Cosa accadde davvero nel 44 d.C. ad Antiochia capitale della provincia di Siria

 

Io non conosco verità assolute e sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò sono la mia ricompensa e il mio onore Kahlil Gibran

 

 

Professore, cosa davvero avvenne ad Antiochia, capitale della provincia di Siria, nell’estate del 44 d.C.?

Sembra, Marco, che  lì, per la prima volta i discepoli  del Christos si chiamarono  christianoi –  Atti degli apostoli 11,26-.

Si tratta, professore,  della formazione di un ‘ecclesia, dove ci sono circoncisi, giudei,  e non circoncisi,  gentili,  sui cui è calato lo Spirito Santo –  Ibidem, 10,47! – E’ un fatto successivo all’episodio di  Pietro a Cesarea  Marittima  e alle accuse dei  giudei  a Pietro, che si difende – ha accolto gentili,  pur essendo un aramaico! – dicendo:  se, dunque, Dio ha  concesso loro il medesimo dono, che ha concesso a noi,  che abbiamo creduto nel signore Gesù Cristo,  io, chi ero,  da potermi opporre a Dio -Ibidem 11,17-?

Si. Marco, in nome di Christos si sono riuniti giudei (aramaici ed ellenisti, circoncisi ) e gentili /ethnikoi non circoncisi.

Quindi, professore,  sorge una nuova comunità che ha il suo fulcro nel battesimo di fuoco dello Spirito santo -Cfr. Lettera  I ai Corinzi e  Lettera ai Galati – opposto a quello dei naziroi gerosolomitani aramaici, basato sul battesimo di acqua di Giovanni, rimasti puri e a quello della tradizione aramaica dei Mandei, stabilitisi già in Parthia o in Perside? Professore, pochi anni dopo la creduta morte di Gesù,  oltre a quella  gerosolomitana aramaica pura,  sorge, dunque,  un’altra comunità,  mista, greca,  che riunisce  giudei ellenisti  e gentili,  accomunati ora dal battesimo di Gesù, ritenuto non quello  di Giovanni,  umano, perché ad opera di acqua, ma divino, in quanto  ad opera di fuoco, come afferma Paolo nelle sue lettere?!

Marco,  sembra che sia così!.  Ora si parla di una riunione/ecclesia antiochena nuova,  mista –  otto anni dopo la crocifissione gerosolomitana del signore/kurios Gesù Cristo, rievocata poi successivamente dopo oltre cinquanta anni, da Luca, un medico,  considerato scrittore del  Vangelo e degli Atti degli apostoli-.

E’ possibile dire, professore,  che si tratta di una nuova chiesa sorta dopo la morte di Erode Agrippa I a Gerusalemme e la costituzione di un  nuova provincia in Iudaea  ad opera di Romani che nominano  Cuspio Fado  prefetto (44-46), sotto cui sembra avvenire  l’episodio contestato di Teuda – Ant giud. XIX, 360-366-  in cui è chiara l’azione del re  con  la sua opposizione  a Vibio Marso, punito, comunque,  coi soldati di Cesarea, che avevano disonorato la memoria del re, grande elettore di Claudio imperatore   (cfr. Ant Giud. XX, 1.14), che ribadì quanto ordinato già da Lucio Vitelio, che aveva accolto  la richiesta  di gestione giudaica della  stola sacerdotale,  concedendo l’onore al fratello del monarca morto, Erode di Calcide e, alla sua morte nel 48,  al nipote Erode Agrippa II?

