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La morte di Giacomo
Flavio parlando di Anano il giovane ,XX,198 lo definisce di indole franca e molto ardito e lo indica come il sadduceo più insensibile degli altri, in giudizio.
Ed insistendo a parlare di lui ci mostra l?episodio della fine di Giacomo, avvenuta alla morte di Festo, quando ancora il prefetto nuovo Albino era in viaggio.
Anano convocò i giudici del sinedrio e portò davanti a loro un tale Giacomo, fralello di Gesù soprannominato il Cristo, ed altri con l?accusa di aver trasgredito la legge e li consegnò perché fossero lapidati ( XX,200).
Il fatto è da mettere in relazione con At 12,17;15,13;21,18.
Le persone più moderate della città si sentirono offese da questo fatto.
Perciò inviarono segretamente dal re Agrippa II supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano.
Il re scrisse ad Anano e gli diceva che il suo primo passo non era corretto e gli ordinava di desistere da ogni ulteriore azione.
Ed alcuni di loro andarono ad incontrare Albino che era in cammino da Alessandria, informandolo che Anano non aveva alcuna autorità di convocare il Sinedrio senza il suo assenso.
Convinto da queste parole Albino inviò una lettera, sdegnata, ad Anano minacciandolo che ne avrebbe pagato la pena, dovuta.
E il re Agrippa a motivo della sua azione depose Anano dal sommo pontificato, che aveva da tre mesi, sostituendolo con Gesù di Damneo (XX,201-203)
Viene mostrata la figura astuta del sommo sacerdote Anania e dei suoi figli, che erano filoalbiniani e che portavano via le decime dei sacerdoti, che morivano di fame (207).
Un paio di anni prima intorno al 60 d.C. a Gerusalemme, non in altro luogo, l'azione dei sicari, già nota, quindi, si era manifestata in forma di rappresaglia.
I sicari, infatti, avevano preso il segretario di Eleazar figlio di Anania, (St. Giud, II) capitano del tempio, un facinoroso, ed avevano persuaso gli addetti delle cerimonie a non accettare un dono o un sacrificio da parte di uno straniero e quindi a fare guerra ai romani.
Si trattava del sacrificio fatto dai romani o quello fatto per i romani e per l?imperatore al tempio di Dio?
Il sacrifico a favore di romani nel tempio veniva vietato, mentre era accettato quello per il popolo romano e per la salute dell?imperatore: era un modo equivoco di accettare la santità e la venerabilità e la divinità di Nerone (cfr per analogia Legatio ad Gaium, Dramatopoiia).
Per me il problema è se i fatti circa il rapimento del segretario di Eleazar sono di questo periodo o poco prima della morte di Giacomo o dopo la sua morte?
Non è possibile, allo stato attuale delle conoscenze, datare meglio questi fatti: sembrano però avvenire dopo e non prima della morte di Giacomo.
Nel 62, però, Eleazar ed Anania pregano Albino di liberare il loro segretario e di dare in contraccambio la libertà a 10 sicari (208): da qui inizia una serie di sequestri a scopo di estorsione e di rivendicazioni contro il sommo sacerdozio.
Poco dopo Gesù di Damneo fu sostituito da Agrippa II con Gesù di Gamaliele e ci fu una lotta tra i due per cui ognuno raccolse una banda con cui si facevano tafferugli, mentre Anania, personalmente con la forza e con i doni corrompeva tutti.
Anche la nobiltà con Custobar e con Saul raccolsero bande di malviventi ed anch?essi, pur essendo erodiani, imparentati con Agrippa II, era sfrenati e pronti a spogliare la proprietà dei più deboli (214).
Giacomo e gazophulakion Cfr Gesù e il gazophuakion (Giovanni, Gesù e la vedova dei due oboli). ...
Conclusione
Da quel momento la situazione andò sempre più peggiorando in città. Poco più tardi i due fratelli erodiani fuggirono da Gerusalemme ( G.Giud II,356)
E? da aggiungere che, alla fine del comando di Albino, i leviti ebbero da re Agrippa II (i cantori degli inni) di poter lasciare l?antico abito e di indossare quello di lino, come chiedevano e ciò era contrario alle leggi (218).
A seguito della morte di Giacomo si verificarono questi avvenimenti che determinano la rivolta antigiudaica e quindi si può dire giustamente che dopo la morte di Giacomo si va verso la fine del Tempio e di Gerusalemme.
