Don Alberione

La Chiesa christiana ha divulgato il Vangelo?

PINDARO- Pitiche ,VIII,128-134

Epàmeroi (esmen) siamo di un sol giorno.

Ti de Tis; Che cosa è uno? men ou tis; che cosa è nessuno?

Skias onar /anthroopos  l’uomo è  sogno di un’ombra  (Ma qualora venga  una luce dal cielo tutto diventa fulgore intorno agli uomini e il tempo si fa dolce).

L’uomo è sogno di un’ombra, se laico: vive  e muore, inconsapevole di tutto; neanche si accorge degli anni trascorsi sulla terra  e, seppure nobile, non lascia traccia di sé, anche se si logora nel lavoro, solo ed infelice, sempre anelante verso una meta.

L’uomo, se è clero, individuo di una collettività  sacra, è sogno di un’ombra, mortale ed effimero, ma vive nel sublime ideale  e celebra la Madre Chiesa, servendo ad una causa comune: è luce allora per gli altri, paradigma di santità.

Don Alberione, diffondendo il Vangelo nel mondo, è  editore di Dio, diakonos  funzionale, eterno,  per gli uomini.

Don Alberione è l’inviato –apostolos– di Cristo alla diffusione del Vangelo: è uomo convinto  che i Padri i Dottori, gli scrittori  della Chiesa sono Maestri nella Fede, sono Apostoli nella stampa, sono interpreti fedeli della Rivelazione . Perciò ritiene  che divulgare gli scritti e il pensiero dei Padri, dei Dottori  degli scrittori ecclesiastici è cosa sapiente, è via sicura , è opera meritoria innanzi a Dio e agli uomini. Essi infatti sono quelli che hanno scritto bene di Dio, del suo Cristo e della Chiesa. Per il valore intrinseco i loro libri hanno resistito all’opera distruggitrice del tempo, ed hanno pur oggi una freschezza, una modernità, un’efficacia molte volte sorprendenti ( prefazione a Erma,  Il Pastore,   a cura di P. Osvaldo Tosti, Pia Società s. Paolo,1945)….

L’apostolos è l’inviato da Gesù in tutto il mondo a predicare il vangelo

(Marco 16,15,) e a diffonderlo tra il volgo in quanto  Diadidous colui che diffonde.

Gesù, infatti,  (Matteo 28,19) dice: Andate  ed ammaestrate  tutte le genti  battezzandole nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo ed insegnate loro   tutte le cose che io vi ho comandato.

Anche Giovanni ( 20,21) ed Atti degli apostoli (1,4-14) confermano  che Gesù inviò per mezzo di loro da Oriente fino in Occidente il santo ed incorruttibile annuncio della salvezza eterna/ dia autoon  to ieron kai aphtharton khrugma ths aiooniou soothrias.

Ma la Chiesa, ha veramente  svolto questo compito di annuncio santo ed incorruttibile dell’eterna salvezza?

O ha pensato solo a strutturare un pensiero romano-ellenistico- dopo essersi organizzata in senso amministrativo, secondo la dioikesis oniade–  sul logos, sulla trias divina, sulla verginità di Maria  e a consolidare un credo secondo concilia, per un’élite, destinata alla conservazione dei dogmi, mantenendo l’ignoranza popolare pagano-cristiana?

Noi ci poniamo – essendo  la chiesa  diventata  una, santa, apostolica cattolica (romana) -tre domande: 

1. ha svolto  la sua missione  di propagazione vera del Vangelo ( o di una sua forma essenziale) in modo da chiarire – o almeno da mostrare-  la non assurdità del mysterium?

2. ha diffuso la parola di Dio (evangelica) o una sua theologia  secondo slogans ed ha giocato  proprio  sul  mysterium, consapevole che ciò che non è spiegabile, diventa sacro ed aumenta in venerabilità ?

3. come ecclesia,  ha volgarizzato il suo credo, teologico, dopo che fu fissata la forma del simbolo niceno-costantinopolitano, dando una qualche possibilità di reale adesione al cristianesimo ad uno che viene battezzato da bambino?

La chiesa non ha fatto nessuna di queste operazioni!.

Secondo noi, la Chiesa  creò nel IV secolo,  grazie ai Padri della Chiesa orientali e poi anche a quelli Occidentali, una theoria romano-ellenistica cattolica/universale,  come base  per la gerarchia, lasciando il popolo nella sua ignoranza, dando solo prescrizioni, riti liturgici, festività,  alcune forme simboliche, mentre irrigidiva le strutture amministrative, diocesane, concedendo speranze ultraterrene, accompagnate da una legalistica impostazione con precisi doveri per l’accettazione della quotidianità di vita, dolorosa, prospettando nel cielo un premio eterno, come  compenso al male esistenziale.

Dunque, l’evangelizzazione non è stata  cura/epimeleia della Chiesa, neanche in epoca teodosian;  telos  ecclesiastico  non è stato il  kherugma, ma solo la volgarizzazione di alcuni elementi della christologia , dopo la dogmatizzazione dell’incarnazione del figlio logos in una Virgo/Parthenos   della transustanzializzazione eucaristica,  oltre la memoria del Christos vivente, con la fissazione di alcuni slogans, come logia di facile memorizzazione e di pratica utilità  morale, da opporre all’etica ebraica e pagana, perseguitate.

La struttura comunitaria è utile solo ai fini di un comune credo, teologico, ellenistico,  basato sulle opere, come paradigma di un altro vivere, amoroso, rispetto alla comunità pagana  e  perfino a quella giudaica, ancora più rigida verso la consonanza di ergon e logos, data la valenza  omnicomprensiva di azione e  di parola in Davar/cultura e del senso di giustizia ebraica…

Chi può fare la professione di fede cristiana col testo del Credo in latino o in italiano? Chi non è dotto, non può dire credo coscientemente, ma lo dice senza sapere il valore delle formulazioni  costate tante controversie, lotte, guerre.

Nessuno, se non eccelso theologos, capisce il reale valore del credo: forse neanche io che ho operato sul dogma cristiano per quasi 50 anni? Il papa, forse?

Penso con grande tristezza che neppure un papa possa dire con un tuzioristica possibilità o possa mai aver detto di capire le formulazioni del Credo?

Infatti tutti diciamo: crediamo/pisteuomen….

il credo attuale semplificato, ( A  domanda e risposta), comunque, snatura il significato  stesso della professione di fede circa il Figlio, concepito di Spirito santo!

E’ stata questa la  missione comunitaria dell’Ecclesia, specie romana occidentale nel seno dell’impero romano?

E’ stata questa la funzione ecclesiale: mostrare la piccineria della creatura che crede e la infinita grandezza del Dio creatore, ineffabile!?…

Una chiesa -preoccupata del primato, vista la sua derivazione e dipendenza da quella antiochena e poi costantinopolitana, anche loro in lotta con il potere imperiale, per  la loro impostazione sacerdotale, come auctoritas  proveniente direttamente da Dio, in opposizione a Costantino e ai suoi figli e poi a Teodosio e ai teodosiani, (tesi a creare una visione cesaropapista, in cui il totale  potere era nel sovrano, legge vivente e simbolo della eirene e quindi della protezione di Dio Sebaoth )- impone  un suo credo  TEOLOGICO e riti con prescrizioni giudaico-cristiane, misteriosi!.

