Angelo Filipponi - Metretica e paideia

Metretica e paideia

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Metretica e Paideia

Nel mondo classico l'impostazione socratica, antisofistica, aveva portato Platone (ed Aristotele) a formulare la teoria della metretica, della concezione dell'uomo come misura di ogni cosa, della misurazione oggettiva perfino dell'areth e a credere di poter educare secondo una paideia come se esistesse una scienza effettiva di educazione, applicabile all'uomo e a tutto il Kosmos.

I filosofi sanno solo filosofeggiare e i loro criteri di normalità sono solo convenzioni statali, cioè norme di stato, legiferate, divenute funzionali ai fini di una logica classica, utile in relazione ad un ordinato kosmos politico, di base aristocratico esteso al popolo: ogni modello perciò diventa espressione di un ideale di armonia, che congiunge non solo forme concrete come moneta, usi del vivere quotidiano, cibo, società, costumi, ma anche forme astratte come bellezza, virtù , saggezza, e che si realizza in paideia e politeia, catalogabili come forme concrete.

In effetti si stabilisce una norma, un kanon, e sulla base di una concezione generalizzata di Kosmos, si legifera arbitrariamente e poi si procede secondo mimesis in una imitazione dei paradigmi formulati e graduati su anthropos su una figura ideale di anthropos, visto come creatura (maschile o femminile) dotata di una scintilla del logos creatore del theos, sebastos, degno di riverenza.

L'impostazione specie aristotelica basata sulla misura, sulla proprorzione, su categorie, e sulla mimesis ha determinato e condizionato la cultura classica ( tutto da rivedere e ricorreggere) ellenistica e quindi quella cristiana e di conseguenza il nostro umanesimo e rinascimento e quindi tutta la cultura occidentale...

Perciò ogni forma di misurazione (ergon tou metrein) misura tutto cio che è misurabile ( to metrhton) ed ogni cosa misurata in modo confacente e normale secondo misura (mhtrioos) diventa virtù metrioths, in quanto sophrosunh (saggezza): ma è vero una tale sistema di misurazione proporzionale?...

Nel corso della mia vita lavorando, specie con i giovani, ho potuto constatare che niente è misurabile oggettivamente e scientificamente e tantomeno l'uomo (l'animale o il vegetale), ma solo cio che è stabilizzato, fissato in un tempo e in un luogo e determinato per convenzione come materiale inerte e passivo, statico, privo di dunamis

Nenache se concepissimo l'uomo come inanimato bloccato in quella stasi per essere passato ad un'analisi come se si potesse fermare il flusso di un fiume in un preciso momento e punto del suo corso per rilevarne la portata o altro (purezza dell'acqua, colore, potenza ecc)noi potremmo misurare , m solo constatare quanto avviene in quel preciso istante : ogni essere vivente non è mai misurabile neanche in se stesso, né confrontabile con altri eguali o differenti e tanto meno con diversi, data la sua continua trasformazione e considerato la stessa sua tipicità formale, la sua essenza statica nella sua corporea mutabilità...

Ogni forma di misurazione è un limite e risulta un impegno umano operativo per uno stop istantaneo per una fotografia situazionale per una verifica oggettiva scientifica del fluire del tempo nell'individuo, comparabile forse in seguito: la norma quindi potrebbe essere solo qualcosa da definire per un istante per cui si può dire convenzionalmente qualcosa sul soggetto che vive e si può creare una serie di categorie contrastive (bellezza bruttezza; altezza piccolezza; bontà cattiveria; giustizia ingiustizia; verità falsità, ecc ) che, procedendo su una linea oppositiva. non tiene presente le infinite varianti intermedie che hanno un valore immenso poichè o zoon il vivente non è ninte di quanto si dice in modo manicheo, ma è tutto quanto si può dire di un vivente in quanto è elemento della phusis (unica nella sua infinita variabilità) e parte del kosmos (unica espresione vivente di una varietà infinita di componenti), in cui non esiste la dualità contrastiva...

L'estetica classica ad esempio si basa sulla concezione della bellezza ( disgiunta e divisa dalla bruttezza che ha le caratterstiche opposte) e crea modelli di armonia dal periodo omerico Achille-Tersite l'uno nobile kalos kai agathos l'altro popolare aiskhros-kakos in relazione al canone di misurazione e di proporzione connesso alla signorilità dei modi cittadini rispetto alle fome non urbane ed agresti, meglio rilevato dalla finezza dei tratti personali e dall'abbigliamento secondo parametri aristocratici propri di uan cultura gentilizia di matrice ancora minoica.

