Cesarea, come per il Tempio, dove  è variabile  il numero degli addetti a seconda delle ubicazioni delle fabbriche  ed in relazione ai tempi di lavoro.  Abbiamo invece certo il dato degli operai alla fabbrica del Tempio- che nel 66  d C, hanno finito i lavori  dopo 86 anni: sono 18.000 (Ant.giud. XX,219)  e stanno accampati  tra la valle del Cedron e il Getsemani,  fuori città e chiedono un altro lavoro al Re Agrippa II, se non vuole  sommosse in città.

Tutti questi sono chiamati tectones/ ergetai operai digrossatori  di materiali,  genericamente, ma si diversificano tra loro in professionisti a seconda della materia,  muratori e carpentieri e in  operai  generici banausoi, a seconda delle opere e del materiale usato- come già abbiamo detto -artigiani semplici, dhmiourgoi, kheirotechnai, ed artigiani specifici  oikodomoi,  litotomoi, lithourgoi,  lithologoi  specialisti  in mosaico, cottimisti pshphothetai, o abili con lo scalpello smilh, o specializzati in conduzione di acque o in ingegneria idraulica per gli acquedotti udrogoogia o come costruttori di templi o di strade odopoiioi,  e perfino di intere  città.

Si parla, talora,  perfino  di livello direttivo  e non di manovalanza: sono tutti  questi  artisti di alto  prestigio  globalmente technitai,ma sono architektones, mhchanopoioi, oi peri tas mhchanas, quelli che nell’esercito romano  sono i fabrum magistri, gli addetti al genio, a cui presiede un praefectus, utili specie in guerra, in assedi polierkiai con le mhkanai,  come arieti e catapulte o con la machinae tractoriae ed alte gru a leva per sollevare e deporre blocchi. Sono questi che risultano  technitai poietoi, che fanno  specifici progetti ed eseguono  piani  secondo la volontà dei committenti, nel nostro caso di  Erode per Samaria o  Cesarea o  Gerusalemme,  o dei  figli (Archelao  per Archelaide,  Erode Antipa per  Tiberiade e Filippo per  Giuliade).

Professore, lei  vuole dire in sostanza, che Erode, volendo avviare l’integrazione  del popolo, in prevalenza aramaico di cultura, ancora barbarico,  collegato con le genti mesopotamiche della stessa razza e lingua, ferocemente antiromano, e cambiare la loro musar con la paideia ellenistica,  non può interrompere  la sua opera innovativa e  non seguire i lavori stessi dell’imperatore a Roma, dove  si rileva una sostanziale riforma politica sociale  economica   e finanziaria insieme  ad una ristrutturazione urbana.

Mi sembra che sia così, Marco. Erode  è un o politikos/ vir civilis  un vero politico e  non è un credente giudeo né uno zelante di fede, ma si mostra  fedele per conformarsi ad un popolo ignorante,  che segue le prescrizioni mosaiche, ed anche se scettico, ostenta pietas  specie nelle  manifestazioni pubbliche secondo il modello  rituale della dinastia asmonea  e nei giorni di festa  dello shabat e della Pesah e  di quelli delle  Sukkot.

Siccome non può rinnegare la nascita ascalonita e la  vita passata in Idumea e in Nabatea,  ha normalmente  un comportamento non certamente da fariseo, specie da privato, e quindi  è facilmente accusato di peccato/amarthma, in quanto commette impurità, ma,  comunque, non mangia carne  di maiale, non entra nelle parti del Tempio, precluse a non sacerdoti,  ed ha capito, dopo vari errori, che  a Gerusalemme non può fare  costruzioni con immagini tanto da fare penitenza e  atti di umiltà  per convincere l’élite sacerdotale  farisaica  che i trophaia sono materiale ligneo e  da non far circolare nell ‘area gerosolomitana  moneta romana- poi entrata all’epoca di Gesù anche in città-  e nemmeno quella coniata da lui,  senza la sua immagine, perché avrebbe richiamato quella dell’imperatore.

Ogni azione di Erode, quindi, è  seguita dallo sguardo indagatore degli esseni  e dei farisei  puritani, pronti a scomunicarlo  con una condanna religiosa, che significa una rivolta/stasis?

E’ così! Marco. Erode, nonostante gli sforzi, talora, lodati  e riconosciuti, non conquista mai totalmente il suo popolo  che ha un altro credo, un altro theos, neanche con la mediazione alessandrina e con la sua sagacia politica da costruttore  e da diallakths e  perfino anche da ethnopatoor/ padre della stirpe e protettore advocatus /ethnophulacs! Infatti  le feste quinquennali, fatte nel teatro gerosolomitano,  gli avevano determinato  con l’equivoco delle  immagini  una congiura, per cui Erode diffidente, ora si circonda di guardie del corpo, specie dopo la morte di  Marco Agrippa, irrigidendo il suo regime.

Ad Erode  capita di dovere imporre il diritto romano all’interno del suo regno  e, nonostante la  sua difesa umilistica– tanto difficile per lui, superbo!-  da  normale suddito, di fronte all’auctoritas romana, fatta umilmente davanti ai suoi notabili farisei, a cui mostra i suoi doveri di civis, che dipende  per la politica estera ed  anche per quella interna, essendo vincolato dalla lex suprema e dall’imperium  di Roma, in quanto suo rappresentante.