Penso di si. L’ebraismo aramaico è  così accontentato nel suo nazionalismo  sacerdotale per onore al defunto  Erode Agrippa, mentre viene limitato l’espansionismo commerciale ebraico e con esso il proselitismo  religioso, essendo favorita la pars trapezitaria   ed emporistica della concorrenza  latino-greca. Marco, nel 44,  il sorgere di christianoi in Antiochia, in un  momento di arresto della supremazia emporistica ebraica-  anche se ancora  predominante  in ogni parte dell’impero – suona condanna di ogni manifestazione egemonica  e risulta denuncia  sottesa alla memoria di un Messia,   crocifisso dai romani, che è considerata una rivolta ideologica,  connessa con la discesa dello Spirito  santo,  a seguito del ventilato  pericolo di soppressione  della stirpe giudaico -aramaica  gerosolomitana! Il governatore di Siria  non guarda con piacere la manifestazione memoriale di una cellula ebraica,  desiderosa  di diffondere il keerugma evangelico  in nome di un Messia  crocifisso dai romani a Gerusalemme,  proprio quando è iniziata la pacificazione  generale religiosa voluta da Claudio! Ogni popolo sia  libero nel servirsi della propria threskeia /religione e nessuno osi parlare nazionalisticamente del proprio credo vantandosi della propria  verità religiosa. Ad ogni popolo il suo Dio, aveva decretato l’imperatore! Dunque, non piace all’amministrazione antiochena la predicazione del nuovo messaggio  circa il battesimo di fuoco  che sembra ancora più nazionalistico del battesimo di Giovanni  sul fiume Giordano,  simile  a quello mandaico, che risultava  una fucina Aramaica di patrioti contrari all’universalismo romano, uomini integralisti, votati al martirio  per l’integrità della fede!.

Professore,  questo Gesù/ Iesous paolino, un ebreo ellenizzato, non ha niente  o poco a vedere col Messia,  vero ebreo aramaico?

Il Gesù/IesousChristos,  di Paolo,  Kurios, è una figura di  ellenizzato, il cui pensiero  poi   latinizzato, conformemente  a Lettera ai romani, -Rom.3,28   credo per fidem sine operibus legis   che leggo nel libro del suo amico Mauro Pesce,  che  è in linea – mi sembra-  con  quella di Guy Stroumsa ed altri, non è un vero giudeo,  in quanto non presenta gli aspetti tipici di un aramaico o di un  mandaico, uomini  alimentati  dalla musar, sdegnosi della paideia?

Tu, Marco, parli di  questa  conclusione di Mauro Pesce – con cui ho  una corrispondenza di mail, amichevoli,  propria di due vecchi, che  trattano di covid e che si informano del reciproco stato di  salute-?!

Per quanto riguarda l’impatto con Rom 3,28, i pensatori e uomini di cultura, che hanno sentito il bisogno di pensare un tipo nuovo di persona,  in cui la libertà del singolo fosse fondata sulla dignità della scelta individuale, della coscienza individuale, della libertà individuale e di un’organizzazione statale rispettosa di queste libertà, si sono trovati nella necessità di criticare a fondo la concezione paolina, dal punto di vista della possibilità dell’uomo di compiere la legge, dal punto di vista della natura della legge, dal punto di vista del rapporto del pensiero di Paolo con quello di Gesù. Si trattava anche di determinare quale rapporto quella dottrina potesse avere con la legittimazione di un ceto o comunque di un’autorità che – nelle chiese – controllasse sia l’esecuzione della legge, sia la fede, sia i contenuti di ambedue. In questo processo di revisione, tutte le categorie direttamente o indirettamente connesse con il rapporto tra opere della legge e fede in Cristo, dovevano essere sottoposte a riesame: peccato, giustificazione, redenzione, ma anche legge (legge naturale, legge ebraica, legge ebraica morale, legge ebraica cerimoniale, universalità o meno della legge ebraica) ma anche la distinzione tra ebrei e non-ebrei. Un risultato finale di questo processo non c’è. Il processo di riesame critico mediante l’esegesi non è ancora finito. Un comportamento morale corretto è possibile senza alcun intervento della grazia divina? Esiste un rapporto necessario tra atto morale e legge o basta l’obbedienza alla coscienza interiore, quantunque erronea? Di fronte alla domanda se il pensiero illuministico sia una creazione di carattere universale o, semplicemente, un momento dialettico interno al sistema culturale cristiano, non so dare una risposta e forse la mia stessa domanda è errata, superficiale ed inutile. Credo tuttavia che il tentativo di creazione di un sistema categoriale indipendente dalle Scritture ebraico-cristiane sia iniziato, ma tutt’altro che terminato. Sembra che le grandi categorie culturali ebraico-cristiane continuino a determinare il nostro modo di pensare anche se l’empirismo della scienza e della tecnica, e i modi di vita di grande quantità di persone (siano questi modi di vita connessi con la diffusione di una cultura tecnico-scientifica o no) sembrano usciti da qualche tempo dalla cultura cristiana. La situazione attuale più dinamica nelle scienze umane è quella rappresentata dalla storia comparata delle religioni e delle culture, una storia comparata che però anch’essa nasce alla fine del XVII secolo…..? 

