Apollonio di Tyana e Gesù di Nazareth

 

 “Maggiore del desiderio di bere del vitello, il desiderio della vacca di allattare ” Rabbi Aqivà (Talmud, Pesachim). Maggiore di essere amato, è la voglia  di amare; maggiore dell’anelito di ricercare è quello di insegnare - Mastreià -

Nonno, è vero che Gesù non è Galileo, ma  è Greco?

Non è vero, Mattia!

Così dicono i miei amici, che hanno seguito www.blitz quotidiano .it  e parlano secondo la teoria  del  documentario Bible Conspiracies   di Amazon, che tratta di un certo Apollonio di Tyana,  un santo come Gesù, vissuto nella stessa epoca!

Se si esamina il problema della vita di Gesù e di quella di Apollonio,  genericamente, si giunge alle più disparate affermazioni e conclusioni perché le opere scritte su entrambi sono in lingua greca  e sono considerate retoriche, tipiche,  rispettivamente, dei decenni centrali del II secolo e del primo decennio del III secolo.

Se, invece, si fanno rilievi  specifici  nel  contesto stesso e  si fa la situazione  con punto situazionale, allora, forse, si può dire qualcosa di preciso ma sempre incerto ed insicuro con una,  comunque, maggiore possibilità o probabilità di reale comprensione.

Perciò, bisogna operare prima sul periodo di vita e poi su quello di scrittura  per potere definire la probabile personalità di personaggi costruiti  a tavolino da scrittori, che tendono alla storia come opus rhetoricum maxime.

Nonno, ora che sto seduto accanto a te, con i tuoi discepoli, mi devo attendere discorsi seri, lunghi e noiosi con citazioni latine e greche!.

Era forse meglio che non chiedevo niente!

Comunque, ho chiesto io ed ora devo ascoltare.

Mattia, c’è un’ altra strada: andarsene e stare con le cuginette, in pineta,

 e giocare in libertà, senza pensieri.

Nonno, ho chiesto e voglio sentire e cercherò di partecipare, come posso.

Bene, Mattia.

 Allora comincio a dire  le nostre  risultanze storiche.

Gesù è un galileo, giudaico nato il 7 a. C. e morto nel 36 d.C., mentre Apollonio  è un cappadoce, nato a Tyana, di cui è incerta la data di nascita (forse nei primi anni  di governo di Tiberio, al momento della sua adozione come filius erede nel 6 d.C ) ed insicura  quella della morte sotto Nerva  tra il 96/97 d.C.

Ambedue vivono con le leggi dell’impero romano, di cui sono, nel complesso, rispettosi,  con diritti  differenti a seconda della nascita, della famiglia  e della  zona, in quanto i sistemi di vita sono diversi in relazione  al luogo di nascita, e alla politeia/costituzione della patria , pur vivendo in un unicum politico-sociale amministrativo.

Roma (Senato ed Imperatore) concede ad ogni popolo una sua autonomia, in quanto ogni individuo è libero  di vivere secondo i  propri costumi, le  leggi e la  religione, pur obbedendo alle regole generali del Kosmos romano-ellenistico, di cui è parte, secondo Armonia.

Nonno, non è , dunque, una stessa persona, né unica, ma sono due personaggi distinti, che hanno una propria area di riferimento, ed una personale formazione e storia!

Mattia,  sono due persone distinte, che hanno due vite  proprie e vivono ognuna  secondo la propria formazione nel contesto, in cui  è posta dalla fortuna: le teorie restano teorie, che esprimono  le attuali conoscenze storiche, probabilistiche!.

Bisogna, comunque,  distinguere in quanto di  uno, galileo- giudaico- siriaco, esiste  un bios/vita,  mitizzato,   scritto  secondo Vangeli,  che hanno date diverse di scrittura,  perché assemblati e codificati in modo da mandare un messaggio unitario  in epoca antonina dal didaskaleion alessandrino (161-193) e dell’altro, cappadoce -asiatico, esiste un bios storico, di autore classico, che scrive in epoca severiana (193-235).

Si tratta di due tradizioni, una christiana  alessandrina, del periodo antonino, ed una apolloniana siriaca, del periodo severiano!

Si ha, quindi, un problema del come , da chi e quando è narrata la vita realmente vissuta e storicamente accertata  dei due protagonisti – oltre  alla distanza temporale tra la realtà della quotidianità del vivere di ciascuno dei due nel I secolo- e il momento della  scrittura nel II secolo e nel III secolo.

Bisogna, cioè ,Mattia, considerare il tempo vissuto da Gesù (43 anni, non 33!) e quello da Apollonio (una novantina di anni)  e quello di scrittura da parte di biografi, compreso l’intervallo temporale di silenzio storico, mentre si crea la leggenda del duplice mito.

Infine bisogna tenere presente che si vive nel I,  nel II e III secolo, ancora, in un ambiente (dominante) pagano politeistico, in cui ogni religio– ad eccezione del giudaismo, vinto dai Flavi ed annientato da Adriano- è legittimamente accettata.

Perciò, Mattia, storicamente, di Gesù,  si deve dire che non si hanno dati certi, ma sole notizie sporadiche, tutte da accertare, mentre di Apollonio  c’è un bios reale, in cui si può leggere la storia di una vita  vissuta, certamente paradossale e leggendaria, ma  ben umanizzata, in un tessuto  sociale, e contestualizzata in precise  parti dell’impero o a Roma stessa, in Occidente e in Oriente romano,  ma anche fuori dell’Impero romano, con notizie forse mitiche e straordinarie,  ma proprie di un uomo che vive a contatto con altri saggi, di diversa formazione, con cui  si confronta.

Interviene nel discorso tra nonno e nipote,  Marco,  che è accanto al professore, come vicario, insieme agli altri tre suoi condiscepoli anziani (Andrea, Marcello e Giovanni):  si trovano tutti nello studiolo a cielo aperto, sotto il thermopolio, in una casa di campagna, a Ripatransone.

Di Gesù, dunque, Mattia,- dice Marco-  si può  sapere quel poco che nonno tuo  e gli storici  hanno accertato storicamente  e quel pensiero  giudaico,  che non è  di un rabbi/  un maestro di vita (fariseo o sadduceo, o esseno), ma di un popolano costruttore qainita, che, divenuto maran/re  grazie al re dei re, di Parthia,  fa proclami ed editti  messianici. (Cfr.Jehoshua o Iesous ? Maroni 2003).

In comune, i due hanno lo Stato Romano, le cui leggi sono  valide in ogni parte occidentale ed orientale, settentrionale e meridionale, dall’Oceano  Atlantico all’Eufrate e Golfo Persico, dal Mar Baltico all’Africa settentrionale e Arabia,  per una choora/ territorio di oltre 3.300.000 km quadrati.

E’ grandissimo l’impero romano!esclama Mattia.

Certo. Quasi come l’Europa Occidentale, commenta  Marco, che seguita il suo discorso.

Gesù ed Apollonio  cercano la sapienza  e ne diventano in modo diverso  maestri: Gesù secondo la sapienza salomonica e la tradizione giudaica dogmatica, che traduce la parola in  azione; il tyaneo, invece, mediante il sàpere /l’esperienza concreta,  non solo greco classico -ellenistico,  ma anche universalistico, esprime l’humanitas, come entità spirituale, oltre i limiti della conoscenza,  in senso medo- vedico-induistico.

I due hanno in comune la capacità di fare  prodigi  che, nell’impero  bilingue romano, dove vivono entrambi,  vengono detti in latino miracula/monstra ed in greco paradocsa/teraseia.

Ora la vita  secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni, è opera di uomini chiamati apostoli, evangelisti, non letterati certamente- anche se  il primo  è esattore delle tasse  e  il terzo è medico – non professionisti, comunque,  della penna, come Flavio Filostrato, un maestro di retorica, neosofista, acclamato a corte.

Lo skopos/scopo immediato con telos/ fine proclamato è per i primi l’evangelizzazione del  mondo  pagano mediterraneo nel nome del Christos in senso monoteistico,  mentre per Filostrato è quello  della ricerca conoscitiva da parte di un neopitagorico, che si commisura con i saggi dell’impero romano, con quelli del mondo Parthico e con i brahmani indiani, nell’ambito politeistico.

Di Christos ci sono pochi indizi storici, dell’altro  c’è una storia umana, personale di un uomo, che cresce dopo le scelte pitagoriche  nella sapienza acquisendo molte esperienze e vivendo  in mezzo agli altri in vari contesti,  in cui manifesta la sua  formazione e le sue capacità in senso profetico taumaturgico e  sapienziale, venerato universalmente dai Flavi (Vespasiano e Tito), salvo Domiziano, da Nerva e da Vardane  parthico e da Fraote,  indù ellenizzato, e da Iarca, il capo dei 18 brahmani, con cui ha in comune il sapere senza vedere.

Del primo ci restano i  quattro vangeli- la cui datazione deve essere rifatta e posta tra il 75-96 e il 161 d.C.- il discorso vero di Celso  confutato da Origene che insieme a Panteno e a Clemente Alessandrino formano nel Didaskaleion,  su una base profetica sapienziale, filoniana e paolina, un corpus cristiano  letterario con la figura di un anhr theios /uomo divino, destinato ad essere logos, persona della Trinità, come verbo incarnato morto e risorto  per il bene umano; del secondo rimane l’opera di  un sofista come Filostrato, che  crea il prototipo di perfetto sapiente pitagorico con forme platoniche,  espressione di una personificazione su basi storiche  di un ideale  religioso e morale  secondo i canoni della corte di Giulia Domna, che sono quelli dei contemporanei di Origene.