Perciò, egli ci tiene a  mantenere, nel suo stato, l’ordine, e promulga una legge contro i ladri, conformemente al diritto romano, ma trova subito la reazione indignata dei farisei.

E perché? .

Marco, Erode va contro la tradizione mosaica, applicando la iustitia romana!.

Allora non è solo una questione culturale normale, ma è anche  un problema di diritto oltre che di costume?

Certo.

Il suo proclama, fatto probabilmente nel periodo invernale del 18/7  a.C  per reprimere i latrocini con scasso in città, in campagna, e specie in Traconitide, è questo: Chi rompe le mura  di una casa, sia venduto come schiavo e allontanato dal regno- Ant giud. XVI,1,1-.

I farisei  spiegano  che l’essere venduto come schiavo ed allontanato dal regno, pesante per  trasgressori,  colpevoli, viola, però,  i costumi della patria.

Marco, la legge mosaica dice  che un uomo non può essere venduto come schiavo ad estranei, stranieri, che hanno diversi costumi di vita, in quanto il giudeo, in cattività, non può compiere  neppure sotto costrizione, le cose comandate da altri.

Erode, perciò, ha fatto un’offesa alla religione,  punendo i colpevoli,  che sono tutelati nella loro vita di giudei, praticanti la preghiera giornaliera, le rituali purificazioni, la kasherut, la circoncisione,  il riposo festivo e le feste comandate per fare i sacrifici rituali templari.

La torah ammette in caso di vendita-  mai fuori del regno e neppure in schiavitù perpetua!- come schiavo, che l’ebreo  rimanga tale per sei anni, ma ha diritto al settimo anno ad un gratuito affrancamento.

Di conseguenza i farisei giudicano secondo Flavio che la legge allora emanata è troppo severa, ingiusta ed eccessiva-ibidem- e  arrivano a condannare Erode come despoths tirannico, un uomo  arrogante che governa  non da re/basilikoos ma da tiranno/turannikoos, che non tiene conto degli interessi  dei suoi sudditi.

Erode è un politico, funzionario dell’impero romano, che, obbedendo alla lex romana, si aliena  il suo popolo -che non ammira certamente che i suoi figli, di stirpe asmonea, stiano a Roma, per gli studi enciclici!-  e che sostiene che il proprio re  debba far pagare al ladro il quadruplo di ammenda e,  una volta accertato che non può pagare in denaro il danno fatto,  il trasgressore possa  essere venduto solo ad un altro giudeo, che conosce la tradizione patria -Ibidem 3-.

In questa situazione di  contestazione Erode decide di  far un viaggio a Roma per riprendere i propri figli studenti a Roma, dopo cinque anni dalla loro partenza e  sistemazione in casa di amici romani, gentili/goyim.

A detta di Flavio, ad ogni assenza di Erode da casa, al ritorno, il re  trova  problemi più in famiglia che in patria.

Professore, seguendo i suoi lavori, rilevo che  le assenze dalla patria  risultano fatali non solo ad Erode ma anche ai figli,  specie ad Antipatro e ad Archelao.

Marco,  questo viaggio a Roma gli nuoce poco, mentre gli risulta funesto quello, molto più lungo,  al seguito di Marco Agrippa.

Erode sia nella prima che nella seconda partenza lascia le redini del regno ai parenti stretti, a Salome e a Ferora, come dioiketai  abili a guidare il lavoro degli  uparchoi  nei vari distretti, dei burocrati e  degli  scribi di villaggio, che tengono i registri e  fanno computi per i tributi  avendo registri, poi riscossi da ufficiali regi, sebasteni, probabilmente.

Nella prima i due  mantengono  il regno secondo le direttive del fratello e lo gestiscono, senza aver problemi né con  i familiari   delle altri mogli  viventi nella reggia né con il popolo e coi farisei.  Erode  compie il suo viaggio di andata e di ritorno in circa 4 mesi, compreso il periodo di residenza  romana e l’accoglienza amichevole di Cesare, che sottende qualche giorno  di ospitalità dell’imperatore e degli amici, e le fermate in luoghi cari al re, dove compie le opere di magnanima beneficenza.

Flavio informa-ibidem 6-: Cesare lo accolse amichevolmente e tra l’altro gli consegnò i figli, i cui studi erano finiti e gli concesse di portarseli a casa.

Erode nel 22  a.C aveva lasciato a Roma  tre figli  e nel 17 riporta a casa Alessandro ed Aristobulo  mentre il terzo, innominato,  più piccolo,  era morto a Roma  misteriosamente!.  

Al ritorno Erode constata l’amore del popolo, filoasmoneo, verso i suoi due figli Flavio-ibidem,7- dice: il popolo dimostrò molto interesse per i giovani che attiravano l’attenzione di tutti per la grandezza della loro fortuna e per le loro figure, non indegne di dignità regale.

Lo scrittore rileva subito l’invidia di Salome, sorella del re  e di quanti con le loro diabolai calunnie erano stati causa della morte di Mariamne e mostra i loro timori: pensavano che i giovani, appena giunti al potere, avrebbero fatto pagare i crimini commessi contro la loro  madre!

Flavio precisa la situazione subito sorta tra  Alessandro ed Aristobulo, sdegnosi verso il popolo e  verso gli amici di Ferora e di Salome e perfino verso il padre, uccisore della madre: la paura dei colpevoli fece sì che per difesa lanciassero calunnie contro i giovani, spargendo la voce  che non parlavano volentieri al popolo a motivo della morte della madre, parendo a loro sacrilego coabitare con l’uccisore della donna, che  aveva loro dato illustre origine.-ibidem,9-.