Si professore. Questa revisione…è una strana confessione !

Marco, non tirare conclusioni anche tu, senza aver compreso il tutto!  gli studiosi del  cristianesimo dicono che un risultato finale di questo processo non c’è!. Il processo di riesame critico mediante l’esegesi non è ancora finito!.

Tu, amico mio,  devi prendere atto di quanto giustamente dicono e credono!.   Sappi che essi credono, però,  così,  sulla base di una lettura latina occidentale di un testo paolino, incerto, e come messaggio e come datazione e come scrittura! Infatti nessuno  oggi può dire in coscienza che si  tratta certamente di  una Lettera di Paolo  ad una  comunità di giudei e di christianoi, romani, numericamente inconsistenti, in mezzo ad oltre un milione di pagani, in epoca neroniana!? E’ impossibile la datazione della Lettera ai romani! Neanche si può attribuirla con certezza a Paolo civis tarsense, legato per famiglia con gli erodiani! 

Questa  lettera la si data in questo modo,  perché in Atti 20,2 – scritti probabilmente dopo il 94 d.C.- si parla di un Paolo che parte per Gerusalemme, con la colletta  fatta in Macedonia e in Acaia, avendo già il disegno teologico e storico della redenzione, consapevole  e che la legge mosaica sia esaurita con le sue norme e le sue opere,  in quanto sostituita  dalla fede nel Christos venuto, in una giustificazione generale  e in una conciliazione katholikh/universale!. Quindi sembra che la lettera sia stata scritta prima del 50 d.C., dopo  che Paolo ha fatto la colletta in Acaia e in Macedonia. E’ possibile che a così in breve tempo, dopo pochi  anni dalla  morte di JEHOSHUA,  maran aramaico, messia, sia stato elaborato  un tale progetto  quando ancora non esistono  i vangeli  in greco -cfr.  I vangeli  www.angelofilipponi.com -?

Non è più probabile, professore, che tale disegno  sia di una scuola, come quella di  Clemente e di Origene  in Alessandria, del  secolo  successivo, dopo qualche ventennio a seguito dell’annientamento  della radice aramaica di Shimon Bar kokba  dopo il ridimensionamento del giudaismo ellenistico mediterraneo,  ora ricollegato con le forme cristiane antiochene – impegnate nel recupero del messia aramaico risorto ed asceso al cielo, centrale nella formulazione divina dell’ uios-logos,  e di uno Pneuma di Dio Pater, in senso trinitario – insieme a christianoi efesini, uniformati al pensiero visionario ed  apocalittico di Giovanni discepolo di Cristo e a quello di Giustino, palestinese Secondo me, Mauro Pesce e  i  professori universitari con  le loro  formulazioni rimangono  su una  logica esegetica ebraica, farisaica, poi divenuta tipica espressione di una revisione protestantica, su di un piano di predilezione paterna  divina per un figlio, a seguito di una scelta agostiniana (Expositio quarundam propositionum ex epistula ad Romanos 13) antipelagiana, geronomiana, della tradizione latina, anche se si parla di revisione e di inizio di tentativo di creare un sistema categoriale indipendente dalle scritture, in una coscienza dell’ebraicità di Gesù, indistinta, comunque,  nella figura umana aramaica da quella divina, successiva, ellenistica!

