Angelo Filipponi - Prefazione a De vita Mosis

Prefazione a De vita Mosis

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Vita di Mosé

di Filone

Avendo tradotto da Hoeschelius e Turnebus (1614, testo latino greco -escudebat Petrus de la Roviere-) La vita di Mosè in tre libri, mi sono trovato tra le mani Filone, Vita di Mosé a cura di Paola Graffigna, Rusconi,1999, in due libri .

Avendo letto anche la traduzione di Vita di Mosé di Giulio Ballino (Venezia, Nicolò Beuilacqua,1560) anch'essa divisa in tre libri (I 1-113); II 114-135;III 136-211), mi sono persuaso che i libri della Vita di Mosé di Filone siano in effetti tre e non due.

Dopo aver esaminato attentamente il testo della Graffigna, ho fatto alcune considerazioni in quanto avevo tradotto l?opera filoniana nel 1983-4 e l?ho lasciata nel cassetto come tanti altri libri di Filone.

Paola Graffigna ha fatto un lavoro serio e meticoloso non solo sul piano dell?espressione ma anche su quello dei contenuti: ha qualche incertezza (forse) solo sul piano storico-contestuale (rilevabile nelle note), mentre ha operato egregiamente nella introduzione inserendo il proprio lavoro nel quadro della critica ufficiale, ben rifacendosi a L. Massebieu ?E Bréhier, Essai sur la Chronologie de la vie e des oeuvres de Philon ( "Revue de l?Histoire des religions",53,1906) e a L.Kohn Einteilung und Chronologie der Schriften Philos ("Philologus", supll. Bd. VII,III,189)

Il suo è un libro certamente ben scritto e ben tradotto.

Resto sorpreso, però, che la Graffigna (che fa o faceva parte del gruppo di Reale-Radice) abbia tradotto solo due libri e abbia chiuso il secondo libro con la parte conclusiva del III libro: conosce eppure l'opera omnia di Filone di R. Arnaldez, C. Mondesert, J.Pouilloux (Les oeuvres de Philon d'Alexandrie) e specie il De vita Mosis Paris, 1967).

Si è perfino posto il problema della Vita di Mosè anche se non ha scavato per cercare altre soluzioni e trovare alternative alle vite agiografiche del legislatore ed è rimasta nel vago, seguendo la tradizione mosaica derivata da Filone stesso, da Flavio e dai padri della Chiesa del IV secolo: eppure ha buona conoscenza sia di V. Nikiprowetzy ( le commentaire de l'écriture chez Philon d?Alexandrie, Leida 1977) che di T. Mangey (da cui ha tratto anche il testo di Vita contemplativa Melangolo,Genova 1992) che si rifaceva sicuramente a Turnebus ed Hoeschelius dai quali deriva ill titolo dell?opera Philonos Ioudaioy peri biou Mouseos oper esti peri theologias kai prophhthas logos I,II, III) oltre che di E.R. Goodenough, The politics of Philo Joudaus, New,Haven 1938 e di D.T. Runia, Philo of Alexandria and the Timaeus of Plato, Leiden 1986 e tanti altri critici .

Il lavoro fatto dal Mangey, di revisione edi interpretazione, è del 1742 (Philonis ioudaei Opera quae reperiri potuerunt omnia. Textum cun Mss. contulit, quamplurima etiam et codd, Vaticano,Mediceo et Bodleiano, scriptoribus item vetustis , necnon catenis graecis, ineditis, adiecit interpretationemque emendavit , universa notis et observationibus illustravit Thomas Mangey London 1742) ed è opera pregevole, anche se derivata e legata a quella precedente del 1613: La Graffigna lo cita spesso in Vita Contemplativa in quanto riprende e sgue la sua "lezione"

La Graffigna conosce anche la revisione di L. Kohn, S. Reiter e P.Wendland Philonis Alessandrini opera omnia quae supersunt 1898 in tre volumi, poi, continuata fino al 1915, ampliata a 6 volumi. Il loro testo mette insieme per quanto riguarda la vita di Mosé il secondo e terzo libro della tradizione(indicando esattamente II e III libro collegati da / )

L?autrice rivendica giustamente che in Italia non esistono effettivamente traduzioni con testo greco (quella ottocentesca di S.G. Consolo,stampata a Padova nel 1857, fu criticata, comunque, perché era priva di note e scritta con intento pedagogic e che lei ha tradotto e commentato Filone, facendo anche un lavoro di note, accurato.