Su Gesù c’è silenzio fino a 30 anni e poche  sono le notizie e  le relazioni con  uomini di sicura storicità, poste   solo per poter poi dire che nacque sotto Ottaviano Augusto, per un cui ordine fu censita la  sua famiglia nell’ anno 6/7 d,C a Betlemme,  e che patì sotto Pilato  in epoca Tiberiana e poi il vuoto,  colmato dagli scritti cristiani neotestamentari, tutti da datare, comprese le apologie,  mentre il popolo giudaico va verso la sua rovina col suo oltranzismo aramaico  prima coi flavi (distruzione del Tempio) poi con  la dispersione ed annientamento/ Galuth del genos / stirpe con  Adriano, che fonda Aelia Capitolina sulle rovine di Gerusalemme, rinominando la zona  giudaica come Palestina.

Su Apollonio si crea, con molte operazioni, in epoca antonina – seguite da Flavio Filostrato  nel corso della sua ricerca sul personaggio, dopo l’incarico ricevuto – prima un maestro  di vita  simile a Seneca, poi in fasi diverse un educatore come Epitteto e  oratore e predicatore popolare come Dione  di Prusa, infine un asceta ed un mistico secondo verisimiglianza, ma sempre  con intento agiografico per l’edificazione delle masse, in  senso pagano.

Di viaggi di Gesù  si parla per indicare alcuni spostamenti nelle tetrarchie erodiane  verso Gerusalemme, ed altri  ai confini con la Celesiria,  con la Siria , con la Decapoli e con la Nabatea, oltre ad una fuga in Egitto  sotto un presunto  Erode.

Sui viaggi di Apollonio c’è da impazzire (al confronto  perfino quelli di Paolo di Tarso sono poco o  niente!): un primo  itinerario va da Tyana  ad Antiochia e a Babilonia , un secondo  da Babilonia in Bactriana  e in  India e precisamente a Taxila presso i sapienti, accolto da Iarca; con un terzo   torna in Grecia e da lì a Roma presso Nerone,  da dove parte per la Spagna  per poi ritornare in Grecia ed andare in Egitto; con un quarto  ritorna in Asia Minore  dopo un ‘avventura in Etiopia, per stabilirsi in Ionia; con un quinto  viene di nuovo in Italia e sta a Roma  sotto Domiziano per poi fissare la dimora in  una terra della Grecia, dove muore.

La morte di Apollonio, in effetti, è una sparizione a seguito di tante altre sparizioni come quella in tribunale, davanti a Domiziano, quando sta rispondendo ad un’accusa di infanticidio, con riapparizioni in altre località, a Pozzuoli, in Sicilia ad Olimpia.

Incerta la località in cui muore ( Efeso, o Lindo a Rodi, o  tempio di Artemide Dictinna a Creta) insicuri il giorno e il mese dell’anno 97       (certo perché Damis è inviato all’imperatore Nerva, che chiede, all’atto dell nomina imperiale, con una lettera, di essere assistito nel comando).

La morte è conforme al detto di Pitagora: nascondi la tua vita, e se non puoi, nascondi almeno la tua morte!

L’opera di Gesù, invece,  si può dire che  è circoscritta alla provincia di Siria  e specificamente alla sotto provincia di Iudaea (Giudea, Samaria, Idumea)  e alla tetrarchia di Galilea e Perea, ed è  chiara  per noi nel periodo di un quinquennio (31-36) e per i vangeli in un periodo  di un triennio (30-33), poi  diffusa dagli apostoli nel mondo romano mentre  quella di  Apollonio  si esprime, inizialmente ,nella provincia di Cappadocia, poi di  Asia  e  si diffonde  nell’impero romano intero, nonostante l’opposizione di Tigellino e Nerone  – ed infine, in  tutto il mondo conosciuto, dopo la cacciata ad opera di Domiziano.

La sapienza di Gesù resta su un piano  giudaico- aramaico e  giudaico-greco, quella di Apollonio  supera la cultura greca  in una volontà di dilatazione culturale in senso magico- caldaico e  brahmanico.

Mattia, sei riuscito a seguire e a capire qualcosa, di quanto detto  da Marco.? chiede il Nonno.

Scusami, Mattia, dice Marco, io ho sintetizzato anche per i miei amici quanto ho appreso da tuo nonno.

Comunque,  dicci, tranquillamente quel che hai  capito.  Seguo l’esempio del professore che, dopo una diecina di minuti di spiegazione, faceva parlare ognuno di noi, ragazzi, prima di ricominciare la seconda parte della  lezione, divisa in quattro momenti significativi.

Mattia con un certo imbarazzo afferma:

VI dico quello che ho capito: state parlando di due, di cui si conoscono solo i fatti  narrati poi da  altri, che interpretano la loro  vita come possono, a seconda delle richieste del tempo, in relazione al loro ruolo.

Bravo ! dice Giovanni, un altro discepolo del nonno, che sta  proprio di fronte al bambino. Bravo! dicono anche gli altri.

Giovanni pensa,  però, che così dicendo diamo l’idea di due tempi diversi e non facciamo  capire che  l’impero romano è in  grave crisi morale -religiosa, socio- economica e politica  alla fine del II secolo e nei primi decenni del III secolo  e che,  perciò, ha bisogno di elaborare un sistema  pagano  sincretistico, cioè, una theoria  inglobante ogni ideale per una formazione culturale nuova del civis, uniformato nella Constitutio antoniniana di  Bassiano Caracalla nel 212.

Noi, aggiunge Giovanni,  rivolto a Marco, abbiamo dato a Mattia  l’idea di un Gesù mitico e di un Apollonio storico-mitico, come prototipi in contrasto,  come succederà nel corso del III e IV secolo a causa della vittoria cristiana e della sua  affermazione, parziale,  con Costantino e poi, definitiva, con Teodosio (Cfr..L.M.A.Viola, Quinto Aurelio Simmaco, Lo  splendore della Romanitas  Ed .Victrix 2010).

In effetti, però, all’epoca della scrittura  dei due bioi  ci sono  tra l’altro, scritti di gnostici cristiani, come Valentino e Basilide,  di filosofi neoplatonici come Plotino,  che formano una cultura  -in cui fioriscono le tradizioni pitagoriche e  le allegorie misteriche – che  valorizza la storia  per quanto si allontana dalla  realtà volgare quotidiana, in una volontà di illustrare l’idea o il significato della cosa.

All’epoca si fa retorica con il paradosso e con la bugia, mescolata con pitagorismo platonico!

Vorrei, a proposito,  sintetizzare quanto sto dicendo  con una frase di Numenio di Apamea, filosofo medioplatonico, vissuto ad Alessandria seguace di Filone,  riportata da Eusebio in Prep. Evang. , IX,7-8: bisogna mettere insieme Pitagora e Platone e congiungervi i misteri  e le credenze dei popoli, specie le dottrine dei brahmani,  degli ebrei,  dei Magi, degli Egizi.

 E’ chiaro che il pensiero del  filosofo di Apamea concorda con la volontà di Plotino– a detta di Porfirio  (Vita di Plotino,3)  – di conoscere l’Oriente e di seguire l’esercito di Gordiano III nella campagna parthica   e con le affermazioni di Celso ( Discorso vero)-. tutte le nazioni, le più venerabili, concordano sui dogmi fondamentali…ed hanno tradizioni simili. Presso questi popoli bisogna cercare  la fonte della loro saggezza,  che si è diffusa in mille rivoli separati… i loro fondatori ed i loro legislatori sono  gli interpreti di queste  tradizioni e iniziatori  di ogni cultura.

Perciò, Filostrato, seguendo questi esempi, mostra  Apollonio specie nel viaggio in India, come  il ricercatore della verità,  sotto una luce mitico-leggendaria, anche se si commisura con altri della  stessa formazione o di diversa impostazione, comunque, uomini tesi verso la verità.

Marcello, a comprovare il pensiero di Giovanni,  aggiunge che Il viaggio a Taxila è la dimostrazione di tale ricerca da parte di un greco,  che segue le orme dell’ellenizzazione, verificatasi con l’esercito di Alessandro Magno  nel tredicennio di conquiste orientali, specie  nei regni  di Bactriana e dell’India,  conformemente alla tradizione heraclea e  dionisiaca,  già espressa da Ctesia di Cnido nella sua opera.

Si tratta, dunque, di  un fenomeno severiano, successivo a quello antonino, proprio di una società  cosmopolita politeista che non ha  un  valore  religioso unitario ed ha una crisi interiore, dopo fasi  scettiche,  a seguito di processi razionali  sofistici  e di indottrinamenti formali scenografici di goetes/ maghi, lucianei,  di differente formazione e di diversa provenienza: a corte sotto i Severi ci sono dominae che  cercano di creare  modelli di vita alternativi in senso religioso.

Amici, dice il professore, fermando il discorso,  stiamo facendo una trattazione teorico-filosofica   e non credo che mio nipote possa seguirci.

Fermiamoci e sentiamo cosa dice Mattia!.

Allora? Nonno, che stai pensando di noi ?  non pensi anche tu, come quel signore ,  mio amico ascolano,  che siano nu vranche de matt/ un branco di matti?

No, nonno, no!.  Io  penso che voi siete tutti troppo bravi per me e che, però,  non è piacevole  per un bambino starvi a sentire: la colpa è mia che ho chiesto e mantengo, comunque, la mia parola di ascoltare, con pazienza: io capisco solo che Gesù e Apollonio  hanno fatto la storia in modo diverso,  da come è stata raccontata e che altri l’hanno scritta successivamente  in relazione alla loro personale cultura e che i loro miracoli risultano confusi, anche se  operati  nello stesso  contesto del territorio dell’Impero Romano, sotto cui vivono.