A mio parere, Marco,  la via è un’altra: dobbiamo aprire gli occhi e vedere se esiste davvero, senza parlare genericamente e generalmente, e procedere  specificamente, metodologicamente,  dopo avere ricostruito  testo, cotesto e contesto,  esaminato storicamente e geograficamente in determinate reali situazioni, quella  della costituzione di un  didaskaleion alessandrino,  in epoca antonina, utilizzato, poi, per la predicazione  della khreestotees  cristiana nel terzo secolo ed, infine, sfruttato  sotto Costantino e specie  sotto Teodosio  con i padri cappadoci. Allora, forse,  la lettera pseudopaolina  potrebbe evidenziare col disegno  libertario individuale una legge mosaica esaurita nelle sue norme ed opere,  a causa delle venuta del Messia Jehoshua, Aramaico,  assimilato alla  figura di  Iesous  morto, risorto ed asceso al cielo, in una fusione confusa/sugkrisis-sugkhusis di malkuth e di basileia, di Regno  aramaico con Regno ellenistico, di musar e  di paideia, sulla base della lettura di Origene, che rileva  la sublimità formale paolina!

Forse, così, professore,  si comprende lo stupore di Erasmo da Rotterdam  che parla di ossimoro-  ordo confusus, romano  paolino,  prima di rassegnarsi nella lettura  idealistica religiosa,  conscio di essere sulla linea stessa  letterale di Teodoro di Mopsuestia e di Giovanni Crisostomo! Allora forse si comprende  il giudizio di Lutero che considera la lettera paolina  il vangelo più puro per una teologia dogmatica- considerato il suo pecca fortiter, crede fortius-!

Marco, stai mostrando un Gesù christianos,  non un Gesù aramaico, quello che noi conosciamo, seppure a frammenti,  tramite  i 41 papiri e i 4 codici onciali  del lII-IV secolo!-

Io ritengo  da vecchio studioso, senza titoli, – conscio di sapersi tenere lontano dalla lettura alessandrina e da quella bizantina- che  si tratta,  invece, di un problema di testo e quindi di rifiuto del textus receptus e della necessità di un’altra lettura, neutra, tra codice  sinaitico e il codice vaticanus! So che così appaio un vecchio-bambino, libero, comunque,  di pensiero, ma uomo, ottuso nella ricerca laica, del tipo di Samuel  Prideux Tregelles!

Chì è ? professore

E’ un lettore biblico -1813-1875-  ritenuto ortodosso! E’ uomo  che, pur debilitato da varie vicissitudini, rimane  impegnato, nel suo credo, come un monaco,    in senso cattolico, interessato solo al successo della Chiesa!  Marco, comunque,   mi sembra utile, concludere,  col commento di  Ambrosiaster  circa la lettera ai romani, 5,14 sg: chi non  può valersi di una propria autorità  per prevalere,  adultera il dettato della legge per affermare la propria interpretazione,  quasi fosse il dettato della legge, tanto da fare apparire una prescrizione non della ragione ma dell’autorità Per me bisogna meditare a lungo sulla frase finale riassuntiva: molto è stato cambiato  al fine di riferirlo e portarlo  al pensiero umano, così che le lettere  contengano ciò che pare all’uomo! Io invece, giudico vero ciò che segue la ragione,  la tradizione e l’autorità!