Secondo la consuetudine idumeada noi mostrata già in Antipatro e le innocenti morti degli asmonei,  Ferora e  Salome, dopo iniziali menzogne unite ad apparente verità, plausibile, recavano danno ai giovani e distruggevano l’affetto che Erode provava per i figli  -ibidem,10-. Essi risultano abili  nel non parlare direttamente,  ma fanno giungere notizie, tramite voci popolari, al re che gradualmente passa ad un odio crescente, anche se per allora  il suo affetto è più forte  dei sospetti e delle calunnie. 

Salome è venefica con le sottese accuse per il  tradimento di Mariamne con Giuseppe, suo marito all’epoca, di cui porta come prova il figlio morto a Roma- e di quello con Soemo-di cui  crede figlia  una ragazza, ancora vivente a corte -!

I giovani, di cultura ellenistica, educati da didaskaloi,  hanno appreso da mathetai  un altro senso di dikaiousunh /iustitia, la morale della vendetta privata: essi hanno il dovere di vendicare la madre  e di uccidere il padre colpevole, con cui  è sacrilegio coabitare  e che la loro purificazione/Katharsis,   passa per la katastrophh, tragica, punendo anche il popolo e i farisei, correi della mancata difesa dell’innocente madre.  Il popolo e i farisei invece, pur mostrando interesse ed affetto per loro, vedono  in Alessandro e Aristobulo gli asmonei che rivendicano l’eredità asmonea  materna, inviati da Dio  ad uccidere il tiranno e a ripristinare  con la stasis il  malkuth,  secondo la volontà divina: il rab/maestro educa il talmid/discepolo a fare la volontà di Dio e insegna la legge- ora non solo  nelle sinagoghe, ma anche  nelle piazze!-  e la virtù,  invitando a dare la vita per la propria  tradizione.

Dunque, professore  c’è scontro tra il soggettivismo della paideia  e  il comunitarismo legalistico della musar aramaicaCerto Marco!.  Si scontrano due culture: quella dei vincitori  arroganti e quella degli sconfitti destinati a subire ulteriori dolorose sofferenze! i due giovani, insensibili ai richiami dei rabbi,  neanche vogliono comunicare con le scuole rabbiniche, che cercano di far crescere il popolo  con la liturgia della parola e della predicazione !- M.Hengel, Giudaismo ed ellenismo,Edizione italiana a cura di Sergio Monaco, Paideia Editrice 2001-.

Che succede, allora ?

I giovani, per un po’ di tempo, restando  equivoca la situazione,   nonostante i sospetti, le accuse e le calunnie cortigiane, sono  onorati, comunque, dal padre.

Erode, infatti, provvede  al loro matrimonio,  facendo sposare Alessandro con Glafira, figlia di Archelao re di Cappadocia ed Aristobulo con Berenice, figlia di sua sorella Salome.

A questo punto, intorno alla primavera  del 16  Erode  dovrebbe essersi assentato  una seconda volta, e  lasciato il potere di nuovo per breve  tempo  a  Ferora e a Salome per incontrare, a Mitilene,  Vipsanio Agrippa, suo amico  collaudato già dal 33, epoca  dell’edilità del romano, già esperto di architettura, rivisto nel 23, quando c’era tensione tra l’imperatore e il marito di  Claudia Marcella, figlia di Ottavia, che, raffreddato,  innervosito dalle chiacchiere,  si era ritirato a Lesbo, qualche mese  prima della morte del cognato  Claudio Marcello, con cui aveva  profondi dissensi  a causa della reciproca invidia, essendo ambedue competitori alla successione, data la cattiva salute di Augusto, peggiorata.

Erode aveva mantenuto stretti rapporti con Agrippa, forse per via epistolare, che, richiamato a Roma dalla Siria, lasciata ad un legatus, per sposare  Giulia, vedova, veniva considerato dux prezioso da inviare in Gallia Comata contro i Germani  e poi contro i Cantabrici, ribellatisi.

Ora Augusto, ristabilitosi in salute,  nel 17  di nuovo  con un imperium proconsulare maius, lo rimanda a Lesbo  come Epitropos Surias  col mandato di risistemare tutta la zona asiatica di punire i ribellei del  Bosforo Cimmerico  per poi  da lì,  compiuta la missione, penetrare militarmente verso al Pannonia, con gli eserciti,  stanziati  sul Danubio/Istro, per consolidare la totale  conquista dell’Illiricum.

Conquistare  l’Illiricum dal Bosforo Cimmerico, dall’attuale  Crimea?

Si. questo è il piano di Augusto!

E’ questo un grande disegno di conquista  già predisposto  e parzialmente attuato  da Augusto,  che ha in mente la costituzione della Regio X  Venetia et Histria  con le province di Dalmatia e Pannonia, poi definitivamente conquistate da  Tiberio in vari momenti- nuovo genero dell’imperatore subentrato  e nell‘imperium  e  nel letto di Giulia, come marito, alla morte del suocero Agrippa-  che divide l’insieme conquistato in  Pannonia  superior e inferior.

L’illiricum e  Pannonia comprendevano  molti stati attuali ?

Si.  Slovenia ed Austria, Croazia, Montenegro e Serbia, Bosnia Erzegovina,  Kosovo, Albania, Macedonia,  repubblica Ceca e Slovacca, Ungheria  e parte della Romania e  della Bulgaria!.