E? chiaro a questo punto che la figura di Giacomo deve essere riletta in altra chiave come capo dei Sicari e non più come è stata letta dalla tradizione cristiana che l?ha fusa oltretutto con quella del fratello Gesù: la fine di Gerusalemme avvenuta realmente a causa dei Sicari di Giacomo, oltranzisti, non può essere tramandata a causa della morte divina di Christos, voluta dai capi ebraici, come vendetta di Dio sul popolo che ha ucciso suo Figlio-Logos.
La morte di Giacomo deve essere letta in relazione agli scritti di Flavio, dopo aver eliminato e segregato quanto è scritto dalle fonti cristiane, che attingono da una parte all'opera dello storico e da un'altra ad Egesippo e a Clemente Alessandrino, che sono strumentalizzati ed usati secondo la storicità prima di Eusebio e poi di Girolamo.
Il problema di base è nella non credibilità di storici come Eusebio,( ed anche Epifanio) e Girolamo, retori, settari, del tutto inaffidabili nelle ricostruzioni storiche.
La versione di Eusebio tratta da ISTITUZIONI (upotupoteis), opera perduta di Clemente Alessandrino, da Egesippo e da Flavio essendo di epoca costantiniana tende a dare una nuova visione ciristiana, chiara già in Storia Ecclesiastica, secondo linee antigiacobite, in una valutazione complessiva unitaria delle due figure dei fratelli (Giacomo e Gesù) per una maggiore idealizzazione della figura del Christos omoousios patros (Cristo della stessa natura di Dio padre ) mentre quella di Epifanio in Aireseis e in De Mensuris et ponderibus resta incerta tra le due figure, pur privilegiando quella di Gesù ormai santificata e divinizzata e quindi lascia intravvedere la grandezza di Jakob.
Girolamo,i nvece, tiene presente sia Egesippo che Clemente e lo stesso Eusebio e combina il tutto con gli Atti degli Apostoli e con notizie dei Vangeli, relative Gesù, e quindi assorbe nella figura del Christos ANCHE ASPETTI della figura di Giacomo GIUSTO e OBLIAS, Recabita, la cui opera scritta e storica viene offuscata.
Si tengano presenti da una parte il tempo di Costantino e da un'altra quello di Teodosio I e quello postteodosiano e i DUE SISTEMI DI VITA: uno proprio di religio licita ed uno tipico di religio triumphans e quindi decisa a dominare il paganesimo e la sua cultura.
Il primo è dominato dalla figura di Eusebio che ha storicizzato secondo formule cristiane costantiniane, senza alcun rispetto dell'Acribeia storica; il secondo da Girolamo, tutto preso dalla necessarietà del trionfo della verità cristiana.
Sono sottesi, specie nell'opera geronomiana, tutto il clima reazionario dei vincitori cristiani che non si astengono dalle vendette contro i pagani nel loro gretto e meschino integralismo, dopo l'appropriazione delle basiliche e dei loro beni: nel giro di un ventennio viene instaurato il regime cristiano di vita in Oriente già dominante e poi sistematicamente in Occidente.All'azioen repressiva di Teodosio I(che, influenzato da Teofilo, papa di Alessandria, fa chiudere Il Serapeo il 16 giugno del 391 e e che decreta la pena di morte ai pagani, sorpresi a sacrificare agli dei nel 392 e che fa finire i giochi di Olimpia nel 393 )seguono altri atti antipagani.
Infatti l'imperatore a Roma, per consiglio di Ambrogio, nel 394, nonostante l'accorata supplica di Simmaco, fa rimuovere dal senato l'altare e la statua della Vittoria, fa abolire il collegio delle Vestali, sopprimendo il culto del fuoco sacro, mentre promuove la verginità delle agapete cristiane.
Con Onorio e Valentiniano III in Occidente e con Arcadio Pulcheria e Teodosio II in Oriente l'impero romano diventa cristiano con una capillare persecuzione dei pagani ,fatta dagli episcopoi che hanno ecsousia di punire ogni idolatria, di uccidere ogni dissidente, di distruggere ogni apparato religioso pagano e perfino di annientare ogni ideologia cristiana contraria, in una confisca dei beni immessi nel patrimonio personale degli epitropoi-dioichetai: l'episodio di Ipazia nel 415 è una prova inconfutabile della immoderatio christiana, di cui i parabolani sono solo stolidi esecutori, espressione del furore popolare antipagano.....
In questo periodo si costruiscono in vario modo le ideologie cristiane con la figura divina di Cristo, quella Maria deipara (theotocos), quella delle upostaseis trinitarie e di conseuenza si fa l'assimilazione della figura di Gesù con quella di Giovanni il Battista (un Dio per i mandei) e di Giacomo (un oblias recabita e tzadig per i giudei), la cui morte aveva determinato la fine del Tempio....
Ora la morte di Giacomo....
Autore: Angelo Filipponi
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