Inoltre l’ecclesìa romana, mentre è in una strana  dipendenza con quella Alessandrina, essendo in antagonismo con quella antiochena e costantinopolitana, ha solo la possibilità di adattarsi ai culti e alla tradizione romano-ellenistica nella fase iniziale!

E poi, col tempo,  la Chiesa può presentarsi, a seconda delle zone e della ubicazione ecclesiale in Occidente o in Oriente, con un suo articolato sistema di vita diversificato, a seconda delle situazioni storiche, di eventi, di episodi, in relazione a precisi contesti!.

Ma, non volgarizza la sua comunicazione, che non è tale perché non c’è parità tra clero e laico: anzi il sacerdote, eletto di Dio,  non  comunica ma predica ed  impone,  secondo le regole della gerarchia, il proprio pensiero al  popolo, avviato alla pietas religiosa  da bambino,  che non viene educato, ma viene traumatizzato con il mysterium fidei…

Non è il prete -che ha una poetica religiosa, elettiva – che può mandare un messaggio semplice, con un piano dell’ espressione  adeguato  rispetto al piano dei contenuti elementari, adatto ai  poveri di spirito e agli ultimi: il sacerdote esprime con retorica persuasiva il suo pensiero cristiano, incurante di chi, ignorante,  ascolta, interessato al fedele già indottrinato, complice del mysterium!

Quando ancora  la ecclesia  era in formazione  e non aveva una sua effettiva costituzione comunitaria, se non quella data dal fondatore secondo lo schema essenico-giacobita, il cristianesimo si era diffuso  solo in certe zone della Siria e dell’Asia Minore e in aree portuali, anche greche,   vivendo accanto  (e poi sovrapponendosi) alle sinagoghe di appartenenza di ogni individuo ebreo, secondo le formule  generali ebraiche.

Perciò un galileo ad Antiochia si univa con i compatrioti viventi in città  e formava con loro  una comunità propria; uno di  Giudea o dell’Idumea faceva la stessa cosa ad Efeso e ad Alessandria, dove le comunità ebraiche formavano gruppi consistenti  rispettivamente di 100.000 persone  e di 500.000  con numerose sinagoghe e didaskaleia.

Nell’impero romano specie in Oriente, dunque, funzionavano due tipologie di seguaci del Christos, quella dei discepoli di Giacomo e quelli di Paolo…

I riti, i comportamenti e il sistema di vita erano ancora ebraici, ma diversa  era la concezione, a seconda dell’impostazione  aramaica o di  quella  ellenistica.

Ora il sistema  giakobita,  in Gerusalemme, era quello aramaico, quello di Paolo in Antiochia  e nelle varie succursali era una forma mista  in quanto vivevano mescolati elementi giudeo -cristiani e pagano-cristiani, pur dentro la sinagoga giudaica, che inizialmente li ospitava.

Mentre gli aramaici vivevano secondo il sistema arcaico mesopotamico e restavano puri nel loro sistema di vita tradizionale,  di cui garante era la Chiesa di Gerusalemme con Iakobos, i giudeo-cristiani, invece, si riunivano e celebravano il sabato e le altre feste ebraiche, di norma  mescolandosi con le altre etnie, pagane e quindi entravano in conflitto con l’elemento farisaico ed essenico.

Insomma inizialmente il nazireo  e il  cristiano potevano anche  rimanere sullo stesso piano dell’ebreo, che andava regolarmente in sinagoga come ogni altro fedele e parlava la sua stessa lingua e  seguiva  le regole e le prescrizioni di legge della comunità, in cui si trovava a vivere.

Nel seno della comunità si parlava della venuta del Signore, della sua morte in croce e della resurrezione e della promessa di un suo ritorno da trionfatore…

C’erano, però, due modi diversi  di attesa/parousia, che provocavano scontri e scismi, oltre che litigi:  una  era quella del vangelo di Paolo (Luca , Marco),  l’altra quella  del vangelo di Iakobos/ Giacomo (Matteo e Lettera di Giacomo)  (Cfr www.angelofilipponi.com  Giacomo e Paolo): oltre a queste, successivamente si formò anche quella del Vangelo di Giovanni in ambiente efesino.

Ora quella di Giacomo, fratello nella carne di  Gesù,  aveva il valore  della continuità col messaggio, secondo anche la tradizione familiare davidica,  connesso con la cultura aramaica  di tipo essenico e si basava su una comune lingua aramaica e su una profonda congiunzione col mondo transeufrasico, partico, antiromano, propria della musar, del Malkuth ha shemaim.

Essa si basava su un Gesù umano, messia, un unto davidico, non figlio di Dio , e si accettava(?) la generazione particolare verginale  da Maria  senza implicazioni con Padre,  tramite lo Spirito santo, e specie  si credeva sulla morte e resurrezione del Christos …

I naziroi costituivano una ecclesia  che  rimase  ferma e salda  nella sua rigidità barbarica  ed andò alla guerra contro i romani  e alla distruzione del Tempio .

La comunità, dopo un breve esilio da Gerusalemme,   ritornò  in città, insistendo nella sua politica antiromana e connessasi con Shimon  bar Kokba, riconosciuto Messia da Rab Aqiva,  stanziato a breve distanza, ad Erodion,  aveva resistito all’esercito romano, ma era stata vinta da Adriano, che aveva sterminato la popolazione ed aveva distrutto Sion,  tanto da cancellarne il nome, che fu sostituito con quello di  Aelia Capitolina.

Non per nulla Eusebio in Storia Ecclesiastica 4, indicava una nuova lista di vescovi di Gerusalemme, con nomi ellenistici…

Con Adriano c’è  la galuth aramaica, la dispersione  degli ebrei, ma anche  la dispersione dei seguaci del Regno dei cieli, divisi anche loro in sette come gli ebionim, i naziroi e gli Helcasaiti

Essi, non potendo rifugiarsi in territorio romano, a loro precluso, si stanziavano ai limiti, alla periferia dell’impero Partico, dapprima e  in Arabia  settentrionale, e da lì seguivano le vicende dei giudeo- christianoi  – con  la loro affermazione grazie a Costantino e a Teodosio-sui pagani e sugli altri ebrei contribuli, specie in Alessandria-.

Mentre  a loro si aggiungevano gli eretici cristiani ariani,  e poi nestoriani e monofisiti,  dopo i concili di Nicea, di Costantinopoli  e specie di Efeso e di Calcedonia, essi, costituiti gruppi con altri ebrei dispersi, lentamente  penetrarono, ad ondate,  in Persia e poi in India, ed anche nell’ interno dell’Arabia.