La successiva canonizzazione ad opera di Policheto e di Lisippo traduce in formule classiche l'idea di bellezza dell'eroe congiunto con la pietas divina secondo la poesia di Pindaro e le norme tragiche di Eschilo, Sofocle ed Euripide, riprese dalla cultura romano ellenistica.

Essa è ancora vigente secono la tradizione greco-latina che, dopo la parentesi medievale, si è di nuovo sviluppata nel periodo umanistico-rinascimentale per avere una nuova fioritura in epoca neoclassica....

Policleto (480-409 a.C.) dunque, misurava il corpo umano (dopo un'indefinita ricerca di corpi e di membra, esaminate) nella sua opera (di cui non abbiamo traccia alcuna) Kanon, mettendo in relazione il fisico umano (anthropos) e Kosmos ( cioè la phusis ogni cosa che è generata) secondo linee ornamentali ma anche funzionali, secondo perfezione in modo da creare per quanto possibile un soggetto dedicato agli dei- una statua di eroe che fosse proporzionata secondo la statura media umana, seppure aumentata in relazione alla maestosità e grandezza della maestà divina del Theos.

Anthropos era una miniatura della divinità e come tale la mitologia aveva perfino tramandato rapporti tra elementi umani e dei.

La divisione canonica in 7 teste e mezza (i piedi) in relazione alla lunghezza di un corpo, ritenuto armonioso solo se conforme alla norma imperante, olimpica, degli atleti, ebbe valore sulla base convenzionale di una misurazione approssimata della testa umana (compresi i capelli).

Per Lisippo, un secolo dopo circa, nel corso dell'epopea greco-macedonica di Alessandro Magno la divisione era invece di otto teste.

Le due formulazione erano in relazione alla civiltà mediterranea e quindi alle conoscenze geografiche di una cultura il cui mondo era circoscritto e che conderava kosmios (solo ciò che era ellenico e che in epoca lisippea già ampliava il suo orizzonte verso oriente) e barbaros ogni altro elemento.

Leonardo poi con l'uomo vitruviano sulla base di oggettive sperimentazioni e ricerche anche su cadaveri riprendendo l'osservazione anatomica dei medici ellenistici, di Dino del Garbo e di Cecco D'Ascoli inscrisse il suo uomo in un quadrato circoscritto da un cerchio. volendo significare che c'è geometria funzionale e cosmica nell'uomo...

I greci soli avevano la metrioths e quindi la sophroosunh mentre i barbari (ogni altro popolo non greco) non avendo la praoths/mitezza ma l'irascibilità, erano selvaggi e quindi potevano essere smisurati in tutto (esempio i ciclopi omerici), sproporzionati fisicamente come anche spiritualmente..

Per la monetazione e la legislazione i greci stabiliscono criteri basilari per una corretta funziionalita economica e legislativa secondo le stesse formule diali in un'opposizione con i barbari, pur riconscendo che quanto era misura per loro non lo era per gli altri in una svalutazione del loro steso pensiero e in una comprensione di una possibile altra forma di valutazione e di oggettiva formazione....

Cosa vado dicendo! dico che l'uomo non può essere uomo se si misura perchè misurare già è un limite e non si sa in base a che cosa e il giudicare normale è già una convenzione che diventa una norma cioè un qualcosa che legalmente viene fissato e deteminato per legge in quanto tale...

Misurazione concreta ad esempio sulla montea è anch'essa diversa a seconda delle città ( in uno stato repubblicano) e diventa univoca in Basileiai e in imperi come quello persiano o romano , ma presenta sempre un dato non oggettivo e connesso con l'ente che finanzia e che tutela la zecca...

Il valore di una moneta è in relazione alla politica ma anche in relazione al peso e alla materia di cui è fatta la moneta ed è proporzionale al peso in oro o in argento( se misto con n altri materiali di contrasto) e perfino alla circolazione: una cosa è il valore di una moneta locale ellenica un'altra su una suoperficie di oltre tre milioni di Km quadrati di superficie ( Atene e la confederazione di Delo è territoriamente poco rispetto all'immensità del territorio persiano ma è quasi equivalente a Sparta e ai suoi confederati della lega peloponnesiaca)..

In epoca achemenide una cosa è il il darico persiano ed una la dracma nelle sue diverse velenze elleniche: sono due normali monete, ma il valore anche se fossero dello stesso anno dello stesso materiale e delllo stesso peso in quantità eguali esse hanno valore diverso a seconda del numero delle popolazioni che li usano e del valore dato dalle fonti emittente (la boulh ateneiese clistenica e Dario) ed anche le due zecche hanno ben altro lavoro e si differenziano non solo per il numero degli addetti ma anche per la lavorazione , data anche differenziazione dei multipli delle due monete, più o mneo usati da popolazioni diverse....

