Caligola il Sublime

Il saggio storico Caligola il Sublime (edito da Cattedrale, Ancona  ottobre 2008) è  un’ opera complessa  di ricerca incrociata tra fonti  ebraiche (Filone e Flavio ) e Latine (Velleio Patercolo,  Seneca,  Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Tacito, Svetonio  Plinio il Giovane, Giovenale ed altri ) e Greche (Dione Crisostomo, Plutarco,  Dione Cassio ed altri ).
La risultanza  è un’altra figura di Gaio Giulio Cesare Caligola Germanico, imperatore dal 16 Marzo 37 d.C. al 25 gennaio 41 d.C.,   e di conseguenza un’altra lettura della storia romana, giulio-claudia.
Viene totalmente rovesciata la valutazione di  insania- moria (e termini  simili) di Caligola, rilevata come inesistente  e come costruita dall’elemento giudaico perseguitato e da Seneca e senatori, esautorati come classe dominante, poi amplificata dalle dinastie successive, dopo la fine della domus Giulio-claudia.
L’esame della pazzia secondo i canoni medici dell’epoca dimostra che Caligola non dice cose insensate nè compie stranezze, ma è logico e conseguenziale in ogni manifestazione ed è così abile da creare piani operativi a breve e a lunga scadenza come la neoteropoiia e l’ektheosis, propri di una mente geniale, sublime, magnanima.
Infatti non solo non è squilibrato mentalmente e strano nei comportamenti ma è riconosciuto da tutti gli storici, perfino dai più critici, uomo di mente superiore  rispetto ai contemporanei.
Tutte le  fonti sono concordi nel rilevare la perspicacia intellettiva, la grandiosità di azione, la creatività personale e la potenza di elocuzione specie nel genus iudiciale, tanto da  poterlo  valutare  perfetto  secondo le formule dell’orator di Cicerone in quanto  piano nel provare, temperato nel dilettare e veemente nel persuadere.
Sulla base  dell‘ingenium, riconosciuto da tutti, si è rilevata la sua ricerca del sublime, tipica di un giovane impostato secondo anomalia (cfr. Peri Ypsous) e teso all’adrepebolon (ad alte mete), convinto di poter  rinnovare l’ecumene,  seguendo nuove formule politiche: neoteropoiia come pratica di una nuova politica innovativa ed ektheosis, come applicazione della divinità imperiale, sono le forme più significative  del suo regno che annullano  le  strutture  equivoche di  Res publica e di Principato,coesistenti a parole, ma di fatto già abrogate.
La sua impostazione sublime oltre ad influenzare la cultura successiva e la politica imperiale, comporta nel Cinquecento, oltre alla interpretazione della pazzia in senso erasmiano,  la sperimentazione poetica di fine secolo, e, tramite Burke, la revisione di Kant  con la conseguente cultura idealistica  fino agli  esiti decadenti dell’intuizionismo  bergsoniano e del superomismo nietzschiano.
Caligola il sublime  nel suo insieme è divisa in due parti.
La prima parte, dopo l’impostazione generale per evidenziare la sublimità della mente di Caligola, esamina la vicenda tragica di un ragazzo, destinato all’impero e costretto a vedere lo sterminio della propria famiglia, sballottato da una casa ad un’altra  a vivere un periodo  con la madre, uno con la bisnonna Livia Drusilla,  uno con la nonna Antonia Minor, ed un altro, infine, con Tiberio  che, domiciliato a Capri, ha demandato il potere a Seiano, persecutore della madre e dei fratelli.
A Capri per sei anni  sotto lo sguardo vigile di Tiberio, desideroso di lasciare la sua eredità imperiale al nipote diretto, Tiberio Gemello, e non a Gaio, viene rilevata la sua strategia difensiva per non soccombere, mediante l’ obbedienza e l’accettazione della guida dell’imperatore,  mediante lo studio dello scetticismo e la ricerca di alleanze (quella di Silano, di Macrone e di  Giulio Erode Agrippa) in un ambiente, panoramicamente, tra i più belli del mondo, ma anche in un contesto di intrighi e di adulazione, dove ogni parola può diventare capo di accusa e quindi di morte.
Nella seconda parte, dopo la fase iniziale di regno, considerato il più fortunato di ogni tempo e ritenuto bios kronicos (vita saturnia) e dopo la malattia, mentre gli storici cominciano a parlare solo di un Caligola ut monstrum  non più principe, noi abbiamo rilevato la grandiosità del disegno pianificato della neoteropoiia, nonostante la sofferenza della morte della sorella Drusilla, le congiure dei consolari, di Getulico, di Lepido, delle sorelle e  di altri.
La sua politica di neoteropoios (di innovatore e sovvertitore) è un normale  tentativo di essere sovrano in una città, prima,  e poi nel mondo, dove era mancata la guida di un imperatore come Tiberio che, invece di regnare nell’ultino dodicennio,  aveva  affidato la gestione a Seiano prima e a Macrone poi, ed aveva creato un grande apparato amministrativo, finanziario e fiscale, esautorando lentamente senato ed equites.
La sovranità imposta a Roma diventa una necessitas di fronte al prepotere della plebe e  all’impotenza senatoria, alla sua falsa comunicazione col principato, pur di nome accettato, e al deficit erariale senatorio rispetto alla ricchezza del fisco imperiale: Caligola decide di potenziare l’apparato burocratico tiberiano,  costituendo ministeri, affidati a ministri di origine servile, fedeli, e di esautorare dall’amministrazione provinciale i senatori, infedeli,  che disperdono ricchezze e  creano soltanto  fonti di potere alternativo antimperiale e li obbliga alla salutatio, facendoli diventare da patroni  clientes.
Inoltre riduce il potere dei pretoriani, ritenuti infidi, e li sostituisce con un corpo scelto  di Germani.
Infine  la decisione di  trasferire la capitale da Roma ad Alessandria e l’imposizione di un culto di latria della sua persona, dopo l’assimilazione a Zeus, mediante l’ektheosis, provocano una reazione quiritaria e giudaica, che eccita il malumore  pretoriano e   determina la morte del giovane imperatore, probabilmente tradito anche dagli amici più fidati.