Antipatro e gli innocenti figli di Mariamne

 

Niente è facile,  specie se bisogna fare! Ogni impresa, anche la più elementare, risulta difficilissima!

 

Professore, perché non mi parla della tragedia dei due figli innocenti di Mariamne, fatti strangolare dal padre? Noi cristiani parliamo  di una strage degli innocenti, mai avvenuta, e non conosciamo la morte di Alessandro e di Aristobulo, avvenuta dopo processi, documentati, in tribunale, a seguito di accuse e calunnie,  dopo reali verdetti? Vorrei tanto dire qualcosa di preciso, di storico, sulla vicenda di  Erode e dei suoi figli, ancora oggi avvolta nel Muthos!

Marco, te ne parlo sulla base della mia ricerca sugli Erodiani,  a seguito della revisione della traduzione del XVI libro di Antichità giudaiche. La tua domanda, però, è polemica nei confronti dei cristiani  e della loro credulità mitica, basata su  invenzioni, di corredo, alla nascita di Gesù – il 25 dicembre  dell’anno domini   0 , inesistente, posto tra il 1 a.C e il 1 d.C  – inteso come ab incarnatione  domini Iesu Christi – a Betlemme, in un  presepe secondo  Luca 2.1-20, dopo un editto di Augusto, tra canti di angeli e  in mezzo a pastori che adorano il neonato bambino,  il quale, secondo Matteo 2.1-23 , appena nato, è venerato ed adorato da re Magi, venuti dall’Oriente, che seguono una stella e che non tornano da Erode, impaurito dalla notizia della nascita del divino fanciullo! Tu,  Marco, neanche prendi in seria considerazione l’annunciazione di un angelo alla vergine Maria, il suo parto divino, la fuga col marito in Egitto  e nemmeno la tradizione del presepe di  Francesco di Assisi appena  tornato dalla Terrasanta.

Professore, lei mi vuol dire che gli Eventi evangelici sono tutti mitici perché Erode è morto secondo la nostra tradizione, ancorata alla datazione, errata di 4 anni,  di Dionigi il Piccolo,  prima della  nascita di Cristo, il 4 a.C. !?

Io, Marco,  faccio un discorso storico e  mi baso sulla datazione classica cesariana o greco-ellenistica  dalla prima olimpiade 777/776 a.C. , mentre il monaco Dionigi nel 525 d.C. calcolò una datazione non più  ab Urbe condita cesariana, ma neppure quella,  vigente alla sua epoca,  iniziante  dal primo anno dell’impero di Diocleziano (284 d.C.) senza l’anno zero, quell’anno compreso tra  l’1 a.C e l’1 d.C.-poiché non si conosceva la numerazione araba-.

Posso dire, professore, che il re giudaico, quindi, non può sapere niente  di Cristo e tanto meno decretare di uccidere  i bambini neonati!?

Certo!.Marco. Anche  tu hai una tua visione storica e non accetti più le favole cristiane: ti sei scristianizzato, dentro, e non vivi più il clima del dolce Natale,  ma ancora ci sono uomini e donne che  cristianamente vanno alla messa di Mezzanotte  ed aspettano coi figli la nascita del Bambino Gesù. Cfr.  Ambrogio e la celebrazione del Natale www.angelofilipponi.com

Ora, Marco, per me è difficile parlare storicamente. Ho quasi timore a dire che il mio compito è arduo in un clima sacro religioso come quello natalizio, attuale, in cui  tutti sono buoni, si chiamano fratelli, si  fanno regali, aprono le case a parenti ed amici, come celebrazione di una festa, in memoria di un Gesù nato, e  del  mistero  dell‘incarnazione di un Dio, venuto in terra dal cielo per redimere l’uomo dal peccato originale di Adamo! Tutto è spettacolo e commercio, in una mistione di sacro e profano piacevole! Mi sembra di essere sacrilego  a raccontarti  una qualche porzione di verità (se è Verità!) storica, nel contesto giudaico di una corte, come quella di Erode il Grande, dove si scontrano due famiglie, quella asmonea e quella idumea, con due diverse ideologie  e si affrontano per la successione ad un re vecchio, malato, rimbecillito,  quasi abbandonato dai romani, manovrato dal figlio maggiore, contro i figli di Mariamne asmonea.

Fare la storia di circa  un decennio(13-4 a.C.)  non  è facile, data l’unicità di fonte, di un autore, ambiguo per la doppia formazione, sadducea e farisaica,  scrittore di due diverse opere, pubblicate in due differenti momenti, da cui si rileva che la storia è storia di uomini e che la storia dei figli di Mariamme, veramente tragica, segna il tramonto del regno  di Erode il Grande nel kosmos imperiale romano.

So bene che al cristiano interessa solo la favola della nascita del bambino  Gesù, ormai accettata come fatto reale, e non il mio discorso che risulta un vuoto parlare! comunque, iniziamo a fare storia, a far luce su un periodo poco chiaro.

Per trattare dei figli di Mariamne, della  loro nobiltà ed innocenza, protagonisti della  narrazione,  devo necessariamente trattare dell’antagonista principale, che non è Erode, ma suo figlio maggiore Antipatro, dal momento in cui rientra nella sua famiglia dopo l’esilio, inflitto,  a lui bambino e alla madre, dal padre,  che  ha dieci mogli e 15 figli, che vive in un Palazzo a Gerusalemme  con la sua corte, circondato da adulatori e da spie romane, prigioniero, nonostante la formale regalità!.

Secondo il mio  consueto lavoro,  devo, perciò,  fare il contesto con la situazione  iniziale  e  precisare la  data probabile nell’inverno del  13/12 a.C. citando l’autore, che ha  già mostrato lo stato di animo di Erode e il clima  fosco della corte erodiana negli ultimi anni del re  Cfr.  Archelao, figlio di Erode e  Il falso Alessandro ed Augusto, www.angelofilipponi.com

Flavio (Ant.Giud., XVI,78) scrive: essendo l’animo di Erode infelice e sconvolto,  nel tentativo di frenare i due giovani figli, Alessandro ed Aristobulo, fece venire presso di sé l’altro figlio, di nome Antipatro, che gli era nato, quando era  privato cittadino e decise di onorarlo.

Professore, si tratta di Antipatro, nato da Doris,  moglie/neanis tredicenne, nel 47 a.C, allontanato dal padre, con la madre poco prima del 40 a.C, quando Erode,  in fuga, conduce la famiglia a Masada?

Si. Marco.  Cfr. Guer. Giudaica I,22.1. Forse, allora, lascia Antipatro  probabilmente  in Idumea, quando provvede alla salvezza  della promessa sposa Mariamne e della madre Alessandra, e  di sua madre Cipro, incalzato dai Parthi. Non si sa niente del suo sacrificio di abbandonare moglie e figlio di sei/sette anni  in Idumea, suo feudo, comunque, familiare!.Allora è preminente la giovanile ambizione di impalmare l’asmonea  Mariamne – di cui è pazzamente innamorato- che gli avrebbe potuto  dare una qualche remota possibilità di regno in Giudea!.

Allora, Erode bandì/’εφýγαδεúσεν  da Gerusalemme, per di più occupata dai Parthi, per amore di Mariamne, moglie e figlio concedendo loro il  ritorno soltanto nel periodo  delle feste- Guer. Giud, I,22.1.433-. Per la moglie, non ancora ventenne, e per il figlio, νηπιōς, l’abbandono  è più di un tradimento!

Per Antipatro sono anni lunghi, di attesa, di rabbia, nei confronti del padre, odioso ancora di più, per il  feroce rancore con cui lo educa la madre,  offesa nella sua femminilità e nel suo onore, a causa del ripudio!

L’ insperata chiamata del padre non placa, dopo oltre un venticinquennio, né cancella  i tanti patimenti subiti e, tanto meno, l’odio!  Comunque, Erode comincia  subito a  mostrargli la sua preferenza,  concedendo ogni sorta di onori, appena il figlio  Antipatro si presenta  a corte.

In un crescendo di onori, in un paio di anni  Erode lo rende simile a sé;  tuttavia, Antipatromalato della  sindrome rancorosa del beneficato,  verso il padre euergeths/benefattore,  non vede i favori  né apprezza gli onori  perché cova  odio profondo per il precedente abbandono e non sente il dovere  della gratitudine, come riconoscimento di quanto fatto al momento per lui, ma, in cuor suo, rileva quanto fatto per gli altri, in un giudizio negativo dell’azione paterna e in una  condanna, nonostante il formale  omaggio!

La  notizia di Antichità giudaica è anche in Guerra Giudaica, I,23.1. 448.

La scelta di fare venire Antipatro  come epiteichisma tois uiois/ propria difesa contro i figli  a  corte (ibidem)   è  degli anni 13/12 a.C, quando l’uomo ha quasi 35 anni: non sarà un bene per Erode, che diventa vittima del figlio (ibidem 79), ma  lo fa, desiderando soltanto  umiliare l’arroganza nobiliare dei figli di Mariamne asmonea, per meglio educarli al trono!.

Al padre, re,  poco interessa il pensiero del figlio primogenito, vissuto da privato in Idumea e in Nabatea,  formatosi nella dura lotta quotidiana per campare in mezzo ad altri popolani, aramaici, filoparthici, scarsamente religiosi, ebrei  a metà, ancora veneranti il Padre e   profeta Kosè/Koze, creduto Dio ( cfr. Ant giud, XV,253)! 

Al re interessa far cessare la temerarietà dei figli di Mariamne costretti a vedere di fatto  che non soltanto a loro  e, non per necessità, spettava il regno! (ibidem).

Erode crede  che, mettendo a loro fianco un uguale  per dignità, maggiore di molti anni per età (12 con Alessandro e 15 con Aristobulo) possa calmare la velleità  nobiliare dei due giovani, adolescenti, eredi asmonei e, al momento opportuno,  possa trovare  un’occasione per trattare il problema della successione: minimamente si consulta col figlio Antipatro, uno sconosciuto per lui ed un intruso popolano per i fratellastri, nobili!

I due figli asmonei ritengono insopportabile il cambiamento  /aphorhtos h metabolh perché vedono salire, nel loro orgoglio di nobili, più in alto il figlio di una donna  di oscuri natali (ibidem),  richiamata anche lei dall’esilio, su consiglio del  figlio, subito accontentato nella richiesta. I due, non sapendo contenere lo sdegno, lo manifestano, data la loro parrhsia,/libertà di parola, ed aumentano la loro ostilità verso il padre;  Antipatro, invece,  si concilia le simpatie  di tutti anche per le sue qualità di scaltrezza e di opportunismo, proprio degli antipatridi.

Professore, gli antipatridi  sono numerosi a corte ed hanno molto potere ed ora si  rafforzano col  nuovo venuto: le loro accuse contro i due figli  asmonei già circolavano: ambedue tramavano contro Erode; ed Alessandro, genero di Archelao di Cappadocia, si preparava  a  fuggire presso il suocero per andare ad accusarlo davanti a Cesare! Il fratello Ferora e la sorella Salome sono parenti infidi che tramano contro il re secondo Guerra Giudaica e secondo Antichità giudaiche, facendo una politica personale, a proprio interesse, non a favore del fratello e tanto meno del popolo!.

Certo, ora, gli avversari sono più forti perché  Antipatro è uomo  molto scaltro e gioca bene ogni sua carta, si sa coprire,  avendo l’animo di un servo ambizioso, viscido, velenoso per i tanti pathemata sofferti con la madre in Idumea e in Nabatea!. Mi pare che anche M. Pani (Roma e i re di Oriente da Augusto a Tiberio, Bari 1972,pp 114-115) sia arrivato alle mie stesse conclusioni, che cioè Ferora, Salome ed Antipatro sono perfidi protagonisti di una storia tragica in cui il carnefice appare il solo Erode, ma in effetti tutta la famiglia idumea  è rea di mali! 

Flavio, infatti, scrive: (Antipatro) essendo molto abile ad adulare il padre ed intessendo varie calunnie contro i fratellastri, insinuava alcune lui stesso, altre le faceva diffondere dai suoi amici e giunse a tal punto di far perdere ogni speranza di successione a loro (ibidem,450). Insomma  secondo Flavio, Antipatro risulta subito nel testamento (diathhkhe) ed in ogni manifestazione pubblica /phaneroos lui stesso autos già successore /hdh  diadokos –ibidem-. Anzi è inviato a Roma  in ambasceria a Cesare  con gli ornamenti e con le insegne, tranne il diadema (Guer. Giud., I,451).

Il successo maggiore, comunque,  Antipatro lo ottiene col fare  infilare la madre nel talamo di Mariamne/eisagagein epi thn Mariamnhs koithn thn mhtera!.

E’ la rivincita più grande alle tante umiliazioni, subite da Doris:  entrare  da padrona nelle stanze  segrete  della vecchia alcova del re, nella parte centrale del palazzo asmoneo gerosolomitano, lasciata intatta dalla morte di Mariamne, l’odiata, la rivale amata follemente  dal marito!  Dormire nel letto /koith di Mariamne, poter disporre del suo guardaroba, mettere i suoi gioielli ed abiti, pavoneggiarsi  in mezzo alle famiglie dei suoi figli asmonei e  tra le donne del partito idumeo, specie con Cipro- vecchia sua suocera  forse ancora vivente-e  con Salome, sua cognata che, data la loro indole, la invidiano!

E’ una provocazione da parte di Erode e di Antipatro imporre  Doris nel cuore del palazzo asmoneo, nella parte riservata come un νεως/tempietto alla memoria della defunta, per anni invocata e chiamata per nome dal re, come  se fosse viva!.

Per i due figli, che vivono, nelle ali del palazzo, con moglie  e rispettiva famiglia è una profanazione, specie per Glafira, figlia di Archelao –  re di Cappadocia, un re socius dell’impero romano  importante come Erode nell’area Orientale –  moglie di Alessandro e perfino per Berenice, figlia di Salome, moglie di Aristobulo,   che ritengono un sacrilegio il dormire di Doris nel talamo della regina! Non si conosce la reazione della figlia, mai nominata, di Mariamne, considerata figlia della colpa! Neppure si sa se vive nel Palazzo o  relegata lontana da Gerusalemme! Comunque, Alessandro – con moglie e figli Alessandro e Tigrane –  ed  Aristobulo -con moglie e i cinque figli  (Erode di Calcide, Erode Agrippa, Aristobulo, Erodiade e Mariamne) lamentano davanti al re e alla corte intera che sia profanato da una popolana il talamo regio della madre!  Segue un clima di pettegolezzo e di  memorie rabbiose, di ricordi privati, con atti di invidia,  che acuisce il dissidio tra i figli di Mariamne ed Antipatro, sostenuto dal padre, da Ferora e da Salome. Flavio chiude il discorso dicendo che  l’eletto diadokos fa uso contro i fratellastri  di due armi, adulazione/kolakeia   e calunnia/diabolh  agendo subdolamente sul re, per spingerlo all’eliminazione dei figli.

Un giudizio pesante, professore! Possibile che un figlio, ora onorato e successore al regno, possa agire così contro i fratellastri?

Marco, in ogni corte,  per la successione, prima e dopo la morte di un  re, vecchio, ci sono lotte tra fratelli, senza esclusione di colpi: gli antagonisti si fronteggiano per il primato  con ogni arma, a volte creano alleanze contro il preferito, attaccato e con parole, con pugnali  e coi  veleni; non c’è  limite alle calunnie, ai piani diplomatici e ad azioni di spionaggio. Nello studio sugli achemenidi (specie  su Artaserse  I  ed Esther, Ant Giud.XI, 184-296) sulla morte di Monobazo di Adiabene, su quello di Fraate di Parthia e su  quello di Tiberio ho potuto rilevare le varie tipologie di assalto, fatte tra i contendenti al trono:  le calunnie, i raggiri,  le  adulazioni, i compromessi, i veleni  fanno delle corti che sono  un campo di battaglia perché covo di vipere ambiziose, dove prevale il più astuto che si è meglio protetto  con le alleanze e che ha agito crudelmente sacrificando anche  la vita dei propri congiunti. Scene di panico, un clima di terrore , di maldicenza e di adulazione, e di corruzione, improvvisi fuggi fuggi, sono abituali a Capri, prima della elezione a successori alla pari di Caligola e di Tiberio Gemello nell’estate del 36 d.C.!

Se accade questo alla corte di Tiberio, ellenizzata, si può  comprendere bene cosa possa capitare in una corte semibarbarica o barbarica alla successione!. Capisco, quindi, professore quanto mi sta dicendo  e il clima di odio, di calunnia e di confusione a corte.

Erode, perciò, stordito dalle combinate azioni e dai raggiri da una parte  e da un’altra,  entra en sugkhusei ths psuchhs,  che è anche sugkrisis/combinazione unita ad ekplhksis/sbalordimento  di un uomo  che, fidando nel suo sangue cioè nella sua famiglia idumea-  anche se è cosciente di dover dubitare –  arriva al punto di accusare  di pharmakeia avvelenamento i figli  (Guer.giud. I, 23.3) e di trascinare Alessandro  a Roma!.

Lì, a Roma,  il giovane, trovandosi in un clima migliore, fa valere la sua abilità forense, essendo un abile oratore, ma anche la sua  nobiltà e l’innata moderazione, nonostante la giovanile età, avendo in Augusto un giudice più esperto di Antipatro  e più assennato di Erode (ibidem, 5).

Il giovane, dopo essersi moderatamente lamentato, senza attaccare minimamente il padre, dimostra l’innocenza sua  e del fratello  dicendosi esposto a pericoli  indefiniti protestando per la ribalderia di Antipatro  e il disonore  che su di loro si era abbattuto (ibidem):  la sua conclusione  è  retoricamente strutturata ma è tale da intenerire gli animi dei romani  e di trascinarli alle lacrime e  da  commuovere lo stesso Augusto: la mia traduzione in discorso diretto rende  efficacemente il pensiero- espresso con un periodo ipotetico di primo tipo con apodosi all’indicativo, resa  da me con un congiuntivo concessivo: ci uccida pure il padre, se  ritiene fondata l’accusa/ tooi patri kteinein autous  estin ei de kai prosietai to egklhma (al padre è il potere di uccidere, se ritiene fondata anche l’accusa).  

Augusto riconcilia, allora,  i figli col padre, assolvendoli entrambi dalle accuse, ma pretende che la riconciliazione si faccia  alla condizione che essi devono al padre la massima obbedienza e il padre può lasciare il regno a chi vuole (ibidem).