Dunque, da una parte,  gli ebrei con i  i resti nazirei e con giudeo-cristiani, esiliati, ed altri giudei cacciati da Alessandria da Cirillo  si indirizzarono verso  l’impero sassanide nella zona di  Marw e, da un’altra, penetrarono  lungo le coste del mar Rosso (Higaz ) ed Yemen  arrivando anche  nell’impero  Aksumita, sulla costa africana  e su quelle del Golfo Persico,  giungendo perfino all’Hadramaut, lungo il litorale del Mar di Arabia …

I Christianoi,  dopo aver conquistato con l’autorizzazione teodosiana la supremazia religiosa rispetto alle altre religioni, compiuti i normali eccessi di tutti i vincitori (famosi i casi di Alessandria con la fine dei Terapeuti e con l’uccisione di Ipazia), si impossessarono delle basiliche pagane, delle sinagoghe ebraiche con didaskaleia,  e al loro posto eressero, perfino negli stessi luoghi, le chiese cristiane, dopo fastose cerimonie di inaugurazione…

Cirillo, patriarca di Alessandria,  fu così abile a manovrare perfino l e derrate alimentare, destinate a Costantinopoli tanto che si impose all’ autorità prefettizia:  fomentò sulla base di pretesti  e di cause fittizie, una guerriglia urbana contro gli euchiti o messaliani, contro i terapeuti e contro gli ebrei in genere  che furono massacrati in gran numero.
Quasi 100.000 ebrei- mentre venivano cacciati oltre 200000 e lasciati donne e bambini senza cibo e senza averi- furono  imprigionati dai  nemici  cristiani: fu una espulsione quasi  totale con sterminio della comunità ebraica che viveva là dal momento della venuta di Onia IV in Egitto, l’anno 146 a.C…

Non si può dire che il  diadidous /apostolos, neppure agli inizi, sia propagatore tra il volgo del vangelo perché non ha il permesso di predicazione  nella società pagana e perché non ha alternativa reale con il sistema ebraico già radicato nell’imperium, anche se molesto,  divenuto  in epoca  antonina illicita pietas…

Dunque la bandizione /kerugma non esiste, ma c’è solo una propagazione in  segreto  nella cerchia di contribuli, in  riunioni private e nella vita operativa che si trasmette la speranza di un ritorno del Christos…

Gli eventi storici fanno,comunque, naufragare tale attesa  anche nella zona efesina,  dove maggiore è il contributo apostolico , come anche ad Alessandria, dove maggiori sono le ripercussioni in senso antiromano…

Propagare ( e diffondere) il  vangelo è diventato  una bandizione, dopo una certa ristrutturazione delle fonti- cioè si fa un bando reale evangelico,   con cui si  proclama tramite un araldo  una novitas culturale, una nuova cultura, basata sull’amore, sulla  morte e  resurrezione del Christos- dopo  che gli apostoli, diadidontes, avendo l’obbligo della divulgazione, hanno possibilità concrete di diffusione, trascurando il crimen di lesa maestà,…

Christos è via, veritas, vita   diventa slogan popolare dopo la traduzione di Girolamo di Stridone con un’allitterazione di tipo cesariano Veni, vidi, vici  di grande efficacia retorica, una bandiera in Occidente,   Improponibile  per l’Oriente  Christos  odos, aletheia, bios …

La divulgazione avviene per gradi e dapprima solo in sinagoga, cioè all’interno delle comunità giudaiche in cui è sorto il fenomeno cristiano, specie ad Antiochia, poi ad Alessandria,  ad Efeso, sulle coste dell’Egeo  dell’Asia minore, nelle zone dei porti: si passa da una terminologia  aramaico- ebraica sottesa  ad una greca  in quanto la diffusione  avviene ad opera  più di giudeo-cristiani, ellenistici che di aramaici…

Secondo il sistema di trasmissione popolare, senza schematismi filosofici  e teologici.  in cui la  pistis individuale in Christos  viene esaltata dalle buone opere e dalla nuova koinonia christiana…per quasi due secoli il cristianesimo si propaga solo in Oriente, in lingua greca, ed ha un suo sistema  di propaganda sulla base delle theoria giudaico ellenistica di Filone, sul contributo delle Lettere di Paolo e sulla scuola apocalittica efesina di Giovanni, ma resta nell’ambito  asiatico, con propaggini in Grecia, anche se ha come centri Efeso ed Antiochia…

Non c’è una reale divulgazione popolare  perché si tende alla teleiosis  di tipo essenico e terapeutico, a dare paradigmi  di perfezione pratica e comunitaria nella zona efesina …

Diversa è  invece la propagazione da Alessandria, che è un faro culturale  ellenistico da secoli e che si irradia in senso giudaico, data la numerosa comunità ebraica,  verso l’Africa mediterranea  (specie la Pentapoli cirenaica) e verso la penisola italica e la capitale dell’impero, tesa verso  tutta la sfera occidentale,  grazie all’ attività portuale delle marinerie giudaiche e al sistema di amministrazione trapezitaria ed emporica...

Anche a Roma  nella chiesa orientale romana, ancora dipendente  dalle metropoli  asiatiche, si crea una cultura di vita parthica,  in relazione,  però,  ad una perfezione,  nonostante l’amministrazione con banche e con emporia, gestiti dal  patriarca romano…

Filone mostra  le diverse forme di ellenizzazione nel I secolo,  secondo modelli come quella di Noé , di una nuova rigenerazione  o quelli di Loth  metoikos nella zona del Lago asfaltide, salvato da Dio perché capace di mantenere la sua fedeltà alla legge  pur vivendo in un contesto  di malvagità, da cui si sa separare: la forma tipica dell’apoikia alessandrina filoniana, oniade, è quella della‘ameicsia (Cfr. ameicsia filoniana)  che potrebbe ancora avere rilievo nel corso del II e III secolo d.C. in Roma…

Ogni propagazione giudaica è, comunque, su base legalistica, anche se in colonie greche  dell’interno continentale  ed ha un intento commerciale: si ha, quindi, una divulgazione connessa con i sistemi  pitagorico-stoico-platonici, in quanto tesa a  diffondersi nelle zone interne, anatoliche, armene  in cui già era lo spirito christianos.

Non è però una divulgazione  secondo direttive  comunitarie comuni a quelle  antiochene ed alessandrine: da qui le eresie che sorgono in quanto  sono difficili i rapporti,  poiché  talora le comunità restano  isolate,   anche se capaci di sopravvivere autonomamente secondo lo spirito legalitario giudaico-cristiano , seppure  in assenza di capi riconosciuti…

Mentre gli ebrei venivano perseguitati, in epoca  sia antonina che severiana,  i cristiani ormai ben distinti  dai pagani, data la loro condotta comunitaria ormai accentuata in senso essenico e   considerato il pensiero filoromano dei loro maestri, arrivano indenni fino a Filippo l’arabo …

Solo con Decio  (249-251) i christianoi furono obbligati, come cittadini romani, a sacrificare agli dei dell’impero e a conservare il libellus con l’attestazione  certificata dell’adempimento del sacrifico  e del luogo di culto: coi cristiani erano colpite tutte le altre pratiche religiose orientali di moda allora a  Roma, in quanto la politica restauratoria dell’imperatore contrastava con quella di Filippo, cristiana…

La lettura di Eusebio è da mettere in relazione  con la situazione difficile  dell’impero che  combatte contro i Goti  (battaglia di Abrittus) – cfr Zosimo,Storia nuova I,23.1,. in difesa dei confini e che vuole l’adesione di ogni civis, censito, alla politica difensiva.