Ho capito qualcosa?! Nonno.

Hai capito  nel complesso il  nostro discorso  generale  che intende mostrare che Gesù ( gli scrittori dei Vangeli ) è più mitico di Apollonio  (Filostrato)  e che operano  qualcosa di  straordinario, comunque, tipico di uomini esercitati filosoficamente ed anche abilitati da pratiche ascetiche.

I miei alunni vogliono dirti  che,  insomma, ci sono più favole nei Vangeli che nella Vita di Apollonio e che, comunque, in ambedue non c’è certezza scientifica, ma suggestione magica. 

Io preferisco dire: al di là  della scientificità dei fatti, c’è un pratica magico-misterica per la suggestione popolare, faticosamente appresa nel corso di molti anni di nevrotici esercizi  spirituali! 

Questo sarebbe il succoi miracoli di Gesù e di Apollonio sono tanti e creano un’area magica intorno al taumaturgo, specie se propagati da una generazione ad un’altra.

Gesù,  letto dopo oltre un secolo dalla morte,  dalla scuola alessandrina, risulta  santificato, deificato come Verbo incarnato /logos   della Trinità , mentre Apollonio  subisce un processo di extheosis/ divinizzazione  da un cenacolo, formatosi intorno a Giulia Domna, che è una fedele del tyaneo, di Cristo e di El Gabal e del Sol Invictus e  di Mitra.

E’ una  donna che Crede in più Dei e crede  dio  Gesù ed altri?!. Non capisco, nonno, come possa succedere.

Non è una cosa che succede, ma è la realtà dell’epoca, in cui  si vive,  che è politeista.

Agli inizi del III secolo d.C. esiste questo tipo di religiosità, cioè  un sincretismo religioso:  da una parte  c’è l’esistenza di una crisi religiosa con varietà di credi  e da un’altra  c’è una richiesta di divinità a seconda dei luoghi: c’è, quindi, la volontà imperiale di unificare  la pietas dell’impero.

Perciò,  la risurrezione di una fanciulla da parte di  Apollonio a Roma, in epoca  di Nerone, e la risurrezione della figlia di Giairo, fatta da Gesù, sono miracoli di due goetes/maghi,  sacerdoti santoni, che attirano le folle e le lasciano perplesse di fronte al paradosso.

Ascolta, Mattia, il racconto di un  miracolo di Apollonio. Te lo racconta Andrea.

Sotto Nerone,  Apollonio  è accusato e processato da Tigellino, capo dei pretoriani, come perturbatore dell’ordine pubblico, ma si salva mentre Musonio, un filosofo stoico è condannato ai lavori pubblici e sconta la pena lavorando al taglio dell’Istmo di Corinto.  Nota bene, Mattia, i personaggi sono tutti storici e il taglio dell’istmo è iniziato  per ordine di Nerone e fatto da ergastolani e schiavi. Nella primavera dell’anno 65 d.C.,  Apollonio se ne va tranquillo  per Roma, quando incontra un corteo funebre. Una giovane donna, di famiglia consolare è  portata alla pira.  Al seguito del feretro sono il fidanzato e la famiglia, oltre ad una massa di cittadini piangenti la sorte della sventurata.    Apollonio si avvicina ai portatori e dice di deporre il letto funebre a terra, affermando che farà finire i loro pianti .  Tutti  pensano che il filosofo, noto in città, voglia fare l’elogio della defunta. Apollonio, invece, si avvicina alla morta, si china su di lei, la tocca e le sussurra dolcemente alcune parole.  Subito la fanciulla, come uscita da un profondo sonno, apre gli occhi,  sbadiglia  ed emette un grido, si alza dal letto e  passa attraverso la calca di persone che, prese da entusiasmo e da gioia, seguono la fanciulla fino alla casa paterna.  I genitori, grati,  dànno una ricompensa di 150.000 dracme al filosofo che prende con la sinistra la borsa con la  somma  di denaro e  con la destra la riconsegna al padre perché sia la dote per la fanciulla. Il filosofo fa ogni cosa in  silenzio, mentre la folla  esulta ed urla, non sapendo contenere la sua meraviglia e gioia! .

Ascolta,  ora,  la resurrezione della figlia dodicenne di Giairo, narrato da Matteo,  Marco e Luca, in tre momenti storici diversi, con l’intromissione di una emorroissa che guarisce, toccando il lembo della veste di Gesù.

Te la narra, Giovanni.

Venuti servi e familiari dalla casa del capo sinagoga di Cafarnao, dicono che la figlia è morta  ed è inutile  importunare il Maestro. Gesù, invece, gli dice: non temere, solo abbi fede!  Gesù permette  solo a Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, di accompagnarlo. Giunto in casa, vede strepiti e  gente che piange e che urla altamente. e dice: perché fate strepito e piangete?! La fanciulla non è morta, ma dorme.! Tutti si fanno beffe di lui. Gesù, coi suoi e con il padre e la madre, entra nella stanza della fanciulla  e le prende la mano dicendo in aramaico:Talitha koum/ fanciulla alzati. E la fanciulla  si alza e passeggia e, siccome è affamata,  le danno cibo. Gesù ordina di non parlare del suo miracolo.

Vedi, Mattia,  aggiunge Giovani, Gesù fa  pubblicamente altre resurrezioni  (quella del figlio della vedova di Naim e quella di Lazzaro, mentre a Cafarnao) mentre ora ordina  in privato di non  diffondere la notizia.

Noi non comprendiamo il significato di questo silenzio tanto più che anche lui è risuscitato da Dio (dalla Trinità – Dio Padre, Dio  Verbo/figlio incarnato, Dio  Spirito Santo)!.

Non è qui il caso, Giovanni,  di parlare di questo problema troppo complesso, ma ne parleremo tra noi in altra sede.

Dunque, Mattia,  dice il nonno, i due  fanno resurrezioni ed  inoltre, sanno guarire ciechi e storpi,  fanno udire sordi e fanno profezie  proponendo tante  sagge sentenze:  le loro storie ci sono giunte dopo lunghi periodi di silenzio. mentre si succedono le generazioni di uomini che narrano  aggiungendo particolari alle vicende.

E’ legittimo, quindi,   dice Marco, il dubbio sulle pagine scritte dei  Vangeli e sul Bios stesso di Apollonio di Tyana?!

Noi ci poniamo  il problema dell‘influenza del tempo di oralità popolare  sulla realtà della Storia e ci chiediamo se il racconto di una storia antonina equivale a quello di una storia severiana!

Senza addentrarsi nel problema,  Marco spiega al bambino, ciò che avviene  nel primo decennio del III secolo: la cultura resta  politeistica-nonostante i tentativi monoteistici  dei filosofi  che credono in  un  solo Theos  e che  accettano le forme di culto, anche se proclamano il loro neoplatonismo e neopitagorismo –  perché i militari, all’epoca, classe  dominante,  venerano con la massa popolare  il Sol Invictus e  Mitra.

La vita di Apollonio di Tyana,  in otto libri, scritta da Flavio Filostrato, uno scrittore dell’epoca dei Severi -193/235- parla di un uomo buono, capace di fare miracoli, di  un filosofo, neoplatonico e neopitagorico, molto ammirato da Vespasiano e da Tito – che hanno  con lui una corrispondenza  epistolare –  cacciato da  Domiziano dall’impero romano, divenuto molto famoso, venerato già come un dio agli inizi del III secolo.

L’ autore di una biografia, dopo oltre  cento anni della morte  del protagonista, idolatrato e  già  con un proprio culto religioso,  è libero nella sua narrazione storica o  deve indulgere a qualche cedimento  o pressione  dei severi interessati all’unità religiosa dopo la riforma militaristica  e le innovazioni civili e sociali?

Il professore risponde:

Dopo la  politica nuova e le strategie economiche, che conducono alla grave crisi dell’anno 193,  il  sistema, adottato, retorico antonino  (96-193) non cambia,  dopo un secolo  di bugie  (cfr. Frontone e gli antonini,   e il II Secolo: Il Trionfo  della retorica, del paradosso e della bugia): ne sono una conseguenza la creazione dei  muthoi come quello di Gesù Theos  e di Apollonio Anhr theios.

La vita di Apollonio di Tyana di Filostrato, commissionata da Giulia Domna,  augusta, moglie di Settimio Severo (imperatore dal 193 al 211)   è opera che rileva  non solo il muthos della osioths/santità pagana, ma anche il variopinto mondo Orientale e la sua differente religiosità rispetto a quella christiana, antiochena, in una ricerca spasmodica di felicità/eudaimonia terrena, che moltiplica i venditori di fumo, in gara per il successo, specie in momenti di anarchia militare.

Dalla  lettura di Vita di Apollonio di Tyana  (a cura di Del Corno, Adelfi, 1978 ), si rileva che  che la figura del thaumaturgo  non è inferiore in epoca severiana a quella di Christos  o  a quella di  Orfeo, anche loro  venerati dalla stessa corte dalla Sebasth/augusta, che  pur ha un altro culto di latria per El Gabal, Dio di Emesa.

Filostrato afferma che ha tratto le notizie  in relazione alle testimonianze scritte di Damis,  che segue Apollonio nei suoi viaggi, nelle sue sue fughe anche da Roma, perseguitato prima da Nerone e   da Domiziano, fino in India.

Damis, un assiro di Ninive, è l ‘apostolos l’inviato di Apollonio, e non è il solo seguace  perché  sono attestati come discepoli Dione ed Eufrate,anche loro saggi e retori.