Alla pacificazione tra Erode e i figli, succede nel corso del viaggio di ritorno in patria da Roma un nuovo rinnovato patto del re giudaico   con Archelao, venuto ad incontrarlo in Cilicia, all’approdo ad Eleusa:  è un abbraccio affettuoso tra i due re, amici da tempo  e consuoceri, dopo la tensione e gli equivoci a causa dei figli. C’erano state lettere per la ricomposizione dell’amicizia e durante il processo e prima, senza e con la sollecitazione di Augusto, che pretendeva leali rapporti tra i due maggiori garanti della stabilità mediorientale!

Ora era caduta l’accusa di Ferora e di Salome, che coinvolgeva anche Archelao, che  aveva dovuto farsi davvero assistere  dai suoi amici romani e da avvocati  per la difesa di se stesso e del genero nel processo!. Perciò l’incontro tra Archelao ed Erode  sicuramente fissato da Augusto, e voluto, fu amichevole e chiarificatore di ogni equivoco : Archelao ospitò il re giudaico, ringraziandolo per l’assoluzione  del  genero,  compiacendosi per la riconciliazione  e lo scortò fino a Zefirio  secondo Flavio (Guer. giud. I,456)  e gli fece doni per il valore di 30 talenti.

E’ una pacificazione vera quella tra figli e padre, professore?

E’una pacificazione apparente, come era avvenuto già prima dell’arrivo a corte  di Antipatro, anche se Erode, ora, al ritorno da Roma, è convinto che  la sua famiglia ha omonoia / concordia perché ora è kurios ths archhs signore dello stato,  ma anche dikasths  diadochou  arbitro assoluto della successione.  Infatti, nell’assemblea plenaria, proclama  eredi del trono i suoi tre figli, e prega Dio e  il popolo  di ratificare il suo volere:  Antipatro per elikia /età, Alessandro ed Aristobulo per nobiltà di nascita/ eugeneia sono destinati alla successione!.

Concede, poi, gli onori, in relazione alla sua nomina, ed invita  tutti a non alimentare invidie e gelosie tra i nominati ben conoscendo  lui la malignità dei cortigiani -ibidem 23,5. 39-. Il suo discorso ai cortigiani e parenti, a popolo e all’esercito è  un buon esempio di retorica  aulica, che, comunque, sottende la presenza di un clima più sereno: coloro, dunque, che Cesare unì e a cui il padre concede l’investitura, voi rispettateli  senza attribuire loro onori immeritati né diseguali, ma a ciascuno secondo l’anzianità; infatti, chi conferirà a qualcuno onori  superiori a quelli spettanti per età, non lo rallegrerà tanto quanto affliggerà colui che avrà trascurato. Le persone, che in qualità di parenti ed amici,  dovranno essere al seguito di ciascuno, le stabilirò io stesso e le renderò  responsabili della concordia, ben sapendo che  i dissapori e i contrasti nascano dalla malignità  dei cortigiani, mentre, se questi sono uomini dabbene,  mantengono viva la comunità di affetti. A loro chiedo e non soltanto a loro, ma anche agli ufficiali dell’esercito di riporre per il momento solo in me le speranze, perché ora non il regno concedo ai miei figli, ma gli onori regali/ ou basileian, allà timhn Basileias tois uiois paradidomi. Essi godranno  i vantaggi del potere come sovrani, mentre a me rimarrà il peso del governo/to baros toon pragmatoon, anche se io non ho voglia.

Erode pensa di aver riportato  veramente in famiglia la concordia  ma in effetti  tra i fratelli domina la stasis discordia con uponoia sospetto –ibidem 24.1 – Antipatro non è contento del to presbeion diritto di anzianità ed è timoroso del diritto del secondo posto concesso ai fratelli che,  a loro volta, sono scontenti di non aver avuto la precedenza assoluta nella successione.

Perciò,  il successivo discorso di Erode  sembra che  non sia utile, nonostante il parlare del re con franchezza e con autorevolezza, in quanto si vuole dimostrare realmente che lui è ancora degno di regnare per l’età, per la condotta di vita e per la pietà.

Così scrive Flavio (ibidem): io non sono proprio tanto vecchio da far pensare che da un momento all’altro non ci sarà più niente da fare poiché non sono  dedito ai piaceri – che anche ai giovani accorciano la vita-  e poiché ho onorato la divinità tanto da arrivare al termine estremo della vita.

Un bel discorso, professore! un Erode non conosciuto, un re e padre non certamente privo di humanitas, un uomo che sbaglia a fidarsi del suo sangue idumeo, che è stirpe di arrivisti, subdola, egotistica, contraddittoria nell’inseguire le mete, ma determinati, come in effetti è lui stesso, megalomane drasterios/ energico, istintuale e  bestiale nell’ira verso se stesso e verso gli altri, specie se in crisi confusionaria!  Un vero discorso da padre a figli, da  vecchio re a cortigiani e  da sovrano al suo popolo e al suo esercito!

Certo Marco! mi piace  ora fartelo sentire completamente in modo da poter capire  le vicende e  mostrare il male dei cortigiani, il contegno non decoroso degli stessi figli e la sorda subdola opposizione dei parenti stretti: Chiunque si darà a lusingare i figli miei  perché mi tolgano il potere, me ne pagherà il fio, anche per loro; e non per invidia verso i miei figli  io pongo un limite ai loro onori, ma perché so che l’adulazione avvia i giovani alla tracotanza /Thrasos. Se, dunque, ognuno di quelli  che  avvicineranno i miei figli rifletterà che, comportandosi a dovere, riceverà da me il contraccambio, mentre se susciterà contrasti, le sue mali arti non gli procureranno vantaggi nemmeno verso la persona corteggiata: io credo che tutti agiranno a  mio favore cioè a favore dei  figli. Infatti è nel loro benessere che io regni, come è mio interesse che loro siano concordi.  E voi, miei bravi figli, rimanete buoni fratelli, rispettando in primo luogo le leggi sacre della natura, che preservano gli affetti  anche negli animali feroci,  in secondo luogo, Cesare, che vi ha riconciliati, in terzo luogo me, che vi rivolgo una preghiera, mentre vi potrei dare un ordine.

E’ , Marco, il discorso di Erode rivelatore di un animo umano di padre e di sovrano, rispettoso della  legge naturale, del sistema imperiale romano  e  della famiglia! Non credo che possa essere esemplare di uno scrittore ebraico, che avrebbe certamente  anteposto Dio e la sua oikonomia!  penso, invece, al gruppo scrittorio ellenistico di Guerra giudaica, che  ha il sopravvento in questo discorso erodiano in cui si magnifica l’armonia naturale, imperiale e familiare!.

Professore, neanche avrei immaginato un discorso di questo genere in bocca ad Erode!?

Marco, Erode sorprende, comunque, nella sua doppia faccia di humanitas seppure venata da megalomania  e da estrema bestialità , -proprio di uno di formazione aramaica, feroce nel suo integralismo religioso! Nonostante ciò, è  uomo che passa da un eccesso ad un altro, specie nella vecchiaia, a causa della debilitazione mentale. Per me, resta, comunque, persona non priva di umanità e razionalità abile a  raggiungere i suoi obiettivi a qualunque prezzo e sacrificio, ma essendo di indole passionale alla fine è personaggio perdente e tragico a causa della malizia  degli altri, specie dei famigliari.

Avendola seguita negli altri lavori su Erode, condivido  anch’io il suo parere. Ora riprendiamo il racconto su Antipatro.

Comunque, Marco,  il re,  da ebreo, dopo aver concesso ai figli la  veste regia  e gli onori/ Hstheta kai therapeian basilikhn, implora su di loro la benedizione di Dio,  che è  garante delle sue  deliberazioni  a patto che si si mantengano concordi, li abbraccia uno ad uno, affettuosamente, prima di sciogliere l’assemblea,  mentre già c’è chi asseconda il sovrano e chi,  facendo finta di sentire, ha in animo  metabolh/il cambiamento (Ibidem,456).

Professore, allora niente  cambia! tutto è come 3/4 anni prima, dopo il precedente ritorno di Erode dal viaggio, al seguito di  Marco Agrippa!Tutto è come allora, quando Erode era già en sugkhusei ths psuchhs!. La stasis familiare accompagna sempre  Erode;   Ferora e Salome  fanno sempre la guerra e i due fratelli asmonei subiscono sempre e sono ancora di più  rabbiosi ed impotenti, avendo maggiori sospetti!.

Gli animi, Marco,  sono quelli di tre anni prima, specie quelli degli idumei, che pur sono i privilegiati ed amati dal sovrano, che è stato irretito da loro,  a causa della consanguineità. Flavio scrive (Ant.Giud.,XVI,75) :Il re riflettendo pensava che anche dalle persone più care non gli era venuto  alcun conforto, neppure dall’amata moglie a causa delle noie derivate dalla sua famiglia  –e nonostante la sua fortuna esterna concessa dalla benevolenza di Dio- in casa sua, invece, contro ogni aspettativa gli andava quasi tutto al peggio, da ambo le parti ogni cosa risultava diversamente da quanto altri avrebbero pensato,  lasciando il dubbio se tanta felicità al di fuori  fosse da scontare con le  disgrazie domestiche o se  a tante tragedie a casa si dovesse sfuggire, a condizione di non possedere la invidiata potenza di re!

Erode, riflettendo sulle tragedie familiari (morte di Aristobulo di Hircano, di Mariamne, di Alessandra,di Giuseppe, di Soemo) e sulla sua ascesa politica (era diventato il terzo uomo dell’impero dopo Ottaviano ed Agrippa!) rilevava la sua fortuna, da una parte, grazie alla predilezione  di Dio, che attua la sua imperscrutabile oikonomia  favorendo, in modo paradossale, il suo successo regale nel piano  universale romano-ellenistico, ma comprendeva, da un’altra,  la propria infelicità familiare, causata   dall’invidia e dall’ingratitudine:  phthonos  ed acharistia gli risultavano  elementi centrali  nella sua storia di uomo, in una lettura  tipica di un eroe tragico! Erode si sentiva vittima!

Nella storia privata di Erode, in effetti,  c’era  un buco mai esplorato, una macchia   per il nome del re,  a causa del disinteresse romano alla colpa/amartia nascosta, neanche rivelata a se stesso, oggetto di contesa  tra i suoi contribuli e quelli della parte avversa asmonea, quasi cancellata e sepolta nella sua psuchh, che pesava, comunque, ancora: la morte di Mariamne!

Gli antipatridi difendevano  il re fratello  contro gli asmonei che infangavano, in una difesa della memoria della madre, onesta e fedele uccisa per gelosia, il padre  pazzo furioso d’amore, favorito e protetto dai romani,  distruttore anche  della stirpe regia giudaica; a loro volta, gli asmonei difendevano l’onore della madre e della famiglia  dai vili attacchi delle chiacchiere delle idumee, che marcavano l’adulterio della regina,  e di  quelle degli idumei che ritenevano giusta la successione di Erode ad Antigono, sancita dal senato e dal popolo romano!

Restava, dunque, insoluto il problema della non chiarita  morte di Mariamne, della delazione di Cipro e di Salome,  che avendo poi seguito il parto della regina, presentavano la prova della bimba, nata,  rimasta innominata e  avevano determinato l’uccisione dell’asmonea, senza concrete certezze, manovrando sulla passione furiosa di Erode Cfr. Alessandra la suocera di Erode  www.angelofilipponi.com Questo  macigno turbava gli animi  e di chi  aveva causato la  morte di Mariamne  e di chi ora la difendeva perché figli grandi e maturi, per di più coinvolti nella lotta per la successione, convinti di essere eredi legittimi!.

Gli antipatridi con questo fardello sulla coscienza, difendevano il loro comportamento aspirando oltre tutto alla  successione, e si accanivano contro i figli di Mariamne, ingenui negli scontri verbali  incapaci di contrastare le chiacchiere sulle colpe della loro madre. La  situazione era degenerata, in assenza di Erode, impegnato con Marco Agrippa, e ad ogni incontro dei cortei di  Ferora o di Salome con quelli di Alessandro o di Aristobulo  erano  scintille  verbali e scoppi di ira, che accendevano gli animi fomentando intrighi, offese e maldicenze.

Gli idumei, dai tanti scontri  verbali avuti con giovani, avevano tratto un punto di forza  dal fatto che i giovani nella difesa accorata perdevano  la testa e sbloccavano in ingiurie e  frasi oltraggiose verso il padre: volevano  sfruttare l’ ira  e la reazione immoderata dei giovani davanti alla corte in quanto  nella difesa  della madre non si vergognavano  delle sue colpe, manifestate da loro, e pesantemente  oltraggiavano Erode e  i suoi parenti facendo capire che con le proprie mani si sarebbero vendicati contro colui che ritenevano colpevole.

Seguivano  agli scontri villanie di ogni genere  tanto che  i giovani nobili apparivano volgari, mentre gli idumei, facendo i signori, perché meno coinvolti emotivamente, trovavano il pretesto per formulare un  accusa per far credere ad Erode che si trovava davanti ad una congiura.

Professore,  si trattava non di fatti ma solo  di parole.Come fecero gli idumei a trovare un capo di accusa dalle sole parole?

L’ occasione la ebbero dai rumores/voci dei cittadini  di Gerusalemme -Ant,giud. XVI,71-: tutta la  città fu piena di tali discorsi – come avviene in contese del genere- ;  da una parte  si compativa l’inesperienza dei giovani e dall’altra  i piani di accusa,  intessuti da Salome,  pervasero tutti e lei trovò nelle loro stesse azioni un’opportunità di parlare falsamente a proposito  di loro.

Secondo Flavio,  essendo cresciuta la stasis in casa,  Ferora e Salome erano decisi  ad annientare i due giovani arroganti figli di MariamneSpecie Salome aveva  rivolto il suo odio contro i giovani quasi fosse una eredità e cercava ogni trama ingiuriosa contro la loro madre, morta, in modo arrogante ed ardito, come se non volesse lasciare vivo alcuno della stirpe, che potesse vendicare la morte della donna, eliminata  a causa sua -cfr Ant. giudaiche.XVI,66-72  ed anche  Guer. giudaica I,  443-447- Anche i figli di Mariamne, avendo ereditato l’avversione materna  consideravano il padre nemico  crudele quando già erano a Roma col fratello più piccolo, poi misteriosamente morto, dove erano stati mandati per ricevere una educazione romano-ellenistica,  poi  ancora di più, una volta tornati in patria. Secondo Flavio il loro odio era cresciuto con gli anni. Dopo che erano in età di sposarsi-l’uno prese in moglie la figlia di Archelao, re di Cappadocia, Glafira, e l‘altro Berenice, la figlia di Salome che aveva calunniato sua madre- unirono all’odio  anche l’ardire nel parlare.

L’odio fra le parti aumentava anche perché Erode era assente   e  ancora doveva tornare dal viaggio con Marco Agrippa, ma si sapeva che stava per  arrivare a Cesarea Marittima da Samos.

Il suo arrivo a Gerusalemme  scatenò h kheimon/ la tempesta!

Così Flavio in Antichità giudaiche  XVI, 73. scrive: quando Erode ritornò, dopo che si era rivolto a popolo, per mostrare l’amicizia dei romani nei suoi confronti,  subito  Ferora e Salome  si avvicinarono al re  con la notizia che lo sovrastava un grande pericolo  da parte di giovani  che, apertamente, lo minacciavano affermando che non  avrebbero lasciato impunito l’assassino della madre.

Il re fu sconvolto e ancora di più  accrebbe la sua agitazione il sentire le voci  riferite  da altri: la cosa era nota a tutti e la stessa città ne parlava.

Questo nocque  ai fratelli specialmente perché gli antipatridi volgevano a loro favore  le parole degli asmonei, stravolgendole, come avversari, e le riferivano al re come se fossero un reale complotto pianificato. Infatti li accusarono al padre come cospiratori  di una trama  architettata dal genero di Archelao, che si preparava a fuggire  contando sull’appoggio del suocero, per andare ad accusarlo presso Cesare.

Erode si impaurì perché conosceva la temerarietà dei figli di Mariamne e  la loro voglia di dominio  ma anche la malizia dei suoi fratelli, capaci di tessere piani insidiosi. Comunque, prevalse in lui l’amore per la  famiglia idumea nonostante avesse la testa piena delle calunnie l /anaplhstheis toon diaboloon. Era   timoroso e sospettava  che fosse partecipe Archelao, anche lui amico di Augusto e socius  dell’impero romano,  garante della stabilità dell’area orientale come lui. Riteneva, però, la cosa impossibile ed improbabile, dati i rapporti di amicizia, lo scambio di lettere, le relazioni  delle spie  e il matrimonio di Alessandro con figlia, specie in quel particolare momento di fortuna per entrambi.

L’accusa  era pesante ed Erode rilevava che  c’era eguale quantità di odio, seppure  diversa  era la forma dell’odio.

Flavio dice: gli uni, i giovani inesperti, giudicavano che la forza dell’ira consistesse nel dire apertamente  villanie e a fare rimproveri ma agivano in modo precipitoso,  gli altri al contrario, non si adeguavano a tale sistema ma si comportavano in modo accorto  e seminavano  scaltramente calunnie e facevano presente ai giovani che la loro audacia contro il padre avrebbe condotto alla  violenza (Ibidem)

Quindi, professore, Erode al ritorno, sentendo le voci anche popolari, non avendo più sicurezza in Ferora e Salome,  coinvolti nei litigi , pensò bene di richiamare dall’esilio il figlio Antipatro così da pacificare i due schieramenti opposti, convinto forse che sarebbe stato un moderatore? ed ora cosa succede dopo il ritorno dal processo, una volta riconciliati ?

Erode è convinto nella  scelta di Antipatro, come uomo di equilibrio tra le parti: Il figlio avrebbe potuto moderare gli animi, dato il prestigio che gli avrebbe dato in quanto nominato successore, far cessare  gli scontri verbali tra asmonei ed idumei e frenare con punizioni esemplari  i popolani innocentisti filoasmonei e quelli  colpevolisti, filoerodiani,  disennescando l’odio familiare e la stasis  cittadina sorta in  nome di Mariamne!

In effetti, Antipatro  gli era sembrato, già  nel corso del dibattito al processo a Roma,  uomo tranquillo e sereno, ago della bilancia, un moderatore  sia nei confronti dei rabbiosi  contribuli che verso gli asmonei, che ancora facevano le vittime, compiangendo la  fine violenta della madre  e  se stessi, costretti a vivere  con gli assassini di lei e sperimentare  lo stesso destino.- Ant. giud., XVI,71-.

Perciò,  lo ritenne, nella situazione del processo, il migliore tra quelli della sua famiglia idumea: così, infatti, l’avevano visto  Augusto  ed anche gli amici romani!

