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Agli amici e parenti, cristiani

Il mio essere anthropos e il loro cristianesimo (anche con Francesco)

Il mio essere anthropos e il cristianesimo dei miei amici e parenti.

Per almeno quaranta anni mi sono proposto come paradigma operativo, come exemplum di un vivere quotidiano faticoso, tormentato, proprio di chi ricerca un’autenticità personale e, contemporaneamente, un Dio nascosto – la cui presenza ha rasserenato il mio iter-.
Ho cercato vie alternative, facendo tortuosi percorsi ed ho girovagato, prima di orientarmi verso una salita  zigzagata, facendo, però, un’ apparente, inutile, fatica sisifea, degna, comunque,  di  essere ripetuta in quanto prodotto di una reale esperienza.
Non ho, quindi, pretesa alcuna di essere profeta  e non credo di avere una missione sacerdotale e nemmeno una funzione,  ma solo ho coscienza di poter indicare una methodos, un’altra via.

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Una rinuncia paradossale

Dal profondo a te, grido, signore!

Dal profondo a te, grido, signore!”(Salmo 129)
Benedetto XVI, dimettendosi, grida il suo disagio di teologo, di sacerdote, di  uomo,  impotente di fronte alla burocrazia vaticana, all’apparato amministrativo, al potere politico, economico, finanziario dell’Ecclesia romana.
Il papa libera col suo terrore e con la sua angoscia,  col phobos senile, se stesso, ma anche  i tanti  definiti eretici (Pietro Valdo, Arnaldo da Brescia,  Gerolamo Savonarola,  Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini…fino ai modernisti ) e li affranca in una condanna postuma dei  tribunali religiosi, in una pacificazione coi nuovi martiri e confessori,  mentre, ebetamente, loda i riformatori dell’Ecclesia Christi.

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Il messia mancato

Il fallimento del messianesimo

Ho cercato per anni di ricostruire la situazione ebraica della Pasqua del 36 d.C. e quella del settembre del 1666 per capire come un popolo di grande spiritualità possa essere rimasto,  di fronte ad un episodio di morte o di apostasia del proprio Messia.
Quale sentimento possa essersi provato, quale delusione dopo tanti anni, decenni, secoli  di attesa, proprio quando si è giunti alla liberazione, alla redenzione!.

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Cristianesimo e Peripeteia

Morte-vita nel cristianesimo

Secondo Nietzsche (Umano, troppo Umano) “l’origine del cristianesimo sta nel progetto di spacciare la sconfitta storica di Gesù, la sua morte ignominiosa sulla croce in una vittoria  in un altro mondo”.
Il filosofo vede, dunque,  il cristianesimo come “sviluppo e prosecuzione dell’ebraismo” e considera i cristiani come uomini che “incapaci di accettare la realtà della morte del Christos,  ne stravolgono l’insegnamento in senso morale” secondo la lettura allegorica farisaica e  vi introducono la prospettiva  del peccato,  della colpa, dell’aldilà, concetti del tutto estranei ad un ebreo di quell’epoca.

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Il sabato e Filone

Il valore del Sabato

SABATO

Filone (Vita di Mosé III, 144-147) tratta del sabato e rileva la venerazione di Mosè per il sacro settimo giorno,  ammirato per la bellezza, posta come sigillo al cielo e al Kosmos,  raffigurazione della natura stessa.
Per Filone sabato è  armonia  anzi è natura nella sua armonia  e, come tale, partecipa di essa.
Il filosofo, però, usa connotazioni  lessicali negative,  in quanto, di norma  si serve dell'a privativo  per indicare che il sabato  non ha madre, che non partecipa, che è frutto senza seme paterno, che non ha avuto gestazione e poi, per contrasto, lo rivela solo  con termini  positivi in quanto bello in tutto, sempre vergine. Ed infine chiude con una triplice  negazione oute.. oute …oute.

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Origene e la Sacra Scrittura

E’ una quaestio rationalis il quarto libro dei Principi?

Origene nel quarto libro di I principi affronta il problema dell' ispirazione divina della Sacra pagina in un contesto gnostico, dove predomina la volontà di distacco del Vecchio Testamento dal Nuovo Testamento. 
Il teologo cristiano ha piena coscienza del dibattito ( Cfr, Contra Celso 1, 45 e ed Ho. Ier. 10,1)  come più tardi  Rufino che  nella sua traduzione  parla di divinarum scripturarum (genitivo plurale): i due  considerano  il carattere ispirato del Vecchio e del Nuovo testamento.
E' chiara la posizione di Origene, come quella di Rufino: la sua intenzione è quella di rilevare in senso antignostico l'unità dei due testamenti. 

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Apokatastasis ed Origene

La natura ed Origene

Apokatastasis ed Origene
E’ possibile ipotizzare razionalmente un kosmos ordinato secondo regole razionali, secondo logos in un’ oikonomia divina?
La phusis è figlia di Dio unigenita,  dicono i platonici e gli stoici (o meglio il figlio unigenito del theos è h phusis ).
Bene.
Ma c’è veramente ordine nel Kosmos, nell’uomo e in ogni vivente? oppure to pan è un insieme in cui esistono forze contrapposte o parallele o miste ed è geneticamente quello che è, cioè un magma indefinito, una materia /Ulh che si riproduce sempre  identicamente a se stessa, secondo un processo causale e casuale, ma anche secondo un proprio sistema di genomi,  secondo leggi fisiche chimiche, biochimiche elettrochimiche?

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La morte di un Dio

Roma, 24 gennaio 41: morte di Caligola Theòs

La morte di un Dio
Flavio  (Ant. giud., XIX,211) dopo aver parlato della congiura e della morte di  Gaio Caligola, conclude dicendo che il sovrano  aveva trattato con amore e rispetto i suoi amici Agrippa ed Antioco turannodidaskaloi, poi era diventato demokraticotatos molto democratico e si era allontanato dalla sua stessa  paideia e  docsa, nobiliare,  propria del perfetto Basileus/re  e
i suoi amici, perciò,  volta l’amicizia in odio, tramarono e l’uccisero.

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Gregorio di Nissa e Filone

I cappadoci e l’origenismo filoniano

Dal lavoro su Origene  e Filone e dalle sue risultanze derivano alcune osservazioni tecniche sul sistema intepretativo di Gregorio di Nissa, che è l’elemento  più debole  e  meno significativo, rispetto al fratello Basilio il grande e Gregorio di Nazianzo…
Gregorio di Nissa specie in la Vita di Mosè (cfr. Esegesi Biblica), è da una parte spiritualis (pneumatikos ) (Cfr Commento al De Josepho) e da un’ altra  in senso cristologico è origeniano, in un ambiente, dominato da Diodoro di Tarso, della scuola litteralis (etnikos) carnalis antiochena…
La sua lettura tende all’ophèleia, e quindi ha un telos  che lui chiama skopos,  ben preciso, quello cristologico: lui, spesso  rimproverato dal fratello (che pur lo ha voluto, dopo l’annullamento del matrimonio, suo collaboratore, tanto da eleggerlo Vescovo di Nissa) per la sua imperizia nelle cose pratiche e in ogni attività commerciale ed amministrativa, è davvero  di scarsa utilità, anche per la non conoscenza effettiva delle tecniche esegetiche

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