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Noi siamo giunti ad un'altra lettura biblica e ad un'altra esegesi dopo un lungo e paziente lavoro di ricerca: rifiutiamo non solo la lecsis filoniana e quella patristica e quella medievale, ma perfino quella dell'umanesimo, della riforma e quella illuministica e positivistica e modernista, ed anche quella contemporanea.
Noi, avendo ricostruito la storia romana, quella giudaica (cfr Giudaismo romano), vediamo la figura del Christos solo in senso umano, storico: la nostra lettura è litteralis e, perciò falsifichiamo lo stesso contenuto dei Vangeli...
Le nostre risultanze storiche sul Regno dei Cieli e sul Regno di Dio ci autorizzano a vedere e a rilevare solo interpolazioni e aggiunzioni o sovrapposizioni nei Vangeli sinottici (Marco Matteo e Luca) in senso prima escatologico e poi apocalittico e a considerare il vangelo di Giovanni di matrice gnostica e quindi lontanissimo dagli altri vangeli...
Abbiamo rilevato nel II secolo, accanto all'impostazione di Basilide e di Marcione, in senso antibiblico, un filone specifico simbolico, quello di Melitone di Sardi che si serve di un tipologia cristocentrica come principio basilare di interpretazione dell'Antico Testamento, connessa anche con Ichthus/pesce.
La sua Clavis scripturae ( H Graphoon Cleis), in latino, forse non rende la realtà dell'equivalente scritto greco originale, di cui restano frammenti, ma è utile ai fini di una lettura spirituale e simbolica che doveva essere parallela a quella del Didaskaleion alessandrino ed aveva molto in comune con il pensiero di Giustino e di Ireneo, specie per quanto riguarda il Figlio di Dio secondo la carne, i numeri, le creature superiori, il mondo e le sue parti, gli alberi sterili ecc ....
Il testo latino di Chiave, manoscritto di Clermont, evidenzia, inoltre, una relazione diretta con la traduzione dei Settanta (la vulgata geronimiana) secondo il modello greco usato anche da Filone...
Lo scontro tra la lettura antiochena e quella alessandrina (due scuole che riprendevano le due impostazioni giudaiche sadducee e farisaiche) per noi è solo una testimonianza del lungo lavoro cristiano di accomodamento e di aggiustamento dottrinale e liturgico della Grande Chiesa, che si consolida in modo diverso, grazie al ricorso all'esegesi filoniana e quindi grazie alla continuità di lettura alessandrina didascalica fino ad Origene, il più più alto esempio della speculazione allegorica, da cui, tramite i cappadoci (da cui lo stesso Girolamo, Rufino e Agostino) deriva tutta l'impostazione cattolica del logos, dello Spirito e quindi della Trinità (cfr. angelofilipponi.com, Origene e Paolo; cfr. Giacomo e Paolo) ...
Non bisogna quindi partire da preconcetti come sacralità del testo o come ispirazione divina del testo o come accettazione del testo e della sua tradizione, come intangibile ed immutabile, ma indagare, in ogni caso di testo artificialis, cioè di costruzione letteraria, che risulta sempre equivoca ..
Tutto questo deriva da un'impostazione di Agostino che, dopo un periodo di accettazione delle artes liberales (De ordine) le limita in un'adesione alla frase paolina (I Cor. , 8,1) la scienza gonfia la carità edifica, intenzionato a costituire una doctrina Christiana.
Agostino chiarisce infatti con le Retractactiones il suo pensiero, mostrando da una parte la sua volontà di interrompere la tradizione antica come propedeutica alla conoscenza e alla filosofia e, da un'altra, mostra il suo passaggio dalla filosofia alla Sapienza e da questa a Dio (Theologia).