Nota bene!. Si è ancora nella pax augusta!

Erode, dunque, desidera vedere l’amico e parte per  incontrarlo  – appena sa che è arrivato a Mitilene- con l’intenzione di invitarlo  a Gerusalemme  per mostrare  a lui – ritenuto artefice della sistemazione urbanistica  dell’Urbs, compresi la  conduttura  delle acque e il miglioramento dei servizi idrici e fognari della capitale,  famoso già per la costruzione del Pantheon-   il suo capolavoro  del Tempio, dell’area templare e delle altre sue opere.

Quando, professore?

Penso nella primavera del 16, può aver fatto il viaggio verso la Ionia, dopo i matrimoni dei figli.

Flavio-ibidem 12- scrive: venuto a conoscenza che Marco Agrippa  era giunto dall’Italia in Asia, subito si affrettò ad incontrarlo e lo invitò  a venire nel suo regno  a ricevere il benvenuto, che poteva aspettarsi dal suo ospite e  migliore amico. 

Erode, dopo molte preghiere, avuto il suo consenso, lo accoglie in Giudea, nella primavera del 15.   Conosciamo la notizia da più fonti (Flavio,  Filone e  Svetonio e Cassio Dione)   cfr. M. Reinhold, Marcus Agrippa. A Biography. Ginevra L’erma di Breitshneider 1965 e  R. Syme, Aristocrazia augustea, Rizzoli 1993.

All’arrivo di Agrippa, Erode, secondo Flavio -ibidem 13- non omise niente  di quanto gli poteva essere gradito,  lo accolse nella città di nuova costruzione mentre gli mostrava  gli edifici  li trattandolo  con ogni riguardo e somministrando cibi  piacevoli. Questo avveniva sia in Cesarea Marittima che in Sebaste  e in altre fortezze. Lo condusse anche  a Gerusalemme dove fu accolto dal popolo che gli diede il benvenuto con abbigliamento festivo e con acclamazioni.

Flavio aggiunge che Agrippa  sacrificò a Dio una ecatombe  e fece festa col popolo, il cui numero non era inferiore a quello delle grandi città.

Sembra  che Filone in Legatio ad Gaium– Lettera di  Erode Agrippa a Gaio Caligola-   parli di un  sacrificio,  fatto a Pasqua    quando la popolazione di Gerusalemme si quadruplicava per la presenza di giudei aramaici transeufrasici e  di ebrei ellenistici convenuti non solo per la festa ma anche per la venuta del  genero di Augusto, intenzionato a fare un sacrificio!

Per Erode è un successo: un romano così importante, il rettore della pars orientale fa un sacrificio a Jhwh, riconoscendo ufficialmente  il valore del culto ebraico! E’ un premio alla sua politica di mediazione e di integrazione!  E’ un riconoscimento imperiale dell’opera di Erode  davanti ai dunatoi orientali e della conversione all’universalismo romano del giudaismo, pur diviso nelle sue due anime: un altro segno  di amicizia  tra l’imperatore e il re dei re,  dopo l’avvenuta distensione tra i due grandi imperi.

Il sacrificio di Agrippa a  Dio, nella Pasqua del 15, risulta il trionfo personale di Erode!

Erode onora l’amico mostrandogli le sue opere e le meraviglie naturali di Gerico e della vallata del Giordano e il  sale  e bitume Mar Asfaltite col suo sale e bitume  e con le cascate di Callirhoe.

Agrippa, comunque,  pur avendo desiderio di rimanere ancora, decide, dopo qualche mese di permanenza,   di ripartire per ritornare in Ionia, prima dell’approssimarsi della stagione invernale.

Flavio- ibidem 15 -scrive: era tuttavia incalzato dal tempo  in quanto pensavo che l’approssimarsi dell’inverno  non gli avrebbe reso sicuro il  viaggio di ritorno nella  Ionia, che era obbligato ad intraprendere.

Agrippa, dunque, parte, dopo aver ricevuto doni dal re e dai suoi amici e dai dinasti orientali, compreso Archelao  consuocero di Erode.

Secondo Flavio.-ibidem 16-: Erode passò l’inverno a casa e giunta la primavera  si affrettò ad incontrare  Agrippa, sapendo che stava  per guidare una spedizione nel Bosforo.

Erode lo segue?

Certo. Lo raggiunge a Sinope, dopo un lungo  viaggio e si assenta per  terza volta dal suo regno, fidandosi del buon governo di Ferora e Salome, senza  dare peso al contrasto esistente nella sua famiglia tra il clan idumeo e quello asmoneo!.

Flavio –Ant giud., XVI, 16-65 – parla di tale impresa di Agrippa,  ma fa cenni come Svetonio- Augusto-, mentre ne parla diffusamente Cassio Dione- St. Rom., LIV, 29,1.

Nel 14, il mandato  primario di Agrippa è quello di  mantenere l’ordine imponendo un nuovo re nel Bosforo Cimmerico.

Professore, lei  ne ha parlato nel libro Antipatro padre di Erode  quando  tratta della ricompensa di C. Giulio Cesare a Mitridate  Pergameno, figlio naturale di Mitridate il grande, che ha da lui il regno del Bosforo Cimmerico.

Si. Marco. Dicevo anche che alla  sua morte,  Asandro  diventa re e governa fino al 16,  sposando la sua sorellastra Dynamis. Alla  morte  del re,  ci sono  sedizioni antiromane  fomentate da Scribonio, contro la regina: viene inviato Marco Agrippa a risolvere  la situazione nel 14 a.C..