Rileva che Filone è autore scarsamente conosciuto in Italia in quanto manca una edizione completa delle sue opere e mostra che quelle tradotte per lo più mancano di notazioni storiche ?filosofiche, indispensabili per addentrarsi nella complessità dei trattati dell?alessandrino, forse sottendendo nella critica anche l'Universtà Cattolica

L?autrice infatti precisa ? soltanto il commento permette di cogliere la mistione delle due componenti greca e giudaica della scrittura filoniana, nonché di mettere a confronto i loci paralleli in cui lo stesso tema viene trattato e dunque di verificare la coerenza ( o l ?incorerenza) dell?esegeta?.

Onore dunque al lavoro di Paola Graffigna.

Io, però ho una ben altra finale del II libro,( elogio dell'ariston genos anthropon, che solo tra tutti ebbe il dominio su quanto abita la terra in quanto creato come antimimon ...theou dunameos, eikon ths aoratou phuseos emphanhs,aidiou genhth- come imitazione della potenza di Dio immagine visibile della natura invisibile, padre di eterno ) mentre per la fine del III libro ho gli ultimi paragrafi del II libro della Graffigna, ccnfusi con quelli conclusivi del III libro.

Senza entrare in polemica sono perplesso perché abbiano eliminato il terzo libro

E' chiaro che lei segue una direttiva (ma di chi? e perché?) ed è allineata secondo la lettura tipica dell'Università Cattolica di Milano.

Penso che abbia fatto tale divisione sulla base, però, solo della lunghezza del II libro che, se fuso col terzo, raggiunge quasi la lunghezza dei paragrafi del primo: infatti ha diviso l?opera in due libri: uno composto di 334 paragrafi e il secondo di 292. Ha forse ripreso il il testo del Mangey, che ha messo insieme le due parti come se fossero un solo libro, oppure quello di Wendland che ha messo insieme II/III?

Comunque La vita di Mosé constava di tre libri (che ora lo leggiamo in due): il primo tratta del re, il secondo del legislatore e il terzo del sacerdote.

Infatti in III,1 si legge: abbiamo già colto due parti della vita di Mosé, quella sul re e sul legislatore bisogna ora aggiungere (prosapodoteon da prosapodidomi. sborso , do in aggiunta E' verbo proprio del trapezites che paga un tokos un interesse) la terza quella sul sacerdozio, (To peri ierosunes) che deve essere aggiunta come funzione più grande e più necessaria per un sommosacerdote. la pietas (ten eusebeian).

Non ci sono dubbi, quindi, che Filone abbia scritto tre libri e non due sulla Vita di Mosé!.


La vita di Mosé di Gregorio di Nissa


Il testo di Filone del 1614 è tridentino cioè ha l' imprimatur della commissione pontifica (excudebat Petrus dela Roviere, un coraggioso ginevrino non sempre allineato con la Chiesa- cfr frontespizio)

Certamente la vita di Mose è una sorta di manifesto programmatico di vita e fede giudaica ma è anche espressione della teologia di un popolo: non è qui il caso che si metta a confronto la varia opinione degli studiosi sulla formazione e sull?inserimento dell?opera nel quadro dell?opera omnia di Filone .

Le tesi di l Massebieau e di E- Bréhier e quell di L. Cohn e quelle di E. R. Goodenough e di B. Boitte sono discutibili ma una cosa è certa : Filone propone un modello ebraico di vita sulla base della vita totale di Mose re, nomotheta sacerdote e profeta (III libro, ultima riga in connessione con l?inizio dello stesso libro).