I cristiani sono, invece, pacifisti e predicatori di una non belligeranza e fanno indignare i pagani con le affermazioni apocalittiche e con il loro pensiero sovranazionale in quanto  si ritengono appartenenti ad un regno celeste e seguaci di un Dio  che, nella sua paternità, assegna a loro un premio eterno per la loro peregrinatio terrena dolorosa, secondo la stessa testimonianza di papa Fabiano che è in lotta con i novaziani

La persecuzione seguita con Treboniano Gallo (251-3) e  con Valeriano (253-260) e diviene capillare con Diocleziano (283-305) che, inoltre, si inserisce nella linea della divinizzazione della persona dell’imperatore, già espressa da Caligola e da  Domiziano…

Il cristianesimo della chiesa christiana, divenuto religio licita con Costantino, non modifica la sostanziale politica,  ma resta  ancora nella  sua posizione  di minoranza religiosa rispetto al paganesimo dominante in ogni parte dell’impero, a causa della lotta tra ariani e cattolici e vista la restaurazione pagana da parte di Giuliano l’apostata …

Dopo i decreti  di Teodosio ne 391-92  la Chiesa si divulga,  desiderosa di cristianizzare uniformemente l’Oriente  (là dove  ci sono ebrei, eretici  e pagani) e l’Occidente, che è ancora quasi del tutto pagano.

Ora cambia  lo stesso significato di divulgare  e di divulgazione  che è  proprio della area di vulgus popolo latino  ed indica una massa finora esclusa dalla conoscenza ed edotta mediante indottrinamento,  non solo con una diffusione  propagandistica ma anche con  un’esposizione concreta e precisa ai fini di omogeneizzare i vari fruitori, di altra confessione, confusi a causa di rivolgimenti politico-militari, emotivi e  tendenti all’ imitazione, in quanto puerili ed ignoranti, data la religio superstizione irrazionalistica pagana…

Infatti divulgare sottende l’azione di vulgare di spandere tra la folla ciò che è non conosciuto come evento o quanto è tenuto segreto  da parte di alcuni  già indottrinati, che vogliono far partecipi altri del loro sistema di vita.

Specie in Vulgata,  participio perfetto  di  vulgo, as,  che vale come divulgata,   la Chiesa cattolica romana indica la versione latina fatta da Girolamo per ordine di Papa Damaso, adattata come testo ufficiale e liturgico  in quanto editio vulgata di una traduzione dei Settanta, greca, ad uso delle Chiese occidentali.

Solo, però,  questa edizione,   definita Vulgata  ad opera di Erasmo d Rotterdam,  di Le Fevre d’Etaples  fu poi sancita dal concilio di Trento…

La Chiesa  non ha, comunque,  volgarizzato  il credo cristiano, ma ha solo fatto una versione  per gli Occidentali che restano nella loro ignoranza dottrinale, e che seguitano, pur cristianizzati, nei loro riti pagani, assimilati con quelli  della nuova religio: solo il clero legge e commenta la Bibbia e i Vangeli, mentre  il popolo illitterato e quindi, non degno  di commentare i principi dogmatici, teologici, ben strutturati in sede conciliare in Oriente, è volutamente lasciato nella superstizione religiosa e nelle sue forme associative, ed è manipolato con aggiunzioni e abbreviazioni anche terminologiche, per immetterlo in una sfera sacra di sincretismo  mitico, per incatenarlo al mysterium…

Il  vulgus  deve essere, per quanto possibile, in relazione alle sue conoscenze mistico-pagane, fatto partecipe del complesso  mysteriun fidei  di Christos uomo-dio ,verbum logospersona upostasis della Trias/trinità divina, incarnato ad opera dello Spirito Santo per volontà del Padre, nel seno della Vergine Maria, in epoca augustea, e deve  essere  attirato col fasto delle cerimonie e dei riti  ancora di più se secondo  formule segrete non comprensibili, come quelle  ridicole delle arcaiche corporazioni dei salii, degli auguri ed aruspici….

Mentre l’élite sacerdotale  occidentale, specie romana,  ben connessa con la cultura dei padri orientali dai primi secoli fino alla guerra gotico-bizantina,   diventa col pontificato romano un unicum  con la cultura bizantina,  fino all’ avvento dell’islamismo, il vulgus assimila superficialmente la cultura christiana e la connette con  quella pagana  tramite l’inglobamento del vecchio sistema religioso con quello nuovo,  grazie alla sovrapposizione delle forme artistiche cristiane su quelle  idolatriche, e alla  consacrazione delle nuove chiese sulla base delle basiliche pagane, e grazie alle acquisizione  delle ville romane  da parte del clero romano, che d’altra parte ne è già erede naturale (cfr. Domus/ Famiglia Anicia)…

Mu’awiya, dopo lo morte di Alì,  essendo state  conquistate la Siria  il Libano e la Palestina, nel 637, sotto il secondo Califfo Uman, essendo già l’islam penetrato in Mesopotamia, verso il golfo Persico e verso l’Egitto, stabilì il potere degli omayyadi a Damasco.

I califfi omayyadi,  raccogliendo l’eredità greca, si preoccuparono della guida politica più che della religione  e della teologia   e tesero a dare rilievo ai siriaci  e a Gerusalemme, dove lasciarono  operare  i profeti ebrei e cristiani  e quindi cercarono  di staccarsi dalla cultura araba   e favorirono le tradizioni bizantine, che già erano operanti fra gli arabi siriaci  ed  ebbero  rapporti con i melchiti di Damasco  (la potente famiglia tribale dei Kalb che dominava sulla confederazione delle tribù samaja) cfr. Hans Kung, Islamismo pp.232-242, Bur 2005…

Già Maometto stesso aveva avuto rapporti  culturali col nipote  di Kadigia, Wanaga  ibn Naufal,  che doveva essere un nazireo  che  conosceva bene l’aramaico (l’arabo non è dissimile da questa lingua)  e che, conoscendo la Bibbia, vedeva nelle visioni  del profeta qualcosa di simile all’ esperienza di Mosè, circa la rivelazione di Dio …

Per noi la Vita di Mosé con la sua figura di Re,  nometheta, Profeta e sacerdote,  è paradigma per Christos e per Maometto … da qui deriva il comune messaggio monoteistico di ebraismo,  di cristianesimo e di Islam….