Così facendo autorizza uno studio della theologia capace di ridurre a scienza sacra ogni elemento estraneo e trasformare in fides ogni razionalità ed allora la stessa quaestio diventa oziosa ricerca perchè ogni disegno sistematico frutto di analisi concettuali e dimostrazione razionale fondata su dati esperienziali fisici confluiscono nel discorso divino e sono doctrina christiana. Insomma i procedimenti argomentativi o spiegano il mysterion, l'arcanum teologico o, in caso contrario, c'è l'eresia...
Il rifiuto delle artes liberales, agostiniano, comunque è motivato dal fatto che la realtà umana è una cosa, quella divina un'altra per cui il cristiano che non vive per un regnum terreno ma per un definitivo regnum celeste deve indagare con un metodo diverso da quello razionale pagano, la cui formazione era solo logica e liberale...
Agostino a parole rifiuta il sistema umano e naturale ma di fatto lo usa e se ne serve: la sua logica naturalis è basilare ai fini del mysterion la cui definizione è mediante l'apparato della creazione e della funzionalità della creatura . ..
Boezio è però il filosofo che congiunge fides e ratio in quanto tutto ha valore in quanto esiste il creatore, da cui derivano creato e creatura ed ogni forma di rapporto esistenzialeha ragione di essere in questa logica di provvidenza paterna divina e di amore filiale umano: da lui (De hebdomatibus )si giunge alle proposizioni di Anselmo e al programma di una fede che cerca l'intelletto in quanto la scienza teologica, avendo come oggetto Dio, causa di tutto, è la vera disciplina speculativa che ha alla base nel credo cristiano e nell'idea cristiana di Dio la verità rivelata. La quaestio così posta secondo le formule boeziane non è indagine di verità ma è via ben fissata sulla scia delle argomentazioni dei padri della Chiesa per conseguire ulteriori asserti di fede come risultato di un procedimento apodittico e non è mai quindi una methodos per la ricerca dell verità (già conosciuta) ma per un suo maggiore consolidamento.
La quaestio come esito di due modi di leggere contrapposti è solo esercizio scolastico su un unico problema discusso, diversificato da due contendenti, chiusi però nello stesso ambito e legati agli stessi procedimenti, bili comunque a far valere le rationes anche se opposte. La conoscenza delle diverse forme di rationes determinano la conclusione già conosciuta della quaestio che è banco di prova per formulare altro lessico riferito a quello della tradizione patristica.. A mio parere il cristianesimo usa le stesse tecniche di lettura letierale giudaica( Peshat) e segue i modelli di quella allegorica del midrash che aveva creato un'altra torah con il commento continuato ...In effetti le Rationes (comunes, propriae e translatae) hanno la medesima funzione dei midrashim anche se si servono di un apparato diverso in quanto le prime sono tipiche della artes liberales, le seconde proprie della theologia e le altre specifiche di un'esegesi scaltrita da tanti auctores a partire da Filone specie, dopo la lezione di Origene e dei Cappadoci.. -Le rationes communes (loci retorici ), theoremata (geometrici), axiomata musicales propositiones, dialettiche ecc., anche se sono connesse con tutte le esplicazioni naturales, portano tutte alle definizioni teologiche dei patres della tradizione cristiana- : non si approda a niente se non ad un ribadimento della verità di fede...
Al di là del recupero della razionalità, in connessione delle artes liberales, dal periodo carolino fino all'undicesimo secolo, il ritorno ad una filosofia, in funzione ancillare rispetto alla teologia e le riflessioni sulla autocostituzione in scienza della teologia nel XII secolo, sottendono una volontà metodica e un' intensa attività per la formulazione definitiva della scienza teologale.
Eppure in tale fervore di studi si delinea chiara la presenza di due indirizzi, potrei dire, due metodi: uno dialettico che si avvale degli strumenti logici della grammatica e di una scienza, o meglio, di una filosofia del linguaggio ante litteram; ed un altro apodittico, che si basa su formulazioni categoriche e dogmatiche...