La storia di Apollonio  di  Tyana è quella raccontata dal testimone oculare, Damis, come quella di Cristo dagli apostoloi/inviati  e quella di Orfeo dai mystai /invasati di Tracia.

Nonno,   lo ferma Mattia, Apollonio arriva davvero  in India e si confronta coi saggi indù e buddisti ?

Certo. Secondo il racconto di Damis, Apollonio è considerato da tutti in India ed altrove  come il più saggio, come uomo divino, anche precedentemente dai gymnosofisti ?

E chi sono, nonno?

Sono uomini che praticano la povertà estrema e fanno esercizi  per una particolare respirazione,  che vivono appartati  e sono  nudi.  Essi parlano di una filosofia non theorica ma pratica, disdegnando la vita e preferendo la morte  in modo da  raggiungere  la massima spiritualità tanto da potere conseguire la perfezione, riducendo il movimento  per entrare nel  Nirvana.

Il nirvana?

Al di là del Karma individuale, negativo o positivo, genetico, il nirvana- termine  sanscrito che vale estinzione – significa  libertà dal desiderio passionale e dal dolore stesso ed è lo stato finale raggiunto dall’asceta perfetto.

Ora, nonno,  stai parlando per i tuoi alunni, adulti!

Certo parlo per loro che  sanno  che  Apollonio,  nato  in Cappadocia, ha studiato a Tarso in Cilicia, dove sono attivi i gymnosofisti, che da secoli, prima ancora della conquista del regno achemenide da parte di Alessandro Magno, vivono nel territorio romano, ammirati per la loro saggezza e per il loro ascetismo.

Ciò   autorizza i  critici( l.Storoni Mazzolani,Sul mare della vita  Rizzoli,1969; Iulius Evola, Imperialismo pagano, Ed- mediterranee,2004; Mario Meunier, Apollonio di Tiana, a cura di G F. De Turris, Mediterranee, 2011.) a  supporre che  Apollonio abbia la stessa formazione di base  pitagorica di Paolo  e degli esseni, tanto da farlo assimilare all’apostolo delle genti  e ai monaci di Qumran .

Perciò, si pensa che la  vita ascetica di Apollonio  sia pitagorica   in quanto, secondo Filostrato, il tyaneo  osserva  un periodo di silenzio di  cinque anni, pratica il celibato ed ha un vestiario sacerdotale con abiti in puro lino, bianco,  oltre a mantello e bastone.

Inoltre il santone si astiene dalla carne, considerata alimento impuro, e  preferisce un mangiare vegetale, come prodotto selvatico  o  se coltivato dalla terra, anch’essa impura, in certe zone ben determinate.

Questo classifica Apollonio come un tipico esemplare del movimento neopitagorico  del primo secolo d. C. che ha anche una concezione medioplatonica e lo avvicina a Musonio Rufo (30-100 d.C.), anche lui un teorico neostoico del perdono e dell’amore come Epitteto, cacciato, pure lui  da Domiziano.

Certamente bisogna aggiungere che  il neopitagorismo è dominante nel pensiero del Tyaneo, che viene ripreso in epoca teodosiana  in senso anticristiano, dalla cerchia di uomini che ruotano intorno a Simmaco e Pretestato,   che fa tradurre l’opera di Filostrato in Latino da Virio Nicomaco Flaviano, per riaffermare la classicità pagana contro le forme monoteistiche, sulla scia dell’imperatore Giuliano l’apostata. Cfr. Mario Meunier, Apollonio di Tiana, cit.

E’ quello, direbbe Marco, un momento di rivendicazione pagana che si accentra sulla questione della Nike/vittoria con volontà di ripristino della cultura arcaica romana.

Nonno, io  faccio la I media e non riesco più a seguirti, e ti chiedo solo dei dati circa la Vita di Apollonio per poter dire qualcosa ai miei compagni!

Scusami, Mattia, per le digressioni filosofiche circa il pitagorismo di Apollonio, che  non è solo forma  di una tradizione antica,  ma  è pratica di vita,  secondo la purezza primitiva del grande filosofo  di Samo,  a seguito anche di una lettura teurgica, proprio del circolo di Porfirio, secondo la lettura di Giamblico.

Ora, Mattia, ti mando un messaggio più semplice, ma, prima,  fammi dire  per i miei discepoli  che la figura di Apollonio  sia da rilevare come quella di un perfetto/ teleios, che, essendo sapiente  in quanto ha assaporato ogni reale esperienza, è devoto dell’enoteismo solare  pitagorico, dottrina diffusa nel I secolo tra i circoli esoterici romani  e tra le eterie greco- mediterranee.

Eccomi, Mattia, ora  mi rivolgo solo a te, Nonno, e ti volgarizzo il mio pensiero su Apollonio di Tyana.  e poi Marcello ti parlerà dell’India favolosa  e della vita  del tyaneo con  i 18 sapienti di Taxila e del loro maestro.

Ascoltami bene: la vita del tyaneo per Filostrato è divisibile in: 1. alla ricerca della saggezza greca, che comprende anche quella caldaica; 2. alla ricerca di quella brahmanica.

Comincio con la prima  ricerca e ti dico qualcosa della seconda  lasciando la parola, poi,  a  Marcello.

Ti faccio un riassunto della formazione a Tyana, poi in Cilicia e Panfilia  ed infine a Dafne vicino ad Antiochia.

Seguimi attentamente  e  ricorda che Apollonio  vive la sua vita nel primo secolo  e che ha la massima risonanza dopo il periodo neroniano, ma che  è celebrato come un Dio specificamente nel circolo  di Giulia Domna,  seconda moglie di Settimio Severo  una siriaca, il cui padre Bassiano è gran sacerdote del tempio del Sole ad Emesa, e che quindi, in Siria, la diffusione del suo pensiero  per un secolo circa è tale da lasciare orme concrete.

Infatti a Tyana  luogo di nascita esisteva, in epoca severiana,  un culto del compatriota, di cui si lodava la famiglia, la ricchezza paterna e  si ricordava la stirpe del fratello, convertito alla sapienza,  dopo un periodo di avidità patrimoniale  e di dedizione ai piaceri.

Alla morte del padre, infatti, l’oikos/il patrimonio,  pur diviso in due,   è goduto solo dal fratello, mentre Apollonio , essendosi  votato  alla  povertà,  data la sua parte  a parenti e vicini, resta celibe, non mangia carne, non beve alcolici  ed  è vegetariano.

Volendo essere pitagorico, si allontana dagli altri, si fa crescere  lunghi capelli, prende il bastone e il mantello,   vivendo nel silenzio, per cinque anni, in Cilicia e in Panfilia ed ha al suo seguito sette discepoli.

Resta in silenzio per cinque anni!?

Si, nonno, secondo il pensiero di Pitagora .  Che fa, nonno?

Mattia,  tu non conosci il valore del silenzio e nemmeno lo distingui da tacere! Non fa niente: sta  solo e  fermo,  seduto come uno che fa yoga; a mezzogiorno  cerca verdure o frutti per mangiare,  acqua sorgive per bere ; a sera fa i bisogni corporali.

 

Posso continuare  il discorso? continua, continua|, Nonno

Apollonio,  in silenzio, si matura:  scopre il mysterion profondo di silère e l’importanza di tacère;  impara a fissare  l’attenzione, stabilendo priorità; disciplina le sue effettive capacità operative facendo prove e riprove;  tempra il suo volere; centuplica il potenziale di contatto con l’invisibile e l’intangibile, sviluppando la  respirazione e la memoria in modo prodigioso  con operazioni semplici e complesse  su numeri al quadrato e al cubo.

Come hai fatto tu, nonno,  quando hai costruito  in campagna, stando da solo, in silenzio?

Mattia, nonno ha fatto qualcosa di molto diverso, lavorando in natura per altri motivi e con altre finalità., avendo avuto  altra formazione, quella  giudaico-cristiana, tridentina.

Apollonio, parlando con sé, ore ed ore, giorni,  mesi,  anni si abitua a parlare col Theos/dio !

Nonno,  e poi che fa Apollonio ?

Uscito dal silenzio dopo l’episodio di Aspende in Panfilia dove costringe con gesti  sacrali  il governatore  e ricchi a cacciare il grano dai depositi per sfamare il popolo, infuriato, placato dalla sola  presenza del filosofo,  lascia definitivamente la zona e   si stabilisce ad Antiochia e precisamente a Dafne, un sobborgo della capitale di  Siria, famosa per il culto di Apollo dafneo.

Nonno, so qualcosa di Apollo figlio di Zeus e di Latona e fratello di Artemide, celebrato da Omero  come dio dell’arco, delle Muse e della sapienza!.

Bene, Mattia.  Si tratta proprio di questo Dio

A Dafne,  Mattia, c”era il tempio naos della ninfa  Dafne, che  rifiuta l’amore di Apollo che la vuole possedere , tanto che lei prega Zeus di trasformarla  in alloro.

Filostrato scrive che in Antiochia “questa città perversa” – il cui episkopos dovrebbe essere il cristiano Pietro!-c’è un  vallone, circondato da rocce, cascate e  boschi ,in mezzo al quale sorge il tempio, recintato da un muro di cipressi, che lo racchiude con un cerchio come di bronzo,  al cui centro è l’ albero risultato della metamorfosi del corpo di Dafne, venerato dalla popolazione greco-romana.

Qui si stabilisce Apollonio, dedicandosi  al mattino alla preghiera e alla meditazione e,   durante il giorno, alla formazione dei discepoli e all’insegnamento delle folle di pellegrini.