Per tutto il Medioevo, a cominciare dalla  venuta dei Longobardi fino all’inizio dell’Umanesimo, la mistione pagano-christiana comporta la costituzione di una fides basata su Dio, su Christos,  sulla concezione di vita  terrena  come un passaggio effimero, come un pellegrinaggio di sofferenza, utile ai fini del conseguimento del premio eterno nella patria definitiva: il pensiero di Agostino della Civitas dei  predomina nelle coscienze volgari dei populares laboratores, cioè di una massa destinata alla manovalanza da sfruttare  per il bene del sacerdotium e della nobilitas (Cfr. A F.  L’altra lingua l’altra storia,cit.)

 La chiesa cattolica, nonostante gli inviti ad un ritorno alla povertà evangelica da parte di eretici e da parte della cultura bizantina, specie quella monastica del Monte Athos, tende invece a consolidarsi come Romanitas imperiale, come  stato assoluto, auctoritas contro le potestates humanae (anche regie e perfino imperiali)  considerate diaboliche  Cfr. Dictatus papae…

Nel frattempo si serve delle masse, rusticae, ignoranti,  sia per le costruzioni  che per  la gestione dell’accoglienza, delle elemosine, organizzando i riti ancora pagani a cui  aggiungono forme  cristiane: la chiesa  crea  un sistema nuovo di raccolta di fondi con le elemosine e con la pietas religiosa, fondando una base finanziaria ed economica di grande funzionalità non solo nella curia papale, a Roma,  ma anche nei monasteri, nelle sedi episcopali,   incaricati del servizio delle basiliche  secondo lo schema carolino  sia culturale che comunicativo.

Fari  di conoscenza sono gli scriptoria delle abazie; i grandi e piccoli monasteri  diffusi in ogni parte di Europa  accentrano e coordinano il lavoro dei laboratores e creano artes e mestieri, in modo da far funzionare autonomamente  la comunità agricole  sulla base della villa romana secondo le nuove esigenze cristiane, ora  sotto il controllo ecclesiastico, di norma, di un abate.

E le masse sono strumento della chiesa da utilizzare secondo la logica del momento  e vengono educate solo visivamente, con statue,  con pitture e con il muthos anche pagano e con esempi biblici, istoriati sulle pareti delle cattedrali prospicienti la piazza  o all’interno  dei Duomi….

Col potenziamento della struttura oniade amministrativa e con l’irrigidimento della impostazione paradigmatica christiana ortodossa, mediante  il sistema conciliare,  si assolutizza il dogna e si radicalizza il dominio sacerdotale col primato romano sulle altre sedi .

Mai si è cercata in effetti  la comprensione da parte del popolo e tanto meno si è tentato di creare una rete di  razionalizzazione dei contenuti, mediante paradigmi operativi, e semplificazioni al fine di dare un’idea, ma si è preteso solo una ripetizione passiva  rituale  e cultuale  con preghiere sbiascicate  e deturpate orrendamente dal popolo ignorante di cui  si teme il furore, come di una calamità naturale ricorrente  periodicamente  (nelle Rogationes si dice perfino:  a furore rusticorum,  libera nos, domine)…

Dunque, il popolo  è stato evangelizzato  come sono state islamizzati Siria, Libano, Palestina  ed Egitto nel settimo secolo dagli Omyyadi? ….

Come dare i logia di Cristo a masse che non conoscono nemmeno nella sua humanitas il Christos, che è una costruzione ellenistica  teologica di un mortale,  che viene divinizzato, secondo procedure mistico-misteriche pagane, assimilato al logos  del kosmos, figlio unigenito di Dio, uno e trino ?….

Ora l’evangelizzazione sottende  due distinte attività:

  1. L’annuncio del vangelo è fatto  per la conversione dei non cristiani da parte di incaricati  operanti secondo slogans  di facile comprensione della vita e morte  e resurrezione del Signore, non secondo la formula del credo;
  2. L’azione della comunità dei credenti in Cristo è utile per trasformare la società e renderla adeguata alle esigenze evangeliche dopo una vittoria militare, voluta da Dio padre, ispirata dallo Spirito Santo.

In questa fase dunque evangelizzazione  da euangelizein), indica l’annuncio di una buona notizia,  come annuncio di  una vittoria, quella di Costantino su Licinio…e quindi di fine della persecuzione  ed inizio di  una nuova vita comunitaria…

La Chiesa, fino all’epoca di Costantino, non è omogenea né unitaria se non nelle grandi sedi metropolitane, dove c’è una precisa  e funzionale organizzazione amministrativa diocesana, sociale religiosa e morale, oltre che cultuale: ci sono qua e là, specie nell’interno delle chiese  sparse più in Oriente che in Occidente , che hanno poche centinaia  di migliaia di  fedeli, che hanno credi differenti a seconda della evangelizzazione ricevuta, spesso da eretici, rispetto ai 50 milioni di idolatri,  ben organizzati in ogni paese e specie  nelle città dell’impero, dal clero pagano.

La costruzione iniziale cristiana. è artificiale  ed è una risultanza di una eresia giudaica: il christianos vive in forme comunitarie senza pagare le tasse allo stato,  risultando come massa  senza diritti civile, che ha ceduto al patronus la propria identità civile, che quindi è civis unico pagante, come un aristocratico faceva coi suoi clientes,  nonostante il sistema diocesano che ingloba un numero di uomini e donne non inferiore ai 50.000, che funziona anche come sistema bancario ed emporico secondo la strutturazione coloniale oniade alessandrina….

Riteniamo che il Nuovo testamento  nella sua effettiva concezione unitaria ecclesiale, contenga le  testimonianze della parola e dell’azione di Dio connesse con la comunicazione, tramite Gesù Cristo uomo, collegata a spiegazioni dell’ oikonomia divina unica storia di salvezza!?

Crediamo che il Regno dei Cieli aramaico e il Regno di Dio, confusi, abbiano mandato un unico messaggio  di un Christos Vivente,  che sintetizza la nuova scrittura stessa della torah ebraica e di tutta la concezione teologale ebraica di Paolo di Tarso, di Giovanni evangelista e della scuola antiochena ed alessandrina?

Siamo  certi che non ci sia stata interpretazione della vita, della parola, della morte di Gesù? Se  i vangeli sono  stati scritti dopo oltre 60 anni e poi trasmessi nel corso del II secolo, III e IV e V secolo, come non ammettere   un adattamento, mirato, rispetto alle urgenze della  cultura vigente, in relazioni alle situazioni e agli episodi dei tempi?!  Il linguaggio delle grandi concezioni teologiche orientali, comprensibili solo se adattate volutamente da gruppi retorici elitari ellenistici, è rimasto forse inalterato in un difficile passaggio tra una cultura giudaico- cristiana ad una pagano-cristiano-ellenistica?

Il processo di Deificazione di un Messia, martus /testimone della torah, a seguito di dolorose sconfitte  giudaiche militari, da parte di uomini pagano-cristiani, ancorati alla Bibbia giudaica, secondo la lezione dei naziroi basileici di Iakobos, -nonostante il contrasto di Marcione- è avviato  solo agli inizi del II secolo, sulla base del logos filoniano, e del figlio del padre,  assimilato nella figura del Christos venuto  e destinato a tornare con la risultanza in senso neoplatonico di un Dio minore, persona di una Trias, con altre due persone  Padre e Spirito santo!