 Il mio io,  caro Marco, potrebbe essere  proprio di chi sa solo di aver lavorato,  facendo storia cristiana, dopo lunghi anni spesi, senza guadagno,  per distinguere  le varie forme di giudaismo, i due regni  tra loro,    la musar e la paideia, dopo periodi, dedicati alla traduzione  delle fonti, cosciente di essere  uomo che, non avendo certezza di niente, è  anche pronto all’ ascolto,  come discepolo,  di un altro, che  può essere avanti nello …studio, desideroso dell’amicizia altrui! .

Professore,  io la seguo nel suo pensiero  di un Gesù vero ebreo, diverso da quello paolino cristiano, fusosi poi con  quello alessandrino del II e III secolo d. C.,  poi latinizzato, e distinguo  il battesimo sul Giordano con acqua da quello con fuoco, proprio  degli pneumatici  e dei mandei. Per gli altri cristiani  i due battesimi sono la stessa cosa, come se  non esistesse la  divisione tra i seguaci di Apollo e quelli di Paolo, Aquila e Priscilla, come se  gli aramaici e i mandei non fossero rimasti fedeli al loro battesimo,  gli uni  fino alla sconfitta  di Shimon bar Kokba e i secondi fino ad oggi!

A mio parere, professore,  i nostri interlocutori credono perché lettori latini che conoscono,  in superficie ,  la storia dei Mandei, un popolo che venera ancora come Dio lo stesso Giovanni il Battista, che battezzò con acqua  il nostro Gesù, il giudeo di galilea, aramaico, poi messia del suo popolo, crocifisso dai romani!

Mi sembra che tu conosci bene i  Mandei oggi stanziati in Iraq e in Iran, credenti in Giovanni Battista, che nel periodo  di Caligola e di Claudio  accolgono i giudei aramaici dispersi dai romani e li nascondono  in una loro comunità  ad Harran e in altre In Perea, convinti di avere lo stesso ed unico principio di luce e di doversi opporre al maligno come il tentatore,  principio del male, signore delle tenebre!  – Parlai di loro , una volta, con  Mario Pincherle, un uomo di grande intelligenza  e preparazione, inascoltato come me,  dai dotti professori universitari- e perfino da  Costanzo-  tanti anni fa, nella sua villa, a Palombina ! –  Nel  III secolo d.C.,  essi si allineano al pensiero di Mani (216-277 ), pur conservando il battesimo di Giovanni  e il suo culto divino!.

Professore, lei ci ha parlato di un Gesù non morto e di una successiva  esistenza per altri circa  25 anni, vissuta forse in incognito tra  i mandei, che  col fratello Iakobos e gli altri aramaici non possono accettare il battesimo di fuoco  del Paraclito, perché come eletti  e puri attendono il lento e graduale processo di smaterializzazione e di progressiva spiritualizzazione, che avviene nel corso della storia,  non miracolosamente,  ma con il proprio retto agire, inteso  a migliorare  se stessi e gli altri, che sono solo popolo, che crede ed  ascolta  la parola messianica.

Marco, tu vuoi sapere se, in epoca di Claudio  – che proprio nel 44 , ha smantellato il sistema  religioso dei druidi,  cancellando  la loro reazione al culto divino imperiale augusteo, con la conquista della Britannia ed annullando anche la pretesa religiosa elettiva  aramaica, con l’editto agli alessandrini! – i mandei e i rifugiati aramaici  accettano il pensiero paolino di morte e di resurrezione del Christos e la discesa del Paraclito? Vuoi sapere questo. Bene Ti rispondo a cuore aperto. Non credo che  quelli che poi saranno manichei,  possono accettare la predicazione del cristianesimo paolino,   ma certamente  rilevano la via della spiritualità e della purezza pneumatica,  sciolta, però, dalla discesa del Pneuma Agion, la cui azione è già tra loro come  purificazione personale tipica del loro corso  di vita ascetica, per come ce lo descrive Agostino -che fu manicheo-!