Nonostante la volontà di razionalizzare permane la superiorità dogmatica teologica, per cui le formulazioni oscilleranno, confuse dal diverso suggerimento interno e, solo quando verranno imposte regole e norme, quali l'accettazione dei testi dei padri della chiesa, la conoscenza dell'errore degli scritti degli eretici, dei testi dei concili e della liturgia, e la necessarietà della preghiera nel corso dello studio per avere l'assistenza dello spirito santo, l' askesis per essere penetrato ed invaso dal divino spirito ecc., si ha realmente una scientificità dottrinale specifica in relazione alla unilaterale stessa costituzione del nucleo di verità precostituite e fissate, insomma si fissano i paletti entro cui fare scienza ...
Allora si cerca, con questa theoria specializzata e apparentemente scientifica, di procedere, secondo l'orientamento fissato, verso la conoscenza del mysterion.
Comunque, fra queste due linee metodologiche scorrerà in modo equivoco ed ambiguo il fiume della lettura biblica della Chiesa, la cui interpretazioni della sacra pagina e le cui analisi bibliche diventano sempre più una ripetizione di vecchi valori concettuali, utili, data la varietà retorica, solo per le prediche di parroci di campagna...
Non, dunque, la ratio ma la fides diventa fondamentale per un cristiano intento alla lettura biblica...
Da parte nostra siamo convinti che ogni testo sia solo testo, e che anche quello che è riconosciuto come il più santo e sacro, debba essere esaminato nella sua forma originale e poi valutato, oltre la letterarietà successiva, dopo averlo immesso nella cultura come manifestazione artistica di quell'epoca determinata.
Ne deriva che lo scoprire il testo originale comporta la scoperta del genere letterario, determinato nelle situazioni e nei modi propri di una specifica comunità ed anche lo studio dell'origine di quel tipico racconto.
La lettura è, dunque, un lavoro di recupero di situazioni di base e poi di situazioni nuove in cui si sviluppa il fenomeno letterario con la nuova semantizzazione rispetto a quella originale: occorrono due livelli operativi, uno quello dell'epoca di avvenimento fattuale ed uno quello di scrittura.
Solo chi ha la compresenza dei due livelli ha qualche possibilità di autentica lettura e di comprensione e dell'evento e del racconto dell'evento; perciò, si deve tenere presente ogni operazione semantica e del momento fattuale e del momento scritturale.
Se è vero che il fatto, codificandosi in HISTORIA O MUTHOS, ha solo valore di accadimento e di legenda (come cose da leggersi) non di verità, perché ha in sé solo il puro evento visto e commentato dai partecipanti o da quelli che sentirono ed amplificarono le cose in relazione alla loro passionalità e al grado di impatto sentimentale, è indubbio che a tavolino, a distanza di tempo, al momento della scrittura molto diversi sono gli atteggiamenti e i condizionamenti sociali, artistici e letterari, specie dopo la decantazione della ufficialità, connessa con la lunghezza di tempo e di stratificazione culturali.
Inoltre la ripresa dei fatti, rimasti mitizzati dall'oralità, tramandati in modo leggendario di padre in figlio, solennizzati da rituali familiari, e da riunioni tribali, all'atto di una rigenerazione o rivendicazione politica, fatta da un gruppo dirigente, potente per mezzi e per propaganda, come affermazione di identità etnico-nazionalistica, diventa bandiera che si costituisce di una serie di slogans più o meno prescrittivi, formanti catene, la cui trasmissione viene affidata ad un potere sacerdotale, poetico, che crea l'apparato liturgico, ripetitivo.
La continuità della ripetizione comporta una stratificazione culturale che diventa tradizione sacra, in relazione alla lunghezza temporale, anche per i meriti della retoricità sottesa e/o della grandezza letteraria di scrittori, la cui opera anonima o volutamente coperta, diventa espressione popolare, di una coscienza romantica popolare.