Si ricordi bene: In epoca antonina quando la comunità romana, costituita da orientali che vivono secondo le patrie di  provenienza  Efeso, Antiochia,  Alessandria, inizia un percorso di legittimazione  in relazione apostolica rispetto alle metropoli, sedi di patriarcati, solo allora   il sistema trinitario è  un fatto quasi compiuto, anche se  non è precisata  né l’ousia né l’upostasis  del Logos,  Christos, uios!

Neanche, comunque  mettiamo in discussione il lavoro  che si è succeduto ad opera di tanti padri apostolici,  apologisti, padri della chiesa,  che hanno creato i pilastri dottrinali  evangelici…

–  Sul Christos, nato da una vergine, logos, persona della trias, figlio del Padre ad opera dello spirito santo si fondano:

  • un messaggio divino di un Dio incarnato, venuto sulla terra per versare il suo sangue in redenzione del  mondo, per cancellare il peccato originale di Adamo, morto in croce  e risorto per fondare la Ecclesia, una santa cattolica, apostolica;
  • una teologia, creata su base allegorica, da una scarna biografia matthaica aramaica  e da  alcuni detti  variamente interpolati e adattati ai diversi contesti di propagazione evangelica nel seno dell’impero romano orientale, secondo un ricodificazione che diventa un sistema di propaganda  e un forma di proselitismo nel quarto e quinto secolo  fino agli inizi  del VI secolo  con una  figura di  Gesù Dio vivente  e di un diadokos-pontefice, suo Vicario  e rappresentante in terra, un thomas, un didimos  visibile rispetto all’invisibile Divinità…

All’antica struttura ebraica alessandrina,  si sostituisce quella ecclesiale romana  del II secolo,  che si dilata nel kosmos romano e funziona in Occidente, dove è a sostegno del potere regale barbarico,  ancora legato all’imperium romano, di cui la centralità romana  pontificale trae la sua origine illegittima….

La Chiesa è una succursale bancaria, emporica  grazie alla gens Anicia, che ha un rilievo sia in Occidente che in Oriente,  abile a mandare messaggi conformi ai concilia di Nicea, di  Costantinopoli e di Efeso e di Calcedonia,  e ad inserirsi con auctoritas,  avendo un forte episcopato occidentale, conformato da secoli con quello orientale…

In Occidente, dunque,  dopo la crisi ostrogotica e quella longobardica, la Chiesa,  fusasi con  il potere temporale franco illegittimo dei carolingi, dopo l’abrogazione  di quello dei merovingi,  costituito il Sacro romano impero,  ha una sua impostazione  e crea tensione facendo proselitismo in lotta con il sistema bizantino di origine, frenato ad Oriente e in Africa , dopo la restitutio  imperiale giustinianea,  dall’ Islam  che, dopo la morte del Profeta, nel giro di  neanche un ventennio conquista Siria, Iraq,  Persia, Libano, Palestina ed Egitto, volgendosi verso l’Africa settentrionale e la Spagna.

La penetrazione islamica  è simile a quella  del sistema  barbarico carolingio  e poi ottoniano …

l’ecclesia, vinta la controversia  con  la potestas, imperiale  ed avuta,  di diritto,  l’auctoritas solare  gestisce il potere secondo un principio scolastico basato sullo indottrinamento delle classi nobiliari  che in parte seguono la logica del militarismo arimannico e in parte tendono al monachesimo per esigenza patrimoniale …

Viene creato così l’apparato funzionale monasteriale, detentore del  potere  amministrativo locale, con l’ausilio delle classi dominanti nobiltà e clero, cointeressate al doppio funzionamento del monstrum papale,  che, nato dall’eredità imperiale romana,  può impunemente seguitare a  disinteressarsi delle masse e della loro cultura religiosa, avendo bisogno della manodopera fidelis, passiva …

Fino alla controriforma  la Chiesa è connessa con il sistema regale assolutistico  e quindi con la gerarchia  amministrativa  militare e  germanica …ma  ha timore della calamità naturale delle  masse di rustici, che periodicamente fanno ribellioni tumulti e massacri del clero,,,

Solo dopo il 1563, dopo il concilio  di Trento, decisa una nuova  formazione  del clero, degenere per secoli,  si cerca con la costituzione di seminari di reclutare ignobiles, data l’esigenza delle vocazioni sacerdotali diminuite e crollate in epoca  dei contrasti con i luterani e con gli anglicani,

La chiesa  cerca di dare ai piccoli possidenti terrieri  la possibilità  di educare  i figli al sacerdotium, facendo la caritas agli elementi poveri in eccesso di figli, dando l’opportunità di una scalata sociale, esigendo gratuitamente minori  e facendone  l’uso che ritiene opportuno (castrazione, voci bianche, sacerdozio,  contubernalis  sacerdotii familiaris espiscopii)  sotto la   formula della voce animarum cura

Dopo la fissazione del credo cattolico tridentino  col ribadimento del credo niceno costantinopolitano, scavato il baratro tra le confessioni  cattoliche   protestantiche e anglicane, costituitisi i seminari, date le regole nuove controriformistiche circa il sacerdotium,  la chiesa   si  è preclusa la vita  religiosa in sé come ricerca spirituale,

Ora essa è  vincolata alla parrocchia e alla diocesi,  e quindi alle funzioni del pievano e dell’ episcopos,    mentre  viene  dato impulso  ai  sinodi  e  alle  visite pastorali …

Mentre la cultura laica si affranca lentamente da quella religiosa  specie in Francia e si arriva alla Rivoluzione, in Italia, le masse restano in una condizione  di  miseria, ignoranza,   promiscuità sessuale, specie nel Meridione e nello stato  ex Pontificio, fino ai primi del Novecento… e vivono paganamente il loro cristianesimo seguendo gli idoli dei santi, desiderosi del culto delle reliquie, seguendo le voci di miracoli, di mostruosi avvenimenti ad arte creati da mitologi ecclesiastici….