Secondo Filostrato, il tyaneo  allo spuntare del sole  si siede per conversare con gli dei  e poi  parla tra sé delle cose divine. 

Filostrato aggiunge: dopo aver parlato in modo breve e semplice, sentenzioso, senza però ambiguità, tanto da avere la luce del diamante e la concisione aspra e sobria  degli oracoli,  Apollonio dai propri servi personali è massaggiato, è strofinato sugli occhi, chiusi, ed  è  unto in viso. Poco dopo entra nell’acqua fredda, convinto che i bagni caldi sono la vecchiaia degli uomini e quelli freddi  favoriscono il prolungamento della vita.

Nonno, è un vero saggio! E’ davvero un grande !

Davvero, Mattia , è saggio quando  replica a chi  gli  rimprovera di rispondere senza esitazione  e senza  indagine: ho indagato a lungo prima, in gioventù, ora non  è più  tempo  di indagare  ma è tempo di  diffondere ciò che ho potuto trovare. Fai, perciò, come me, e potrai parlare!

E dopo che fa, Nonno?

Decide  di partire, di fare un viaggio per il mondo, ma non lo segue nessuno  dei discepoli, se non i due servi personali,  schiavi di famiglia, e va a Ninive.

E’ lontanissima Ninive!

Un esercito a marce forzate da Antiochia ci può arrivare anche in una ventina di gironi. Una comitiva, facendo un iter  normale  ci impiega oltre un mese.

E che fa a Ninive, in una città, distrutta da secoli ?

A Ninive  incontra Damis l’assiro, che è folgorato dalla spiegazione della funzione della statua di Io, una donna con corna nascenti sulla fronte, interpretata da Apollonio come la figlia di Inaco,  punita da Hera che,  gelosa, ha trasformato  la fanciulla, amata da Zeus,  in vacca.

Damis è ammirato anche  dalla figura di Apollonio, un sapiente dai lunghi capelli che cammina a piedi, che ha un fascino particolare, che porta un sudicio mantello ed ha in mano un bastone   tanto da chiedere di essere  contemporaneamente discepolo e guida fino a  Babilonia, in quanto conosce  i percorsi, i villaggi, i fiumi, la lingua  aramaica e  le altre lingue dei luoghi.

Senti, Mattia come risponde alla sua supplica : tu puoi unirti a noi e farmi da guida!Quanto alle lingue io le conosco tutte senza averle apprese. Non stupirti. Se io comprendo gli uomini quando parlano, so comprendere anche  il loro silenzio. Vieni, comunque!. 

Da allora, Mattia,  Damis lo segue nei  suoi numerosi viaggi, facendo i suoi stessi passi,  e siccome lo considera un Theos/dio segna ogni più piccolo gesto  e sente il dovere di  annotare quotidianamente ogni minima azione e  di memorizzare non solo le massime  e il suo pensiero fondamentale ma anche i propositi e le parole più insignificanti,  facendo un diario  fino alla morte del maestro, convinto che di un dio bisogna conservare  tutto  perfino le briciole dei pasti  come se fossero  ambrosia divina.

Apollonio passa la frontiera  a Zeugma  tra l’impero romano  e  la Parthia e deve pagare il pedaggio, cosa che accadeva anche a Gesù  quando passava dal regno di Erode Antipa  a quello di Filippo o quando entrava in Siria o in Decapoli.

Te lo può dire o Marco o Andrea o Marcello o Giovanni,  che sono i miei Damis, i testimoni del mio pensiero.

Essi ti possono dire quanto a lungo tuo nonno abbia trattato il problema delle frontiere  nei cinque anni di regno di Gesù ed anche  nel biennio 48-49 d.C.,  in relazione  alla lotta che segue la morte di Artabano III  tra i suoi tre figli, Artabano, Vardane e Godarze.

Marcello  conferma quanto dice il professore ed aggiunge che  Apollonio appena entra nel territorio parthico, è seguito da uomini di Vardane

E Perché ? chiede Mattia.

Apollonio  nel suo viaggio è seguito da spie   dI Vardane,- che ha  già sentito parlare della sua santità.

Inoltre il re  ordina  ad un  suo satrapo – che ha   conosciuto l’ identità  di Apollonio  e  l’intenzione del viaggio in India col  proposito di studiare leggi costumi e sapienza  dei dotti – di notificargli  dove si trovi il  filosofo, di concedergli pane, legumi e datteri  ed acqua sapendo che il saggio  rifiuta carne di maiale e  vino.

Secondo Filostrato, Apollonio,  dopo che è stato rifornito  dal satrapo,  con la comitiva si imbatte in una leonessa di grande mole uccisa da cacciatori, vedendo  che nel  ventre della leonessa ci sono otto leoncini- cosa rarissima -, profetizza che la permanenza nella zona sarà di I anno e 8 mesi.

E resta  nell’impero dei parthi per  20 mesi e fa esperienza della cultura caldaica, astronomica, ed è onorato in ogni modo da Vardane che, pur  dovrebbe aver  conosciuto Jehoshua, il nostro Gesù, che è fatto re di Giudea  da suo padre Artabano III!.

Il rapporto di Apollonio  con Vardane è veramente  bello  e diventa un esempio  tra un re, giusto e munifico,  e un filosofo, saggio e santo!.

Segui,  Mattia!, chiede il Nonno.

Io , tu ,  e i miei amici stiamo in mezzo al bosco, e parliamo  qui sotto il thermopolio, in questo angolo, costruito anni fa da me, in cui periodicamente ci riuniamo a cielo aperto e conversiamo  tra noi.

Noi stiamo parlando di un Regno grandissimo, attraversato da Apollonio, che va a piedi e a volte in barca, nel territorio mesopotamico, tra i due grandi fiumi, Tigri ed Eufrate,  che allora andavano a confluire sul Mare Persico indipendentemente  inondando la pianura meridionale per chilometri.

Ora su Vardane, re di un impero di oltre 2’000.000 di km quadrati,  chiamato re dei re  in quanto  capo di una confederazione di stati – di cui fece parte anche il nostro Gesù per un quinquennio-  posso dire tante cose, ma voglio dirti le cose essenziali per mostrarti anche la figura di Apollonio, conosciuta dal re grazie a lettere di  un fratello, che l’ha sentito parlare a Dafne.

Vardane vuole tradurre la sua ammirazione in regali, a dimostrazione di una gioia di dare al filosofo non solo accoglienza ed ospitalità, ma anche  segni munifici di  ringraziamento per la sua  sola presenza.

Non ha, però, modo di farlo, secondo la promessa  giurata davanti ai grandi dell’impero,  di dare 10 doni: un partho deve dire sempre la verità, chiamata arta, secondo la cultura persiana e non può tradirla , altrimenti decade dalla sua funzione regale!

Scusami per l’intromissione, e seguita il tuo racconto, Marcello, che sembra piacere al bambino.

Marcello riprende la narrazione.

Sentendosi sempre declinare ogni suo invito con molta cortesia e franchezza  a causa della morigeratezza dei costumi e del pitagorico sistema di vita, Vardane  lo porta  a Pasargate, una sua capitale, dove è la tomba di Ciro il grande, il fondatore del regno achemenide e gli mostra  la grandezza delle mura  e  le torri di difesa e poi il suo tesoro,  dove arrivano i tanti tributi dei popoli soggetti ( talenti d’oro e d’argento, pietre preziose, ebano,  perle di varie grandezza, ambra ecc ).

Chiunque, Mattia, di fronte a tanta ricchezza avrebbe accettato un regalino come ricordo  da Vardane- che ha risolto parzialmente i contrasti  al confine con l’impero romano e con  Izate re di Adiabene, un re confederato, un ambiguo  filoromano  e neanche col fratello Godarze, anche se  da poco ha debellato l’altro fratello Artabano IV .

Tutti avrebbero detto si,  meno che Apollonio, che afferma :  per te sono segno di abbondanza; per me sono paglia. Comunque fai il dovere di monarca ed  assicura con  questo il benessere e la felicità al tuo popolo!.

Sembra che il re poi  lo  porti a Behistun, dove è l monumento di Dario I con le iscrizioni trilingue su una montagna impenetrabile.

Nonno.  Si tratta di Dario  I che fu sconfitto a Maratona  e che  deportò  gli eritreesi, colpevoli di aver aiutato gli ateniesi?

Bravo! Mattia, Si . Proprio quel Dario che  rilegò i greci a sud di Babilonia,  dove  Apollonio incontra i loro discendenti, che hanno conservato la lingua greca e i costumi tanto che il filosofo, sapute delle loro disgrazie ad opera dei briganti,  chiede  a Vardane che sia  eletto un  nuovo satrapo, che li difenda dai pericoli.

Apollonio  chiede infine  licenza al sovrano, desiderando ora visitare l’India.

Il re lo congeda  pregandolo di accettare  per il lungo viaggio un interprete, un cammelliere  con scorte di acqua di  verdure e di  datteri, almeno  per tre giorni.

Dopo un cammino di tre giorni nel territorio  vicino alle Porte Caspie,  non lontano da Ecatompilo,  giunge nel territorio di confine, e poi   in  terra indiana.

Noi, Mattia, dapprima, aggiunge Marcello,  dobbiamo dirti le  cose che un greco conosceva   circa l’India  grazie all’opera di Ctesia di Cnido che è un greco che vive a corte dei sovrani di Persia, in quanto un noto asclepiade, un medico che è al servizio personale di  Artaserse II (404-350),   e svolge funzione di interprete e plenipotenziario  con greci, ateniesi ( Conone) e con spartani  (Lisandro).