Erode, dunque, pensa di aver trovato la giusta soluzione con Antipatro diallakths, ma non considera il carattere del figlio di Doris né le aspirazioni dei due figli di Mariamne  che, giustamente, rivendicano l’eredità asmonea di Antigono, usurpata da lui, civis idioths idumeo, mezzo ebreo!.

Flavio così scrive: infatti quelli erano così addolorati  non solo  /to aidesthai  tais ths mhtros amartiais / per la vergogna delle colpe di adulterio e nascita di una figlia-  innominata ed ignota- ma anche,  specialmente, per la perdita del diritto di successione diretta al trono

Dunque, il bel  discorso  non è servito a niente e gli animi sono rimasti nel medesimo sospetto, anzi hanno maggiori sospetti  tra loro, invidiando tutti l’ascesa di Antipatro e la  continua presenza al fianco del padre, già al ritorno in patria: tutti lo considerano  h tou misous upothesis, causa dell’odio,  anche se rilevano che ancora non osava mettere in mostra apertamente la sua animosità per rispetto verso l’autore della conciliazione/ eis ge to phaneron  thn apechtheian ecsepheren ton diallakthn aidoumenos– Ibidem, 455-.

Antipatro sa, professore, che la sua funzione è quella di diallakths, ma teme per ora il controllo del superiore diallakths  Augusto, data la carica imperiale maggiore di quella di un piccolo re, circondato da spie romane, che informano quotidianamente  e l’epitropos /il governatore di Siria e l’autokratoor/imperatore. Deve perciò necessariamente essere  cauto ed infido?

Certo, Marco, ora Antipatro deve  fingere di fare il bene comune    e mutare disposizione morale sua e quella degli altri, in un interscambio continuo, riconciliando  gli uni con gli altri, ora mettendosi come arbitro tra le parti  ora come mediatore obbligando i parenti a cedere,  ora sostenendo i famigliari costringendo gli asmonei a venire a patti.  Egli riesce in questo, nonostante gli equivoci, ma ha in animo di ottenere il principato con l’aiuto dei parenti e di abbattere gli odiati  asmonei:  è uomo molteplice,  poikelotatos  to hthos, “tinto”  e variopinto, molto ambiguo, complesso,  furbo,  capace di saper tenere a  freno la lingua,  di celare l’odio con grande malizia. E’ persona, un politico, un teatrante spettacolare, che manipola scaltramente i due giovani,  i quali, data la nobiltà della stirpe, avevano sulla bocca quanto era nel loro cuore/ pan ton nothen hn epi glosshs.

Immagino, professore, che  il compito di Antipatro sia difficile,  ma per lui, malvagio- il maligno per eccellenza- sia un gioco manovrare i suoi famigliari asmonei, che sono sempre vissuti nel benessere,  mantenendo la calma,  e giostrando come pupazzi gli altri idumei, che sono  provocatori e spie di mestiere, seminatori di zizzania!

Immagini bene, Marco!, Senti cosa scrive Flavio (Guer. giud., I,468) erano molti quelli che li provocavano, mentre i più degli amici si  insinuavano come spie. Tutto ciò che si diceva  presso Alessandro  veniva immediatamente riferito ad Antipatro  e poi con qualche aggiunta passava  da Antipatro ad Erode. Nemmeno se il giovane avesse detto  qualche cosa innocentemente, si sarebbe salvato dalle critiche, ma il significato di ogni parola  veniva distorto per calunniare  e se, qualche volta, diceva  con un certa franchezza, una piccolissima cosa,  finiva col diventare un’enormità.

Alessandro, dunque, è circondato da uomini di Antipatro, che lo provocano e lo spiano e che, interpretando ogni parola, la riferiscono al mandante: Così scrive Flavio-Ibidem 470- :  Antipatro metteva sempre all’opera  dei provocatori  così  che le menzogne  avessero una base di verità e bastava che una sola delle dicerie, diffuse, si dimostrasse corrispondente  al vero  per dar credito a tutte le altre.  L’autore precisa: i suoi amici  erano tutti o riservatissimi per natura o  uomini persuasi con doni  a non svelare nessun segreto tanto che non si sarebbe sbagliato chi avesse definito la vita di Antipatro un mistero di malvagità/ kakias musterion;  e corrompendo con denaro  i cortigiani di Alessandro o insinuandosi  presso di loro con le adulazioni – mediante le quali a  tutto riusciva-  ne aveva fatto dei traditori /prodotai e  delle spie  di ogni cosa che si faceva o si diceva.

Insomma, conclude Flavio: Antipatro,  facendo una messinscena di ogni cosa , in modo accurato, in ogni particolare (panta de perieskemmenoos dramatourgoon) ricorreva ad una tecnica raffinata  per far giungere le  calunnie ad Erode, assumendo lui stesso  la parte del buon fratello/ autos men adelphou prosoopeion epikeimenos, mentre faceva svolgere agli altri  quella del delatore. Quando, infatti, veniva riferita  qualche cosa contro Alessandro, egli si presentava a  recitare la parte,  cominciando col ridicolizzare la diceria, e  poi pian piano ne dava conferma stimolando lo sdegno del re.  Tutto veniva riportato ad un complotto,  a far credere che Alessandro fosse pronto ad uccidere  il padre; infatti, nulla dava tanto credito alle calunnie quanto le difese che Antipatro prendeva per Alessandro.(Ibidem,472).

Professore, Antipatro è favorito dalla vecchiaia di Erode che, da giovane  drasterios e poikilos anche lui,  mai si sarebbe fatto raggirare da una recita così sfacciata, anche se  di un grande attore!.

Certo. La vecchiaia  e la malattia rendono giudice non oculato Erode che, forse, solo dopo la morte dei suoi figli, si accorge dell’errore.  Troppo tardi!.Ed allora il padre vecchio e malato, amareggiato da quanto gli si diceva,  toglieva ogni giorno una parte del suo affetto  ai figli per riversarla  su Antipatro, che mostrava riconoscenza senza esserlo. Erode, non avendo più fiducia in Ferora  e in Salome, riversa il suo amore solo  verso il figlio,  ora  premiato ed elogiato pubblicamente.

Cosa avevano fatto i due perfidi fratelli idumei ?

Ti mostrerò prima l’ingratitudine di Ferora e poi quella di Salome.

Ferora, intrigante,  si rende odioso,  destando sospetti nel re – che già l’ha perdonato per la sua partecipazione alla  congiura di Costubar,- una prima volta  perché, innamorato di un sua ancella,   nutre una passione tale  da rifiutare la prima figlia, Salampsio, di Mariamne – che viene poi data al figlio di suo fratello morto, Fasael, omonimo – offendendo  gravemente Erode, che, indispettito e triste, rileva  la non riconoscenza fraterna (cfr. Ant giud. XVI,195);  una seconda volta perché ha il coraggio di rifiutare l’offerta del re – che per  distrarlo dalla sua amante,  gli concede, da fratello, comprensivo e tollerante,  in moglie l’altra figlia  di Mariamne, Cipro,  con una gran dote, dandogli una nuova opportunità per cui, grazie anche ai consigli del dioicheths Tolomeo e di Doris,  accetta le nozze, ma, nonostante la promessa fatta, avendo avuto un figlio dalla donna amata, disonora la figlia del re coi suoi tradimenti, seguitando di nascosto la tresca con la sua serva, propenso a fuggire in Nabatea, all’occorrenza;   una terza volta perché, essendo andato a far visita ad Alessandro gli  rivela  che ha saputo da Salome che il re era perdutamente innamorato di Glafira  e che la sua passione non era facilmente contenibile. A proposito Flavio scrive: A tale notizia Alessandro andò su  tutte le furie, e per la gelosia e per la passione  giovanile,… non ebbe la forza di reggere  al dolore. Si presentò al padre e, piangendo, gli manifestò quello che gli aveva riferito Ferora.  Erode, colpito da grande furore ed incapace di sopportare la vergogna e la falsa accusa, rimase sconvolto e si doleva spesso della malvagità della famiglia e della maniera  con cui veniva trattato da quelli, ai quali aveva fatto del bene.

Professore, mi meraviglio che Erode non veda a questo punto che Ferora, suo fratello, vuole la sua morte! uno, guardingo e perspicace, diventa cieco davanti ad accusa così infamante, tale da sconvolgere l’animo di un giovane già turbato!? non è chiaro l’animo di uno che mette padre e figlio contro,  per amore di una donna?!

Si. sembra chiaro! Erode ha presente l’esempio, esecrato da tutti  i re orientali, di  Lisania – che uccide il figlio  Filippione, per sposarne la moglie,  sorella dell’asmoneo Antigono, fatto uccidere  da Antonio – e cerca la concordia in famiglia, secondo gli ordini di Augusto, nonostante le contraddizioni e i cambiamenti senili di umore.

Non c’è da meravigliarsi, comunque, se Erode, dominato dalla sua megalomania e dalla  volontà di apparire recita la parte del grande re e  lascia impunito il fratello,  affermando: posso vincere i miei parenti non punendoli degnamente come meritano, ma beneficandoli più di quanto meritano!.

Sono parole di un retore, che pensa ellenisticamente, di  punire l’altro, secondo merito, mostrando così che Erode è magnanimo coi suoi congiunti !?

Si Marco, Erode è magnanimo coi suoi, anche se scopre la verità!

Infatti Flavio -dopo aver mostrato Erode che, convocato il fratello, lo sgrida -scrive : tu sei il più malvagio di tutti. Tu hai raggiunto un grado così smisurato e  impensabile di ingratitudine da pensare ed affermare  simili cose di me? Tu puoi forse pensare che io non veda quali siano i tuoi piani?Tu hai sussurrato  all’orecchio di mio figlio  una cosa così perversa   non per infangare la mia reputazione,  ma per aver in lui uno che tendesse insidie alla mia vita  ! uno che cercasse la mia rovina con veleni!

Allora cosa pensare? bisogna credere che Erode alterni fase di razionalità ad altri di ottusità mentale, come un vecchio rincoglionito, che ha un sacro rispetto per la famiglia?!

E’ certo che Erode ami la famiglia idumea e che sia conforme alle sue direttive, seguendo suo figlio Antipatro, che è il coordinatore di ogni azione idumea. Io, che sono vecchio, più di Erode, posso anche accettare la tua  valutazione di un Erode rincoglionito, che va a  fasi alternate!, mi permetto, comunque, di dire,  prima di giudicare, che  forse è meglio sentire il resto del pensiero di Flavio, rivolto più verso Alessandro, uomo capace di frenarsi in una tale situazione!:  Chi mai infatti- se non uno guidato da un demone  buono, come mio figlio-  avrebbe sopportato  il padre, sospettato di tale malvagità,  lo sopportasse impunito? Pensi tu di avergli messo  nell’animo  solo un ragionamento e non piuttosto nella destra un pugnale, da usare contro il genitore? e considerato che tu odi lui e suo fratello  perché parlando male di me, ti sei finto benevolo nei suoi riguardi ed hai detto cose  che poteva pensare solo la tua empietà e riferirle calunniosamente ad altri? Rispondi? tu hai agito così abominevolmente verso tuo fratello e benefattore! Possa la tua coscienza  colpevole vivere con te come tuo compagno!

Sembra  da quanto dice  Flavio, dunque,  che abbia capito tutto,  ma lo punisce a vivere con la sua coscienza di colpa!  lui impulsivo e crudele?Bene. Ho compreso! ma non mi è facile interiorizzare il tutto! Andiamo avanti. E cosa fece la terribile Salome?

Salome è l’anima nera di una famiglia malvagia,  una pettegola assetata di sangue!  una donna sanguigna, passionale che si nota, sullo sfondo di un quadro seicentesco, in lontananza come un’ombra fosca, in agguato!.Lei, che ha sulla coscienza forse  la morte del  marito Giuseppe e probabilmente quella del secondo marito  Costubar  e quella di Mariamne e di  Alessandra, è l’artefice della chiacchiera su Glafira ed Erode, avendo  architettato ogni cosa con due fini, quello di smascherare la libidine  dei due fratelli  e quello  di far sposare Cipro con suo figlio Antipatro, attirata dalla ricca dote: Salome è femminista ante litteram  che combatte una battaglia contro il prepotere dei fratelli e degli uomini della sua casata, protervi maschilisti  ed un’altra a favore esclusiva  della sua famiglia, senza fare trapelare il suo vantaggio personale, facendo la richiesta di matrimonio, utile per il figlio e per sé!  Per conseguire  i suoi due skopoi, fa una ridicola sceneggiata, dopo che Ferora, colto in fragrante, è costretto a rivelare che le invenzioni sono della sorella, che è presente al colloquio!.

Leggi, Marco, quanto scrive Flavio-  ibidem 213-:  appena Salome sentì questo…protestò in modo convincente  che da lei non proveniva niente di tutto questo e che tutti  cercavano deliberatamente ogni mezzo per  renderla odiosa  al re e liberarsi  di lei a motivo dell’affezione  che lei provava per Erode,  al qual prevedeva sempre  i pericoli che lo minacciavano.

La sua recita parte da lontani ricord  per una dimostrazione che lei ha doti di preveggenza  in quanto, amando il fratello, riesce a salvarlo dalle minacce di tradimento, accennando alla delazione fatta contro il marito Costubar!.

Salome dice, secondo Flavio: al presente lei era vittima  di un complotto ancora più serio  perché lei sola cercava  di convincere Ferora a cacciare la moglie, che aveva, e a sposare la figlia del re,  divenendo così  oggetto  dell’odio fraterno. Così dicendo,  a più riprese, si strappava i capelli,  si dava colpi  ripetuti sul petto,  volendo con lo spettacolo della sua negazione, rendere plausibile il suo diniego, ma la malignità del suo carattere proclamava l’insincerità di quegli atti.

Di fronte a tale scena, Ferora, stretto tra le accuse di Erode  e le negazioni della sorella,  comincia ad accusare altri,  suscitando scompiglio nella corte, interessata ai fatti, timorosa di punizioni per il largo giro di chiacchiere.

Il re, nauseato dai suoi famigliari, vedendo, mentre  Ferora  accusa altri, sorgere tafferugli e scompiglio nella reggia, decide di licenziare i due fratelli  e di lodare Alessandro, capace di autocontrollo, rimasto in silenzio, prima di andarsene a riposare, essendo già notte  quando già  inizia una battaglia  di pettegolezzi femminili,  a seguito delle mormorazioni delle sue mogli, a causa della cattiva reputazione di Salome, ritenuta  unica colpevole della calunnia.

Flavio, a proposito ,scrive: anche le mogli del re  gliene parlavano in cattivi termini continuamente perché  non la sopportavano, sapendo  che aveva una natura  difficile e continuamente mutevole  ora amica ora nemica.

Da quanto detto  Salome è donna veramente temibile per Alessandro ed Aristobulo!.

Marco, la donna rivela ancora di più la sua malizia e  il carattere passionale e impudico, nel caso di Silleo.

Chi è Silleo, professore ?

Di Silleo Giuseppe. Flavio parla a lungo  in Antichità  Giud, XVI,221-226,275,276-285,286-292,335-355, e meno in Guer. giud.I,  24.6. (487).

E’ un personaggio di successo, nabateo, parente di Obedas, re  di Nabatea, che non governa e che affida l’amministrazione ad altri.

Erode e Obedas hanno una contesa da una diecina di anni,  circa i lhistai di Traconitide, protetti in città, fortificate dal re di Petra, da cui partono per spedizioni contro il clero sadduceo, contro i romani  e  i giudei,  facendo sequestri di persona a fine di riscatto, derubando i pellegrini  e a volte facendo stragi  nei paesi limitrofi, che non pagano il pizzo.

Per risolvere la questione dei Traconiti, Silleo, forse, è inviato a corte di Erode da Obedas!

Silleo è descritto così: amministratore degli affari del  suo re, persona abile,  giovane e di bella presenza. Venuto da Erode  per certi affari,mentre cenava con lui  vide Salome e dispone nel suo cuore di averla e quando seppe che era vedova parlò con lei del suo sentimento amoroso.  Salome, che si trovava  peggio di prima con suo fratello, e guardava il giovane in modo tutt’altro che indifferente, era impaziente di maritarsi  con lui; nei giorni seguenti allorché molta gente si era radunata per la cena apparvero molti e chiari segni di intesa fra i due.  Alcune donne  riferirono tutto al re  deridendo la loro mancanza di discrezione. Erode, fa interessare Ferora, comandandogli di seguire la coppia e di riferire, sapendo bene quanto screzio ora c’è tra lui e Salome!   Ferora li spia e riferisce che gesti e sguardi manifestavano la loro passione!

Il re, comunque, è contento che l’arabo se ne parte perché le sue donne  parlano male di una tale relazione, data anche la differenza di età: lei ha oltre cinquanta anni e lui poco meno di trenta anni!.

Due o tre mesi dopo, però, l’arabo torna di nuovo  e chiede ufficialmente in moglie la sorella. Flavio (Ibidem) così scrive: fece la proposta  ad Erode domandando che gli desse in sposa Salome. dicendo che questa unione  non sarebbe stata inutile  ad Erode per l’alleanza  con il governo  dell’Arabia che  virtualmente ora era in sua mano  e che in futuro sarebbe stato  suo, per diritto,  alla morte di Obedas,

Erode chiede alla sorella  se desidera  Silleo ed, avutane conferma,  invita l’arabo ad  assoggettarsi ai costumi  dei giudei  sulle nozze, che impongono  la circoncisione prima del matrimonio, che altrimenti non ha alcuna validità giuridica.

Erode sa  che l’arabo non può accettare perché se lo  facesse  sarebbe  lapidato a morte dai suoi e perciò, nega, di fatto, il matrimonio alla sorella come prima non ha consentito alle nozze di Ferora con la  serva, anche se ha già un figlio!  Erode ha costumi arabi anche lui in quanto figlio di Cipro nabatea,  vissuto per anni a Petra!.

Non si sa quale parte abbiano recitato Antipatro e  Doris in queste occasioni, che sono onnipotenti a corte, dominata  da spie  e da corrotti, che  sanno essere corruttori al momento opportuno  facendo preziose alleanze fra loro  per la rovina di altri.

Professore,   comprendo che  si tratta  di una corte immorale – anche se certamente  frequentata dal clero sadduceo, ma  anche da esseni e da farisei, la cui pietas è messa a dura prova in mezzo a tanta corruzione e perversione- anche per la presenza di eunuchi, che svolgono la funzione di guardiani delle donne, ma sono anche ministri/diakonoi  che curano la persona di Erode e di Ferora  e forse di altri e fanno da segretari che annotano i logia del Kurios/ signore. Seguendo lei e i suoi studi  mi sono dedicato alla lettura di qualche romanzo ellenistico  ed ho  notato in Flavio ( o chi per lui ) lo stesso stile  retorico,  una trama col cattivo e coi buoni, con gli aiutanti schierati da una parte e dall’altra, in modo da intrecciare il racconto  al fine di  tenere sospeso il lettore, che partecipa alla vicenda drammatica, avvincendolo col diletto: il carattere del protagonista Antipatro è reso con maestria come anche quello degli antagonisti, che dal lettore  hanno onore di pianto!