Allora, professore,  come si spiega la conversione di Apollo ad opera  di  Aquila e Priscilla  ad Efeso,   che  come Paolo  credono ad un battesimo di fuoco e  mostrano la differenza da quello di acqua,  giovanneo, tanto caro a Jehoshua cfr. Atti degli apostoli, 18,26-?

Marco, per Luca, scrittore di Atti, opera scritta almeno cinquanta anni dopo la costituzione dell’ ekklesia antiochena, è ormai una norma  christiana il battesimo come manifestazione del Paraclito.

Professore,  è prova di quanto dice il fatto che la sede di Efeso risulta non sicura  per Luca perché i due coniugi, artigiani,  sono costretti a  tornare a Corinto,  a seguito dei  tafferugli efesini ad opera  dell’argentiere Dionigi ed altri artisti che vivevano col commercio di statue  e di immagini. Luca, che scrive agli inizi dell’epoca antonina, conosce l’accaduto e la stessa distruzione del Tempio gerosolomitano  e la nuova situazione efesina postdomizianea!

Marco, Aquila e Priscilla  già erano stati cacciati da Roma da un editto di  Claudio tra i 49 e 50,  quindi,  i due vivendo un momento di persecuzione proprio perché facevano proselitismo, vietato dall’imperatore, e si fermavano in località dove operavano come sconosciuti (Corinto e,  poi, Efeso)  rimanendovi anche nel periodo del quinquennio felice -54/59- neroniano,  – in cui  il decreto sul proselitismo sembra meno vincolante, rispetto al rigore iniziale imposto della legge-.

Professore, se Jehoshua  non era morto ed ancora viveva, come avrebbe potuto  considerare il cambio di battesimo, ad opera di christianoi?

Su un dato storico incerto- attualmente quasi improponibile data la mancanza di prove reali,  come quello della non morte e non  resurrezione di Gesù –  tu chiedi come un aramaico, educato secondo legge e battezzato secondo il rito giovanneo, in un momento di stasis rivoluzionaria e di condivisione della ricchezza templare tra  suo fratello Jakobos e il governatore giudaico,  possa pensare dei christianoi – quelli che hanno tramutato, nel suo nome grecizzato, il suo regno terreno in uno celeste, secondo il muthos ellenistico, quelli che, credendo nella sua resurrezione e risveglio dai morti, lo hanno divinizzato e creato una religione! – quando Porcio Festo, inviato da Nerone,  trova la Giudea in rivolta e i ribelli  che  incendiano e saccheggiano i villaggi, che pagano regolarmente le tasse ai romani  ( cfr. Ant. Giud.,XX,185) in un  quadro, in cui sono chiari  i prodromi di guerra!? Gesù aramaico, aramaicamente non può non essere   tra i rivoltosi, contro Roma,   e neanche non può non considerare  farneticanti le letture mitiche cristiane, opposte a quelle divine, monarchiane, di un solo Dio!  Ritengo che permanga in lui l’odio per i romani che hanno fatto l’eccidio di Alessandria  alla morte di Drusilla,  sorella di Caligola  divinizzata come Panthea, che  sia indignato e pianga come  Filone, per l’ordine caligoliano di profanazione del Tempio  a causa della  collocazione del  colosso imperiale nel Debir e di deportazione di tutti i  giudei in caso di rivolta, che abbia gioito barbaricamente per la sua morte  voluta dall‘ira di Dio  e forse accettato inizialmente  Il regno di Claudio e il suo editto, la nuova amministrazione dei governatori romani, compromessi col fratello Jakobos, che, dati i suoi meriti di condivisione delle entrate  del tempio  e  considerata la  sua giustizia, garantisce uno stato  pacifico civile in  Gerusalemme con gli esseni,   che condividono  il potere  sacerdotale insieme con i sadducei, autorizzando il regolare flusso dei fedeli adiabeni e mesopotamici, parthici  oltre a quelli  romanizzati del bacino del  Mediterraneo ed asiatici e siriaci, alla città santa, e  i consueti  annuali sacrifici, specie pasquali, fonte  comune di ricchezza  e per il sacerdozio e per Roma!. Il messia, ora in incognito,  rimane un battezzato da Giovanni che vive lontano dal banditori del messaggio paolino, eretico per un vero ebreo, che riconosce l’albero dai frutti e che  fa opere  a dimostrazione di una scelta sublime, mosaica, non pneumatica! 