Le sue due opere, Persika in 3 libri,  di cui si hanno epitomi, e Indika in un sol libro,  ci mostrano l’India leggendaria  come  era immaginata e raccontata da Greci, prima della conquista di Alessandro Magno.

Sembra che  Filostrato conosca non solo  tali libri, ma anche le Memorie di   Damis   e l’opera di un certo Meragene, citato da Origene in Discorso Vero , VI, 41,  e che il sofista abbia fatto molte altre ricerche per documentarsi sull’India.

Si sa, Mattia, inoltre,   che  Filostrato,  è entrato nelle grazie di Giulia Domma,  forse dopo il 208,  a seguito dei contrasti col prefetto del pretorio Plauziano e del  volontario allontanamento dalla corte   dell’augusta, quando  non è più mater castrorum e, perciò, risulta meno amata dall’esercito. desiderosa, comunque, di riconquistarlo.

Quando Filostrato inizia  a scrivere la vita,  l’augusta,comunque,   è  ancora circondata di uomini colti, sia pagani che cristiani e ha cari  specie il medico Galeno e  lo scrittore del Bios ,  e con loro instaura un sincretismo religioso  pagano, nonostante la sua  dedizione verso El Gabal, di cui suo padre  Cassiano è sommo sacerdote.

Nonno,   Marcello mi vuol dire, dunque, che contemporaneamente,  in epoca pagana  ci sono più culti  e tra questi, anche, quello cristiano?

Scusami, Marcello, precisa il nonno, ti interrompo perché devo spiegare al bambino che il cristianesimo come il giudaismo è religio/ superstizione, licita/permessa, monoteista, come  l’Orfismo, il culto solare, quello di Mitra, di Bel, accettato  dai romani  che venerano  ogni tipo di Dio nel Pantheon, il tempio dove si pratica il culto pagano politeista  di tutti gli dei, indistintamente.

Mattia,  il cristianesimo è una delle tante religioni dell’impero, in cui circolano  predicatori,  maghi, indovini,ciarlatani, retori in cerca di fortuna, che sono seguiti da folle, in crisi esistenziali, alla ricerca della verità e del benessere fisico e spirituale.

Il culto  misterico orfico e solare  e quello di Apollonio  si sviluppano, accanto a quello di Cristo, nel periodo in cui l‘ apologia cristiana  inneggia alla doctrina del Christos  inasprendo i rapporti coi pagani che hanno una reazione globalmente antiebraica, che si manifesta nel periodo antonino, dopo la galuth/ dispersione, in greco  con Plutarco, Luciano e Celso, in latino con Tacito,  Frontone, Apuleio , Plinio il Giovane, come già abbiamo mostrato in molte opere.

E questo avviene in modo specifico sotto la diarchia  di  Marco Aurelio e Lucio Vero, suo genero,  che sono insieme  imperatori di Roma,  uno che governa l’Occidente ed  uno l’Oriente,  dovendo combattere da una parte i Quadi e Marcomanni e dall’altra i Parthi.

Nonno, io conosco  Marco Aurelio ed ho visto la sua statua sul Campidoglio? E’ lui l’imperatore, di cui stiamo parlando?

Si. Mattia,  anche lui è un filosofo e  un  buon scrittore dell’opera Eis  eauton/a se stesso.

Marco  Aurelio -che è un imperatore poco pratico e spesso inconcludente, schiavo di una corrotta burocrazia,  succube della moglie Faustina-   è costretto a  rinnovare, nonostante le apologie cristiane come quella di Atenagora, le procedure consolidate  da Adriano e da Antonino il Pio, che sono antiebraiche ed anticristiane , che,  a causa dell’integralismo religioso, rifiutano la guerra e sono renitenti alla leva, in un momento di  grave pericolo per la stabilità dell’impero.

Lo stesso Commodo, il figlio di Marco Aurelio,  non infierisce sui responsabili delle esplosioni popolari di Lione del 177,  che hanno permesso arresti collettivi e  favorito  massacri di christianoi non belligeranti e desiderosi di conseguire il marturion e con esso il Paradiso per congiungersi col padre celeste, che dà loro un premio eterno.

Commodo sta sostituendo all’ideale dell’ottimo, cioè dell’ eletto tra le classi superiori, la figura del Signore/ Dominus onnipotente  che media tra le folle e la divinità: è lui il theos! Viene, perciò, celebrato come Iuppiter exsuperantissimus o come Hercules romanus  riprendendo le procedure  dell’ektheosis  tipiche di Caligola, di Nerone e quelle di Domiziano.

L’imperatore, costituendo il corpo dei Commodiani,  formati da legionari e  marinai fedelissimi, arruolati in Gallia, Germania e Britannia, divinizzando la città di Roma,  ed amplificando l’assemblea senatoria e lo stesso popolo romano,   avrebbe voluto  creare una concezione sacra  personale  ed avere in cambio, come compenso,  un lealismo religioso  che, all’epoca non era ancora conseguibile, date le caratteristiche proprie della civitas.

Inoltre, si è in una grave crisi  finanziaria ed economica come quella dell’ultimo ventennio, ereditata  da suo padre, e Commodo nonostante i suoi sforzi di migliorare le condizioni dei rurali  non è in grado di  mantenere intatti i legami con  le truppe provinciali e nemmeno con la classe amministrativa, avendo trascurato per il suo personale  intento celebrativo, l’aristocrazia  apertamente resistente alla sua politica e  al suo regime autoritario.

L’epilogo tragico della sua vita nel 192,  è il segno del fallimento  della sua amministrazione economica, monetaria e fiscale, e di tutta la sua politica personale divina basata sul dominatus. 

La guerra civile  del 193 scoppia in ogni parte del mondo romano con la rapida elezione di imperatori a Roma prima con Pertinace, capo dei pretoriani,  poi con Didio Giuliano, senatore,  mentre le province  nominano con elezioni militari  Settimio Severo sul Danubio, Pescennio Nigro in Siria  e Clodio Albino in Britannia.

La soluzione trovata da Settimio  Severo di allearsi col corregionale  africano Albino,  nominato Cesare inizialmente, risulta vincente  contro Didio Giuliano, ucciso  quando ancora non ha organizzato nemmeno una resistenza  senatoria.

Infatti Settimio Severo entra in Roma  nel  giugno del 193, scioglie i pretoriani e forma un nuovo corpus con i  migliori legionari  delle province.

Il nuovo imperatore, presa l’Asia, e distrutta Bisanzio, sconfigge ad Isso  Pescennio Nigro,  che ha intavolato trattative con il re dei Parthi, lasciando, dovunque, in Oriente, uno stato di anarchia e di confusione per altri due anni, anche in  Siria, nel frattempo smembrata,  divisa da  Osroene e Adiabene.

Infine attacca il suo Cesare, che ha ampliato il suo potere verso la Spagna  tarraconense, dopo averla congiunta con la Gallia narbonense.

Avvenuto lo scontro vicino a  Lione, divisa la Britannia in due province,  punita la città gallica, potenzia  il valore delle masse provinciali, che hanno favorito la sua politica e rientra in Roma trionfante, nel 197, dopo aver dichiarato Cesare suo figlio Bassiano.

L’esercito, che ora è predominante sulle classi sociali, richiede denaro ed equipaggiamento adeguato, assistenza  tanto che   assorbe  quasi ogni  attività commerciale e riduce l’attenzione imperiale verso l’agricoltura e le ville: vengono danneggiate le attività cittadine e perfino il libero scambio tra  i rurali.

Infine   la  massificazione  militare e quella rurale diventano caratteristiche provinciali   tanto da impoverire l’Italia e Roma stessa  e da  impedire ogni riforma in senso senatorio ed aristocratico,  mentre  viene annullata perfino ogni traccia di romanitas italica.

La stessa costituzione nelle vicinanze di Roma di una legio Parthica, precisamente la II,  stanziata  come protezione, è segno che la capitale è alla pari di un qualsiasi  territorio di frontiera.

Inoltre la confisca dei beni  a senatori  a seguito delle molte condanne a morte  aumenta il capitale del fisco imperiale che diventa  cassa militare.

Il rivolgimento politico favorisce un fenomeno di calo della religiosità tradizionale e con una  nuova attenzione verso  i riti misteriosi orientali, verso le forme paradossali  secondo direttrici  di ricerca  più magiche che  razionali.

Ho già rilevato  quanto  scritto  in Frontone e gli antonini e in Il II secolo il trionfo della retorica, del  paradosso e della bugia.

Infatti Marcello a questo punto   legge:

Roma è la torta privilegiata di un  clero  orientale  impegnato ad organizzare una sede romana ecclesiale, sullo stampo di quella antiochena, e  a  strutturarsi secondo le regole  amministrative ebraiche, seguendo l’esempio degli oniadi  ad Alessandria,  prototipo della superiorità culturale  giudaica in Egitto, specie ora christiana  organizzata secondo diagrammata alessandrini verticistici monarchici…

Il susthma  christianon  catholikon  è uno dei tanti  che cerca di attirare l’attenzione della corte e delle classi dominanti facendo a gara con il culto  di Iside, con quello del Sol Invictus,  con quello di Mitra: Roma è una terra da conquistare per una marea di sacerdoti che si servono di retori, copisti, letterati in genere,  che si esprimono mediante il paradosso, come tecnica di approccio, specie se ci sono eventi naturali, inondazioni del Tevere, terremoto, incendi, peste – che divampa in città per mesi nel 167.d.C. causando perfino 5000 morti in un solo giorno-..