Marco, Flavio con lo scriptorium di Guerra Giudaica risulta scrittore di romanzi, abile a  caratterizzare il protagonista idumeo, a mostrare fin dall’inizio le vittime della ragnatela di male, tessuta da Antipatro destinati già a morte: lo scrittore di questa dramatopoiia non è il giudeo Giuseppe Ben Mattatia,  un sommo sacerdote che neanche potrebbe scrivere in greco, ma  uno scriba  sofista e retore, incaricato di mandare il messaggio soterico flavio e di far dilettare i lettori!. Ricorda, Marco, che ho già mostrato Tacito di Annales,  scrittore di opus rhetoricum maxime  in lingua latina, abilissimo a mostrare il contesto di Capri, della costa laziale e campana e di Roma,  la figura di Seiano divinamente onnipotente, padrone del mondo,  secondo i canoni della  tragedia di  Seneca, rispetto a Tiberio, re di un isolotto!  ricorda anche il contesto severiano  dell’impero, specie quello di Antiochia o di Roma dell’inizio del III secolo, nell’esame dell’opera di Cassio Dione, sicuramente influenzato dalla tecnica drammatica di Flavio e dai romanzi di Achille Tazio- Leucippe e Clitofonte- o di Longo Sofista- Dafne e Cloe-  o di  Caritone-  Le avventure di Cherea e Calliroe-  e condizionato dal sistema di vita di personaggi tragici e di donne come Giulia Domna!.

Qui, Flavio mette nel romanzo tragico di Erode, protagonista, una   aiutante  Doris-  ora l’economa della famiglia insieme al dioikethsTolomeo – il prototipo più brutto di madre  e di cattiva matrigna che combatte per vendicare i tanti anni passati nella sofferenza, una  selvaggia donna nella sua passionale rivincita  sulla rivale regina Mariamne e sui due figli incolpevoli- che, col figlio Antipatro, abbatte  gli  antagonisti, destinati tutti ad una comune morte ad opera dello stesso carnefice!  Un carnefice, divenuto  persona,  vittima del figlio, vero tragico esecutore di mali, che lentamente isola il padre, signore assoluto,  mentre  crea il vuoto intorno ai fratellastri, in una  fosca congiura familiare!.

Leggiamo insieme, per capire come, a questo punto, universalmente la corte si volga  a favore di Antipatro,  il testo di Flavio– ibidem -: assieme a lui si voltarono dall’altra parte anche i dignitari della  reggia,  alcuni di propria volontà,  altri per ordini ricevuti  come Tolomeo, il più elevato degli amici, i fratelli del re e tutta la famiglia; infatti Antipatro era onnipotente e cosa ancora più grave per Alessandro, era onnipotente anche la madre di Antipatro, che ne assecondava le trame contro i fratellastri con odio più acerbo di una matrigna/mhtruia e provava per i figli della regina un’avversione superiore a quella che si ha per i figliastri. Tutti facevano la corte ad Antipatro per le speranze che egli ispirava  e dal parteggiare a favore degli altri  ognuno era distolto dagli ordini del re, che aveva ingiunto alle persone più autorevoli di non avvicinare Alessandro e di non occuparsi delle sue cose.

Professore,  Alessandro col fratello è isolato  nella corte, mentre Erode è ancora uomo, comunque,  di potere che incute paura non solo all’interno del regno, ma anche al di  fuori del regno, in quanto Cesare  gli ha dato tanta autorità  da poter chieder l’estradizione  di qualcuno sfuggito  a lui, anche da una  città non soggetta ed Antipatro e la madre sono panta/tutto ! La condizione dei due giovani è, dunque, molto precaria?

Certo, i due giovani  erano  all’oscuro delle calunnie e, perciò, anche più incautamente vi offrivano il fianco; il padre non muoveva  alcun rimprovero apertamente ma essi un pò alla volta si accorsero  della sua freddezza  e dal fatto che di fronte a qualche contrarietà s’inaspriva sempre di più-Ibidem-.

In una tale situazione la famiglia idumea è compatta ed ha ora maggiori legami avendo un capo riconosciuto, onnipotente. Flavio così scrive: Antipatro suscitò contro i giovani  l’avversione anche dello zio Ferora  e della zia Salome, cui stava sempre attaccato come  fosse sua moglie, non stancandosi di aizzarla.

Specie, dopo la delusione amorosa,  Salone, stizzita con Erode, cerca protezione in Ferora che, comunque – furioso con lei  a causa delle  sue fallite nozze con la serva,  ha  fatto negare la sua richiesta di far sposare il figlio Antipatro con Cipro,  che ha 100 talenti di dote, suggerendo ad Erode il pericolo di una futura vendetta del figlio  di Costubar!.   Pur in un clima di pettegolezzi e  di reciproche  ripicche, i due si riappacificano. Gli asmonei, non ancora coscienti del reale pericolo, di fronte alla coesione  della famiglia idumea,  ora privi di appoggio del re – nonostante le  belle  parole rivolte ad Alessandro –   bisognoso di cure, circuito da Doris,  ma, comunque, ancora lucido di mente, non hanno una strategia di difesa  né cercano  alleanza con  gli scontenti, erodiani ed asmonei, accantonati da anni, con le altre mogli del re  e i loro figli  (come Mariamne, figlia di Boetho o come la Samaritana Maltace o come la gerosolomitana Cleopatra) e restano isolati e boriosi in una stolida prosopopea, nobiliare.

Alessandro ed Aristobulo, orfani, seguono l’esempio della spocchiosa Glafira: non si accorgono che sono perdenti le rivincite  femminili  della nobile  sulle altre donne, che  sono stupide le offese agli altri figli di Erode, da parte di Alessandro,  che sono ridicoli e autolesivi gli scontri tra ArIstobulo e sua moglie, che producono l’intervento della madre Salome e le accuse al re! Aristobulo non sa che corre un pericolo mortale ad umiliare la povera Berenice, già vittima di una madre perfida ed infida! forse neanche sarebbe bastato deporre l’orgoglio nobiliare, leccare la mano di Salome,  ponendole davanti i cinque  splendidi figli  ed elogiare la mite e remissiva figlia! di fronte alla spregiudicata, viziata ed immorale sorella di Erode, comunque,  si sarebbe potuto fare poco! Lei, più che cinquantenne, dopo la delusione con Silleo, s’infilò nel letto di Alessandro per fare all’amore col  nobile figlio di Mariamne  non ancora  trentenne!

Una serie di errori  porta a morte i figli di Mariamne, dopo la condanna!

Seguiamo Flavio:  Glafira menava vanto della nobiltà delle sue origini e si atteggiava a padrona di tutte le donne  della reggia  rivendicando davanti a plebei  di essere da parte di padre  discendente da Temeno, da parte di madre da Dario figlio di Istaspe,

E’ questa un’ offesa  per il clan idumeo, dominante,  e specie per la plebea  Doris  ma anche per le altre mogli di Erode, che erano molte perché il costume paterno consente ai giudei  di aver più mogliche erano state scelte tutte per la loro bellezza  e non per la loro nobiltà!. 

 Flavio scrive: anche Aristobulo si attirò, per colpa sua, l’odio di Salome che era la suocera…  il giovane rinfacciava in continuazione alla moglie  l’umiltà delle sue  origini lamentandosi di aver preso  in moglie una donna qualunque, mentre il fratello  aveva sposato una principessa. Queste cose la figlia, piangendo, riferiva a Salome ed aggiungeva che Alessandro e i suoi  minacciavano anche, quando si fossero impadroniti del regno, di mettere anche le  madri degli altri fratelli a lavorare ai telai  insieme con le schiave e quelli a fare gli scrivani di villaggio con un’allusione beffarda alla fine educazione, che avevano ricevuto.

Salome, sentito questo, impulsivamente, non sapendo trattenere l’ira, racconta tutto ad Erode che le crede perché la donna accusa suo genero!. Per Flavio- ibidem 480 – un’altra calunnia concorse  ad infiammare l’animo del re : i due asmonei continuamente invocavano la madre, mescolando ai gemiti imprecazioni contro di lui e poiché lui distribuiva  spesso alcuni abiti di Mariamne alle nuove mogli, i due avevano minacciato  che tra poco, invece di vesti regali avrebbero fatto loro indossare vesti fatte di stracci. 

Professore,  i due per parlare così, hanno avuto lettere da Roma e messaggio che fanno sperare in una deposizione di Erode  e in un ripristino al trono degli asmonei!.

Flavio non dice niente a proposito, ma parla di un nuovo viaggio a Roma di Erode, di cui non si sa esattamente né la durata temporale del soggiorno né la motivazione del viaggio.

Si verifica una nuova situazione  in assenza del re  e, quindi, di predominio assoluto  del clan idumeo a corte.

Gli asmonei, nonostante questo,  potrebbero approfittare del momento favorevole in quanto Erode, in partenza,  sembra disponibile anche se ansioso per le intenzioni dei giovani, non avendo perduto ogni speranza di farli rinsavire /thn elpida ths diorthooseoos

Secondo Flavio- Ibidem, 481-:  mandatili a chiamare…profferì poche minacce come re,  ma le più furono ammonizioni di padre, che esortava  ad amare i loro fratelli /philein tous adelphous e  che prometteva il perdono per le colpe del passato, se  si  fossero comportati meglio in avvenire.

Flavio aggiunge: quelli respinsero le calunnie, affermando che  si trattava di menzogne ed assicuravano il padre  che, coi fatti,  avrebbero confermato la loro difesa; però, anche lui doveva  far cessare  le dicerie col non prestarvi facile  ascolto  perché non sarebbe mai mancata gente  disposta ad inventare  accuse contro di loro,  finché c’era qualcuno pronto a crederci.

I due giovani, avendo compreso che il padre ha qualche sentimento per loro,  credono di potersi liberare dai timori per il presente, ma provano dolore per il futuro perché conoscono l’inimicizia di Salome e dello zio /egnosan thn te Saloomhn kai ton Theion Pherooran.

Mi sembra  strano, professore che solo ora  i due giovani conoscono come temibili  e pericolosi  entrambi e specie Ferora, da sempre a  loro   ostili, oltre ad Antipatro?

Forse il verbo gignoskein sottende  costatazione di fatto della loro inimicizia/ekhthra, sottovalutata, anche se  consapevoli  del potere e della ricchezza di Ferora rispetto agli altri membri della famiglia idumea e della funzione di primo sumbouleuths di Erode.

Infatti si sa che Ferora aveva parte a tutte le attribuzioni regali,  tranne il diadema, e godeva di rendite  private per il valore di  cento talenti e percepiva  i frutti di tutto il territorio al di là  del Giordano, ricevuto in dono dal fratello.

Ferora, che ha i il titolo di tetrarca col consenso  di Augusto, pur avendo rifiutato il matrimonio delle due figlie  del re, per amore della serva,  risulta sempre perdonato dal fratello, anche quando è offeso ed è irritato contro  di lui.

 Dunque, professore, i giovani, conosciuta l’avversione degli idumei , fanno  strategie per la loro  difesa, finalmente?

Sembra,  Marco, che prima della tempestache si scatena  su Alessandro,  i due giovani hanno fatto una congiura coi dunatoi/potenti, avendo  il favore dell’esercito  e dei loro comandanti: ciò  è palese nel caso della tortura dei tre eunuchi, subito dopo il ritorno di Erode da Roma. Flavio così scrive  per mostrare come il clima di corte, invece di  migliorare,  va sempre più peggiorando: il re aveva  alcuni eunuchi, che gli erano immensamente cari  per la loro bellezza: uno era  incaricato di versare il vino, un altro  di servire le portate  e l’altro di dormire nella camera regia, dopo averlo messo a letto, quest’ultimo poi curava gli affari più importanti dello stato.

Secondo Flavio, Alessandro con grandi doni piegò  costoro  ad atti  pederastici. 

I cortigiani informano il re che i suoi eunuchi sono stato corrotti da Alessandro. Forse tutto questo accade nel periodo di andata a Roma e ritorno di Erode, che, saputo tutto, li fa sottoporre alla tortura.

Questi ammettono i rapporti amorosi  svelando anche le promesse con cui vi sono stati indotti, essendo stati circuiti dai discorsi di Alessandro: essi non dovevano  fondare le loro speranze su Erode, un vecchio svergognato  che si tingeva anche i capelli – a meno che per questo non lo credessero anche un giovanotto- ma invece mettersi dalla sua parte, che avrebbe ereditato il trono  anche contro il volere di Erode  e fra breve avrebbe punito  i nemici  mentre gli amici li avrebbe colmati di  favori  a cominciare da loro per primi

In Antichità  giudaica  ad una prima tortura i tre  ammettono la corruzione e confessano  di avere relazioni intime con Alessandro ma negano di aver sentito offese contro il re. Ad una seconda  tortura invece  aggiungono che il giovane ha odio contro il padre che, per apparire, si tinge i capelli così da  cancellare i segni dell’età e che ha fatto  promesse da pagare il debito al momento dell’investitura regale.

Erode crede, allora, di aver scoperto la congiura dei dunatoi/potenti  e il loro movimento segreto, connesso con l’esercito  e  coi comandanti  e si impaurisce tanto che  che non osa nemmeno  divulgare le denunce,   mentre intensifica  il servizio d  spie per la città di e di  notte  e di giorno, inviate ad indagare su ciò che si dice  e si fa.

Si instaura un clima di paura e di insicurezza in città e  nella reggia a causa del sospetto.

Flavio scrive: la reggia cadde in preda ad un terribile stato di illegalità /deinh anomia: ognuno, infatti, preparava le accuse  a seconda delle simpatie o degli odi e  per sbarazzarsi dei propri nemici approfittando del furore omicida del re phonoonti  tooi basilikooi  Thumooi). (Guer.Giud. I , 493). La menzogna veniva immediatamente creduta e le pene erano più veloci  dell calunnie; uno che aveva appena lanciata un’accusa, veniva a sua volta incolpato ed era condotto al supplizio insieme a colui che  lui aveva fatto condannare; infatti il pericolo di vita rendeva sommarie  le procedure del re (ibidem). 

Secondo Flavio  (ibidem) il re arrivò a tanta durezza  da non guardare di buon occhio  nemmeno coloro che non venivano fatto oggetto di accuse e da trattare  molto aspramente  anche gli amici;  a molti di costoro vietò  di presentarsi a corte  ed infierì  a parole contro chi non poteva colpire  a fatti.

Sembra che  in questa  situazione  illegale il giovane Alessandro possa aver fatto la congiura e tentato un colpo di stato  contro il padre, pur avendo contrario   lo stesso Archelao, suo suocero che, conoscendo  bene Erode  e il  suo potere a Roma presso la corte di Augusto- dopo che Tiberio è tra  i consiglieri con uomini come  Lollio, Quirinio  e Varo- non è dello stesso parere:  il giovane senza l’aiuto  del  suocero, incerto per la politica imperiale sulla zona giudaica, in un  momento critico per il brusco distacco dell’imperatore nei confronti di Erode,  accusato dagli arabi di invasione territoriale illegittima, non avendo ancora sicuro appoggio  dell’esercito,  non avrebbe avuto neanche il tempo di un’organizzazione, tecnica, per  tramare contro uno che ha un esercito di spie e il favore della famiglia idumea.

D’altra parte, Antipatro lo tiene sotto controllo, circondato da spie, e  con le sue calunnie mette in cattiva luce Alessandro davanti al padre, che ha il resoconto giornaliero dell’attività  dal figlio maggiore mentre Salome, tramite la figlia, ha il controllo notturno e diurno  di Aristobulo.

Flavio scrive su Antipatro: organizzata una banda  di uomini come lui, non lasciò da parte alcun genere di  calunnia.  Dalle sue mirabolanti insinuazioni e macchinazioni  il re fu spinto a tale punto di terrore  da sembrargli che Alessandro stesse per saltargli addosso  con la spada in pugno.

Al di là della possibilità di un reale colpo di mano fatto da Alessandro, Erode, su suggerimento del figlio, un giorno improvvisamente lo fece imprigionare e sottopose a tortura i suoi amici.

Dalla tortura emerge che alcuni non parlano e muoiono  e che altri  dicono: Alessandro congiurava  contro di lui d’intesa con Aristobulo  e che si preparava  ad ucciderlo durante una partita di caccia  e a rifugiarsi poi  a Roma (Guerra giudaica  I,496).

Per Flavio di Guerra giudaic il re, sebbene le notizie non fossero attendibili  ma inventate  sotto il terrore dei  supplizi, credette di buon grado,  consolandosi di aver messo in prigione il figlio, col pensiero  di non aver dato l’impressione di commettere un’ingiustizia.

Una coscienza strana quella di Erode, che deve autodifendersi e autoconsolarsi!  Strana, professore,  per un privato ma, ancora di più, per un re!

Erode, in uno stato di illegittimità, vuole, comunque, mostrare di non commettere ingiustizia/To mh dokein adikoos e vuole convincersi (paramuthian lambanoon) ,per consolarsid’aver imprigionato il figlio!.

Per Flavio di Antichità Giudaiche  si arriva all’imprigionamento perché Erode, non credendo più a nessuno, è profondamente tormentato  nella sua ansietà, tanto da vedere Alessandro davanti col pugnale, stressato notte e giorno, così da  apparire simile ad uno che soffre di pazzia e di follia/ mania kai anoia.

Professore, dalle due opere si rilevano due diversi pensieri, a seconda dello scriptorium, –  già evidenziato in Archelao figlio di Erode  www.angelofilipponi.com e nello Note  del XVI di Antichità Giudaiche – ed anche due differenti caratterizzazioni?

Marco, nella prima sembra più marcata l’attenzione  agli stati di animo, propria di una indagine psicologica, nella seconda  si fa esame di legittimità con una ricerca giuridica. Comunque, si rimane sempre su una diversità di impostazione generale  e questo lo si vede nei differenti discorsi di Erode.

Erode, nel rimprovero a  Ferora,  non è privo di retorica, specie con la domanda introdotta con ara ouk che sottende  una risposta positiva o con poteron …h, disgiuntiva! Anche il lessico è ricercato,  adeguato alla rabbia del re contro il fratello bugiardo e traditore! E’ un segno della ricostruzione sapiente dei detti/logia del re da parte della scuola scrittoria cortigiana!. Questo discorso  insieme ad altri di Antichità giudaiche potrebbe essere indizio della presenza di un scriptorium erodiano, che,  sotto la guida di Nicola di Damasco coordina il generale pensiero ebraico -romano ellenistico di un mezzo ebreo romanizzato, prigioniero, comunque,  della cultura  aramaica della propria famiglia idumea.