D’altra parte la Chiesa ha favorito il commercio della santità non solo dei luoghi di culto, ma anche delle figure  di personaggi anomali,  abili a fare azioni paradossali,  creando una ragnatela  di fenomeni a vantaggio finanziario a livello locale, provinciale e regionale  di tanti guaritori, capaci di lenire i mali dei fedeli…

Vengono, allora, non solo segnalati i casi di santità ma anche creati come poli di irradiazione  cultuale e come vincoli di popolazioni riunite accanto ad un comune santo,  con sede nel santuario…

Segue poi  un macchinoso progetto di  ampliamento tramite costruzioni stesse a seconda del richiamo e del vantaggio economico dei frati che gestiscono il luogo di culto e la santità del testimone di Dio, onorato del titolo di venerabile, beato, Santo ecc, a garanzia dei benefici  temporali…

La chiesa  in questo modo mostra la sua abilità amministrativa oniade e  diventa  una piovra immensa  di interessi  finanziari economici, che si collega con le autorità politiche locali e nazionali ed internazionali,  ai fini della migliore gestione del prodotto  religioso, tessenda una capillare rete mafiosa …

Loreto,  S.  Gabriele, S, Rita, Padre Pio sono esempi di un commercio che produce miliardi  come  in passato le ossa, i simboli cristiani della croce, le  reliquie,  le indulgenze , gli anni santi ecc…

Mentre Maometto  dà in mano al suo fedele Il Corano,  Lutero  la Bibbia, come aveva fatto Mosè  con La Torah  (i cinque libri del Pentateuco . Genesi , Esodo, Numeri,Levitico e Deuteronomio ), la chiesa non ha mai dato in mano veramente il Vangelo ai suoi fedeli, che  hanno sentito solo la spiegazione dalla voce sacerdotale ed hanno  sentito la messa in Latino fino al Concilio Vaticano II..

Solo nel Novecento la chiesa sente il dovere di  riparare il grave errore e cerca  una via  nuova accanto ad una nuova predicazione evangelica sulla  pressione degli exempla dei socialisti,  dei modernisti, che esigono elezione sacerdotale  indistintamente per tutti i cristiani  battezzati e  ed infine in una imitazione dei fascisti …

La chiesa che non ha mai fatto opera di educazione e formazione religiosa nonostante l’assistenza  caritatevole propria della parrocchia,  al cristiano coi  i sacramenti del battesimo, della cresima e della comunione e delle matrimonio e dell’estrema unzione, impone il suo dettato religioso, la sua informazione, con una predica dominicale  ad ignoranti costretti perfino alla recita delle preghiere in latino e alla messa latina, uomini che non conoscono…nemmeno la lingua italiana…e che confessano i peccati…

Ne deriva che la chiesa  proprio mentre sorge il fenomeno socialista,  comincia  a sentire la voce popolare grazie a rossi  rivoluzionari, di matrice anarchica,  con papi intelligenti come Leone XIII ed  inizia un  tentativo  di socializzare il cristianesimo, incarnandolo in movimenti anche politici …

Don  Alberione è un prete eccezionale che anticipa i temi e l’azione sociale  dei papi stessi, combattendone anche  l’ottusità  e rilevando il valore del modernismo…

Don   Giacomo Alberione  è un geniale precursore dei tempi  in quanto intuisce  in un’ Italia ancora agricola e conservatrice la nuova era scientifica (Cfr. A.  Filipponi, L’altra lingua l’altra storia, Demian 1995 )…

Giustamente la sua  abilità  superiore di conoscenza scientifica del sistema  informativo francese  e l’ utilizzo dei  mezzi più celeri ed efficaci della comunicazione sociale, come strumenti di apostolato, determinano uno sconvolgimento totale del sistema d’ informazione nell’ ambito della stessa evangelizzazione cristiana …

Il prete,  ben formato in senso linguistico, comprende che la dittatura christiana  monasteriale è finita e che ormai ci sono altri mezzi di diffusione e che l’informazione è multipla  e che non ci sarà più l’unico canale di comunicazione cristiana col papa che predica urbi ed orbi…e fa arrivare la sua voce in breve al fedele più sperduto delle zone più lontane del mondo …

Egli adotta integralmente il metodo industriale, che si tira dietro, per sua natura, l’obbligo di aggiornamento continuo e la complementarità di molti settori…

Non per nulla Cristina Siccardi parla  di un don Alberione convinto  di mettere  “l’industria al servizio della Chiesa.” , di  un uomo che fa rinunzia definitiva a un certo tipo di artigianato e soprattutto   rinunzia all’ arrangiamento”, di un prete aperto a propagare   “Libri, giornali, ecc.” intenzionato a proporre , oltre libri fatti a scopo di bene, libri fatti bene “ secondo tutte le regole”di una specializzata editoria“…

Don Alberione è,  dunque, un professionista serio  intento alla evangelizzazione del mondo,  ma anche un  missionario  capace di creare missioni in ogni parte della terra  (Brasile, Argentina, Stati Uniti,  Cina, Giappone,  Filippine  ecc.) dotandole  di strutture , di tecnici,  di denaro e macchinari, per la propaganda cristiana…

E’ comunque, un uomo divino,  che sa rimanere povero tra  miliardi di commissioni e giustamente è venerato come beato: ne conosco pochi di santi cristiani degni  di  tale nome…

Il Prete, maneggiando molto denaro, fra pretese di creditori e saldi di debiti, rimane ben ancorato al voto di povertà:  un raro esempio di povertà sacerdotale come  quella di un don Enrico Monti,  un  vecchio  sacerdote, parroco di Castel Folignano (A .P) che, pur nato da buona famiglia,  negli anni cinquanta , dava quanto aveva ai suoi parrocchiani, mangiando solo qualche cipolla al giorno o frutta di stagione, sorridendo come un pazzo, cercando erbe (era un cultore di scienze naturali, un perfetto conoscitore dell’opera di Plinio il Vecchio) ,  vestendo un abito talare, stracciato,   finché qualche sarta,impietosita,  non glielo rammendava o gliene faceva uno nuovo…

Fra le tante definizioni che  sono state date a Don Alberione, c’è anche quella di «manager di Dio»: Questo uomo ha fondato un impero editoriale di dimensioni intercontinentali, sempre con il rosario alla mano e contro tutti…

Perché non si è diffuso il Vangelo  universalmente katolikoos , come messaggio divino diretto?  Perché tanto ritardo ? Possibile che  era necessario un  don Alberione per una tale operazione? …

L’ebraismo ha la torah, l’islam il Corano come libri sacri? Perché noi cristiani non abbiamo divulgato il vangelo  come ha fatto Maometto e poi come  ha codificato Utman ,  che ha impedito il costituirsi di una  Chiesa?

Perché non abbiamo diffuso il succo del pensiero di Christos? Perché abbiamo operato non sul vangelo ma sulla figura umano-divina,  esangue, di Gesù,  che è Vangelo stesso, parola divina stessa?

Eppure  Lutero divulgò, traducendo la Bibbia in tedesco e radicò una fede,  seppure non cattolica, ma cristiana…

Forse perché noi crediamo che  il Vangelo è Christos e  che senza Christos non ci può essere evangelizzazione?…

Noi cristiani per secoli siamo stati confusi dalla doctrina christiana  e non abbiamo conosciuto Gesù,… ma  educati al culto di una figura theorizzata, senza la pratica reale di vita evangelica… abbiamo onorato il Christos con la bocca,  ma non col cuore

Noi abbiamo tradotto in latino ed abbiamo aggiunto ulteriore armonia al kosmos e  connesso altra retorica alla già perfetta costruzione ellenistica orientale ….

Ego sum Via, veritas , vita  è  davvero  una frase efficace per fare  intendere al popolo romano, pagano,  latino occidentale  la novitas christiana  di un Christos  uomo Dio redentore,  risorto dai morti, sintesi della cultura stessa pagana  romana ?