Agrippa, quindi, giunto con la flotta da Sinope, spaventa gli insorti ed  incorona re  Polemone I, re del Ponto,  che, sposando Dynamis, amplia il suo regno con l’annessione del regno bosforitano. Il matrimonio tra i due è infelice e sorgono poi  rivoluzioni che, capeggiate da Aspurgo, figlio di Asandro,  sono riconosciute come legittime da Roma, che lo fa regnare dall’8 a.C. per quasi un  quarantennio  come re sul Bosforo Cimmerico.

Dopo aver ristabilito l’ordine nella zona compresa tra il Tyras (Dniestr) e Borystenes ( Dniepr) e le penisole di Crimea e Taman,  Agrippa  passa alla seconda parte del suo mandato, penetrare con l’esercito dalla foce del Dniestr  e conquistare la Pannonia ,dove le tribù  bosforitane si sono  fuse con quelle pannoniche lungo l’Ister/ Danubio specie quelle di Emona e Sciscia.

Un  legatus è incaricato della spedizione militare, che deve coordinarsi, per ordine di Augusto,  con  Marco Vinicio governatore dell’Illiricum, sotto la direzione suprema di  Agrippa, che rimane  a Sinope, città del Ponto ellenizzata e romanizzata,  posta nella penisola di Boztepe, nella costa centro-meridionale del Ponto Eusino,  fondata  sullo stretto cordolo di congiunzione  alla terraferma pontica  cfr. Plinio, St. Nat., VI, 5-7,216-.

Erode  partecipa alla  resa dei ribelli bosforitani e alla elezione di Polemone, dopo che si è incontrato con l’amico non lontano dallo stretto  della penisoletta, dove è Sinope.

Seguiamo la versione di Flavio: Navigando tra Rodi e Cos approdò nei pressi di Lesbo,  dove pensava di potere trovare Agrippa- ibidem 17-.

Erode, però,  non trova a Mitilene  il dux,  già partito, essendo  uomo prudens  che teme la navigazione, a lui ignota,  dello Chersoneso tracio /stretti dei Dardanelli e del Bosforo e l’entrata  nel Ponto Eusino.

Erode,  invece,  sorpreso  dal vento del Nord, che impedì alle  sue navi di salpare  e dovette attendere  parecchi giorni a Chio  dove accolse parecchie persone  venute a visitarlo e  le conquistò con molti doni -ibidem 18-.

Flavio mostra  la generosità e la magnificenza di Erode  in attesa delle favorevoli condizioni climatiche: quando vide che il portico della città giaceva distrutto, essendo stato abbattuto nella guerra di  Mitridate  e, a differenza di altre,  non era facile erigerlo a causa della sua grande dimensione e bellezza, diede una somma di denaro  sufficiente non solo per quello  ma, ancora di più per coprire la spesa di tutta la struttura  e comandò di non trascurare quel lavoro ma di esigerlo sollecitamente così da restituire alla città la sua antica bellezza.- Ibidem19-.

Erode quando si calmò il vento, secondo Flavio –ibidem 20-  navigò verso Mitilene.

Agrippa, essendo partito  per Sinope, fa il il viaggio a tappe/stathma, costa costa, si affretta lentamente/ speudei bradeoos, volendo attendere l’amico.

E’ un viaggio lungo  quasi un migliaio di km, con triremi  da guerra e con navi onerarie?.

Si. Con triremi da guerra  e con navi onerarie. E’ una flotta che si sposta dal Mare Egeo al Ponto Eusino!

E’ un  lunghissimo viaggio e  si va a 5/6 nodi,  a  seconda della costa, facendo un percorso  di una decina di km, facendo alternare  i rematori nel lavoro, secondo un normale ritmo. Plinio, Filostrato e  Sinesio  ritengono che si possa fare un tale iter di mille km,  con una decina di giorni.

Si pensa che, perciò, Agrippa,  faccia il tragitto  dapprima fino fino ad Abydos  in Misia, davanti a Sesto, che è all’ estremità dell’Hellespontus, poi,  attraversi la Propontide -il Mar di Marmara-in tre giorni ed infine faccia il percorso da Bisanzio a Sinope in  sei giorni, dopo aver attraversato  le Simplecadi  sul  Bosforo.

Sono curioso, professore! vorrei sapere qualcosa in più sullo Stretto di Dardanelli, sul Mar di Marmara e sul Bosforo: so che lei ci è stato varie volte!

Ci sono stato ma le mie informazioni sono  superficiali, non marinaresche. Comunque, posso dirti che l’Hellespontus/Chersoneso Tracico/Dardanelli è una lunga appendice  come le tre dita della Calcidica (Sitonia, Cassandra e Monte  Athos)  una specie di ditone, che costeggia la Misia, alla cui estremità meridionale c’è Sesto, che ha di fronte, ad un buon chilometro,  Abydos (città famose per il mito di Ero e Leandro  rispettivamente sacerdotessa  di Afrodite e giovane amante, morto per andare ogni notte a  trovarla a nuoto! Forza dell’amore!). .L’Hellespontus  è una penisola europea  che è compresa oggi nella provincia di Cannakkale  Bogazi (IIio- Troia dove Erode  si ferma  al ritorno via terra e fa doni ) che è divisa in due distretti quello di Gallipoli e quello di Accabat. Il Mar di Marmara è un bacino  di circa 11. 000 km quadrati,  lungo da Gallipoli ad Izmit circa 500 km ed ha molte isole tra cui quelle dei Principi e  Marmara. Il Bosforo è, invece, uno stretto canale che mette in comunicazione il Mar Nero/ Ponte Eusino  col mar di Marmara/Propontide,  a sua volta collegato col Mar Egeo dallo stretto dei Dardanelli.  Sul Bosforo ci sono le Simplecadi  le isolette di  Sundromades e Plagktai, all’entrata dello stretto.