La II sofistica non è, quindi, solo un fenomeno  letterario o culturale, come dicono i critici, ma è un altro modo di conquistare l’Urbe  da parte di orientali che, mediante la retorica, operano a livelli popolari, per avere un tenore di vita migliore di quello che avevano in patria, in relazione alla maggiore possibilità  di denaro e alla ricchezza dei cittadini  della capitale dell’impero: come sofisti  seguiti da discepoli, sanno manovrare le masse, attirano gli uditori col logos conferenza, con una valanga di fatti quotidiani, curiosità, indiscrezioni, pettegolezzi. (Cfr Filostrato Vite dei Sofisti,  a cura di Maurizio Civiletti, Bompiani 2002).

Si realizza col professionismo della parola  non solo il successo della declamazione, ma anche la partecipazione alla vita dellprovincia, della città di origine, della capitale stessa imperiale, grazie ad un’attività sociale e politica tanto che i retori diventano  euergetai benefattori   e,  a volte, perfino sooteres salvatori dei  propri concittadini, risultando mediatori tra il potere centrale e le masse cittadine.  Alcuni sono segretari personali dell’imperatore  come Avidio Eliodoro per Adriano,   Caninio Celere per Adriano ed Antonino il Pio,  Alessandro Peloplatone  per Marco Aurelio,  Adriano di Tiro per Commodo.

I Sofisti, svolgendo la funzione  di salvaguardia  dell’identità ellenica  e di promozione del consenso nei confronti della realtà politica romana  (Cfr.  Filostrato, cit) risultano  i promotori di una cultura universale comune e creano le premesse di una civiltà nuova romano-ellenica, in un abbattimento dei singoli nazionalismi, uniformando l‘oikoumene, in un superamento dell’ideologia delle gene, nella comune coscienza della civitas /politeia romana.

Ora, aggiunge il professore,  i cristiani col loro clero fanno  la loro parte nella conquista di Roma, seguita Marcello,  come sede apostolica, millantata come petrina, e delle metropoli romane come Alessandria, Efeso ed Antiochia, oltre ai piccoli capoluoghi  provinciali, in gara coi goetes e coi retori, coi sacerdoti egizi ed ebraici,  in una volontà di evangelizzare tutto il Mare nostrum

Ora sotto i severi, dunque, in  una situazione precaria di negotium, l’augusta, nonostante la  cura amorosa da parte del marito  Settimio, si dedica  maggiormente alla ricerca religiosa, facendo una propaganda popolare  e militare  in senso misterico e pagano.

Il libro di Filostrato descrive  paesaggi incantevoli,  pianure sterminate, animali strani e il mondo meraviglioso orientale. e nel regno di Bactra  e in quello indiano, ben conosciuto anche  da Porfirio.

Noi che l ‘abbiamo letto, Mattia,  aggiunge Marcello, siamo ancora sbalorditi come se fossimo davanti alla Tv a vedere Avatar,  pur concordi globalmente  nel giudizio critico, dato da soteriologi come Jean Rèville ( La religion de Rome, E. Leroux, Paris,1886), anche se allibiti di fronte alle apparizioni e sparizioni improvvise, ai fenomeni di bilocazione  e di lievitazione.

Io e gli altri, pur convinti che il merito dell imprese di Apollonio è più di Filostrato che del protagonista, aggiungiamo che la figura del taumaturgo, del filosofo pitagorico e del santo  è resa ancora meglio a contatto con il capo dei Sapienti di Taxila, Iarca.

Le descrizioni sui profumi,  sugli odori, sulle erbe, sulle piante aromatiche, come mirra e storace, una resina cara alle tigri,   sul boschi, sulle acque e sulle catene montuose dell’Hindu kush, innevate o non, sugli uomini, sulle scimmie  conquistano l’animo del lettore, che lentamente entra in una terra fatata e magica  tanto da stare sempre col fiato sospeso  in attesa di qualcosa di miracoloso e di estremamente grandioso ed affascinante.

Appena la comitiva è entrata  nei poderosi contrafforti del Caucaso indico, dopo l’apparizione dell’empusa, uno spettro che manda  gridolini striduli, la comitiva si trova di fronte ad un fiume.

Attraversatolo in barca, si   giunge al monte Nysa, sacro a  Dioniso , circondato da allori, che formano una siepe- barriera tale che delle viti  si aggrappano formando grappoli  d’uva,  che pendono  e che miracolosamente sostengono ogni attrezzo per la  raccolta e pigiatura (falcetti,ceste torchi e quanto necessita per fare vino).

Celebrati i misteri dionisiaci, la comitiva seguita il cammino  per dieci giorni  fin a quando non incontra un bambino su un elefante.

Apollonio spiega che non è il bambino che guida ma un dio che dà all’animal , possente per forza, la  docilità  di fronte  ad un piccolo essere che, con un pungolo di legno, sembra dirigerlo.

In effetti l’ animale per natura sa muoversi in cadenza, battere il tempo,  e perfino tracciare lettere,  danzare al suono del piffero e del flauto. Nell’attraversare i fiumi gli elefanti, in obbedienza alla legge di conservazione, sostengono i piccoli  con le proboscidi unite costituendo un cordolo, così da impedire alla corrente impetuosa di portare  via gli elefantini.

Giunti alle  sponde dell’Indo, il babilonese carovaniere consegna le lettere di Vardane al governatore. che mette a disposizione la sua nave  ed altre imbarcazioni per i cammelli,  Nel corso del viaggio vedono ippopotami, coccodrilli e giunchi e papiri.

Scendono dalla nave e con  una nuova guida si dirigono verso Taxila  antica residenza del re Poro, vinto da Alessandro Magno.

Nonno, conosco la storia di questo re gigantesco divenuto amico di Alessandro che gli riconsegna il regno e gli salva la vita.

Sono contento,  esclama  Marcello, che riprende il discorso.

In questa  città, ora capitale di un altro regno, c’è come re Fraote e ci sono abitanti che vestono  di lino ed hanno  calzature,  ritagliate dalla corteccia di piante.

Qui  non c’è la magnificenza  babilonese né fasto asiatico, ma solo strade tortuose: la comitiva, giunta nella reggia  è sorpresa dalla semplicità dell’architettura,  dalla severità degli appartamenti, dalla mancanza di decorazioni e dal numero ridotto della servitù.

Una sorpresa è la figura del re e la sua stessa ospitalità.

Filostrato crea un altro modello di re, un filosofo che guida un popolo di filosofi, un sovrano perfetto perché formato dai sapienti, coi quali condivide la vita.

Questi  promette di ospitare il tyaneo  per soli tre giorni in conformità delle leggi del paese, che vietano un ulteriore soggiorno agli ospiti.

Apollonio, prima di avviarsi a corte, si  è recato al tempio del Sole  per vedere Aiace, un elefante sui cui combatteva Il re Poro contro Alessandro nella battaglia dell’Idaspe,  consacrato al dio  con le zanne  di avorio, su cui  ancora  è visibile  l’iscrizione del re macedone.

A Fraote, che si alzato di buon mattino per accogliere l’ospite, Apollonio  si rivolge, tramite interprete,  dicendosi felice  di salutare un re, che vale due volte un filosofo,  per il rispetto alle istituzioni patrie  e per la moderazione.

Il re allora confessa, parlando in greco, sorprendendo tutti,  che  beve vino solo per la libagione al sole,  che va a caccia  solo per esercizio fisico e  la cacciagione la dà agli accompagnatori,   che si nutre di legumi e del  cuore della palma  e  di datteri e di frutti colti dagli alberi, irrigati dall’Indo e coltivati da lui stesso.

Fraote poi chiede ad Apollonio cosa abbia sognato, curioso di sapere  se i bevitori di acqua hanno davvero un sonno leggero che non addormenta lo spirito.

Il filosofo risponde che il sonno dà allo spirito di  chi beve acqua una serena tranquillità che fortifica l’anima  senza la profondità e pesantezza di un languore mortale, perché può prolungare di molto la meditazione nella notte ed ha il privilegio di presagire il futuro  nella purezza trasparente dei sogni, che l’alba invia, senza il turbamento  delle visioni violente e  senza l’agitazione di fumosi spettri..

I due si separano, l’uno si dedica agli affari di stato e l’altro a completare la preghiera al sole,  e si danno appuntamento al tribunale per  dare un giudizio  in un processo.

Il re espone  la causa su cui bisogna pronunciarsi: un uomo ha venduto il campo ad un vicino, che vi trova un tesoro, rivendicato dal venditore come proprio.

I due portano ognuno le proprie ragioni che sembrano entrambe valide.  Il re invita Apollonio a giudicare al suo posto. Il tyaneo afferma che solo la provvidenza  dà  agli uomini giusti  quanto loro necessita, perciò, invita Fraote ad esaminare la condotta e i costumi dei due,  in quanto gli dei hanno giudicato virtuoso l’acquirente e  non il venditore.

Infatti, dopo indagine sui due, il re decide di aggiudicare come dono della divinità il campo e il tesoro all’acquirente perché più degno per il tenore di vita.

Infine, passati  tre giorni, Apollonio è congedato dal re  che  dà nuovi cammelli, una guida, che li porta dal capo dei sapienti con una sua lettera.

Il re  offre oro, che  naturalmente  non è accettato da Apollonio: il pitagorico, comunque,  accetta solo una pietra che sembra aver particolari  virtù benefiche ed abiti attici del tipo di quelli che porta. Dopo giorni di  viaggio la comitiva giunge all’Ifasi,  un affluente dell’Indo,  sulle cui sponde  si vedono alberi di balsamo afrodisiaco  e e degli onagri, simili a liocorni,  con sulla fronte un temibile corno  per la difesa o per l’attacco,  ed alcuni  indiani che preparano coppe di un liquore  che. bevuto,  ha un potere magico, quello di rimanere nel corso della giornata immuni  da veleni e al riparo da malattia e  di essere capaci di  passare su fuoco,  restando illesi.