I componenti potrebbero essere i maestri e contabili  di corte  che educano gli altri figli di Erode, non inviati a Roma, che, a  detta di Alessandro, potevano essere scritturali di paese  koomogrammateis, una specie di segretari comunali, capaci di leggere, scrivere e fare di conto, ed abili a  tenere archivi, come  impiegati stabili, poi, a seguito del censimento di Augusto.

Da qui, professore,  le differenze anche di stile dei due scriptoria– quello provinciale e  familiare e  quello ufficiale romano,  più curato ed uniformato alla curia imperiale dove i termini hanno valore proprio tecnico, come logos, inteso solo  come ragionamento ?

Marco, tu vai subito a precise conclusioni, a cui non mi sento di aderire del  tutto, anche se nel complesso le accetto. Però, una cosa è dire  che ci possono essere anche scriptoria  privati, anche regi, o comunitari come quello degli esseni,  uomini  di cultura aramaica, ed una cosa  ipotizzare uno scriptorium  con molti  scrittori, copiatori e  retori  nel Palatium imperiale!.Ci sono  oggettive differenze!

Forse non ho compreso bene il tutto, comunque, procediamo!.Erode  ha imprigionato il figlio, temendo  una congiura o avendola veramente  scoperta?

Marco, non ti so dire se il re ha scoperto la reale  congiura ma sembra  che la  temi più che abbia accertato  qualcosa con le torture agli eunuchi e agli amici di Alessandro, che,  per far cessare la persecuzione  degli amici,  scrive quattro biblia, dimostrando che anche in prigione ha materiale,  servi  ed ogni altro elemento scriptorio  per scrivere le sue memorie.

Certo, professore, noi pensiamo che scrivere sia una cosa facile coi mezzi di oggi! ai tempi, invece,  tutto è complicato e difficile!

A me,  sembra, Marco che, comunque,  una volta in prigione  Alessandro pensa a difendersi e scrive un atto di accusa in quattro fascicoli, in cui confessa la congiura, ma  denuncia  la complicità della  maggior parte dei cortigiani, a cominciare da Ferora e da Salome, accusata anche di violenza sessuale nei suoi confronti, escludendo  intelligentemente il solo Antipatro, allora onnipotente.

Professore, quanto detto in Guerra giudaica è confermato da  Antichità Giudaiche?

Certo, Marco,   le fonti qui sono d’accordo ed evidenziano  che se si accusano i due giovani, bisogna accusare tutta la corte  e quindi non si tratta  di una vera congiura.

Marco, Erode dopo la tortura degli eunuchi  e le notizie avute,  secondo Flavio (Ant Giud XVI,237)  era sospettoso,  odiava tutti e poneva la sua sicurezza  in un sospetto continuo e seguitava a dimostrarlo anche verso persone  che non lo meritavano.In questo non c’era limite; anzi chi era solito  stare  più vicino a lui  gli pareva  che fosse da temere  più degli altri in quanto più influente,  mentre coloro che non avevano  grande famigliarità con lui, al solo nominarli pareva che fosse necessario ucciderli come parte della sua salvezza.

La corte vive, quindi, in un clima di terrore  e tutti cercano di salvarsi: i suoi cortigiani non avendo fondati motivi per sperare di salvarsi, si levarono gli uni contro gli altri, pensando che il prevenire gli altri  con accuse giovasse  a salvare se stessi, ma quelli che raggiungevano il loro intento diventavano oggetto  di invidia, di odio e non ottenevano altra soddisfazione  se non incorrere  giustamente in quei mali con cui essi avevano oppresso gli altri, con l’intento di prevenirli.

Insomma, professore, in una tale situazione tutti si accusano vicendevolmente e  invece di far punire i propri nemici si autopuniscono perché sono presi nello stesso loro laccio!

E’ così, Marco, anche perché Erode, preso dai rimorsi   e dal pentimento per la  morte di persone incolpevoli, non sospende le esecuzioni, ma fa punire pure gli informatori allo stesso modo. Per Flavio di Antichità giudaiche è indescrivibile nella corte la confusione, unita a paura della tortura.

L’ autore così scrive: A molti suoi amici, come Tolomeo e Sappino,  intimò  di non comparirgli più avanti  e di non entrare più nel palazzo. Questo avvertimento fu dato o perché con loro aveva minore libertà di azione o perché si conteneva di più per la loro presenza.

Dunque, professore, Erode si priva anche dei migliori consiglieri pur di avere solo Antipatro, come unico suggeritore?

Sembrerebbe così: Erode risulta come un uomo plagiato, condizionato, raggirato completamente dal figlio!

Infatti anche congedò  Andromaco e Gemello, da tempo suoi amici e collaboratori nell’educazione dei figli, anche se avevano avuto fino ad allora una maggiore libertà di parola degli altri: il primo  perché suo figlio Demetrio  era stato stretto amico di Alessandro;  il secondo  perché aveva saputo che era stato favorevole ad Alessandro in quanto cresciuto ed educato insieme a Roma ed era stato con lui nell’ultima visita.Li congedò volentieri e li avrebbe trattati  ancor peggio, ma non si sentiva libero di usare eccessiva tracotanza contro uomini tanto distinti, comunque,  li privò  del loro rango e del potere  in modo da prevenire che commettessero azioni delittuose.

Ora dobbiamo parlare dei protagonisti e smettere di trattare della corte; non dobbiamo capire  la tragedia?

Certo. Dobbiamo seguire Antipatro e i due figli di Mariamne. Per come scrive lo scrittore di  Guerra giudaica è da seguire l’idumeo  e i due asmone : è giudicato il primo come odioso  persecutore e compassionevoli innocenti  gli altri, mentre viene eccitata la partecipazione commossa del lettore.  In Antichità giudaiche, invece,  si legge la storia toledoth  del regno erodiano e delle generazioni di erodiani, non ritenuti più affidabili  per i vertici imperiali romani, intenzionati ad estirpare il cancro giudaico  dal kosmos romano come  si stava facendo con quello druidico: non per nulla tutta questa historia si chiude con l’invio di Flavio Vespasiano in Giudea  da parte di Nerone!

Ottaviano aveva davvero sancito il male della moralitas giudaica condannando Erode:  meglio essere un porco che figlio di Erode!.Il disgusto di Augusto è quello di tutti i popoli dell’imperium ormai  civilizzati,  in quanto romanizzati ed ellenizzati, che rilevano l’anomalia barbarica giudaica!.

Perciò, secondo Flavio, nel periodo in cui ad Andromaco e ai suoi amici  era stata  tolta la libertà  di parlare  e di esprimersi liberamente si  cominciò a esaminare sotto tortura  quanti credeva che fossero amici di Alessandro  e ad indagare se fossero a conoscenza  di qualche suo complotto, ma questi andavano a morte, senza  aver nulla da dirgli.

Di fronte all’evidenza, non trovando nulla del  male  in relazione ai  sospetti,  Antipatro incita il padre a seguitare ad inquisire, accusando solo per il fatto di  essere amici fedeli di Alessandro  per estorcere notizie sul possibile segreto complotto.

Dei tanti torturati uno disse che il giovane spesso  aveva detto  quando lodavano la sua corporatura grande  e la sua bravura come arciere ed altre doti  in cui eccelleva su tutti, che queste era qualità naturali  per lui e gli erano più un male che un bene  perché suo padre ne era irritato e lo invidiava. Ed un altro  aggiunse che, quando passeggiava col padre, non si distendeva  del tutto e stava curvo per non apparire più alto di lui   e che una volta andando a  caccia tirò di proposito  fuori bersaglio perché era nota l’ambizione del padre di essere il primo in tali imprese, generalmente lodate.

In questa occasione Antipatro,  durante a sospensione delle torture,  ha la notizia  che vuole sentire:  che cioè  Alessandro e Aristobulo  avevano complottato un’imboscata per uccidere il padre  durante una caccia e che dopo il fatto sarebbero  fuggiti  a Roma a chiedere il regno.

Il  presunto  diadokos si dà da fare  e trova  una lettera  del giovane a suo fratello in cui si  biasimava il padre di aver assegnato ad Antipatro un territorio che gli rendeva duecento talenti.

Con la notizia del complotto scoperto  e con la lettera di Alessandro, Antipatro si presenta al padre  dicendo che ha le prove fondate per sospettare dei fratellastri e perciò Erode arrestò ed imprigionò Alessandro- ibidem 251-.

Flavio aggiunge che Erode non pone fine alla sue ricerche perché è malfido circa le calunnie  e perché secondo logica non rileva nulla che abbia sentore di congiura, anzi considera i figli colpevoli di lamentele  e di ambizione personale  giovanile, ritenendo improbabile che il figlio dopo la sua morte possa realmente andare a Roma.

Allora, professore,  bisogna pensare che Flavio anticipi i tempi in cui Erode malato e  nauseato dalla famiglia, fa davvero azioni degne di  uno  che è affetto da mania kai anoia.?

Sembra che ancora nell’invernata del 9/8 a. C. il re si impegni a trovare prove più stringenti circa l’illegalità compiuta dal figlio e che lo abbia imprigionato in modo cautelare, preventivo,  più per proteggerlo che per fargli del male.

Lei pensa che Erode abbia rilegato solo Alessandro  nei suoi appartamenti,  facendolo sorvegliare da guardie, impedendogli le relazioni con i cortigiani? e che man mano  che sente i torturati si convince della sua innocenza, ma lo trattiene avendo, talora, dubbi sul comportamento di Antipatro?

Sembra decisiva la prova, a cui è sottoposto un giovane amico di Alessandro, che confessa  tra le torture:  Alessandro  aveva spedito messaggi  agli amici di Roma,  facendo richiesta  di essere chiamato da Augusto presto  per informarlo su un’azione ostile di Mitridate, re dei Parthi contro i romani (Ibidem 253) .

Ancora di più il re decide  di mantenere la detenzione per il figlio ora accusato di tenere il veleno pronto ad Ascalona che, comunque, dopo molti tentativi non viene scovato.

Per Flavio (ibidem 254-255)  Erode, da una parte, si consola del  suo agire precipitoso/propeteia, autogiusticandosi con queste ulteriori prove, insignificanti,  e da un’altra  Alessandro ha un perverso puntiglio- quasi fosse in gara /philonikia-   tale da aggravare stupidamente la sua posizione, non solo davanti al re ma anche  ad Antipatro e a tutti i membri della corte, col non voler negare le accuse, desiderando punire il precipitoso procedere di suo padre verso un crimine maggiore, convinto di svergognare il suo dare ascolto indiscriminato alle calunnie.

Professore, a me sembra che padre e figlio siano due insensati personaggi comici, che ripiccano da bambini, gareggiando stupidamente in una drammatica situazione e in quel contesto cortigiano malfido,  non avendo coscienza di correre verso la tragedia, specie dopo la verifica del non pericolo parthico e  del mancato ritrovamento del veleno!

Marco, forse tu hai ragione, ma Flavio a questo aggiunge che Alessandro, forse  volendo gettare discredito sul padre  e su tutto il regno  compose un’opera di  quattro libri  e la diffonde dicendo che non c’era bisogno di  torturare nessuno o di procedere  oltre, poiché  vi era stata realmente una congiura  contro Erode e questo era avvenuto con l’aiuto di Ferora   e dei più fedeli amici del re, -coinvolgendo anche Salome che una notte entrò nella sua camera e giacque con lui contro la sua volontà – e che tutti miravano  alla stessa cosa,  a liberarsi del re, il più presto possibile,  e ad essere così sciolti dalla continua ansietà, comprendendo  tra  gli accusati Tolomeo e Sappino, gli amici più fedeli del re.

Marco, per meglio farti comprendere la situazione,  ti aggiungo che Erode probabilmente capisce  davvero il pensiero di suo figlio Alessandro che, senza nominare  il suo nascosto  accusatore Antipatro,  rivela  al padre la reale situazione di corte –  prima ancora che venga Archelao suo suocero  a Gerusalemme – mostrando  la necessità  di  trovare il motivo per cui persone una volta amicissime  siano ora invase da rabbia furiosa  e si levino bestialmente gli uni contro gli altri, mettendo a nudo uno stretto silenzio con una triste melanconia/ Hsuchia e di kathpheia, che intorpidiva l’antica felicità del palazzo.

Il giovane, professore, cioè vuole dire al padre che non c’è bisogno di lasciare spazio  per manifestare la verità con le difese  o con l’evidenza dei fatti in quanto tutti, essendo rovinati indistintamente,  offrono lo spettacolo di chi piange stando in prigione, di chi si  lamenta di qualche morto  e di  chi è in pericolo?

Si. Comunque, il giovane aggrava solo la situazione perché nel padre  con l’aumento  dell’ansietà, si affievolisce il logos!.

Flavio (ibidem,260) così infatti chiude : Tutta la vita di Erode era così sconvolta  che  gli divenne insopportabile poiché  non credendo a nessuno era profondamente tormentato dall’ansietà. A volte immaginava  suo figlio che gli veniva contro  e che gli stava dinanzi  col pugnale, la sua mente  era così tesa notte e giorno  che prese la forma  di chi soffre  di pazzia o di follia.

Flavio parla di grammata/lettere in quattro biblioi plichi che formano un’opera apologetica di cui rendo un brano  in discorso diretto per dare maggiore efficacia al racconto e al testo. Secondo me,  Il materiale è tipico di uno scriptorium, che è dalla parte del giovane principe, che può scrivere, avendo tempo e mezzi,  quanto pensa, in bella forma.

Erode è in una situazione di grave crisi: la corte è piena di Hsuchia e di kathpheia (silenzio e umiliazione). Questo quadro dovrebbe essere proprio del  periodo 9/8 in cui si colloca la vicenda di Silleo e  del processo di Alessandro davanti a Saturnino: si sa che Augusto in questa epoca aveva ponderato l’idea di un cambiamento in Oriente e di una esautorazione di Erode e una ristrutturazione con a capo il governatore di Siria ( cfr Tacito, Historiae  e Cassio Dione, St. rom ).   Stando cosi le cose in Gerusalemme,  si ha l’improvviso arrivo di Archelao descritto in modo diverso in  Ant giud.XVI, 261-270  rispetto a  Guerra giudaica (I,499-512) in cui domina una voluta dramatopoiia, vivacemente descritta per ingannare Erode  suscettibile  ed imprevedibile.

Ritengo, comunque, che le due narrazioni sostanzialmente siano eguali, ma  diversa è la forma della presentazione del personaggio ben caratterizzato nella sua preoccupazione di padre e suocero da una parte e di amico di Erode da un’altra,   cosciente  dello stato della corte e di quello dei singoli cortigiani: ad Archelao sono giunte notizie e dalla figlia e dal genero e da spie , oltre a sollecitazioni da parte dell’imperatore a far finire  quello stato di cose nella corte di Erode, essendo l’unico capace di farlo, anche per il suo stesso bene!

Archelao  in Antichità giudaiche dimostra di conoscere  l’ombrosità dell’amico  megalomane,  visto lo stato di animo, e  di saper rilevare  le sue condizioni fisiche  e perciò ritiene opportuno adeguarsi alla situazione di corte  e ad assecondare il pensiero del re.  Flavio scrive: ritenne che nelle presenti circostanze  fosse fuor di proposito sgridarlo o accusarlo  di aver agito precipitosamente,  perché se, punto da tali parole, si sarebbe  alterato e risentito e nel calore della difesa, avrebbe moltiplicato la sua collera.

Lo scaltro Archelao conosce la situazione creatasi a causa proprio della philonikia tra padre e figlio  e, perciò, decide altra strategia. Flavio dice: prese, dunque, un’altra via  per riportare nel giusto la sfortunata condizione degli affari: mostrò la sua collera al giovane  e disse  che il procedere di Erode  era stato saggio  non avendo proceduto in modo affrettato, aggiunse che anche avrebbe sciolto il matrimonio  di sua figlia con Alessandro  e , da parte  sua,  non avrebbe  risparmiato  neppure lei, qualora, consapevole delle intenzioni del marito,non ne avesse informato Erode -Ibidem 263-.

In questo modo il re risulta  funzionale ed utile ai fini di una  conclusione positiva  di una vicenda, nata da rumores/voci e da calunnie  che ha rovinato il clima di normalità di una corte  e di conseguenza, con Erode, leggendo i biblia di Alessandro, attentamente,  sa ritrovare il colpevole  che, comunque, non può attaccare, perché allora onnipotente e perciò, diverge verso il responsabile maggiore lo zio Ferora, già caduto in disgrazia.

Un’abile mossa, professore, utile  per la soluzione del problema di Erode, già malfermo di testa e rincoglionito!?      

Marco, tu parti  di un Erode  già malato – cosa che non sappiamo come reale nella primavera dell’8 a.C. ( se è il fatto è  dell’8!) e giudichi solo da  Antichità Giudaiche?

Il racconto, invece, di Guerra giudaica  mostra un Archelao, venuto infuriato contro suo genero,  perciò,  pronto per  una sceneggiata  napoletana, da attore consumato, che  al suo apparire a corte, apostrofa il genero: dov’è quel delinquente di mio genero? dove potrò trovare la  testa  di quel parricida  per potergliela staccare  con le mie mani? e poi attacca la figlia : anche a lei farò fare la stessa fine del suo bravo marito, perché se anche non  ha avuto parte  nel complotto è contaminata  dall’essere stata moglie di un siffatto uomo!

Archelao, mantenendo lo stesso tono, solo ora che vede consenziente l’amico, grato per  la solidarietà tra consuoceri,   gli si rivolge, quasi lo rimprovera: mi stupisce  la tua tolleranza/ anecsikakia! pensavo che lo avrei trovato  colpito dalla pena   e sono venuto dalla Cappadocia e con l’intenzione di unirmi a te nel giudicare mia figlia, che io gli feci sposare in omaggio alla tua dignità. Invece, ora dobbiamo  decidere sul conto di tutti e  due, e se sei un padre troppo debole per punire un figlio traditore,  sostituiamo le destre ameipsoomen tas decsias ed ognuno prenda il compito di dare sfogo  allo sdegno dell’altro/kai genoometha  ths allhloon orghs diadokhoi.