Leggiamo Flavio per meglio capire il viaggio di Erode che ha fretta di raggiungere l’amico: Giunto a Bisanzio seppe che Agrippa si era già inoltrato  al di là degli scogli Cianei- Simplecadi-   e si affrettò  al suo inseguimento  a massima velocità  per recuperare il tempo perduto, a causa del vento contrario.

Erode finalmente intravvede le navi dell’amico che sono vicine a Sinope!

Flavio- ibidem 21-  scrive: lo raggiunse presso Sinope nel Ponto  e quando, inaspettatamente,  accostò  la sua nave,  si avvicinò  e alla sua apparizione  ebbe il benvenuto. Ci furono scambi di caloroso saluto,  specie da parte di Agrippa, che rilevava la grandissima prova di amicizia e di affetto  perché il re aveva compiuto un così lungo viaggio  ed aveva tralasciato  per lui qualsiasi ufficio, compresa l’amministrazione del suo stato, avendo ritenuto questo il più importante tra i suoi doveri personali.

Flavio forse riprendendo  le Memorie del re, celebra l’opera svolta da Erode in quella spedizione bosforitana. E‘ probabile che altri re delle regioni vicine vadano a riverire  il genero di Augusto e tra questi Archelao, re di Cappadocia,  portando auxilia! 

Erode conosce  bene Polemone, amico come lui di Antonio divenuto in seguito  nel 27 a.C. re del Ponto e socio dell’impero.

Flavio non mostra la reale funzione svolta da Erode nella spedizione né il contributo della piccola flotta giudaica nell’occasione della chiusura del golfo bosforitano ad opera di Agrippa che blocca i ribelli e li costringe alla resa.  Lo storico neanche accenna alla incoronazione di Polemone I re del Ponto e  del Bosforo Cimmerico: è tutto preso nella esaltazione del  re giudaico che ha grande rilievo in mezzo a tutti gli altri re,  tanto da essere considerato davvero  terzo uomo dell’impero romano.   Flavio-ibidem 22- scrive : lui fu tutto per Agrippa: Collega sunagonisths negli affari di stato consigliere/ sumboulos in varie occasioni; hedus tais anesesi / sollievo nei momenti di proccupazione; e monos apantoon koinoonos okhleeroon  men dià thn eunoian, eedeoon de  katà thn timhn/unico partecipe  di tutte molestie  con la benevolenza  e  di tutti i piaceri con devoto rispetto  dell’amico.

Professore, Flavio mostra il servitium di Erode accanto al megistos  Agrippa e nella vita politica e in quella privata quotidiana, comunque, discreto,  senza invadenza !?

Certo. Marco. E’ un uomo che sa stare al suo posto, nonostante il naturale protagonismo ed enthousiasmos personale, ingigantito dalla coscienza della sua amicizia  con un politikos, destinato alla successione,  per natura benevolo khrhstos, benefico e sollecito verso gli altri/megalopsuchos .

E lo dimostra, secondo Flavio, nel viaggio di ritorno, fatto a tappe, via terra,  passando  attraverso le regioni della  Paflagonia, della Cappadocia, della Frigia / megale Phrugia  per arrivare ad Efeso!  lo scrittore giudaico vuole esaltare il re  evidenziando la sua grandezza  di animo e la munificenza, pur in compagnia del suo amico, infinitamente a lui superiore, probabilmente citando le Memorie regie in suo possesso: Molti furono i benefici concessi dal re in ogni città, secondo i bisogni di quanti a lui ricorrevano: non si ritirava da nulla  per ciò che riguardava denaro ed ospitalità, pagando di tasca sua  ogni spesa; intercedeva per alcuni che chiedevano favori ad Agrippa  e faceva in modo che non restasse mai inesaudita la richiesta dei postulanti.  Già Agrippa lo era per conto suo gentile e generoso nell’andare incontro a chi chiedeva  favori personali, non nocivi agli altri, ma il re incitandolo, lo stimolò moltissimo  a compiere azioni buone.

Tra le azioni buone Flavio porta l’ esempio della riconciliazione col popolo di Ilio, che  si ritiene esente da tributi perché  con Enea  e Iulo si considera capostipite dei Romani: Lo riconciliò col popolo di Ilio,  pagò i debiti  ai Chii che avevano  coi procuratori di Cesare, li liberò dai loro tributi, assistendo chiunque a lui ricorresse -ibidem 26-.

Sembra un Erode buono, premuroso, generoso e sconfinato nel suo prodigarsi per gli altri, magnanimo in tutto, secondo il suo carattere filantropico,  disposto alla euergesia.