Neanche, dunque, può essere accettata la questione del "Sitz im Leben" che pur rileva l'idealità del genere letterario, sottesa, e che evidenzia con Dibelius e Bultmann la profonda unione di letteratura e sociologia, alla ricerca dello stile di un popolo o di quella comunità, che partorisce quel prodotto...
Il testo è il testo: da uomini, critici, dobbiamo leggere facendo tutte le operazioni linguistiche adatte all'accertamento della orginalità, prima ancora della valutazione, senza timori e tantomeno con ossequio verso le lettere, di cui non esiste sacralità, perchè esse sono prodotto umano, di altri uomini, che hanno fatto la storia letteraria, con ben precisi e determinati fini.
La teleologia di ogni scrittore deve essere scoperta altrimenti il testo manda messaggi equivoci e la lettura diventa ambigua: preliminare è il lavoro di ricerca teleologica, connessa con quella dell'originalità testuale: un lavoro serio che non parta da queste premesse non ha possibilità di scientificità e di serietà storica, e, direi, è del tutto inutile ai fini della conoscenza: ripete quanto già è stato detto da altri...
Perciò per noi è necessario prima di ogni cosa stabilire i valori esatti, univoci, di culturale e di letterario, di artistico, prima di operare tecnicamente su un qualsiasi testo di un qualsiasi autore, di una determinata epoca, prodotto in un certo ambiente da uomini specifici, viventi una reale vita, quella del loro tempo, dominato da ideologie ...
Noi non abbiamo sicurezze, ma siamo sicuri solo di non dovere mai congiungere quel tempo studiato a quello nostro attuale e di dover scoprire i nessi che congiungono (armonizzano) testo e teleologia: le modifiche testuali sono in relazione ai fini ideologici (alla cultura del tempo di risemantizzazione)...
Serve la conoscenza non l'imitazione: la mimesis classica è theoria e sottende, da una parte, scienza che comporta anagogismo e, da un'altra, moralizzazione, sempre, comunque, in forme spettacolari...
Sembra che Loisy (Cfr. IL vangelo e La chiesa; Vangeli sinottici) intuisca questa profonda relazione di testo spettacolare anche se non lo riesce a sviscerare e a dividerlo, cosa che osa fare padre M.Joseph Lagrange (cfr.Vangelo secondo Marco) che vede compatibile la realtà storica con la parte redazionale della leggenda evangelica.
Ancora meglio operano M.E.Boismard e P. Benoit (cfr Synopse des quatre Evangiles en francais) che cercano la tipicità dei singoli autori anche se restano imbrigliati nel loro sistema cattolico di lettura, dando, comunque, un grande contributo alla lettura storica testuale e alle diverse epoche di redazione strutturale...
In questo senso, maggior rilievo, a mio parere devono aver H.Conzelmann e G. Bornkamm, che risultano abilissimi nello scovare nuclei, avverbi, costruzioni, e formule ripetitive che mostrano particolari sistemi di specifici momenti o di determinate culture nel quadro del sistema culturale imperiale romano o centrale o periferico, nell'area orientale mediterranea, specie cittadino (metropolitano) ellenistico...
L'esegesi biblica, dunque, sia veterotestamentaria che neotestamentaria, libera da ogni sacralità e da divina ispirazione sia solo litteralis, un'operazione umana fatta su un testo umano...
Oggi d'altra parte non ci vuole il passaggio per gradi accademici come nel Medioevo,prima di iniziare la lettura della Bibbia e per nostra fortuna non ci sono magistri tali da valutare i baccellieri biblici o quelli sententiarii e nemmeno un magister in sacra pagina che osi leggere seriamente (neanche Vito Mancuso!) secondo le procedure antiche: ci vogliono insomma uomini novi che sappiano realmente leggere, non theologoi e neppure philosophoi, ma solo filologi esperti di linguistica e di semeiologia....
La stessa lettura di Filone e dei padri della chiesa deve essere valutata criticamente secondo nuovi valori critici...
Autore: Angelo Filipponi
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