E‘ chiaro, quindi, il comportamento di Archelao, che comprende lo stato di animo di Erode! In Ant giud, XVI, 264,  c’è la spiegazione: –

A questo agire di Archelao molto diverso da quello che Erode si aspettava   e per lo sdegno  mostrato dalla maggioranza verso di lui, il re perse alquanto la sua durezza  e poiché era sicuro di aver compiuto tali cose  per motivi giusti, adottò una diversa attitudine, quella di padre. Ma e da una parte e da un’altra  era degno di compassione: se qualcuno tentava di sventare le accuse  contro il giovane, lui entrava in collera, ma se Archelao si univa nell’accusa  contro Alessandro, Erode prorompeva in lacrime,  e in un momento di commosso scoramento, lo pregò di non sciogliere il matrimonio  e  di non essere  così in collera  per le ingiustizie commesse dai giovani.

Di tale situazione approfitta Archelao che, vedendo il re raddolcito, prese ad addossare le colpe agli amici del re  asserendo che si deve  ascrivere a loro  il fatto che un giovane, esente da malizia, sia stato corrotto  e concentrò i sospetti, soprattutto sul fratello di Erode

Dunque, secondo Guerra giud. e Ant giud  il colpevole, per ora  della  situazione sembra essere Ferora, che è certamente il capro espiatorio,  secondo l’indagine di  Archelao, che ha scoperchiato il male della  corte di Erode, pur conoscendo l’oggettiva responsabilità di Antipatro, mai nominato.

Il racconto delle  due opere sui successivi fatti di Ferora e di Archelao  è  eguale e noi lo riassumiamo così, seguendo Antichità Giudaiche  Ibidem 266-268. Erode essendo sdegnato con Ferora, che non aveva nessuno che lo riconciliasse col re, riteneva che Archelao fosse adatto a questo, avendo grande influenza su Erode, lui stesso andò da lui, vestito di nero, con i segni di chi è prossimo alla rovina imminente, chiedendo di supplicare il fratello  per lui.

Archelao fa da intermediario secondo Flavio: non lo disprezzò né gli promise di poter subito placare Erode, lo confortò, comunque,  esortandolo ad andare dal re  e a supplicarlo, confessandogli che lui era l’origine di ogni male: infatti, gioverebbe più questo che la sua parola per placare il suo sdegno, essendo lui, comunque, presente per aiutarlo.

Dunque, Archelao fa confessare  Ferora e raggiunge lo scopo di aiutare Alessandro e pacificare la corte.  E può ritornare in Cappadocia, soddisfatto!.

Si. Marco. Infatti Flavio scrive:   

Archelao persuase Ferora, che si accordò su questo che era stato preordinato, raggiungendo due scopi: sciolse da ogni accusa il giovane cosa che nessuno si sarebbe aspettato (cosa mai sperata) e placò  Erode nei confronti di Ferora, poi ritornò in Cappadocia amato da Erode sommamente per avergli giovato come nessun altro.

Si sa che in quel particolare frangente egli lo onorò con abbondanti doni  e lo trattò con  grandiosa magnificenza  annoverandolo tra i suoi intimi amici,  Inoltre fece con lui un accordo per andare a Roma poiché su tali loro questioni si era scritto a Cesare e viaggiarono insieme fino ad Antiochia,  dove  Erode lo riconciliò con Tizio  che era entrato in conflitto per una contesa e poi ritornò in Giudea.

Chi e Tizio ?

Si tratta di Marco Tizio,  che fu procuratore di Siria  dal 20 al 12. I  fatti in questione dovrebbero essere avvenuti  tra il 14 e il 12.. I governatori avevano alle loro dipendenze uomini per riscuotere le tasse,  da utilizzare anche fuori regione, nel caso nostro  forse epitropos di Siria  potrebbe essersi servito di Tizio Sabino, rimasto attivo  anche in Giudea  a lungo  cfr. Nascita di Gesù in Jehoshua o Iesous? Maroni,2003. Se si tratta di Tizio Sabino, un procuratore ad census accipiendos,e non del governatore,  è probabile che Archelao doveva pagare tasse arretrate a  Marco Tizio, ora tornato a Roma,  ed  Erode forse pagò, lui di tasca propria,  e quindi  eliminò il motivo dell’inimicizia tra i due.

Sembra che Erode  vada un’altra volta a Roma?

Avendo ricevuto  una lettera da Cesare su queste cose, Erode  va con Archelao fino ad Antiochia,  non a Roma cfr. Guerra Giudaica ,I,24.- Così andò e tornò da  Antiochia, ma ebbe guerra con gli Arabi, mossa perché quelli che abitavano la regione Traconitide,  che Cesare tolse a Zenodoro e diede ad Erode, non avevano la licenza di fare brigantaggio ed erano stati costretti  a coltivare la terra e ad essere  pacifici. Ciò a loro non conveniva e non sopportavano di non fare lhisteria – Cfr. La tetrarchia di Lisania www.angelofilipponi.com –

Erode,  dopo una lettera di riconciliazione da parte di Ottaviano,  ha precise indicazioni  con istruzioni da seguire circa il suo comportamento verso i suoi due figli.

Flavio -Ibidem 356-357-scrive: Cesare  gli scrisse che era  angosciato a motivo dei suoi figli,  e se essi erano stati così sconsiderati da tentare  un crimine contro natura, lui li doveva punire come parricidi – Questo potere infatti  gli era concesso –  ma, se essi  progettavano di fuggire , egli doveva semplicemente ammonirli  e non infliggere loro  un castigo irreparabile. Inoltre lo avvertì di stabilire e di convocare un consiglio a Berito,  ove dimoravano i romani, far venire  i governatori di Siria, Archelao di Cappadocia e molte altre persone che lui giudicava chiaramente amiche ed  importanti  e determinare col loro consiglio  ciò che bisognava fare. 

Cesare, per scrivere una tale lettera, deve aver avuto relazioni terribili nei confronti della situazione a corte. Le sue disposizioni sembrano   quelle di uno che vuole tenere sotto controllo  chi ha problemi di demenza e deve essere seguito  e consigliato al fine di impedire azioni irresponsabili: Augusto fa da tutor ad Erode!

Professore,  quali altri fatti erano accaduti dopo la  venuta di Archelao, tali da richiedere un palese accertamento  dello stato di salute  per Erode, con la scusa di esaminare l’operato dei figli?

Marco, a me sembra che Augusto prima vuole rilevare se il re giudaico ancora ha il controllo della famiglia come pater familias  e poi  esaminare i suoi ultimi atti regali al fine di  iniziare le operazioni  di annessione della Iudaea alla Siria: ci sono in Asia Iullo Antonio come governatore, Lollio,  Quirinio e Varo in Siria e in Cilicia  con incarichi non bene conosciuti!

Perciò, noi, mentre lavoriamo  su questi anni di Erode, possiamo anche   verificare,  in un certo senso, il suo stato mentale che già abbiamo rilevato come  squilibrato tra emotività e razionalità menomata anche perché  condizionato nelle scelte dalla presenza assillante di  suo figlio Antipatro. Posso, dunque, dirti che tre avvenimenti sono di grande importanza  e tali da aggravare la già precaria situazione dei due  asmonei, controllati  continuamente da Antipatro: la venuta dello spartano Euricle a corte,  l’affaire Silleo, la condanna a morte  di due guardie del corpo di Erode (Giocondo e Tiranno).

Allora, iniziamo con la venuta di Euricle. Chi è? professore.

Di Euriche si parla anche in Guerra giudaica I.513-531 e in Ellados Perihghsis di Pausania/Viaggio in Grecia (II,3,5). E’uno spartano che vive  da parassita nelle corti, dove viene  accolto,  gloriandosi del passato lacedemonico e che ha rapporti con re, che lo onorano  in nome dell’antico valore  degli spartani, a cui molte popolazioni cercano di congiungersi tramite antichi ecisti.  Nel caso ebraico sappiamo da  I Maccabei,12,20-23 di una lettera di Arieo, re di Sparta, al sommo sacerdote  Onia I, in cui si parla di una fratellanza tra  Spartani e Giudei  che, all’epoca, sono impegnati nella lotta contro i seleucidi, nel nome dei figli di Abramo e Qetura  (Cf . S. Mazzarino, il pensiero storico classico,BUL , 2004)

Flavio lo definisce come uomo superiore ad Archelao per le astuzie strategiche, che rompe gli equilibri della riconciliazione, risultando colpevole della rovina / apoleias aitios del giovane e scrive: era uomo di prestigio nella sua patria, ma di cattivo carattere, raffinato nei piaceri, esperto in adulazioni tali da non lasciare  intendere a chi erano rivolte, venuto a far visita ad  Erode, offerti doni e ricevutine anche maggiori,  riuscì a diventare uno degli intimi di Erode grazie alla sua abilità e ad un certo garbo.

Euricle è ospite di Antipatro e vive nella sua casa ma, nello stesso tempo, ha accesso  e familiarità con Alessandro perché si vanta di godere della stima di Archelao, re di Cappadocia.

Sfruttando questo equivoco, Euriche, dunque,  riesce a  rovinare il giovane incauto Asmoneo?.

Si, Marco: fingeva onore per Glafira ed era molto attento, in segreto, ad osservare tutti ed annotava sempre quanto era detto e fatto, per poter elaborare calunnie per propria utilità, e, in breve, verso  gli altri si comportava come se avesse interesse solo per il loro vantaggio. Fu così che conquistò il giovane Alessandro e lo persuase  di poter parlare con lui apertamente, senza timore, delle sue sofferenze,  e a nessun altro.

E così Alessandro, ingenuo, si confida?

Alessandro, angosciato, gli rivelò quanto suo padre si era allontanato da lui  e gli raccontò i fatti su sua madre e su Antipatro, che aveva escluso lui e il fratello dal posto di onore e che era ora onnipotente.

Professore, è naturale che un giovane  che soffre, racconti  le sue disgrazie  e dica che gli sia insopportabile che il re l’odi  tanto che non osa parlare con il padre e col fratellastro  nelle cerimonie ufficiali, come conviti e riunioni di stato?.

Certo Marco, ma Euricle è uomo di Antipatro, invitato appositamente per fare questo gioco ed Alessandro dovrebbe avere una maggiore cautela!.

Infatti, secondo Antichità Giudaiche, che seguiamo, anche se teniamo  d’occhio anche la fonte di Guerra giudaica, più ricca di particolari circa l’attività di  mochtheros  e di katascopos di Euricle, lo spartano riferì le parole ad Antipatro affermando che lo faceva non tanto a  suo riguardo ma perché colpito dall’onore  dimostratogli da Antipatro e,  a causa della gravità della materia, lo esortò a guardarsi da Alessandro che aveva parlato con  grande emozione e dalle sue parole traspariva una reale possibilità di assassinio.

Antipatro, dunque, lo ha come misthotos suo consigliere  da ricompensare con grandi doni  e lo invita a riferire tutto ad Erode, che  sta vivendo un momento difficile e ha relazioni con figli inasprite  ed è timoroso di essere minacciato dalla fortuna in quanto non sta bene d salute ed è circondato da odio. Il vecchio, sentite  le parole, di Euricle,  gli presta orecchio  e neanche oppone una qualche esitazione al pensiero  tortuoso  dello  spartano  ed entra in una spirale di maggior odio contro Alessandro.

E’ davvero un malvagio mochteros Euricle! un mascalzone.  giustamente bandito dalla patria, un uomo che vive di espedienti  facendo anche la spia!. Infatti, ricevuti da Erode 50 talenti, va perfino da Archelao da cui riceve anche altri soldi  senza che il suo inganno sia scoperto: si vanta perfino  di essere stato molto utile per la riconciliazione di Alessandro con Erode!.

Guerra giudaica indica il sistema adottato dallo spartano, definito un avventuriero  disgraziatamente capitato in Giudea, a caccia di denaro pothooi khrhmatoon eis thn basileian esphareis,  poichè non gli bastava più la Grecia per la sua avidità/poluteleia.

Si presenta come uomo che porta splendidi doni come esca per catturare la preda /delear oon ethhrato, per riceverne di più col fare commercio di’aimatos/tramite sangue.

Essendo uomo scaltro, capisce dove è il marcio della corte  e della famiglia /ta skathra ths oikias  e il carattere borioso di Erode, lo circuisce con  adulazioni  e bei discorsi  e menzogneri elogi della sua persona /kolakeiai, denothti logoon kai peri autou psudesin egkoomiois.

E’ persona attenta a fare e a dire ciò che  a lui piace  e raggiunge uno dei primi posti  fra i suoi amici, essendo tutti riverenti verso la  sua patria.

Quindi è chiara la sua adulazione verso Erode, come anche l’accettazione dell’ospitalità di Antipatro onnipotente?

Euricle, sistematosi col potere reale vigente a corte,  si finge allora amico di Alessandro e gli estorce le confidenze e poi anche quelle del fratello  Aristobulo,  come  se fosse uomo legato alla corte di Cappadocia!

Flavio in Guerra giudaica , I. 514, scrive: facendo tutte le varie parti  attirava a sé  chi in un modo chi in un altro, ma principalmente diventò  spia a pagamento/misthootos di Antipatro e traditore di Alessandro. Euricle  a ta aporrhta / ai segreti di stato aggiunge di suo,  inventando che i due fratelli cospiravano contro Antipatro  e che ormai non mancava  altro che  mettere mani alle spade, rivelando ad Erode che Antipatro è l’unico a voler bene veramente al padre e il solo capace di ostacolare la congiura.

Marco, senti Euricle! E’ Un capolavoro di arte cortigiana, proprio di un grande scrittore retorico, l’incipit di Euricle, che si presenta ad Erode! Vengo a renderti  la vita in cambio dei benefici ricevuti e la luce to phoos a compenso dell’ospitalità/csenia! Ibidem, 521.

E’ davvero un greco, infido come il Sinone virgiliano ?!

Senti come formula l’ accusa contro i figli di Mariamne:  da gran tempo Alessandro  aveva affilato la spada contro Erode  e puntato la destra, ma lui fingendo di collaborare, aveva impedito che si facesse in fretta!  Infatti Alessandro andava dicendo  che ad Erode non bastava  di sedersi su un trono altrui e, dopo l’assassinio della madre,  di averne usurpato il regno, ma per di più voleva lasciarne la successione ad un bastardo/nothos, offrendo ad uno sciagurato come Antipatro il loro regno avito. Egli avrebbe vendicato le ombre di Hircano  e di Mariamne  poiché non era giusto succedere nel potere ad un tale padre,  se non dopo averlo ucciso-Ibidem

L’ uscita di scena non è descritta  perché  è probabile che lo spartano se ne vada alla chetichella,  intenzionato ad andare in Cappadocia, prima che  la situazione degeneri in Giudea: vuol sfruttare ancora  la corte di Archelao!

Comunque, Euricle andandosene ha modificato ulteriormente l’animo di Erode,  che, inasprito, non si comportava più come prima verso Alessandro ed Aristobulo, quando udiva un’accusa contro di loro,  ora, a motivo del suo odio, obbligava altri ad accusarli  se nessuno lo faceva, inoltre spiava  le loro azioni, faceva ricerche ed era sempre pronto ad ascoltare chiunque avesse qualcosa contro di loro -ibidem-.

Dunque, noi rileviamo che la situazione, a questo punto, è per i due molto difficile e notiamo  anche una lacuna testuale e subito dopo un’ affermazione che autorizza a parlare  perfino di un’anomalia sul comportamento di Erode, in occasione di una  cospirazione di un certo Euarato di Cos, su cui non si sa nulla: il re ebbe  un piacere  il più dolce possibile tra tutti/ kath’hdonhn to pantoon hdiston!Ant giud. XVI,312

Un piacere immenso  per una cospirazione contro il figlio! che animo di Padre! Mi segui?!

Si.  Si. Seguo Bene.  Su Silleo cosa altro bisogna sapere?

Aggiungo a quanto detto che inizialmente Silleo, dopo il mancato matrimonio con Salome, va a Roma, chiamato da Augusto per questioni sulla ex tetrarchia di Zenodoro e per problemi coi traconiti.

E ‘, professore, una vecchia  questione, di cui lei ha parlato nella sua opera, varie volte. So, perciò, che i traconiti si erano ribellati e furono vinti dai generali di Erode,  che fecero rappresaglie e  una quarantina  di capibanda  si rifugiò in Arabia, dove fu accolta da Silleo, che diede loro  fortilizi per abitazione,  permettendo di fare incursioni  e di infestare le regioni vicine, compresa la Celesiria- ibidem 278-

Erode, allarmato, non riuscendo a  prendere i lhistai  a motivo della sicurezza, di cui godono,  per la protezione data a loro dagli arabi,  incollerito per i danni che deve  subire  nella regione da lui controllata,  fa uccidere i loro consanguinei, residenti nel suo regno, innescando una faida in quanto fra loro vige la legge della  vendetta  contro gli assassini dei congiunti e quindi, seguitando nei  latrocini, facevano le loro private vendette.

Erode, allora, chiede aiuto a  Saturnino e Volumnio reclamando la cattura  per un’esemplare punizione.

 Ciò nonostante, invece, il loro  numero si accrebbe – raggiunsero il  migliaio-  e diffusero la rivolta /anastasis  sconvolgendo il  regno di Erode, saccheggiando città e villaggi  assassinando i loro prigionieri  tanto che la rivolta era simile ad una guerra /polemos.

Allora Erode chiede ufficialmente, con lettere,  la consegna  dei briganti e  il pagamento di un debito di  sessanta talenti, dati ad Obedas  tramite Silleo, essendo scaduto il tempo.-Ibidem, 279-.

Morto Obedas, a capo di ogni cosa era il solo Silleo  il quale negava decisamente che in Arabia ci fossero  briganti e dilazionava  anche il pagamento del denaro.

Si arriva ad un accordo tramite l’intervento  dei governatori di Siria: si restituissero i talenti  entro trenta giorni; ognuno dei due restituisse all’altro i sudditi rifugiati nei rispettivi regni!.

Secondo Flavio, al termine  pattuito Silleo partì per Roma  senza aver eseguito alcuno dei giusti  obblighi assunti; Erode, allora, col consenso di Saturnino e Volumnio, compì contro gli arabi un’azione con le armi.

Professore, l’episodio contestato di Repta è di questo periodo? Si. Marco, proprio allora!

La questione tra Erode e Silleo sarà lunga e si risolverà con Antipatro che, venuto a Roma, vince la causa davanti ad Augusto  e la vedremo in seguito. L’ episodio di Repta dovrebbe essere un incidente grave tra Erode e Silleo, che doveva turbare l’ordine internazionale se poi ci fu una lunga causa davanti ad Augusto. I termini  sono da rivedere attentamente: Erode, comunque, non danneggiò nessun altro, elupesen /distrusse solo il phrourion,  dianusas  epta stathma trisi hmerais dopo aver fatto marce forzate  per compiere un viaggio  in tre giorni.  Stathmon – marcia  diurna  misurata a parasanga,-indica  7 tappe,  fatte in tre giorni di cammino.