E’ davvero Erode così?  Marco questa è la sua versione dei fatti narrata da Flavio che segue le  sue upomnhmata/memorie!. Si sa che Erode è uomo/vir anche nelle vicende  contraddittorie della normalità situazionale e perfino negli eccessi, e sa rivelare il meglio e il peggio di sé, avendo dovuto vivere  da re lui privato/idioths,  suddito dei romani e stretto collaboratore di Ottaviano ed Agrippa anche loro  popolares cives, divenuti megistoi, dominatori divini di un imperium sconfinato, rimanendo sempre un idumeo-nabateo barbarico, mesopotamico, nonostante la cultura ellenica!.  

Da qui il monstrum/teras secondo la lettura cristiana, che vede  la parte più oscura di una creatura?

Marco, l’uomo è uomo, un sacco di merda, capace di tutto nel bene e nel male ed Erode è esagerato negli estremismi e nel meglio e nel peggio!

Professore, mi fa meditare, oggi !  Grazie. Seguiti, ora, il suo lavoro su Erode.

Erode ed Agrippa non fanno il ritorno su nave, ma  via terra e  giungono in Ionia, ad Efeso.

Flavio-ibidem 27- informa:  una notevole moltitudine di giudei  abitanti in quella città  si avvalse di questa opportunità per  parlare liberamente. andarono da loro  e esposero  i maltrattamenti  che subivano in quanto non era lor concesso  di reggersi conformi alle loro leggi  e con forza era costretti a comparire nei giorni festivi in tribunale; denunciavano che erano stai spogliati  del denaro  che avevano messo da parte  da inviare a Gerusalemme  e che erano obbligati  al servizio militare, a servizi civici, sebbene fossero esentati da questi doveri e chiedevano che fosse loro concesso di vivere secondo le proprie leggi. 

Marco, tu conosci  da tempo il sistema ebraico, tutelato, prima dai Persiani e poi dai Macedoni (Lagidi e seleucidi) ribadito con molti decreti  dal diritto romano, vigente in ogni città greca  e specie in Alessandria,  come politeuma/tipica costituzione ebraica.  Te ne ho parlato moltissime volte e l’ho ben descritto con Filone  durante la causa sostenuta davanti a Caligola cfr. Caligola il sublime,cit.  Perciò non è il caso che io te ne  parli diffusamente. trattando del discorso  fatto da Nicola di Damasco, patronus ed advocatus,  dato da Erode, come difensore della causa, ai giudei ellenisti.

Noi conosciamo la retorica di Nicola– cfr La morte degli innocenti figli di Mariamne  e il “regno” di Antipatro – e la sua concezione universalistica dell’impero  romano,  la sua coscienza di suddito rispetto al dominio dei romani  e la sacrosantità dello ius sui popoli sottomessi e  della  necessitas della conservazione  della tipicità della religio giudaica e della salvaguardia del suo politeuma anche ad Efeso, città  cosmopolita di oltre 300.000 abitanti,  con una popolazione ebraica di quasi un terzo.

Se vuole,  può aggiungere qualcosa, faccia come le sembra opportuno, professore!. Credo, comunque,  di conoscere la romanitas  di Nicola di Damasco.

L’avvocato ha presente  tutti i decreti che Flavio  ha mostrato nel XIV libro di  Antichità giudaiche  per comprovare i diritti ebraici tutelati dalla lex romana dal periodo di  Giulio Cesare, che ricompensa  Antipatro, Hrcano e gli oniadi del loro  aiuto durante il bellum alexandrinum.

Ora ad Efeso Nicola conosce gli oltraggiosi maltrattamenti /epeereia, subiti ingiustamente dai giudei: gli è facile dimostrare l’ingiustificato procedere antigiudaico degli efesini greci e degli abitanti della  Ionia, che sono in lotta per la supremazia nel porto, nei commerci e nel sistema trapezitario, per invidia.  Nicola  fa ora  upourgia e non storia, elogiando la funzione di ethnopatoor di Erode e la sua posizione di mesiths, di intermediario,   di garante della fedeltà all’imperium romano del giudaismo ellenistico (ed anche aramaico!)- e di rutoor/liberatore dalle prove del signore/peirasmoi e dai nemici –   e contemporaneamente esaltando la figura del megistos Agrippa, nella sua funzione di giudice, insieme al re,  in una assemblea di capi romani  e di principi locali!.

E’  questa anche per lui una grande opportunità per la sua stessa carriera forense!

Flavio, infatti, dopo aver evidenziato che un giudeo preferisce la morte alla vita, se gli si vieta i costumi della patria (le solennità, i sacrifici, e feste  in onore del  proprio Dio) fa rivolgere Nicola contro i greci efesini che li mettono alla prova / peirazontes: ciò che i nostri antagonisti  non vorrebbero compiere  personalmente tentano di farlo  compiere  agli altri, quasi che non fosse un’empietà  violare le sacre  tradizioni degli altri  o trascurare i propri sacri doveri  per i propri dei e poi  aggiunge Vi è mai un popolo, una città, una comunità umana  che non ponga il suo maggior bene  nel vivere soggetto al vostro  comando  o a quello dell’impero romano?. Vorrebbe mai qualcuno che i favori, che vengono da voi,  siano revocati? Nessuno, neppure un pazzo.

Flavio vuole mostrare col discorso, pur retorico, di Nicola,  che i decreti, noti a tutti  greci  non sono da  revocare, sono diritti acquisiti dal popolo giudaico!.

Da quasi  quaranta anni  i decreti romani sono leggibili nelle piazze di ogni città  ellenistica, ben custoditi ed incisi in tavole di Bronzo sul  Campidoglio a Roma, perfino, fatti scrivere da Cesare stesso ed anche in Alessandria –Ant giud,XIV,187-188-.