In Aramaico e in greco non  era pensabile un’allitterazione  così pregnante di spiritualità,  superiore perfino a quella della retorica  di Cesare  che scriveva  Veni vidi vici dopo la vittoria di Zela contro Farnace per dimostrare la  fulmineità del suo intervento militare , in una polverizzazione dell ‘impresa di suo genero Pompeo, che pur aveva trionfato  su tutti i mari della terra ….

Dunque, perché non si è volgarizzato il vangelo?: non per il costo dei testi, ma solo per la volontà di non favorire l’acculturamento delle masse, destinate a rimanere prone come animali, solo humiles fideles  servi e clienti del patronus, del clero….

Abbiamo dovuto attendere Don Alberione,  che ha messo insieme  l’efficacia  del crisma paolino con la dimensione teologica  della carta  e della carne,  stigmatizzata dalla frase del Cardinal Montini, poi Papa Paolo VI:  voi date agli uomini Dio Incartato  come Maria ha dato agli uomini Dio Incarnato!?

Don Alberione il Cristo di carta come la Madonna quello di carne!

Paolo VI,  dunque, conosce il salmo 119(115) lampada per i miei passi è la tua parola, luce  sul mio cammino e ha letto l’ex apocrisario di Costantinopoli, Papa Gregorio Magno che  nel 595   (EPISTOLE, v, 44 /46 )dice:  Avete ricevuto dalla santa Trinità il dono di doti spirituali, il dono della ricchezza, il dono della misericordia e dell’amore, eppure vi date incessantemente agli affari mondani, vi gettate tutto in un’attività senza sosta e trascurate di leggere ogni giorno le parole del nostro Redentore. Ma cos’ altro è la sacra Scrittura se non una lettera dell’onnipotente Dio alla sua creatura? Se l’eccellenza vostra fosse partita e ricevesse una lettera dell’imperatore terreno, certo non avreste né quiete né riposo e non concedereste sonno ai vostri occhi prima di aver letto ciò che l’imperatore terreno vi ha scritto.
Ora l’imperatore del cielo, il Signore degli uomini e degli angeli, ha mandato a voi, per la vostra eterna salvezza, una lettera; eppure voi, eccellentissimo figlio, trascurate di leggerla con sollecitudine. Prendetevi ogni giorno la fatica di conoscere le parole di Dio, per desiderare così con più ardore ciò che è eterno, per infiammare la vostra anima di un più grande desiderio per la gioia del cielo.

Eppure Paolo VI aveva vissuto la crisi modernista  ed anche lui concordava che  la Bibbia  nel primo decennio del  Novecento era letta  raramente e  che il Vangelo solo da qualche persona:  all’ epoca v’era una  specie di  persuasione che non si potesse dare al popolo il Vangelo e tanto meno la Bibbia…

E così i nostri  bisnonni e nonni bestemmiavano più che pregavano …sbiascicavano preghiere, di cui non sapevano neanche il significato, pregando un dio lontano, per loro assente, mentre piangevano, imploranti,  senza sapere chi,   durante l’orrore delle stragi di guerra, davanti alle morte di giovani  figli o  durante le calamità naturali…

Tardi, troppo tardi Alberione  ordinò di vendere  a mille lire  la Bibbia:  chi la sapeva leggere? Il Vangelo  che cosa era?…

La costituzione dell’ordine di Paolini e delle Paoline  ha avuto lo skopos di  tradurre  in ogni lingua la parola di Dio e di trovare ogni mezzo per portale il messaggio divino a tutti: Don Alberione  dagli anni sessanta ha sempre insistito  sulla necessità della parola, sulla esigenza di tenere conto  di tutti i lettori  a qualsiasi classe appartengano,  convinto che  la Bibbia  è  il libro della umanità,  che il Vangelo è amore per il prossimo e che  il christos che si dà a tutti  deve essere dato non solo come carne e sangue ma anche come parola di Dio.

Questa volontà di  evangelizzare le masse ha vinto anche nella editoria, è andata oltre l’organizzazione commerciale affaristica vaticana , oltre ogni speranza umana cattolica, perché opera veramente cristiana, d’amore,  di cuore, non di oikonomia divina,  di tautologie.

E cosa è successo?

Il vangelo è oggi conosciuto, dopo  oltre un sessantennio, è praticato, e diventato lettura  o è rimasto un opus rhetoricum in mano alla Chiesa?

O  la chiesa  ha fatto business anche con il Vangelo ed  anche con Don Alberione ?

La struttura diocesana oniade certamente ha coordinato il lavoro di Alberione e dei suoi confratelli, nati per la diffusione del messaggio  cristiano, che è diventato un monstrum, finanziario-commerciale, che fa affari nei cinque continenti  con la  Società San Paolo, con La Famiglia Paolina!

Così facendo, ha davvero avvicinato i popoli a Cristo?

L’ eccezionale  capacità creativa di Don Alberiore  e la sua intuizione,  nell’ insieme, superano  nella realtà  i mezzi più celeri ed efficaci della comunicazione sociale, che diventano un  vero strumento di apostolato,  in quanto l’idea di dare corpo alla parola e di fare gli uomini cristiani diventa  coerenza  religiosa  anche  quando  è adottato integralmente il metodo industriale, che si tira dietro, per sua natura, l’obbligo di aggiornamento continuo e la complementarità di molti settori…

Don Alberione,  mettendo l’industria al servizio della Chiesa, sconvolge le regole miste dell’amministrazione cristiana  e fonde caritas cristiana con la vera evangelizzazione senza dover minimamente fare il theologos o ergersi a depositario di verità: la sua informazione, semplificata,  risulta una scoperta elementare per ogni uomo, eguale  con ogni altro ,  di qualunque continente ,, . quella di poter procedere dietro le orme di Cristo senza obblighi dottrinali… seguendo il proprio cuore alla ricerca del  Theos  unico…

Ora  che la massa si fa democratica e che si sentono le urgenze del valore del numero,  ancora di più è ammirevole la volgarizzazione del tipo di Don Alberione…

Ora Papa Francesco, italo- argentino, volendo  dare il vangelo in mano ai cristiani, vuole far  anche  opera francescana, senza gesuitismo…

Non so se è tardi,  non comprendo se i giovani possano seguire  questo nuovo andamento religioso…, ma leggo almeno la buona volontà…

Ora, però,  ogni popolano ha già una sua logica  seppure televisiva, una sua capacità di dare credito a questo e a quel programma  a seconda dell’audience, sa gestire il proprio sistema referenziale e valutativo, seppure in modo  superficiale ed emotivo…ora perfino i bambini digitano messaggi  nei telefonini  ed hanno un loro linguaggio nuovo con una propria  sapienza  …

C’è ancora tempo di evangelizzare?

Se la chiesa lo avesse fatto agli inizi del secolo,  avrebbe avuto un qualche  suo merito…

Ora  mi sembra  fuori tempo vendere la Bibbia  S. Paolo a 12,500… comunque, meglio tardi che mai!