La misurazione per quanto riguarda l'altezza di un uomo è possibile, ma diventa norma solo se si è normalmente alti ed allora si finice in una logica propria di un popolo e varia a secoda di chi misura in relazione ai parametri di misurazione (ad esempio mediterranea o germanica, o partica)

Per i parti che vivono praticamente a cavallo su cui fanno tutto, la valutazione dell'altezza è diversa da quella dei germani e dei romani proprio per questa peculiarità etnica...

Il romano Augusto -che nella rappresentazione secondo la monumentalità romano- ellenisitica era di altezza divina, riperendeva il modello di Alessandro( un picoletto rispetto ad Efestione modello per pittori e scultori che facevano l'ideale ritratto del monarca) era idealizzato in relazione al sebastos theos, al soter e all'eurgeths- era invece un uomo medio, alto 5 piedi e un dodrante, era quindi vicino ad un metro e settanta ma aveva bisogno di sottotacchi e tacchi per raggoiungere effetivamente tale misura e per alzarsi di fronte ad uomini come Cesare, o come i membri della famiglia claudia -Tiberio Druso - .

Egli comunque era alto in relazione alla romanitas, alla statura media di un romano 5 piedi e 3 quarti di dodrante, ma era un piccolino rispetto alla media di una gallo e di un germano che raggiungeva come minimo i sei piedi, cosa natutale anche per i parti, per gli egizi e i nubiani e tanti popoli Sahariani.

La misurazione della bellezza e dell' intelligenza, forza, virtù e qualità in genere è solo una valutarzione proporzionale che è indice di una corrispondenza tra le parti e di un 'armonia che nella società mediterranea è quella che porta al modus....

Ritengo perciò che non esista normalità se noi non eliminiamo l'idea di misurazione oggettiva, basata sui criteri logici specie della cultura classica che si basa fondamemtalmente sulla theoria che è un forma di spettacolo anzi la massima forma di spettacolarizzazione: solo se la normalità è in relazione a quanto è utile a chi è misurato, allora essa ha valore ed è quindi di valore essenzialmente pratico e non estetico....

La stessa cosa bisogna dire se si parla di educazione, di paideia (e di politeia come già abbiamo mostrato) non esiste una mediocritas in paideia, esiste solo la paideia in relazione all'individuo ben educato e funzionale al suo modo di vivere e che è tale da non essere da altri nè misurato nè valutato: l'uomo è quello che è e vive secodno il suo proprio sistema senza guardare gli altri ,facendo la propria corsa su se stesso...

L'impostazione di Isocrate e quella filosofica greca contrastano dunque con quella persiana e con quella romana sia repubblicana che imperiale: ogni paideia esprime un uomo diverso a seconda dell' esigenza del momento storirco e della politica che riprende e rielabora la propria tradizione...

Nel periodo di Caligola così si dice di un giovane già colto, ben educato secondo la paideia dove è evidenziato il lavoro anche fisico (ponein) della formazione letteraria e culturale: neanias t'hdh kai paideian ekpeponhkoos epi pleiston (Flavio, Ant.giud.XVIII,206) cioè giovane che aveva gia esercitato le arti liberali al massimo grado.

La formazione nel periodo imperiale era paideia, una educazione da parte di maestri di un libero, ingenuus / eleutheros , che era autonomos, dedito agli studi liberali come occupazione spoudh con lo stesso zelo con cui un operaio banausos lavora.....

L'educazione la greco-latina può essere sintetizzata da Filone e da Quintiliano in modo da avere un' idea del lungo esercizio pratico da fare per conseguirla..

Il termine artes liberales sono lo sviluppo di quella scienza dell'educazione a tutto campo che fu l'enkyclis o paideia greca un gruppo di discipline che servono a preparare l'uomo libero alla filosfia ..

Filone ha dato un grande contributo alla diffusione della cultura educativa greca (Cfr.A. FILIPPONI. De Ioseph)... Cicerone per primo tra i latini ha usato il termine artes liberales liberandole dalle artes sordidae ma non ha rilevato nè il piano effettivo delle artes né il loro reale contenuto per lo meno non ne ha fissato i limiti. Solo quando con eruditi come Varrone e grammatici come Donato e Prisciano si costituiscono le norme divisorie e quindi si ha la definizione di Trivium . grammatica retorica e dialettica - e di quadrivium geometria, aritmetica, astronomia e musica la doctrina christiana agostiniana ha una base per un suo reale attecchiemnto nel sistema romano-ellenistico , grazie anche al contributo di Boezio di Marziano Capella oltre a Cassiodoro e a Isidoro di Siviglia...

La paideia ...

Autore: Angelo Filipponi

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