Marco, non è il caso di seguitare su Silleo, la cui accusa fu dimostrata falsa da Nicola  prima e poi definitivamente da Antipatro.  A me  preme farti capire che proprio allora Ottaviano,  a seguito delle relazioni circa l’ entrata, armata di Erode  nel  territorio di un vicino alleato romano,   si inimica con il re giudaico tanto da non accettare né doni né  ambasciatori giudaici, perché mal informato sui fatti, avendo sentito solo il racconto esagerato di Silleo. Comunque, Augusto, prevenuto ed arrabbiato,  ad un primo esame non sente ragioni e fa una sola domanda agli ambasciatori: Erode ha condotto il suo esercito fuori della sua regione?  e dopo la cacciata degli ambasciatori scrive una lettera ad Erode,  molto risentita, in cui si dice: finora ti ho trattato da amico, per l’avvenire ti tratterò da suddito       – Ibidem, 290 -.

Bene. Professore. Ho capito. Seguitiamo il nostro racconto sulla vicenda dei  due  infelici asmonei e di Antipatro e, poi, a tempo opportuno, riprenderemo la questione di Repta.

Allora,  Marco, abbiamo lasciato Erode che prova il massimo piacere nel vedere una cospirazione contro Alessandro. Flavio scrive  che in quella situazione  c’ è un clima di denunce: tutti facevano a gara   ad inventare calunnie e costruire cause che fossero  a loro (ai due fratelli)  sfavorevoli e   vantaggiose alla salute del re. -Ibidem, 313-

In questo clima  sono torturati  Giocondo e Tiranno, le due guardie del corpo,  che  non dicono nulla  contro i giovani, loro amici  se non chiacchiere sulla abilità di arciere di Alessandro, rilevando una certa invidia da parte del padre.

Per Erode diventa un indizio un fatto precedente capitatogli – in cui la caduta di cavallo avrebbe potuto provocare la sua  morte  in una battuta di caccia- che risulta,  secondo lui, esemplare ai fini di una congiura,  per i figli, suoi nemici.

Secondo Flavio  si avvalorò tale pensiero  nel corso delle  torture  perché si disse che durante la caccia mentre Erode inseguiva le bestie  si poteva far apparire che fosse caduto da cavallo e rimanere ucciso con le sue stesse frecce  -Ibidem 316-.

I giovani vengono accusati di voler provocare un incidente di caccia?

Sembra che si voglia corredare di altri indizi una tale accusa aggiungendo  tra gli indagati un  capocaccia  – per l’oro, trovato nella  sua cella,  e per le lance fornite ai servi di Alessandro –  e  il comandante della  fortezza di Alexandreion,  che avrebbe dovuto accogliere i giovani  durante la fuga: si scopre anche una lettera consegnata dalla figlia dell’ archiphrurion, opera di un contraffattore di scrittura, di nome Diofanto, poi effettivamente scoperto ed ucciso per falsificazione di atti giuridici:  quando con l’aiuto di Dio  avremo ottenuto  quanto abbiamo progettato di fare,  verremo da voi. Guardate di accoglierci  nella fortezza, come  avete promesso. –Ibidem,318-.

Erode, comunque, non avendo più dubbi trasse davanti alla folla i torturati affinché accusassero i figli e il popolo li uccise con una tempesta di sassi. Alessandro e il fratello si salvano perché sono protetti da  Tolomeo  e Ferora, che li riportano a  Gerusalemme sotto scorta.

Da questo momento comincia il calvario dei due giovani, che sono divisi, impauriti e   coscienti di avere la stessa sorte, quella di un criminale.

Aristobulo  giunge ad implorare sua zia e suocera, Salome, invitandola a  compiangere le sue disgrazie  e ad odiare l’uomo che consente  tali  cose! Ed  è così stupido  da arrivare ad avvertirla che anche lei corre  pericolo di vita  a causa di Silleo, per l’accusa conclamata di essere sua spia a corte!.

Flavio scrive: Salome riferì la cosa al fratello, che non aveva  più il controllo di sé, ed ordinò di incatenare i due giovani e di tenerli separati  e  di compilare una lista delle accuse da inviare a Cesare.-Ibidem, 323-

Professore, a me sembra che i due giovani facciano solo un tentativo di fuga perché si sentono  in Gerusalemme troppo vigilati e controllati, essendo desiderosi di cercare un rifugio sicuro in Cappadocia ? non si tratta, quindi, di una congiura, ma solo di una organizzazione per una fuga!

Marco, mi sembra che tu anticipi il testo,  comunque, i due  fratelli sapendo del consiglio, dato da Augusto al padre  e della possibilità di rimanere incolumi anche se  scoperti,  hanno un margine di  operatività solo nel senso di una fuga e  sfruttano una tale opportunità. Essi, però, risultano sfortunati anche in questo perché sono scoperti e costretti a confessare  il loro desiderio di fuga. Mentre i due fanno una tale operazione, Archelao,  volendo aiutarli, invia Mela, un ambasciatore, che subito è spiato e controllato da Erode, che, volendo dimostrare che Archelao gli era ostile, convocò Alessandro dalla prigione e lo interrogò nuovamente per sapere dove e come avevano deciso di fuggire. .-ibidem, 325-.

Alessandro, confessando che sarebbe fuggito da Archelao che aveva promesso di mandarli in seguito a Roma,  e che essi non avevano concepito nessuno piano contro il padre,  e che non c’era nulla di vero nelle accuse, formulate dai loro avversari, rimpiangeva la morte di Tiranno e Giocondo, che avrebbero  potuto confermare quanto dicevano lui e suo fratello.

Professore, l’indagine è condotta da Erode o da Antipatro?

Marco,  chi opera non è Erode, ma il figlio, reggente, che Flavio stesso però, non nomina, se  non in questa occasione, nel corso di tutto il restante libro XVI,  in cui si ricorda la morte delle due guardie ad opera di Antipatro, la cui ombra bieca sovrasta la figura debole del re.

Da qui anche l’interrogatorio di Glafira- che risulta un compassionevole confronto col marito, incatenato – per indagare  sulla  congiura, connessa con la corte di Cappadocia,   per estorcere una confessione ad una moglie  innamorata del suo uomo, disposta per suo amore anche  ad autoaccusarsi: gridava di non essere a conoscenza  di nulla di oltraggioso compiuto da lui,  ma, se per salvare lui, era necessario che lei mentisse, accusando se stessa,  era pronta a confessare ogni cosa.

Già, durante l’intervento pacificatore di  Archelao, Flavio aveva mostrato una Glafira innamorata del marito ed attaccata alla sua famiglia e ai figli, tanto che Erode stesso richiedeva per il figlio la mano  della figlia, pregando il re cappadoce di non rompere un tale vincolo  d’amore -Guer Giud. I, 508-.

Ad Erode ora  preme solo provare l’ostilità di Archelao  verso di lui   e perciò, consegna una lettera ad Olimpo e  a Volumnio, che vanno a Roma, da dare ad Augusto ordinando a loro,  nella sosta ad Eleusa, di  dare a corrieri  lettere  per il re di Cappadocia,  accusato di  aver sostenuto  il complotto, architettato dai figli.

Infine Erode ancora insicuro sullo stato d’animo di Augusto a motivo del processo con Silleo, affida l’incarico di contattare, prima  di consegnare  la lettera con le prove, Nicola per sapere dell’esito della causa: senza il positivo assenso del patronus/avvocato non bisogna  chiedere udienza all’imperatore!

Erode, comunque, ha saputo già  da corrieri che  Archelao, davanti ai due romani,  aveva detto  di aver promesso di accogliere  i giovani in quanto  sarebbe stato vantaggioso  e per loro e per il padre,  in modo da prevenire  che lui, in collera, compisse  ulteriori passi contro la loro faziosa  posizione, a causa dei sospetti che gravavano su di loro. ed aggiunse. non li avrebbe inviati a  Cesare  e non aveva stretto alcun accordo  per fare qualcosa  di ostile ad Erode.

Un tale comportamento di Erode sottende  un gioco diplomatico  con un giro di corrispondenze notevole tra le corti ?

Certo Marco, Erode (Antipatro) sa che non ha potestas paterna, essendo in quel particolare momento dell’ inverno 8/7 in disgrazia con Augusto,  per punire i figli anche se per la tradizione giudaica lo potrebbe fare (Deuteronomio 21,21) e tanto meno quella regia senza il placet augusteo.

Solo dopo il verdetto e  nel caso di vittoria del  patronus, Volumnio  ed Olimpo, certamente comprati   a peso d’oro,  possono consegnare le lettere con le prove contro i figli, se Augusto si è riappacificato col re! E chiaro che Erode non ha ancora notizie  di Ottaviano, ma sa che le delegazioni arabe presenti a Roma sono due e quella di Silleo e quella di Dineo-Areta.

Mi può spiegare, questo particolare momento di attesa di Erode?Certo. Marco.

Flavio racconta che, all’approdo dei due romani, da datare in settembre, dell’8 a.C.,  Cesare è già riappacificato e quindi la causa si è svolta ed  il verdetto di Augusto è stato favorevole a Nicola di Damasco, che è stato tanto abile da sorprendere l’imperatore,  in quanto ha solo attaccato Silleo, senza parlare affatto di Erode, avendo messo in contrasto le due delegazioni di nabatei.

Marco, devi tener presente che le cause sono due,  una tra i due pretendenti al trono di Nabatea. Silleo e Dineo  ed una tra Silleo e d Erode per l’episodio di Repta,  Nicola ha raccolto prove,   seguendo l’andamento del processo  per la morte di Obedas e quindi le accuse fatte da Dineo a Silleo, utili per la difesa del suo cliente giudaico:non si escludono  contatti e doni tra gli ambasciatori giudaici e quelli di  Dineo, interessati a vincere contro Silleo!

Infatti, secondo Flavio, Nicola informato dagli ambasciatori arabi  su tutti i crimini di Silleo, ha le prove dello sterminio di amici di Obeda  e della morte  del re oltre a  lettere, per inchiodare l’avversario.

Pur con questa base positiva, comunque, Nicola  non cercò di scagionare gli atti di Erode… non ne sarebbe stato in grado-  ma se invece si trattava di accusare Silleo, avrebbe avuto opportunità di parlare in favore di Erode- Ant Giud., XVI, 339-.

Ho capito, Professore. Nicola si accorda con la parte di Dineo  contraria a Silleo, per l’udienza e per la discussione della  causa in Tribunale?

Così mi risulta, Marco,  Nicola ha  ora dalla sua parte anche Areta che compete alla successione di Obeda e che ha prove da mostrare  all’imperatore nel corso della causa e, quindi,ha diviso il fronte arabo in due parti avverse.

Infatti Flavio scrive: alla presenza di Areta,  Nicola accusò Silleo di un buon numero di  crimini  e tra gli altri della morte del re   e di molti altri arabi  e di aver chiesto prestiti di denarii per scopi scellerati  di  mostrando che era rea di adulterio non solo  con donne di Arabia, ma anche di Roma ed aggiunse l’accusa più grave, quella di aver ingannato Cesare  raccontando null’altro che falsità sulle attività di Erode. 

Augusto  lo interrompe sbalordito e sorpreso, avendo precedentemente creduto alla versione data da Silleo! Perciò l’imperatore,  ora, formula la  domanda non più unica ma in modo più completa circa Erode:ha condotto l’esercito in Arabia? Ha ucciso 125 persone? Ha preso prigionieri? ha saccheggiato la regione?

Secondo Flavio- Ibidem 342-343-  prima  Nicola rispose che certamente aveva qualcosa di interessante  da dire a proposito di queste  accuse: nessuna di esse era vera per come era stata sentita da lui  o almeno non tale da meritare molta indignazione, poi  l’avvocato, conquistata la simpatia di Augustoqualche anno dopo sarà alla sua corte e scriverà Storia universale in lingua greca  gareggiando con Tito Livio!- può perorare la causa di Erode parlando dei 500 talenti, del contratto stipulato in base al quale, giunto a compimento  del tempo convenuto, il re giudaico  aveva diritto di riavere tutta l’intera somma  presa in prestito   dall’intero paese di Silleo, di fare la spedizione militare, che non era in realtà una  spedizione militare, ma una  giusta riscossione di quanto a lui dovuto, ed infine  può mostrare come Erode  abbia fatto tutto le cose per benino  senza fretta, col permesso di Volumnio e Saturnino, coi quali si era stabilito di far giurare sulla fortuna di Cesare  che entro  trenta giorni  avrebbe restituito il denaro e  quelli che erano fuggiti dai domini di Erode.

La peroratio per Erode,  un re andato contro uno spergiuro,  ha la seguente conclusione altamente retorica, ma equilibrata nelle parti nonostante il climax ascendente: Come poteva essere guerra  quando i tuoi governatori  l’avevano autorizzata?  quando era prevista dall’accordoquando il tuo nome, Cesare, fu profanato insieme a quello degli altri dei?/hsebhmenou  de metà toon alloon theoon kai tou soou…onomatos;

Professore, la ringrazio per la spiegazione, ma queste ultime parole, scritte da  Flavio, un giudeo romanizzato ed ellenizzato, che vive  in epoca domizianea,  per me sono un prova  del culto dell’imperatore  in Oriente, anche in età augustea. E’possibile? Noi cristiani, quindi, sbagliamo a non considerare il culto orientale di latria  dell’imperatore, sotto Augusto?

Marco, premetto che la nostra storiografia, dominata e condizionata dai Padri apostolici, dagli Apologisti e Padri della Chiesa, ha l’impostazione divina del Christos e perciò  trascura ogni forma di eusebeia e latreia pagana. Affermo che esiste sicuramente nelle province che versano tributi al fisco imperiale, governate da legati dell’imperatore, come Egitto, Giudea e Siria, mentre c’ è quello della Dea Roma nelle altre province senatorie. Per Flavio, Nicola parla di un Silleo che compie empietà./asebeia, profanando il nome augusto imperiale  e quello degli altri dei, intorno all’epoca della nascita di Cristo.

Bene. Riprendiamo il nostro racconto e  mi dica la fine di questo processo.

Flavio, dopo aver mostrato che si tratta di banditi della Traconitide, una quarantina circa di capibanda, accolti da Silleo e protetti per lo sterminio di  tutti gli uomini, da lui, che traeva profitto dal loro latrocinio, mai consegnati ad Erode, come promesso davanti ai governatori, e dopo aver denunciato la calunnia, fatta con finzione  e falsità per provocare l’ira imperiale, fa affermare solennemente a Nicola: io sostengo  che solo quando la forza araba  ci attaccò e cadde uno o due uomini di Erode, lui prese semplicemente a difendere se stesso  e cadde Nakebo, loro comandante  e circa 25 di loro in tutto,  Silleo lo moltiplicò per cento  asserendo che i morti erano 2500. – ibidem,350-.

Augusto,  letti i contratti del  prestito,  le lettere dei governatori, indicanti il numero delle città rovinate dal fenomeno dei lhistai,  condanna  a morte Silleo, si riconcilia con Erode  e si rammarica di aver usato aspre maniere nei confronti del re giudaico, proclamando davanti al consiglio di aver agito in modo ingiusto verso un amico.

Nicola  non solo vince la causa contro Silleo, rinviato in patria per pagare la sua punizione  e soddisfare i creditori, ma predispone  Augusto a concedere tutta l’Arabia ad Erode!.

Possibile, professore, che Augusto sia così influenzato tanto da  assegnare ad un vecchio rincoglionito  e malato l ‘Arabia, togliendola  a Dineo,  che pur ha contribuito  a stroncare le velleità di Silleo, nonostante il crimen di usurpazione del titolo di basileus!

Augusto, Marco, ha anche lui  gravi problemi per la successione, pressato prima,  da Giulia Livia  Drusilla che impone dopo la morte di Druso nel 9, suo figlio  Tiberio, come  erede al trono, divenuto, anche se   malvolentieri marito della corrotta Giulia,già nell’11.  Poi è circuito dalla figlia, che pretende che siano eredi i  figli suoi e  di Agrippa, Gaio e Lucio,  contrapposti al marito – da cui ha avuto un figlio, poi morto ad Aquileia,  durante la campagna illirica-, che, console nel 7  ed insignito della tribunicia potestas, decide di ripudiarla e di ritirarsi a Rodi.(Svetonio,Tiberio X).

E’ probabile quindi  che nel 7 a.C.  Augusto sia consigliato da Tiberio e  da condottieri militari  come Lollio, Quirinio e Varo, Iullo figlio di Antonio,- eletto governatore di Asia-, uomini legati ai figli di Agrippa,  a riflettere sulla scelta del vecchio e malandato  Erode  e a considerare meglio la candidatura di Dineo,  giovane arabo, amato dai Nabatei, nonostante la frettolosa  assunzione di potere,  causata dalla competizione con Silleo.

Secondo Flavio, Augusto ci ripensa quando gli arriva la lettera   di Erode con le prove contro i figli e  decide di fare re Areta, /Dineo Ainias  e di  accettare i suoi doni, dopo  averlo rimproverato di non aver atteso l’autorizzazione romana.

Questa è  la motivazione della non elezione di Erode: un uomo anziano e così tormentato dai figli non poteva essere gravato del peso di un nuovo regno!.

Ed allora che succede nel regno di Erode,  dopo la pacificazione del re con Augusto? Erode,  ora che è lieto per la riconciliazione  e per la piena potestas sui figli,  come si comporta?

Neanche lo puoi immaginare, Marco.  Leggiamo insieme Flavio e capirai:  E come prima, quando gli affari  non andavano bene,  si mostrava severo  ma non avventato  né precipitoso  contro i figli, così ora  che gli affari andavano meglio  ed aveva libertà di azione, ostentava il suo odio e  il suo potere.-ibidem-.

Professore, devo dedurre che è un vecchio difficile, imprevedibile, ormai deciso a vendicarsi delle  presunte offese dei figli asmonei, sollecitato e guidato da Antipatro!

A Berito Erode deve riunire  quelli che giudicheranno i figli- che comunque, tiene lontani dal tribunale,  a Platana, nei dintorni della città e perché possono impietosire i consiglieri e perché sanno difendersi bene- a parole -e perciò,  convoca i governatori di Siria  e i notabili, ma non chiama Archelao, ritenuto non idoneo,  perché a lui ostile e perché suocero di Alessandro.

Riunisce, dunque, i 150 membri del tribunale, in un’ostentazione del suo potere regio e del suo personale odio  familiare, pur rispettando il volere di Augusto,  dimostrando, comunque,  di non volere interferenze nel suo già maturato giudizio di condanna.