Filone deve giustificare al mondo romano la vita del giudeo e la sua funzione nel mondo romano, dopo che l?alessandrinismo giudaico ha conquistato il mondo in senso economico con gli oniadi, specie dopo la minaccia di Caligola alla sua stessa esitenza, a seguito della nuova costituzione giudaica secondo il volere di Claudio.

Noi, invece, oggi leggiamo Filone solo come ce lo ha tramandato Gregorio di Nissa nella sua opera su Mosé, che vuole imporre sulla linea origeniana, il cristianesimo come religione ufficiale in epoca teodosiana, mostrando la grandezza di Mosé e quindi di Cristo re, legislatore e sacerdote, in opposizione alla cultura pagana

Gregorio scrive Peri tou biou Mouseos/ la Vita di Mosè (Gregoriou episkopou Nusses Peri aretes hetoi Eis ton bion Mouseos) in due libri: nel primo mostra, secondo il sistema litteralis i fatti salienti della vita del nomotheta seguendo Esodo, Numeri e i tre libri della Vita di Mosè di Filone in una pura esposizione di fatti in cui si rileva ora la semplicità biblica ed ora anche l'artificialità filoniana: il telos narrativo é simile a quello della Vita di Macrina, dare un modello di vita ai monaci con l'aggiunta di un alto modello scritturistico così da aver la possibilità di interpretare per mostrare l'iter verso l'epektasis; nel secondo opera come Filone in modo simbolico, secondo allegoria (mhnuontos dià sumbolon tou Theou Vita di Mosé,1,217 ) ampliando il discorso narrativo per dimostrare e per concludere che Mosé ha fatto un percorso verso la perfezione, il migliore possibile per un uomo, in modo da considerarlo come modello e simbolo del cristiano perfetto.

Ma oltre questa impostazione a livello di iter esemplare, c'è anche l' assimilazione di Mosè con Gesù, della Legge con Gesù stesso, tanto che, a mio parere, la figura di Mosé per Gregorio di Nissa, come anche per suo fratello Basilio e per Gregorio di Nazianzo è basilare e fondante quella divina di Gesù Cristo, che proprio alla fine del IV secolo perde ogni contorno umano, alla luce della divinizzazione secondo logos e della trinitizzazione insieme col Pater Ktistes e con Pneuma agion.

Insomma La vita di Mosè segna il momento storico della reale divinizzazione del Christos, che non era stata ancora completata nonostante le formulazioni nicene, utili (krhstai) per la riformulazione al Concilio di Costantinopoli, grazie anche a Teodosio e a Gregorio di Nazianzo in una capitale in cui si stava debellando l'eresia ariana con una operazione non solo politica ma anche ecclesiale (Nettario e Giovanni Crisostomo completeranno l'opera)...

Per me, che non entro, in questa prefazione,nei problemi della patristica, sono importanti a questo punto solo la datazione del libro e la tecnica esegetica, utili ai fini della comprensione del contributo del Nisseno alla vittoria sull'arianesimo e necessarie per la definizione stessa dell'allegoria cristiana (disgiunta da quella giudaica ) e per la rilevazione del suo particolare uso nel Quarto Secolo, in un ambiente (quello cappadoce, ancora origeniano) dominato dalla interpretazione dià sumbolon, tipica del didaskaleion di Alessandria, fonte di contrasti con lo stesso patriarcato alessandrino, destinati ad acuirsi con Teofilo e poi con Cirillo...

Propendo per una datazione non lontana dalla morte di Basilio (379) e poco dopo il Concilio di Costantinopoli (381) e prima della morte di Pulcheria maior e di Flaccilla, quindi un arco di circa sette anni in cui è ben definita la nuova situazione del patriarcato di Costantinopoli con Nettario: l'opera quindi ha valore non solo di formazione di un perfetto cristiano ma anche un significato teologico in linea con le formulazioni trinitarie di Basilio e di Gregorio di Nazianzo e con quelle di Giovanni Crisostomo ed in opposizione al mondo giudaico ...

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Autore: Angelo Filipponi

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