Ce ne sono tanti altri successivi o sbaglio ?

No. Non sbagli. Marco.

Ci sono decreti approvati dal senato per Hircano e la nazione giudaica  e  per il popolo di Sidone, ibidem190-195; ce ne sono  per le città della Fenicia  ibidem 196-198, ce ne sono altri indirizzati ad Hircano  e ai figli (Ibidem  199-210)  relativi la riduzione di un  Kor– litri 370- dalla tassa pagata dai giudei, con  prescrizioni di pagare tasse  ai fenici in  favore di Gerusalemme  e dei giudei  che nel settimo anno non possono lavorare!. Ce ne sono per il popolo pario che deve autorizzare le feste giudaiche!.

Nicola conosce anche i decreti di Antonio, di Dolabella, del console Lucio Lentulo,  di Marco Pisone che concedono privilegi ai Giudei di Asia  (Ibidem 223-224), ai giudei  di Efeso stessa (Ibidem 225-227 -230-32-240) proprio per l’esenzione dal  servizio militare, compreso quello di Lucio Antonio.

A dire il vero, Flavio ne cita tanti altri per Laodicea, per Mileto  per Pergamo, per Alicarnasso, per Sardi,(ed ancora per Efeso) (ibidem   241-267 )ed aggiunge anche lettere per Hircano                  (Ibidem 301-313), lettere, per Tiro (ibidem  314-318) e  per i suoi abitanti (ibidem 319-322) per Sidone  per Antiochia e  Arado  (ibidem 323).

Nicola,  ricordando anche i meriti  di Antipatro,  celebra Erode che è accanto ad Agrippa, – di cui ricorda la recente visita in Giudea e il suo amore per il popolo  giudaico e il suo re-   lodato per la sua pietas, avendo fatto un sacrificio al Dio nel Tempio  e per averlo onorato con preghiere rituali.

Flavio mostra  come  Nicola  metta in evidenza Agrippa, magistrato in carica  con compiti pubblici  così grandi, considerato segno e garanzia di amicizia per il popolo giudaico,   facente ogni cosa per amore dell’amico Erode. Infine Flavio fa concludere         l’ advocatus con queste parole: noi non ti chiediamo nulla di speciale,  solo che tu non permetta che gli altri ci privino dei diritti che tu stesso ci hai dato!.

Naturalmente i greci niente possono obiettare  e tanto meno difendersi, negando,comunque, di aver commesso  errori!

Marco, i poveri greci  goyim, accusatori  adducono ora solo  le  scuse  ai giudei brava gente capace, però,  di spargere nel territorio  gravi generici mali, comunque degna di essere onorata  e fanno promesse di non disturbarli più!

Flavio infine scrive: Agrippa licenziò l’assemblea  dei  capi romani, dei  re e dei  dinasti  e  si alzò insieme ad Erode  che  andò da lui,  lo abbracciò,  grato per la sua buona disposizione  verso di lui .Agrippa  si mostrò riconoscente a tali parole  e rispose in egual modo  gettando le braccia ad Erode, che a sua volta di nuovo l’abbracciò.

Erode, perciò, dopo essersi congedato da Agrippa- che partì per Lesbo e da lì andò a Samo-   si mise in mare e, incontrati venti favorevoli,  approdò a Cesarea  non molti giorni dopo.-Ibidem 62-. 

Flavio aggiunge: il re partì per Gerusalemme  e convocò un’assemblea plenaria, essendo convenuta anche una grande folla venuta dalla regione- Ibidem-

Erode è un re trionfante che racconta il suo viaggio fino al Bosforo Cimmerico,  l’amicizia  e l’amore di Agrippa, espone la situazione dei giudei di Ionia  e  di Asia, mostra la soluzione dei loro problemi, grazie al suo intervento,  utile tanto da lasciarli sicuri e tranquilli.

E’ professore il massimo successo  di Erode, che  è fortunato  nella sua azione di mesiths, di ethnopatoor  e di diallakths?

Certo, Marco  questo mi sembra che voglia dire Flavio in  Antichità Giudaiche, che, evidenziando in  Erode   l’exemplum del popolo ebraico stesso filoromano – nascondendo quello aramaico- ,   celebra la grandezza stessa del giudaismo internazionale cosmopolita, in una esaltazione della politica del grande Re.

Il discorso di Erode al popolo, conquistato dalla sua parola, dall’affabilità  ed ancora di più dal gesto  del condono di un quarto dei tributi dell’ anno passato, esprime uno stato di buona fortuna e di buon governo da parte di un re, che afferma di non aver tralasciato nulla di vantaggioso per il giudaismo. 

Erode,  dunque,   è prototipo del Giudeo ellenista internazionale romanizzato!

Il popolo stesso gerosolomitano e i capi  della regione, allora,   augurano ogni bene al re  – Ibidem 65-.

Politicamente per Erode è un momento di estrema fortuna che diventa -ironia del destino- di massima sfortuna nella vita privata e  nell’ambiente familiare.

Appena Erode  ritorna a casa, nella  reggia,  iniziano i suoi guai familiari: Ferora e Salome  accusano Alessandro ed Aristobulo,  i suoi due figli asmonei, di sedizione e di parricidio!

Avendomi fatto vedere un altro Erode, devo confessare, mi dispiace!

C’ è empatia?

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