Oltre a questo, vedono  nel fiume pesci  pavoni che hanno la cresta blu, la coda dorata  e le scaglie di diversi colori.

Nonno, sono racconti meravigliosi  incredibili anche  per noi ragazzi, abituati a vederli nei fumetti  televisivi.

Non ho finito, Mattia. Devo raccontarsi tante altre cose meravigliose.

La comitiva rimane allibita davanti allo spettacolo di una donna nera dalla testa al seno e bianca dal seno ai piedi, consacrata alla Venere indiana.

Attraversato l’Ifasi , entra in un zona montuosa, impervia e dirupata, ma profumata da alberi  aromatici  (incenso, pepe) popolato da scimmie, venerate dalle popolazioni, che portano loro cibo.

Le scimmie lavorano per gli uomini  e  raccolgono il pepe  durante la notte:  infatti gli animali dall’alto dei loro ricoveri  nelle ore notturne gettano giù grappoli di pepe  dalla pianta  come in un gioco, e li accumulano sulle aie  in quantità. Il mattino seguente, gli abitanti, le cui proprietà sono divise da corsi di acqua, prendono senza fatica e senza pena  il raccolto fatto dalle  scimmie e lo immagazzinano.

La comitiva incontra e in montagna e in pianura  serpenti mostruosi che, avvolgendo con le loro spire  cose e esseri animati, creano nel territorio un pericolo costante, per gli abitanti che inoltre inorridiscono davanti ai draghi delle paludi col dorso  nerastro, o a quelli  delle colline col dorso dentellato e con i fianchi rosseggianti, o  a quelli della montagna dalla creste rosseggianti e dalle squame dorate.

Gli indiani   temono i grossi serpenti, mentre arditamente dànno la  caccia, a gruppi, ai draghi per estrarre dai crani pietre magiche, che servo loro varia per diventare invisibili o fare  acrobazie o spostarsi da un luogo ad un altro.

Infine giungono davanti alla rocca  dei brahmani, che si erge su un altopiano roccioso, dirupato e a picco  su una dorsale collinare.

La cittadella è eterea, avvolta dalle nubi, sospesa: un altopiano roccioso, alto come l’acropoli di Atene, formava  gli strati e la stessa roccia come  un muro naturale all’intorno costituendone  la recinzione.

Il cammelliere pieno di spavento fa genuflettere il cammello e si prosterna mentre Apollonio  invita i suoi a procedere, affermando che gli indiani onorano più i  sapienti che i re.

Arriva un ragazzo nero  nero, portatore di un’ àncora d’oro,  simbolo di salvezza,- anche per i cristiani-che  si avvicina ad Apollonio  e gli dice che i sapienti lo aspettano

Appena giunto sull’acropoli Apollonio vede il Pozzo della  rivelazione, riempito di un vapore fino all’imboccatura che, poi, il sole attira in alto rarefacendolo e disegnando un arcobaleno, 

Lì  vicino  il tyaneo vede un bacino da dove esce senza fumo e senza odore una fiamma detta il  Fuoco del perdono  al cui contatto ci si purifica anche delle colpe involontarie.

Lì accanto ci sono due giare  di pietra nera: una  serve a scatenare le piogge in caso di siccità, l’altra  a liberare i venti.

La cittadella è considerata l’ombelico dell’India e lì sono onorati tutti gli dei conosciuti, venerati al pari del Fuoco-Sole.

Niente  sorprende il saggio Apollonio,  che, comunque viene a trovarsi a contatto con uomini della stessa educazione,  che onorano il fuoco -sole, cantando, a mezzogiorno,  un inno.

I sapienti, come lui,  hanno  tutti i capelli lunghi, portano, però,  un turbante bianco,  sono vestiti di lino bianco,  che lasciano un braccio scoperto  e cadono a pieghe  fino ai nudi piedi.

Tutti si alzano al comparire di Apollonio, solo Iarca,  il capo, rimane seduto  e lo saluta  in greco.

Ora, Mattia,  qui finisce la mia narrazione e tuo nonno affronta il nucleo del viaggio di Apollonio,  l’incontro con Iarca.

Professore, chiede allora  Marco, il dialogo tra i due, oltre i riti purificatori e la lievitazione,  è veramente l’oggetto della ricerca personale di Apollonio o  è solo il riconoscimento ellenico-ellenistico dell’insegnamento  di Pitagora  dio, in contrasto con quello giudaico e  con quello egizio, come  doctrina della conoscenza, in quanto riscatto dall’ignoranza umana?

Marco, per me, la conoscenza di sé delfico, congiunta con il parlare  con gli dei  pitagorico,  a seguito  del silenzio e del potenziamento della Memoria,  consente la separazione dagli uomini e l’acquisizione metafisica di un’arte  divina, tipica dell’ermetico iniziato/musths,  che, essendo nella  Perfezione, in Dio stesso, legge l’altro.

Posso rinviarti alla lettura di Julien Ries, (Storia comparata delle religioni e l’Ermeneutica , 2009) che rileva tra l’altro anche lo stesso simbolo dell’ ancora  e del pesce disteso sullo stelo dell’ ancora, inteso come tou kuriakou semeiou tupon – Clemente Alessandrino, Stromateis,6).

Iarca, che legga l’altro e sé, perciò, afferma: noi conosciamo tutto perché prima di ogni altra cosa conosciamo noi stessi  e il passato della nostra via!.

Da una parte, quindi,  Marco, sembra che il pensiero indiano sia un discorso pitagorico di conoscenza, come superamento dell’ignoranza, ma presuppone un’altra ricerca  come congiunzione armoniosa di passato  e presente, in cui l’individuo vivente abbraccia e contiene la memoria viva,  riconoscendo la propria anima  in un’entità  vissuta in altra epoca.

Iarca, che  accenna alla reincarnazione  di  Gange, eroe che ha seppellito le sette lame di acciaio, sulla terra, per amore della pace a favore dei suoi concittadini,  è come Pitagora, che, greco si riconosce in Euforbo troiano, nemico : ambedue vedono  come Dio, divenendo loro stessi divini, essendosi ricongiunti, dopo molte trasmigrazioni, in una perfetta assimilazione anche di contrari, nell’unità del soggetto vivente, virtuoso.

Non so, Marco, rispondere se realmente questa è ricerca personale o  ricerca di sé come genos, ci sono studiosi come Domizia Lanzetta (Apollonio di Tiana e il suo straordinario viaggio in India,Roma 2009) che affermano che  il viaggio ha una dimensione  apparentemente fisica ma  ha valore metafisico, medievale,  come itinerario della mente in Dio. 

Forse, dice Marco,   Apollonio ricordando la sua vita precedente da pilota di nave e l’episodio della sua morte  con il racconto dei pirati dai quali è ucciso per non tradire il suo armatore e i sui marinai vuole indicare  pitagoricamente che  memoria storica e coscienza del presente sono i cardini dell’anima /psuché greco-ellenistica e quindi  vuole evidenziare che sua formazione pitagorica può, comunque, fondersi col sincretismo religioso platonico esoterico del momento severiano.

Non so! Marco. So solo che questa dottrina è theosophia   condannata dai padri della  Chiesa  che  rilevano nel  tyaneo le caratteristiche dell’ agente diabolico, i cui miracoli sono opera dell’antagonista di Dio : è la accusa stessa fatta al Christos  secondo i Vangeli!

Aggiungo che è facile in epoca teodosiana  distruggere il muthos di Apollonio,  goes  ministro  del Pierazoon/tentatore, quasi fosse Ariman in lotta contro Haura Mazda.

Apollonio, come Iarca, onora il Sole  che è fuoco e luce  per chi vive coscientemente sulla terra senza legami terreni, svincolati perfino dalla gravità del suolo.

L’essere anhr theios significa comunicare con Dio e conoscere il tutto in quanto si possiede paradossalmente  il tutto pur non avendo niente.

Infatti  è emblematica la scena  di uomini che si recano presso una sorgente che forma un bacino naturale,dove spogliatisi,  con la testa unta di profumo di ambra,  si coprono  di sudore come usciti dal bagno di vapore,  e poi  s’immergono nell’acqua fredda  ed infine usciti, lavati, si cingono la fronte con una corona, fanno pochi passi e si dispongono in cerchio cantando un inno: essi battono il suolo con un bastone fatato e  si innalzano, mentre sotto di loro il suolo si gonfia come le onde del mare,lentamente verso l’alto, verso il cielo, e restano sospesi nell’aria  ad un metro di altezza.

Per Filostrato è capacità divina   essere tra cielo e terra – al di là del tanto deriso pensatoio di Socrate, aristofanesco –   tipica degli  dei prometeici  soteres/salvatori ed euergetai /benefattori,  in quanto  caratteristica di un numen  sincretistico, come  Serapide.

Andrea chiede, a questo punto,   se si può dire che la lettura del Bios di Filostrato   anticipi il succo del  pensiero di Artur Shopenhaur: voler il meno possibile, conoscere  il più possibile.

A me sembra, caro Andrea, che apparentemente  si possano vedere rapporti ma  in sostanza le due ideologie sono lontanissime  e non ci siano concreti punti di comunanza, se non nell’opposizione di meno-più e di Volontà e conoscenza: Apollonio è giunto, come Iarca,  alla  sublimità conoscitiva, a sapere senza bisogno di vedere!

Nonno, sento freddo!

Il professore allora congeda i suoi amici, li saluta, li ringrazia uno ad uno, poi dice:

E’ ora di andare!.