Angelo Filipponi - Paolo di Samosata ad Antiochia

Paolo di Samosata ad Antiochia,Aureliano,Sapore ,Zenobia,Eusebio

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Antiochia dopo che era stata conquistata da Sapore (Correptor totius orientis) fece parte per breve tempo del Regno persiano.

La riconquista ad opera del regno di Palmira con Odenato, che si rese indipendente da Roma e da Claudio II diede alla città una sua autononia nei confronti delle altre città di Siria anche per la sua appartennza ad un altro regno, quella di Zenobia che la tenne fino al 272 anno in cui Aureliano la riportò sotto il potere di Roma.

Anche quel vescovato antiocheno che era stato rivendicato sia da Demetriano che da Paolo di Samosata ricadde sotto l'amministrazione romana diretta per cui grazie ad Aureliano anche i problemi ereticali furono demandati all'Italia e al vescovo di Roma, come se la giurisdizione fosse la stessa.

Eusebio nel mostrare la singolare figura di Paolo di Samosata (Stor. Eccl. VII,30.6-16) ci rivela dati per noi utili ai fini della definizione del cristianeismo del III secolo. in un'area mediorientale come quella dell'ex regno di Palmira posto tra l'impero romano e quello persiano...

Paolo non è solo episcopos ma anche ducenarius un funzionario di rango equestre il cui stipendio mensile è di 200000 sesterzi, scortato da guardie del corpo e con una sedia curule e con un suo segretum (gabinetto), praticamente è un praefectus cum iure gladii.

Questo però doveva essere all'epoca del funzionamento della corte di Odenato e poi di quello di Zenobia e di suo figlio, soppresso da Aureliano, che naturalmente conquistando il regno palmireno, ha diritto di preda e di annullamento di ogni percedente decreto, avocando a sé ogni potere.

Il caso di Paolo di Samosata rientra quindi in questo passaggio e determina a detta di Eusebio un aumento di auctoritas del vescovato romano che ha potere su quello antiocheno.

Ora il vescovato di Antiochia è da oltre un secolo in competizione con quello di Alessandria circa il magistero in materia di lettura biblica: Antiochia è patria del commento litteralis, la città egizia di quello allegorico...

Le due diocesi hanno maturato nel corso di un cinquantennio due diverse letture del Christos e di sua madre: Antiochia opponeva alla cristologia alessandrina ( incline ad essere testimone della preesistenza del logos generato ab aeterno dal padre) la persona umana di Geù privilegiando l'humanitas rispetto alla divinitas e Paolo aveva sostenuto che la vergine Maria aveva generato unn figlio uomo e che lo spirito che l'aveva adombrata era lo stesso che aveva ispiratro i profeti anche se di maggiore perfezione o di assoluta perfezione.Aggiungeva che la figura di Gesà solo nel momento del battesimo fu scelta come abitazione dallo spirito, per cui Gesù era un perfetto uomo ma non logos incranato come voleva Origene...

Inoltre diversa era la concezione sulla psuché tra la scuola antiochena e quella alessandrina per cui Paolo di Samosata già aveva in sè i germi dell'arianesimo...

Per me il maggiore problema è la connessione che da questo momento in poi si ha tra la chiesa antiochena e quella romana grazie alla giurisdizione a lei data da Aureliano di valutare e di prosi come giudice sule questioni antiochene.,,(da ricopiare e rivedere )

Autore: Angelo Filipponi

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