Noi abbiamo due discorsi uno da Guerra giudaica I, 2.3 540-543  ed uno  da Antichità giudaiche XVI,362-365.

Mi piace farti notare  la conclusione finale, prima di esaminare le fasi del processo, del discorso di Erode che  lui era preparato  a farlo nella su patria e nel suo regno, ma aspettava il loro giudizio. Comunque, essi  non erano venuti tanto  per essere giudici  di evidenti crimini dei suoi figli che egli aveva quasi fatalmente  tollerato, ma affinché avessero l’opportunità  di essere partecipi del suo sdegno.Infatti è conveniente  che anche i più lontani non restino indifferenti di fronte a complotti così gravi – Ant Giud.XVI, 366-.

Mi sembra chiaro, Marco, che il re non vuole il giudizio del tribunale ma tenda a dare un esempio storico a tutti di fermezza e di  rettitudine!

E’ così megalomane!?

Credo di si.

Comunque, in Antichità giudaiche,  Flavio evidenzia i precetti di Augusto – in caso di complotto  siano condannati a  morte, in caso di tentativo di fuga sia sufficiente una pena adeguata- rilevando  la composizione  del  Dikasterion di Sidone con gli egemones (Saturnino, Pedanio  e il procuratore Volumnio)  i membri consiglieri  che sono uomini scelti tra i parenti ed amici (Ferora e Salome), tra i notabili di Siria, ad eccezione di Archelao.

Flavio riporta il discorso di Erode che risulta un attacco contro i figli, accusati  meno  per il complotto/thn epiboulhn, che per le  parole di fuoco contro di lui/loidorias,  skommata, ubreis, plhmmeleias, che sono  per lui peggiori della morte, anche se si tratta  di insulti, prepotenze insolenze, offese.

L’ autore rileva la votazione senza che nessuno possa intervenire e contraddire: Saturnino  e i suoi tre figli presenti votano per la condanna ma escludono la morte, mentre tutti gli altri   cominciare da Volumnio, votano per la condanna a morte, facendo notare che nessuno è convinto della colpevolezza degli imputati e che alcuni lo fanno per compiacere il re, altri per odio verso di lui considerando tutti  i presenti sdegnati ed irritati  più per il crimen del padre che dei figli: deduco questo ultimo pensiero da   di’aganakthesin  che indica la tensione emotiva  di uomini e  di padri  che devono  assistere impotenti ad una tragedia familiare, preordinata.

Secondo Guerra giudaica, I,543, da quel momento l’intera Siria  e la Giudea trattennero il respiro  essendo meteooroi, sospese,  aspettando la fine del dramma/ to telos tou dramatos  e nessuno credeva che Erode sarebbe stato crudele  fino al punto di uccidere i figli.

Antichità giudaiche, invece,  indica il numero dei presenti al dikasthrion (150) rimasti  stupiti di fronte ad un padre non compassionevole per le innumerevoli sciagure, capace di parlare inverosimilmente  contro figli.

Viene mostrato un padre che non consente ai membri del consiglio di  esaminare le prove  e che offre uno spettacolo vergognoso  per servirsene come argomento di difesa, reso ancora più orribile per la lettura ad alta voce delle lettere  scritte dai figli- da cui trapelava non un  complotto, ma solo la volontà di fuga  e di preparazione di un piano adeguato, in cui  c’erano solo ingiurie verbali-.

E’ chiara la figura di un padre crudele, che  vuole concludere con la condanna a morte, prevista da Augusto solo in caso di complotto scoperto, che non ha bisogno di autorizzazione imperiale perché nel suo regno vige il Deuteronomio – una delle cinque parti costituenti la torah/nomos legge  mosaica–  che glielo permette.

Naturalmente,  professore, i due imputati  non sono introdotti in Tribunale perché i membri del consiglio  non riuscendo a calmarlo  e  non potendo tentare una riconciliazione,  nauseati dalla esibizione del re, decidono di ratificare la sua  autorità, senza ascoltare gli imputati.

Comunque, Marco, terminato il processo, Erode non sembra soddisfatto e del tutto tranquillo se,  tornando da Berito, si reca Tiro portando i due figli e li attende il  ritorno di Nicola  da Roma, gli chiede cosa pensano i suoi amici romani circa i suoi figli, dopo avergli comunicato il verdetto del Dikasterion.

Flavio scrive: Nicola rispose  che, seppure  ritenessero che  le intenzioni  dei due figli  verso di lui non erano  filiali, tuttavia  egli doveva  semplicemente imprigionarli e mantenerli in prigione e consigliavano: se proprio hai risolto di punirli in una maniera diversa non appaia che tu  segua la via della collera ma piuttosto quella della  ragione.  Se, invece  scegli di assolverli, non lasciare  che la tua infelice posizione non abbia un rimedio.-Ibidem 372-.

Il consiglio è secondo la volontà di Erode! E’ bravo, Erode! Comunque, Flavio non mostra, professore, come gli abitanti del suo regno attendono l’esito della  vicenda?

Flavio  lo mostra ed attesta che dopo l’approdo al porto di Cesarea tutti i giudei  iniziano parlare dei figli aspettando di vedere che cosa sarebbe stato di loro.

Secondo  Flavio  -Ibidem,374 –Una paura terribile colse tutti quanti avevano partecipato  alla lunga disputa selle due fazioni, giunta ormai alla tragica fine; ed erano angosciati per la sofferenza dei giovani.Tuttavia, non si poteva né  dire qualcosa liberamente né  udirla  detta da altri senza pericolo: ognuno teneva ben chiusa in se stesso la propria  sentimento compassionevole e tutti, con pena,  portavano con sé la propria profonda sofferenza ma non ne parlavano. 

In uno stato di  generale prostrazione c’è, però,  qualcuno che risveglia il sentimento comune: è un popolano militare, probabilmente un amico di  Erode, compagno di battaglie!

Flavio (Ibidem, 375-376) scrive:  un vecchio soldato, di nome Tirone, invece, avendo un figlio della stessa età d Alessandro,  suo amico,  parlò liberamente  di tutte le cose  che gli altri sentivano  dentro di loro ma dissimulavano in silenzio. aggiungendo che diceva in pubblico che tra gli uomini la verità era abolita, la giustizia spenta, mentre prevalevano  menzogna e malizia , distese su tutte le cose come una nebbia  tanto che neppure le sofferenze più grandi  erano visibili ai traviati peccatori.

Tirone   è considerato da Flavio un vero uomo,  un  soldato,  popolano di animo nobile, parrhsiasths, comunque, capace di   interpretare  quanto ognuno ha nel suo cuore  perché  per timore non parla.

Flavio scrive:  ognuno  era lieto di ascoltarlo  dire quelle cose che  lui pure avrebbe detto  e, mentre tutti  se ne stavano in guardia e  in silenzio,  per la  propria sicurezza,  approvando tuttavia  la sua franchezza perché l’attesa tragedia obbligava tutti a parlarne, Tirone si spinse fino alla presenza del re. 

Tirone fa una brutta fine?! Certo Marco.

Fatta richiesta di parlare da solo ed avutala, disse:  o re, nonostante voglia la mia salvezza, non sapendo sopportare questo affannoso tormento, ho scelto un’ardita libertà di parola, che potrebbe essere vantaggiosa  e necessaria per te, se ne fai un buon uso. Dove sono andati a finire e  dove sono caduti i sentimenti viscerali del tuo animo?. Dove dunque, la tua mente sagacissima con cui tu hai conquistato molti  e grandissimi trionfi? che è questo deserto di amici e parenti?ibidem,380

L’uomo ha capito, professore, tutto!. Erode non ha più ne ths psuchhs phreneis  la nous  ed ha invece  un deserto erhmia di amici e parenti che inoltre non lo consigliano bene. Manca in questo  attacco di Tirone il nome di Antipatro, che, comunque è sotteso in quanto afferma che un tempo lo stato era felice ma ora, in  assenza  del re, esiste solo disordine nemmeno visto!

Da qui l’invito a vedere, ad aprire gli occhi non solo sulla situazione disastrosa del  suo regno, dovuto ad autori  ormai scoperti, ma specialmente entro se stesso.

Seguono due invettive  come domande inquietanti: la prima è quella di un uomo del partito asmoneo, che disprezza anche il gruppo dirigente idumeo: toglierai la vita  a due giovani nati da una moglie  regina e modello di ogni virtù, e ti affiderai nella tua avanzata  età  ad un unico figlio che ha ripagato  male la speranza, che tu hai riposto in lui e nei tuoi familiari che tante volte hai condannato a morte? la seconda, duplice, è tipica di un popolano e di un soldato: non comprendi che, pur tacendo, la folla vede il tuo errore  e teme inorridita il tragico evento?  non vedi che tutto esercito coi comandanti detesta gli autori del misfatto e ha pietà dei due giovani sfortunati?

Erode, vecchio, vuole sentire gratificazioni e finché  Tirone resta  sul piano memoriale ed alterna verità ed elogi, sembra seguire, ma quando il soldato  inizia a trattare dei tragici eventi ed accenna alla responsabilità della famiglia idumea ed invita a vedere dentro se stesso e a capire la reale situazione di un popolo  filoasmoneo e di una esercito favorevole ad  Alessandro, timoroso dell’adesione militare e popolare,  entra in agitazione e comanda  di gettare in prigione e Tirone e i comandanti dell’esercito.

Secondo lei, professore, il colloquio è veramente privato tra il re e il soldato?

No. Tirone ottiene di essere sentito solo da Erode ed amici, nella sala del trono, sotto lo sguardo dei militari di servizio, in forma privata e non solenne. Dalla domanda si comprende che non conosci  la regola di base di una basileia: la sicurezza ed integrità  fisica del sovrano orientale è il principio stesso della sovranità con proskunesis,  che, però, non vige in  Giudea, dove Jhwh è dominus assoluto, a cui si deve l’adorazione.

Il sovrano è in cattedra, sul trono, con a fianco il visir o consiglieri delegati, con o senza regina, mentre  chi è convocato, dopo un periodo di attesa, è scortato da guardie  che passano tra militari , armati, di postazione, dritti  a destra e a sinistra del soglio regale, fino  ai suoi piedi, a debita distanza, naturalmente senza armi,  e può parlare dopo che lo scriba dice il nome. Nel caso di Tirone,  accanto al  trono di Erode, c’è sicuramente Antipatro, come coreggente.    Grazie, professore per la precisazione circa  l‘aula regia. E che succede dopo l’imprigionamento di Tirone, quando Erode e la corte sono entrati in fibrillazione per la paura di una stasis/rivolta.?

Il clima di paura fa aumentare le delazioni tanto che il barbiere di Erode, Trifone, si presenta al re e gli confessa  che Tirone lo ha esortato a tagliargli la gola, promettendogli di farlo diventare uno degli amici di Alessandro.

Erode(Antipatro) ordina che Trifone sia arrestato e torturato come Tirone  e suo figlio.

Mentre gli uomini sono torturati e il vecchio soldato è muto, il figlio  per liberare il padre e se stesso dai supplizi, dice di dire la verità se smettono di torturarli e rivela che Tirone avrebbe dovuto uccidere il re quando era solo con lui  e in caso di insuccesso avrebbe, comunque, fatto  un nobile servizio.

Probabilmente Tirone è uno zelota- anche se ancora la setta/airesis  non è costituita- che immola la propria vita per il bene comune, come martus testimone della tradizione patria, in quanto eletto del Signore!

Erode, allora, entra in uno stato di frenesia, che lo sconvolge  e lo spinge a seguire il piano di uccidere i suoi figli, accecato dal giudizio  di colpevolezza, certo  del complotto, si chiude ad ogni idea per un consiglio migliore, escludendo ogni insicurezza e perplessità.

In questo è ulteriormente radicato dagli accorti  e graduali suggerimenti di Antipatro.

Erode, allora, fa  portare davanti al consiglio  trecento capi  militari, convocati, dopo le incaute parole di Tirone- che muore col figlio e col barbiere – e li fa lapidare ed  uccidere con qualunque mezzo  dalla folla inferocita.

Alessandro ed Aristobulo (Ibidem,394)  furono condotti a Sebaste  per ordine del loro padre  e vennero uccisi per strangolamento. Durante la notte i loro corpi furono portati nella fortezza  Alexandreion dove erano sepolti il loro nonno materno e la maggioranza dei loro  antenati.

Professore, si sa la data precisa della morte dei due innocenti, sfortunati figli di Erode?

Nessun critico – neanche Emil Schuerer, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù (175-a.C.-135 d.C)  Paideia 1985-1998, né St.J. Thackeray, Iosephus the Man and the Historian, New York 1929- azzardano una precisa data anche   se c’è un certo accordo sull’anno 7 a.C. A mio parere, si potrebbe ipotizzare il periodo tra la Pasqua e la Pentecoste, in relazione al sorgere delle voci  sul Falso Alessandro cfr Il falso Alessandro ed Augusto www.angelofilipponi.com e agli atti compiuti in quei cinquanta giorni da Erode ed Antipatro cfr. Giudaismo romano I ebook Narcissus 2012.

C’è un giudizio del sacerdote Giuseppe, fariseo per elezione, sulla morte dei due innocenti?

Certo. Marco.

Flavio ne parla a lungo (ibidem,395-404) secondo il pensiero farisaico, basato su eimarmenh /fato, in cui si mostra  che le azioni umane sono  preordinate ad un compimento da una necessitas, per cui non vi è nulla  che accada senza di essa. Comunque, da sadduceo  ritiene che tutto avvenga secondo una strana oikonomia divina, anche se in questo caso  rileva che sono affogati i sentimenti di natura  a causa di un odio,  lungo, cresciuto col tempo, sempre più esteso fino alle estreme conseguenze. Flavio, però, anche se è incerto tra il biasimo  dei giovani  – che dànno continua esca  all’ira  del padre, amareggiandolo al punto di farlo arrivare con la loro spavalda azione e con la boria aristocratica  alla più ignobile delle azioni-  e quello del padre- insensibile  per l’eccesso di potere  e di gloria-  è sicuro, tuttavia, che la tragedia si compia per il clima di calunnie,  per la presenza di adulatori e di critici impietosi, maligni ed intemperanti, manovrati  dalla mente  perversa di Antipatro, che sa gestire  ambiguamente, ai fini della bramata successione, e volgere l’odio dei giovani  a  loro danno  e a suo personale vantaggio.

Flavio, considerando i due giovani  innocenti, vittime di un padre ancora  potente grazie  a Roma, lo  ritiene abominevole esecutore di una condanna innaturale neanche voluta dall’imperatore, fatta da anziano e da empio  per la sacralità del sangue regale  asmoneo, e lo vede come  personaggio miserevole, vittima lui stesso del figlio che, però,  seguita fino alla morte ad essere spietato e a non risparmiare nessuno, nemmeno i suoi più cari amici.

Anche per me  Erode negli ultimi 6/7 anni di vita è persona veramente  tragica!

Marco, la figura di Erode è da rivalutare, nonostante gli ultimi anni in cui l’autore ( e chi per lui)  tende al dramma e al romanzo  e lo mostra trascurato nell’amministrazione del regno e quasi indifferente alla  rovina dello stato e alla condizione della Iudaea,  già destinata all’annessione, lacerata da forze nazionalistiche belligeranti fra loro  in quanto hanno obiettivi diversi, data l’influenza aramaica, da una parte, e il sistema ellenistico finanziario economico,-  che produce un’immensa ricchezza giudaica, a seguito della  pax augusta/ eirene sebasth-  da un’altra-.

Erode, dopo la morte dei due figli, non è più lui: ha ceduto, di colpo, le redini del comando e sente il peso degli anni, avendo piena coscienza  che il  suo tempo è finito, come pure quello della Iudaea, un piccolo stato  che è  proprietà  dell‘imperator, che lo gestisce da Roma tramite funzionari, insieme a Siria e ad Egitto, come un possesso personale, dopo che ha esperimentato la soluzione con un re cliente, in attesa di censimento, cioè della maturazione e dell’integrazione del popolo giudaico di lingua aramaica, semibarbarico,  nella cultura romano-ellenistica,  di cui la pars  aristocratica sacerdotale, da decenni  è partecipe con le sue colonie diffuse in ogni luogo dell’ecumene, dotate di trapezai /banche, di emporia/ magazzini e di ekklesiai /comunità commerciali.

Il vecchio re sa che è finito il suo tempo  e vede in pericolo lo stesso  potere templare, fonte di immensa ricchezza per Roma -che divide coi sadducei  il tributo di ogni giudeo,annuale, di due dracme, proveniente non solo  dalla provincia giudaica, agricola,  ma anche  da oltre un milione di  confratelli di Parthia, e specie  dai 2.500.000 di fedeli  ellenisti, emporoi, trapezitai, nauarchoi, kapeloi, methoroi, banausoi, teknitai dell’Asia, della Siria, dell’Egitto- lungo le due vie nilotiche, canopica verso l’interno  dell’ Africa e pelusiaca  verso l’India tramite il mare Eritreo – di Macedonia, di Acaia, e di tutto regioni del  bacino del Mediterraneo con le isole  e perfino  di quelle oltre le colonne d’Ercole in HIspania, in Gallia e in  Britannia  dove ci sono apoikiai giudaiche  che hanno come centro Gerusalemme, la città santa..

Flavio, che conosce il decreto di Vespasiano e di  Tito  contro gli alessandrini e gli antiocheni  – che chiesero invano l’abrogazione  dei diritti di cittadinanza  ai giudei vinti (Ant.Giud.  XII,121), – anticipa perfino le preoccupazioni di Erode, circa il popolo, circa Gerusalemme e il Tempio, cosciente che gli editti /dogmata di Domiziano, dominus et deus, ormai mettono in pericolo non solo la terra santa ma anche il commercio giudaico- ellenistico, essendo tolta la libertà di parlare e di ascoltare (Cassio Dione, St .Rom, LXVII, 4) al senato, ai filosofi, alle minoranze.

Flavio, più di Erode,conosce il valore universale del giudaismo e  sa che Sion è ancora  il tempio, il punto di incontro tra il Dio vivente  e suo figlio, ed ora il popolo ebraico, anima dell’ecumene!  Sion  è per i giudei  del Regno di Erode e per i giudei aramaici di Parthia e per  i giudeo- ellenisti della diaspora  la pupilla dell’occhio,  è la patria  a cui tendono i fedeli di tutta l’ecumene, è  la terra come il luogo santo  dove ogni ebreo vuole la  sua sepoltura, dove per legge deve andare annualmente a fare sacrifici  per il culto di Jhwh!.