Angelo Filipponi - Mastreia'

Mastreia'

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Caligola il Sublime

Il saggio storico Caligola il Sublime (Cattedrale, Ancona 2008) è un' opera complessa di ricerca incrociata tra fonti ebraiche (Filone e Flavio ) e Latine (Velleio Patercolo, Seneca, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane, Giovenale ed altri ) e Greche (Dione Crisostomo, Plutarco, Dione Cassio ed altri ).

La risultanza è un'altra figura di Gaio Giulio Cesare Caligola Germanico, imperatore dal 16 Marzo 37 d.C. al 25 gennaio 41 d.C., e di conseguenza un'altra lettura della storia romana, giulio-claudia.

Viene totalmente rovesciata la valutazione di insania- moria (e termini simili) di Caligola, rilevata come inesistente e come costruita dall'elemento giudaico perseguitato e da Seneca e senatori, esautorati come classe dominante, poi amplificata dalle dinastie successive, dopo la fine della domus Giulio-claudia .

L'esame della pazzia secondo i canoni medici dell'epoca dimostra che Caligola non dice cose insensate nè compie stranezze, ma è logico e conseguenziale in ogni manifestazione ed è così abile da creare piani operativi a breve e a lunga scadenza come la neoteropoiia e l'ektheosis, propri di una mente geniale, sublime, magnanima.

Infatti non solo non è squilibrato mentalmente e strano nei comportamenti ma è riconosciuto da tutti gli storici, perfino dai più nemici, uomo di mente superiore ai contemporanei.

Tutte le fonti sono concordi nel rilevare la perspicacia intellettiva, la grandiosità di azione, la creatività personale e la potenza di elocuzione specie nel genus iudiciale, tanto da poterlo valutare perfetto secondo le formule dell'orator di Cicerone in quanto piano nel provare, temperato nel dilettare e veemente nel persuadere.

Sulla base dell'ingenium, riconosciuto da tutti, si è rilevata la sua ricerca del sublime, tipica di un giovane impostato secondo anomalia (cfr Peri Ypsous) e teso all'adrepebolon (ad alte mete), convinto di poter rinnovare l'ecumene, seguendo nuove formule politiche: neoteropoiia come pratica di un nuovo sistema politico ed ektheosis come applicazione della divinità imperiale, sono le forme più significative del suo regno che annullano le strutture equivoche di Res publica e di Principato, coesistenti a parole, ma di fatto già abrogate.

La sua impostazione sublime, oltre ad influenzare la cultura successiva e la politica imperiale, comporta nel Cinquecento, oltre alla interpretazione della pazzia/moria in senso erasmiano, la sperimentazione poetica di fine secolo, e, tramite Burke, la revisione di Kant con la conseguente cultura idealistica fino agli esiti decadenti dell'intuizionismo bergsoniano e del superomismo nietzschiano.

Caligola il Sublime è opera divisa in due parti.

La prima parte, dopo l'impostazione generale per evidenziare la sublimità della mente di Caligola, esamina la vicenda tragica di un ragazzo, destinato all'impero e costretto a vedere lo sterminio della propria famiglia, a vivere, sballottato da una casa ad un'altra, un periodo con la madre, uno con la bisnonna Livia Drusilla, uno con la nonna Antonia Minor, ed un altro, infine, con Tiberio che, domiciliato a Capri, ha demandato il potere a Seiano, persecutore della madre e dei fratelli.

A Capri per sei anni sotto lo sguardo vigile di Tiberio, desideroso di lasciare la sua eredità imperiale al nipote diretto Tiberio Gemello e non a Gaio, viene rilevata la sua strategia difensiva per non soccombere, mediante l' obbedienza e l'accettazione della guida dell'imperatore, mediante lo studio dello scetticismo e la ricerca di alleanze (quella di Silano, di Macrone e di Giulio Erode Agrippa) in un ambiente, panoramicamente, tra i più belli del mondo, ma anche in un contesto di intrighi e di adulazione, dove ogni parola può diventare capo di accusa e quindi di morte.

Nella seconda parte, dopo la fase iniziale di regno, considerato il più fortunato di ogni tempo e ritenuto bios kronicos (vita saturnia) e dopo la malattia, mentre gli storici cominciano a parlare solo di un Caligola ut monstrum non più principe, noi abbiamo rilevato la grandiosità del disegno pianificato della neoteropoiia, nonostante l'acuta sofferenza della morte della sorella Drusilla, le congiure dei consolari, di Getulico, di Lepido, delle sorelle e di altri.

La sua politica di neoteropoios (di innovatore e sovvertitore) è un normale tentativo di essere sovrano in una città, prima, e poi nel mondo, dove era mancata la guida di un imperatore come Tiberio che, invece di regnare nell'ultino dodicennio, aveva affidato la gestione a Seiano prima e a Macrone poi, ed aveva creato un grande apparato amministrativo, finanziario e fiscale, esautorando lentamente senato ed equites.

La sovranità, imposta a Roma, diventa una necessitas di fronte al prepotere della plebe e all'impotenza senatoria, alla sua falsa comunicazione col principato, pur di nome accettato, e al deficit erariale senatorio rispetto alla ricchezza del fisco imperiale: Caligola decide di potenziare l'apparato burocratico tiberiano, costituendo ministeri, affidati a ministri di origine servile, fedeli, e di esautorare dall'amministrazione provinciale i senatori, infedeli, che disperdono ricchezze e creano soltanto fonti di potere alternativo antimperiale e li obbiga alla salutatio, facendoli diventare clientes da patroni.

Contemporaneamente impone il culto di latria della persona dell'imperatore, assimilandosi a Zeus, provocando una reazione quiritaria e giudaica, che ne determina la morte.

Autore: Angelo Filipponi

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