E’ la normale linea degli aramaici della  Chiesa di Gerusalemme  che resta incontaminata e pura secondo Eusebio fino alla galuth adrianea  e che poi è rifondata secondo i criteri non della musar ma  della  paideia greca!

Per lei, quindi, professore, la  comunità di cui si  parla in Atti degli apostoli  (4,31-37 e 5,1-10)   circa la mirabilie unione di christianoi , è aramaica,  non cristiana  romano-ellenistica modificata  in forma  ecclesiale in Efeso, Antiochia, Alessandria dopo la fine del giudaismo aramaico?

Marco,  i chrystianoi non hanno una svolta  decisiva dopo la distruzione del  Tempio, ma dopo  l’impresa di Shimon bar Kohkba,  quando cominciano ad attirare sempre più i  giudei  ellenistici,- dai quali, comunque, inizialmente si sono già separati- e li  accettano per le  preghiere comuni ancora al sabato, estese anche alla domenica/ hmera kuriakh,  convincendoli  con l‘eleos, inteso aramaicamente come tzedaqah, invitandoli  anche alla frazione del pane (Atti 2,41-47).  

Professore dobbiamo, dunque, chiarirci che uno è il percorso aramaico ed uno quello christianos!

 Marco, attualmente, in relazione alle fonti, a noi tramandate, tutto è confuso : non si è mai certi di niente  e le distinzioni stesse  anche da noi fatte  non possono definirsi esatte. Il cristianesimo primitivo  è un  fenomeno impossibile da decifrare  in quanto è una matassa ingarbugliatissima, inestricabile,  un ‘ informe poltiglia  bollente in un calderone  dove sono state messe  a cucinare dal tempo  miriadi di  culture   non più identificabili  nemmeno per sapore sapienziale, perché componenti che si sono fuse  e confuse  nella cottura secolare  dal fuoco temporale : tutto (il mondo sumerico -accadico, quello  assiro-babilonese, medo- persiano, ellenico –  macedone, giudaico, latino  e romano -ellenistico) è  christianos,   un groviglio  culturale misterioso, destinato  a rimanere un enigma impenetrabile!

La riduzione  ad una sola religio, quella catholika, ha complicato ulteriormente il mistero col Concilio di Nicea, prima, con Costantino e, poi,  con quello di Costantinopoli  con Teodosio, data la volontà imperiale  occidentale di dare un unico credo cristiano all’impero pagano romano,  con  un solo imperator ed un solo pontifex maximus,  e di riunire  in sé il profano e il sacro,   il corpo e l’anima, il tempo e l’eterno

Che bravo Costantino, il figlio di Elena, la donna illegittima di Costanzo Cloro,  tredicesimo apostolo, vivente, sovrano e sacerdote di un Dio Sebaoth/ signore degli eserciti, nikeths! 

Certo il cesaropapismo costantiniano – che ha come emblema la Nuova Roma , Costantinopoli- e la riunificazione dei tanti  credi cristiani, nonostante l’opposizione di Ario – poi vincitrice per quasi un cinquantennio – sono  fondamentali per  una pacificazione  generale  religiosa dell’impero romano, definitivamente voluta da Teodosio, che  autorizza, comunque,   con la sua  divisione finale  in impero romano di Occidente, affidato al figlio Onorio  e  in quello di Oriente ad Arcadio, il travaso culturale,  sulla base del  comune diritto latino, con  la  latinizzazione del  fenomeno cristiano, nato ellenistico, seppure da una radice aramaico-giudaica!

 

 

.